Archivio | gennaio 13, 2008

TORNA A FARSI SENTIRE L’ARROGANZA PADRONALE SUL CASO THYSSEN – KRUPP

ThyssenKrupp
100 % im Dax: ThyssenKrupp

Der stetig steigende Stahlpreis machte die Aktie von ThyssenKrupp zu dem Top-Wert im Dax.

COSI’ SI MUOVE IL PADRONATO.. PIU’ MORTI PIU’ GUADAGNO

domenica, 13 gennaio 2008


Anticipazioni su un’analisi riservata interna della ThyssenKrupp vengono pubblicate oggi dal Corriere della Sera. Il documento – spiega il quotidiano – e’ stato sequestrato giovedi’ scorso a Terni nel corso delle perquisizioni sia in fabbrica che nelle case private dei tre massimi dirigenti italiani del gruppo gia’ iscritti per omicidio e disastro colposo nel registro degli indagati.

Si tratta di analisi sulla situazione politica italiana, sulle reazioni sindacali e sociali e sull’atteggiamento dei media. Nella nota si parla della storia di Torino, dove esiste, secondo la ThyssenKrupp, ”una lunga tradizione sindacale di stampo comunista”. In altri passaggi ci si sofferma sugli ”anni di piombo” della realta’ torinese.

Poi, il documento esamina i 20 giorni successivi alla tragedia, costata la vita a 7 operai. I compagni delle vittime, dice la nota, ”passano di televisione in televisione” e vengono rappresentati ”come degli eroi”. Cosa che rende inopportuni interventi disciplinari nei confronti dei testimoni, che non si esclude tuttavia di attuare in futuro. Infine, una considerazione politica: secono i manager dell’azienda, Prodi, che attraverserebbe un momento di ”crisi”, puo’ trarre vantaggio dai fari puntati sul rogo di Torino, che distraggono l’attenzione dai problemi di politica interna.

Le reazioni “Dopo il danno, la beffa. Nessuno di noi va di in tv, come loro asseriscono, per cercare di diventare un divo”. Cosi’ Antonio Boccuzzi operaio della ThyssenKrupp ospite questa mattina di ‘Omnibus’ su LA7, commenta le indiscrezioni trapelate su un rapporto interno dei manager dell’acciaieria sequestrato dai pm torinesi nello stabilimento di Terni. “Siamo qui solo per raccontare cosa non funziono’ quella notte e cosa non funzionava in quel periodo. Credo che sia ancora una volta una totale mancanza di sensibilita’ e di umanita’ da parte dell’azienda. Non riesco a capire che tipo di provvedimenti possano prendere perche’ nessuno ha raccontato cose non vere”, ha concluso Boccuzzi.

E sullo stesso argomento Giorgio Cremaschi definisce la dirigenza della ThyssenKrupp “degli autentici mascalzoni” che mirano a intimidire gli operai. “Tra le righe – spiega – si intende che si preparano ad intimidire i lavoratori che dovranno testimoniare in tribunale”.

“Se il documento sequestrato dalla magistratura a Terni e’ vero e comunque non e’ il frutto isolato di un funzionario che cerca di far quadrare cose che non quadrano, sarebbe un inquietante volta faccia dei vertici della Thyssen”. Lo dice il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino a proposito del documento che sarebbe stato sequestrato dagli inquirenti e di cui parla il Corriere della Sera.

Il sindaco Chiamparino ritiene questo documento “non cosi’ importante in quanto potrebbe anche trattarsi dell’ opera di una persona singola e quindi di un fatto in qualche modo limitato”, ma non nasconde comunque il suo disappunto: “Quando l’ad della Thyssen Italia Harald Espenhahn e altri suoi colleghi sono venuti da me hanno usato ben altre parole nei confronti della citta’ e degli operai, bisogna capire ora se i pensieri contenuti in questa nota rappresentato il parere dell’ azienda o di qualcuno in specifico. I riferimenti su Torino e sulla storia democratica e sociale, disegnata come una caricatura – conclude il sindaco – sono comunque ignoranti e strumentali, e quelli sui lavoratori della Tyssen di Torino gravissimi”.

Piu’ duro Giorgio Airaudo, segretario cittadino Fiom: “non sono stupito che le imprese facciano analisi politiche, neppure che le facciano riproponendo un’idea di comando che non hanno mai lasciato. Le imprese non sono mai state e non sono strutture democratiche e questo dovrebbe far pensare chi, come Veltroni, parla di lavoratori-imprenditori”. Ma la cosa piu’ grave, secondo Airaudo, e’ quanto detto sui lavoratori della Tyssen di Torino: “sappiano – ha concluso – che questi lavoratori non saranno mai lasciati soli e che verranno difesi. E’ gravissimo che l’azienda possa dire certe cose e pensare a vendette nei confronti dei suoi operai dopo averli esposti a rischi cosi’ pesanti”.

www.operaicontro.it


fonte: http://voceoperaia.style.it/archive.php?eid=2

Berlusconi: "Non dialogo con chi vuole la legge tv"


RIFORMA ELETTORALE

Il Cavaliere chiude a qualsiasi possibilità di allargare la discussione al ddl Gentiloni
Poi boccia il modello tedesco: “Sarebbe un ritorno indietro al passato”

Pdci: “Visione ‘commerciale’ della politica. Subito la legge sul conflitto di interessi”
Franceschini: “Nessuno scambio con le cose che ci siamo impegnati a fare per il Paese”

Silvio Berlusconi


ROCCARASO – Massima apertura
al confronto sulla legge elettorale, ma chiusura netta se il campo viene esteso anche a provvedimenti come il ddl Gentiloni sul riassetto del sistema radiotelevisivo. Silvio Berlusconi torna a farsi sentire con la base del partito e detta le condizioni per le riforme. In collegamento telefonico con Roccaraso, il Cavaliere afferma: “Non potremmo trattare con forze politiche che mettessero in atto una decisione criminale come il disegno Gentiloni. Non ci sarebbe alcuna possibilità di dialogo – rimarca – con chi agisse in questo modo”. E se An parla di “intervento positivo” e Fini ritiene “opportuno approfondire la questione”, frena la sinistra estrema: “Come si fa a fare accordi sulla legge elettorale con chi ha una visione ‘commerciale’ della politica? – si domanda il Pdci – servono fatti concreti, subito la legge sul conflitto di interessi”. Dello stesso tenore il vicesegretario del Pd Enrico Franceschini: “Non ci può essere nessuno scambio fra le cose che ci siamo impeghnati a fare per il Paese e il dialogo sulla legge elettorale”.

Berlusconi: “Eliminare frazionamento”. La proposta sulla legge elettorale, osserva il leader di Fi, “deve eliminare il frazionamento eccessivo che rende impossibile governare, espone i grandi partiti ai ricatti delle ali estreme e ci rende ridicoli agli occhi del mondo”. Per questo “il sistema tedesco non va bene, sarebbe un ritorno al passato, verrebbe sottratta ai cittadini la possibilità di scegliere premier e governo”. La governabilità “è cosa necessaria, lo sbarramento più elevato è, meglio è: il 5% è il minimo che si deve avere”.

Ideale il modello francese. Berlusconi ribadisce che dal suo punto di vista il “porcellum” di Calderoli, con qualche piccolo ritocco, potrebbe andare benissimo, mentre a questo punto il traguardo ideale resta il modello francese. “Sono d’accordo con Veltroni, ha dato buoni risultati. Per fare in Italia quello che Sarkozy ha fatto in Francia in poco tempo ci vorrebbero 2-3 anni. Ci vuole un solo turno, una sola scheda, un solo voto. Speriamo che si trovi l’accordo”.

“Dialogo con centrosinistra, la legge, poi al voto”. Per Berlusconi le “difficoltà” della situazione italiana sono tali da rendere “assolutamente” necessario un dialogo con il centrosinistra. “Noi lo stiamo facendo – insiste – dopo la legge bisognerà andare al voto per dare un governo condiviso dalla maggioranza del Paese. E’ assurdo che un esecutivo con il 17-21% dei consensi continui a governare. Se fosse capitato a me, sarei salito da tempo al Quirinale per dare le dimissioni”.

Fini: “Intervento positivo”. Parla di “intervento doppiamente positivo” Gianfranco Fini, “per la sua contrarietà al sistema elettorale tedesco e per il ribadito sì al sistema elettorale francese, da sempre scelta privilegiata di An. “Poiché nella bozza Bianco il diavolo è nei dettagli – aggiunge il leader di An – che poi tanto dettagli non sono, è comunque opportuno approfondire la questione della legge elettorale. Per quanto riguarda An, è doveroso farlo in uno spirito che salvaguardia il bipolarismo e l’unità della coalizione di centrodestra”.

Franceschini: “Non si fanno scambi”. Il vicesegretario del Pd parla chiaro: “Non ci può essere nessuno scambio tra le cose che ci siamo impegnati a fare per il Paese”, tra cui la Gentiloni, “e il dialogo sulla legge elettorale”. Franceschini ricorda che “abbiamo spiegato l’esigenza di mantenere due piani distinti, quello delle riforme e delle regole, sul quale servono dialogo e intesa con l’opposizione, e quello dell’azione di governo, su cui sarebbero proseguiti il confronto e lo scontro tra maggioranza e opposizione. Per questo continueremo, mentre dialoghiamo sulle regole, a impegnarci per attuare il programma di governo che, com’è noto, prevede la riforma Gentiloni”.

Pdci: “Subito legge conflitto interessi”. In una nota, il capogruppo del Pdci alla Camera, Pino Sgobio, invoca una “risposta con fatti concreti” alle parole di Berlusconi, “non con accordicchi di basso profilo, o inciuci”. E sottolinea la necessità di “fare subito ciò che si è promesso agli elettori: il conflitto di interessi, punto fondamentale del programma dell’Unione, non attuarlo sarebbe tradire un impegno solenne”.

(13 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/legge-elettorale-13/berlusconi-nessun-dialogo/berlusconi-nessun-dialogo.html


ABOU KASSIM LIBERO! PETIZIONE

di Pier Piero

Petizione: Abou Elkassim Britel libero e vivo!

La petizione per l’immediata liberazione di Kassim è appena stata inserita sul sito di petitionOnline. E’ rivolta al Governo italiano, alla Commissione europea e al Parlamento europeo.

Chi, sin d’ora, vorrà sostenerci inoltrando subito la propria adesione, sarà al nostro fianco tra i primissimi firmatari del documento.

Invitiamo tutti a diffondere ovunque la voce di Kassim.

Di seguito, il testo del documento.

Abou Elkassim Britel, nato in Marocco e cittadino italiano dal 1999, è in sciopero della fame dal 16 novembre 2007 in un carcere marocchino.

Dopo quasi 6 anni di ingiusta detenzione chiede di essere liberato: non ha commesso reati.

Da marzo 2002 Kassim ha subito: extraordinary rendition, arresti arbitrari, detenzioni segrete con torture e violenze di ogni genere, un processo affrettato ed iniquo, carcere duro.

Il Parlamento europeo nella sua Risoluzione n° 2006/2002 (INI)/feb 2007: « 63. condanna la consegna straordinaria del cittadino italiano Abou Elkassim Britel, che era stato arrestato in Pakistan nel marzo 2002 dalla polizia pakistana ed interrogato da funzionari USA e pakistani, e successivamente consegnato alle autorità marocchine ed imprigionato nella prigione di “Temara”, dove è ancora detenuto; sottolinea che le indagini penali in Italia contro Abou Elkassim Britel erano state chiuse senza che egli fosse incriminato; 64. si rammarica che secondo la documentazione trasmessa alla commissione temporanea, dall’avvocato di Abou Elkassim Britel, il Ministero degli Interni italiano all’epoca fosse in “costante cooperazione” con servizi segreti stranieri in merito al caso di Abou Elkassim Britel dopo il suo arresto in Pakistan; 65. sollecita il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere l’immediato rilascio di Abou Elkassim Britel ».

La sua innocenza è provata anche dalle conclusioni della magistratura italiana che ha archiviato l’indagine su di lui « rilevato che gli ulteriori accertamenti disposti, intercettazioni telefoniche ed accertamenti bancari, non hanno fornito alcun supporto all’accusa », (9745/06) set.06

Kassim attua questa forma di protesta estrema dopo che lui e sua moglie, innumerevoli volte nel corso di questi anni, si sono rivolti con fiducia sia alle autorità italiane che marocchine senza risultato alcuno, anzi durante lo sciopero della fame un trasferimento ha peggiorato le condizioni di reclusione.

Ogni ora che passa aggrava la situazione: la sua vita è ormai in grave pericolo. Insieme alla debolezza fisica aumenta anche la sua determinazione.

Chiediamo insieme di salvare la vita di Abou Elkassim Britel rendendogli al più presto la dovuta libertà:

– al Governo italiano un passo concreto e deciso per la liberazione di Abou Elkassim Britel,

– alla Commissione europea ed al Parlamento europeo un’efficace azione a sostegno di queste richieste urgenti, in considerazione dell’art. 2 dell’ACCORDO EUROMEDITERRANEO di associazione UE-Marocco, in vigore dal 2000: « il rispetto dei principi democratici e dei diritti fondamentali dell’uomo, quali enunciati nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ispira le politiche interne e internazionali della Comunità e del Marocco e costituisce elemento essenziale del presente accordo ».

Per favore, inserite nome e cognome, solo così la vostra adesione sarà valida, grazie.

Sottoscrivi

http://www.petitiononline.com/kassim/petition-sign.html

http://www.kassimlibero.splinder.com/
http://www.giustiziaperkassim.net/

fonte: http://www.forum.rai.it/lofiversion/index.php/t187777.html

Qui si piange e si pensa, ragazzi e ragazze. Occhio 🙂

As salam alaykum wa rahmatuLlah. Non ha a che fare col matrimonio islamico, il video che vorrei che tutti (soprattutto i non musulmani) vedeste.

Ha a che fare con una dolcissima, sincera all’ inverosimile e pia donna, che ha scelto l’Islam grazie a Dio, il Quale lo ha posto nel suo cuore per mezzo dell’ amore più grande della sua vita: sua figlia (che all’ epoca dei fatti aveva sette anni!).

Spero davvero che lo guardiate, non vi costa niente a parte un po’ del vostro tempo, ma forse vi farà riflettere, se Dio vuole. E vi aiuterà a capire il perchè sempre più persone decidono di abbracciare questa meravigliosa religione. In lingua inglese.

As salam alaykum wa rahmatuLlah.

Jazaki Allahu khairan alla sorella Nabila che ce lo ha inviato. In lingua inglese.

fonti: http://an-nisa.splinder.com/
http://sistersinblog.splinder.com/post/15484071/Qui+si+piange+e+si+pensa%2C+raga


E Mouloud il clandestino denunciò il suo truffatore


Ci sono buone probabilità che un giorno, quando l’Italia avrà compiuto il lento, faticoso ma ineluttabile processo dell’integrazione degli stranieri, Mouloud K. entri nella lista di quelle persone semplici che, con un atto di coraggio, hanno contribuito a migliorare la condizione di molti. Parliamo di quella lista dove, per esempio, dal 1955 compare il nome di Rosa Parks, la casalinga nera che nel 1955, in un autobus dell’Alabama, si rifiutò di cedere il suo posto a un bianco e divenne il simbolo del movimento statunitense per i diritti civili.

L’Italia del 2008, naturalmente, è molto diversa dall’Alabama del 1955. Abbiamo una Costituzione che stabilisce il principio di uguaglianza, abbiamo leggi ordinarie che, benché scarsamente applicate, vietano e puniscono l’incitamento all’odio razziale. Le discriminazioni agiscono in un modo più sottile, si insinuano nell’interpretazione delle leggi, nelle prassi amministrative. Quando poi queste leggi e queste prassi incrociano gli ambienti controllati dalla criminalità organizzata, la discriminazione procede col sostegno silenzioso della minaccia e della violenza.

Questo quadro ambientale rende ancor più significativo il semplice gesto che nei giorni scorsi è stato compiuto dall’immigrato irregolare Mouloud K.: ha firmato una denuncia, che sarà presentata alla procura della Repubblica di Salerno, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e truffa aggravata. E’ il primo caso. Il primo su migliaia.

Nella primavera del 2005, mentre si trovava in un bar del suo paese, Mouloud K. fu avvicinato da un giovane italiano vestito elegantemente il quale gli propose un affare: in cambio di seimila euro, gli avrebbe fatto avere un visto d’ingresso per l’Italia e un posto di lavoro in un’azienda agricola dove, oltre a uno stipendio di dieci volte superiore ai suoi magri guadagni marocchini, avrebbe avuto anche vitto e alloggio. Mouloud accettò la proposta, versò al giovane italiano un anticipo di mille euro per le prime spese e, un anno dopo, ottenne il regolare visto d’ingresso. Versò altri cinquemila euro a saldo e partì. Ma, giunto a destinazione (un indirizzo nelle campagne del salernitano) scoprì che l’azienda che l’aveva assunto non esisteva. Provò a contattare il suo “datore di lavoro”, tale Giuseppe Bottiglieri, ma non riuscì a trovarlo. Il cellulare squillava a vuoto. Dopo otto giorni, non essendosi presentato allo Sportello unico per l’immigrazione per segnalare di aver cominciato a lavorare, divenne un clandestino. E venne a sapere che molti altri aveva subito la sua stessa sorte. Per la maggior parte erano rimasti in quella zona, a lavorare come schiavi alle dipendenze dei “caporali”. Mouloud aveva degli amici nel nord Italia e decise di raggiungerli. Nell’autunno scorso, dopo un anno di clandestinità, di piccoli lavori precari, di miseria, si fece coraggio e accettò di raccontare la sua storia a “Repubblica”. Pochi giorni fa il passo successivo: la denuncia del truffatore.

Se esistesse la class action per gli immigrati raggirati in questo modo, l’economia di molte zone agricole del Sud tremerebbe. La scorsa estate la Direzione provinciale del lavoro di Salerno, esaminando le domande di assunzione di immigrati in base al “decreto flussi”, ha scoperto che quelle irregolari (presentate da aziende inesistenti o comunque prive dei requisiti) erano cinque sui sei. Una truffa da milioni di euro. Il marocchino Mouloud K. l’ha denunciata. In cambio chiede solo di non essere più chiamato “clandestino”.

(glialtrinoi@repubblica. it)


(13 gennaio 2008)

L’indice della rubrica Scrivi all’autore

fonte: http://www.repubblica.it/2005/b/rubriche/glialtrinoi/clandestino/clandestino.html

Clandestino

Juan Medina
Fotografía: Juan Medina
¡ Solo voy con mi pena !
¡ Sola va mi condena !
Correr es mi destino,
para burlar la ley.
Perdido en el corazón
de la grande Babylon,
me dicen el clandestino
por no llevar papel.
Pa’ una ciudad del norte
yo me fui a trabajar,
mi vida la dejé
entre Ceuta y Gibraltar.
Soy una raya en el mar,
fantasma en la ciudad,
mi vida va prohibida,
dice la autoridad.

¡ Solo voy con mi pena !
¡ Sola va mi condena !
Correr es mi destino,
por no llevar papel.
Perdido en el corazón
de la grande Babylon,
me dicen el clandestino
yo soy el quiebra ley.

Mano Negra, ¡ clandestina !
Argelino, ¡ clandestino !
Mexicano, ¡ clandestino !
Marijuana, ¡ ilegal !.

¡ Solo voy con mi pena !
¡ Sola va mi condena !
Correr es mi destino,
para burlar la ley.
Perdido en el corazón
de la grande Babylon,
me dicen el clandestino
por no llevar papel.

Mano Negra, ¡ clandestina !
Albanese, ¡ clandestino !
Africano, ¡ clandestino !
Marijuana, ¡ ilegal !.

Texto: Manu Chao
Fotografía: Juan Medina
( Publicada en el diario El País, el sábado 2 de agosto del 2003 )

El naufragio de una patera en la madrugada de ayer causó la muerte de al menos 10 personas. Un pescador se topó por la mañana con seis cadáveres en la playa de Jacomar ( Fuerteventura – Canarias ). Otros cuatro fueron localizados entre las rocas donde zozobró su embarcación.
A lo largo de la jornada fueron detenidos 100 inmigrantes en Fuerteventura, 20 en Lanzarote y 17 en Granada.

fonte: http://www.elangelcaido.org/relatos/028/028clandestino.html


Veltroni: «La legge elettorale non si fa senza Berlusconi»

NON E’ PREMIER, MA PARLA DA PREMIER..

«Dobbiamo ripensare l’imprenditore: è un lavoratore che rischia: basta contrapposizioni»

ROMASindaco Veltroni, comincia una settimana decisiva per la legge elettorale, e cruciale per la politica economica del governo e la costruzione del Pd.
«E io mai come oggi avverto il bisogno che la politica si immerga nella vita reale dei cittadini. Ho la sensazione devastante di una separazione netta tra la vita delle persone, tra ciò che le angoscia, le spaventa, ne determina l’umore, e ciò di cui parla la politica. La politica pare un acquario, in cui alcuni pesci nuotano, altri si sbranano, ma tutti sono separati sia dalla sofferenza sia dal talento di chi sta fuori. Sarà per il lavoro che faccio, sarà perché parlo con le persone e non guardo la società dai numeri dei sondaggi, fatto sta che ne sono sempre più convinto: la politica è la risposta ai bisogni dei cittadino, è l’elaborazione di un sistema di valori, di una visione del mondo che argini lo spirito del tempo, il nuovo egoismo sociale che si diffonde come un virus. L’idea per cui ognuno è una monade, un piccolo mondo isolato dagli altri. L’idea per cui, se Napoli ha bisogno di un sostegno nell’emergenza, le stesse amministrazioni di centrodestra del Nord che in passato chiesero e ottennero aiuto voltano le spalle. Io preferisco lo spirito dei ragazzi che nel ’66 si precipitarono a Firenze. Preferisco l’Italia che nelle grandi tragedie nazionali si mostra solidale».

L’emergenza rifiuti non è una calamità naturale.
«Ma anche in altre tragedie, come il terremoto dell’Irpinia, emersero responsabilità politiche; e la reazione fu certo di denuncia ma anche di solidarietà ».

Lei ha difeso Bassolino, ma ha poi aggiunto che le dimissioni sarebbero inopportune nell’ora dell’emergenza. Questo significa che dopo il presidente della Campania dovrebbe dimettersi?
«Quanto accade non è solo responsabilità di Bassolino e della Iervolino. Se Bassolino si dimettesse ora, commetterebbe un gravissimo errore. Infatti, con senso di responsabilità, resta al suo posto. Conoscendolo, posso immaginare il suo travaglio di queste ore. Quando l’emergenza sarà risolta, insieme affronteremo una discussione serena. Io sono fatto così: quando vedo che tutti danno addosso a qualcuno, lo difendo. A Napoli ho visto manichini appesi dalla destra del presidente della Regione e del sindaco impiccati: scene che evocano i tempi della Repubblica di Salò. Il rischio è che il Paese si sfarini. Che si affermino idee come quella emersa in un municipio romano, sorprendente tanto più perché viene dall’estrema sinistra, di separare sui bus i bambini rom dai bambini non rom. Contro questo arroccamento individualista occorre un nuovo alfabeto della politica. Al quale si è ispirato il documento dei valori che ieri la commissione, dopo una bella discussione, ha sostanzialmente varato smentendo tutte le profezie di incompatibilità tra le culture e le identità del Pd. Il Partito democratico si è già dato alcuni grandi obiettivi. Dimostrare che esiste un ambientalismo del fare: dire sì alle ferrovie, sì ai pannelli ferroviari anziché al petrolio, sì ai termovalorizzatori anziché alle discariche. A febbraio in Sicilia parteciperò con Amato alla manifestazione a fianco degli imprenditori che si sono ribellati al pizzo. E a marzo ci sarà la prima conferenza operaia del Pd, nel ricordo della tragedia della Thyssen e con la convinzione che i lavoratori non vadano lasciati soli oltre i cancelli delle fabbriche».

Il premier Prodi (Ap)

Veltroni, al governo c’è il centrosinistra. Cosa farete di concreto?
«Il governo Prodi, come si vedrà meglio quando la storia consentirà una lettura più serena, ha conseguito risultati straordinari. Ha ricevuto dalla destra un’eredità storica devastante, eppure ha già ridotto il deficit all’1,3%, il dato previsto per il 2010. E ha condotto una politica di redistribuzione, attraverso il cuneo fiscale, l’aumento delle pensioni minime, il pacchetto sul welfare».

Le pare sufficiente?
«Il rischio di una recessione americana, i suoi effetti in Europa, il boom del petrolio, la diminuzione dei consumi impongono uno sforzo ulteriore, nuove misure a sostegno dello sviluppo, e anche una svolta culturale per la sinistra. È tempo di uscire dalla contrapposizione tra impresa e lavoro. Dobbiamo ripensare chi è l’imprenditore».

Appunto: chi è l’imprenditore?
«È un lavoratore. Che rischia, che ci mette del suo, che magari non dorme la notte perché ha un mutuo in banca e non sa se potrà pagarlo. In questi giorni, visitando le fabbriche italiane, ho visto storie esemplari. La Carpigiani: due fratelli che nel dopoguerra si sono inventati macchine, esportate in tutto il mondo, da cento milioni di gelati al giorno. La VidiVici, una azienda di famiglia con due giovani ragazzi, che ha avuto l’idea degli occhiali ripiegabili in un astuccio e che in dieci anni è diventata una grande azienda del settore. La Technogym di Nerio Alessandri, uno che ha cominciato sbirciando il laboratorio artigianale sotto casa. C’è una comunità di destini tra imprenditori e lavoratori. Per questo agli imprenditori tocca garantire ai lavoratori salari adeguati, la sicurezza fisica e la serenità, che consenta loro di sentirsi parte dell’impresa. Chi conosce gli operai sa che hanno un grande patriottismo aziendale, talora molto più dei manager che si assegnano le stock-options. È il momento di costruire un’alleanza tra imprese e lavoro, e varare una politica fiscale a sostegno dei salari».

Anche Prodi lo dice, ma Padoa-Schioppa frena. Chi ha ragione?
«Credo che abbia ragione chi sostiene l’urgenza di interventi peraltro previsti dalla legge finanziaria, che al comma 4 dell’articolo 1 destina tutto l’extragettito alla detrazione delle imposte sul lavoro dipendente. Dobbiamo dare ossigeno alle famiglie e alle imprese, e prima lo facciamo meglio è. Le risorse ci sono, e devono produrre un aumento significativo dei redditi, non 15 euro l’anno, che non servono a nessuno. Qui si sta rompendo l’ascensore sociale. Nel dopoguerra, i contadini pensavano che i loro figli avrebbero fatto gli operai, gli operai che avrebbero fatto gli impiegati, gli impiegati che avrebbero fatto i professori. Questo meccanismo, che ha tenuto su l’Italia, è in panne. Sta alla politica ripararlo al più presto. Anche per questo sono convinto, a differenza della sinistra radicale, che la crescita dei salari debba essere accompagnata dalla crescita della produttività, oltre che dal sostegno alle famiglie e agli incapienti».

A dire il vero, le divisioni della maggioranza emerse in questi giorni riguardano soprattutto la legge elettorale.
«Ma la legge elettorale è necessaria per tutto questo, per far funzionare il sistema, per rimettere in moto il Paese. Io posso fare il pieno di benzina, ma se la macchina è guasta il motore non si accende. L’emergenza rifiuti conferma la crisi della politica; e il tempo non è illimitato. Nel suo bel saggio su Weimar, Gian Enrico Rusconi racconta come una democrazia possa implodere».

Siamo dunque a Weimar?
«Non siamo più al tempo delle notti dei cristalli e delle marce su Roma, sono convinto che possa essere la democrazia a risolvere la crisi della politica. Prima del 27 ottobre, Berlusconi rifiutava qualsiasi dialogo e reclamava la spallata, alla testa di una Cdl unita. Oggi siamo a un passo da una soluzione positiva, sollecitata dal presidente Napolitano nel suo appello di fine anno. Nell’ultimo miglio — il più difficile — che attende la riforma elettorale, tutti sono chiamati a un gesto di responsabilità, per ridurre la frammentazione del sistema. Io ho partecipato l’altro giorno a un vertice di 38 persone. Ma non erano meno affollati i vertici del centrodestra nella scorsa legislatura. In quale Paese del mondo accade questo?».

Crede che stavolta Berlusconi sia pronto a un accordo? Lei se ne fida davvero?
«Questa è una domanda che non mi posso porre. Gli interlocutori sono quelli che sono. Non si scelgono. La domanda che mi faccio è: si può pensare di riscrivere la legge elettorale senza Berlusconi, senza il partito che con il nostro è il più grande d’Italia? Non si può. Io voglio passare dalla concezione della destra, per cui le regole del gioco le scrive la maggioranza e poi sulla partita ci si mette d’accordo, alla concezione per cui le regole del gioco si scrivono insieme e poi ognuno gioca la partita per vincere; possibilmente senza colpi bassi».

Il colpo basso rischia di riceverlo il governo. I partiti minori della maggioranza sono in rivolta, il prezzo dell’accordo con l’opposizione potrebbe essere la caduta di Prodi.
«La verità è che, a un anno dalla nascita di un governo, mettere sul suo percorso la mina del referendum — per quanto nato da un’esigenza reale — è stato un errore politico. Pare una situazione da “Comma 22”: se l’accordo non si fa, la maggioranza si spacca sul referendum; ma l’alternativa non è stare fermi, è trovare una soluzione. Il Pd considera che il sistema ideale per il futuro sia quello francese, come ho sempre detto; ma nelle condizioni date è importante aver trovato sulla bozza Bianco una convergenza con Forza Italia, Rifondazione, Udc, ora anche An. Cercheremo di allargarla ancora».

Abbassando lo sbarramento sotto il 5%?
«No. Non possiamo fare una legge peggiore di quella che c’è. Alcuni elementi di “disproporzionalità” sono indispensabili: lo sbarramento al 5; il voto congiunto, per cui si sceglie insieme il candidato e il simbolo. Poi si può vedere se organizzare il riporto dei resti su base nazionale o circoscrizionale, se prevedere un piccolo premio di maggioranza per il primo partito. Ci sono forze che avrebbero comunque rappresentanza grazie al loro radicamento nel territorio. Ci sono forze che con Rifondazione condividono il progetto di un partito nuovo, e non si vede perché resistano alla soglia di sbarramento».

E ci sono forze che sarebbero cancellate.
«Non vogliamo questo. A fianco delle norme, c’è la politica. Se c’è un processo per cui la sinistra radicale si unifica, dall’altra parte può aprirsi un processo di dialogo e convergenza tra diverse forze del centrosinistra e il Partito democratico».

Sta dicendo che offre un patto a Di Pietro, Boselli, Mastella per garantirne la sopravvivenza politica?
«Sono le loro idee e le loro identità a garantirla. Quello che voglio dire è che a fianco delle norme c’è la politica e la capacità di riconoscere identità differenti, senza integralismi. Ci sono molti modi per far sì che dopo la riforma restino molti meno gruppi parlamentari, senza che per questo i partiti minori siano cancellati».

Si tratta anche sulle regole interne al Pd. Latorre dice no a un «partito del leader».
Sul Corriere, Galli della Loggia le rimprovera di dissipare il patrimonio di voti delle primarie, per dare retta alle neonate correnti.
«Credo che nessun partito nella storia italiana sia stato osservato con simile attenzione da entomologi, sia stato vivisezionato nei suoi aspetti più minuti…».

Giustamente: è un partito nuovo.
«Sì, è un partito nuovo, nato con il concorso di tre milioni e mezzo di persone. Io, com’è noto, ero contrario all’elezione diretta, ma si è voluto questo sistema. Che non è una tecnicalità, è una scelta politica, una forma di investimento popolare del leader. Ovviamente, un leader si dota di strutture di decisione politiche, e un grande partito ha una vita interna articolata. È positivo che nascano centri studi, associazioni, organizzazioni, purché ognuno possa partecipare all’una e, magari nello stesso tempo, all’altra; purché non diventino correnti. Purché non siano strutture di potere, con finanziamenti paralleli, che richiedano un’appartenenza. L’appartenenza dev’essere una sola: al Partito democratico. Che poi all’interno del nuovo partito ci possa essere la propensione a ripetere gli schemi d’un tempo, è fisiologico. Ma il mio unico vincolo sono i tre milioni e mezzo delle primarie. Del resto credo mi sia riconosciuto, accanto alla capacità di decidere, anche il gusto dell’ascolto».

Tra i vecchi schemi è riemerso l’antagonismo con D’Alema.
«Quanto piace a voi giornalisti… quanto vi piace tornare a immergervi nel vostro brodo primordiale, ritrovare la logica conradiana dei duellanti… ».

Pare piaccia anche a D’Alema. Qualche colpo gliel’ha rifilato: quando dice che Veltroni conosce Berlusconi più di lui, quando paventa che lei e Franceschini siate impazziti.
«A me non piace. E, siccome non piace a nessuno di coloro che credono nel Pd, credo non piaccia neppure a Massimo D’Alema».

Gli uomini di Letta hanno proposto che lo statuto imponga al leader sconfitto alle elezioni di dimettersi. È d’accordo?
«Ho detto a Enrico, il quale non sapeva della proposta, che do il contenuto per ovvio. Come avviene in molti altri Paesi, il leader sconfitto si fa da parte. Ovviamente, quel leader deve avere il tempo di espletare il suo mandato, di giocare la sua parte, per andare a elezioni in cui risponde di quel che ha fatto».

OAS_AD(‘Bottom1’); Allora è vero che lei preferisce votare subito, finché un’eventuale sconfitta sarebbe imputabile a Prodi, anziché attendere ancora, fino a quando la responsabilità sarebbe sua?

«È vero il contrario, il governo deve continuare la sua azione e poi votare subito non avrebbe senso. Perché lo sbarramento è inutile, se non è accompagnato dalla riforma dei regolamenti parlamentari, che vieti di costituire gruppi non collegati a simboli presenti sulla scheda elettorale. Ed è inutile finché restano mille parlamentari e due Camere legislative. Come auspico da tempo, il 2008 può essere davvero l’anno delle riforme».

Quale insegnamento ha tratto dalla vicenda delle critiche del Papa?
«Il Papa ha voluto chiarire qual è il suo giudizio, il suo rapporto con la città, la valutazione positiva sui grandi cambiamenti di un’area urbana che cresce il doppio del Paese in pil e occupazione. Il Comune di Roma ha fatto sforzi significativi per la politica sociale, ha aumentato del 48% gli investimenti per i più deboli, lavora a fianco dei parroci, della comunità di Sant’Egidio, della Caritas. È giusto riconoscere che, come tutte le grandi aree metropolitane, Roma convive con il problema della povertà. Le parole pronunciate ieri (venerdì, nda) da Benedetto XVI, dal cardinal Bertone e dalla sala stampa vaticana sono la migliore risposta a chi voleva strumentalizzare la vicenda. Spero che gli esponenti di An che hanno tentato questa operazione cinica riflettano su se stessi, specialmente se sono uomini di fede».

Aldo Cazzullo
13 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_13/veltroni_intervista_54301ca8-c1a3-11dc-bb2b-0003ba99c667.shtml?fr=box_primopiano


Il premier spagnolo «Da quando governo sono diventato più di sinistra»

«Dalla destra non ho imparato nulla»

Zapatero: «Rispetto la Chiesa, ma non fa le leggi»

di PEDRO J. RAMIREZ
direttore di El Mundo

(Ap)

José Luis Rodríguez Zapatero, premier spagnolo, domani si pubblica il decreto di scioglimento delle Cortes, il Parlamento. Che voto si darebbe, lei che è il capo del governo, alla fine di questa legislatura?
«Questo sta ai cittadini stabilirlo. Io sono quello sotto esame».

Nell’ultimo sondaggio di El Mundo le davano un 5,44.
«I cittadini ci azzeccano sempre ».

Però è un successo per il rotto della cuffia…
«5,44 è un risultato accettabile, secondo gli abituali standard di valutazione delle leadership politiche ».

Perché le piace tanto scontrarsi con la Chiesa cattolica?
«A me? Io non mi sono scontrato su niente con la Chiesa cattolica».

Ma se lo sta facendo dall’inizio della legislatura… La Chiesa si sente offesa per alcune delle sue leggi.
«Io non ho mai attaccato la Chiesa. Ho seguito il mio programma elettorale. Ditemi se c’è una sola cosa, sugli accordi del Vaticano, sul finanziamento, in cui avrei attaccato la Chiesa. Al contrario, ho sempre mantenuto una posizione di rispetto. Ma voglio essere molto chiaro sul fatto che chi fa leggi è la maggioranza democratica della società civile. E questo Paese ha aumentato i diritti individuali attraverso leggi liberali che rispettano l’individuo, la persona. Questo vuol dire rafforzare i diritti umani. E io ho molto rispetto per la famiglia cristiana, al punto che mi sono sposato in Chiesa…»

Lei oggi si considera cristiano?
«Sì… sono battezzato… Ho molto rispetto per la famiglia cristiana, per chi pensa che il matrimonio debba essere celebrato in Chiesa e vuole avere 11 figli. Ma dobbiamo avere lo stesso rispetto per chi vuole vivere in coppia senza sposarsi o per chi, essendo omosessuale, decide di convivere in matrimonio con il proprio partner».

Ma tra le possibilità che aveva, di dare gli stessi diritti alle unioni omosessuali oppure includerle nell’istituzione del matrimonio, lei ha scelto quella di maggiore confronto con la Chiesa…

«Chiamiamo le cose con il loro nome. L’unione delle persone che vogliono istituire un contratto legale, con un vincolo giuridico, si chiama matrimonio. E questo termine si impone in tutti i Paesi. Ma poi, arrivare a dire, come sto sentendo in questi giorni, che la riforma delle Legge sul divorzio ha favorito la dissoluzione della famiglia…».

A volte succede che questi «nuovi diritti» abbiano un effetto paradossale. Che ne pensa del fatto che le donne del comune di Garachico non si siano potute presentare alle elezioni perché non avevano abbastanza uomini nelle liste (per la Legge di Parità, pensata per le donne, ci deve essere almeno il 40% di candidati di uno dei due sessi)?
«Questo è un caso assolutamente eccezionale».

I casi eccezionali sono quelli che mettono a dura prova la consistenza delle liste.
«Le leggi si fanno per regolamentare situazioni generali».

E come risolverebbe questo problema come giurista?
«Lo ha già risolto la Corte costituzionale. Rispettiamo il suo giudizio ».

No, la Corte non ha ancora affrontato la costituzionalità della legge.
«Ne deduco che lei è contrario alle quote…»

Sì, io sono per l’uguaglianza, ma non attraverso l’imposizione, non attraverso le quote.
«Io sono per la parità».

Un’altra cosa su cui la pensiamo diversamente…
«Io non ho paura dell’uguaglianza ».

Neanch’io. Ma si può arrivare all’uguaglianza attraverso la libertà e non attraverso l’imposizione… Qualche mese fa si è operato di miopia…
«Sì».

Perché non ha mai detto in nessuna intervista che era miope?
«Nessuno me l’ha mai chiesto».

E adesso vede bene?
«Da vicino vedo un po’ meno bene. Da lontano molto meglio».

Si dice che nei miopi prevale il lato sinistro su quello destro. Ha già corretto questo squilibrio?
«Sono di sinistra, e la conoscenza più profonda, al governo, della realtà sociale, della distribuzione della ricchezza, delle opportunità degli uni e degli altri, di come funziona la società, mi ha permesso di confermare i miei convincimenti come persona di sinistra».

Cioè non ha corretto quello squilibrio, e continua a pensare, come mi ha detto due anni fa, che la destra non le abbia insegnato nulla…
«La destra non mi ha insegnato niente, con l’atteggiamento che ha avuto in tutti questi anni all’opposizione. Ma leggo persone di destra e, ovviamente, ci sono riflessioni che come già le ho detto in un’altra occasione… Per esempio riconosco che il principio della stabilità di bilancio, che ha una tradizione più forte nel pensiero di destra, sia positivo, e per questo lo applico».

Si sente odiato da una parte dei cittadini?
«No. Ci sono stati momenti di forte tensione, ed è evidente che i più fedeli al Partito popolare (all’opposizione, ndr) non condividono il mio modo di fare politica. Settori isolati, non mi sembra che nella Spagna di oggi si generi odio». Quando è stata l’ultima volta che è andato in collera? «Ora sì che è difficile dare una risposta».

Non ricorda neanche una volta?
«Del periodo come premier, no. Mi autoimpongo una disciplina di contenimento molto forte. Il potere deve essere contenuto…».

E in ambito personale?
«Neanche. Sono molto felice con mia moglie e le mie figlie».

Non ha mai dato uno schiaffo a una delle sue figlie?
«Credo di no. Al contrario. Sono il loro alleato».

Lo dico per la recente riforma del Codice Civile. Si immagina un bambino che denuncia il padre perché gli ha dato uno schiaffo?
«Beh, questo non prevede sanzioni. Ma mi sembra un buon principio. La repressione fisica non è accettabile, né dal punto di vista pedagogico né dal punto di vista etico. Bisogna educare in un altro modo. Io sono favorevole a educare con autorità, a essere esigente con i propri figli o con gli alunni, ma ci sono altri meccanismi per incentivare. Trovo estremamente ripugnante qualsiasi sintomo di violenza… È la cosa che mi ripugna di più in assoluto. Non sopporto vedere due persone picchiarsi e non mi piace vedere un padre che dà uno schiaffo al figlio».

Qual è la donna più attraente che ha conosciuto da quando è premier?
«Sonsoles (la moglie, ndr) ».

Intendo dire da quando è premier.
«Sonsoles. Per me la persona più attraente è Sonsoles».

Bene, allora diciamo qual è la persona più interessante che ha conosciuto da quando è presidente? «Sonsoles».

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Lei si vanta sempre della sua «agilità». Non teme che qualcuno faccia un bilancio un giorno e dica: «Quest’uomo ha avuto più agilità che testa»?
«In politica l’agilità è nella testa ».

Traduzione di Francesca Buffo
13 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_gennaio_13/zapatero_intervista_8f7ea62c-c1ac-11dc-bb2b-0003ba99c667.shtml


Rifiuti, nuovi arresti in Sardegna. Blocchi e proteste in Sicilia

A Porto Empedocle 1.500 tonnellate di spazzatura. Blocchi stradali, poi l’immondizia viene scaricata

Uno degli arrestati per l’assalto alla villa di Soru a Cagliari (Ap)

AGRIGENTO – La protesta anti-rifiuti non si placa in Sardegna dove sono scattati altri due arresti (dopo i sette di ieri) e si estende Sicilia dopo che intorno all’una è attraccata a Porto Empedocle la prima nave con a bordo 1.500 tonnellate di spazzatura proveniente dalla Campania.

A CAGLIARI – Secondo quanto riferito dalla polizia, i due giovani fermati a Cagliari stavano preparando un attentato incendiario contro la casa del governatore Soru, tra i primi ad accogliere i rifiuti della Campania e per questo già preso di mira nei giorni scorsi con assalti alla sua villa e scene da guerriglia urbana. I due (uno è addetto alla distribuzione di carburanti in un rifornitore della città) sono stati fermati con l’accusa di detenzione di materiale esplosivo incendiario.

IN SICILIA – Un centinaio di abitanti della zona
hanno occupato con le loro auto la sede stradale vicino alla discarica di Siculiana, nell’Agrigentino, dov’era destinata l’immondizia. Stamane tuttavia la situazione è tornata alla normalità: intorno alle 8 i 30 tir carichi di mondezza sono riusciti ad entrare nella discarica. Allo svincolo di Montallegro i pochi cittadini rimasti dopo la rimozione del blocco stradale hanno ironicamente applaudito al passaggio dei camion. Nella notte altri 16 tir sono entrati senza alcun problema nella stazione di stoccaggio di Aragona.
A convincere i Imanifestanti a sospendere la protesta è stato il prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione, dopo un incontro con gli amministratori comunali dei paesi interessati, che si è concluso alle sei del mattino nel municipio di Montallegro. I 30 camion utilizzati per il trasporto dei rifiuti rimasti fermi in banchina a Porto Empedocle sono quindi partiti verso la discarica di Siculiana. La zona è presidiata dalle forze dell’ordine.

PROTESTE – Anche il parroco di Montallegro era al blocco stradale formato in questo comune agrigentino dai cittadini. Don Angelo Gambino ha detto che questa protesta «è il nostro modo per dire alle autorità che la nostra salute è a rischio ed è in pericolo anche l’ambiente». «Siamo vicini a una riserva naturale – ha proseguito il religioso – è un paradiso terrestre qua. È una zona incontaminata, perché aggravarla di questo problema quando abbiamo già i nostri in questo piccolo centro?». «Da diverse parti della Sicilia – ha aggiunto il parroco – vengono a scaricare nella nostra discarica. E lo scaricare significa anche lasciare lungo la strada dei liquidi che non sappiamo che danni possono produrre». «Abbiamo i nostri diritti e vogliamo salvaguardata la nostra salute. Certo c’è una emergenza nazionale e si vuole venire incontro, ma approfittare di questa nostra bontà e generosità non è giusto», ha concluso Don Angelo. Solidarietà ai manifestanti arriva anche dal sindaco di Agrigento, Marco Zambuto. «Siamo diventati la pattumiera d’Italia», ha detto il primo cittadino della vicina città dei Templi.

13 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_13/rifiuti_sicilia_a49f253c-c1a6-11dc-bb2b-0003ba99c667.shtml