Archivio | gennaio 7, 2008

Altri quattro morti bianche, anche un 71enne co.co.pro.

Quattro morti sul lavoro in un’altra brutta giornata.

Il giro d’Italia del dolore inizia dal bresciano. Travolto dal componente di un silos che stava montando in una cascinaè morto un operaio bresciano di 23 anni, Claudio Ferrazzoli. L’incidente sul lavoro è avvenuto sabato 5 gennaio a Leno, mentre il decesso risale a domenica notte.

Il caso più incredibile è però quello di Vedano Olona nel varesino. Un 71enne co.co.pro. (sic) è morto nel pomeriggio dopo essere caduto da un silos a cinque metri dal suolo a Vedano Olona, nel varesino. Portato in gravissime condizioni all’ospedale di Circolo di Varese, Luigi Sguzza, residente a Venegono Superiore (Varese) è deceduto qualche ora dopo. L’incidente è avvenuto attorno alle 10.30 alla ditta Axial, nella zona industriale di Vedano Olona, che si occupa di termoplastica. Stando alle prime informazioni, l’anziano uomo era assunto con un contratto a progetto. Sempre secondo le ricostruzioni fatte dai carabinieri di Malnate, il settantunenne sarebbe salito in cima a un silos per verificare se fosse il caso di saldare un turbo separatore. Nella caduta ha riportato un forte trauma cerebrale e altre gravi fratture diffuse. Il decesso attorno alle 15.

Nel cuneese un uomo ha perso la vita in un incidente sul lavoro, avvenuto intorno alle 17 nella zona tra Caramagna Piemonte e Sommariva del Bosco, in provincia di Cuneo. L’uomo era alla guida di una macchina per movimento terra, su cui stava lavorando in un cantiere nei pressi dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi dell’intersezione con la provinciale 29 tra Caramagna e Sommariva. Il mezzo si è ribaltato ed è finito in un canale a lato della carreggiata, dove c’era acqua. L’intervento per estrarre la vittima è ancora in corso, ma fin da subito le speranze di salvare l’operatore sono apparse nulle.

Quarto e ultimo è un camionista di 40 anni. La tragedia è avvenuta a distanza di pochi chilometri dal capoluogo lombardo di Peschiera Borromeo. L’uomo è morto schiacciato tra il rimorchio e la motrice del suo tir parcheggiato in una ditta per le operazioni di scarico. L’autista stava completando la manovra di sgancio quando il rimorchio si è mosso e lo ha stritolato contro la motrice.

La vittima è P.R., residente a Cesano Maderno, sposato e padre di due figli, dipendente della ditta Gallia srl di Perego (Lecco). Stando alle prime ricostruzioni, il camionista è arrivato nella ditta di logistica Schenker di Peschiera alla guida del Tir carico di merce. Come consuetudine il rimorchio doveva essere staccato dalla motrice per facilitare il lavoro di scarico. Mentre completava la manovra il camionista è rimasto schiacciato e sono dovuti intervenire i vigili del fuoco per estrarlo dalla trappola. Per lui non c’era più nulla da fare. L’ipotesi più probabile è che a causare il movimento del rimorchio sia stato il muletto già al lavoro sul mezzo per scaricare la merce.

Pubblicato il: 07.01.08
Modificato il: 07.01.08 alle ore 20.40

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71906


Aumentano le sofferenze bancarie per le famiglie

Sempre maggiori le difficoltà per il rimborso delle rate di mutui e prestiti
In crescita anche le insolvenze della Pubblica Amministrazione

In ottobre +8,45%

Il ‘conto’ non pagato è arrivato a 11.292 milioni, 880 in più rispetto a un anno fa


ROMA
– Aumentano le famiglie in difficoltà con le rate del mutuo e dei prestiti al consumo, oppure con il conto in “rosso”. In un anno l’ammontare delle sofferenze bancarie che fanno capo alle famiglie italiane è cresciuto dell’8,45% e ha sfondato quota 11 miliardi di euro. Ad ottobre scorso il conto non pagato delle famiglie italiane è salito a 11.292 milioni di euro, ben 880 milioni in più dei 10.412 di un anno prima. A settembre le sofferenze delle ‘famiglie consumatrici ammontavano a 11.134 milioni. Il tetto degli 11 miliardi è stato superato da agosto.

A misurare le difficoltà delle famiglie italiane è la Banca d’Italia che nel supplemento “Banche e Fondi comuni” del Bollettino Statistico riporta i dati sulle sofferenze delle “famiglie consumatrici” aggiornati all’ottobre 2007.

In crescita anche le sofferenze bancarie della Pubblica Amministrazione, che a ottobre sono passate a 49.410 milioni di euro, rispetto ai 48.890 milioni di settembre. Un anno fa, nell’ottobre 2006, il dato era di 47.728 milioni di euro. In termini percentuali la crescita è stata del 3,5%, pertanto due volte e mezzo più bassa dell’8,45% delle famiglie consumatrici.

A favorire il forte aumento delle insolvenze delle famiglie sicuramente anche l’aumento dei tassi d’interesse: il taeg sui prestiti al consumo a novembre è passato al 9,63% dal 9,42% di ottobre. E’ vero anche che il tasso taeg (comprensivo delle spese accessorie) sui nuovi mutui è sceso al 5,82% dal 5,86% segnalato ad ottobre, che rappresentava il record degli ultimi cinque anni.

Nonostante la crescita dei tassi le famiglie fanno però sempre più ricorso ai debiti. Il totale dei mutui per l’acquisto di un’abitazione con durata superiore ai 5 anni, a novembre scorso, ha sfiorato i 265 miliardi di euro, passando dai 239.392 milioni di novembre 2006 a 264.125 milioni. La crescita delle richieste ha così segnato un incremento di 24.733 milioni, in 12 mesi, in altri termini un balzo in avanti del 10,3%. In aumento anche il ricorso al credito al consumo: i prestiti oltre i 5 anni hanno superato i 25 miliardi di euro a novembre scorso (passando da 20.871 milioni a 25.585 milioni). In un solo anno, le famiglie si sono quindi accollate più di 38 miliardi di debiti in più.
(7 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/credito-mutui/dati-ottobre/dati-ottobre.html

Kenya, oltre mille morti negli scontri

Un bilancio tragico, ma ancora provvisorio, anche se la violenza sembra lievemente calata di intensità. Il problema sfollati

Odinga annulla la manifestazione

Il leader dell’opposizione cancella la protesta di domani
L’inviata Usa: “Il popolo è stato ingannato dai suoi leader”

Kenya, bambini in un campo profughi

NAIROBI – Diventa sempre più tragico il bilancio delle vittime delle violenze seguite alle elezioni in Kenya. Fonti della polizia hanno parlato di 600 morti ma il leader dell’opposizione Raila Odinga ha detto che sono un migliaio le persone uccise negli scontri. “Il numero delle vittime si avvicina a mille”, ha detto il leader del principale partito di opposizione, il Movimento democratico arancione (Odm). Dati terribili che superano persino quelli forniti da organizzazioni umanitarie di cui riferisce la televisione, che parlano di 486 morti.

Intanto il contestato presidente del Kenya, Mwai Kibaki, ha annunciato di aver convocato la prima sessione del nuovo parlamento per il 15 gennaio. “La nuova sessione parlamentare si aprirà a Nairobi alle 14.30 del 15 gennaio”, si legge in una nota della presidenza.

Raila Odinga, pur considerando la nomina di Kibaki frutto di una “inaccettabile frode”, ha cancellato le manifestazioni indette dall’opposizione domani. Odinga ha motivato la decisione con l’avvio del “processo di mediazione” per trovare uno sbocco alla crisi e alle sanguinose violenze: “Abbiamo avuto assicurazioni che il processo di mediazione sta per iniziare”, ha detto ai giornalisti. Odinga ha poi aggiunto che il capo dell’Unione africana, il presidente ghanese John Kufuor, arriverà martedì sera a Nairobi e mercoledì cominceranno i colloqui per cercare una soluzione alla crisi scatenata dalla contestata proclamazione della vittoria del presidente uscente Mwai Kabaki.

La mediazione è stata avviata anche con la presenza dell’inviata di Washington, il sottosegretario per gli affari africani, Jendayi Frazer. La Frazer ha affermato che i kenyani sono stati “ingannati” dai loro leader nelle contestate elezioni presidenziali. “Sono stati ingannati dalla loro dirigenza politica e dalle loro istituzioni”, ha sentenziato incontrando i giornalisti a Nairobi.

L’impressione che il numero dei morti fosse ben superiore ai poco più dei 360 censiti era peraltro diffusa tra gli osservatori indipendenti. Gli scontri, tra l’altro, continuano anche se, negli ultimi giorni sembrano, fortunatamente, aver perso vigore. Almeno 250 mila persone, però, hanno dovuto lasciare le loro abitazioni spinte dal terrore. Il problema degli sfollati è ormai altrettanto grave quanto quello della violenza.

Le violenze sono esplose il 29 dicembre (si era votato in maniera pacifica il 27), e si sono andate sempre più drammatizzando, soprattutto nell’Ovest, nella Rift Valley e negli slum di Nairobi. Al centro, oltre allo scontro politico tra il presidente uscente Mwai Kibaki (leader del Pnu e dell’etnia Kikuyu) e il suo sfidante Odinga, candidato dell’Odm (Orange democratic movement) e leader dell’etnia Luo, e alle accuse di brogli, c’è ormai lo scontro etnico tra Kikuyu e Luo che, secondo molti osservatori, rischia di degenerare in qualcosa di simile a quanto accadde una decina di anni fa in Ruanda.

(7 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/esteri/elezioni-kenya-2/elezioni-kenya-2/elezioni-kenya-2.html

Rifiuti, la polizia lascia Pianura

Prodi: soluzione radicale e rapida

Bassolino attaccato, Veltroni lo difende

carabinieri fronteggiano i manifestanti di Pianura il 7 gennaio, foto Ap

«Abbiamo vinto». Queste le parole che si ripetono tra i manifestanti che da giorni protestano contro la riapertura della discarica di Contrada Pisani nel quartiere di Pianura a Napoli mentre gli ultimi convogli delle forze dell’ordine lasciano il sito di via Montagna Spaccata.

C’è emozione tra la gente – qualcuno spara anche dei petardi in segno di festa – che per giorni ha presidiato l’ingresso della discarica, qualcuno piange ma c’è anche chi dubita e aspetta di avere la certezza che il commissariato di Governo abbia fatto marcia indietro sulla decisione di riaprire il sito per far fronte all’emergenza rifiuti.

Le oltre cento persone che presidiavano l’ingresso sono entrate in massa nella discarica e continuano nella loro azione di “controllo” del sito.

«Per il momento non ce ne andiamo, non ci fidiamo – dice uno dei promotori della protesta – manterremo il presidio nonostante le notizie che sono arrivate. Ha vinto la dignità della gente, la dignità di un popolo che vuol far ritornare questo posto a ricchezza naturale, che è la sua vocazione storica».
Sfilano ancora gli abitanti di Pianura, un migliaio in corteo lunedì sera, a scandire sclogan contro il governatore regionale Bassolino e contro la riapertura della discarica di contrada Pisani che dovrebbe assorbire l’emergenza rifiuti che attanaglia Napoli. Un corteo pacifico e senza incidenti, a differenza di quanto successo al mattino.

Proprio negli stessi minuti a Roma, Romano Prodi sale al Quirinale per discutere con il capo dello Stato Giorgio Napolitano proprio dell’emergenza rifiuti a Napoli.

Il presidente del Consiglio Romano Prodi nel pomeriggio si è lungamente occupato di questa questione. Ha incontrato fra gli altri il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Massimo D’Alema, il ministro dell’Interno Giuliano Amato ed il ministro della Difesa Arturo Parisi. Quindi Prodi insieme al sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta si è visto con il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Il portavoce del governo Silvio Sircana ha annunciato nelle prossime ore «soluzioni radicali» per l’emergenza rifiuti. E mercoledì alle 15 il governo riferirà in Parlamento, alla Camera, sulle misure adottate e da adottare.

Nel frattempo, il sindaco Rosa Iervolino Russo ha tenuto una serie di incontri con gli assessori ed i dirigenti dei servizi direttamente interessati alla vicenda dei rifiuti. «Anche nell’ottica di offrire la massima collaborazione al commissariato di governo», la Iervolino ha convocato una riunione con la Asl Napoli 1 per un monitoraggio della situazione sanitaria in città e per individuare gli eventuali interventi che si renderanno necessari.

Gli scontri a Pianura

A Pianura, il quartiere interessato dalla riapertura della discarica di contrada Pisani, va in scena la guerriglia urbana. Largo Russolillo, presidiato dai manifestanti che vogliono impedire il passaggio dei camion diretti alla discarica, sono volati diversi sassi in direzione degli agenti. La polizia e carabinieri hanno risposto con una «mezza carica», spinte, strattoni e colpi vari. Durante gli incidenti di lunedì mattina tre dimostranti sono finiti in ospedale per delle contusioni ma la protesta ha avuto successo in quanto i 30 camion che doveva entrare nel sito di contrada dei Pisani per l’allestimento della discarica, sono stati bloccati.

Nel quartiere simbolo dell’emergenza la polizia aveva sfondato una prima volta il blocco stradale, ma i manifestanti lo hanno ripristinato. Poco dopo mezzogiorno una molotov è stata lanciata contro una ruspa da alcuni manifestanti. Alleanza Nazionale e Azione Giovani hanno annunciato per mercoledì 9 gennaio alle ore 11.00 una manifestazione di protesta sotto Palazzo Santa Lucia per chiedere il commissariamento del Governatore della Regione Campania.

«È un gravissimo attacco alle istituzioni democratiche dello Stato, posto probabilmente in essere da personaggi legati ai clan della camorra e alle frange eversive gravitanti intorno ai centri sociali», denuncia il vice Segretario Nazionale dell’Usp, Unione Sindacale di Polizia, Roberto Boni. «Appare ormai chiaro che gli attacchi agli Uffici di Polizia e i lanci di pietre di grosse dimensioni e di sbarre metalliche all’indirizzo delle Forze dell’Ordine non costituiscono azioni puramente dimostrative, bensì -aggiunge l’Usp- la consapevole e inequivocabile volontà dei pseudo-manifestanti di ferire gravemente o addirittura uccidere chiunque indossi una uniforme».

«Faremo passare i camion solo per la bonifica della discarica dei Pisani», ha detto l’ingegnere Michele Ramaglia, un rappresentante dei manifestanti. «In quella discarica ci sono migliaia di tonnellate di rifiuti tossici provenienti dal Triveneto – ha aggiunto Ramaglia – dite a Calderoli di venirseli a prendere. Abbiamo pagato per colpe altrui. È inammissibile che ci siano colline alte duecento metri di rifiuti, è contro ogni logica di tutela ambientale. Questo sito non è idoneo perchè qui i venti trasportano i gas emanati dai rifiuti, che non sono interrati». Il sit-in è stato indetto «a oltranza» intorno alla vecchia discarica che il prefetto Pansa vorrebbe riattivare e per domani sono previsti gli interventi di Beppe Grillo, via telefono, e di padre Alex Zanotelli, chiamati dalla Rete campana salute e ambiente e dai centri sociali che fanno parte dei comitati antidiscarica.

Tutte le strade di accesso al quartiere sono chiuse. Si registrano, infatti, blocchi dei manifestanti lungo via Montagna Spaccata, via Cinzia, alcune arterie di Pozzuoli e del comune di Quarto. Chiusa l’uscita e l’entrata della Tangenziale di via Campana. Si può arrivare nel quartiere e, soprattutto nella zona della discarica di Contrada Pisani, unicamente a piedi. Bloccata anche la ferrovia circumflegrea che collega la città di Napoli con il litorale Domizio.

In tarda mattinata per circa un’ora è stata bloccata la stazione della metropolitana di Pozzuoli. La linea 2 del metrò è stata occupata da alcuni manifestanti rendendo difficili anche i collegamenti per i treni a lunga percorrenza sulla linea Napoli-Roma che sono stati deviati via Aversa. La circolazione di treni e metropolitana è ripresa poco prima delle 11.30.

Scuole riaperte, ma pochi alunni

La situazione drammatica, causata sia dai rifiuti che dai blocchi dei manifestanti, ha spinto molti genitori a non accompagnare i propri figli a scuola. Sono molti quelli che, come gli insegnanti, non riescono a raggiungere il proprio posto di lavoro perché impossibilitati a lasciare le proprie case con le automobili. Difficoltà ad arrivare a Pianura anche per i taxi e i mezzi di trasporto pubblico. Nel quartiere molti negozi sono chiusi, soprattutto quelli di generi alimentari. Quello che in questo momento preoccupa maggiormente, oltre agli scontri, è la precaria situazione igienico-ambientale.

Intanto non solo nel quartiere di Pianura ma anche nel centro cittadino si registrano cassonetti rovesciati. L’immondizia invade le strade. In alcuni quartieri occorre fare slalom con le auto tra i sacchetti distribuiti disordinatamente su marciapiedi e carreggiate. In altre zone della città si cammina a passo d’uomo ad un unico senso di marcia a causa dei cassonetti che sono stati posizionati al centro della carreggiata. Si teme che la situazione possa degenerare anche con incendi e roghi dolosi dell’immondizia che giace da settimane nelle strade di Napoli città e dell’intera provincia.

Il Genio militare sta liberando le strade intorno alle scuole dai rifiuti. Come annunciato domenica dal presidente del Consiglio Romano Prodi si è avviata una raccolta straordinaria per garantire un minimo di pulizia nelle zone che limitrofe agli istituti scolastici di ogni ordine e grado. A Caserta e nella provincia sono all’opera due Bobcat e due pale meccanica del 21mo reggimento guastatori che stanno lavorando insieme ai mezzi dell’azienda d’igiene comunale. Altrove, soprattutto nella provincia di Napoli, si sta procedendo alla raccolta ordinaria. La situazione è drammatica principalmente nei comuni vesuviani e nelle città a ridosso del capoluogo partenopeo.

Pubblicato il: 07.01.08
Modificato il: 07.01.08 alle ore 19.21

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71884