Archivio | gennaio 3, 2008

Ufficiale: nel CUD 2008 il 5 per mille non c’è!

di Gabriella Meroni

Adesso è vero: nonostante le smentite del’Agenzia delle Entrate – che aveva assicurato trattavasi di un atto dovuto, in attesa dell’approvazione della Finanziaria – il CUD 2008 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (n. 297 del 22-12-2007 – Suppl. Ordinario n.281) senza il riquadro del 5 per mille. Sarà quindi impossibile destinare la propria scelta per i contribuenti italiani – e sono tantissimi – che presentano solo quel modello per la dichiarazione dei redditi.

Una beffa vera e propria. Dopo tutte le battaglie portate avanti da questo sito e da migliaia di organizzazioni del terzo settore (oltre che dal Sole24Ore) affinché il 5 per mille per il 2008 venisse dotato di un tetto ragionevole (cosa avvenuta, ora il limite per il gettito è pari a 380 milioni di euro mentre prima era di soli 100), il governo «dimentica» di inserire il riquadro nel CUD, vanificando di fatto tutto il lavoro fin qui svolto.

Vita.it se n’era già accorta lo scorso 26 novembre (leggi qui), ma era stata smentita prontamente dall’Agenzia delle Entrate, che aveva parlato di un atto dovuto al fatto che il provvedimento non era diventato ancora legge per il 2008, e che quindi si doveva attendere la fine della discussione della Finanziaria (leggi qui). La storia si era ripetuta il 12 dicembre, quando l’Agenzia delle Entrate aveva pubblicato un CUD 2008 «da pubblicare in Gazzetta Ufficiale» identico al precedente (leggi qui). Ma anche qui le Entrate ci avevano rintuzzato: «Aspettate, ancora non è definitivo».

E invece, la G.U. del 22 dicembre non lascia dubbi. Potete scaricare il modello definitivo dal sito dell’Agenzia delle Entrate oppure direttamente dal numero della Gazzetta.

Chiediamo quindi alla dottoressa Augusta Iannini, direttore dell Dipartimento del ministero della Giustizia che si occupa della pubblicazione delle leggi e degli altri provvedimenti nella Gazzetta Ufficiale, oltreché moglie di Bruno Vespa, se per caso sia stato un errore della Gazzetta, o se invece si sia limitata a pubblicare ciò che l’Agenzia delle Entrate le ha trasmesso. In entrambi i casi, sarebbe un errore davvero clamoroso, a cui porre rimedio quanto prima (anche se ciò comporterà costi che non sappiamo quantificare; e dire che si voleva mettere il tettuccio al 5 per mille per risparmiare, amen).

fonte: http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=88236



Da Pitagora a Ferrando (passando per Garibaldi)

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO (per ragioni di leggibilità abbiamo eliminato la ‘visualizzazione’ del corsivo; non ce ne voglia l’autore, n.d.m.)


Quando i numeri sono tutto

QUEI FANTASTICI MILLE

il corsivo di Franco Crisecci

03/01/08 21:40


Molte cose si muovono nel panorama politico, a sinistra dell’Arcobaleno di Giordano. Le minoranze del Prc si oppongono all’abbandono del simbolo. Fuori dal Prc altri progetti: quello di Alternativa Comunista, quello di Sinistra Critica. Tutti progetti diversi tra loro: c’è chi (noi) pensa sia necessario costruire un partito di opposizione di classe; c’è chi (Cannavò e Turigliatto) punta su una rete anticapitalista “tendenzialmente all’opposizione”; c’è chi (le minoranze del Prc) spera ancora in una “exit strategy” di Giordano dal governo. Progetti diversi ma accomunati dal fatto di essere animati da attivisti e militanti, cioè persone in carne ed ossa, alte o basse, grasse o magre, con la barba alla Marx o col pizzetto, con capelli neri o rossi (talvolta anche pelate). Militanti che si vedono, talvolta discutono, magari litigano alle riunioni. Divisi da analisi e prospettive differenti, accomunati dalla constatazione che costruire una organizzazione (si chiami partito o rete) costa fatica, impegno quotidiano: distribuire volantini, scrivere e vendere un giornale, tenere un sito web aggiornato, andare alle riunioni, alle manifestazioni.


Ma c’è un progetto diverso da tutti questi,
un progetto speciale. Non è speciale per il suo giornale: anzi, a dire il vero, ha solo un semestrale che pubblica articoli del leader e foto ingrandite a riempire pagine intere. Non è speciale per il suo sito web: anzi, a dire il vero, ha un sito web che pubblica solo le dichiarazioni del leader, senza un solo militante che ci scriva. Non è speciale per le sue dimensioni alle manifestazioni: anzi, a dire il vero, sabato 15 a Vicenza dietro al leader c’erano solo trenta militanti trenta. Che cosa, allora, rende diverso e davvero unico questo progetto? La sua continua, prodigiosa e inarrestabile crescita. Mentre gli altri partiti fin qui noti all’uomo reclutano un militante qua, un gruppo là, crescono per salti e fusioni, e sono fatti da gente che respira e consuma ossigeno, mangia e sporca, questo partito si sviluppa in progressione geometrica e non ha bisogno di militanti e dirigenti, non ha bisogno di quel giornale che altri chiamava “organizzatore collettivo”. Basta un leader e la potenza della parola infilata in un comunicato stampa: come nella creazione biblica (
in principio era il verbo) o, se preferite, come nella pubblicità di un noto lassativo (basta la parola).


Questo partito, ormai lo avete capito, è il Pcl
(da non confondere con il Pdl) fondato, diretto e interpretato da Marco Ferrando. Un partito (se così vogliamo chiamarlo) che farà il suo congresso fondativo nei giorni della Befana e che vola sui numeri come la Befana sulla sua scopa. A dieci giorni dal congresso i documenti non sono ancora stati resi pubblici e secondo il sito web del partito i congressi fatti sono stati una ventina in tutto.

Il 4 dicembre 2007 Ferrando vantava in un comunicato stampa 2000 (duemila) militanti. Il 23 dicembre 2007, 19 (diciannove) giorni dopo, Ferrando comunica al manifesto che i militanti sono diventati 3000 (tremila). 1000 (mille) militanti in 19 (diciannove) giorni: ha del miracoloso! Non dimentichiamoci che con soli 1000 uomini Garibaldi è pur riuscito a passare alla storia. E si tenga conto che Rifondazione (che pure è nata in circostanze particolari) non ha mai avuto più di 8000 attivisti (pur avendo circa 100 mila iscritti); che Lutte Ouvrière, in Francia da decenni la principale forza dell’estrema sinistra, avrà forse 3000 militanti, eppure riempe i palazzetti dello sport e ha preso anche il 5% alle elezioni. Il Pcl di Ferrando, invece, ha portato solo 30 (trenta) attivisti alla manifestazione di Vicenza e alle elezioni, pur vantando nei comunicati stampa l’1% elettorale, ha preso tra lo 0,1 e lo 0,9% in un pugno di città. Anche se poi ha corretto il risultato (così come altri correggono il caffè con un goccio di grappa) sommando le percentuali invece dei voti reali (cosa che, ahinoi, le dure leggi dell’aritmetica non consentono di fare, a meno che non si sia esagerato con la grappa) e ha così raggiunto lo 0,7%, infine generosamente arrotondato (alzando il gomito) a quell’1% ormai citato in tutti i comunicati del leader, quasi fosse un dato vero.


E’ pur vero che il Pdl (da non confondere col Pcl)
ha portato ai gazebo 8.327.051 (ottomilionitrecentoventisettemilacinquantuno) persone in un sabato pomeriggio, senza nemmeno creare una fila nelle strade. Ed è pur vero che il Mar Rosso si è aperto al passaggio di Mosè, che Padre Pio ha guarito i paralitici con la semplice imposizione delle sue sante mani, che il sangue di san Gennaro si scioglie quasi ogni anno nell’ampolla, tra le mani di un cardinale usuraio, e che Ferrero fa il ministro “alla solidarietà sociale” in un governo che dà la caccia ai romeni. Insomma, è pur vero che tra cielo e terra, come spiegò Amleto allo scettico Orazio, ci sono più cose di quante non possiamo comprenderne col nostro misero intelletto. Ma questo passaggio da 2000 (duemila) a 3000 (tremila) militanti in meno di 3 (tre) settimane, senza nemmeno la comparsa delle stigmate sulle mani del leader, ha davvero del prodigioso. Eppure una spiegazione razionale, anche in questo caso, c’è. Bisogna andare a cercarla nei libri di matematica, nella teoria dei numeri.


In alcuni manuali di matematica
si racconta una storiella a illustrare i prodigi della progressione geometrica. Si narra che avendo il saggio Sussa ibn Dahir inventato la scacchiera per il suo signore Shiram, dovendo esprimere un desiderio come ricompensa per aver allietato le tristi serate invernali del suo padrone, chiese di avere solo dei chicchi di grano. Quanti? gli domandò Shiram. Al che il saggio rispose: soltanto un chicco sulla prima casella della scacchiera e poi raddoppiando a ogni casella successiva, fino ad utilizzare le 64 caselle del gioco. Il suo signore rise del modesto compenso, fece infatti due calcoli e pensò: 1 chicco nella prima casella, 2 chicchi nella seconda, 4 nella terza, 8 nella quarta, 16 nella quinta, 32 nella sesta, 64 nella settima, 128 nell’ottava… E qui si interruppe per pigrizia, pensando: in fondo le caselle sono 64 in tutto, dovrò pagare al massimo un sacco di grano. Così accettò la richiesta. Ma quando i contabili si misero a fare il conteggio dei chicchi di grano da dare al saggio inventore della scacchiera scoprirono che, se la crescita appariva modesta alle prime moltiplicazioni, arrivando alla sessantaquattresima casella i chicchi necessari erano esattamente 18.446.744.073.709.551.615. Che si legge: diciotto trilioni, quattrocentoquarantaseimilasettecentoquarantaquattro bilioni, ecc.

Se anche a voi, come al signor Shiram, sembra impossibile, provate a fare il calcolo (e scoprirete peraltro che non basta una comune calcolatrice da tavolo).
Il saggio si era limitato ad applicare quella che i matematici chiamano “funzione esponenziale” (FE) e che in politica potremmo battezzare “funzione imbrogliona” (FI), anche nota come funzione di Ferrando (FF).


Attenzione, però: se, come si suol dire,
la matematica non è un’opinione, davanti al Pcl si aprono orizzonti aritmetici sterminati. Abbiamo calcolato che -applicando la funzione esponenziale- in altre 17 (diciassette) giorni dovrebbe risultare iscritta l’intera popolazione italiana (incluso quel vostro zio fascista e gli 8 milioni e rotti del Pdl -da non confondere con Pcl). Pazientando fino a febbraio dovremmo poter vedere le bandiere di Ferrando sventolare per tutta Europa; e entro Pasqua, non c’è dubbio, sarà completato il tesseramento dei cinque continenti.

Tutto ciò avverrà senza sforzo alcuno e all’insaputa dei più. Mentre noi continueremo a costruire pazientemente un partito di militanti, al leader matematico basterà qualche comunicato stampa, una calcolatrice e i rudimenti del calcolo infinetesimale.
D’accordo, Ferrando di Savona non avrà il genio di Pitagora di Samo ma riconoscerete che condivide col grande matematico almeno una cosa: la convinzione che tutto è numero.


ULTIM’ORA

Avevamo già scritto questo corsivo quando abbiamo visto Ferrando dai Tg (grazie alla generosa intercessione dell’amico ex giornalista Rai Lucio Manisco, che si è fatto riprendere in varie pose in prima fila) parlare alla platea del suo congresso -all’Hotel Perù a Rimini- in una sala da settanta posti (invitati inclusi).

Sapendo, come risulta dai siti locali del Pcl, che i delegati venivano eletti in ragione di 1 ogni 5 iscritti, arriviamo (volendo essere generosi) a 300 (trecento) iscritti.

Continuiamo, con Pitagora, a cercare gli altri 2700 (duemilasettecento) che portano a quei 3000 (tremila) di cui si ostina a parlare il leader.

www.partitodialternativacomunista.org

Il Senato non approva i tagli: lievitano gli stipendi dei deputati

Secondo un’indagine del Sole 24 ore ci sarebbe un dislivello tra le buste paga dei senatori e quelle dei deputati. La situazione rischia di innescare una serie di ricorsi che vanificherebbero i contenimenti dei costi della politica che erano stato il vanto del presidente Bertinotti

montecitorio Roma, 3 gennaio 2008 – I deputati potrebbero riavere gli aumenti in busta paga, che la Camera dei deputati aveva sospeso e che erano stati una delle principali decisioni vantate dall’attuale presidente Fausto Bertinotti, in direzione di un contenimento dei costi della politica. Lo scrive oggi il ‘Sole 24 Ore’, spiegando che “nulla è stato formalmente deciso”, ma la questione è all’attenzione dei questori di Montecitorio.

“Paradossalmente – spiega il quotidiano della Confindustria – l’aumento deriva dal blocco degli aumenti stabilito dalla Finanziaria in ossequio alla richiesta di sobrietà di tutte le istituzioni”. Questo perché il Senato non aveva preso una decisione analoga a quella della Camera, causando “un dislivello negli stipendi di deputati e senatori che, se non venisse rimosso, si trascinerebbe per altri cinque anni”.

“La patata bollente – scrive ancora il Sole – è ora nelle mani di Fausto Bertinotti”. Il rischio è che, se rimanesse il dislivello, deputati (e in futuro ex deputati, che si troverebbero il vitalizio decurtato) potrebbero fare ricorso per riavere la differenza, vanificando i risparmi. Tre le soluzioni: linea dura, lasciando intatta la differenza tra Camera e Senato, aumento in busta paga a fine gennaio, limitando i possibili ricorsi al solo periodo 2007, infine restituzione degli arretrati ai deputati anche per il 2007: scelta quest’ultima, sottolinea il quotidiano, che secondo gli stessi deputati questori sarebbe “malcompresa” dall’opinione pubblica.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2008/01/03/57628-senato_approva_tagli.shtml

fonte immagine: http://www.gcmingati.net/wordpress/wp-content/uploads/castahi.jpg


DAL BLOG: ECOPROGETTI

sabato 26 maggio 2007

La Casta

Qui tre video di u-tube.
Il primo è un’intervista agli autori.

intervista_Stella_Rizzo.jpg

Così i politici italiani sono diventati intoccabili

Emergenza Spazzatura: Napoli, incendiato bus a Pianura

Presidio davanti ai cancelli. Sit in anche a Cercola. Occupata la ferrovia Cumana
Nel capoluogo oggi si prevedono oltre 2.000 tonnellate di spazzatura non rimossa

“La discarica riaperta fino al 2009”

In 12 ore novanta incendi in provincia. A Poggioreale sei vigili del fuoco all’ospedale


NAPOLI – Novanta roghi in 12 ore;
sei pompieri feriti dallo scoppio di alcuni petardi mischiati ai rifiuti; un bus bruciato a Pianura dai contestatori; sit-in davanti ai cancelli della discarica di Cercola. I cingolati che arrivano nel quartiere per fare spazio ai camion. Bloccato l’ingresso della superstrada a Pozzuoli. E oggi, a Napoli si prevedono oltre 2.000 tonnellate di spazzatura non rimossa.

Tensione a Pianura. Davanti all’ex discarica di Contrada Pisani nel quartiere Pianura a Napoli, la tensione è alta. Un centinaio di persone continuano a presidiare i cancelli. Alcune decine di manifestanti hanno bloccanto l’ingresso della superstrada di via Campana a Pozzuoli, che poi si collega alla tangenziale di Napoli. Nella notte è stato incendiato un autobus. I manifestanti bloccano anche le strade di accesso alla discarica chiusa da una decina d’anni ma indicata dalle autorità come nuovo sito per lo stoccaggio della spazzatura che sommerge Napoli. Occupato anche un tratto della ferrovia Cumana a Pianura.

La discarica resterà aperta almeno fino al 2009, e comunque chiuderà in coincidenza con l’ultimazione del termovalorizzatore di Acerra. Il prefetto di Napoli ed ex commissario per l’emergenza, Alessandro Pansa incontrerà al più presto rappresentanti dei cittadini di Pianura per “rassicurarli sulla nostra volontà di dare interventi compensativi, come abbiamo già fatto a Serre”.

“La discarica – aggiunge – era l’unica soluzione per fare uscire Napoli dall’emergenza e renderla autonoma. L’idea di usare Pisani era già nata in precedenza, quando sono cominciate le prime difficoltà nell’allestimento dei siti di stoccaggio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la chiusura di Lo-Uttaro, e poi di Taverna del Re”.

La reazione dei manifestanti. “Mancano ancora fogne, strade, illuminazione. Ritornare pure a essere uno sversatoio, dopo 40 anni di accumulo, è davvero un fallimento per tutti, politica compresa”, attacca Fabio Tirelli, Rifondazione, presidente della municipalità di Pianura. E’ il quartiere più ampio di Napoli, oltre 11 chilometri quadrati. Conta oltre 58mila abitanti, venuti qui negli anni della espansione a nord della città. All’inizio del 1996 fu chiusa la discarica, la più grande in tutta la Campania. Sembrava una decisione definitiva. Invece da stamani sono iniziati i lavori per la riapertura. Il quartiere reagisce con furia sotto lo sguardo preoccupato di decine di agenti che presidiano la zona con molti mezzi e unità attrezzate anti sommossa.


Sei pompieri feriti. La gente continua a dare fuoco ai cumuli di spazzatura. I vigili del fuoco hanno contato a Napoli e provincia 90 interventi in 12 ore, da ieri sera a mezzogiorno. A Poggioreale, sei vigili del fuoco sono rimasti feriti, uno dei quali è stato costretto al ricovero perchè mentre spegnevano un incendio sono esplosi dei petardi mischiati tra i rifiuti.

IL VIDEOLE FOTO

IL SONDAGGIO: L’ESERCITO SI O NO?


Sit-in a Cercola. A Napoli oggi si prevedono oltre 2.000 tonnellate di spazzatura non rimossa. Un disastro. Un presidio con una cinquantina di persone è stato organizzato davanti ad un’altra discarica, quella del comune di Cercola. I manifestanti impediscono l’ingresso degli operai. “Non li faremo entrare. Stamattina – spiegano – è venuto sul posto anche il commissario straordinario al quale abbiamo manifestato le nostre preoccupazioni e non abbiamo consentito ai camion di entrare nel sito”. La discarica è chiusa ma le autorità vorrebbero riaprirla per risolvere l’emergenza. “Bugie”, assicurano i contestatori. “Il sito di 1.500 metri quadrati potrebbe ospitare la spazzatura di una sola giornata e non risolverebbe il problema”.

Rischio sanzioni Ue. Di fronte all’emergenza rifiuti, l’Unione europea ha fatto la voce grossa. “Nei prossimi giorni valuteremo se prendere nuove decisioni e adottare nuove misure”, ha detto Barbara Helfferich, portavoce del commissario Ue all’Ambiente. L’Unione aveva già avviato nel giugno scorso l’iter per una procedura di infrazione a carico dell’Italia, inosservante delle direttive comunitarie sullo smaltimento rifiuti. Il 7 gennaio, data in cui si riunirà l’esecutivo europeo, potrebbe partire alle volte di Roma una sorta di ultimatum prima del ricorso davanti alla Corte di giustizia europea, organismo deputato eventualmente a comminare sanzioni nei confronti dell’Italia.
(3 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/rifiuti-campania/tensione-pianura/tensione-pianura.html

SI SCRIVEVA UN ANNO FA..
NULLA DI NUOVO? NO? GIURA!

Il problema spazzatura ormai al capolinea

Buongiorno Napoli

9 ottobre 2006 – Vittorio Moccia

Spazzatura a Napoli Respirate a pieni polmoni, eccoci a Napoli!
In queste ore la città, la sua periferia e la sua provincia hanno superato qualsiasi precedente record di insostenibilità.
Aria irrespirabile, roghi notturni, pericoli di epidemie, in taluni casi perfino viabilità compromessa.
Parliamo di un’emergenza lunga 12 anni, un commissariamento infruttuoso, che è riuscito soltanto a prolungare la lenta agonia del dramma rifiuti, sfociata nell’insostenibile disastro ambientale di queste ore e mai manifestatosi in precedenza con una simile drammaticità. Città e paesi invasi da cumuli di immondizia; spazzatura che deraglia per le strade, invade i portoni, appesta i quartieri. E’ un inno di orripilante arte moderna, testimone di anni di amministrazione ottusa ed inetta della cosa pubblica, incapace di guardare un centimetro oltre, incapace di concepire un qualsiasi meccanismo virtuoso di raccolta, che fosse almeno l’ombra sfocata di quanto si riusciva a fare perfino a pochissime decine di chilometri da Napoli (parliamo di Mercato

San Severino, paese simbolo del possibile ciclo “rifiuti zero”). Spazzatura a Napoli
Scende in campo la Protezione Civile, prova ad intervenire lì dove il commissariamento governativo del prefetto Corrado Catenacci ha fallito. Ma è un continuo rincorrere le emergenze, una ricerca estenuante di siti di stoccaggio, discariche il più delle volte abusive, sequestrate alla camorra e “regolarizzate”; o discariche temporanee, ma di un temporaneo che si trasforma spesso in definitivo. Alcune di esse servite nel passato al “Sistema” per riversare, tra i cumuli di immondizia, quintali di rifiuti tossici, come avvenuto ad esempio per Tufino, oggi contemplata tra le soluzioni per l’emergenza. Spazzatura a Napoli

Riportiamo alcune foto che testimoniano il disastro. Siamo nelle zone “bene” di Napoli, nel quartiere Vomero-Arenella. Figurarsi il resto…
Montagne di sacchetti maleodoranti in cui si mischia di tutto: umido di ogni tipo, ferro, plastica, cartone, anche e perfino quando vicino ai bidoni si trovano le due campane per la plastica e il vetro, solitamente stracolme e dunque difficilmente alimentabili. Misto plastica e rami secchi E ancora: scarti del fioraio conditi da un pezzo di plastica marcato “Saratoga”, elettrodomestici, parti di divano, bidoni di latta, basi di legno, pile esaurite, escrementi di animali e chissà quant’altro. Neppure il futuro ecomostro di Acerra potrebbe ingerire una simile mistura di generi da rifiuto.

Cause ed effetti si inseguono, partendo dagli atti di inciviltà ed ignoranza di chi non dimostra neppure un minimo di sensibilità per la propria terra per arrivare alle colpe amministrative, alla disinformazione dilagante, all’inettitudine governativa, al malaffare e all’incompetenza diffusi.

bidoncino dell'umidoEccolo li’ il piccolo contenitore nero dei “residui organici”: in Alto Adige ne usano uno per casa, qui a Napoli uno o due per via, giusto di fronte a fruttivendoli e fiorai, che ovviamente scaricano il “grosso” nei normali bidoni della spazzatura. Un terzo della spazzatura napoletana, che, se raccolto in differenziata, potrebbe essere immediatamente riciclato per produrre a prezzi ridicoli materiale compost, è lì, mischiato a tutto il resto e diventa, in queste ore, la principale possibile fonte di epidemie.

La raccolta "differenziata" secondo l'ASIAEcco lì ancora i nuovi cinque bidoni colorati dell’ASIA: uno in fila all’altro, il nuovo “caso di test” di quartiere, uno per quartire, col quale si tenta di far credere che, sì insomma, qualcuno ci sta pur provando a differenziare. Mentre nei fatti si monta l’ennesimo alibi per l’indifferenziato.
Legno, metallo, plastica, mobili… manca sempre lui: l’umido.

Spazzatura indifferenziata Ma protestare non serve più.
Continuiamo a dire un NO convinto alla follia degli inceneritori, fonti incontrollabili di anidride carbonica, di diossina e, peggio sul peggio, di micidiali polveri sottili. Un no doppio se l’ipotesi è che questi ecomostri debbano essere edificati in terre come Acerra, recentemente dichiarata dal governo luogo in cui vige lo stato di emergenza, a causa delle spaventose concentrazioni di diossina, entrate “di diritto” in parte della catena alimentare campana.

Campane Differenziato E’ indispensabile un nuovo e serio ciclo-rifiuti che parta dalla bonifica dei territori devastati dalle discariche abusive della camorra (la Campania ridotta a pattumiera d’Italia).
Bisogna strappare l’affare spazzatura dalle mani di consulenze multimilionarie, malavita organizzata e amministratori, nel migliore dei casi, incapaci: qualsiasi processo decisionale che riguardi aspetti di impatto ambientale deve coinvolgere i cittadini, le associazioni ambientaliste ed i comitati locali, secondo quanto richiesto dalle più recenti convenzioni europee.
Va realizzata in maniera convinta una vera filiera della raccolta differenziata, gestita col porta a porta, con incentivi fiscali per il cittadino e con controlli severi del territorio, aventi finalità di prevenzione e punizione intransigente degli abusi.
La raccolta differenziata va inoltre alimentata mediante una massiccia campagna educativa ed una pervasiva opera di sensibilizzazione, anche tramite gli istituti scolastici ed i mezzi di diffusione stampa.

Ridare insomma un volto umano ad una città e ad un territorio nel quale il dilemma spazzatura rappresenta oggi la punta dell’iceberg di problemi atavici ed ormai cronici che qualificano la regione Campania in maniera tanto negativa.

fonte: http://www.peacelink.it/ecologia/a/19006.html

Damiano: «Su salari serve pazienza»

Il ministro ai sindacati: rinunciate allo sciopero, con la fretta non si ottengono risultati.

Prodi: vertici confermati.

Il Ministro del Lavoro Cesare Damiano (Lapresse)

ROMA – «Se si sceglie la strada della concertazione si esclude il conflitto preventivo». Così il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, esorta i sindacati ad abbandonare la scelta dello sciopero nel caso in cui nell’incontro con il governo dell’8 gennaio non avranno risposte immediate sui salari. Su questo tema, spiega Damiano a Radio Anch’io, «con la fretta e la furia non si ottengono risultati. La concertazione per sua natura ha bisogno di tempo, di pazienza di risorse, di negoziato e di compromesso».

SINDACATI IN ALLERTA – Una posizione che non si concilia molto con quella dei sindacati: dopo che nei giorni scorsi era stato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, a minacciare lo sciopero generale in assenza di un’inversione di rotta dell’esecutivo in tema di politiche salariali, un nuovo affondo arriva ora da Luigi Angeletti, segretario generale della Uil: Abbiamo una riunione dei direttivi di Cgil, Cisl e Uil fissata per il 15 – ha detto Angeletti ai microfoni di SkyTg24 – e se in quella data non ci saranno risposte, o se saranno vaghe, sia riguardo alle tasse che sulla questione dei contratti, saremo costretti a fare uno sciopero». «La cosa più importante – ha aggiunto – è avere riduzioni serie delle tasse sui salari perchè in Italia gli stipendi, oltre ad essere i più bassi d’Europa, stanno anche diminuendo in termini reali a causa delle tasse alte e dell’aumento dei prezzi».

«SERVE LA CONCERTAZIONE» – Il ministro Damiano ha in ogni caso ribadito che è necessario aspettare la trimestrale di cassa per vedere quali saranno le risorse sul tavolo. Quanto alla soglia di reddito entro la quale operare per intervenire sul potere d’acquisto di salari e pensioni, Damiano afferma che i 40mila euro sono il riferimento al quale guardare. «Si apra una fase di confronto – ha esortato – e si costruisca la soluzione sulla base delle risorse e sulla base delle priorit». «Siamo reduci – ha aggiunto Damiano – da un grande successo, l’approvazione del protocollo sul welfare e abbiamo impiegato un anno ad arrivare a quel risultato. Questo dimostra che il governo crede nella concertazione e ha fatto rinascere la concertazione. Abbiamo il 2008 che dovrà individuare nuovi obiettivi. Sicuramente la questione del potere d’acquisto non solo delle retribuzioni ma anche delle pensioni medio-basse è una questione fondamentale».

OAS_AD(‘Bottom1’); «VERTICI CONFERMATI» – E’ stato poi lo stesso presidente del Consiglio, Romano Prodi, a illustrare la tabella di marcia del governo in materia di confronto con le parti sociali: «Stiamo facendo i calendari, i vertici sono confermati sia ovviamente quelli che riguardano gli aspetti economici salariali, sia quelli che riguardano gli aspetti istituzionali e delle riforme elettorali».

03 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_03/damiano_salari_61db2914-b9d9-11dc-9ac8-0003ba99c667.shtml


CONTI PUBBLICI: FERRERO, ORA RISORSE PER SALARI

(AGI) – Roma, 2 gen. – Con il calo del fabbisogno, “vi sono le risorse per aumentare i salari e le pensioni medio basse riducendo il carico fiscale ai ceti piu’ deboli”. Lo sostiene in una nota il Ministro della Solidarieta’ Sociale Paolo Ferrero, commentando i dati positivi sul fronte dei conti pubblici che saluta come “una buona notizia”.

Allo stesso tempo, pero’, e’ giunta anche una notizia “cattiva” e cioe’ che “il Partito democratico e’ un potente fattore di destabilizzazione del quadro politico e del governo.
Visto che Franceschini non puo’ pensare che la sinistra abbia istinti suicidi o tantomeno che la sinistra possa restare in coalizione con chi la vuole assassinare, ci puo’ spiegare cosa vuol fare il PD? Vuol far andare avanti il governo Prodi o punta ad una grande coalizione con la destra? Ci faccia il favore di dirlo”, conclude il Ministro. (AGI) Pit 021924 GEN 08

fonte: http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200801021927-pol-rom1131-art.html

Allarme salari, la Sardegna è in rosso
Stipendi bassi con un potere d’acquisto che diminuisce

Gli italiani sono i meno pagati d’Europa e i sardi sono quelli messi peggio. I sindacati, dopo l’allarme nazionale, sollevano anche nell’Isola il caso salari: meno 22 % rispetto ad alcune regioni del centro-nord, con le pensioni che hanno perso addirittura il 33 per cento di potere d’acquisto negli ultimi 15 anni. Un’indagine sugli stipendi dei sardi evidenzia come il mito del bancario medio sia destinato a scomparire. I leader sindacali: la povertà è in aumento e la Regione intervenga come può, magari sulle tariffe, in aiuto delle fasce più deboli. Le prime risposte devono arrivare dalla Finanziaria.

Gli stipendi e le pensioni dei sardi pesano il 22 per cento in meno rispetto ai salari del Centronord. I rincari delle tariffe di acqua, luce e gas penalizzano soprattutto la Sardegna, dove il potere d’acquisto delle pensioni si è ridotto del 33 per cento negli ultimi 15 anni. A Roma i leader sindacali minacciano lo sciopero nazionale se il Governo non metterà in campo rigide politiche a difesa dei salari, mentre nell’Isola i segretari lanciano l’allarme povertà e invitano la Regione a lavorare soprattutto sulle tariffe e sulle politiche sociali. Gli impiegati sardi non godono certo di buona salute. Tramonta il mito del bancario felice, se un capo ufficio con dieci anni di anzianità non supera i 1500 euro (netti) al mese, lo stesso stipendio di un insegnante delle medie superiori con un’anzianità di poco maggiore. «La politica fiscale è da ripensare», sentenzia Giampaolo Diana, segretario della Cgil, «non può gravare tutto sui lavoratori dipendenti». E lo sciopero, sottolinea Diana, «non può sempre essere l’arma da mostrare quando si deve rinnovare un contratto».

MARIO MEDDE. Il segretario sardo della Cisl lancia l’allarme pensioni: «Il loro potere d’acquisto si è ridotto del 33 per cento dagli anni ’90 a oggi». La Sardegna: «Le politiche dei redditi e degli incrementi salariali rappresentano un problema da affrontare anche a livello regionale. Come si legge nell’ultimo rapporto del Cnel su retribuzioni e costo del lavoro, il Nordovest risulta essere l’area con le retribuzioni medie più elevate del Paese, con differenze di oltre 22 punti percentuali nei confronti del Sud e delle Isole». Differenziali in busta paga «che si riflettono ovviamente sull’imponibile previdenziale e sulla consistenza delle pensioni». Anche la Sardegna vive una «condizione di inferiorità: lo attestano le pensioni Inps (vecchiaia, anzianità e prepensionamento), che da noi hanno un importo mensile medio individuale di 703,09 euro, mentre la media mensile nazionale raggiunge i 781,29 euro». Un raffronto impietoso: «In Lombardia, la pensione media mensile di vecchiaia raggiunge i 906,12 euro». L’istantanea isolana: «La conseguenza dei bassi salari e delle basse pensioni, in aggiunta a un numero di disoccupati reali intorno a quota 165 mila, è l’aumento delle povertà relative che nella nostra Isola coinvolge il 16,9% delle famiglie, ovvero circa 300 mila persone». La Regione: «Deve fare la sua parte con una politica dei redditi che deve prevedere la diminuzione dell’imposizione fiscale locale e regionale, il monitoraggio di prezzi e tariffe, l’incremento delle risorse finanziarie e l’accelerazione della spesa sulle politiche del lavoro e il potenziamento delle politiche di sviluppo». Priorità che, secondo il sindacato, «deve avere la Finanziaria regionale per il 2008».

GIAMPAOLO DIANA. «In Sardegna la gente sta male, stipendi e pensioni sono troppo bassi rispetto al costo reale della vita», evidenzia il leader sardo della Cgil, «avevamo chiesto alla Regione un intervento modesto, quello di esentare alcune fasce di reddito dall’addizionale Irpef, ma ci è stato risposto che non è competenza dell’amministrazione». Abbassando di un punto l’Irap per le imprese, questa la seconda richiesta di Diana, «si può arrivare a un peso minore per le imprese sarde quantificabile in 42 milioni di euro». Ma le forme di sostegno per le fasce deboli, dice il segretario di Cgil, «possono essere numerose ed efficaci, sediamoci attorno a un tavolo e discutiamone». Dobbiamo ritoccare, suggerisce Diana, «le tasse comunali per chi ha redditi bassi, ci deve essere una convinzione collettiva che le tariffe sono troppo alte e che tutto questo non fa ripartire la “domanda”. La nostra economia è a rischio sopravvivenza, se non restituiamo ai salari un potere reale, tangibile». Secondo Diana «i nostri stipendi valgono il 20 per cento in meno rispetto a dieci anni fa». E fornisce la sua lettura anche su scala nazionale: «Lo sciopero non può essere un’arma da esibire sempre, bisogna ripensare la politica fiscale se questo Paese ha il reddito da lavoro tassato dal 30 al 40 per cento, mentre le rendite finanziarie hanno una pressione che non supera il 10». Troppo pesante la tassazione «su chi lavora: dobbiamo pensare a uno sgravio di 4, anche 5 punti percentuali».

MICHELE CALLEDDA. Il segretario aggiunto della Uil è in linea con i suoi colleghi, ma aggiunge: «Sì, parliamo di politiche sociali, ma pensiamo anche a fare reddito». Se anche il presidente Napolitano «ha lanciato in questi giorni l’allarme sui salari troppo bassi, significa che il momento di agire seriamente è arrivato». E se è allarme in tutta Italia, «la Sardegna vive questa situazione ancora peggio». Calledda chiede alla Regione «maggiore concertazione perché si affronti anche a livello locale questo impoverimento costante e consistente delle retribuzioni» e indica i tre punti sui quali lavorare: «Certamente l’abbattimento delle tariffe, poi l’applicazione reale del welfare e un maggiore controllo sulla fiscalità locale». Secondo Calledda «acqua e Ici sono temi sui quali si può e si deve trattare, e spetta anche alla Regione il compito di organizzare una politica che venga incontro alle fasce di reddito più basse». Un’ora di un operaio italiano «è pagata 14 euro, dieci in meno rispetto a un lavoratore tedesco: su questo occorre trattare, il Governo deve fare la sua parte». Perché lo sciopero generale è dietro l’angolo.

ENRICO PILIA

THYSSENKRUPP: Funerali della settima vittima del rogo

Celebrati i funerali di Giuseppe Demasi, l’ultima vittima dell’incendio

Capo dei pompieri muore in procura

Il funzionario, 67 anni, sposato con due figli si trovava al Palazzo di Giustizia per incontrare i magistrati che indagano sul caso della Thyssen Krupp. Sarebbe andato in pensione tra due mesi.

TORINO, 3 GENNAIO 2008 – Il rogo della ThyssenKrupp continua a fare vittime. Questa mattina nella procura di Torino, l’ingegner Giorgio Mazzini, capo del Corpo dei Vigili del fuoco e vice capo del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, è morto dopo essere stato colpito da malore

L’alto funzionario, 67 anni, sposato con due figli si trovava al Palazzo di Giustizia per incontrare magistrati che indagano sul caso della ThyssenKrupp.

strage nell'acciaieria thyssenkrupp di torino ADDIO A DEMASI

Una folla commossa si e’ raccolta nella chiesa del Santo Volto, a Torino, per dare l’ultimo saluto a Giuseppe Demasi, l’ultima vittima della Thyssenkrupp, morto domenica scorsa dopo oltre tre settimane di agonia per le ustioni riportate nel rogo dell’acciaieria torinese. La chiesa, che sorge dove un tempo c’erano le ferriere di Torino, e’ piena di parenti, amici e colleghi del giovane operaio morto ad appena 26 anni. Ad accogliere la bara l’arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, i ministri del Lavoro Cesare Damiano e della Solidarieta’ Sociale Paolo Ferrero, il sindaco Sergio Chiamparino, il presidente della Provincia, Antonio Saitta e il vicepresidente della Regione, Paolo Peveraro. Sono presenti anche Dario Fo e Franca Rame, il direttore generale di Intesa Sanpaolo, Pietro Modiano, i senatori Enzo Ghigo e Gianfranco Morgando, quest’ultimo anche segretario regionale del Pd.

Sulla bara la maglia bianconera di Alessandro Del Piero, con gli autografi di tutti i giocatori della sua squadra del cuore, e quella numero 8 con cui ‘Mase’, come era soprannominato il giovane operaio, era solito giocare a calcetto.


fonte: http://qn.quotidiano.net/2008/01/03/57569-capo_pompieri_muore_procura.shtml