Archivio | gennaio 4, 2008

L’istinto suicida della sinistra che insegue la destra

CONTROMANO

di Curzio Maltese

L’istinto suicida della sinistra italiana, come tutte le malattie gravi, si è manifestato nella storia in varie forme e con i sintomi più diversi. La forma più frequente, riscontrata in questi ultimi anni, si chiama “sindrome dell’accordo bipartisan” o anche “dialogo con la destra”. Nella versione estrema, è anche conosciuta come “dialogo con Silvio Berlusconi”. La necessità del dialogo con la destra si baserebbe sul presupposto che la sinistra debba inseguire la presunta modernità della destra su quasi tutti i temi.
Perfino quando la modernità della destra ripropone antichi concetti del primo Medioevo.

Un piccolo esempio pratico, per cominciare. Nella legge finanziaria appena approvata, è stata cancellata una delle poche iniziative buone varate dai governi D’Alema. Si trattava di un fondo pubblico di 3,5 milioni di euro messo a disposizione delle comunità locali per intraprendere azioni legali in difesa dell’ambiente. Per esempio contro le fabbriche inquinanti o le ecomafie.

Grazie ad un accordo bipartisan, con il voto favorevole della destra e l’astensione della sinistra, il fondo per le cause legali è stato tramutato in aiuto di Stato ai cacciatori perché possano comprarsi la licenza e le armi da fuoco. L’idea è senz’altro originale, un allegro schiaffo al politicamente corretto. Ma la si può definire anche moderna? O non è piuttosto un’immensa stronzata, per usare un francesismo?


Ecco un altro esempio, più corposo.

Il nascente Partito democratico ha deciso di affidare il tema dei diritti civili alle illuminate teorie della professoressa Paola Binetti, numeraria dell’Opus Dei, a confronto della quale il cardinal Camillo Ruini sembra un reduce del Sessantotto. Il calcolo sarebbe quello di riuscire a catturare al Partito democratico il consenso dei cattolici tradizionalisti. Ora, alcune centinaia di ricerche sui risultati delle elezioni testimoniano che i cattolici tradizionalisti votano al 99 per cento per i partiti di destra.

A sinistra votano invece i cattolici liberali, che in Italia ormai rappresentano l’ultima riserva anticlericale. In pratica, non si conosce elettore del Pd che condivida le idee della signora Binetti, tranne la signora Paola Binetti medesima. Mentre empiricamente posso assicurare che centinaia di potenziali elettori del Partito democratico hanno smesso di esserlo nell’istante in cui hanno appreso la notizia.

fonte: ilVenerdì, in edicola oggi


MULTE – Nulle se notificate a mezzo società terze

di giovanni d’agata

Nulle le multe notificate a mezzo società terze: il Componente del Dipartimento Tematico Nazionale Tutela del Consumatore di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA segnala un’importante sentenza che ribadisce un orientamento della Cassazione

Le multe notificate a mezzo di società terze sono da annullare: è quanto sostiene il Giudice di Pace di Nocera Inferiore in una recente sentenza che ribadisce un orientamento della Suprema Corte.


E’, infatti, prassi dei Comuni che emettono multe “seriali”, semplificare a proprio piacimento il procedimento di notificazione, che soggiace a precisi e rigorosi requisiti formali, affidare la notificazione degli atti amministrativi a non meglio identificate società e nel caso in questione sarebbe la stessa Società utilizzata anche dal Comune di Lecce, tale Sapidata S.A., con domicilio in San Marino.

Il Giudice di Pace ha rilevato l’inesistenza giuridica della notifica effettuata non da uno dei soggetti indicati dal combinato disposto degli artt. 201 n. 3 e 12 C.d.S., ma da un non meglio identificato soggetto giuridico privato, tale Sapidata S.a. (nel nostro ordinamento tale sigla non indica un qualche tipo di società). Ne consegue che la notifica è inesistente in quanto effettuata non solo da un soggetto diverso da quelli indicati dal C.d.S., ma anche da un soggetto non meglio specificato.

Secondo il Componente del Dipartimento Tematico Nazionale Tutela del Consumatore di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, questo è un altro duro colpo per tutti quelli enti locali che hanno scelto la via delle multe “seriali” a mezzo degli strumenti di rilevazione elettronica tipo autovelox e photored, con lo scopo di far cassa a danno degli utenti della strada.


Si allega di seguito la sentenza. Lecce, 04 dicembre 2007 Il Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” Giovanni D’AGATA

Sede Provinciale “Italia dei Valori” di Lecce – via P. Bax n. 8 – 73100 LECCE
Tel. 388/9411240 – e mail: dagatagiovanni@virgilio.it

GIUDICE DI PACE DI NOCERA INFERIORE – 23 aprile 2007

Giurisprudenza di merito
GIUDICE DI PACE DI NOCERA INFERIORE
23 aprile 2007

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO. – Con ricorso ritualmente depositato, l’opponente ricorreva contro il verbale di contravvenzione n. PH2079, notificato il 29 ottobre 2006, elevato in data 11 ottobre 2006, relativamente alla violazione di cui all’art. 146 c.s. (transito con semaforo rosso), commessa il 25 giu­gno 2006, eccependo violazioni formali e sostan­ziali delle norme regolatrici della procedura in materia. In particolare deduceva la inesistenza giuridica della notifica effettuata, in quanto la stessa era stata eseguita, non dai messi comunali, ma dalla società Sapidata S.a. Il giudice, con decreto, fissava, per la discussione, l’udienza del 23 aprile 2007, ordinando alla pubblica amministrazione di deposi­tare, nel termine di 10 giorni prima di detta udienza, la documentazione relativa all’oggetto del ricorso. Con memoria depositata in atti, il Comune di Angri, a mezzo dell’avvocato C., insisteva per il rigetto del ricorso e depositava note illustrative e fotocopie, non autenticate, dalle quali, a suo dire, poteva rilevarsi l’omologazione e la taratura dell’apparecchio in questione, n. 2 rilievi fotografici con l’indicazione del giorno, delle ore e dei minuti e lettere, sempre in fotocopie non autenticate, ed indirizzate al Comando Polizia Municipale di Angri ed a firma amministratore società Italtraff Srl e Tec Service Srl. Ometteva il Comune il deposito del ver­bale redatto dall’agente all’atto dell’accertamento della violazione.

All’udienza del 23 aprile 2007 erano presenti i procuratori delle parti, che si riportavano ai loro atti, insistendo per l’accoglimento delle loro richieste. Il giudice, verificata la sussistenza di sufficienti ele­menti per decidere la causa, pronunciava apposito dispositivo.

MOTIVI DELLA DECISIONE. – Il ricorso è risultato ammissibile, essendo stato depositato in data 9 novembre 2006 e cioè nel termine di 60 giorni dalla notifica del verbale di contestazione avvenuta il 29 ottobre 2006. Preliminarmente va rilevata l’inesi­stenza giuridica della notifica effettuata non da uno dei soggetti indicati dal combinato disposto degli artt. 201 n. 3 e 12 c.s.ma da un non meglio identi­ficato soggetto giuridico privato, tale Sapidata S.a. (nel nostro ordinamento tale sigla non indica un qualche tipo di società). Ne consegue che la notifica è inesistente in quanto effettuata non solo da un soggetto diverso da quelli indicati dal C.S., ma anche da un soggetto non meglio specificato. Stante tale rilievo preliminare che comporta una declaratoria di nullità dell’atto impugnato si potrebbe tralasciare l’esame del merito. Pur tuttavia, per completezza, si pongono le seguenti ulteriori osservazioni: 1) nes­suna delle fotocopie depositata dal Comune di Angri riporta il certificato di omologazione dell’apparec­chio che avrebbe rilevata l’infrazione. Infatti, vi sono solo note della Prefettura e del Ministro delle infrastrutture e lettere al Comune di Angri da parte di società private che affermano sic et simpliciter che l’apparecchio di cui trattasi è conforme al prototipo depositato presso il Ministero dei lavori pub­blici e che risulta coerente con le condizioni indicate dal decreto n. 1130 del Ministero delle infrastrutture datato 18 marzo 2004. Allo stato, pertanto, deve rilevarsi che nessuna prova viene fornita di omolo­gazione dell’apparecchio di cui trattasi, con i docu­menti depositati in atti; 2) il caso in esame, relativo al c.d. «controllo remoto» delle infrazioni, è rego­lato dall’art. 201 C.S., comma l ter, dove è prevista la possibilità che, in deroga al principio della con­testazione immediata, alcune infrazioni possano essere accertate anche in assenza degli organi di polizia, purché il rilevamento avvenga mediante l’utilizzo di apparecchiature debitamente omologate. Ne deriva che, proprio per la peculiarità di tali meccanismi, funzionanti in assenza di operatori, vi deve essere una certezza assoluta circa l’effettività e la correttezza delle rilevazioni, certezza che può ritenersi sussistente non solo in presenza di ade­guata omologazione, con certificazione proveniente da ente pubblico, ma anche con debita taratura, con riferimento a campioni nazionali, inizialmente e periodicamente. Infatti, con la legge 273/1991 è stato istituito il sistema nazionale di taratura, con l’istituzione di Centri SIT (servizio di taratura in Italia) che sono preposti a tarare strumenti e ad emettere i relativi Certificati di taratura. In assenza di idonea procedura di taratura, il funzionamento di una qualsiasi apparecchiatura elettronica risulta assolutamente inattendibile non idonea per affer­mare la fondatezza dell’accertamento amministra­tivo. Le norme UNI EN 30012, ora integrate nelle UNI EN 10012 devono essere applicate anche in Ita­lia, considerato che gli enti nazionali sono tenuti a recepire le regole dettate dalla Comunità Europea. Sul punto va inoltre evidenziato che il Ministero dell’interno, con la circolare del 26 gennaio 2005 n. 4, ha chiarito che «gli accertamenti in automatico, ovvero in assenza dell’organo di polizia, delle vio­lazioni previste dagli artt. 146, comma 3 etc. sono correttamente effettuati solo qualora vengano ese­guiti mediante apparecchiature che abbiano ottenuta una specifica omologazione e solo su strade, diverse dalle autostrade e dalle strade extraurbane princi­pali, individuate dal Prefetto». Nel caso di specie non risulta sussistente alcuna di tali condizioni; 3) i due fotogrammi depositati dal Comune di Angri riportano solo i minuti e non anche i secondi ed in una delle due foto la targa dell’auto è totalmente illeggibile, per cui, considerando a) che le foto potrebbero essere state scattate, sia al primo secondo che al cinquantanovesimo dello stesso minuto, con notevole intervallo temporale tra di esse; b) che non risulta indicata la durata del segnale rosso e la durata del segnale verde; c) che dalla foto, in cui si legge la targa, risulta che l’auto è ferma al segnale rosso, si potrebbe avere l’ipotesi che l’auto, fotografata ferma alla fine della durata del rosso, abbia attraversato l’incrocio con il segnale verde e 1’apparecchio, che non riporta i secondi, né la durata del rosso e del verde, terminata la durata del segnale di verde, abbia scattata un’altra foto con un nuovo segnale di rosso accesosi alla fine del minuto riportato sul fotogramma; d) sul display non è indicato il mese e l’anno della com­messa violazione, per cui non è possibile verificare la tempestività della contestazione. Ne deriva da quanto esposto la notevole inattendibilità dell’accertamento, stante la mancanza della indica­zione del secondo in cui avviene lo scatto delle due foto, nonché del mese e dell’anno.
In definitiva, la notifica, effettuata da una società atipica, non ammessa nel nostro ordinamento deve ritenersi inesistente e l’accertamento, sia per carenza di prova sulla omologazione e sulla taratura dell’apparecchio e sia per le modalità di funziona­mento, senza l’indicazione del minuto secondo in cui avviene lo scatto della foto, né del mese ed anno sul display è risultato profondamente inattendibile. Di conseguenza il ricorso è fondato e merita accoglimento. Sussistono giusti motivi per una compensazione integrale delle spese di causa.

Multe: «Illegittime se manca il nome del funzionario»

Colpo di spugna della Corte Costituzionale

di Luca Lippera

ROMA (4 gennaio) – Per le “multe pazze” e non solo per le multe si prospetta un cataclisma. Centinaia di migliaia di cartelle esattoriali nate dalle contravvenzioni potranno essere dichiarate illegittime dai Giudici di Pace «perché non indicano chiaramente, con nome e cognome, chi è il responsabile del procedimento di riscossione». Cioè il funzionario che lo segue. Il terremoto nasce non dal “colpo di sole” di un azzeccagarbugli ma da un’ordinanza della Corte Costituzionale: la numero 377 del 9 novembre scorso, presidente Franco Bile, relatore Sabino Cassese. Solo ora se ne comincia a percepire l’esplosività. Ma le parole dei giudici supremi sono inequivocabili: «…l’obbligo di indicare il responsabile, lungi dall’essere un inutile adempimento, ha lo scopo di assicurare il diritto alla difesa e la trasparenza della attività amministrativa».

L’ordinanza consultabile su internet via Google
prospetta un’arma quasi invincibile contro le “multe pazze”. Resta sempre valido un principio: se tutto è in regola, non resta che pagare. Ma ora i cittadini che riceveranno una Cartella Esattoriale senza i requisiti prescritti dalla Corte potranno fare ricorso con un’enorme possibilità di vederlo accolto: le sentenze dei supremi giudici italiani hanno di fatto valore di legge. Il discorso vale, potenzialmente, anche per milioni di vecchie Cartelle. Può darsi che ne siano nati, nel frattempo, procedimenti esecutivi, ipoteche e Fermi Auto. Se era illegittimo il documento da cui tutto ha avuto origine, è chiaro che il cittadino, con la cosiddetta opposizione all’esecuzione, ha la possibilità di contestare la richiesta di denaro.

Alcune associazioni di consumatori, di fronte alla portata (potenzialmente enorme) dell’ordinanza, stanno valutando la possibilità di una causa collettiva (la cosiddetta class action propugnata dall’ultima Finanziaria) per far annullare milioni di cartelle e quindi di multe. L’amministrazione, ovviamente, non starà a guardare. Ci sono in gioco crediti per centinaia di milioni di euro a favore delle varie amministrazioni dello Stato. La sentenza dei supremi giudici, valida per tutto il Paese, non si occupa specificamente di multe. I principi vengono “dettati” per tutte le Cartelle e nelle Cartelle può esserci qualunque cosa: tasse sul reddito, Ici, Tari, contributi evasi: le sanzioni al Codice della Strada, in fondo, sono una parte minore del totale.

L’onda sismica che potrebbe estirpare alla radice
il caos delle “multe pazze” parte nientepopodimeno che dal Veneto. Un cittadino di Chiampo, Giuseppe Faedc, ricevuta una Cartella senza il nome del responsabile del procedimento, si è rivolto alla Commissione Tributaria Regionale di Venezia. Il suo avvocato ha ricordato, in udienza, che la Legge N. 212 del 2000, lo Statuto dei Diritti del Contribuente, imponeva (articolo 7, comma 2) l’indicazione. Nome e cognome, insomma: la sola dicitura Gerit, per stare all’esempio di Roma, non basta. L’ente che aveva emesso la Cartella, il Comune di Chiampo, ha prospettato una ipotetica questione di legittimità costituzionale della norma e i giudici di Venezia hanno interpellato la Corte Costituzionale.

Volevano un parere supremo, insomma,
e la Corte l’“oracolo” del nostro sistema giuridico lo ha emesso. «La questione di legittimità costituzionale hanno concluso i giudici è manifestamente infondata». «Ogni provvedimento amministrativo si legge nell’ordinanza richiede atti di notificazione e di pubblicità… L’obbligo di indicare il responsabile ha lo scopo di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa, la piena informazione del cittadino e la garanzia della difesa, che sono altrettanti aspetti del principio di imparzialità della pubblica amministrazione predicato dall’articolo 97 della Costituzione».

La decisione, adottata nel Palazzo della Consulta,
davanti al Quirinale, è del 5 novembre. L’ordinanza è stata depositata quattro giorni dopo. La pubblicazione integrale è di pochi giorni fa. Da quel momento stuoli di avvocati sono al lavoro. Tanti cittadini tartassati dalle “multe pazze” intravedono a prescindere dagli altri motivi di ricorso la possibilità di vincere la loro battaglia. I legali delle amministrazioni, a cominciare da quelli del Comune di Roma, affilano le armi. Il Campidoglio rischia di veder svanire centinaia di milioni di euro. Ci vorrà “fantasia” giuridica per disinnescare la bomba dei giudici supremi.

Come far valere la nullità

ROMA (4 gennaio) – Ecco come comportarsi davanti alle cartelle esattoriali.


Come far valere la nullità.
È il caso più semplice: nelle prossime settimane arriva una Cartella Esattoriale intestata “Gerit” (la concessionaria per la riscossione dei tributi di Roma) che non indica, con nome e cognome, chi è il responsabile del procedimento. Per far dichiarare la nullità dell’atto, bisogna presentare ricorso al Giudice di Pace (entro 30 giorni dalla notifica della Cartella) citando l’ordinanza della Corte Costituzionale N. 377 del novembre 2007 e la Legge sulla Tutela dei Diritti del Contribuente (N. 212 del 27/7/2000, art. 7, comma 2). Il fatto che vi siano altri elementi di illegittimià (mancata notifica della multa originaria, pagamento già effettuato, ecc.) non cambia lo scenario: i motivi di contestazione possono essere sommati l’uno all’altro.

L’ordinanza vale anche “in ritardo”.
Migliaia di cittadini che hanno fatto ricorso contro le Cartelle da “multe pazze” sono tuttora in attesa di udienza davanti al Giudice di Pace. Può darsi che al momento in cui è stato depositato il ricorso, la Corte Costituzionale non avesse ancora emesso l’esplosiva ordinanza N. 377. Come si fa a introdurla, nel giudizio pendente, come motivo di illegittimità della cartella? Le strade sono due. La prima: depositare una memoria con il nuovo motivo di ricorso alla cancelleria del giudice al quale è stata assegnata la pratica (nome del giudice e numero di ruolo della causa vengono forniti al momento del deposito del ricorso). Seconda strada: aggiungere il motivo di ricorso durante la prima udienza.

E se i termini sono scaduti?
Immaginiamo ora il caso più complesso: Tizio ha ricevuto una Cartella da multe. Nella Cartella non c’è l’indicazione del responsabile del procedimento (dunque è illegittima) ma entro i fatidici trenta giorni non è stato fatto ricorso. Si può ancora fare qualcosa? La risposta è sì. Il cittadino, non potendo più “aggredire” la Cartella, dovrà fare opposizione alla sua esecuzione. Potrà farlo con un ricorso al Giudice di Pace se la richiesta di pagamento nella Cartella non supera un certo limite (in genere 15 mila euro) oppure al Tribunale Civile. La procedura è più complessa del solito e forse sarà bene farsi assistere da un avvocato (negli uffici del Giudice di Pace in via Teulada ce n’è sempre qualcuno pronto a intervenire).

Ora l’esattoria è corsa ai ripari.
Le Cartelle Esattoriali emesse dalla fine dello scorso novembre contengono l’indicazione del responsabile del procedimento. Esse verranno recapitate non prima di febbraio-marzo ma è chiaro che un ricorso, in questo caso, non avrebbe alcuna speranza di essere accolto. Intuendo che l’ordinanza N. 377 potrebbe cancellare centinaia di migliaia di crediti da multe e altri tributi (e centinaia di milioni di euro), Equitalia, la società dello Stato da cui dipende la Gerit Spa, si è immediatamente adeguata. Ma non per questo bisogna darsi per vinti. Se la Cartella è fondata ovviamente non resta che pagarla. Se però ci sono irregolarità, o nella multa da cui nasce il tutto o nell’atto stesso, restano validi i soliti motivi di ricorso.

Ondata di ricorsi in arrivo
Equitalia: è una bomba atomica, ci opporremo


ROMA (4 gennaio) –
«Non c’è alcun dubbio: di fronte ai ricorsi, faremo opposizione». Attilio Befera, amministratore delegato di Equitalia, la società dello Stato che detiene tutte le concessionarie per la riscossione d’Italia (a Roma la Gerit), è cosciente che l’ordinanza n° 377 della Corte Costituzionale è la classica “bomba atomica” nel pantano della burocrazia. I giudici di pace non potranno che attenersi alle indicazioni dei giudici supremi e questo farà diventare carta straccia montagne di Cartelle Esattoriali. Non solo quelle da “multe pazze” calvario di migliaia di romani ma anche per l’Ici, la Tari, i contributi Inps. Alcune, in verità, recavano da tempo le indicazioni richieste. Ma tante altre no.

«Ci siamo subito adeguati:
le cartelle emesse da metà novembre in poi indicano il responsabile del procedimento rivela Befera a dimostrazione di quanto la sentenza abbia allarmato i “guardiani” della riscossione Ma noi siamo solo esecutori. Nella cartella ci limitiamo a riprodurre le indicazioni trasmesse dall’ente impositore (nel caso delle multe romane il Comune). Non abbiamo discrezionalità nell’indicare un nome anziché un altro. Ecco perché riteniamo che quella censurata dalla Corte sia una mera irregolarità. Per questo, ci opporremo agli eventuali ricorsi dei cittadini».

Ma la Corte Costituzionale è stata molto chiara:
«…l’obbligo imposto ai concessionari di indicare nelle cartelle il responsabile del procedimento, lungi dall’essere un inutile adempimento, ha lo scopo di assicurare la trasparenza della attività amministrativa e la garanzia dei diritti della difesa». «Di fronte a queste parole osserva Simone Pacifici, uno degli avvocati più battaglieri sul fronte contravvenzioni è difficile immaginare che i giudici di pace non si attengano all’ordinanza. La Corte Costituzionale fa “legge” e sentenzia al di sopra di tutto. I supremi magistrati, tra l’altro, non fanno che ribadire una cosa: c’è una legge, la N.212 del luglio 2000, e la legge va applicata».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=16366&sez=HOME_INITALIA

CAOS RIFIUTI A NAPOLI: Trovati 21 manichini impiccati



Napolitano: “Il governo interverrà”

Sono stati trovati posizionati lungo il tratto di corso Umberto I che va da piazza Garibaldi a piazza Nicola Amore, nei pressi dell’abitazione del sindaco. Sul fatto indaga la Digos della Questura partenopea

Napoli, 4 gennaio 2008 – Ventuno manichini impiccati, che recavano il nome del presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e del sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, sono stati trovati questa mattina a Napoli posizionati lungo il tratto di corso Umberto I che va da piazza Garibaldi a piazza Nicola Amore, nei pressi dell’abitazione del sindaco. Sul fatto indaga la Digos della Questura partenopea.

I manichini erano in pantaloncini e maglietta ed al collo avevano appeso dei cartelli con scritte contro la gestione dei rifiuti da parte del sindaco Rosa Russo Iervolino e il malgoverno della Regione guidata da Antonio Bassolino.

NAPOLITANO


“Sono allarmato, non sono preoccupato per la situazione dei rifiuti a Napoli”.(?*) Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, risponde ai cronisti uscendo da un bar della piazzetta di Capri.

“Penso che il governo prenderà iniziative al massimo livello”. Lo sottolinea il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, confermando di aver parlato a ridosso di Capodanno almeno due volte con il premier, Romano Prodi, della questione rifiuti. “Un mio colloquio telefonico con il Presidente del Consiglio – dice Napolitano – risale ad alcuni giorni fa, prima del mio messaggio di Capodanno. Poi lui mi ha telefonato subito dopo aver ascoltato il mio messaggio e mi ha parlato di questo impianto di inceneritore costruito vicino casa sua, tanto per provare che non c’è da temere. Io ho sviluppato un pò questo concetto”. Il Presidente della Repubblica ha quindi aggiunto che, rispetto a quanto detto sinteticamente nel messaggio di fine anno, non aveva molto altro da aggiungere.

L’OCCUPAZIONE


Blitz al Municipio di Napoli della rete campana Salute e Ambiente: pochi minuti dopo le 12, un gruppo di giovani ha occupato il balcone centrale e il tetto di Palazzo San Giacomo esponendo striscioni e scandendo slogan.
Al momento è arrivato sulla piazza un corteo di alcune centinaia di persone. A poca distanza stanno manifestando anche il coordinamento Lotta per il lavoro e l’Udo, Unione disoccupati organizzati.

Secondo quanto riferito dal portavoce del presidio Antonio Musella, la manifestazione è indetta contro la discarica prevista a Pianura: “Con noi ci sono i centri sociali e le cittadinanze di Giuliano, Carabottoli e Pignataro”. I responsabili della protesta hanno chiesto un incontro al sindaco Iervolino.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2008/01/04/57668-trovati_manichini_impiccati.shtml

*interrogativo di mauro

(Tanto amato tanto disscusso) Buon compleanno Adriano!

Intervista esclusiva al grande cantante e showman, dopo mezzo secolo fra musica e tv
“Combatto con la musica dalla parte degli operai, sono il vero motore del mondo”

Buon compleanno Celentano
settant’anni a suon di rock

di GINO CASTALDO


ROMA – Celentano esce di rado e parla ancora meno. Ma quando succede, un immancabile fremito di suspense contagia il mondo dell’informazione. Dall’eremo possono arrivare apologetiche pillole di saggezza, o magari semplici canzoni d’amore, oppure uno scarto d’anca, un attacco a politici, architetti, miscredenti, un inno alla foca, chissà. Il ragazzo della via Gluck, che si picca di essere soprattutto un uomo libero, si appresta a celebrare il 6 gennaio, nel giorno della Befana, il suo settantesimo compleanno. È una ricorrenza sontuosa, che merita una riflessione, anche perché non sono solo settant’anni di vita. Dentro ce ne sono almeno cinquanta di musica e spettacolo.

Celentano, dica la verità, quando ripensa a se stesso all’età di vent’anni, quando si scalmanava e urlava il rock’n’roll, prova tenerezza o altro?
“Quando mi capita di vedere certi filmati di quando ero giovane, ancora in bianco e nero, mi guardo e dico: “Ca… o com’ero bello… com’è che non mi sono mai accorto?”. La cosa che più mi stupisce è che a 70 anni pensi di aver raggiunto una certa maturità, poi invece quando vedo le cose di 30, 40 anni fa scopro che faccio molte più ca… te adesso. E allora mi guardo un po’ incuriosito ma soprattutto divertito e guardo quel tipo nel monitor come uno che ho appena conosciuto. Lo guardo e dico: “ehi, non montarti la testa, sì è vero, tu sei un po’ più avanti, ma ancora per poco: il prossimo spettacolo che farò in televisione sarà sconvolgente!””.


Bell’auspicio. Ma se lo ricorda come è cominciato tutto?
“Sì certo, e bisogna anche precisare delle cose. Era il 18 maggio del 1957, quando Bruno Dossena, campione del mondo di boogie woogie, organizzò il primo festival europeo del rock al Palazzo del Ghiaccio di Milano. Mi aveva sentito cantare al Tecla e volle a tutti i costi che io partecipassi, visto che tra tante orchestre che vi partecipavano, io ero l’unico cantante rock. Però io ho pensato: ma io con quale orchestra canto? E allora non sapendo cosa fare, anch’io misi insieme un gruppo: basso, batteria e chitarra erano i fratelli Ratti, tre strepitosi musicisti con cui avevo subito legato. Però ci mancava un pianista e uno dei fratelli mi parlò di un certo Enzo Jannacci che io chiamai immediatamente, era fortissimo, e poi aveva quella tipica follia che hanno i medici quando sbagliano le operazioni. Ancora adesso è così, eh?, ma allora era perfetto. Jannacci portò un sassofonista e così si era completato il gruppo dei “folli”. E non è vero che parteciparono anche Gaber e Tenco, come dice qualche male informato. Gaber io lo conobbi soltanto un anno dopo e Tenco addirittura tre anni dopo. E non è neanche vero che io quella sera cantai Ciao ti dirò, quella canzone ancora non esisteva. Anche il medico, che ha fatto delle dichiarazioni proprio a Repubblica, confonde il festival del rock del 18 maggio 1957, con il festival del jukebox, di tre anni dopo, organizzato da Nanni Ricordi. Jannacci, certe volte ci devi andare tu dal dottore…”.

E che successe? E’ stata davvero la nascita del rock’n’roll in Italia?
“La serata fu esplosiva, e non soltanto dentro il Palazzo del Ghiaccio, soprattutto fuori, perché ci furono dei disordini, nei quali fu coinvolta un’intera processione che seguiva il carro della Madonna, guidata da uno che doveva essere per forza un predestinato, un certo Montini che più tardi infatti diventò Papa, ma quella sera purtroppo rimase solo. I fedeli abbandonarono lui e il carro per accorrere al palazzo del Ghiaccio. E quello fu il primo scandalo della musica rock”.

E che voleva dire essere rock?
“Quella sera c’era anche, come seconda chitarra, Ico Cerutti, un grande, un mio amico fraterno scomparso circa dieci anni fa. Lui era quello più rock di tutti e infatti è a lui che mi rivolgo quando nella canzone Mondo in Mi7, dopo un elenco ci cose che avrei letto sul giornale mi fermo e dico: “No, ragazzi, non rattristatevi così. Ico, perché piangi?”. Era lui, e insieme avevamo fatto il Clan. Quella era una storia rock”.

Pensando alla sua carriera, anche se canta tante canzoni melodiche, sembra che lo spirito sia sempre quello del rock. Anche questo potrebbe sembrare strano a 70 anni. O no?
“Direi che la mia anima è esclusivamente rock. Perché a differenza di chi sostiene che il rock è una musica diabolica, penso invece che sia libertà, voglia di giocare, di stare insieme, ridere e scherzare e alzare la voce in modo giocoso anche quando si parla di cose serie. Una musica, quindi, di aggregazione che riunisce in un solo gregge i popoli di qualunque razza. Naturalmente non mancano, come in tutte le cose, quelli che speculano sull’ingenuità di questo ritmo per lanciare messaggi di guerra. Come accade in certe zone dell’Africa, dove la bellezza dell’anima ormai spenta, arriva al punto di mettere un mitragliatrice nelle mani ingenue di un bambino di 8 o 9 anni”.

Tempo fa osservammo che in lei convivevano due anime contrastanti, una più rivoluzionaria, ribelle, e un’altra più tradizionalista, conservatrice. Allora disse che si riconosceva abbastanza in questa definizione. E’ ancora così?
“Credo di sì. Mi ribello a coloro che per soddisfare i propri interessi, ci portano via i giochi, senza minimamente pensare alle conseguenze. Mi ribello alla politica, tutta. Nessun colore escluso. comunisti, democristiani, tanto per citare i più responsabili, i quali non hanno fatto niente per fermare l’assalto dei distruttori “edili” capitanato dai comuni. Mi ribello alla povera gente che pur di avere un tetto, accetta di vivere in quelle scatole tombali dove lo sguardo di ciò che li circonda affonda nel nulla. Mi ribello a coloro i quali credono che essere moderni, voglia dire cancellare in un sol fascio tutto ciò che è stato. Come dire che se abito al sesto piano di un palazzo, non me ne frega niente se dal quinto piano in giù lo radono al suolo. Si trova sempre il modo di scendere: l’importante è saltare un paio di metri prima che il sesto piano si schianti a terra. Insomma mi ribello contro chi non tiene conto di ciò che siamo e da dove veniamo. Perché nessuno è più moderno di chi conserva la capacità di non dimenticare il passato”.

Come è il mondo circostante visto da un punto di vista così speciale come quello offerto da settant’anni di vita?
“Il punto di vista è effettivamente speciale, forse fin troppo, per non capire lo stato di malattia nella quale ora si trova il pianeta. E tutto per colpa di quei due amanti che non si accontentarono della straordinaria ricchezza di cui godevano e, che soltanto a loro era stata donata. Un giardino incantato dove ogni filo d’erba, ogni foglia gioiva del loro amore, circondato dalla saggezza e dall’allegria di un popolo di animali che parlava la nostra lingua. I toni di voce dell’immensa varietà di questi esseri, non ancora toccati dall’estinzione, erano come un canto melodioso che si librava nell’aria. I due amanti potevano spaziare come e dove volevano. E con la potenza del loro erotismo, procreare la bellezza di miriadi di popoli diversi, senza passare attraverso il dolore del parto. Il re della foresta, che fin da quei luoghi era il Leone, parlava spesso con loro. Il tono della sua voce grave e al tempo stesso melodioso era come una specie di mix tra la bellissima e armoniosa voce di Bocelli e quella rock del sottoscritto. Metteva in guardia i due amanti raccontando loro storie di amori continuamente mortificati da invidie, guerre e tradimenti. Favole incredibili che sarebbero diventate realtà se avessero trasgredito l’unica piccola richiesta che il Padrone del giardino aveva fatto loro”.

È una storia piuttosto nota. E a dire il vero sappiamo anche com’è andata a finire…
“Sì. Le solite storie di potere. Uno strisciante, già politico fin dalla prima ora, disse ai due amanti che se avessero mangiato quel frutto, sarebbero diventati loro i padroni del giardino. E loro non accorgendosi che praticamente erano già i padroni, non se lo fecero ripetere due volte. Così vollero appropriarsi anche dell’unica cosa di cui non avevano alcun bisogno: il Male”.

Brutta faccenda. Forse Adamo qualche attenuante ce l’aveva, altrimenti non ci sarebbe alcuna speranza di redenzione…
“Malgrado la malvagità che ci circonda, c’è ancora tanta gente buona nel mondo. Nonostante la confusione in cui sguazza il mondo, devo dire che sono ottimista. In ognuno di noi c’è la bontà e la cattiveria al pari di come abbiamo la mano destra e la mano sinistra. Generalmente, tranne i mancini, la maggior parte delle persone usa la destra. Ora se usassimo la bontà come usiamo la destra: quando mangiamo, scriviamo, ci laviamo o facciamo una carezza, cose insomma di tutti i giorni: ci accorgeremmo che ciò che arbitrariamente abbiamo associato alla sinistra, cioè la cattiveria, piano piano per mancanza di uso, si atrofizzerebbe fino a quasi scomparire. Purtroppo però questo non succede, perché la cattiveria si è impadronita sia della destra che della sinistra”.

Magari lei avrebbe anche una proposta concreta?
“La prima cosa da fare è sedersi attorno a un tavolo e convocare il P13+1”.

E questa sarebbe una proposta concreta? Chi sono i tredici + uno, non saranno mica un gruppo da Ultima Cena?
“I principali esponenti della nostra scena politica, più uno. Io non so se potrò esserci, l’importante però che ci siano Prodi, Berlusconi, D’Alema, Fassino, Veltroni, Bossi, Fini, Casini, Pecoraro Scanio, Bertinotti, Mastella, Di Pietro, Diliberto e il Dalai Lama. Come primo incontro questi possono bastare, se poi vediamo che le cose peggiorano chiameremo anche i cinesi, visto che il Papa ci tiene”.

Ma se lei avesse una bacchetta magica capace di tutto, a cosa darebbe la priorità?
“La bellezza innanzi tutto, perché dal suo degrado dipende il malessere della società e il degrado delle coscienze. In secondo luogo i salari degli operai riconoscendogli inoltre il diritto di essere i primi ad approdare alla bellezza delle cose, poiché sono gli operai il vero motore del mondo. E infine la sicurezza. E’ assurdo che i cittadini debbano avere paura di uscire di casa. Ma prima ancora, verificare se i 13+1 sarebbero disposti a spendere le loro energie per la messa a punto di un programma che avrà come unico obbiettivo la condivisione di tutti i partecipanti alla riunione; senza sapere, e questo è il punto più interessante, chi sarà poi l’uomo che lo governerà. Per cui una volta raggiunto l’accordo, ammesso che il miracolo riesca, si va alle elezioni per scegliere chi sarà il presidente del consiglio, che per la prima volta, tranne lui, tutti gli altri saranno all’opposizione. Opposizione in quanto controllori che, il programma da tutti approvato, venga eseguito”.

Quanto è stata importante la famiglia nel vivere pienamente questi anni?
“La famiglia è importantissima perché se hai la fortuna che non ti saboti, ti sostiene e ti incoraggia”.

Se dovesse fare un bilancio della sua vita, pensa di avere commesso degli errori?
“Per rispondere a questa domanda dovrei fare un replay di tutta la mia vita. Potrei anche farlo, ma mettiamo il caso che non trovi neanche un errore?”.

FOTO: UNA CARRIERA PER IMMAGINI


(
4 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/spettacoli_e_cultura/adriano-celentano/celentano-70-anni/celentano-70-anni.html