Archivio | dicembre 24, 2007

22 dicembre: Buon Compleanno, Costituzione!

E Calamandrei raccontò la Costituzione
Il 26 gennaio 1955 per iniziativa di un gruppo di studenti universitari e medi, fu organizzato a Milano, nel salone degli affreschi della Società Umanitaria, un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana. Il corso fu inaugurato e concluso da Piero Calamandrei.

…«L’art. 34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. E se non hanno mezzi! Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza con il proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica. Una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della Società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la Società. E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinnanzi!

È stato detto giustamente che le Costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle Costituzioni c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate, riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute: quindi polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino, contro il passato. Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la Società presente. Perché quando l’articolo 3 vi dice “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono di fatto e che bisogna rimuoverli.

Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani.

Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. È una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani. La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica. E quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca, con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora uno di questi contadini, impaurito, domanda a un marinaio “ma siamo in pericolo?” e questo dice “secondo me, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda”. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno, dice: “Beppe, Beppe, Beppe”, … “che c’è!”… “Se continua questo mare, tra mezz’ora, il bastimento affonda” e quello dice ”che me ne importa, non è mica mio!”.

Questo è l’indifferentismo alla politica. È così bello e così comodo. La libertà c’è, si vive in regime di libertà, ci sono altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io. Il mondo è così bello. È vero! Ci sono tante belle cose da vedere, da godere oltre che ad occuparsi di politica. E la politica non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai. E vi auguro, di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la Carta della propria libertà. La Carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo. Io mi ricordo le prime elezioni, dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno del 1946; questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto delle libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare, dopo un periodo di orrori, di caos: la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui. Queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni. Disciplinata e lieta. Perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare, questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, della nostra patria, della nostra terra; disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto, questa è una delle gioie della vita, rendersi conto che ognuno di noi, nel mondo, non è solo! Che siamo in più, che siamo parte di un tutto, tutto nei limiti dell’Italia e nel mondo.

Ora vedete, io ho poco altro da dirvi, in questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli. E a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane. Quando io leggo nell’articolo 2: “L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie” ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini. O quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose, sono ugualmente libere davanti alla legge” ma questo è Cavour! O quando io leggo nell’articolo 5 “La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” ma questo è Cattaneo! O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi! O quando leggo all’art. 27 “Non è ammessa la pena di morte” ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi questa non è una Carta morta. Questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione».

FILOSOFIA DEL NATALE


Ecco qui la foto di Babbo Natale all’opera (a destra) e in borghese (a sinistra):

Bisogna essere buoni a Natale, è risaputo. Sennò Babbo Natale non arriva (a proposito: sapevate che Babbo Natale è un’invenzione della Coca-Cola? Anche se, a vederlo così, con la sua barba, la sua mole monumentale, il vestito rigorosamente rosso e la sua attitudine a distribuire generosamente doni a tutti ricorda un po’ Carlo Marx…). E se Babbo Natale non arriva, niente regali. Se poi durante l’anno si è stati proprio cattivi, allora c’è il rischio che vengano a farci visita i tre scomodi “spiriti” di cui diceva Charles Dickens nel suo “Canto di Natale”: lo Spirito del Natale passato, lo Spirito del Natale presente e lo Spirito del Natale futuro, i quali ci mostrano in sequenza i nostri Natali passati, presenti e futuri, facendoci vergognare di noi per le nostre azioni moralmente poco elevate.

Ora (e forse non tutti lo sanno!), per chi è filosofo, tutto cambia: il superiore statuto di maestri del pensiero di cui i filosofi si fregiano, fa sì che essi, anziché ricevere la visita dei tre spiriti di Dickens, ricevano la più gradita (forse!) visita dei tre Spiriti hegeliani: Spirito soggettivo, Spirito oggettivo e Spirito assoluto. Visite inquietanti, a dire il vero. L’unica cosa da fare, dinanzi a loro, è gridare a squarciagola, seppur con voce tremante: “andate via! Io sono un kantiano!”… Se poi scoprissimo che Hegel e soci, in occasione della Rivoluzione francese, non avevano innalzato un “albero della Rivoluzione” ma, più prosaicamente, avevano addobbato un albero di Natale… Sicuramente Hume, inguaribile scettico, avrebbe detto che, non avendo “impressioni” di Babbo Natale, non siamo autorizzati ad esprimerci circa la sua inesistenza… Chissà poi se Husserl aveva messo “tra parentesi” anche l’esistenza di Babbo Natale… il quale può darsi che sia il “Superuomo” tematizzato da Nietzsche.



Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli altri astri, o i problemi riguardanti la generazione dell’intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicchè, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall’ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica. E il modo stesso in cui si sono svolti i fatti lo dimostra: quando già c’era pressochè tutto ciò che necessitava alla vita ed anche all’agiatezza ed al benessere, allora si incominciò a ricercare questa forma di conoscenza. E’ evidente, dunque, che noi non la ricerchiamo per nessun vantaggio che sia estraneo ad essa; e, anzi, è evidente che, come diciamo uomo libero colui che è fine a se stesso e non è asservito ad altri, così questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera: essa sola, infatti, è fine a se stessa. (Aristotele, Metafisica I,2,982b)

fonte: www.filosofico.net


Piano Condor, un arresto a Salerno per i desaparecidos italiani

In manette Nestor Jorge Fernandez Troccoli, 60 anni
già esponente dei servizi segreti della marina uruguaiana

L’inchiesta è stata avviata negli anni ’90 sulla base di alcune denunce
presentate dai parenti degli italiani scomparsi nei Paesi latinoamericani


ROMA – Un arresto già eseguito
e altre 139 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei responsabili delle Giunte militari e dei servizi di sicurezza cileni, argentini, uruguaiani e brasiliani. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Roma Luisanna Figliolia su richiesta del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che indaga da tempo sui crimini delle dittature latinoamericane negli anni ’70-’80. In quel decennio infatti i governi dittatoriali latinoamericani avevano concluso un accordo, il cosiddetto “Piano Condor”, per reprimere gli oppositori dei rispettivi regimi. Tra le vittime molti italiani: per far luce sulla loro morte e perseguirne gli autori è stata avviata l’inchiesta romana.

A Salerno, dove vive da qualche anno, è stato arrestato Nestor Jorge Fernandez Troccoli, uruguaiano di 60 anni già esponente dei servizi segreti della marina di Montevideo. Gli altri destinatari delle ordinanze di custodia cautelare firmate riguardano, fra gli altri, Jorge Rafael Videla, già dittatore argentino, l’ammiraglio Emilio Eduardo Massera, ex responsabile della marina argentina, già sottoprocedimento a Roma in una delle inchieste sui desaparecidos di origine italiana e Jorge Maria Bordaberry, ex capo della Giunta militare uruguaiana.

Le accuse, a seconda delle singole posizioni processuali delle persone raggiunte dalle ordinanze di custodia cautelare, vanno dalla strage al sequestro di persona fino all’omicidio plurimo aggravato. L’inchiesta della magistratura romana era partita alla fine degli anni ’90 sulla base di alcune denunce presentate dai familiari di cittadini di origine italiana in Sudamerica negli anni delle dittature militari. I casi finiti al vaglio dei Capaldo sono una ventina.


Troccoli, che sarà trasferito a breve in un carcere romano per essere interrogato nei prossimi giorni, è accusato della scomparsa e della morte di quattro italiani. Nei confronti di Troccoli, comunque, pendeva già da alcuni mesi un ordine di arresto internazionale emesso dall’autorità giudiziaria dell’Uruguay nell’ambito di una inchiesta denominata “El Goyo” relativa alla scomparsa di una trentina di cittadini uruguaiani riparati in Argentina nel 1978. Indagine che, recentemente, è culminata nell’arresto dell’ex dittatore Gregorio Alvarez.

Gli altri 139 destinatari delle misure cautelari firmate dal gip Figliolia si trovano attualmente in Sudamerica e nei prossimi giorni il procuratore aggiunto Capaldo chiederà al ministero della Giustizia di avviare le procedure di ricerca degli indagati al fine di sollecitare la loro estradizione in Italia. Alcuni di loro sono già in carcere nei rispettivi paesi. Nell’inchiesta romana sono stati coinvolti anche altri personaggi poi deceduti nel tempo, come l’ex dittatore argentino Augusto Pinochet.

(24 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/piano-condor/piano-condor/piano-condor.html

Salari, Epifani e Bonanni: «Ora vogliamo anche i fatti»

Il piano per i lavoratori: più soldi

«Il premier ci convochi subito» o «sarà sciopero generale». In un’intervista a un quotidiano nazionale, il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, manda un messaggio perentorio al governo. «Le prime indicazioni emerse in questi giorni – dice il sindacalista – vanno nella direzione che noi auspichiamo. Ma aspettiamo di vedere le carte: la vicenda di questo anno mezzo, purtroppo, dimostra che troppo spesso le nostre aspettative sono state deluse». Epifani, in particolare, fa riferimento al Protocollo del Welfare ma anche alla recente protesta degli autotrasportatori che «se bloccano il Paese con proteste selvagge e fuori dalla legge» ottengono i fondi, mentre il sindacato che protesta da anni per il problema del trasporto non ottiene ascolto.

«Questo è davvero inaccettabile», si rammarica il numero uno della Cgil. «Gennaio – avverte – è il mese della verità. per il Paese e per noi» e aggiunge che «a Prodi conviene giocare d’anticipo, mettere sul tavolo le sue proposte di rilancio; ci convochi subito, ai primi del nuovo anno, e vedremo se ci sono le condizioni per un accordo». La priorità è la politica dei redditi: «Almeno un punto di Pil deve essere indirizzato ai lavoratori dipendenti» e anche per quanto riguarda il fisco, «noi chiediamo che la fetta più consistente della torta vada ai salari dei lavoratori dipendenti». Come? «Di sicuro chiediamo un aumento delle detrazioni», spiega Epifani, «vogliamo riprendere il tema del fiscal drag» ma anche una «riduzione della tassazione del tfr». Il sindacato poi esige anche un rinnovo dei contratti in scadenza nel pubblico impiego, un politica per la casa e «un impegno vero sul fronte dei prezzi e delle tariffe». Dopo la tragedia di Torino, poi, Epifani pretende «un’azione concreta» e massima severità perché non ci siano più morti bianche. Il sindacalista conclude con un avvertimento: «Il governo farà bene ad ascoltarci, e a cercare un’intesa con noi. Ma sia chiaro, non saremo al stampella di nessuno: il sindacato è interessato alla stabilità politica, ma solo a condizioni che questa produca risultati utili a chi lavora, ai giovani, al Paese. In caso contrario, noi non rinunceremo a far valere le nostre azioni di lotta, compreso la sciopero generale».

Il governo deve «rimettere i piedi in terra, con risposta tangibili come hanno dato Germania e Spagna. Serve un segnale concreto dal governo per il rilancio della politica dei redditi con un intervento per sbloccare i contratti pubblici”. Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni in un’intervista al Sole 24 ore torna a ribadire la necessità di un intervento, anche fiscale, per ridare potere d’acquisto a stipendi e salari. In vista del vertice con il presidente del Consiglio Romano Prodi, Bonanni sollecita «risposte rapide sul terreno della concretezza». E per il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco c’è un suggerimento: dia «una soluzione comprensibile che arrivi direttamente nelle tasche dei lavoratori, senza ripetere le esperienze passate, quando il governo ha dato la sensazione di aumentare i problemi invece di risolverli». Bonanni sollecita un intervento «sul reddito familiare e per tutelare le fasce deboli», operazione il cui costo e’ auspicato in “almeno una decina di miliardi di euro» su un periodo pluriennale. La richiesta principale al governo è «di legare fortemente il salario alla produttività, perché ci guadagnano sia i lavoratori che le aziende. Inoltre, le tasse devono pesare meno sui salari. Per avere un effetto positivo sulle retribuzioni proponiamo di sgravare completamente le tasse sul secondo livello di contrattazione».

Il segretario generale della Cisl, inoltre, si aspetta «dal ministro Bersani una nuova lenzuolata con misure organiche che aggiustino le attuali norme poco efficaci su concorrenza e liberalizzazioni. Bisogna dare piu’ poteri all’Antitrust. Sui prezzi dei generi di prima necessità serve un intervento per controbilanciare il gioco speculativo che è in atto. Per arginare l’impennata dei prezzi energetici bisogna sterilizzare accise e Iva».

Pubblicato il: 24.12.07
Modificato il: 24.12.07 alle ore 16.24

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71634

I sindacati: bene l’impegno, ma si passi dalle parole ai fatti

Veltroni: salari più alti, impegno per il 2008

Il leader del Pd: puntare sulla crescita dell’economia e delle retribuzioni. La sinistra: ma stop agli inciuci con la Cdl


ROMA – «Il 2008 deve essere l’anno della crescita dell’economia e di quella dei salari».
Ne è convinto Walter Veltroni, segretario del Partito democratico, che individua proprio nell’aumento delle retribuzioni e nello sviluppo del sistema economico le due priorità che il governo, incassato il via libera alla Finanziaria, dovrà affrontare con il nuovo anno. L’Italia, ha detto Veltroni , «corre il rischio di restare indietro rispetto alla velocitá dello sviluppo di altri paesi per questo bisogna agire insieme sulla leva dei salari e della crescita». Resta ora da capire se, come indicato da più segnali lanciati nelle ultime ore, il governo farà propria questa esigenza trasformandola, tenuta della maggioranza permettendo, in un impegno concreto. Per questo c’è attesa per le parole di Romano Prodi che giovedì, nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, potrebbe annunciare la fase 2 dell’azione del suo esecutivo.

Il leader del Pd, Walter Veltroni (Omega)

«MAGGIORI DETRAZIONI» – Per quanto riguarda i redditi, ha osservato il sindaco di Roma, «si possono usare strumenti immediatamente efficaci e comprensibili a tutti, come un forte aumento delle detrazioni per le spese di produzione del reddito da lavoro dipendente. Anche aiutando, in particolare, il reddito del lavoro femminile che oggi in Italia è troppo basso». Il segretario del Partito democratico, che ha presentato nei giorni scorsi le proposte del Pd, ha messo anche l’accento su altri possibili interventi: «È necessario che venga aiutato il salario di produttivitá, con una incentivazione della contrattazione decentrata. Il Pd ha proposto, ad esempio, una defiscalizzazione parziale degli incrementi salariali derivanti dalla contrattazione aziendale di produttivitá».

IL GOVERNO – Una linea, quella indicata da Veltroni, espressa anche da Palazzo Chigi. «Con questa Finanziaria – ha spiegato Giulio Santagata, prodiano doc e ministro per l’Attuazione del programma, dai microfoni di Radio Rai – migliariamo un’opera di risanamento sia sul versante della lottta all’evasione che sul controllo della spesa, che ci libera un po’ di risorse per operazioni di rilancio di un’economia affaticata soprattutto dai bassi consumi. Il che, tradotto, vuol dire che dobbiamo intervenire per rafforzare il potere di acquisto di stipendi e salari». E una crescita del potere di acquisto dovrebbe arrivare anche dalla riforma dei contratti. «E’ nelle mie priorità – ha puntualizzato in un’intervista al Messaggero il ministro del Lavoro, Cesare Damiano -. Bisognerebbe passare dall’attuale cadenza quadriennale, con rinnovi economici teoricamente biennali ma poi vanificati dai ritardi, ad una cadenza triennale, sia per la parte normativa sia per quella economica». Paolo Cento, sottosegretario all’Economia, ha confermato l’intenzione dell’esecutivo di agire per il rafforzamento del potere di acquisto delle famiglie, precisando che «il governo ha la volontà di mettere la riduzione della pressione fiscale sui redditi bassi e medio-bassi come priorità del 2008».

Oliviero Diliberto, segretario del Pdci (Lapresse)

VETI A SINISTRA – L’aumento del potere di acquisto delle famiglie è da sempre uno dei cavalli di battaglia dell’ala sinistra della coalizione, che tuttavia in questi giorni appare preoccupata soprattutto per la tenuta della maggioranza. Il confronto tra Berlusconi e Veltroni sulla riforma elettorale viene visto come una mossa per marginalizzare le forze politiche minori e per questo si guarda con particolare attenzione alla data del 10 gennaio, quando si dovrebbe svolgere il vertice di maggioranza. Ma il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, non vuole sentire parlare di «verifica», una parola, dice, che «da sola mi dà l’impressione di avere di fronte Mariano Rumor e i vecchi riti della prima repubblica». Il segretario dei Comunisti italiani esorta però Prodi a «produrre fatti concreti su salari, sicurezza sul lavoro, scuola e università» e la sinistra a «farsi sentire». Il premier, ha avvertito Diliberto dalle colonne del Corriere della Sera, «dovrà guadagnarsi anche i nostri voti» perché «d’ora in avanti decideremo caso per caso».

«NO AGLI INCIUCI» – «La verifica di gennaio non deve essere un trucco per tradire gli impegni presi nel 2006» sostiene invece il segretario dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, che fa la voce grossa sulle intese trasversali tra i Poli: «Chi vuole il governo dell’inciucio con Berlusconi – ha detto il ministro dell’Ambiente – abbia il coraggio di proporlo agli elettori». «Nel corso del prossimo anno è necessario – ha poi ribadito il leader ambientalista – porre più attenzione ai salari, al potere d’acquisto delle famiglie, agli investimenti sull’ambiente e sulla ricerca. Noi Verdi lavoreremo per aumentare anche le iniziative sulla pace, sui diritti civili e per l’equitá fiscale».

I SINDACATI – Le principali organizzazioni sindacali restano nel frattempo alla finestra e attendono di vedere se gli annunci di questi ultimi giorni saranno poi seguiti da fatti concreti. «Cgil, Cisl e Uil – sottolinea il segretario confederale della Cgil, Marigia Maulucci – hanno approvato una piattaforma densa di proposte specifiche, l’hanno inviata all’esecutivo e sono in attesa di una convocazione formale di un tavolo di confronto. Speriamo quindi di avere in tempi brevi questa convocazione, così da iniziare un percorso negoziale tutto di merito, centrato sui temi del fisco, del controllo/riduzione di prezzi e tariffe, della contrattazione. Un riferimento certo in questa direzione nella conferenza di fine anno sarebbe un segnale dell’impegno del governo a fare sul serio». Della necessità di passare dalle parole ai fatti parla anche il segretario aggiunto della Cisl, Pierpaolo Baretta, mentre Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, esprime apprezzamento per l’impegno di Palazzo Chigi e invita a «intervenire prima sul lavoro dipendente attraverso un aumento delle detrazioni e una detassazione degli aumenti contrattuali».

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23 dicembre 2007 (ultima modifica: 24 dicembre 2007)

fonte: http://www.corriere.it/politica/07_dicembre_23/veltroni_salari_priorita_2008_049c2f5a-b17d-11dc-9f4d-0003ba99c53b.shtml