Archivio | dicembre 21, 2007

Satira: Berlusconi


Le Monde: vignetta su Berlusconi


ECCO UN UOMO CHE SI COMMENTA DA SOLO..



BERLUSCONI HA IN MENTE UN NUOVO GOVERNO PER L’ITALIA..


Berlusconi: alcuni senatori comprati con i soldi della Finanziaria

Affermazioni gravi. E non dette da uno qualsiasi durante una scopa o un tresette al bar, ma da un noto personaggio politico che occupa, e ancor più ha occupato, un rilevante ruolo politico.
Quando si farà giustizia, relegando un tale individuo nel posto che gli spetta cioè nella patrie galere?
Se, e quando, sarà fatto non sarà mai troppo tardi.
E’ ora che le persone perbene, anche e sopratutto al Governo, insorgano e facciano finire queste pagliacciate al più presto. O avremo di nuovo manganelli e camicie nere. E un nuovo bagno di sangue fratricida.
mauro

Berlusconi contestato in un comizio

Berlusconi contestato in un comizio


Silvio Berlusconi ammette di non essere riuscito a portare in porto quella che lui stesso ha definito ‘operazione libertà’, e cioè far cadere il Governo sulla Finanziaria.

“Avevo tentato di portare dalla mia parte senatori che mi dicevano peste e corna della sinistra. Alcuni di loro sono stati comprati con provvedimenti in Finanziaria, come con i 32 milioni di euro per i senatori eletti all’estero”.

“Altri sono stati filmati, pedinati e interrogati dai Pm e sono stati intimiditi fino a cambiare parere. Altri hanno subito interventi indicibili”.

Durante il comizio a Cinecittà a Roma, un gruppo di persone ha contestato Silvio Berlusconi. Alcuni di loro hanno lanciato oggetti non appena il Cavaliere ha cominciato il suo discorso pubblico. Si tratta di appartenenti centro sociale ‘Spartaco’ e ‘Cortocircuito’.

I giovani hanno accolto Berlusconi urlando “buffone”, “mafioso” e chiedendone a gran voce l’allontanamento dalla piazza. I contestatori hanno anche mostrato uno striscione con la scritta “Berlusconi piduista Cinecitta’ non ti vuole”. Il leader di Fi ha invece proseguito il suo discorso, mentre carabinieri e polizia hanno fronteggiato i contestatori. Un ragazzo, e’ stato portato via dalle forze dell’ordine dopo che sono partiti alcuni spintoni. Il gruppo si è poi disperso e nell’andare via hanno travolto un gazebo del Popolo della Libertà.

“Inizio a pensare che siamo antropologicamente diversi”. Con queste parole, Silvio Berlusconi ha commentato l’accaduto. “Questa e’ la differenza – ha aggiunto – tra noi e chi ci contesta: a noi non verrebbe mai in mente di andare a contestare qualcuno anzi lo impediremmo”.

Durante il comizio, Berlusconi ha ribadito che il governo avrà breve vita: “Sono intimamente convinto che a gennaio il governo Prodi andra’ a casa”.

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=76950

O E’ NATALE TUTTI I GIORNI ….

E’ quasi natale e a bologna che freddo che fa
io parto da milano per passarlo con mamma e papa’
il mondo forse non e’ cambiato mai
e pace in terra no non c’e’ non ci sara’
perche’ noi siamo uomini di buona volonta’

non so perche’ questo lusso di cartone
se razzismo guerra e fame ancora uccidono le persone
lo sai cos’e’ dovremmo stringerci le mani
o e’ natale tutti i giorni o non e’ natale mai

intanto i negozi brillano e brilla la tv
le offerte speciali e i nostri dischi si vendono di piu’
il mondo forse non e’ cambiato mai
ma pace in terra forse un giorno ci sara’
perche’ il mondo ha molto tempo,
ha tempo molto piu’ di noi

intanto noi ci facciamo i regali il giorno che e’ nato cristo arricchiamo gli industriali
e intanto noi ci mangiamo i panettoni il giorno che e’ nato cristo diventiamo piu’ ciccioni
lo sai cos’e’ dovremmo stringerci le mani o e’ natale tutti i giorni o non e’ natale mai

Luca Carboni – Jovanotti

fonte: http://www.carboni.it/testi/o-e-natale-tutti-i-giorni.html

buon natale Merry Christmas Joyeux Noel Feliz Natal Feliz Navidad Gesëende Kersfees Froehliche Weihnachten..

Dossier Atomica – Ecco le bombe!

di Francesco Martone (*)

Carta, giugno 2007

(Questo saggio è stato pubblicato, con modifiche editoriali su Carta, nel luglio 2007)

La questione della presenza delle bombe atomiche americane in Italia continua ad essere ammantata di mistero. Non esistevano finora dati certi ed inoppugnabili atti a smentire categoricamente o affermare senza ombra di dubbio che ad Aviano ed a Ghedi siano effettivamente stoccate un totale di 90 bombe atomiche, con un potenziale complessivo pari a 900 volte la bomba di Hiroshima. ;

La prima volta che si venne a sapere dell’esistenza di queste bombe fu grazie ad una ricerca, supportata da vari ricorsi al Freedom of Information Act da parte di Hans Kristensen, ricercatore dell’ONG americana Natural Resources Defense Council. Kristensen, autore del dossier US Nuclear Weapons in Europe, pubblicato nel febbraio 2005 confermava la presenza di tali ordigni, e l’esistenza di accordi di condivisione nucleare, (“nuclear-sharing”) tra Italia e Stati Uniti, accordi sulla carta tenuti segreti. Di recente, Kristensen ha confermato la presenza delle bombe in una intervista ad un organo di stampa della Svizzera italiana. Ulteriore conferma ci viene da un articolo pubblicato dal quotidiano Libero il 28 gennaio 2007 che riportava foto di un’ispezione americana alla base ed alle strutture adibite alla custodia degli ordigni facendo riferimento ad alcune ispezioni svolte nel 2002 e dall’esistenza di alcuni manuali di ispezione e verifica dell’US Air Force. Siamo ora in grado di rendere pubblico il contenuto di documenti ancor più recenti, e di concludere che tali bombe sono ancora stoccate sia a Ghedi che Aviano.

Prima di addentrarci in dettagli vale la pena di fare un salto nel passato. Grazie al lavoro minuzioso di alcuni centri di ricerca statunitensi, tra cui l’NRDC, è possibile accedere a documentazione fino a poco tempo fa “top secret” che permette di ricostruire la cronistoria della presenza di ordigni nucleari USA in Italia. La miriade di documenti declassificati nel 2005 dal Pentagono è stata sistematizzata da Robert Norris, nel suo “US Nuclear Weapons Deployments Abroad, 1950-1977”. Da quel documento risulta che il primo dispiegamento di bombe atomiche in Italia sotto l’egida della NATO è stato nell’aprile 1957 per 11 sistemi d’arma. Dai dati dell’NRDC la presenza di bombe atomiche in Italia è confermata fino al 2000, mentre gli altri sistemi d’arma a capacità nucleare, (Corporal, Honest John, ADM, Jupiter, Nike Hercules, obici da 8 pollici, Sergeant, Lance e bomber a profondità) sono stati progressivamente smantellati fino al 1992.

Dalle mappe risulta che le basi a capacità nucleare erano, oltre a Ghedi-Torre ed Aviano, Cotogne, Bovolone, Colselve, Longare, Chioggia, Corcovado, Sigonella e Rimini.

Un altro documento in nostro possesso, dapprima top secret e poi declassificato il 12 settembre 2005, il Memorandum dell’ufficio del segretario assistente alla difesa dal titolo “Nuclear Weapons Arrangements” e datato 8 ottobre 1968 aiuta a ricostruire la complessa ragnatela di accordi bilaterali tra USA ed Italia sulla condivisione nucleare. Secondo l’accordo di consenso (“Consent Agreement”) tra Italia ed USA, nel 13 gennaio 1962, si afferma che “la decisione di usare queste armi sarà presa solo in accordo con il governo ospite e gli USA”. Da notare che l’accordo per lo stoccaggio delle armi nucleari tra governo Italiano ed USA interviene 5 anni dopo l’apparente data alla quale si fa risalire il primo stoccaggio di armi nucleari USA in Italia.

Secondo altri documenti declassificati in nostro possesso (tra cui un dispaccio dell’ambasciata americana a Roma datato 17 gennaio 1962) risulta che l’accordo per il dislocamento dell’arsenale nucleare USA su territorio italiano (il cosiddetto “Atomic Stockpile Agreement“), ed il “Consent Agreement” furono controfirmati dall’allora Ministro degli Esteri Antonio Segni, dopo un intenso negoziato sulla richiesta da parte italiana di avere garanzia sul fatto che qualsiasi eventuale utilizzo di armi atomiche USA stoccate su territorio italiano dovesse essere deciso d’intesa con il governo italiano. Leggendo il testo dell’“Atomic Stockpile Agreement”, accluso al dispaccio dell’ambasciata USA, risulta che “La custodia delle armi atomiche fornite dagli USA sarà responsabilità degli USA e personale militare USA verrà dislocato in Italia a tal fine. Le forze armate statunitensi saranno responsabili per la manutenzione, sorveglianza, ed assemblaggio delle armi atomiche, inclusa la fornitura di personale ed equipaggiamento tecnico per lo svolgimento di tali funzioni. La sicurezza esterna di tutte le armi atomiche stoccate o in movimento in Italia sarà di responsabilità italiana. Un sistema affidabile di comunicazione verrà fornito dal governo italiano per garantire l’attuazione dell’accordo. L’Italia, in generale fornirà, senza nessun costo per il governo USA, il sostegno logistico ed amministrativo per le forze armate USA in supporto alle unità militari italiane”. Degli accordi supplementari (definiti nel documento “service-to-service technical agreements”) sarebbero stati conclusi in un secondo tempo al fine di specificare le responsabilità delle forze armate USA ed italiane riguardo alle installazioni.

Veniamo ad oggi ed a dati più aggiornati. Iniziamo con un viaggio in una foresta di sigle già citate nell’articolo di Libero.

La prima è MUNSS (Munition Support Squadron) unità di supporto per munizioni. Il 31st MUNSS è presente all’interno della base di Ghedi-Torre, dipende dalla base dell’USAIRFORCE di Aviano, ed i suoi compiti istituzionali sono quelli di fornire supporto alla manutenzione ed eventuale uso di munizioni per le forze aree del paese ospite. In realtà il 31st MUNSS è adibito alla manutenzione, e stoccaggio e predisposizione all’uso delle testate nucleari custodite nei WS3, (in codice Weapons Storage and Security Support System) insomma dei bunker sotterranei – 11 a Ghedi – costruiti negli anni ’90 dalla Bechtel, alcuni dei quali posti immediatamente al di sotto di alcuni degli hangar corazzati dove stazionano i Tornado a doppia capacità del 6° stormo.

Bene, basta scorrere alcune delle domande nella lunghissima checklist contenuta nel manuale operativo dell’USAIR FORCE, documento “USAFE Checklist 21-2” del 10 agosto 2005 “UNIT COMPLIANCE INSPECTION CHECKLIST-NUCLEAR WEAPON PROCEDURES”, approvato da USAFE/A4WN (USAIRFORCE EUROPE COMMAND – A4WN – è la sigla del NUCLEAR WEAPONS MAINTENANCE BRANCH – dipartimento manutenzione armi nucleari) per poter concludere che la presenza di armi nucleari nei MUNSS (e quindi anche ad Aviano e Ghedi) si dà per scontata. Nel documento viene infatti specificato che la lista di moduli per l’ispezione va utilizzata sia nelle basi USA in Europa che in quelle di paesi alleati in Europa che ospitano MUNSS (quindi sia Aviano che Ghedi-Torre). Tra le domande a cui gli ispettori devono dare risposta affermativa o negativa: le ore di turno del personale che gestisce o effettua la manutenzione degli armamenti nucleari, se il comandante abbia o meno identificato un “custode” responsabile per tutti gli ordigni nucleari, se il personale abbia o meno ricevuto addestramento in caso di emergenza nucleare, se l’equipaggiamento ed il software in supporto alle armi nucleari sia stato certificato; se personale autorizzato effettua ispezioni a vista degli ordigni nucleari, se le armi nucleari siano o meno tenute in strutture e configurazioni approvate.

Altro manuale, che riguarda le attività dei MUNSS, ed anche gli WS3 (Weapons Storage and Security Systems) è il documento “AFI 21-204 (NUCLEAR WEAPONS MAINTENANCE PROCEDURES)” (Procedure per la manutenzione delle armi nucleari) datato 4 maggio 2007, che fornisce le linee di condotta e le procedure per la manutenzione, la certificazione, il movimento logistico e le procedure di controllo per le armi nucleari. Va applicato a tutto il personale che mantiene, tratta e controlla le armi nucleari. Tra l’altro riporta esplicitamente il principio e la pratica del “nuclear sharing”, quando fissa che “la custodia continua da parte degli Stati Uniti delle armi nucleari e delle loro componenti, è obbligatoria fino al ricezione di un ordine valido relativo al controllo nucleare, che permetta il trasferimento delle armi nucleari USA a forze armate non-. USA incaricate del loro utilizzo”. A questi protocolli è chiamato a partecipare e ad addestrarsi anche il personale del paese ospite (host-country, nel nostro caso il personale dell’Aeronautica Militare di stanza a Ghedi), che è al corrente dei piani di emergenza in caso di incidente nucleare, senza però che sia tenuto a renderli pubblici, violando il diritto dei cittadini ad essere informati di eventuali rischi ambientali o alla salute pubblica in caso di incidenti nucleari come prescritto dalla legge (decreto-legge 17 marzo 1995 n. 230).

La prova definitiva però viene da un terzo documento, un altro manuale di ispezione e verifica, datato 29 gennaio 2007 dal titolo “USAFE Nuclear Surety Staff Assistance Visit and Functional Export Visit Program Management”, che fissa i criteri e le procedure per le ispezioni in siti con ordigni nucleari e per le verifiche sulle condizioni di sicurezza. A pagina 3 alla tabella 1.1. si riporta la lista delle funzioni e dello staff da includere nelle visite di ispezione. Tra questi ci sono 3 funzionari del dipartimento USAFE/A4WN (quello adibito alla manutenzione delle armi nucleari) la cui presenza deve essere assicurata nei team di ispezione nelle basi in Europa, tra cui vengono esplicitamente nominate Aviano e Ghedi, oltre che le altre basi di paesi Europei alleati nelle quali sono stoccate le bombe atomiche USA, ovvero Lakenheath, Volkel, Incirlik, Klein Brogel, Buechel.

Insomma, al di là della politica del non smentire, né affermare la presenza di armi nucleari a Ghedi ed Aviano, sembra evidente che tali indicazioni operative non avrebbero senso alcuno se mancasse l’oggetto stesso dell’ispezione, ovvero la bomba atomica. Troppo dettagliate e specifiche sono infatti le indicazioni contenute nei manuali di ispezione e verifica della sicurezza nucleare per poter concludere che tali esercizi siano solo teorici o virtuali. E le date dei manuali dimostrano che siano validi tuttora essendo alcuni di questi stati aggiornati o pubblicati nel maggio e nel gennaio del 2007 ben più di recente di quanto riportato nell’articolo di Libero che fa riferimento ad alcuni dei manuali di ispezione dell’USAIR FORCE tra cui la AFI 91-101 del 1994, o l’AFI 11-299 del 1999 ed a fotografie scattate dagli avieri USA nel corso di un’ispezione nucleare ad Aviano nel 2002.

Ora, con l’avvicinarsi di importanti scadenze politiche, è giunto il momento di fare e chieder chiarezza rispetto da una situazione che è al limite della legalità internazionale, e che rischia di pregiudicare il ruolo che l’Italia può svolgere in supporto al disarmo nucleare.

Il primo appuntamento di rilievo riguarda la revisione del Trattato di Non Proliferazione nucleare, un trattato che regge su un delicato equilibrio tra disarmo, non-proliferazione ed uso pacifico dell’energia nucleare processo sempre più minacciato dal micidiale mix di unilateralismo e multilateralismo selettivo di Washington. L’amministrazione americana infatti da una parte ritiene fondamentale selezionare solo una delle tre componenti del TNP, quella relativa alla nonproliferazione, per adattarla alla propria crociata contro i “rogue states” ed il terrorismo globale, e dall’altra non esita a chiudere un accordo di cooperazione nel settore dell’energia atomica con l’India che da più parti è considerato estremamente rischioso per gli obiettivi ultimi del TNP.

Il secondo riguarda il processo imminente di revisione del concetto strategico della NATO, giacché è proprio grazie all’adesione italiana alla NATO che il nostro paese si trova vincolato agli accordi di nuclear sharing con gli Stati Uniti, accordi che sottendono all’accettazione da parte del nostro paese dell’eventualità di utilizzare armi nucleari in caso di conflitto. Proprio per questo oggi, rappresentanti del Ministero della Difesa italiana, con i loro uffici a Roma, Via XX Settembre, siedono nel NATO Nuclear Planning Committee, incaricato di studiare le possibilità d’uso dell’arma nucleare, e rivedere periodicamente la lista dei potenziali obiettivi. Partecipazione coperta da segreto militare, al punto da rendere impossibile stabilire quale sia la catena di comando e quale il monitoraggio da parte del Parlamento, dell’operato di questi rappresentanti del nostro paese.

Ormai da anni, secondo quanto sottolineato da vari esperti indipendenti, l’arsenale nucleare USA presente nelle basi degli alleati europei (Italia inclusa) piuttosto che a servire un obiettivo militare, sta a riaffermare un vincolo politico con gli Stati Uniti. In parole povere, le 90 bombe atomiche di Ghedi ed Aviano sono il pegno della fedeltà transatlantica. Non a caso gli ambienti diplomatici italiani in sede NATO sono soliti equiparare la possibile uscita dell’Italia dal “nuclear sharing” alla stregua di un atto di “sfiducia” verso l’alleato USA. Cosa che non corrisponde alla realtà giacchè altri paesi alleati degli USA, quali Grecia o Spagna, hanno abbandonato il Nuclear Sharing senza per questo uscire dalla NATO,.

Va detto che la situazione italiana è diversa per Aviano e Ghedi. Mentre ad Aviano base dell’USAF , la gestione degli arsenali nucleari è di competenza USA come anche il possibile uso delle bombe, a Ghedi, unica base italiana con aerei a doppia capacità (leggi capacità nucleare) , tali ordigni potrebbero essere usati e sganciati da forze armate di un paese in teoria paese non-nucleare, ma che lo diventerebbe, con conseguente violazione del TNP. Orbene, va anche detto che la sola possibilità di mantenere attivo un sistema di gestione e uso di armamenti nucleari già di per sé comporta una grave violazione del TNP senza contare che i piloti italiani del 6° stormo di stanza a Ghedi continuano ad addestrarsi per un possibile uso di armi atomiche.

Alla luce di tutto ciò assume ancor maggior rilevanza l’iniziativa di alcuni cittadini di Pordenone che da oltre un anno hanno citato in giudizio l’amministrazione USA proprio per la presenza di armi nucleare nella base USAF di Aviano. Come anche la recente costituzione del comitato Via le Bombe di Ghedi, e l’imminente lancio della campagna nazionale in sostegno ad una legge di iniziativa popolare per dichiarare l’Italia paese libero dalle armi nucleari. Tutte iniziative che devono poter trovare una sponda in Parlamento e che esortano il governo di centrosinistra a prendere una serie di iniziative fin da subito per rendere più credibile l’impegno preso sulla carta di rafforzamento delle politiche di disarmo e nonproliferazione nucleare. Il governo italiano dovrebbe chiedere alla NATO di informare costantemente il segretariato del Trattato di Nonproliferazione sullo stato dell’arte degli accordi di “nuclear sharing”, ed impegnarsi a divulgare e declassificare le dottrine nucleari ed i documenti del NATO Military Committee.

In tempi di possibile ritorno a logiche di guerra fredda, di aumento del rischio di una corsa al riarmo nucleare, e di nove tensioni generate dal progetto di Washington di scudo stellare, non a torto considerato ancillare all’intenzione di acquisire assoluta supremazia nucleare, e capacitò di primo colpo, (e pertanto con forte vocazione offensiva), sarà urgente ricalibrare le modalità ed i fondamenti delle vecchie alleanze strategiche, ridiscutere il ruolo della NATO, la presenza di basi americane in Italia ed in Europa. La denuncia dell’accordo di Nuclear Sharing è il primo importante passo che il nostro paese dovrà compiere per dimostrare coerenza e volontà politica di praticare e non solo declamare il proprio impegno per la pace ed il disarmo nucleare.

(*) senatore PRC-SE , membro del Consiglio Internazionale della Rete Parlamentari per il Disarmo Nucleare , http://www.pnnd.org


fonte: http://ecogiustizia.splinder.com/post/13096165?confirmkey=9b0b1e558a336abaa0c1bc5781d3e940

Campagna Un futuro senza atomiche
Newsletter n. 9
14 dicembre 2007

Carissime e carissimi,
il mese di dicembre si sta caratterizzando come un mese importantissimo nella raccolta delle firme per la proposta di Legge d’iniziativa popolare.
Le associazioni locali approfittano di tutte le iniziative di piazza, come mercatini e concerti, per organizzare i banchetti. Sul sito www.unfuturosenzatomiche.org trovate alcuni di questi appuntamenti, quelli che i Comitati locali hanno comunicato alla Segreteria.
Alcuni Comitati locali hanno predisposto siti web e blog per raccontare la Campagna nella loro città. Questo, ad esempio, è il link del Comitato di Torino: http://unfuturosenzatomicheto.splinder.com/ .

Invitiamo tutti a mandare alla Segreteria informazioni su iniziative di questo tipo.
Le associazioni più vicine al mondo cristiano stanno organizzando eventi e raccolte anche in occasione delle celebrazioni di Natale e della Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio). Nei contatti con le parrocchie della vostra zona potrete essere facilitati facendo riferimento all’appello al disarmo nucleare che il Papa ha incluso nel suo messaggio per il 1 gennaio.
I partiti riuniti nell’Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti (Fiera di Roma, 8-9 dicembre) hanno deciso di contribuire alla Campagna con una ‘due-giorni’ di impegno mirato a potenziare la raccolta delle firme in tutto il territorio italiano.
Si svolgeranno il 19 e 20 gennaio 2008.

La Campagna vorrebbe fare di queste due giornate un evento a scala nazionale. Serve definire un simbolo, un gesto, o un’azione condivisa che possa essere replicata dal maggior numero possibile di Comitati locali.
Lanciamo un concorso di idee!!
Qualche esempio di proposta:
90 sagome di bombe in piazza … che poi vengano smantellate!
Una lunghissima bandiera della pace che si srotola verso il basso dall’alto di una torre cittadina.
Disegnare un bersaglio in piazza e poi far formare dalle persone vestite di rosso una grande X davanti al bersaglio… (“Le città non sono bersagli!”)

A tutte e tutti chiediamo di contribuire con proposte! Scrivete le vostre idee alla Segreteria
che le farà circolare tramite numeri speciali della Newsletter.
Rinnoviamo a tutte e tutti l’invito ad iniziare per tempo la certificazione delle firme raccolte. Inviate alla Segreteria i moduli completati ed accompagnati dalla certificazione fornita dai comuni di residenza dei firmatari.
Ricordiamo a tutte e tutti che la raccolta delle firme prosegue anche all’interno dei Comuni. Alleghiamo in basso il comunicato stampa del Comune di Firenze: un esempio da seguire anche in altre città!

Un saluto di pace,
Segreteria nazionale
Campagna “Un futuro senza atomiche”

Ufficio Stampa – Comune di Firenze
Palazzo Vecchio – P.za Signoria, 1 – 50122 Firenze
Tel. 055 276 8075 – Fax 055 276 8282


COMUNICATO STAMPA

Firenze, 05 Dicembre 2007

DA OGGI IN PALAZZO VECCHIO SI PUÒ SOTTOSCRIVERE LA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO LE ARMI NUCLEARI

Da oggi si potrà firmare presso la presidenza del consiglio comunale, al terzo piano di Palazzo Vecchio, la proposta di legge di iniziativa popolare “Armi nucleari?No grazie!” «per liberare l’Italia dalle armi nucleari».
L’iniziativa, promossa da 53 associazioni sia laiche che cattoliche, giunge a seguito del convegno di tre giorni che ha visto riunirsi a Firenze dal 21 al 23 novembre l’esecutivo di Mayors for Peace, l’associazione presieduta dal sindaco di Hiroshima, nata sotto l’egida dell’Onu, e di cui fanno parte 1.828 città in 122 nazioni e territori. Durante la tre giorni il sindaco Leonardo Domenici, vicepresidente dell’associazione, ha invitato anche gli altri sindaci presenti a sottoscrivere l’appello della campagna «un futuro senza atomiche-cominciamo subito» per rinnovare l’impegno e la ferma determinazione per un mondo libero da armi nucleari.
I sindaci di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone), nei cui Comuni si trovano le basi con armi nucleari, sono stati i primi firmatari della proposta di legge d’iniziativa popolare che potrà essere firmata presso gli uffici della presidenza dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13. (fn)


Le gru di Sadako – L’umanità contro l’atomica

Le gru di Sadako - L'umanità contro l'atomica Le gru di Sadako - L'umanità contro l'atomica
Dal 1945 ad oggi, dopo Hiroshima e Nagasaki, abbiamo rimosso il nucleare. Viviamo come se non esistesse.

Ti proponiamo un percorso per prenderne coscienza ed impegnarti come ha fatto Sadako Sasaki, morta a 12 anni per effetto delle radiazioni della bomba di Hiroshima.

Il documentario si articola in cinque capitoli:

1 – L’esplosione: l’atomica in carne viva.
2 –
La vertigine: la diffusione dell’atomica.
3 –
La coscienza: l’umanità si attrezza contro l’atomica.
4 – L’alibi: l’atomica per l’alleanza.
5 –
La scelta: siamo tutti Sadako

Una proposta dell’associazione Beati i Costruttori di Pace

Per acquistare una copia di questo DVD scrivi a: segreteria@beati.org

Visita il sito: www.beati.org

Per vedere il filmato clicca qui!


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Morti bianche, nuovo ddl introduce il carcere


foto di Enzo Maddaloni

Nuove misure penali e processuali in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. E’ quanto previsto nel ddl sui luoghi di lavoro presentato venerdì in Senato e che prevede l’omicidio colposo e la pena del carcere (da 1 a 7 anni) per i responsabili delle aziende in cui avvengono infortuni gravi e morti bianche.

La necessità di una nuova normativa sulla sicurezza del lavoro deriva dalla constatazione condivisa della insufficienza di quella attuale, una legge sicuramente positiva – come è scritto nella relazione al ddl – ma ancora incompleta: le sanzioni, infatti, sono di natura contravvenzionale e quindi con una prescrizione molto rapida, che spesso non consente neppure di completare i difficili accertamenti giudiziari; le soluzioni, inoltre, vengono definite eccessivamente blande e non idonee a reprimere penalmente un fenomeno così grave. Il disegno di legge Casson-Salvi non nasce sull’emotività dei gravissimi fatti delle ultime settimane, in particolare la tragedia della Thyssen-Krupp: fin dal maggio scorso, infatti, la Commissione giustizia del Senato aveva segnalato a proposito della bozza-delega al Governo, a fronte della gravità dei reati perpetrati, la sproporzionata irrisorietà della sanzione penale proposta e quindi la non dissuasività della medesima.

Il disegno di legge, proposto dai senatori Felice Casson e Cesare Salvi (presidente della Commissione giustizia), ha tra le prime firme quelle di Luigi Zanda, Oreste Tofani (presidente della Commissione di inchiesta sulle morti del lavoro), Pietro Larizza (ex segretario generale della Uil e presidente del Cnel), oltre già a quelle di numerosi altri senatori di diverse forze politiche.

«Sbaglia il ministro Damiano – ha dichiarato Salvi – a volere premiare le aziende virtuose con il tesoretto dell’Inail. Il Governo non può contrastare la tragedia delle morti bianche rifugiandosi nella scelta di ricompensare chi doverosamente rispetta la legge, e persino il buon senso, sulle più elementari norme di sicurezza: serve invece punire i responsabili per l’effettiva gravità del delitto. È necessario anche che la maggioranza di Governo si incontri al più presto per discutere e decidere interventi incisivi e urgenti per una efficace prevenzione degli infortuni sul lavoro».

Pubblicato il: 21.12.07
Modificato il: 21.12.07 alle ore 15.15

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71573

MI CHIAMANO MORTE BIANCA

Non ho più un nome
oggi per pochi soldi in cambio,
mi chiamano morte bianca.

In questo mondo gelido
chi anche muore sul lavoro
è notizia fugace.


Un silenzio che lascia sbranare,
che non smuove o scuote,
come querce sotto la bufera.


Svaniti sono i sogni di vita,
i respiri, i sospiri, le emozioni,
tutto ridotto in cinerea polvere.

Non ho più
il soave brivido di una carezza,
di un turbamento, di una gioia.

Mi affaccio sulla riva
dei tuoi ricordi
e trovo tante porte chiuse.

I miei cari no!
loro non dimenticano,
la furia della morte.

Viltà e indifferenza
hanno dato morte per fare numero
della fine di un’esistenza.

La carne e l’anima torturate
sono un abisso di dolore
uno schianto di orrore.

Effetti che mi squarciano il silenzio
da quando nessuno s’accorse
che già affogavo nella paura di morire.

Ascoltate, parlate, rompete il silenzio,
altrimenti la paura dei vili
vi renderà ciechi e sordi.

Giacomo Jim Montana

fonte: http://www.mobbing-sisu.com/poesie/morti-bianche.htm

Le nuove conversazioni: «Silvio e la mappa segreta»

IL CASO RAI

Il commercialista a Saccà: è stato garbato ma brutale

Saccà, ex direttore di Rai Fiction e Silvio Berlusconi (Ansa)

ROMA Non sono solo le telefonate tra Silvio Berlusconi e Agostino Saccà a raccontare il progetto di far cadere il governo Prodi attraverso il «cambio di casacca» di alcuni senatori. Quello che per la Procura di Napoli è stato un tentativo di corruzione emerge — per l’accusa — da altri colloqui intercettati del direttore di Raifiction ora autosospeso dall’incarico. Conversazioni registrate nell’ambito dell’inchiesta a carico di Saccà, anche se a volte considerate poco o per nulla rilevanti in quel procedimento, nelle quali si parla delle preoccupazioni del «presidente» e del suo piano. «La priorità», come la definisce Saccà con Giuliano Urbani nell’agosto scorso.

L’operazione è descritta quasi alla lettera nella telefonata serale del 18 settembre tra Saccà e il commercialista milanese Pietro Pilello (ASCOLTA), il quale nel pomeriggio era stato ricevuto ad Arcore da Berlusconi. L’appuntamento gliel’aveva procurato lo stesso Saccà, una settimana prima. Da altre intercettazioni si comprende che l’incontro doveva servire a organizzare l’avvicinamento del senatore italo-australiano Randazzo, uno dei «candidati» dell’ex premier a passare dalla sua parte, proprio attraverso Pilello, il quale ha un cugino titolare di una catena di ristoranti in Australia che conosce Nino Randazzo. «Com’è andata?», esordisce il dirigente Rai. «Molto affabile, molto garbato, molto attento», risponde Pilello, e Saccà conferma: «Affettuoso… Hai visto com’è diverso da come appare…». Pilello descrive l’attesa di dieci minuti («mi ha mandato il suo assistente, che poi è un parlamentare, per intrattenermi… »), e poi passa al racconto. «Lui ha tutta una mappa di situazioni… Mi ha fatto vedere una tabella che ha preparato e mi ha fatto un ragionamento molto essenziale. Dice “non basta che cada… che vada sotto il governo per uno o due voti, ci deve andare in modo clamoroso, di un numero di voti significativo, altrimenti faranno un governicchio tecnico e chissà quanto tempo perderemo… Quindi dobbiamo dare un segnale forte”, dice. “Io mi sto dando da fare, ha visto la dichiarazione di Dini oggi, ho altri quattro-cinque senatori che sono in linea con noi, aspettano il momento buono per… Ma io voglio raggiungere un risultato di un numero molto alto di senatori che votano contro, per cui la ringrazio per tutto quello che potrà fare”». Pilello, secondo il suo stesso racconto, non vuole ringraziamenti, anche lui vorrebbe far cadere Prodi. Spiega come può contattare Randazzo ma aggiunge: «Non mi sono mosso perché volevo capire come impostare la cosa, perché non vorrei farle danno». Timori respinti con fermezza da Berlusconi, tanto che il commercialista riferisce a Saccà: «Lui è stato brutale, ha detto “guardi, non possono fare nessun danno di nessuna natura, già loro hanno corteggiato deputati e senatori della mia parte, se io ne corteggio dei loro ho il diritto di farlo… Non mi preoccupa affatto questo problema”». Ed ecco l’input del «presidente» riferito da Pilello a Saccà: «Lei vada e dica tranquillamente che nella prossima campagna elettorale li prendiamo tutti noi, perché questa volta scenderemo tutti con la lista “Italiani nel mondo” (il movimento fondato dal senatore De Gregorio, altro transfuga nel centrodestra, ndr), e non succederà più quello che è successo nel passato. Quindi l’unica cosa, se questo si allinea per tempo, gli prometto, glielo faccio anche per iscritto se non gli basta la mia parola, che lo ricandidiamo e lo rieleggiamo». Oltre a Randazzo, nei piani di Berlusconi rientrava un altro senatore il cui nome è già circolato nei giorni scorsi, Pietro Fuda (ex di Forza Italia passato nel centrosinistra al seguito di Agazio Loiero), calabrese e amico di Saccà. A lui sembra riferirsi il dirigente Rai parlando con l’ex ministro del centrodestra Giuliano Urbani il 5 agosto: «Sono stato col nostro amico», racconta alludendo a Berlusconi, e poi: «Lui voleva parlare con me soprattutto di una persona, un senatore amico mio che sta qui in Calabria che…». Urbani mostra di aver capito: «Ah… quella cosa che mi accennavi… importante». Saccà conferma e s’intuisce che, riferendo il colloquio col «presidente», parla del tentativo di far tornare Fuda nello schieramento di Berlusconi: «E’ la cosa a cui teneva di più, e quindi ho dovuto dare un resoconto, la cosa non è facile ma nemmeno impossibile».

Nell’ora di colloquio Saccà avrebbe voluto affrontare altre questioni, tra cui probabilmente il piano di produzioni televisive «Pegasus» che interessava anche Urbani, ma c’era Cicchitto che aspettava e Bonaiuti che entrava in continuazione: una situazione «sincopata », sintetizza il dirigente Rai, «e la sua attenzione era concentrata sulla priorità… Io incontrerò un paio di volte il mio amico ma credo che la possibilità di un riabboccamento c’è, che è la cosa più importante, perché quello non voleva più vederlo né incontrarlo. Non voleva saperne». Operazione possibile, dunque, secondo Saccà. Il quale un mese prima, l’11 luglio, sulla scia della richiesta di Berlusconi di far lavorare l’attrice Elena Russo («è una cortesia che fai a me direttamente… io poi ti ricambierò… mi impegno a darti un grande sostegno… »), aveva chiamato il produttore televisivo Guido De Angelis (ASCOLTA). In quel colloquio chiede notizie di un’altra attrice: «La Sonia Aquino l’avete già contrattualizzata o no?». A De Angelis che sostiene che sono al punto di «contrattare il fax» Saccà risponde: «No, fermala, ferma, ferma la cosa… Che io voglio far fare un provino alla Russo Elena, che ha la stessa fisionomia, e che ci aiuta a farci un grande alleato, capito?». «So tutto», risponde De Angelis. «Me lo ha detto anche a me».

Giovanni Bianconi
21 dicembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/politica/07_dicembre_21/berlusconi_telefonate_4db6937c-af8b-11dc-9595-0003ba99c53b.shtml