Archivio | gennaio 8, 2008

L’esorcista Amorth: «Satana è anche in Vaticano»

CITTÀ DEL VATICANO (8 gennaio) – Satana tra le sacre mura. A lanciare l’allarme della presenza del demonio anche in Vaticano è padre Gabriele Amorth, esorcista della diocesi di Roma, che rilancia in una intervista al Der Spiegel la sua preoccupazione sulla presenza di Satana tra le sacre mura. Allarme che ha diversi precedenti, più o meno illustri. Nel ’76 infatti fu papa Montini a denunciare che il «fumo di Satana» era entrato in Vaticano ma l’espressione è stata ripresa in seguito anche dal vescovo-esorcista Emmanuel Milingo, poi finito scomunicato.

Al giornale tedesco padre Amorth descrive anche le fatiche della vita dell’esorcista. Padre Amorth, che è esorcista della diocesi di Roma e presidente onorario, nonché fondatore, dell’associazione internazionale degli esorcisti, negli ultimi tempi ha incrementato le denunce sulle presenze sataniche anche nella Chiesa. Alla fine di dicembre aveva affermato che molti vescovi e preti non credono più all’esistenza del demonio e ignorando la realtà spirituale negativa non riescono a illuminare le persone bisognose d’aiuto, che, non avendo risposte ai loro disturbi psichici e alle loro pene esistenziali, si rifugiano da maghi e cartomanti pensando di trovare risposte, senza contare coloro che allungano la lista prolifica delle sette sataniche contribuendo così all’incessante fiorire dell’occultismo.

Al settimanale tedesco il sacerdote esorcista ribadisce che «il demonio lavora ovunque: Il demonio è attivo a Fatima, a Lourdes, ovunque, e di sicuro in Vaticano, il centro del cristianesimo» e che tra le mura Leonine ci sono anche «sette sataniche». E ricorda che anche madre Teresa fu tentata dal diavolo, negli ultimi anni della sua vita, perché Satana «sfrutta la debolezza di chi sta morendo». Amorth ci tiene comunque a precisare che, quando parla di diavolo in Vaticano non si riferisce alla 35.ma Congregazione generale dei gesuiti, apertasi ieri. Amorth racconta poi che lavora sette giorni alla settimana, incluse la notte di Natale e il giorno di Pasqua, che negli ultimi 21 anni ha fatto «circa 70.000 esorcismi», e che la sua agenda per i prossimi due mesi è «già completamente piena». Per fortuna c’è il sostegno del Papa: «il Papa – riferisce – mi ha sempre incoraggiato molto».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=16588&sez=HOME_INITALIA

«Salari, la priorità è il potere d’acquisto»

La trattativa Vertice a Palazzo Chigi, oggi il negoziato. Sul tavolo detrazioni, misure anti-inflazione e incentivi alla contrattazione

La spinta di Damiano. L’assedio a Padoa-Schioppa: servono almeno 6 miliardi


ROMA — Parte la trattativa sulla questione salariale
con l’obiettivo immediato di evitare lo sciopero generale e quello in prospettiva di arrivare a un accordo con Cgil, Cisl e Uil per «rilanciare lo sviluppo», come ha detto ieri sera il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, al Tg1. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, insieme con alcuni ministri, incontrerà oggi pomeriggio i segretari generali dei sindacati, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti. Per preparare il vertice ieri lo stesso Prodi, insieme con il sottosegretario Enrico Letta, ha visto il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, il viceministro Vincenzo Visco, il ministro dello Sviluppo, Pier Luigi Bersani, quello del Programma, Giulio Santagata, oltre allo stesso Damiano. L’idea è quella di dare oggi al sindacato la disponibilità ad affrontare il problema di aumentare le retribuzioni nette attraverso un taglio del prelievo fiscale sul lavoro dipendente, così come della volontà di tenere sotto controllo prezzi e tariffe. «Per favorire lo sviluppo — anticipa Damiano — dobbiamo anche aumentare i consumi e quindi favorire il potere d’acquisto dei redditi, delle retribuzioni e delle pensioni.

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E quindi questo passo va assolutamente compiuto». Spinge per l’accordo «per ridare slancio ai salari» anche il presidente del Senato, Franco Marini. Ma difficilmente saranno fatte cifre esatte sulle risorse che possono essere impiegate, sia perché Padoa-Schioppa non intende scoprire le carte prima della trimestrale di cassa sia perché è necessario un chiarimento nella maggioranza, che avverrà nel vertice già convocato per giovedì. La proposta del ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero (Rifondazione) di aumentare di 100 euro al mese la detrazione sul lavoro dipendente per i lavoratori fino a 35-40 mila euro, per una spesa di almeno 10 miliardi di euro, ha sconcertato più di un ministro. Non solo Padoa-Schioppa, che continua a pensare che la questione salariale debba essere affrontata innanzitutto tra sindacati e Confindustria, ma lo stesso Damiano, che ha definito «senza senso» l’idea di Ferrero di puntare tutto sullo sconto fiscale negando la necessità di legare i salari alla produttività. Il ministro del Lavoro si è comunque augurato che le risorse «si trovino», ricordando che la Finanziaria appena approvata prevede che eventuali maggiori entrate dalla lotta all’evasione devono andare a favore del lavoro dipendente. I sindacati contano su una disponibilità di almeno 6-8 miliardi di euro, al netto, chiarisce però il segretario aggiunto della Cisl Pier Paolo Baretta, dei 2-3 miliardi che serviranno per il rinnovo dei contratti pubblici. Una chiara disponibilità ad affrontare le questioni poste dal sindacato e la fissazione di un calendario di incontri dovrebbero mettere la trattativa sui binari giusti. Ieri Cgil, Cisl e Uil hanno convocato per domani le segreterie unitarie. Se l’incontro di oggi andrà bene, serviranno per impostare i gruppi di lavoro che dovranno portare avanti il negoziato col governo, altrimenti serviranno per discutere della proposta di sciopero generale da portare agli esecutivi unitari che si riuniranno il 18 gennaio. Molto dipenderà anche dalle risposte che i sindacati riceveranno sul tema dell’inflazione. Su quale insisterà molto il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni: «Aumentare i salari è importante, ma non serve a niente se non avviene in un contesto di politica dei redditi. Noi siamo per rafforzare i poteri delle Authority più che per creare un nuovo organismo che dipende dalla politica», cioè il Mister Prezzi previsto dalla Finanziaria.

Enrico Marro
08 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/economia/08_gennaio_08/marro_salari_potere_acquisto_69faa0fa-bdc3-11dc-8e86-0003ba99c667.shtml


Prodi, De Gennaro, termovalorizzatori e.. La Casta dei Somari

Il piano del governo per superare l’emergenza rifiuti in Campania
Previsto l’intervento dell’esercito per le situazioni “di necessità e urgenza”

Prodi: De Gennaro commissario e tre termovalorizzatori

Verranno utilizzati i siti previsti dalla legge 87 del 2007 per lo smaltimento
Entro 4 mesi, pena il commissariamento, i Comuni dovranno avviare la raccolta differenziata

LEGGI L’ARTICOLO



LA CASTA DEI SOMARI

Scritto da Stefano Montanari*
domenica 23 dicembre 2007

Egr. sig. Stella, Come tantissimi italiani, anch’io ho letto il Suo best seller La Casta, come quasi tutti mi sono roso il fegato per gli orrori subiti a pagamento che Lei riporta e, ancor di più, mi sono indignato per la mancata reazione da parte dei “protagonisti” del libro. Nessuna reazione: tutto vero, dunque, e un signor Stella da fare santo subito, per usare un’espressione di moda.

Poi, oggi, qualche lettore di questo blog, uno anche da una Medical School d’oltre Atlantico, mi segnala un Suo articolo sul Corriere (“Rifiuti, se Napoli copiasse Venezia” reperibile anche su http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_22/rifiuti_napoli_690dfb56-b062-11dc-bb54-0003ba99c53b.shtml) e mi chiede un commento. Le dirò che non è mia abitudine leggere, tanto meno commentare, articoli del genere pubblicati sulla stampa non specializzata, perché, di solito, con le dovute, rare, eccezioni, la lettura si traduce in una perdita di tempo per manifesta incapacità del tuttologo di turno di trattare la materia. Per Lei, santo subito, farò una deroga, se non altro per l’ammirazione che provo per il Suo libro citato.

Forse Lei, dovendo per mestiere svolazzare di fiore in fiore alla maniera delle farfalle che menziona nel testo, non ha avuto modo di approfondire l’argomento che non è, poi, così semplice come, semplicisticamente, pare ritenere. Vede, signor Stella, un conto è la volontà di fare qualcosa (far scomparire i rifiuti, o, alla veneta, le “scoasse”, nel caso in questione) e un conto è la realtà, vale a dire il modo con cui questo universo tanto balzano è stato concepito, se mai qualche entità è responsabile di una sciocchezza del genere. Purtroppo, questo presunto creatore ha disposto in maniera che, in certe condizioni – e queste, senza approfondire per non tediarLa, sono proprio quelle del trattamento delle “scoasse” – non sia possibile far scomparire la materia, e la massa si conservi invariata. Spero sia chiaro il significato dell’aggettivo: invariata. Naturalmente, se vuole, potrà rifarsi ai vecchi libri del liceo e cercare la spiegazione semplice ma rigorosa del Principio di Conservazione della Massa (o di Lavoisier) e controllare.

Dunque, proprio per questo errore di progettazione del mondo, se Lei brucia un chilo di qualcosa, dalla combustione Le salterà fuori un chilo di qualcos’altro (addizionato all’ossigeno che avrà fatto entrare nella reazione e, per questo, un chilo virgola un po’). Venendo più strettamente all’argomento, occorrerà che Lei sappia che, per procedere all’incenerimento dei rifiuti, si addizionano alla loro massa calce, bicarbonato, ammoniaca, acqua e quant’altro per una massa più o meno identica e, dunque, per un chilo di pattume da eliminare, Lei si troverà a dover trattare due chili di roba, e due chili di porcheria dovranno per forza di natura uscire, lo si gradisca o no.

Ad aggravare la situazione, ci sta il fatto che, quando Lei brucia qualcosa, accade quasi sempre che ciò che esce dalla combustione sia infinitamente più tossico di ciò che entra (prenda un sacchetto di plastica crudo, lo bruci e tenti di respirare il fumo che ne sortisce). I filtri? Splendidi: peccato che Lei non sappia come si producono le polveri da combustione, che, di conseguenza, ignori che solo le polveri chiamate primarie filtrabili interessano il filtro, e che queste costituiscono una frazione infima delle polveri in toto. E poi, egregio signor Stella, bisognerà che Lei, fattosi paladino dell’incenerimento dell’immondizia, sia pronto a rispondere alla domanda che io continuo a rivolgere, naturalmente senza ottenere risposta, a quelle caricature di scienziati che si prostituiscono esattamente come le star della RAI nell’esternazione berlusconiana: una volta che Lei ha catturato quel po’ di polveri, che ne farà? Se Lei non fosse atterrato solo occasionalmente su questo delicatissimo argomento e non lo maneggiasse con la spocchia di chi, santificato, crede di sapere, se non tutto, quasi, saprebbe che quando si tratta d’inceneritori (i “termovalorizzatori”, li chiama ingenuamente Lei senza essere al corrente che il termine è bandito dalla Comunità Europea perché palesemente fuorviante) le cose vengono sempre rappresentate, ad essere ottimisti, a metà e il cerchio non viene mai chiuso.

Altra cosa che Lei, con tutta evidenza, ignora, è come si valutano le polveri, polveri su cui la scienza (quella vera, non quella dei professori in affitto) sta puntando i microscopi perché si vanno via via scoprendo, giorno dopo giorno, tutte le insidie di cui queste sono capaci. Tanto per farla breve, sappia che una particella da 10 micron di diametro (di scarsa aggressività) pesa esattamente come un milione di granellini da 0,1 micron e che ognuno di questi granellini ha un grado di pericolosità infinitamente maggiore rispetto a quello della particella di cui sopra. Bene, le particelle, cioè le polveri, vengono pesate, con ciò facendo cadere in un ignobile tranello sia il pubblico sia i giornalisti superficialotti che, teneramente, comparano inceneritori ed auto Euro 2 (o 3 o 4, poco importa).

Poi, Lei accenna ad Arpav. Senza girare il dito nella piaga, si è mai informato sulle prodezze dell’Ente? Ha mai sentito parlare della “non diossina” dopo il rogo De Longhi? Ha mai dato un’occhiata senza fette di prosciutto sulle orbite a che cosa combinano le varie Arpa su e giù per la Penisola? E le indagini epidemiologiche? Ha la cultura sufficiente per capire che cosa siano? Come spesso nascano taroccate? Provi ad informarsi di quella che stanno per far partire in Emilia Romagna a spese delle vittime (i soliti contribuenti per lo più ignari) e, se è in grado di capire, giudichi.

E il bilancio energetico? È capace, facendo i conti non per burla, di vedere quanto si perde, in termini energetici, in un “termovalorizzatore”? E delle leggi fatte ad hoc in cui, per esempio, le “scoasse” diventano energia rinnovabile e le ceneri da combustione sono ufficialmente “inerti”? Ne ha mai sentito parlare? Altro che libro ci vorrebbe! E qui non si tratta solo di soldi rubati (ci sono anche quelli, va da sé, e sono ben più di quelli che Lei menziona nel Suo libro) ma di ambiente e di salute attaccati in modo irreversibile. Spero sia chiaro l’aggettivo: irreversibile.

Lei, che di porcherie sa tutto, provi ad indagare sul business che si nasconde sotto l’ecomafia di regime, ficchi il naso nella pratica dell’incenerimento, l’unica, tra le tante di trattamento dei rifiuti, ad essere priva di qualsiasi base scientifica, essendo null’altro che un trito gioco di prestigio per far scomparire il pattume dagli occhi dell’ingenuo spettatore, giornalista, prezzolato o in buona fede che sia, non certo escluso. Concludendo, caro signor Stella, poiché Lei non pubblica sul giornaletto della parrocchia ma sul maggior quotidiano nazionale e per questo ha sulle spalle una responsabilità non nulla, dando per scontata la Sua onestà, prima di scrivere cose che non stanno né in cielo né in terra e che servono a far da ghiotto alibi proprio alla Casta, s’informi.

A volte, quando non si conosce un argomento,se non si hanno altri interessi, è molto meglio tacere: non si fanno danni e si evita una figuraccia.

fonte: http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=340&Itemid=1


ARPATNEWS n.086-06 – Inceneritori e nanopatologie

*Articolo scritto dal dott. Stefano Montanari e pubblicato dal ARPAT

Articolo da scaricare in formato PDF


È disponibile nelle librerie il DVD di Stefano Montanari “L’insidia delle polveri sottili” – editore Macro (ISBN 8875078941). Al DVD è accluso un libro.

Grillo ai manifestanti di Pianura: l’informazione e’ criminale

Beppe Grillo
Beppe Grillo

Roma | 8 gennaio 2008


Beppe Grillo si collega in viva voce,
telefonicamente, al presidio dei manifestanti di Pianura, a Napoli, e attacca duramente l’informazione, definendola “vergognosa e criminale”.

Grillo sostiene che giornali e televisioni non sono in grado di spiegare alla cittadinanza neppure come funzioni la gestione dei rifiuti.

“Una cosa vergognosa e criminale – continua – e’ questa informazione che viene data in televisione e sui giornali. Siamo sempre li’: la gente non sa che cos’e’ un inceneritore, li chiamano termovalorizzatori. Non conoscono la catena, la filiera dei rifiuti, come si fa a smaltirli, se si puo’ fare in altro modo. Ieri ho sentito i giornalisti in televisione e ho spento la televisione dalla disperazione, sono incazzato come una bestia”.

Il comico è apparso sfiduciato: “Non mi sento neanche di dare consigli, non mi sento di dire niente. Sono quindici anni che parlo di rifiuti, e raccogliamo quello che e’ stato seminato”.

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=77415

8 Gennaio 2008

Inceneritori. No comment.

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fonte: http://www.beppegrillo.it/2008/01/inceneritori_no.html

L’Airone perduto: tette al posto degli animali

prossimo sponsor di Airone?

di Massimo Franchi

Airone vecchia maniera

L’ambientalismo del terzo millennio. Tette al posto del martin pescatore, storie di ufo dove c’erano i racconti di Jacques Costeau, spiegazioni su come ottenere super poteri nelle pagine una volta dedicate alla sintesi clorofilliana.


C’è da trasecolare nel vedere la pubblicità televisiva del nuovo (sic) “Airone”. Lo storico mensile ambientalista uscito nel 1981 come costola del National Geographic è finito (come tutta l’Editoriale Giorgio Mondadori) nelle mani della Cairo Editore.

Il presidente del Torino, ex assistente personale di Berlusconi nel 1981, ha una ricetta unica per i giornali del gruppo: gossip e nudi a tutto spiano. E pazienza se “Airone” diventa come “Di più” di quel genio di Sandro Mayer (il sosia di James Bond che impazza nelle comparsate tv come tuttologo gossipparo).

L’idea è più o meno questa: le centinaia di migliaia di ragazzi che negli anni ’80 andavano matti per le foto di tigri e leoni ora sono diventati grandi. Dell’ambientalismo gliene frega relativamente. Gli interessano di più culi (femminili, non animali) e marziani.

E così Luigi Grella dopo tre anni ha lasciato la direzione a gennaio 2007 e in pochi mesi il timone di Airone è passato al nuovo direttore, Andrea Biavardi. L’unico uomo al mondo che dirige riviste che più diverse non potrebbero essere: “For Men magazine”, mensile per maschi arrapati a caccia di steroidi per i muscoli e di nudità per il pensiero, e, appunto, “Airone” storica voce del naturalismo, dell’ambientalismo e dell’ecologismo italiano, che dagli inizi degli anni 80 ha portato avanti le battaglie ecologiste facendo conoscere ai bambini le storie degli animali in estinzione.

A maggio i sette giornalisti della testata hanno approvato il nuovo piano editoriale del direttore. Per giunta all’unanimità. E da lì il cambiamento da mensile ambientalista a giornale popolare ha preso progressivamente il via.

Dopo mesi di anonimato, però Cairo e Biavardi si sono buttati a corpo morto sul trash. Spot televisivo a tappeto sulle reti Mediaset con Biavardi in persona che illustra il nuovo numero in edicola. Il primo titolo ha ancora a che fare con la natura, ma già il secondo spiega la svolta. «Come vincere la timidezza», corredato da una foto in cui si mostra un adolescente di fianco ad una starlette dal procace seno in primo piano. Poi si passa alle storie degli ufo e alla certezza che «fra pochi anni tutti noi potremo avere dei superpoteri».

Pare un incubo per i bambini degli anni ’80 che sognavano con Airone di andare nella savana a vedere i ghepardi sfrecciare vicino a loro. Il risveglio è traumatico. Ma reale.

Gli ambientalisti naturalmente protestano. E hanno inondato il blog creato da Cairo per “consolidare” i rapporti con i lettori delle riviste del gruppo. Centinaia di messaggi che annunciano disdette di abbonamenti e chiedono di avere almeno la coerenza di cambiare nome perché il nostro Airone non esiste più.

I giornalisti però si difendono. «Gli ambientalisti che si inalberano mi fanno arrabbiare – spiega un redattore storico -. Perché quando eravamo in difficoltà non ci compravano. È logico che si cerca di sfruttare il marchio di Airone per fare una cosa diversa, però è tutto alla luce del sole».

Facendo fede di realismo, la spiegazione della virata nazional-popolare è condivisa. «L’alternativa era chiudere, come tutti i giornali ambientalisti in Italia. Quindi ben venga Cairo e ben venga il nuovo direttore. L’idea è quella di fare concorrenza a Focus, che viene letto da un milione di persone. Nel giro di pochi mesi abbiamo recuperato da 40 mila a 82 mila copie e altri tre giornalisti sono stati assunti».

Nessun disagio, dunque, neanche per le foto con le tette? «Si tratta solo di affrontare nuovi temi, magari con un linguaggio diverso. Ma io quello spot non l’ho visto…».

Pubblicato il: 08.01.08
Modificato il: 08.01.08 alle ore 13.19

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71927


SALVATE IL BAMBINO EMANUEL


di Maurizio Chierici

Storia di un bambino all’onore della cronaca, ma il bambino non lo sa. Ha tre anni e mezzo, si chiama Emanuel, “Dio è con noi”. Dietro la grazia del nome la vita resta un inferno. E’ nato dall’amore “proibito” tra Clara Rojas e un carceriere che ne vegliava la prigionia. Proibito, perché il dogmatismo marxista delle bande armate condanna ogni rapporto personale “col nemico”.


Da sei anni nella foresta colombiana, la madre é prigioniera delle Farc assieme a Ingrid Betancourt: volevano sfidare il presidente liberista Uribe per smontare le cosche politiche, militari e mafiose che schiacciano la società civile. Elezioni 2002. Come tutti sanno, l’idiozia delle bande armate legate ai narcos le trasforma in merce di scambio. Il massimalismo finisce sempre per dare una mano al potere. Emanuel è venuto al mondo con un taglio cesareo improvvisato nelle frasche di una capanna: per bisturi, il coltello da cucina. Nasce col braccio destro anchilosato. Bianco, piccolissimo, pesava niente, racconta in Tv nell’aprile 2006 il giornalista Jorge Enrique Botero presentando il suo libro “Ultime notizie dalla guerra“. La madre era rimasta sola. Guerrigliero-padre allontanato appena il comando Farc viene a sapere che Clara Rojas aspetta un bambino. Ivan Rojas, fratello di Clara, non sopporta l’insinuazione: si rivolge al tribunale per far sequestrare il volume.
Ma arrivano altre informazioni: il 28 aprile 2007, John Frank Pinchao, poliziotto-ostaggio sfugge alle Farc e conferma la maternità di Clara. Emanuel tira avanti per qualche mese nell’umidità della malaria, divorato dalla verminosi e dagli insetti. Fin qui una storia come tante nella Colombia dove tre milioni di profughi interni vagano come i fantasmi del Darfur. Per Emanuel, o per i ragazzi soldato, o per i tre bambini che ogni minuto chiudono gli occhi sfiniti, ancora nessuna speranza, anime morte nel tritasassi del potere. Potere delle Farc: tenerezza verso il bambino pensando al ricatto d’oro che può procurare. Potere del presidente Chavez: vede nella sua liberazione la cometa che può illuminarlo mettendo in ombra le amarezze del referendum perduto; potere del presidente Uribe deciso a non permettere il ritorno alla vita di Ingrid Betancourt, di Clara Rojas e di ogni intellettuale in grado di smascherare i suoi appetiti. Dove Chavez ha fallito lui potrebbe farcela: sta cambiando la costituzione per la rielezione eterna. Emanuel diventa il giocattolo conteso da queste ambizioni. Senza contare l’impazienza dei professionisti della violenza.

Nel racconto di Pinchao, tre mercenari californiani, prigionieri assieme agli altri, protestano per i lamenti del neonato. L’essere ostaggio fa parte del loro contratto di lavoro, contractors della Microwawe System ingaggiata dal Pentagono per dare una mano all’antiguerriglia di Uribe. Ma l’ aereo cade nella foresta, eccoli in catene. Emanuel ne disturba il sonno. E i pianti durante le fughe improvvise lasciano tracce che mettono in pericolo la loro incolumità. O ve ne liberate voi, o ce ne liberiamo noi: i signori della guerra non amano le sfumature. Piaghe per bruciature di sigaretta strappano il cuore della madre. Per giorni invoca la restituzione del piccolo appena lo portano via per metterlo al sicuro. Le Farc consegnano Emanuel “ad una persona onesta” nella speranza che la vita normale lo aiuti a sopravvivere in previsione di chissà quale ricatto. Josè Crisanto Gomez fa il muratore ed ha cinque figli: abita a El Retorno, dipartimento di San Josè di Guaviare, regione Farc. Emanuel arriva su una lancia a motore. Ha bisogno di cure, ma il muratore e la moglie non sanno come alleviare lo strazio del braccio anchilosato. Due mesi dopo si arrendono: nel luglio 2005 José consegna il bambino all’ospedale. Detta il nome all’impiegato che tiene in ordine i registri d’accoglienza: Juan David Gomez Tapiro, “pronipote”. Povero Emanuel, sembra agli sgoccioli e l’ospedale avverte l’ Istituto Colombiano per la Tutela della Famiglia. Diventa uno dei 15 mila 853 piccoli che ogni anno la guerra civile disperde senza identità controllate, ecco perché i registri della Tutela Famiglia vengono passati al microscopio dai servizi segreti: dietro ogni minore abbandonato c’è forse un guerrigliero.

Quali sospetti può aver suscitato David-Emanuel resta un segreto, ma sei mesi fa qualcosa si muove. Sarkozy riaccende la diplomazia: accogliendo le preghiere dei figli, madre e marito di Ingrid Betancourt, comincia un pressing diplomatico su Uribe spingendolo ad allargare la speranza alla “mediazione del presidente Chavez”, come suggerisce Piedad Cordoba, senatrice dell’opposizione colombiana. Appaiono due notizie che solo adesso è possibile mettere in relazione. Mentre la mediazione Piedad-Chavez è ancora sotterranea, anche se già annusata dai servizi dell’altra America, la giornalista venezuelana Patricia Poleo pubblica sul foglio di famiglia “Nuevo Diario”, la rivelazione bomba: Ingrid è custodita da Chavez in territorio venezuelano. La famiglia Poleo vive tra Washington e Miami. Il giornale si stampa a Caracas nutrito dai capitali di una misteriosa fondazione Usa. Patricia non può tornare in Venezuela. La insegue un mandato di cattura per l’assassinio del giudice Anderson: stava indagando sui mandati del colpo di stato anti Chavez, 2002 e un commando l’ha fatto fuori.

Nessun quotidiano delle Americhe abbocca alla storia di Ingrid: tutti sanno chi sono gli amici della Poleo, ma l’Europa è lontana e scioglie l’emozione. A questo punto Chavez viene a galla: riunisce una conferenza stampa dichiarandosi disposto a contattare Marulanda, vecchio capo Farc. Succede mentre John Frank Pinchao, poliziotto sfuggito alla prigionia, inonda ogni prima pagina colombiana con il racconto di Emanuel, figlio di Clara. I fogli popolari ne sollecitano con impazienza la liberazione: ogni sera titoli da copertina. Ed ecco il secondo avvenimento: Alberto Cuta, funzionario che tutela i diritti della famiglia ed ha maneggiato i documenti di David-Emanuel, a fine agosto sale a Bogotà dalla regione Farc del Guaviare. Fa precedere il viaggio da lettere nelle quali spiega d’essere in possesso di informazioni importanti. Quali ? Ne porterà le prove. Alberto Cuta non arriva a destinazione con le notizie: sgozzato appena mette piede a Bogotà. Sono i giorni dell’idillio improvviso Uribe- Chavez. Il presidente venezuelano dà piena fiducia al presidente colombiano: deve dimostrare che Ingrid e i 45 ostaggi che le Farc mettono a disposizione per lo scambio, sono vivi.

Da quattro anni familiari e autorità non hanno notizie. Chavez vola a Parigi ad incontrare Sarkozy, populismo del socialismo o muerte, in sintonia col populismo country club. Questione di ore, lettere e immagini stanno per arrivare. Ma il giornale argentino Pagina 12 sospetta qualcosa: Uribe non ha convenienza che una mediazione internazionale lo metta da parte, eppure ne sembra sollevato. Perché? Poche ore e tutto diventa chiaro: subito dopo la telefonata di un emissario Farc che annuncia a Chavez l’arrivo di lettere e foto, l’angolo della foresta dalla quale il messaggero chiamava viene bruciato da un bombardamento selvaggio e gli emissari in viaggio verso il Venezuela con lettere e immagini, arrestati e fatti sparire dalla polizia colombiana. Chavez è servito come allodola. Con una scusa Uribe subito se ne libera, mediazione finita: torna a decidere da solo. Di Emanuel non si parla più.

Per poco: sono le Farc a rimettere il bambino in primo piano. Lo libereranno assieme alla madre e ad un‘altra signora ex deputato da sette anni in catene. A Chavez il compito di garantire il ritorno di Emanuel e delle donne. Sarkozy, e i democratici di Washington sono d’accordo: si respira aria da prova generale per la liberazione Betancourt. Kirchner accetta di guidare la commissione di garanzia assieme a Marco Aurelio Garcia, numero due del Lula brasiliano. Svizzera, Francia, Cuba, Ecuador, e Bolivia li accompagneranno nella foresta con ministri e ambasciatori. Né Graham Greene, né Le Carré avevano immaginato qualcosa del genere nei loro romanzi. La Colombia apre le porte con generosità, stessa generosità del Chavez che organizza la carovana di aerei ed elicotteri parcheggiati nell’aeroporto colombiano di Villavincencio, città agricola, capitale delle rose: ogni mattina, un po’ congelate, le rose prendono il volo verso le vetrine di Miami e New York.

Per Emanuel, la madre e l’altra signora sembra fatta. “L’abbiamo battezzata ‘operazione Emanuel ‘ in onore del piccolo prigioniero”. L’ex presidente argentino e gli altri si sistemano in una fattoria bunker pronti a saltare sugli elicotteri per raccogliere gli ostaggi in cammino. Aspettano le coordinate del posto segreto; aspettano, ma le coordinate non arrivano. La signora Fernandez, moglie di Kirchner e presidente a Buenos Aires, telefona preoccupata al marito: ha parlato con Uribe, l’ha trovato scettico. E’ convinto sia una messa in scena che finirà in niente. “Montatura mediatica”. Kirchner marito si arrabbia: “C’ è di mezzo un bambino, nessuna montatura…” 350 giornalisti ammucchiati a Villavincencio stanno aspettando. Aspetta il regista Oliver Stone, documenterà il momento storico della presa in consegna degli ostaggi. Ma le Farc tardano e un Chavez da qualche giorno stranamente diplomatico rompe la bonaccia: qualcuno sta cercando di frenare i passi dei prigionieri. Gli risponde Uribe: la regione segnalata dalle Farc è libera da ogni forza armata. Nessuna operazione in corso. Il ritardo dipende da chissà quali problemi interni della guerriglia. Lascia capire: fanno sempre così.

Luis Carlos Restrepo, commissario per la pace del governo colombiano, va a trovare Kirchner e gli altri volontari, confermando le parole del presidente: da tre settimane non un solo militare pattuglia la foresta. Ma Miami Herald e Nuevo Herald, hanno altre informazioni. Il giornalista Guillem parla col generale comandante della quarta divisione, Freddy Padilla de Leon e scopre che dal 19 dicembre è in corso l’operazione Emanuel. Stesso nome dell’impresa che libera i prigionieri: non si fa confusione? Il significato è diverso, spiega il generale. Il nostro Emanuel vuol dire buon Natale. Natale sicuro nelle foreste della regione. Sicurezza armata fino ai denti: i comandanti dei battaglioni 19, 22, 44, documentano morti e prigionieri fra le “le bande criminali Farc”. Ogni giorno scontri duri nel verde che doveva essere disarmato. “Gruppi intercettati, agganciati, distrutti…”.

E le notizie che il commissario di Uribe porta alla delegazione Kirchner cominciano a cambiare: la Farc ha attaccato un aereo militare con 30 uomini a bordo. Per fortuna il razzo si è perduto, ma è allarme. Il 28 dicembre l’ informazione pesante: Restrepo avverte che la Colombia non è in grado di garantire l’incolumità di Kirchner e Marco Aurelio Garcia nel momento del faccia a faccia con le Farc. “Siete bianchi ed importanti. Sospettiamo vogliano prendervi prigionieri”. Kirchner si lascia andare coi giornalisti argentini: “Ho l’impressione che ci invitino a tornare a casa”. E a Villavincencio all’improvviso appare il presidente Uribe. Conferenza in una base militare: non è vero che le truppe colombiane frenino l’incontro. La Farc non può venire all’appuntamento perché Emanuel è nelle nostre mani. Non prigioniero; ospite segreto in un istituto di assistenza. Ma perché dirlo solo adesso? vogliono sapere i commissari arrivati da sette paesi. “Anch’io lo so da poche ore”. Missione interrotta.

Nel racconto presidenziale, il muratore al quale le guerriglia aveva consegnato Emanuel due anni prima, avrebbe tentato di riprendersi il bambino come gli era stato ordinato dalle Farc. Non ce l’ha fatta ed ha confessato la verità. Con la moglie e i cinque figli viene trasferito a Bogotà sotto protezione di stato. Esiste un’altra versione: il muratore è sotto protezione da più di un mese. Messo alle strette dopo l’assassinio di Alberto Cuta, difensore dei diritti della famiglia, avrebbe conservato il segreto lasciando che il presidente facesse finta di aspettare l’ Emanuel in marcia nella foresta. La prova dna conferma: il bambino è proprio Emanuel. Uribe se ne proclama protettore, la nonna e lo zio lo vorrebbero per loro, Chavez ne festeggia “l’identificazione”: merito nostro se oggi sappiamo che non è prigioniero. E la madre, e l’altra signora deputato? “Abbiate pazienza, le riporteremo a casa”. Fino a sei mesi fa Emanuel era un fantasma. Adesso è solo un bambino, ma non sa con quale nome e in quale famiglia gli strateghi dell’intrigo internazionale gli permetteranno di giocare lontano dagli occhi di nuovi e vecchi carcerieri.

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