Archivio | gennaio 15, 2008


Bene, al di là della vignetta (che è mia) che vuol essere ironica e basta, assistere all’ignobile gazzarra mediatica di queste ultime ore è abbastanza nauseante.. Levate di scudi da tutto il centrodestra che, ancora una volta, perde l’occasione per starsene zitto, e servili ‘servizi’ (servizietti?) di pennucoli rai e dintorni che propinano informazioni molto, ma molto ‘maneggiate’ ad usum delphini..
Un servizio del tg2 ha persino sostenuto che sia stata la stessa Sapienza ad impedire al Papa il suo intervento previsto per giovedì. Il che è assolutamente falso. Docenti (non tutti) e studenti (non tutti) hanno elevato la loro vibrata protesta per il previsto intervento papale: e questo era nel loro diritto. La Curia vaticana ha annusato il vento e, dopo alcune manovre dilatorie, hanno poi comunicato il ‘forfait’.

Che c’è di scandaloso?

L’Università La Sapienza di Roma è una università laica. Che poi sia stata fondata da un predecessore (lontano) di Benedetto nulla aggiunge all’attuale status. Il Papa poteva intervenire o meno, a seguito dell’invito del Rettore.

Come sempre se ne fa una questione politica all’unico scopo di preparare il terreno all’imminente (lo spera la destra) tenzone elettorale, starnazzando con toni beceri e inappropriati. Di pensieri manco a parlarne. Anche perché, nella destra, di
maître a penser attualmente non se ne vede manco l’ombra..
In fondo, poi, cosa aveva detto il Papa (oggetto della contestazione)? Che il processo a Galilei era stato un processo ‘giusto’, e che si doveva fare.
Contento lui..

mauro

Una vittoria laica

15 Gennaio 2008

Ha avuto più buon senso Benedetto XVI, rinunciando alla sua visita alla Sapienza, di coloro, come Veltroni e Mussi (per non parlare del rettore), che si erano accodati all’iniziativa senza nulla eccepire. La presenza di un’autorità ecclesiastica (anzi, del leader infallibile di una delle confessioni religiose più potenti al mondo) all’inaugurazione di un anno accademico era indubbiamente «incongrua», come l’hanno definita i docenti che avevano chiesto di annullarla. L’escamotage con cui era stata architettata la presenza del papa era già, di per sé, un buon motivo per dubitare dei contenuti culturali della sua visita: ma ciò non significa che si volesse tappare la bocca al papa!

Anzi, invitiamo il papa a tenerla ancora, la sua ‘lezione’, purché alla fine faccia come ogni buon professore, chiedendo ai presenti «se ci sono domande»: e di domande da fargli ce ne sarebbero veramente tante. Partendo magari da quella difesa del processo inquisitoriale contro Galileo che Ratzinger, già responsabile del Sant’Uffizio, farebbe meglio a smentire, se solo non collidesse con la sua pretesa infallibilità, ex cathedra o de facto che sia non cambia: pare che nessuno abbia più il coraggio o la possibilità di criticarlo.


Proprio per questo, l’UAAR esprime
ancora una volta la propria solidarietà ai docenti della Sapienza che hanno saputo rompere questo muro d’omertà, che hanno saputo cogliere il pontefice in palese contraddizione con i fini istituzionali di uno spazio laico di cultura e scienza, quale sempre dovrebbe essere un’università. Alla base rimane la solita domanda: è possibile un confronto con chi si ritiene infallibile?


Anche in questa occasione il papa non ha avuto il coraggio
di confrontarsi con i suoi contraddittori, per quanto fosse stato loro imposto di restarsene a debita distanza. Non è un caso che si sia addirittura cercato di impedire la manifestazione del dissenso: non è un caso che l’UAAR non sia stata nemmeno autorizzata a manifestare. Un’università passabilmente laica avrebbe quantomeno dovuto autorizzare l’organizzazione di eventi culturali contestuali all’intervento di Benedetto XVI: ci sarebbe piaciuto ascoltare una lezione di laicità mentre, nello stesso luogo e nello stesso momento, ma in un’aula più prestigiosa, l’ateneo trasmetteva un messaggio inequivocabilmente di parte. Tutto ciò non è stato possibile: forse per la malcelata intenzione di presentare i laici come vecchi tromboni e giovani bamboccioni esagitati.


Ci ha sfavorevolmente impressionato osservare,
negli ultimi giorni, la crescente militarizzazione dell’ateneo. In un clima sempre più esasperato, e a costo di passare per gli ultimi mohicani dello stato di diritto, riteniamo che sia doveroso ribadire che l’Italia è uno stato laico e che ha una costituzione che contempla la libertà di espressione e il diritto di manifestare. Giovedì la democrazia sarebbe stata momentaneamente sospesa, dentro e intorno la Sapienza: oggi possiamo invece festeggiare una vittoria dell’Italia laica, quella che emerge vigorosa dai sondaggi ma che non riesce a farsi sentire nei palazzi del potere. Da questo punto di vista, non possiamo non riconoscere che il papa ha dimostrato di avere orecchie molto più sensibili di quelle dei leader della sinistra (?) italiana.

Raffaele Carcano – segretario UAAR

fonte: http://uaarultimissime.wordpress.com/

LO SCOOP: Osama è morto, lo disse Benazir

15/1/2008

Sul Web il nome dell’assassino

Omar Sheikh è «l’uomo che ha ucciso bin Laden»

Osama bin Laden
di GIULIETTO CHIESA

Ieri sera ricevo una mail da un amico: «Hai visto? Osama bin Laden è statoucciso».
C’è un link. Vado a vedere. È Benazir Bhutto che parla, intervistata da Al Jazeera in lingua inglese. Dice, testualmente, tra molte altre cose, che Omar Sheikh è «l’uomo che ha ucciso Osama bin Laden». Riguardo, straluno. Controllo una seconda volta. Inequivocabile. Un lapsus? Non sembra: Benazir parla con assoluta calma e indica nomi con perfetta precisione. Controllo la data. È il 2 novembre 2007, due mesi e dodici giorni fa. L’intervistatore, David Frost, è giornalista esperto. Ma assorbe la notizia come se non l’avesse sentita. Non chiede nemmeno «quando?». Passa oltre. Sbalorditivo. Guardo il contatore delle persone che, nel frattempo, sono andate a vedere quel filmato: in quel momento sono 292.364. Altre decine di siti web stanno commentando quello che vedo io su You Tube.

Ma anche Wikipedia ne è pieno. Decine di migliaia di persone ne discutono. Ma non un solo giornale ha ripreso la notizia. Da due mesi. Non un solo telegiornale l’ha fatta vedere. Da oltre due mesi. Nemmeno Al Jazeera, stavolta molto distratta. Non un solo governo commenta. Nemmeno la Cia, nemmeno l’Fbi. Neppure per smentire. Un silenzio assordante come pochi. Eppure Osama aveva sulla sua testa una taglia americana da 25 milioni di dollari, dead or alive, vivo o morto. Come minimo dovrebbero accertare se devono erogarla a Omar Sheikh, quello stesso che, per inciso, consegnò a Mohammed Atta, secondo l’inchiesta ufficiale, 100 mila dollari qualche giorno prima dell’11 settembre, e che era a Washington, quel giorno fatale, guarda caso. Poi Benazir è stata ammazzata, al secondo tentativo.

E non ci potrà più dire nulla delle sue fonti d’informazione. Nessuno di coloro che l’hanno pianta, o commemorata, ha ricordato la sua rivelazione del 2 novembre. Nemmeno l’illustre Economist – che ha dedicato al Pakistan la copertina del penultimo suo numero, con il titolo «Il paese più pericoloso del mondo» – si è accorto di quelle parole di Benazir. Tutti molto distratti. Resta solo da chiedere al presidente Musharraf – non senza avergli augurato lunga vita – di fornirci qualche ulteriore informazione sul signor Omar Sheikh, che lavorava allora per i suoi servizi segreti. Qualcosa deve saperne, almeno lui, visto che nel suo libro del 2006 («In the line of fire: a memoir», Free Press) affermava di sospettare che avesse lavorato, negli anni ‘90, per il servizio segreto di Sua Maestà britannica, il famoso Mi 6.

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200801articoli/29279girata.asp

INTERVIEW CENSORED

PENSIONI -Via lo scalone, arrivano gli scalini

Le nuove regole del 2008: on line il contatore per avere un quadro

Per il calcolo on-line vai su www.corriere.it

Via lo scalone. Arrivano gli scalini. E soprattutto il meccanismo delle quote. Sono questi gli ingredienti essenziali dell’ultima riforma pensioni. La legge, approvata a fine dicembre, ha cancellato lo «scalone» previsto dalla legge Maroni, vale a dire il brusco passaggio da 57 a 60 anni del requisito anagrafico da accompagnare ai 35 anni di contribuzione per ottenere la pensione di anzianità.
Le nuove regole prevedono a partire dal 2008 un innalzamento di un anno (58 i dipendenti e 59 gli autonomi) della soglia anagrafica da accompagnare ai 35 anni di contribuzione (fino al 31 dicembre 2007 bastavano, rispettivamente, 57 e 58 anni). Questo limite resterà in vigore per 18 mesi. Dal primo luglio 2009 debutterà, invece, il nuovo meccanismo delle quote, cioè l’obbligo di raggiungere un coefficiente costituito dalla somma del requisito contributivo con quello anagrafico, ma possedendo un’ età minima, via via crescente.

Ecco i nuovi requisiti:

1) dal primo gennaio 2008 al 30 giugno 2009 servono 35 anni di contributi e 58 anni di età (59 gli autonomi);

2) dal primo luglio 2009 al 31 dicembre 2010 i lavoratori dipendenti dovranno raggiungere, sommando età anagrafica e anzianità contributiva, quota 95 (con età non inferiore a 59 anni).

I dipendenti, quindi, potranno andare in pensione o con 59 anni di età e 36 di contributi (59 più 36 fa 95), oppure con 60 di età e 35 di contributi. Per gli autonomi norme più rigide: la quota da raggiungere è 96 con età minima di 60 anni;

3) dal primo gennaio 2011 al 31 dicembre 2012 i lavoratori dipendenti dovranno raggiungere quota 96 (con età non inferiore a 60 anni). Le coppie utili per i dipendenti sono 60 più 36 oppure 61 più 35. Scalino più alto per gli autonomi: quota 97 con non meno di 61 anni;

4) dal primo gennaio 2013 per la pensione anzianità dei dipendenti serve quota 97 (età minima 61 anni) e per gli autonomi quota 98 (minimo 62 anni). Prima di far scattare quota 97 e quota 98 dovrà essere effettuata una verifica della spesa: se sarà sotto controllo l’ultimo scalino potrebbe essere eliminato.

Resta inalterato il requisito alternativo dei 40 anni di contribuzione, che prescinde dall’ età anagrafica.

Confermata anche la possibilità per le sole lavoratrici di andare in pensione con le regole attuali (35 anni di contributi e 57 di età), ma con la penalizzazione di avere la rendita calcolata interamente con il criterio contributivo.

Orientarsi nel meccanismo delle quote non è molto semplice. Per capire con una certa approssimazione quando si andrà in pensione si può usare questo simulatore previdenziale messo a punto per il Corriere della Sera da Progetica, società di consulenza.

Il simulatore, che vuole aiutare i navigatori a impadronirsi dei nuovi meccanismi previdenziali, è suddiviso in tre “scalini”:

1) nel primo si può avere un quadro sintetico dei requisiti previdenziali da rispettare a seconda del sesso e dell’attività esercitata (dipendente o autonomo):

2) nel secondo step si può avere un’idea di quando si potrà andare in pensione e con quale sistema di calcolo. La simulazione parte da alcune fasce di età prestabilite, bisogna scegliere quella più vicina;

3) infine si può determinare a quanto ammonterà la propria pensione in rapporto all’ultima retribuzione. La pensione viene stimata in un range (minimo e massimo), viste le numerose variabili in gioco, soprattutto per chi ricade nel sistema misto o contributivo.

Massimo Fracaro
15 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/economia/08_gennaio_15/calcolo_pensioni_aad9a432-c362-11dc-b859-0003ba99c667.shtml


Basterà un’autocertificazione per la malattia di tre giorni

Basterà un’autocertificazione per i periodi di malattia breve. Dunque i certificati per periodi che non superano i tre giorni scompariranno. Si sta già pensando però a sistemi che tutelino il datore di lavoro da questa eccessiva facilità che il dipendente potrebbe avere ad assentarsi per brevi periodi dal posto di lavoro. Possibile un sistema di calcolo delle presenze al lavoro che possa premiare i giorni di presenza e penalizzare quelli di assenza.

Giacomo Milillo, segretario
della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), ha rivelato alcuni particolari su questa minirivoluzione, che arriva dopo il clamoroso caso di assenteismo che ha riguardato la donna giudice che aveva preso parte ad una regata nel periodo in cui ufficialmente risultava a casa per malattia.

Giacomo Milillo: “Stiamo attentamente prendendo in considerazione la situazione: in collaborazione con l’Inps, c’è da studiare la grandezza della problematica legata non soltanto ai certificati brevi, ma anche a quelli lunghi che spesso addirittura arrivano a diversi mesi. Il problema dei certificati compiacenti, che nel caso di lunghi periodo possono essere assimilati a vere e proprie truffe, è un fenomeno che danneggia tutti è necessita di provvedimenti penali che colpiscano non solo i medici ma anche i pazienti qualora venga riscontrato il dolo”.

Prosegue il segretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG): “Molte volte un semplice raffreddore oppure un po’ di stanchezza sono un motivo sufficiente per un’assenza di tre giorni dal lavoro. Così l’introduzione di un autocertificazione in associazione ad un numero fisso di assenze consentite potrebbe limitare il fenomeno dei certificati compiacenti. Pensiamo che questa sia una soluzione che possa limitare il fenomeno se in alcuni casi i tre giorni di malattia sono effettivamente necessari, in certe situazioni qualcuno approfitta della situazione. Quindi chi supererà il limite di assenze prestabilito sarà soggetto a penalità, al contrario chi si assenta poco sarà gratificato con dei bonus.

fonte: http://www.barimia.info/modules/article/view.article.php?10652

Sicurezza negli ambienti di lavoro – riflessione


L’art. 5 del Decreto Legislativo n. 626/94 così recita:

Obblighi dei lavoratori

1. Ciascun lavoratore deve prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione ed alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.
2. In particolare i lavoratori:
a) osservano le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
b) utilizzano correttamente i macchinari, le apparecchiature, gli utensili, le sostanze e i preparati
pericolosi, i mezzi di trasporto e le altre attrezzature di lavoro, nonché i dispositivi di sicurezza;
c) utilizzano in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;
d) segnalano immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dispositivi di cui alle lettere b) e c), nonché le altre eventuali condizioni di pericolo di cui vengono a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle loro competenze e possibilità, per eliminare o ridurre tali deficienze o pericoli, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
e) non rimuovono o modificano senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o
di controllo;
f) non compiono di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza
ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
g) si sottopongono ai controlli sanitari previsti nei loro confronti;
h) contribuiscono, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento di tutti gli obblighi imposti dall’autorità competente o comunque necessari per tutelare la sicurezza e la
salute dei lavoratori durante il lavoro.

Questo, affinché si rifletta su quanto è importante che il singolo individuo, nel suo ruolo di lavoratore dipendente, adempi obbligatoriamente a quanto previsto da tale articolo e che, disattendendo ad uno soltanto dei commi sopracitati, si contribuisce attivamente alle morti sul lavoro.
Per bacchettare i “padroni”, dobbiamo prima agire di coscienza.

La Sapienza: il Papa contestato, il ministro Mussi lo difende

visita papa università la sapienza

Permesso ottenuto: «Ci disporremo sotto la facoltà di Lettere, a ridosso della zona in cui passerà il Papa». Gli studenti che martedì mattina hanno occupato il rettorato dell’Università La sapienza di Roma, la stanza dei bottoni, quelli che hanno deciso di invitare il Vaticano per l’anniversario di una ateneo laico, possono manifestare. Il Rettore, Renato Guarini, ha accordato gli «spazi per protestare» che chiedevano gli studenti.

Giovedì, infatti, il Papa varcherà la soglia dell’università e gli studenti, o almeno una buona parte di loro, lo vogliono accogliere a modo loro. Tutto nasce da una lettera datata 10 gennaio. A scriverla, 67 docenti dell’Università La Sapienza che la indirizzano al Rettore, ma è evidente che è qualcun’altro che deve leggerla. È Benedetto XVI, papa Ratzinger, che giovedì 17 gennaio è stato invitato all’inaugurazione del nuovo anno accademico. Ma non per tutti è ospite gradito. Gli scienziati che insegnano a La Sapienza – e dietro di loro moltissimi studenti – ritengono «incongruo» l’arrivo del Papa nel più prestigioso degli atenei romani.

«In nome della laicità della scienza e della cultura – scrivevano una settimana fa – e nel rispetto di questo nostro ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato». Ma il Vaticano non si è fatto mettere in crisi e da giorni va ripetendo che «il Papa è stato invitato, e la visita si terrà regolarmente».

Tra le cose che non vanno giù agli scienziati in cattedra alla Sapienza ce n’è una in particolare. «Il 15 marzo 1990 – ricordano nella lettera – ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole – sottolineano i professori – che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano».

La protesta di professori e studenti non piace, come prevedibile, al centrodestra ma nemmeno ad alcuni esponenti dell’Unione. Non gradisce il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, secondo il quale «la pretesa di una minoranza dei docenti di impedire la presenza del Papa alla Sapienza è incomprensibile e deplorevole. È – dice Soro – un ritorno di oscurantismo illiberale indegno di una università, luogo elettivo per sua natura del confronto di idee».

Non piace il clima che si sta creando nemmeno al segretario del Pd Walter Veltroni. «Tra la voce critica e l’intolleranza – ha detto – c’è un confine che, per noi del Pd, non può essere varcato».

Perplesso invece il capogruppo del Pdci alla Camera, Pino Sgobio, che si chiede se l’invito del Papa all’inaugurazione «accadrebbe mai nelle università pubbliche di Spagna, Francia, Inghilterra o degli stessi Usa» e che lo considera comunque «un segnale di regressione dei temi della civiltà in generale».

«Amarezza» per quanto è accaduto è stata espressa dalla Santa Sede. Intanto, interviene a sostegno del Pontefice anche il ministro dell’Università Fabio Mussi che, insieme al Sindaco di Roma Walter Veltroni, giovedì prenderà parte all’inaugurazione dell’anno accademico. «Non si può negare ad un punto di vista autorevole come quello della Chiesa di esprimersi», ha detto Mussi. E in merito alla lettera dei docenti di fisica, il ministro della Ricerca e dell’Università spiega: «Posso condividere in parte o del tutto le loro posizioni, ma non posso condividere la richiesta che il Papa rinunci a parlare».

Pubblicato il: 15.01.08
Modificato il: 15.01.08 alle ore 16.27

fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=72093


"Biùtiful cauntri": Il paese delle ecomafie

IL RACCONTO. Prime proiezioni per “Biùtiful cauntri”
documentario shock sull’ecomafia in Campania

Quelle campagne di camorra e diossina dove i bimbi giocano tra carcasse di agnelli

Tonellate di veleni scaricate nei terreni e nelle falde idriche
da industriali senza scrupoli, soprattutto del Nord

di CONCITA DE GREGORIO

Raccolta di verdure coltivate vicino all’inceneritore di Acerra


C’E’ una scena, in “Biùtiful cauntri”, in cui due bambini giocano con le carcasse degli agnelli.
Non è proprio chiaro se stiano giocando o se li stiano trascinando per buttarli via con una familiarità tale, tuttavia, che sembra giochino: li agitano tenendoli per le zampe come fossero bambole di stracci, li fanno volare, ridono. Gli agnellini sono candidi e minuscoli. Sono morti per eccesso di diossina nel sangue. Un camion passa la sera e raccoglie di casa in casa, di baracca in baracca questo particolare tipo di rifiuti: gli animali morti.

Il camion che ritira i sacchi con gli agnelli di Patrizia e Mario è già carico: ha due bufale, dentro. Morte per diossina, appena raccolte lungo la strada. In una scena di poco successiva la madre prepara ai figli dei panini bellissimi a vedersi: pane, prosciutto crudo e mozzarella. Il prosciutto sembra di velluto, la mozzarella a tagliarla rilascia il suo latte. La telecamera indugia con lo zoom. I bambini sono felici. Che bei panini. Saranno di certo buonissimi. La famosa mozzarella di bufala campana: “Femos in de uord”.

Se l’Italia non fosse l’Italia ma un paese minimamente reattivo, se gli italiani andassero a vedere i documentari anche quando non sono di Michael Moore, se la televisione comprasse i diritti e mandasse in onda lavori come questo al posto delle gare di pacchi e se poi col satellite “Biutiful cauntri” arrivasse in Europa e nel mondo anche un qualunque spettatore tedesco, inglese, anche un giapponese pronto a partire per le vacanze a Pompei rinuncerebbe e penserebbe quello che pensiamo noi in questo preciso istante: che la mozzarella campana non solo non bisogna pagarla più delle altre ma non bisogna proprio mangiarla più e speriamo che non faccia troppo male quella mangiata finora.

Vediamo, poi, se il crollo del mercato alimentare e del turismo potranno quel che vent’anni di politica non hanno potuto. Di ricotta e mozzarelle si muore dicono le immagini limpide e asciutte del film, perché questo è un posto dove la camorra con la complicità dei politici locali e degli imprenditori di tutto il paese (hanno accento del Nord tutte le voci intercettate nelle telefonate) ha scaricato per anni sul terreno, nei fiumi, nei tombini aperti col piede di porco e quindi nelle fogne, nei fiumi e nei campi tonnellate di amianto. cobalto, alluminio, arsenico, milioni di quintali di sostanze tossiche e proibite che le stesse voci del Nord (ridendo, quasi sempre, al telefono) annunciano di aver appena spedito perché siano seppellite “alla cifra convenuta” e senza dare nell’occhio con le popolazioni che poi “rompono le palle”.


Che seccatura tutti questi che prima di essere avvelenati “rompono le palle” invece di morire in silenzio come le pecore. Ecco: tonnellate di metri cubi di percolato nerastro e velenoso che hanno infiltrato la falda acquifera (i contadini lo sanno; infatti nel film annaffiano le piante con l’acqua minerale) e i campi dove si coltiva la patata doc di Acerra, i pomodorini che al mercato di Torino si vendono più cari perché vengono dalla terra del sole, i finocchi e l’insalata.

Allora: le mucche, le bufale e i vitelli che pascolano accanto alle discariche muoiono per la diossina. Le discariche sono ovunque, prevalentemente abusive. Le persone che mangiano quelle mozzarelle, per esempio i bambini del film così contenti del panino, hanno una fibra più forte degli agnellini e non si accasciano sulle zampe, non restano accucciati agonizzanti per giorni ma non è che non si avvelenino: si avvelenano anche i bimbi. Per le persone non c’è un camion che passi a prenderle la notte: gli ospedali, però, sono pieni. Il puzzo nell’aria non è solo puzzo: è veleno, qui si muore di tumore.

Esmeralda Calabria (debutto alla regia, ha lavorato al montaggio con Moretti, Placido, Piccioni, Archibugi), Andrea D’Ambrosio (suo il documentario “Pesci combattenti” sui maestri di strada) e Peppe Ruggiero (curatore del rapporto Ecomafie di Legambiente Campania) sono gli autori del documentario che ha avuto al Festival di Torino la menzione speciale della giuria e che si proietta stasera al cinema Modernissimo di Napoli, domani al Nuovo Sacher di Roma, serate solo a inviti.

Nelle sale dovrebbe uscire entro febbraio, ma non bisogna dare niente per scontato: in fondo si parla pur sempre di politica corrotta e di camorra, ci sono voci e volti di tutti, il sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, l’Impregilo di Cesare Romiti raccontata per filo e per segno, l’incredibile appalto che ha avuto e chi glielo ha dato, ci sono le voci delle vittime e dei carnefici e non tutti parlano con lingua del posto, c’è l’elenco dei sette commissari straordinari in tredici anni e c’è anche Bassolino.

Ci sono le immagini, principalmente. Ci sono quelle nuvole nere quei sacchi che figliano liquame a terra: le immagini quando le vedi non te le dimentichi più. Come i bambini che giocano tirandosi addosso le carcasse degli agnelli morti. Poi hai voglia ad ingaggiare pubblicitari all’ente del turismo, hai voglia a spruzzare tre volte al giorno deodorante con gli elicotteri. Se se ne accorgono all’estero addio export di mozzarella. Bisognerà mangiarla noi o magari mandarla in Africa con una missione umanitaria. Scriverci sopra made in Italy, però: e biutiful cauntri.

(14 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/rifiuti-3/biutiful-cauntri/biutiful-cauntri.html



Biùtiful cauntri


Intervista a Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero, autori di «Biùtiful cautri», documentario su i crimini ambientali in Campania. Da Carta n°45 del 2007

Per ora ha ricevuto una menzione speciale al Festival di Torino «per il raggiunto equilibrio tra impegno e rigore espressivo», e non è poco. «Biùtiful cauntri», il documentario che racconta i crimini ambientali che da oltre quattordici anni subisce la Campania, è partito bene, anche se è ancora in attesa di un distributore con un po’ di animo.

Il film è una fotografia reale e cruda di anni di violenza indisturbata subita dai cittadini, che svela la barbara attività dell’ecomafia. Qui non troverete pistole e proiettili ma rifiuti tossici, cave abusive, diossina, scarti velenosi di fonderia, allevatori che vedono giorno dopo giorno morire le loro pecore avvelenate da terreni malsani, cittadini che coltivano pomodori e pesche e che allevano bufale contaminate dal percolato che trabocca dalle discariche vicine.
A girarlo e sceneggiarlo, nell’ormai tristemente famoso «triangolo della morte» [Afragola, Giugliano, Acerra, Qualiano e Villarica], così chiamato per l’altissima incidenza di tumori, sono stati i «filmaker» Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero.
Li abbiamo incontrati per discuterne.

Una delle cose che colpisce del documentario è che ormai è diventato «naturale» che a nuova discarica corrisponda la militarizzazione del territorio.

Peppe Ruggiero: L’esperienza del passato ha dimostrato che qualsiasi cosa ha fatto lo Stato in Campania per l’emergenza rifiuti è fallita. Questa gestione ha portato complicazioni sia dal punto di vista tecnologico, sia dal punto di vista sociale, ma anche e soprattutto danni ambientali. Questa situazione ha portato alla sfiducia dei cittadini, specialmente dopo tredici anni di commissariamenti. L’errore principale è stato quello di non avere mai cercato la concertazione con la popolazione, che è quella che subisce i danni in prima persona: le scelte, invece, calano dall’alto, come con la militarizzazione appunto.
Ancora oggi la scelta dei siti avviene senza che la popolazione sia ascoltata. Pensiamo alle ultime dichiarazioni del prefetto Pansa, che dice che laddove ci dovessero essere altre proteste lui userà la forza.

Esmeralda Calabria: è indubbio che ci sia una militarizzazione del territorio, che è stata giustificata in nome della «risoluzione del problema». Quello che fa impressione è che il concetto che si vuole fare passare è quello che «si sta difendendo la proprietà dello Stato». Come se la cosa non riguardasse noi tutti.

La chiamano «emergenza Campania», come se il problema di quel territorio dovesse rimanere «locale». Nel documentario è forte il messaggio che questa «emergenza» è di tutti, che ci riguarda da vicino.

Andrea D’Ambrosio: è chiaro che la Campania è la punta dell’iceberg. È il territorio più abbandonato, dove tutto sembra «normale». Il problema riguarda però tutto il paese, perché i prodotti agricoli campani contaminati dalla diossina vanno a finire sulle tavole della Romagna, della Lombardia, ad esempio. Abbiamo cercato di far venir fuori anche il «connubio» tra nord e sud, attraverso le intercettazioni telefoniche che testimoniano il traffico illecito dei rifiuti e in cui si ascoltano diversi imprenditori del nord che sversano i rifiuti delle loro industrie nel territorio campano, ma non solo.

Come funziona il ciclo dei rifiuti tossici? Partono tutti dal nord?

Peppe Ruggiero: Sono quasi tredici anni che esiste, questo fenomeno, e nell’arco del tempo sono cambiate sia le metodologie che le rotte. Ovviamente la rotta principale è quella che va dal nord verso il sud, cioè verso la Campania, che è la parte terminale del ciclo.
Ma piano piano il fenomeno si sta allargando: Basilicata, Molise, Puglia, tutte zone vicine alla Campania, con la Toscana che è diventata il centro di smistamento. Oggi non c’è regione che non sia colpita dal traffico illecito, tranne la Val D’Aosta. In più, si sta intensificando una rotta interprovinciale, cioè all’interno della stessa regione. Se prima zone come l’avellinese o il beneventano erano immuni da questo fenomeno, le indagini della magistratura invece rivelano che sono state colpite.

Parlando con le persone che vivono quotidianamente il problema dei rifiuti in Campania vi siete fatti un’idea di come si possa uscire da questa situazione?

Andrea D’Ambrosio: Ho la sensazione che non se ne uscirà mai. Ovunque guardi non vedi una via d’uscita. Questa è la mia opinione personale.

Peppe Ruggiero: Questa è la sensazione che ognuno di noi ha parlando con la gente. Penso che siamo arrivati a un impazzimento totale. Già continuare a parlare di «emergenza» non ha senso. L’«emergenza» ha un inizio e una fine. La fine dell’«emergenza» in Campania scade il prossimo 31 dicembre, ma sicuramente ci sarà l’ennesima proroga.
È un circolo vizioso, c’è la sfiducia della gente e la sfiducia anche nella tecnologia, perché tutti gli impianti che sono stati costruiti sono obsoleti. La stessa speranza nella raccolta differenziata è scemata, quando la popolazione vede che il materiale raccolto viene buttato nello stesso contenitore o nella stessa discarica. D’altra parte, però, non possiamo rassegnarci e dire che una soluzione non c’è.

Esmeralda Calabria: è impossibile dire come si risolverà la situazione in Campania senza pensare a come si risolverà in Italia. La Campania è lo specchio di una mentalità e di un modo di governare italiano, per cui nel momento in cui si fa un bando di gara e partecipano le più grosse imprese e vince quella con l’offerta economica più bassa, ma anche quella con l’esperienza tecnologica inferiore rispetto alle altre, capisci che non si vuol fare il bene della comunità.
Nel documentario c’è una frase di un contadino che dice «ci vuole la distruzione terreste», come per dire quello che si dovrebbe fare «tabula rasa» e ricominciare da zero. Perché se non cambiano le persone, se non ci sono delle persone oneste che abbiano a cuore il bene di tutti e, soprattutto, se non c’è un ricambio generazionale, le cose non potranno cambiare.
Poi c’è anche un’altra cosa sconcertante. Non c’è nessuno che neghi questa situazione. È un dato di fatto accettato da tutti. Addirittura dalle istituzioni. Un esempio è la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti del 2006. Ne abbiamo usato dei pezzi per non utilizzare una voce fuori campo e lì si illustra esattamente qual è la realtà.
È tutto documentato. Tutti sanno ma tutto resta immobile.

Scheda tecnica

Regia: Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio, Giuseppe Ruggiero
Fotografia: Alessandro Abate
Montaggio: Esmeralda Calabria
Musiche: Paranza Vibes
Produzione: Lumière & Co.

Nazione: Italia
Anno: 2007
Durata: 73 min.
Caratteristiche tecniche: DVcam – Colore

fonte: http://www.carta.org/campagne/ambiente/12395

Suoni della Memoria: l’Evento


In preparazione al 18 marzo 2008, trent’anni dall’omicidio di Fausto e Iaio

20 gennaio 2008
Milano (MI)
Leoncavallo S.p.A
Via Watteau 7

In occasione della giornata mondiale della memoria, anche quest’anno il Leoncavallo, in collaborazione con Daniele Biacchessi, organizza un’iniziativa che intende intrecciare i fili delle diverse memorie soggettive di cui si compone la storia del nostro Paese. L’evento intende offrire alla città un percorso che, idealmente, cammina sulle orme lasciate dalle molte storie interrotte, ma ancora vive, che costituiscono la memoria dei movimenti sociali.

Verità è giustizia.

Fare luce su verità non dette, squarciando l’oblìo e il silenzio che le circonda è anche fare un po’ di giustizia, lo sapevano i martiri della shoah e i desaparecidos, lo cantarono i partigiani della prima e della seconda resistenza, lo chiedono fino ai giorni nostri tutte vittime innocenti delle bombe nelle banche e sui vagoni, dei proiettili vaganti e delle aggressioni squadriste.

Esiste un filo rosso che unisce la memoria delle vittime in tempo di pace, siano queste cadute per mano del terrorismo o della mafia, morti bianche sul posto di lavoro o la strage quotidiana dei naufraghi nei mari del sud. L’ingiustizia.

Il caso milanese di Fausto e Jaio che segna la storia e la pelle del Leoncavallo, testimone della saldatura più feroce tra apparati dei servizi segreti deviati, bande criminali e frange dell’eversione nera, rende la scelta del luogo significante e non solo simbolico. Un luogo che rappresenta un monumento, un pezzo di storia ed un polmone di rigenerazione sociale per la città, uno spazio sociale ancora, da trentun anni, sotto minaccia di sfratto.

L’evento intende creare nuovi legami sociali e nuove connessioni tra i fili slegati delle tante memorie, offrendo contenuti vivi e documenti veri di una storia troppo presto cancellata dalle pagine dei giornali, non scritta sui libri di scuola ma spesso rifugiatasi, come in esilio, nella poesia. Ci riuniremo quindi, ancora una volta, per dire e per fare, in uno spazio Pubblico autogestito, un dibattito, una cena sociale, musica e un reading di teatro civile.

Programma:

Dibattito: Introduce Elena Hileg Iannuzzi (Leoncavallo S.p.A.), Giovanni Impastato (Archivio Peppino Impastato), Lorenzo Frigerio (Associazione Libera), Francesco Barilli (Reti Invisibili).

Video: anteprima del videoclip “Fausto e Jaio, trent’anni dopo” e di Bruno Capuana, “12 dicembre 1969″”O sistema” di Ruben Oliva, “La mattanza” di Carlo Lucarelli.

Cena sociale: pastasciutta antimafia con menù a base di prodotti tipici delle cooperative che lavorano le terre confiscate alle organizzazione mafiose.

Reading: Giulio Cavalli “Re Carlo torna dalla battaglia di Poitiers”, Trio Liguori e Fusiello accompagnano Daniele Biacchessi in “I ventitré giorni di Alba” di Beppe Fenoglio; Bebo Storti recita liberamente da “Mai Morti”, Gianni Biondillo legge Pier Paolo Pasolini.

Chiude la serata la lettura in anteprima di alcuni stralci dal nuovo libro su Fausto e Jaio, in uscita per il trentennale.

Per informazioni:
http://www.leoncavallo.org/

Grazie per la segnalazione all’impagabile Baro!

Picchiano studentessa e le incidono una croce celtica sul braccio

Lo rende noto l’Unione degli Studenti (UdS), un sodalizio di sinistra, precisando che la ragazza ha presentato alla Polfer una denuncia contro ignoti. Secondo la vittima, gli aggressori sarebbero di Forza Nuova, sigla che le e’ stata apposta sul braccio assieme alla croce

Venezia, 14 gennaio 2008 – Grave episodio di intolleranza nel Veneto. Una 18enne trevigiana, coordinatrice dell’Unione degli Studenti, e’ stata aggredita mentre viaggiava in treno da due sconosciuti che le hanno disegnato a forza su un braccio una croce celtica. Lo rende noto la stessa Unione degli Studenti (UdS), un sodalizio di sinistra, precisando che la ragazza, Ludovica Bragagnolo, ha presentato alla Polfer una denuncia contro ignoti. Secondo la vittima, gli aggressori sarebbe esponenti di Forza Nuova, ovvero la sigla che con il pennarello le e’ stata apposta sul braccio assieme alla croce celtica.

L’episodio – riferisce l’UdS – e’ avvenuto mentre la ragazza, coordinatrice dell’associazione studentesca a Castelfranco Veneto (Treviso), stava tornando in treno a casa, dopo aver partecipato ad un’iniziativa a Bassano del Grappa (Vicenza). I due sconosciuti sarebbero stati attirati dal fatto che la giovane canticchiava ”Bella Ciao”. Avvicinata la 18enne i due – sempre stando alla denuncia dell’UdS – l’avrebbero spinta fino a chiuderla dentro ad un bagno del treno. Qui, dopo averla minacciata e picchiata, l’avrebbero costretto a subire su un braccio il disegno a pennarello del simbolo gia’ usato dal nazismo. Un episodio che lasciato in stato di choc la giovane la quale, fortunatamente, non ha riportato danni fisici di rilievo dall’aggressione.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2008/01/14/59421-picchiano_studentessa_incidono.shtml