Archivio | gennaio 9, 2008

Amnesty: 11 gennaio mobilitazione per far chiudere Guantanamo


Campagna di Amnesty: “Chiudere Guantanamo ora!”

Venerdì 11 gennaio ricorrerà il sesto anniversario dell’apertura di uno dei centri di detenzione più tristemente famosi del mondo, diventato il simbolo delle violazioni dei diritti umani nel contesto della “guerra al terrore”: Guantánamo Bay.

L’impegno di Amnesty International negli ultimi cinque anni, ha ottenuto risultati importanti: centinaia di prigionieri rilasciati, prese di posizione dei principali organismi internazionali, di leader politici e di molti governi per la chiusura del centro di detenzione. All’interno della stessa amministrazione Usa e nella campagna elettorale per le presidenziali, il tema sta acquisendo grande importanza. Amnesty International proseguirà la sua campagna ‘Chiudere Guántanamo, ora!’ fino a quando il centro di detenzione non verrà chiuso e i prigionieri non verranno sottoposti a un processo regolare oppure rilasciati, per porre fine a queste e a tutte le altre detenzioni illegali nel contesto della “guerra al terrore”.

Con questi obiettivi, venerdì 11 gennaio Amnesty International organizza una manifestazione di fronte all’Ambasciata Usa di Roma, in via Veneto, con inizio alle ore 11. Sempre a Roma, in alcune piazze centrali, dei mimi simuleranno le dure condizioni di prigionia dei detenuti di Guantánamo. Altre iniziative si svolgeranno sempre nella capitale e in altre città, tra cui Ancona, Bologna, Firenze, Foggia, Milano, Palermo e Sassari. Sul sito di Amnesty.it sarà possibile sottoscrivere l’appello di Amnesty International per sollecitare le autorità statunitensi a chiudere il centro di detenzione e porre fine alle detenzioni illegali nel contesto della “guerra al terrore”. Da venerdì 11 sarà inoltre on line il sito www.chiudereguantanamo.it, contenente testimonianze sulle condizioni nel centro e approfondimenti sulla sorte degli ex prigionieri, sulla situazione dei detenuti “autorizzati per il rilascio” ma ancora bloccati a Guantánamo e sul conflitto tra l’amministrazione Bush e la Corte suprema federale Usa. Attraverso questo sito sarà possibile anche inviare messaggi di solidarietà a Sami al Hajj, giornalista della televisione al Jazeera, detenuto a Guantánamo dal 2002.

Nei primi cinque anni di attività, a Guantánamo sono stati trasferiti 780 prigionieri, catturati in oltre 10 paesi diversi. Un’analisi condotta sui casi di circa 500 detenuti ha mostrato che soltanto il 5% di loro è stato preso direttamente dalle forze statunitensi; l’85% è stato catturato dalle forze dell’Alleanza del Nord in Pakistan e in Afghanistan e trasferito sotto custodia statunitense, spesso in cambio di qualche migliaio di dollari. Alla fine del dicembre 2007, a fronte di circa 500 rilasci, 277 detenuti di 30 diverse nazionalità si trovavano ancora a Guantánamo senza accusa né processo. Circa l’80% di questi prigionieri sono stati detenuti in isolamento nei Campi 5, 6 e nel Campo Echo. Il Campo 6, di più recente costruzione, è designato per ospitare 178 detenuti ed è l’area in cui le condizioni di detenzione sono più dure. I detenuti rimangono in isolamento per almeno 22 ore al giorno in celle individuali prive di finestre. Almeno quattro detenuti si sarebbero suicidati. Molti altri avrebbero tentato di togliersi la vita – riporta Amnesty.

Soltanto uno dei detenuti di Guantánamo è stato condannato dalle commissioni militari. Nel marzo 2007 David Hicks, cittadino australiano, si è dichiarato colpevole di sostegno al terrorismo nell’ambito di un patteggiamento che prevedeva la fine della sua reclusione in custodia statunitense, già durata cinque anni, e il rientro in Australia, dove sta scontando altri nove mesi di detenzione. Nel novembre 2007, tre detenuti sono stati incriminati per essere processati dalle commissioni militari.

fonte: http://unimondo.oneworld.net/article/view/156666/1/

Rifiuti: Il Pecoraro Espiatorio

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

9 Gennaio 2008

spazzatura.jpg
Clicca l’immagine


Si è aperta la caccia al Pecoraro Scanio. E’ lui il colpevole. Non Bassolino, non la Jervolino, non i presidenti del Consiglio degli ultimi quindici anni, non la Camorra, non le imprese del Nord che hanno smaltito i rifiuti tossici in Campania per risparmiare, non chi ha preso i miliardi di euro dalla Comunità Europea per opere mai realizzate, non le municipalizzate politicizzate, non i partiti, non la giunta regionale, non le giunte provinciali, non i sindaci contigui alla criminalità organizzata, non chi non ha permesso la raccolta differenziata, non i magistrati che non hanno indagato, non i giornalisti che non hanno denunciato, non i parlamentari campani che stanno a Roma, non le ASL, non chi deve controllare i prodotti alimentari, non chi deve controllare l’inquinamento dell’aria.

Nessuna, nessuna stramaledetta istituzione è responsabile di una Regione rovinata, con scorie radioattive sotto i campi di pomodori e un incremento di malati di tumori spaventoso.
La colpa è dei Verdi, di chi vuole acqua pulita, aria pulita, carne, uova e mozzarella senza diossina. La colpa è di chi vuole un parco, un albero, una spiaggia senza liquami, depuratori funzionanti.

La colpa è di chi vuole la raccolta differenziata, rifiuti zero.La colpa è di chi pensa che i campani siano una popolazione civile come le altre che può ottenere gli stessi risultati per l’ambiente dei danesi o dei californiani.

La colpa è di chi dice la verità sugli inceneritori e sul Cip6, la tassa sulla nostra bolletta dell’Enel, che ha sottratto miliardi di euro alle energie rinnovabili per regalarli ai petrolieri.
Uno dei più grandi fallimenti politici della Repubblica Italiana è stato trasformato in un problema di ordine pubblico. Bassolino regna con De Gennaro alla sua destra.
I colpevoli sono il Pecoraro Espiatorio e tutti gli abitanti di Pianura ai quali era stato promesso che la discarica non sarebbe più stata riaperta.

Pianura_Napoli.jpg
Clicca il video

Rifiuti Zero

Rifiuti Zero Rifiuti Zero
La strategia Rifiuti Zero parte da un presupposto: i residui dei rifiutisono solo il risultato di una cattiva progettazione industriale. In un mondo finito come il nostro un’economialineare risulta insostenibile e pericolosa per la stessa umanità.
Le attuali prospettive delle economie mondiali tendono semplicemente ad attenuare il problema, promuovendo il riciclo, il riuso e la combustione dei residui. Se le prime due soluzioni servono solo a coadiuvare una strategia di più ampio respiro, che preveda una maggiore responsabilità nella progettazione degli oggetti, l’incenerimento è invece una seria minaccia non solo per l’ambiente ma anche per la salute dell’uomo.

Il prof. Paul Connet, docente di chimica ambientale dell’università di St. Lawrence a New York, è uno dei massimi esperti e promotori della strategia Rifiuti Zero. Le sue conferenzesono utili e consigliate per il modo semplice con cui analizza e spiega questi problemi. Un buon inizio per affrontare una questione che riguarda l’intero pianeta.

a cura di: Livio Lombardo

GUARDA IL VIDEO

data: 12/12/2007 – fonte: Livio Lombardo – lunghezza: 159,16 min.

See RealPlayer format - ADSL See Windows Media Player format - ADSL Listen to MP3 format

Segnala errore

A spasso col morto. Per l’assegno

a NEW YORK

Due 65enni portano in giro il cadavere dell’amico su una sedia da ufficio a rotelle per incassare la pensione: fermati

NEW YORK «Hell’s Kitchen ha un’aneddotica ricca, ma questa storia è una di quelle che finirà nei libri». Come dar torno a Paul Browne, portavoce della polizia, che ha commentato così una vicenda degna di un filmetto hollywoodiano stile “Weekend con il morto”: due signori 65enni hanno preso l’amico e coinquilino, 66 anni, appena deceduto, l’hanno messo su una sedia da ufficio, una di quelle a rotelle, e in pieno giorno se ne sono andati a spasso per Manhattan. Il tutto con l’obiettivo di far incassare al caro estinto un assegno sociale da 355 dollari (241 euro) non ancora riscosso. Il piano, neanche a dirlo, non è andato a buon fine e i due sono stati fermati dalla polizia.

A SPASSO CON VIRGILIO – David J. Dalaia e James O’Hare hanno caricato il corpo dell’amico Virgilio Cintron su una sedia semovente e lo hanno portato a un “Pay-O-Matic” (un negozio che cambia gli assegni in contanti) di Hell’s Kitchen, il quartiere (un tempo) malfamato di Manhattan celebrato da film e romanzi. L’obiettivo era quello di intascare la pensione di Virgilio. Una volta al negozio, i due creativi truffatori si sono rivolti al commesso per avere i soldi e lì è iniziata la loro sfortuna. L’uomo conosceva Virgilio e ha richiesto di vederlo. «Certo, non c’è problema. Te lo porto qui» ha replicato O’Hare. Nel frattempo, intorno al cadavere sulla sedia, sorvegliato da Dalaia, si era radunata una piccola folla di curiosi. Probabilmente neanche a New York è così comune vedere un tizio pallido (e maleodorante) andarsene in giro sui marciapiedi su una sedia da ufficio. Tra la folla c’era anche l’immancabile detective in borghese che mangiava lì vicino. Ha avvertito i colleghi in uniforme e, una volta sul posto, ha spiegato loro che «era evidente che Cintron fosse morto». O’Hare e Dalaia sono così finiti in gattabuia, con l’accusa di tentata frode. E il buon Virgilio ha avuto la doverosa sepoltura.

Paolo Ottolina
09 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_09/aspasso_col_morto_ccd0eb5c-beaa-11dc-bd24-0003ba99c667.shtml

Giustizia, Ilda Boccassini si dimette in polemica dall’Anm

«Poche righe, inviate all’Anm prima di Natale, senza espliciti accenni polemici ma con il riferimento a motivi “maturati nel tempo”: il pm Ilda Boccassini si è dimessa dall’Associazione nazionale magistrati (Anm), e nel contempo ha deciso di revocare al Consiglio superiore della magistratura (Csm) anche la propria domanda per il posto di procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, benché a questo incarico avesse a breve la pressoché certezza di essere nominata proprio in base ai medesimi criteri che a metà dicembre hanno determinato il Csm a preferirle in questa fase il collega Francesco Greco».

«Delle dimissioni dall’Anm, presentate il 20 dicembre, e già trasmesse a Roma all’Anm nazionale, ha preso atto ieri, nella prima riunione del 2008, la giunta della sezione milanese» continua il quotidiano di via Solferino. «Al di fuori del presidente locale, sinceratosi che fossero “irrevocabili”, sinora nessun collega ha bussato alla porta di Boccassini dopo la sua scelta. Che, pur essendo in sé una piccola cosa nella vita interna di una categoria di 10 mila persone in Italia, assume però inevitabilmente una valenza simbolica per quello che negli ultimi 15 anni il pm milanese ha rappresentato per la magistratura: a ragione o a torto, e spesso anche suo malgrado tra strumentalizzazioni di opposto segno».

«Fino al recente paradosso -scrive ancora il quotidiano- del coro di osanna al pm che “ha difeso lo Stato” smantellando le nuove Br, intonati per lo più dagli stessi politici che per anni l’avevano invece tacciata di “attentare allo Stato” quando istruiva i processi su Berlusconi, Previti e giudici corrotti».

Pubblicato il: 09.01.08
Modificato il: 09.01.08 alle ore 14.43

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71948


Fioroni minaccia il comune di Milano: «I bimbi figli di clandestini a scuola o taglio finanziamenti»


ROMA (9 gennaio) – E’ scontro fra il ministro dell’Istruzione,
Giuseppe Fioroni, e il comune di Milano sull’ammissione a scuola dei bimbi figli di extracomunitari clandestini. L’amministrazione del capoluogo lombardo, ha intimato Fioroni, deve ristabilire entro 10 giorni il rispetto delle norme in materia di iscrizioni nelle scuole d’infanzia dei bimbi extracomunitari e di quelli le cui famiglie per indigenza non hanno effettuato i pagamenti. In caso contrario, ha minacciato il ministro, l’ufficio scolastico regionale sospenderà la parità concessa e l’erogazione di ogni contributo statale. È questo il senso della diffida inviata dal ministero al comune lombardo.

Il Comune di Milano rispetti le norme o niente contributi. Il Comune, in base ai vincoli della legge sulla parità, dovrà quindi garantire il diritto all’iscrizione a tutti i bambini, in qualsiasi condizione si trovino, compresa la situazione di morosità delle famiglie per i pagamenti scolastici. L’amministrazione, in quanto ente gestore di scuole non statali paritarie è infatti tenuto a rispettare – spiega il ministero – gli ordinamenti del sistema nazionale di istruzione e i provvedimenti vigenti anche in materia di iscrizione degli alunni. La diffida inviata dal ministero prevede che se entro dieci giorni il Comune non ristabilirà il rispetto delle norme, l’Ufficio scolastico regionale sospenderà la parità concessa e l’erogazione di ogni contributo statale.

Istruzione diritto fondamentale. Il diritto all’istruzione, ha precisato Fioroni, «è uno dei diritti fondamentali dell’uomo. Impedirne la fruizione significa ledere la dignità della persona umana». «Non possono esistere deroghe a questa fruizione – ha aggiunto il ministro – né per le colpe dei padri né per lo stato di povertà. L’intero assetto legislativo, fino a oggi e a prescindere dai colori politici dei governi, non ha mai messo in discussione il fatto che un bambino che vive sul nostro territorio abbia diritto a essere istruito e curato e questo – ha concluso – indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche della famiglia».

Il ministero ha precisato che potranno essere accolti solo i bambini che compiranno 3 anni entro il 31 dicembre 2008 o al massimo entro il 31 gennaio 2009 in presenza di disponibilità di posti. I bambini che compiranno i 3 anni dopo tali date, e che il Comune avrebbe voluto iscrivere, potranno essere accolti – fanno notare a viale Trastevere – nelle nuove e numerose sezioni primavera per le quali il Comune di Milano ha già avuto autorizzazioni e risorse dal Ministero.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=16650&sez=HOME_SCUOLA

Rifiuti: Prodi invoca la "solidarietà nazionale"

Chiti: ineludibile riapertura di Pianura

proteste nel quartiere Pianura a Napoli contro la riapertura della discarica Contrada Pisani, foto Ansa

Le immagini di Napoli assediata dai rifiuti finite sulle prime pagine di molti giornali esteri e sui principali network hanno pesantemente danneggiato l’Italia. Così comincia a dire il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti alla Camera riferendo sulla questione, mercoledì pomeriggio. Il suo intervento, più volte interrotto dalle urla del deputato de “La destra” Teodoro Buontempo, assicura che il governo farà di tutto per risollevare l’immagine dell’Italia e «assicurare in pochi mesi la fine di questa drammatica emergenza». Bisogna impegnarsi perché in ogni area del Paese sia assicurato un ciclo completo dei rifiuti. Si tratta di «scelte non più rinviabili né in Campania né altrove». Chiti ha quindi annunciato lo scioglimento per «inadempienza» di nove consorzi – cinque a Napoli e quattro a Caserta – da tempo incaricati dello smaltimento dei rifiuti della regione.


Chiti è poi passato a spiegare
che la decisione di riaprire la discarica di Pianura è inevitabile, come hanno considerato vertici istituzionali e locali. «Per quanto riguarda la legalità – dice Chiti – proprio perché si trattava di una discarica appartenente a una società colpita da una interdittiva antimafia e con molteplici interessi della zona, sono state adottate tutte le precauzioni possibili d’intesa con le forze dell’ordine».

Calma apparente a Pianura, ma lo si potrà dire solo nelle prossime ore: è la notte il terreno fertile per i facinorosi che in questi giorni hanno messo a soqquadro il quartiere sovvertendo le regole della convivenza civile e calpestando ogni legge.

Intanto i manifestanti, di Contrada Pisani, dopo aver liberato via Montagna Spaccata, ripulendola con scope e pale meccaniche a loro spese, mantengono attivi i presidi cruciali: «Credo che alla fine ce la faremo – è il commento a caldo di un uomo che si fa chiamare da tutti Garibaldi – questa volta non ci fidiamo, non cantiamo vittoria. La nostra forza è la resistenza, e resisteremo per disperazione».

Le forze dell’ordine e vigili del fuoco sono dovuti comunque intervenire ripetutamente per spegnere i roghi appiccati alle cataste di spazzatura e per rimuovere i blocchi stradali, molti dei quali ancora presenti soprattutto verso Quarto e Pozzuoli. Mentre Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro «urgente» con lo stesso De Gennaro.

È di due feriti tra le forze dell’ordine il bilancio della giornata a Napoli, in piena emergenza-rifiuti. Un carabiniere è rimasto ferito ad una mano nel pomeriggio mentre transitava in auto tra Arco Felice e Pozzuoli: un gruppo di dimostranti ha dato il via a una sassaiola, lanciando pietre, petardi e bombe carta contro le due auto dei carabinieri e un brigadiere è stato colpito da un sasso ad una mano. La ferita è lieve, risultata guaribile in tre giorni.

E in mattinata un altro carabiniere è rimasto ferito, sempre in modo lieve (è guaribile in 4 giorni) sulla statale VII Quater dove un gruppo di circa 40 persone ha occupato entrambi i sensi di marcia all’altezza dello svincolo di Monteruscello Sud, costringendo l’Anas e la Polizia Stradale a deviare il traffico agli svincoli di Cuma in direzione Nord e di Licola in direzione Sud.

Il “super-commissario” per l’emergenza rifiuti, Gianni De Gennaro, nel corso di una conferenza stampa ha affermato che «Le risposte non tarderanno, sono abituato a mantenere la parola». «Spero già domani di avere le idee più chiare – ha aggiunto – e di poter comunicare novità».

E il presidente del Consiglio Romano Prodi chiede una «solidarietà a basso sacrificio» alle Regioni. «Ci vuole uno sforzo di unione nazionale», ha concluso il premier Romano Prodi.

La risposta delle Regioni è positiva. «Le Regioni, nell’ambito delle disponibilità e delle condizioni concrete in cui si trovano rispetto allo smaltimento dei rifiuti, e garantendo la massima sicurezza e equilibrio necessarie, sono disponibili a dare un contributo» ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani (Emilia Romagna). «Abbiamo condiviso con Prodi l’idea che siamo di fronte a vera e propria emergenza nazionale – ha aggiunto – e in questo quadro riteniamo giusto che tutte le istituzioni della Repubblica facciano insieme uno sforzo comune per affrontare questo gravissimo danno per l’intero Paese nel sistema internazionale», ha sottolineato.

Secondo l’assessore lombardo alle Finanze Romano Colozzi, presente alla riunione, però solo la Sardegna «li prenderebbe già da subito», mentre l’Umbria avrebbe posto delle condizione anche perchè non «gli sarebbero stati pagati quelli già presi in precedenza». No secco da non andranno in Friuli Venezia Giulia, Liguria e Lombardia.

Pubblicato il: 09.01.08
Modificato il: 09.01.08 alle ore 19.24

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71942