Archivio | gennaio 6, 2008

Bacio collettivo contro il divieto di coccole – No kisses for under 16

L’obiettivo del provvedimento è combattere le violenze sessuali

Sudafrica, protesta dei minori di 16 anni partita dalla Rete contro una legge che impedisce anche le effusioni


JOHANNESBURG (Sudafrica) – Vogliono scendere nelle piazze
delle metropoli del Paese sudafricano per baciarsi in una appassionata «kissathon», una maratona di baci. Migliaia di teenager, ma anche molti adulti, sono pronti a protestare simbolicamente contro una nuova, e molto controversa, legge che proibisce ogni attività sessuale sotto i 16 anni, compresi, appunto, baci e carezze. Gli adolescenti del Sudafrica sono sconcertati: come riporta il quotidiano Star diverse migliaia di internauti hanno usato il portale Facebook nelle scorse settimane per esprimere nei forum tutto il loro disappunto contro il «Sexual Offence Act». Una legge, quella firmata a metà dicembre dal presidente Thabo Mbeki sulla violenza sessuale, che in sostanza chiarisce e completa la definizione penale di stupro.

DIVIETO DI FLIRT – Questa parte è stata accolta perlopiù con favore, dato l’alto numero di violenze sessuali, circa 50mila l’anno, che affigge il Paese. Nella nuova legge è punibile, fra l’altro, per la prima volta anche la violenza sessuale nei confronti del maschio. Quella più rigida che riguarda il «divieto di flirt» – pensata per prevenire le gravidanze tra minori -, tuttavia, ha scatenato le proteste e le ironie di tantissimi ragazzi e ragazze che si sono sfogati su chat e siti web. Viene vietato di fatto ogni genere di rapporto sessuale, il bacio o le effusioni a chi non ha ancora compiuto i 16 anni. In Rete si sono organizzati nel frattempo diversi gruppi di teenager che nel corso del mese daranno il via alle cosiddette «kissathon» (neologismo che unisce «bacio» e «maratona» in inglese) in diverse città, fra cui Joahnnesburg, Città del Capo e Pretoria.

PROTESTA ONLINE – La prima manifestazione del più numeroso fra questi gruppi, l’«Everyone Against the New Kissing Law» – che conta circa 15.000 membri – si è dato appuntamento per sabato su una pista di pattinaggio di un centro commerciale, della capitale ma, riferisce il sudafricano Daily News, non si è visto nessun segno di protesta. La protesta, per ora, si è spostata su Facebook dove sono un centinaio gli scatti degli utenti sudafricani under 16 mentre si baciano. E molti sono i sostenitori virtuali dell’iniziativa dal Canada, Stati Uniti e da altri paesi europei. «Continueremo la nostra lotta, online e sul campo, per togliere al più presto questa orripilante legge» scrive un lettore.

Elmar Burchia
06 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_06/sudafrica_bacio_collettivo_71fb39e6-bc7d-11dc-a86a-0003ba99c667.shtml


No kisses for the misses if you’re under 16


This is a very strange one but I just couldn’t help myself.
Yes this is SA Rocks but there is a limit and I think that the moral police and politically-correct-ravaged have finally lost their minds…completely.

A new law has been passed that anyone under the age of 16 cannot kiss, embrace or even touch in public. If you are caught doing these things and you are under 16 you can be arrested and prosecuted. Are you freaking kidding me?

What is this? A flipping censored state? Surely education is the solution not restriction? Surely the government and Mr Mbeki cannot believe that this is the answer to HIV/Aids (this is the only thing I can think of as a justification)?

What’s next, no under-age expression? No opinion? No swearing, cursing, blasphemy, loud noises, noise, music, rock music, gothic music? I cannot express enough how silly I think this is. Surely the world is laughing at us, surely this is a move in the wrong direction and a move that we will regret in the future?

According to IOL online “The new law, passed two weeks ago under the Sexual Offences Act, sparked a huge uproar on the popular website [Facebook].” For the record, SA Rocks will be in full support of the protests being organised by the groups on Facebook. I will actively be going out and touching (holding hands), hugging and kissing my girlfriend. In fact I will go so far as to get my cousins (both under 16) to hug eachother in public. Is that a crime too?

This law must surely have ammendments to it that allow family to embrace and be affectionate?

What will happen at school socials, parties, private homes? Will police be actively seeking offenders? I can only imagine that this law is more of a hindrance to police than anything else? Not only do they have to catch rapists, murderers, thieves and the like but now they need to be on the lookout for teenagers kissing and hugging in public.

What a crock of shit. Stupid law.

fonte: http://sarocks.co.za/2007/12/29/no-kisses-for-the-misses-if-youre-under-16/

Aspiranti giudici ma ignoranti


43mila domande al concorso per 380 posti, 58 sono rimasti scoperti

ROMA (6 gennaio) – Trecentoottanta posti di magistrato, 43mila domande, 4mila candidati arrivati a consegnare lo scritto, soltanto 342 ammessi all’orale, rivelatosi uno scoglio per venti degli ammessi. Risultato: 58 posti rimasti vacanti. E’ lo sconcertante esito dell’ultimo concorso per l’accesso in magistratura, che ha fornito soltanto 322 delle 380 nuove toghe richieste.

Il motivo? L’impreparazione dei concorrenti, alcuni dei quali hanno persino consegnato prove con errori di grammatica e ortografia. Ora c’è un altro concorso in fase avanzata con la correzione degli scritti, ma la stessa magistratura è molto preoccupata: «Se ciò da un lato è indicativo di una persistente serietà nella selezione, dall’altro crea non poche perplessità sul livello medio di preparazione dei partecipanti – ha scritto uno dei componenti della Commissione di esami, il giudice della Corte d’appello di Palermo Matteo Frasca, facendo un bilancio della sua esperienza sul sito del Movimento per la Giustizia – Vi risparmio le indicibili citazioni solo per pudore, ma vi assicuro che hanno indotto seri dubbi sulle modalità di conseguimento del diploma di scuola media inferiore».

Il dettaglio del concorso. Dei 43mila ne sono stati ammessi alle prove scritte 18mila, 16mila dei quali non erano semplici neolaureati: oltre 6mila si sono effettivamente presentati e poco più di 4mila hanno consegnato tutte e due le prove scritte, il doppio dei precedenti concorsi. Gli ammessi agli orali sono stati 342, pari all’8,53%. I vincitori, proclamati dalla Commissione di esami, sono stati 319 e altri 3 – che pur non avendo riportato alcuna insufficienza, non avevano raggiunto la votazione minima prevista – sono stati dichiarati tali con un provvedimento del ministro della Giustizia Mastella.

Kenia, la tragedia

etnia Kikuyu


Intervista con Mela Tomaselli

di Germana Pisa – Megachip
5-1-08

Ho chiesto alla scrittrice e regista Mela Tomaselli, attenta conoscitrice del Kenia, dove ha soggiornato e di cui ha scritto, una sua opinione su quanto sta accadendo in quella Terra in queste ore. A Milano, nel mese di ottobre dello scorso anno Tomaselli ha presentato il film documentario Il sogno di Caleb, per la regia sua e di Elena Bedei. Nel film si parla del ragazzo keniano Caleb, della sua vita in uno degli slums fuori Nairobi, delle circostanze che lo hanno portato poi in Italia dove ha avuto un momento di successo.

Mela Tomaselli non è in grado di sapere cosa stia accadendo in queste ore al ragazzo come agli amici di lui che lei ha conosciuto e che sono stati protagonisti del film. La sua ansia è molto forte.

G.P. – Ciò che sta accadendo in Kenia ti sorprende? Ogni volta che si manifestano tumulti gravi in una regione dell’Africa – ma non solo Africa, certamente tuttavia soprattutto)… la gente occidentale appare come còlta di sorpresa tale è la non conoscenza che si ha di questo continente, delle sue dinamiche sociali e politiche (colpa senza dubbio anche molto dei media che tacciono di loro). Ho pensato di chiedere a te che so conoscere da anni il Kenia per aver studiato i suoi costumi e tradizioni, proponendoli con i tuoi libri e per aver fatto conoscere attraverso il film documentario “Il sogno di Caleb” la vicenda dei giovani keniani Caleb e suoi amici, e per l’aver soggiornato in Africa e conosciuto gli slums di Nairobi…di chiederti se ti fai una ragione, tu, di quando di grave si è messo in movimento: della follia sanguinaria di queste ore.

M.T. – No, non mi sorprende affatto, perché cosa resta ai poveri della terra a cui è negata ogni voce se non l’accondiscendere al fuoco e al sangue per gridare l’ingiustizia? E’ il non aver più niente da perdere che genera la violenza che a noi sembra insostenibile… ma che bisognerebbe contestualizzare, senza moralismi e paternalismi.

Quello che bisogna tenere presente, è che quando si innestano ragioni politico-economiche su questioni storiche irrisolte come in questo caso quelle etnico-tribali, è il buon senso dei referenti politici come il presidente Kibaki e il candidato dell’opposizione Odinga che dovrebbe prevalere.

Ma come sempre nessuno lascerà l’osso, perché mostrerebbe una debolezza che pagherebbe cara, specialmente il candidato dell’opposizione che ha raccolto la speranza di tutti i diseredati (pur non essendo un eroe positivo) non solo del suo gruppo etnico ma di tutte le altre ertnie, stanche dei soprusi dei Kikuyu, etnia del presidente, non solo di quello attuale ma anche del primo della repubblica del Kenya dall’Indipendenza, Jomo Kenyatta, che nel 1967-68 si insediò dopo una discussa e sospetta uccisione del candidato favorito di allora, Ronald Ngala, dell’etnia Giriama.
La storia non fa sconti e i nodi tornano al pettine.

Mi stupisce che nella provincia della costa del Kenya, ad esempio, dove ho cominciato a conoscere e respirare le contraddizioni etniche, anche se erano solo potenziali e vissute con tolleranza e pacifica ironia, l’incendio non sia ancora dilagato! I Kikuyu lì si sono insediati portando via pian piano lavoro e posti chiave alle etnie della costa. D’altronde i Kikuyu erano più scolarizzati, più “civilizzati”, mentre i gruppi della costa sembravano meno portati ad aggiornarsi e a “deruralizzarsi”. Di conseguenza si è impiantata nell’anima dei nativi dell’area un fastidio per i Kikuyu.

Ma a livello nazionale c’è un antefatto recente, il referendum su una nuova costituzione proposta dal Presidente Kibaki alla fine del 2005, che aveva sancito una vittoria schiacciante degli “Orange”, il movimento d’opposizione al governo contro i “Banana”, rappresentato dalla coalizione del governo. La nota curiosa è che tra gli Orange c’erano anche sette ministri del governo!

Già in questi due movimenti contrapposti si era creata la situazione di oggi. Nonostante infatti gli Orange avessero vinto, il presidente Kibaki non solo non ha preso atto della sua sconfitta ma ha espulso i sette ministri dal suo governo.

Peraltro il referendum poneva anche la questione della proposta “indecente” del Presidente di rinviare al 2010 le elezioni di oggi. Questo responso del referendum non l’aveva potuto ignorare.

Dal mio modesto parere tutto quello che sta succedendo è purtroppo una naturale conseguenza di tutta una serie di sbagli enormi fatti dal Presidente Kibaki, di cui ho citato solo gli esempli più eclatanti.

Dall’altra parte Odinga e gli altri ministri alleati della sua coalizione stanno pericolosamente cavalcando una situazione di scontento e disperazione, senza avere quei requisiti di traparenza e onestà di intenti che vorrebbero far credere.

D’altronde sembra che il potere offuschi l’etica, e non solo in quel continente… (…scagli la prima pietra…)

Per questo bisognerebbe giudicare senza il paternalismo tipico di noi occidentali.


G.P. – Ho immaginato da subito la tua grande apprensione di queste ore. Le tua parole, oltre a dare preziosi elementi di conoscenza, mi fanno ulteriormente riflettere sull’abisso di ignoranza dell’occidente. C’è un’altra cosa che voglio chiederti: Io ho asccoltato ieri alla radio una intervista a padre Kiziko, che so tu conosci bene, una intervista a radio 24, (rintracciabile nel sito della radio) in cui egli diceva – tra altre cose – di non essere paragonabile il conflitto etnico presente in Kenia a quello del Rwanda, che non c’era un simile clima in Kenia…; E mi sono domandata, alla luce delle notizie che ci vengono date negli aggiornamenti da laggiù – se le sue parole fossero una specie di ‘scaramanzia’, se riflettessero davvero il suo pensiero. Penseresti così anche tu, che abbia voluto dare una immagine non drammatica oltre il dovuto forse chissà pensando che già molteplici sono le inessattezze dei media e a volte le amplificazioni di tipo sensazionalistico…Una strana interpretazione la mia?

M.T. -Io non conosco il Rwanda se non dai racconti di alcuni volontari incontrati a Kivuli, andati in «vacanza» in Rwanda nel 2005, già diverso tempo dopo il periodo di orrore. Quello che risaltava dalle loro descrizioni era lo stupore per aver trovato un paese tranquillo e verde.

Alla luce di questo sembrerebbe che un paese e un popolo possano trasformarsi repentinamente, basta si creino fatalmente le pericolosi condizioni… come in tanti gesti di follia nostrana di famiglie che abbiamo sentito nei nostri telegiornali descritte come «così normali»…

Penso che Padre Kizito (Padre Renato “Kizito” Sesana, nella foto a sx) abbia visitato il Rwanda e faccia dei paragoni con cognizione di causa. Io so solo che anch’io ho avuto sempre un’impressione di tolleranza e di grande capacità di convivenza tra le genti del Kenya nonostante tante lingue, etnie e religioni. Dunque capisco come Padre Kizito, che ci vive e in particolare in uno slum, non possa capacitarsi di ammettere un paragone con le vicende del vicino Rwanda, e condivido pienamente.

Non ho condiviso invece la sua prima lettura degli eventi, nell’intervista rilasciata a Radio Popolare il 31, quando non ammetteva ci potessero essere stati brogli nello spoglio delle schede elettorali, ritrovate in numero maggiore dei votanti stessi… e più di 80 seggi conquistati in Parlamento dall’opposizione contro la trentina della coalizione del Presidente non giustificano una maggioranza di voti per il Presidente.

Quanto al sensazionalismo dei nostri mass media accompagnato al silenzio e all’ignoranza… beh si sa che il sensazionalismo dipende dal fatto che ci siano in questo momento tanti italiani in vacanza in Kenya, persino alcuni vip del nostro mondo politico! Anche le conseguenze dell’onda anomala non avevano impressionato per la presenza di tanti occidentali?

Niente di nuovo sotto il sole.

fonte: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=5547

IL SOGNO DI CALEB

Italia – 2006
Regia: Elena Bedei
Sceneggiatura: Mela Tomaselli
Fotografia:
Montaggio: Elena Bedei
Suono:
Musica: Flavour Polle
Interpreti:
Formato: Video
Durata: 25 min.
Versione originale: Inglese, Swahili
Produzione: EBLAB, Associazione culturale Arezzo Ballet
Distribuzione
Elena Bedei
Tel.(39) 339 7740769
elena.bedei@fastwebnet.it

Sinossi: Con la semplicità dei suoi 14 anni, di cui 10 passati in strada, Caleb Onka annuncia attraverso una radio di Nairobi la sua personale campagna elettorale. Il discorso viene sentito da un rapper, Flavour Polle, che lo trasforma in un motivo trascinante. Un anno dopo, in Italia, la canzone rappresenta il Kenya allo Zecchino d’Oro. Agli inizi del 2007 la canzone torna in Kenya, anno di campagna elettorale, rappresentando il Parlamento Mondiale dei Bambini al World Social Forum di Nairobi.

Elena Bedei
Regista e montatrice, sin dal 1974 si interessa particolarmente di documentazione sociale in Africa. Svolge anche il ruolo di formatrice in tecniche di ripresa e montaggio in progetti finanziati dalla comunità europea. Dal 1978 al 1999 è autrice, giornalista e regista di mini-fiction, servizi e programmi tv per Rai, Antenna 3 e Canale 5. Dal 1999 dirige i documentari prodotti dalla sua casa di produzione, la Eblab Filmstudio.
Filmografia
1974 – Ololaha, I nomadi in Somalia, doc / 1975 – A braccia incrociate, doc / 1984 – Ah Elisa, cm / 1985 – I bambini degli altri, cm / 1995 – Emmaus, doc / 2000 – Ritratti d’artista, doc / 2001 – Tedgré, doc / 2002 – La guerra di Claudio, doc / 2004 – Al Amari Social Club, doc / 2005 – Zoumana la star, cm / Bebé a risque, cm / Il sogno di Caleb, doc


fonte: http://www.festivalcinemaafricano.org/teaser/index.php

Botta e risposta a Pianura: "Le scuole riaprano", "Solo se togliete i rifiuti"

Il parroco don Giuseppe Cipolletta celebra una messa davanti alla discarica di Pianura
Il capo dello Stato: “E’ una tragedia”. Il vescovo di Pozzuoli: “Garanzie”

Prodi e Fioroni: “Le scuole riaprano”
I sindaci: “Solo se togliete i rifiuti”

I genitori degli alunni: “Troppa spazzatura, li teniamo a casa”
L’Italia dei Valori pronta a sfiduciare il governatore Antonio Bassolino

La messa alla discarica

NAPOLI – Una messa davanti alla discarica, dopo una notte di relativa calma. A Pianura gli abitanti del quartiere mantengono un presidio contro la riapertura decisa dal Prefetto. In serata circa mille persone con il sindaco Sauro Secone e alcuni sacerdoti hanno manifestato pacificamente in corteo. La zona è controllata dalla polizia. Da Bologna Romano Prodi invoca un ritorno alla normalità in Campania. A partire dalle scuole “di cui ho disposto la riapertura”. “I bambini che stanno a casa – dice il premier – rimangono nelle zone con lo stesso inquinamento, e se in qualche scuola ci sarà una situazione di emergenza manderò stanotte a pulire intorno in modo che si possa riaprire la scuola”. Poi un messaggio secco: “Il problema dei rifiuti deve essere risolto per sempre. Con il ministro dell’Interno abbiamo programmato una strategia di lungo periodo”. Anche il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ribadisce che domani in Campania gli studenti torneranno regolarmente a scuola. Ma genitori e sindaci non sono d’accordo. E il sindaco di Caserta Nicodemo
Petteruti afferma che l’ordinanza di chiusura è ancora in vigore.

Fioroni: in Campania si torni a scuola. “Ho dato disposizioni, con il prefetto, il direttore scolastico regionale e d’intesa con le autorità regionali – ha detto il ministro Fioroni -, affinchè si predisponga ogni intervento necessario a far riaprire fin da domani tutte le scuole delle zone interessate dall’emergenza rifiuti in Campania. La scuola – ha spiegato Fioroni – è un bene primario e i ragazzi non possono esserne privati ed è soprattutto di fronte ad emergenze come quella che sta investendo la Campania che bisogna garantire servizi e i beni fondamentali”.

“Domani scuole aperte” ma genitori e sindaci dicono no. Ma la questione delle scuole diventa, ora dopo ora, un nuovo punto di tensione. L’assessore all’Istruzione del Comune di Napoli, Giuseppe Gambale, assicura: “Le scuole domani riapriranno tutte regolarmente. Non abbiamo mai pensato di sospendere le attività didattiche”. Ma la decisione non convince alcuni genitori che domani mattina non manderanno in classe i loro figli negli istituti di Cercola: “Le finestre di alcune classi si trovano a pochi metri dai cumuli dei sacchetti maleodoranti e preferiamo, al momento non mandarli a scuola”.


Una situazione che il sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano, rimarca, invitando Prodi “a vedere di persona come stanno le cose”. Parla di cumuli di rifiuti il primo cittadino e di rischi per gli alunni: “Se stanotte la situazione migliorerà revocherò la mia ordinanza. In caso contrario, resterà confermata la chiusura di tutti gli istituti di ogni ordine e grado”. E anche a Quarto le scuole non apriranno i battenti. Mentre il sindaco di Volla, Salvatore Ricci, si dice disponibile a revocare il provvedimento di chiusura delle scuole nel suo comune, “a patto però – spiega – che sia tolta immediatamente la spazzatura davanti agli istituti. Dopo 15 anni di emergenza le promesse non ci bastano più”.

Il sindaco di Caserta, infine, Nicodemo Petteruti, interpellato sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Romano Prodi, si limita a confermare di “non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale di eventuali provvedimenti che autorizzino la ripresa dell’attività scolastica”. Le scuole di Caserta, pertanto, domani rimarranno chiuse.

Idv: “Pronti a sfiduciare Bassolino”. La questione rifiuti rischia di travolgere la giunta campana. Dall’Italia dei valori, dopo l’attacco di Antonio Di Pietro al presidente Antonio Bassolino, arriva una dura stoccata: “Non escludo la presentazione di una mozione di sfiducia al presidente Bassolino” dice il coordinatore regionale dell’Idv. Una mossa che mette a rischio il futuro del Governatore che da sette anni guida la regione. Nel frattempo il centrodestra non sta a guardare e inanella una serie di dichiarazioni con un unioc filo conduttore: via Bassolino e anche il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino.

Don Cipolletta e il Presidente. “La gente va ascoltata, non bastonata – dice il parroco della chiesa di Sant’Antonio, don Giuseppe Cipolletta – noi siamo contro le violenze e le condanniamo. Ma interroghiamoci su chi promette da trent’anni il risanamento di questo quartiere”. Ma anche il presidente della Repubblica Napolitano è tornato questa mattina sull’argomento: “Ho chiesto al governo di intervenire e il governo ha garantito il suo impegno. Quella dei rifiuti è una tragedia”.

E anche dal vescovo di Pozzuoli, Gennaro Pascarella, sono arrivate parole forti, contenute in un messaggio letto ai manifestanti nel corso della messa che si sta celebrando al presidio dinanzi alla discarica di Pianura: “Chiediamo precise garanzie alle autorità che hanno deciso la riapertura della discarica”. Parole accolte dagli applausi dei contestatori. Duro l’attacco a chi avrebbe dovuto risolvere il problema e non l’ha fatto. Il vescovo ha sollecitato che siano accertate “le responsabilità a tutti i livelli”. Poi l’appello a non alimentare la tensione condannando “la violenza da ogni parte”.

Calcio, il Pianura non esulta.
E’ finita 1-0 per i padroni di casa la partita di calcio della serie Eccellenza tra il Pianura e il Succivo. In segno di solidarietà con il quartiere che protesta contro la discarica dei Pisani, la squadra di casa al momento del gol decisivo per la vittoria non ha esultato mentre la società sportiva aveva deciso l’ingresso gratuito allo stadio che si trova a poche centinaia di metri dalla discarica dei Pisani.

Fiamme in una scuola. Nella notte ignoti hanno dato fuoco ai bagni di una scuola nel quartiere di Pianura. Non si esclude che l’episodio di vandalismo possa essere collegato alle proteste contro la discarica.

(6 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/rifiuti-2/messa/messa.html

La disoccupazione fa paura. Venerdì nero a Wall Street

di Daniela Roveda

Un balzo in avanti del tasso di disoccupazione americano connesso al rallentamento della creazione di nuovi posti ha scatenato ieri una bufera sui mercati americani e internazionali. L’aumento inatteso ha infatti risvegliato il fantasma della recessione negli Stati Uniti: tutti gli indici di Borsa sono rapidamente e inesorabilmente scesi ieri e una spessa nube di incertezza ha avvolto Wall Street e contagiato l’Europa.

La disoccupazione al 5% registrata nel mese di dicembre ha fatto suonare nuovi campanelli d’allarme sul futuro dell’economia americana, e al tempo stesso ha rafforzato l’attesa dei mercati su un nuovo taglio ai tassi di interesse. Per alleviare le pressioni di breve periodo sulla liquidità bancaria, ieri la Federal Reserve ha indetto due aste nel mese di gennaio in cui metterà a disposizione 60 miliardi di dollari di prestiti a breve, 20 in più di quanto era stato messo all’asta in dicembre.

La prima settimana del 2008 si è chiusa quindi sotto un ombrello di pessimismo. Ieri l’S&P 500 ha perso il 2,46%. L’S&P500 ha chiusola prima settimana (corta) del 2008 a -4,5%; punito anche da un downgrade del colosso dei microchips Intel, l’indice Nasdaq ha registrato una flessione ancor maggiore in termini percentuali, con un calo del 3,77% (-6,3%).

Nonostante la marcata reazione negativa delle Borse, per la Casa Bianca quest’ultimo dato sulladisoccupazione ha portato “buone notizie”: «Ogni volta che un numero più alto di cittadini americani ha lavoro, per il Paese è un fattore positivo», ha detto ieri il portavoce Tony Fratto. In effetti l’economia ha creato in dicembre 18mila nuovi posti di lavoro, un numero tuttavia sensibilmente inferiore ai 50mila attesi dagli economisti, e pari a poco più di un decimo dei 115mila creati in novembre: si tratta infatti del peggior dato dal 2003.

Lo scivolone di Wall Street ha seguito di poche ore il tonfo alla Borsa di Tokyo, dove il Nikkei ha perso il 4% nella prima mezza giornata di contrattazioni dell’anno per scendere al livello più basso dal luglio 2006. Anche l’Europa ha vissuto una giornata nera. Dopo un avvio non particolarmente negativo gli indici hanno cominciato a peggiorare subito dopo la diffusione dei dati americani e l’apertura di Wall Street. Alla fine nel Vecchio Continente sono stati bruciati 160 miliardi di capitalizzazione. Parigi ha perso l’1,08%, Francoforte l’1,26%, Londra il 2,02%. A Milano l’S&P Mib ha lasciato sul campo l’1,61% e il Mibtel l’1,84 per cento.
Sono numerose le ragioni per cui le statistiche di ieri sul mercato del lavoro americano hanno preoccupato gli economisti. Incrementi mensili di tale dimensione – il tasso di disoccupazione è salito dal 4,7% di novembre al 5% di dicembre – sono rari e, come ha sottolineato ieri David Resler della Nomura Securities, si verificano in concomitanza con l’inversione del ciclo:l’ultima volta che il tasso di disoccupazioneè salito dello 0,3% è stato proprio nel gennaio 2001.

La banca d’investimenti Goldman Sachs ha messo in evidenza inoltre che ogni qualvolta la media trimestrale del tasso di disoccupazione sale di oltre lo 0,3% – ed è questo il caso attualmente – l’economia entra, o sta per entrare, in recessione. Nessuno tuttavia dà per scontata tale previsione, pur segnalando l’aumento dei rischi. Tecnicamente un’economia entra in recessione dopo due trimestri consecutivi di contrazione dell’attività economica.

L’indebolimento dell’economia in un momento di forte deprezzamento del dollaro, di alti prezzi del petrolio e di pressioni inflazionistiche in aumento complica sempre di più il dilemma per la Federal Reserve, che ha tagliato il tasso sui fondi federali già per tre volte consecutive, portandolo al 4%, tra settembre e dicembre. I prezzi dei futures sui fondi federali (i prestiti interbancari) incorporano oggi la previsione di un altro taglio di mezzo punto con una probabilità del 66 per cento.

Il pessimismo dei mercati è stato esacerbato anche da una notizia aziendale di grossa rilevanza, il downgrade della Intel. Una flessione degli ordini di microchip durante il quarto trimestre e l’aumento delle scorte hanno persuaso la JPMorgan ad abbassare il giudizio sul titolo: le quotazioni del colosso californiano sono precipitate dell’8,2%portandosi dietro l’intero settore dei semiconduttori.

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/01/borsa-disoccupazione.shtml?uuid=5e5186fa-bb67-11dc-9d75-00000e25108c&type=Libero

Il Papa contro la globalizzazione

Nella messa per l’Epifania parole dure di Benedetto XVI sul sistema economico “Conflitti ed egoismi, non si può dire che sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro”

“Una nebbia che avvolge le nazioni”

CITTA’ DEL VATICANO – Ha scelto una metafora ad effetto papa Benedetto XVI per attaccare la globalizzazione nella messa dell’Epifania, celebrata stamane nella basilica di San Pietro davanti a cardinali, vescovi, membri del corpo diplomatico e semplici fedeli.

“Anche oggi – ha osservato il pontefice – resta vero quanto diceva il profeta: nebbia fitta avvolge le nazioni. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro”. L’umanità, ha denunciato, è “lacerata” da “spinte di divisione e sopraffazione” e “conflitto di egoismi”.
“I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime – ha sottolineato ancora Ratzinger – rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale”. “C’è bisogno – ha proseguito – di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti”.

Benedetto XVI ha indicato quindi la strada da percorrere. “La moderazione – ha ricordato – non è solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità”. Infatti, “è ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile”.
Un obiettivo, quello di un radicale cambiamento dell’ordine economico, che secondo il Pontefice può essere raggiunto soltanto facendo affidamento sulla fede. Occorre essere sostenuti, ha osservato il Papa, da una “grande speranza”, che “può essere solo Dio, e non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano, il Dio che si è manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto”.


(6 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/benedettoxvi-18/messa-epifania/messa-epifania.html

Ospedale Brotzu: talassemica partorisce tre gemelli


Tre gemelli da madre talassemica. Un parto davvero speciale
quello portato a termine ieri (venerdì per chi legge, n.d.m.) dalla cagliaritana Virginia Piredda nel reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Brotzu. Un caso non tanto per il numero dei bimbi, quanto per il fatto che la donna è talassemica dalla nascita. Verso mezzogiorno, alla 29° settimana, sono nati due femminucce e un maschietto, che ora sono ricoverati per precauzione all’ospedale Macciotta.

La mamma e i bebè stanno bene, respirano autonomamente. Mai nel mondo è stato registrato un parto del genere, un caso clinico eccezionale che dà la possibilità a centinaia di donne sarde affette da questa malattia di poter continuare a sperare alla possibilità di avere figli.

L’EVENTO. Al terzo piano dell’ospedale più grande della Sardegna c’è aria di festa. In un letto del reparto diretto da Costantino Marcello c’è Virginia Piredda, 35 anni. Ha la faccia stanca, una flebo attaccata al braccio destro. Nell’altro ha tre braccialetti: per Francesca, Elisa e Gabriele. Sprizza gioia da tutti i pori, sa bene che il parto appena concluso è eccezionale. Certo è stata dura, in molti le hanno sconsigliato la gravidanza. Ma lei non è donna che alza bandiera bianca così facilmente. «Sono abituata a lottare. Qualcuno mi ha detto “sei talassemica, non fare sciocchezze”. Sono credente e la fede mi ha dato la forza di superare tutte le incertezze e i dubbi. La vita è un dono di Dio che dobbiamo rispettare, lotto da quando sono nata per la mia e ho lottato e lotterò per quella dei miei figli». Virginia Piredda guarda Esmeralda Loi, la dottoressa che l’ha assistita durante la gravidanza, come una santa. «La scoperta di un parto trigemino per me e mio marito è stata una piacevole sorpresa. La prima ecografia non ha messo in evidenza niente di particolare: ha rilevato solo un feto. L’esame successivo è stato stupefacente: i bimbi che portavo in grembo erano tre. All’inizio siamo rimasti di stucco, ma mai ho pensato di interrompere la gravidanza, come alcuni mi consigliavano. Ho tenuto duro e ho fatto bene. Siamo felicissimi, soprattutto perché apre un orizzonte inaspettato. Anche noi talassemici possiamo vivere il sogno di diventare madri e questo rappresenta il raggiungimento di un traguardo, come per tutte le donne normali. Un obiettivo che avevo già raggiunto cinque anni fa con la nascita di un figlio, ma ora la gioia è indefinibile». Virginia Piredda ha un carattere di ferro che in questa avventura è stato affiancato da persone speciali. «Voglio ringraziare la mia dottoressa, il primario e l’équipe del dottor Antonio Tedde che ha effettuato il taglio cesareo, medici e infermieri. Hanno lavorato in parallelo con l’ospedale Microcitemico e tutto si è risolto nel migliore dei modi».

IL PARTO. Esmeralda Loi sbuca fuori dal gabbiotto di guardia: è lei che ha seguito per sette mesi la donna. Virginia Piredda è in una stanza di fronte. È guardata a vista: il suo caso viene definito eccezionale, mai accaduto prima d’ora. «In letteratura non abbiamo trovato un riscontro di gravidanza trigemina da donna talassemica. Molte decidono di interrompere la gestazione», afferma la dottoressa. «La collaborazione tra noi e i colleghi del Microcitemico è stata intensa. Abbiamo concordato la terapia: la paziente usava farmaci che favorivano l’accumulo di ferro, che non va assolutamente d’accordo con la gravidanza. Durante la gestazione abbiamo tenuto sott’occhio la gestazione, oltre che con i normali monitoraggi, con frequenti trasfusioni di sangue». Quando è scattata l’ora X? «I feti erano sempre sotto controllo: bisognava controllare lo sviluppo», spiega il primario Costantino Marcello. «Quando la crescita si è interrotta, per evitare sofferenze fetali, abbiamo deciso di procedere con il taglio cesareo». Virginia Piredda è entrata in sala parto alle 12,30. Dopo un’ora era fuori e tre bebè da 1,070 chili, da 1,110 e 1,250 stavano conoscendo per la prima volta la gioia della vita.

ANDREA ARTIZZU

05/01/2008 11:52

fonte: http://www.unionesarda.it/DettaglioSardegna/?contentId=16470



INFORMAZIONE – la talassemia


Per poter comprendere meglio la talassemia bisogna prima capire il significato di microcitemia e conoscere la funzione e la composizione del sangue.


IL SANGUE

E’ costituito da una parte liquida (il plasma) e da una parte solida, corpuscolata, formata da tante piccole parti (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). La parte liquida ne costituisce il 54%, quella corpuscolata il 46%.

I globuli rossi, quelli bianchi e le piastrine sono sospesi nel plasma come la sabbia è sospesa nell’acqua: infatti, se lasciamo a riposo la sospensione, questi tre lementi si depositano, per gravità, sul fondo del recipiente.

I globuli bianchi servono per difenderci dalle infezioni e il loro numero per mmc è variabile da 6000 a 8000.

Le piastrine sono gli elementi più piccoli e servono a formare un “tappo” in caso di ferite, cioè fanno coagulare il sangue. Il loro numero è di 200.000 per mmc.

I globuli rossi

I globuli rossi sono piccole sfere contententi emoglobina. Il loro numero varia con l’età e con il sesso: gli uomini ne hanno, in media, 5.000.000 per mmc, le donne 4.500.000. La quantità di emoglobina normale, negli adulti uomini è di 16 gr ogni 100 ml, nelle donne di 14. La diminuzione del numero di globuli rossi o dell’emoglobina si definisce anemia.

Nel globulo rosso maturo, secco, il 90% del peso è rappresentato da emoglobina che prende ossigeno dall’aria che entra nei polmoni e lo trasporta in tutti gli organi. L’emoglobina è di colore rosso e per questo le piccole sfere che la contengono vengono chiamate globuli rossi.

Il sangue quindi è un veicolo di trasporto: porta ai vari organi quello che serve e allontana i prodotti di rifiuto.

L’emoglobina è composta da una parte proteica (globina) formata da 4 parti uguali due a due (catene alfa e catene beta) e da 4 gruppi prostetici, responsabili del colore rosso, che contengono ferro.

Nella microcitemia un tipo di fonte beta o manca o non funziona, quindi, quella che funziona bene, provvede a lavorare anche per quella mancante: in questo caso ci troviamo di fronte ad una persona normale. I microcitemici (così chiamati per il fatto che i loro globuli rossi sono più piccoli del normale) o talassemici (dal greco thalassa = mare, perché l’anomalia che caratterizza i microcitemici è assai diffusa nel Mediterraneo), sono persone perfettamente normali: la caratteristica in questione si evidenzia solo attraverso l’esame del sangue.

Possono essere più pallidi degli altri, e prima di praticare una terapia a base di ferro devono assicurarsi che il valore del ferro nel sangue sia veramente basso (sideremia). Possono comunque fare tutto senza alcun rischio. Sono anche chiamati “portatori sani“, perché non hanno alcun disturbo. Eppure alcuni di essi possono trasmettere il carattere della microcitemia, cioè il fatto che una “fonte” non funzioni.

L’importanza della consapevolezza di questa anomalia è data dal fatto che di fronte ad un eventuale matrimonio con un altro portatore o portatrice sana, possono nascere figli aventi tutte due le fonti di uno stesso tipo non funzionanti e quindi una formazione di emoglobina non completa.

In questo caso il soggetto contrae l’anemia detta di Cooley, dal nome dello scienziato che nel 1925 studiò per primo questo tipo di anemia.

Due coniugi entrambi portatori sani avranno il 25% di possibilità di avere un figlio perfettamente sano, il 50% di possibilità di avere figli portatori sani e un altro 25% di avere un figlio con anemia di Cooley.

La malattia

I primi sintomi della malattia sono riconoscibili verso il terzo/quinto mese di vita e si manifestano solitamente entro il primo/secondo anno.
In pratica si manifestano quando si arresta la produzione di emoglobina fetale, l’emoglobina normale del feto, e inizia la produzione di emoglobina adulta.

Il bambino, non possedendo nessun gene emoglobinico normale, non è capace di produrre emoglobina adulta e quindi si ammala di una grave anemia. Diviene molto pallido e ha subito bisogno di trasfusioni di globuli rossi che debbono essere ripetute circa ogni 15-20 giorni per tutta la vita.

Questa terapia porta negli anni a un ingrossamento della milza mentre le trasfusioni debbono essere praticate ad intervalli sempre più brevi. Con il tempo si rende inoltre necessaria una cura per eliminare dall’organismo il ferro che si accumula in tutti gli organi proprio a causa delle frequenti trasfusioni, e che può provocare danni al fegato, al cuore e ad altri organi.

La malattia non ha ancora una terapia veramente efficace, anche se oggi i talassemici vivono una vita molto più normale per i miglioramenti dei trattamenti di cui ci occuperemo in altre pagine.

I talassemici in Italia oggi sono circa 6.000, considerando che esistono patologie simili come ad esempio la drepanocitosi e la talassodrepanocitosi (o microdrepanocitosi).

La drepanocitosi è un’anemia emolitica cronica ereditaria, caratterizzata dalla presenza nel sangue di globuli rossi a forma di falce (drepanos in greco significa falce).

La strana forma che assumono i globuli rossi è dovuta alla presenza di un’emoglobina diversa da quella presente nei globuli rossi di soggetti normali.

La presenza di un anello anomalo rende questa emoglobina fragile e fa sì che, soprattutto in mancanza di ossigeno, precipiti cristallizzandosi all’interno dei globuli rossi. Questi ultimi perdono così la forma biconcava per assumere quella a falce e diventano fragili e rigidi.

Questa emoglobina è chiamata emoglobina S” (Hbs) dalla iniziale della parola inglese sickle che significa falce.

La drepanocitosi ha la sua più alta incidenza in Sicilia, con circa 450 casi.

Quando uno dei due genitori è portatore dell’Hbs e l’altro della beta talassemia si corre il rischio che nascano figli con microdrepanocitosi.

Dei due geni presenti in questi soggetti il gene talassemico non lavora e non produce emoglobina, il gene funzionante è solo quello drepanocitico e quindi tutta l’emoglobina prodotta è di tipo S.

Il sangue, ricco di emazie falciformi, diventa più denso e rallenta la sua corsa, soprattutto verso i distretti periferici dell’organismo dove i vasi sono piccolissimi e i globuli rossi rigidi non riescono a passare. Ciò porta ad una ulteriore carenza di ossigeno con due conseguenze:

  1. le falci, rigide, aderiscono facilmente alle pareti dei vasi, formando così un tappo che occlude il vaso. L’occlusione impedisce l’afflusso di sangue, producendo alterazioni irreversibili delle zone di tessuto interessato (per esempio può provocare un infarto)
  2. la mancanza di ossigeno interessa gli organi dove il flusso del sangue è più lento (milza, fegato, rene, ossa) o quelli dove ce n’è più bisogno (muscoli, cervello, placenta)

Il sintomo immediato delle crisi vaso-occlusive è il dolore. Se le crisi colpiscono ripetutamente lo stesso organo, col tempo si può arrivare anche a lesioni gravi.

Ass. Emofilici Talassemici (ONLUS) di Ravenna – Hemoex – P.zza Mameli, 13 48100 Ravenna Tel. 0544.452466 Fax 0544.451720



TALASSEMIA – LA SFIDA DI MARIANGELA