Archivio | gennaio 17, 2008

MONETA E SIGNORAGGIO


Al signoraggio avevamo già dedicato un post tempo fa, ma siccome più se ne parla meglio è…

LA PRIMA CONFERENZA SULLA QUESTIONE MONETARIA LA TERREMO SABATO 19 GENNAIO ALLE ORE 15,00

RELATORE: AVV. MARCO DELLA LUNA
PRESSO IL CENTRO DI MARIA NOEMI REGALIA E-MOTION ARTS ACADEMY
VIA PARRAVICINI, 16 – 20100 MILANO

(MM2 E MM3 STAZ. CENTRALE + AUTOBUS 81 MM3 SONDRIO + AUTOBUS 43 – LA VIA PARRAVICINI VA DA VIA SAMMARTINI A VIA MELCHIORRE GIOIA ALL’ALTEZZA DI VIA CAGLIERO)

VI CHIEDO IL FAVORE DI COMINCIARE AD AFFLUIRE DALLE ORE 14,30, IN MODO DA POTER COMINCIARE ALLE ORE 15,00 PUNTUALI.

QUALCUNO MOLTO INTERESSATO, MA IMPOSSIBILITATO A VENIRE, CHIEDE DI POTER AVERE UN CD AUDIO PER ASCOLTARE LA CONFERENZA, SE QUALCUNO AVESSE UN REGISTRATORE ATTO ALLO SCOPO, POTREMO FARE VARIE COPIE E SPEDIRLE AGLI INTERESSATI (DIVERSI SONO LONTANI DA MILANO).

SE POTETE, DATE CONFERMA DELLA PARTECIPAZIONE INDICANDO IL NUMERO DEI PARTECIPANTI (tel. 02/80582081 – info@mondobiologicoitaliano.it)

LA CONFERENZA DURERA’ CIRCA 2 ORE COMPRESE LE DOMANDE ALLA FINE. PORTATE PIU’ PERSONE POTETE. ALLA FINE ACCENNEREMO ANCHE ALLA SOLUZIONE DEL PROBLEMA.

IL COSTO, PER LA COPERTURA DELLE SPESE, E’ DI SOLO EURO 5,00 A PERSONA O PER NUCLEO FAMILIARE (VUOL DIRE CHE SE VENITE CON UNO O PIU’ COMPONENTI DELLA VOSTRA FAMIGLIA PAGATE SOLO PER UNO).

Vi ricordo qual è il programma delle 4 conferenze che sto preparando:
1) sulla questione monetaria
2) su quello che stanno facendo (a nostro danno) le multinazionali dell’alimentazione
3) su quello che stanno facendo (a nostro danno) le multinazionali farmaceutiche
4) su quello che stanno facendo (a nostro danno) le associazioni degli psichiatri

Conferenza sul tema:

MONETA E SIGNORAGGIO
Ovvero: LA COLOSSALE TRUFFA MONETARIA

CI RIVOLGIAMO
A TUTTI I CITTADINI CHE SOSPETTANO CHE E’ IN ATTO UNA MANIPOLAZIONE E TRUFFA AI DANNI DEL POPOLO DA PARTE DEI POTERI FORTI FINANZIARI CHE SONO AL DI SOPRA DEI POTERI POLITICI DI DESTRA O DI SINISTRA E CHE CONTROLLANO E GESTISCONO LE NOSTRE VITE ATTRAVERSO IL CONTROLLO DEL DENARO E DELL’ECONOMIA.
SAPEVATE CHE?

1-BANKITALIA (SpA) e la BCE (di cui BANKITALIA possiede il 14,57 %) sono ENTI PRIVATI

2- La BCE non risponde a nessun governo e STAMPA la MONETA (che DEVE ESSERE DI PROPRIETA’ DEI CITTADINI CHE CREANO LA RICCHEZZA DEL PAESE), A SUO INSINDACABILE GIUDIZIO e, SIMULANDO DI VENDERLA, IN REALTA’ la PRESTA allo STATO al valore facciale impresso su di esse, maggiorato di un tasso di interesse, attualmente il 2,5 % (Il cosiddetto tasso di sconto), e che, accumulandosi nel tempo, genera l’enorme e soffocante debito pubblico, un pretesto per trasferire ai banchieri privati il valore prodotto dal lavoro dei cittadini.

3- Alla BCE stampare una banconota da 100 Euro (ad esempio) costa 3 centesimi. La differenza tra quanto la BCE INCASSA PRESTANDO la banconota allo STATO e quanto spende per stamparla si chiama SIGNORAGGIO.
Incasso per banconota da 100 = (100 Euro + interesse 2,50) – costo stampa (3 centesimi) = 102,47 Euro. La moneta cartacea emessa da BCE e BANKITALIA è pari circa all’8% dell’intera massa monetaria in circolazione, stimabile in Italia a circa 100 miliardi di euro l’anno.

4- Alla Banca Centrale si aggiungono le BANCHE ORDINARIE che CREANO DENARO DAL NULLA – cioè senza avere un deposito cartaceo o in oro corrispettivo alla somma prestata – SEMPLICEMENTE digitandolo su un computer o con carte di credito, etc. LA MONETA SCRITTURALE emessa dalle Banche ordinarie, creata dal nulla, stimabile a circa 1000 miliardi di euro l’anno, copre circa il 90% della massa monetaria globale.
Tutto questo denaro (moneta cartacea più moneta scritturale) viene prestato allo stato, ai cittadini privati ed imprese (mutui, fidi, ecc ) che debbono poi restituire le somme erogate in MONETA REALE più GLI INTERESSI.
Queste ENORMI SOMME, che rappresentano il Signoraggio, PRIMARIO (della BCE – BANKITALIA) e SECONDARIO (delle BANCHE ORDINARIE), usurpato alla Collettività, coprono il 98% della massa monetaria globale. Tali somme vengono OCCULTATE nei bilanci e finiscono dritte nelle tasche dei PRIVATI PADRONI delle banche.

5- Allo STATO viene riservata l’emissione delle sole MONETE METALLICHE, che coprono solo il 2% della massa monetaria globale, il cui signoraggio è appannaggio dello Stato che non si indebita con nessuno.

6- Perché lo STATO non emette in modo autonomo tutta la moneta che gli serve (di cui è legittimo proprietario), senza indebitarsi con il sistema bancario??? Se lo facesse eliminerebbe l’ENORME DEBITO PUBBLICO e di conseguenza TUTTE le TASSE. Inoltre potrebbe garantire ad ogni cittadino un Reddito di Cittadinanza ABOLENDO COMPLETAMENTE LA POVERTA’.

7- BANKITALIA e le Banche ordinarie sono i PIU’ GRANDI EVASORI FISCALI. I loro colossali profitti di signoraggio finiscono nei fondi neri dei paradisi fiscali al sicuro da ogni controllo fiscale.

8- NESSUN GOVERNO degli stati europei può influire sulla politica monetaria Europea controllata dai PADRONI DELLE BANCHE.

9- Chi è il responsabile di questo PERVERSO SISTEMA DI GESTIONE DELLA MONETA ???
SONO GLI UOMINI POLITICI (da noi eletti) che hanno tradito la Costituzione e si sono venduti ai Poteri Forti concedendo loro il potere di emettere moneta addebitandola allo Stato e ai Cittadini.

10- REATI PENALI IMPUTABILI A: BCE, BANKITALIA, BANCHE, POLITICI e BUROCRATI CORROTTI/COLLUSI.
I reati più gravi inerenti al sistema monetario sono quelli di eversione della costituzione, commessi col trasferire il potere sovrano a organismi privati. – Attentato contro la Costituzione dello Stato (artt. 1,3,18, 47, 117 C.I.) (art. 283 CP);
– Attentato all’indipendenza dello Stato (art. 241 CP);
– Peculato
– Associazione di tipo mafioso
– Falso in bilancio e false comunicazioni sociali.

CONCLUDENDO, LE BANCHE SI SONO IMPADRONITE DELLA MONETA E QUESTO SISTEMA GLI CONFERISCE UN POTERE ENORME, IL POTERE VERO, QUELLO CHE MANCA AGLI STATI CHE SI DICONO SOVRANI E DEMOCRATICI E QUELLO CHE TIENE LETTERALMENTE IN CATENE I CITTADINI.
NON HA NESSUN SENSO INTRAPRENDERE QUALSIASI AZIONE POLITICA IN UN QUALSIASI PARTITO POLITICO SE NON SI AFFRONTA CON PRIORITA’ ASSOLUTA LA QUESTIONE MONETARIA
RICONSEGNANDO IL CONTROLLO DELLA MONETA ALLO STATO RAPPRESENTANTE DEL POPOLO.
SE VUOI METTERE FINE ALLA SCHIAVITU’ DEL DEBITO, DEL PRECARIATO, DELLA POVERTA’, DELL’INGIUSTIZIA, VIENI ALLA CONFERENZA E PRENDI COSCIENZA DELLA QUESTIONE MONETARIA E SOPRATTUTTO DELLE POSSIBILI SOLUZIONI.
ORA SAPETE QUALCOSA IN PIU’ SUL CONTENUTO DELLA CONFERENZA, DECIDETE DI VENIRE E FATEMELO SAPERE, E’ IMPORTANTISSIMO CHE LO FACCIATE SAPERE A QUANTE PIU’ PERSONE POTETE E CHE LE FACCIATE VENIRE ALLA CONFERENZA. GIA’ IN QUESTA PRIMA CONFERENZA PARLEREMO DELLA SOLUZIONE.

per informazioni: info@mondobiologicoitaliano.it

segnalato da http://www.mondobiologicoitaliano.it/


Guerrilla gardening: Se la rivoluzione nasce da un seme

Il movimento, nato negli Usa negli anni ’70, ha la sua base a Londra
Con vanghe, rastrelli e bulbi danno vita alle aree degradate e abbandonate

di BENEDETTA PERILLI

“ABBIAMO iniziato ad attaccare alle 23. Prima rimuovendo bottiglie e cartacce, poi piantando sette arbusti di lavanda e degli alberi. Attendiamo il prossimo blitz”. Così Angela 2585 da Milano. Dall’Inghilterra risponde Lyla 1046: “Era una notte buia a fredda a Leeds, nel furgone trasportavamo bulbi, piante, semi, attrezzi da giardinaggio, all’improvviso un agente di polizia ci ferma e ci domanda cosa stiamo facendo, rapida rispondo che facciamo giardinaggio, anzi no facciamo guerrilla gardening“. Sono solo alcune delle testimonianze postate sul blog guerrillagardening.org, unico punto di riferimento della comunità di guerriglieri verdi.

Provengono da ogni parte del globo anche se è Londra il quartier generale di questo movimento nato negli anni ’70 nella terra madre di tutti le mode, gli Stati Uniti. “Giardinaggio politico” lo chiamano gli attivisti, una forma di azione diretta non violenta praticata dagli ambientalisti al fine di riappropriarsi di aree urbane degradate e abbandonate. I guerrilla gardeners reclamano nuove forme di proprietà che riscattino i terreni pubblici dall’abbandono e dal degrado, la loro lotta è silenziosa, pacifica e profumata. Nel 1964 I giganti lanciavano la loro proposta di pace fatta di fiori che diventano metaforici proiettili da inserire nei cannoni, oggi i fiori sono diventati veri e propri strumenti di contestazione.

Ma chi sono questi guerrieri verdi armati di zappa, vanga e rastrello? Non appartengono a una classe sociale specifica, hanno età variabili e provenienze differenti. Spesso il loro profilo corrisponde a quello dei tanti che fanno parte del movimento della critical mass, cittadini comuni che hanno abbandonato l’automobile e sposato la bicicletta come unico mezzo di locomozione. Ciò che accomuna gli animatori di questo vasto movimento è sicuramente la sensibilità verso la causa ambientalista e la ricerca del bello nel comune degrado urbano. Sono persone che hanno a cuore le loro strade e i loro quartieri, che credono che anche un fiore possa cambiare il mondo. Si identificano semplicemente con il nome di battesimo seguito da un numero progressivo assegnato al momento dell’adesione al gruppo.


Agiscono quasi sempre di notte e soprattutto nelle grandi aree urbane, i loro strumenti sono fiori e piante di ogni genere oltre che una grande varietà di utensili da giardinaggio. Il processo che porta ad un’azione è complesso: un gruppo di attivisti, formatosi spesso attraverso un forum dedicato, studia il territorio per individuare un’area da attaccare, convoca sul luogo di tutti i partecipanti attraverso un tamtam segreto di mail, pianifica l’azione, si procura piante e semi scelti in base alla resistenza, al freddo e alla siccità e al colore. Infine inizia l’azione vera e propria. Prima si pulisce il terreno depurandolo da erbacce e rifiuti, poi si concima la terra e la si lavora per prepararla alla semina.

Significativa e spesso provocatoria è anche la scelta del vegetale da piantare: fiori colorati nelle zone più industrializzate, ortaggi e frutta nei centri storici, girasoli per illuminare i viali più grigi. Ma i guerrilla gardener agiscono anche allo scoperto, soprattutto quando riescono a collaborare con le associazioni di quartiere o con le autorità locali. In molti paesi la loro resta un’azione clandestina proprio perché prevede una modificazione del suolo pubblico da parte di privati.

Il nuovo trend della contestazione sociale è considerato quasi una forma di flash mob per la sua natura segreta e spontanea, rapida e di modificazione urbana ma a differenza dei pillow fight (la battaglia dei cuscini) ed affini, il guerrilla gardening ha alle spalle un vero e proprio movimento nato intorno agli anni Settanta, al quale si deve ad esempio il progetto di costruzione della granata inseminatrice capace di diffondere semi in luoghi irraggiungibili come le discariche. In seguito, nel 1984, con la pubblicazione del libro “Guerrilla Gardening” di John F. Adams si incoraggiavano gli amanti del giardinaggio a creare delle nuove varietà vegetali diverse da quelle prodotte dalle grandi aziende.

Negli anni ’90 il termine ha assunto il significato odierno fino ad essere codificato in un manifesto o più comunemente noto come “A Manualfesto. Guerrilla Gardenign”, un libro pubblicato da David Tracey che definisce le linee guida del buon giardinaggio politico. Il fine ultimo del movimento è quello dell’abbellimento urbano da diffondere in ogni città del mondo, le regole poche e semplici: cercare sempre piante e semi economici o gratuiti, ancor meglio se coltivate in casa, dissodare il terreno, indossare scarpe resistenti, innaffiare sempre e responsabilmente. Ancora: sapere quando chiedere il permesso e quando poterlo dimenticare, come diffondere il guerrilla gardening nel mondo ed infine, un consiglio per eludere la sorveglianza: fare le azioni sempre con un’amica. In caso di pericolo si può dissimulare il tutto baciandola.

(21 giugno 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/ambiente/guerrilla-garden/guerrilla-garden/guerrilla-garden.html

Giardinaggio Libero !!

Libera il giardiniere che è in te

guerrilla gardening

Green revolution

Milano, 25 Aprile 2007

Nasce il nuovo sito www.guerrillagardening.it

Chiunque volesse partecipare con immagini o descrizioni di attacchi verdi può contattarci direttamnente ai numeri 3283786886 (Andrea) – 3405955272 (Eleonora) – Michele(320-3344149) o inviare una mail a info@guerrillagardening.it

Aspettiamo notizie dei vostri attacchi verdi !!!


– Badili alla Riscossa –

Torino, Dicembre 2007

I ragazzi del gruppo “Badili Badola” hanno sfidato il gelo e compiuto il loro primo attacco.

guerrilla gardening a Torino con il gruppo badili badola attacco verde notturno con cedro e pittori

Davanti a Stazione Dora a Torino da stanotte al posto di un’aiuola abbandonata a se stessa c’è un angolo meraviglioso dedicato alla natura ed alla cittadinanza con tanto di cedro, piante, piantine, un vialetto con la ghiaietta bianca ed un messaggio firmato “Badili Badola”.
Nell’ottica del Guerrilla Gardening rivendichiamo a nome di cittadini consapevoli, la responsabilità del valore di prendersi cura della propria città convinti che “la bellezza è importante, da lì scende giù tutto il resto” (Giuseppe Impastato).
Sarà bello per chi passerà da quella zona soffermare lo sguardo su quanto abbiamo fatto nascere così come lo è stato per noi piantare il seme di una libertà nuova: quella per la quale chiunque con un piccolo grande gesto può dare un valore aggiunto al posto in cui vive, al suo tessuto sociale, alle relazioni che instaura nella propria vita anche con chi è diverso da sè. E’ bella la fatica ed insieme l’entusiasmo di quel che abbiamo cominciato a fare per Torino, in gruppo, autofinanziandoci, inventando, creando qualcosa che prima non c’era per migliorare qualcosa che prima com’era non ci piaceva. Così come bello è stato guardarci negli occhi stanchi e riguardare quel cedro e quelle piantine….”come per rileggere una poesia scritta la sera prima”….. e ritrovare che la Storia è lì. La fai tu. Prendendoti cura di un’aiuola della tua città. Che è molto più di questo: è insegnare educazione civica in un modo nuovo e divertente ai bambini che vedranno i colori delle vernici sulla pietra. E’ regalare un po’ di nuova meraviglia agli anziani che attraverseranno il nostro piccolo vialetto. E’ autofinanziare il nostro diritto al benessere. E’ mandare nuovamente un segnale nei fatti, ben fatti, a quella classe politica che non rappresenta i propri bisogni. Anche quello di vedere qualcosa di bello intorno a sè.
E allora eccolo: quest’attimo meraviglioso è per te…. proteggilo!

giardinieri a torino, badili badola fanno guerrilla gardening

Chi passa davanti alla Stazione Dora di Torino trova quel piccolo capolavoro e sappia che la dedica, la responsabilità e l’invito a prendersene cura (dall’occuparsi delle piante, all’occuparsi di fare informazione veramente a partire anche dalla positività di quanto ci circonda,…) è regalato da stanotte a tutta la cittadinanza di cui ci sentiamo parte attiva.
Non tutte le ciambelle riescono col buco….qualcuna riesce come un cerchio con un cedro in mezzo! E che bel cerchio di belle teste, braccia, badili in mano, smorfie e sguardi….che siamo.

aiuola prima dell'attacco notturno di guerrilla-gardening, giardinaggio abusivo

aiuola notturna dopo l'attacco dei giardinieri improvvisati di badili badola, che fanno guerrilla gardening


– Attacco nel traffico-

Milano, Dicembre 2007

Un’aiuola spartitraffico in una delle vie più frequentate di Milano ha preso nuova vita. L’attacco di guerrillagardening è cominciato alle 22:30, in grande fretta, ed è finito alle 22:49. Il tutto sotto gli occhi di decine di persone affacciate alle finestre che si chiedevano cosa stessero facendo quei tre pazzi con vanghe e badili. L’aiuola è stata adottata dal phone center in fianco all’aiuola, dove un prode pakistano di nome john (dice lui, ?) promette di innaffiare regolarmente. Piante utilizzate: Erica, Crisantemo, Skimmia, Pachisandra. Guerrilla uno, Milano zero.

attacco notturno abusivo ad una aiuola milanese, guerrillagardening

guerrilla gardening in una aiuola fiorita

attacco di guerrilla-gardening a milano in viale monza


LA STRAGE QUOTIDIANA DEGLI OPERAI IN FABBRICA

La responsabilità della sinistra di governo, la necessità di un’alternativa dei lavoratori

di Antonino Marceca

In questo inizio 2008 due fatti evidenziano il pesante clima sociale e politico che grava sulla classe operaia del Paese: i licenziamenti politici negli stabilimenti Fiat del meridione e il documento “riservato” della ThyssenKrupp. Questi fatti proprio perché incisi nel mezzo della vertenza per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, che i padroni forti del sostegno del governo vogliono piegare a loro totale beneficio fino a presentare il 14 gennaio al tavolo un documento “finale”, giudicato “irricevibile” persino dalla parte più aziendalista della burocrazia sindacale, acquisiscono un significato politico generale.

La Fiat di Marchionne (indicato come “modello” da Bertinotti) e Montezemolo ha creato un clima poliziesco e intimidatorio negli stabilimenti di Termoli, Melfi e Pomigliano d’Arco sia con l’impiego di un numero imponente di vigilanti sia attraverso una serie di licenziamenti mirati. Nella seconda settimana di gennaio, a seguito della legittima risposta operaia ha inviato una decina di lettere disciplinari finalizzate al licenziamento di lavoratori e delegati dello stabilimento di Pomigliano. Un fatto che rende evidente la volontà della direzione Fiat di mettere in mora nelle fabbriche i diritti, le tutele e la stessa libertà sindacale: tutto questo proprio nel corso di una dura vertenza per il rinnovo del contratto nazionale e nel momento in cui si preannunciano migliaia di licenziamenti.
Il documento della ThyssenKrupp, sequestrato a Terni dalla magistratura, è stato elaborato dopo la strage della notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 che è costata la vita a sette operai. Da quanto risulta dall’articolo del Corriere della Sera del 13 gennaio il documento della direzione aziendale mette in relazione la risposta operaia, giudicata eccessiva e lesiva dell’immagine dell’azienda, con la presenza di “una lunga tradizione sindacale di stampo comunista”, scarica la colpa del grave incidente sulla distrazione operaia e non esclude al momento opportuno di colpire sul piano disciplinare, valutate le rassegne stampa cartacee e televisive, quegli operai sopravvissuti al rogo e i compagni delle vittime che hanno fatto dichiarazioni sulle gravi condizioni di lavoro nel gruppo industriale. Un documento particolarmente significativo del livello raggiunto dall’arroganza padronale, l’azienda infatti non solo nega ogni responsabilità sull’accaduto ma esercita un’azione mafiosa di intimidazione nei confronti dei lavoratori che dovranno testimoniare al processo. Nel contempo mira a reprimere i lavoratori che nel gruppo industriale vogliono rivendicare il diritto alla salvaguardia della propria salute e integrità fisica.


L’incidente alla ThyssenKrupp
La morte dei sette operai nel rogo dello stabilimento della ThyssenKrupp di Torino è purtroppo solo uno degli episodi del bollettino quotidiano degli incidenti mortali nei luoghi di lavoro. Ogni giorno, spesso nel silenzio dei mezzi di comunicazione padronale, muoiono tre, quattro lavoratori a causa di un incidente nel posto di lavoro: oltre 1300 l’anno, a fronte di circa un milione di infortuni denunciati, migliaia dei quali con esiti invalidanti. Ma molti infortuni e decessi non vengono neppure denunciati. Agli infortuni, devono aggiungersi le malattie professionali: tumori, malattie cronico-degenerative e disturbi psichici. Malattie connesse alla presenza di sostanze chimiche e polveri sottili nell’ambiente di lavoro; di fattori fisici (vibrazioni, radiazioni, rumore, temperatura); alla insufficiente superficie e cubatura dei locali; di carenti rapporti aeranti e illuminanti, naturali e diretti, degli ambienti di lavoro; allo stress legato all’organizzazione del lavoro; ai ritmi crescenti.
La denuncia operaia ha evidenziato nello stabilimento di Torino omissioni nelle misure e nella gestione della sicurezza (i tecnici dell’Auls, dopo l’incidente, riscontravano almeno 115 violazioni), la presenza di turnazione, orari e organizzazione del lavoro insopportabili. Una situazione di sfruttamento che i lavoratori erano costretti ad accettare per mantenere il posto di lavoro, facendo anche gli straordinari per integrare un salario insufficiente per vivere dignitosamente. Non solo: come ha dichiarato Pierre Carniti, ex segretario generale Cisl, lo stesso magistrato che segue le indagini ha dimostrato come funzionari preposti ai controlli igienico-sanitari negli ambienti di lavoro erano al tempo stesso consulenti dell’impresa, quindi in evidente regime di conflitto di interesse.

Quanto successo alla ThyssenKrupp certamente colpisce per il numero, per la giovane età degli operai colpiti, per il modo barbaro della morte, ma bisogna prendere coscienza del fatto che ogni giorno, tutti i giorni, si va al lavoro rischiando la vita in un tessuto industriale fatto di piccole e medie imprese, in cui il 54% dei lavoratori opera in aziende con meno di 15 dipendenti, quindi non difesi nemmeno dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dove mancano diritti e tutele, dove il sindacato, qualsiasi sindacato, è completamente assente.


Lo spot del governo
Nelle stesse settimane in cui gli effetti sulle carni operaie del rogo dell’acciaieria di Torino accrescevano il numero delle vittime, il governo di centrosinistra convertiva in legge il Protocollo Damiano sulle pensioni e il mercato del lavoro.

Il combinarsi del crollo del potere d’acquisto dei salari per effetto degli accordi del 1992-1993, che abolirono la scala mobile e vararono la concertazione, la detassazione degli straordinari, la precarizzazione del lavoro introdotta con le leggi Treu e Biagi e riordinata con il Protocollo Damiano, le leggi contro gli immigrati, l’estendersi della privatizzazione -dai reparti ospedalieri ai servizi di prevenzione delle Aziende USL- attraverso il meccanismo delle consulenze, dei corsi e quant’altro sono tutti fattori che moltiplicano il rischio, già insito nel modo capitalistico di produzione, degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.
Il recente studio pubblicato dell’Eurispes, “Infortuni sul lavoro: peggio della guerra”, mette in evidenza come tra gli immigrati si verifica un’altissima omissione delle denuncie di infortuni sul lavoro; che immigrati e nuovi assunti, atipici, lavoratori a termine, e “soci-lavoratori” sono i più esposti a rischio di infortunio. Non a caso circa l’85% degli incidenti mortali “avviene nell’ambito dei sub-appalti” dove regna la precarietà, mentre le età più colpite sono quelle giovanili o vicine all’età della pensione.

Lo studio proprio nelle prime righe segnala come le cifre “mettono in risalto l’inefficacia dei provvedimenti legislativi”, ai quali si è aggiunta il 3 agosto 2007 la legge n° 123, che assieme ai decreti attuativi dovrebbe prevedere un riassetto della normativa in materia. La legge affida al Presidente della provincia il coordinamento delle azioni istituzionali di vigilanza e ispezione con la costituzione di Organismi Paritetici Provinciali.
In Finanziaria 2008 il governo Prodi ha stanziato 50 milioni di euro per il potenziamento delle attività di prevenzione e contrasto degli incidenti e delle malattie professionali sui luoghi di lavoro, larga parte di questi euro verranno spesi per uno spot pubblicitario “Usare la testa, si deve. Evitare la croce si può”, gli autori dello spot spiegano che il senso del messaggio che verrà trasmesso da Tv, stampa, radio e internet è che “la vita nel posto di lavoro non si può mettere in gioco per qualche distrazione”, come dire che la causa degli infortuni è dovuta al fatto che gli operai sono sbadati! Non c’è dubbio che la ThyssenKrupp terrà conto dello spot governativo al processo, magari per chiedere una condanna degli operai sopravvissuti al rogo e farsi risarcire.

La necessità del controllo operaio e di un’alternativa di classe

Ma quando a Bergamo, nella fonderia Pilenga, un operaio viene sospeso per tre giorni perché segnalava al capo reparto i rischi di infortunio presenti nell’ambiente di lavoro: “rischio incendio in presenza di fumatori”, “rischio di caduta in caso di urto di pancali sovrapposti”, “olio chimico che fuoriesce dalle macchine e va sui pavimenti”; o quando l’infermiera professionale di Monza viene licenziata, perché “è venuto meno il rapporto fiduciario”, a seguito della denuncia alla stampa del rischio di diffusione di malattie infettive per la mancata sterilizzazione delle “attrezzature e supporti medici”; allora è chiaro che è urgente e necessario il controllo operaio e delle masse popolari. Le cause degli infortuni e delle malattie professionali non sono dovute alle “distrazioni” operaie, come vorrebbe farci credere lo spot governativo e padronale, ma sono l’effetto di un sistema capitalistico di sfruttamento bestiale: le imprese che non vogliono investire nelle strutture e nei macchinari per realizzare un ambiente di lavoro salubre e privo di fattori di rischio, di padroni che non intendono rinnovare i contratti nazionali e aumentare i salari, anzi chiedono agli operai di lavorare di più, di aumentare i ritmi, di legare il salario alla produttività; di un governo padronale che incentiva gli straordinari e la privatizzazione dei servizi sanitari pubblici; di norme precarizzanti che ricattano giovani e immigrati; di una permanenza al lavoro eccessiva in termini di anni e ore di lavoro.

Non saranno gli Organismi Paritetici Provinciali, previsti dalla nuova normativa, ma la mobilitazione e la lotta dei lavoratori, la costruzione di una vertenza generale sulla base di una piattaforma sindacale unificante e adeguata alla fase, contro il governo e il padronato, a porre un freno alla barbarie capitalistica. Primo passo nella lotta per abbattere questo sistema di sfruttamento e di guerra, nella prospettiva di un’alternativa vera, di classe, cioè di un governo dei lavoratori per i lavoratori. E’ per favorire questa lotta che è nato un anno fa il Partito di Alternativa Comunista, è in questa lotta che, quotidianamente, sono impegnati in ogni mobilitazione contro il governo e contro il padronato i nostri militanti.

www.partitodialternativacomunista.org



Telecom, nuovo focolaio della lotta di classe?

17/01/2008

Mentre il paese si interroga sul rinnovo del contratto di una categoria storica quale quella dei metalmeccanici, continuano a far la voce grossa i sindacati del settore delle TLC, soprattutto contro l’ex-monopolista.

Franco Bernabè (Telecom Italia) Se le TLC, infatti, rappresentano a tutt’oggi uno dei mercati trainanti del paese, facendo registrare continui trend di crescita, l’alta precarizzazione che caratterizza i lavoratori del settore rende particolarmente conflittivo il rapporto tra le compagnie telefoniche ed i propri dipendenti.

Dopo l’allarme lanciato per l’arrendevolezza del nuovo management Telecom sui mercati internazionale, dunque, ecco diffondersi un agguerrito comunicato proveniente dalla segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil.

Il coordinamento nazionale delle Rsu di Telecom Italia ha richiesto pubblicamente un incontro urgente con l’AD del Gruppo (nella foto a destra) per ridiscutere le “prospettive industriali e di sviluppo dell’azienda“.


In particolare — recita il comunicato — chiediamo un confronto sui piani di investimento, sul futuro della rete, sulla valorizzazione delle professionalità, a tutela dei livelli occupazionali e per una crescita degli asset nazionali ed internazionali del gruppo Telecom


Non di poco conto,
dunque, l’accusa mossa dai sindacati a Bernabè a appena un mese dal suo insediamento sulla poltrona di Amministratore Delegato.

Più che una minaccia, quindi, potrebbe essere quel richiamo all’atteggiamento responsabile mantenuto negli ultimi anni da parte delle rappresentanze sindacali che si sono “mobilitate nel 2006 e 2007 più volte a difesa della strategicità dell’azienda, e più volte hanno proposto un modello di sviluppo e di organizzazione aziendale in grado di scommettere sulla qualità e la buona occupazione”.


In prima battuta
i lavoratori pretendono un confronto sul futuro industriale di Telecom Italia, che la nuova proprietà ed il nuovo management, insomma, mettano sul tavolo le proprie carte, varando un serio piano di sviluppo che metta al sicuro anche i livelli occupazionali.

/R68

fonte: http://www.portel.it/news/cronaca/01-2008/telecom-nuovo-focolaio-della-lotta-di-classe.html

Mastella dimissioni confermate e appoggio esterno al Governo

17 gennaio 2008

Clemente Mastella

Interim a Prodi

di Nicoletta Cottone

Clemente Mastella ha confermato le dimissioni da ministro della Giustizia. Nella conferenza stampa convocata a Benevento il Guardasigilli ha ribadito la decisione comunicata ieri in aula alla Camera. «Ho parlato con il presidente Prodi e confermo le mie dimissioni per la mia dignità, onorabilità, perché non voglio sentirmi uno della casta, ma essere cittadino comune». Mastella conferma, poi, «l’appoggio esterno a questo Governo», ma, dice, saremo più esigenti. «Controlleremo – ha detto Mastella – sul piano dei valori, sui Dico, su come conciliare redditi e produttività, sulla politica estera. Saremo esigenti. Non daremo l’apporto come prima, quando il compromesso poteva essere determinante per un obiettivo comune». Toni forti nel passaggio sulla magistratura. «Voglio dire all’Associazione nazionale magistrati che ho grande rispetto per la magistratura. Ho lavorato a lungo con loro per la riconciliazione tra politica e magistratura e, a partire dalla riforma dell’ordinamento giudiziario, non abdico nulla di quanto fatto». Mastella dice di non aver espesso giudizi contro la magistratura, anzi, «agli italiani dico fidatevi della magistratura, fidatevi di quella seria», ma «non vi fidate di gip particolari che richiamando ragioni di incompetenza territoriale prima arrestano persone incensurate e poi emettono giudizio di incompetenza». Mastella ha detto di non volere «salvacondotti come ministro della Giustizia, ma vedo che quelle prese sono misure ingiuste, che non si danno nemmeno per le persone con il 41 bis. E questo è motivo di dolore». Ho una infinita serenità, dice Mastella. «Sono come la Repubblica di Venezia. Serenissimo».

Non lascio la politica, ha detto il ministro, «lascia chi non ha speranza». In un passaggio della conferenza stampa, un monologo appassionato, difende la moglie Sandra Lonardo. «La specchiata moralità di mia moglie è talmente alta che proprio in virtù di questo subì un attentato. Ed invece è stata arrestata per una espressione “Per me è morto” che nel gergo comune vuol dire “non ci voglio avere più nulla a che fare”. Ma mia moglie dimostrerà la sua innocenza». Per Mastella verso la moglie Sandra Lonardo «ci vorrebbe un riguardo non per eventuali reati commessi ma perché, in quanto presidente del consiglio regionale eletta dai cittadini, ha una forma di ipoteca parlamentare ed invece è agli arresti domiciliari».

Il ministro ha iniziato la conferenza stampa dando «grande solidarietà al Santo Padre per questo laicismo esasperato». Domenica, ha detto, saremo come partito a San Pietro a manifestare per questo straordinario Pontefice. Una folla di militanti e curiosi assiepata all’uscita dell’hotel President di Benevento ha seguito in diretta la conferenza stampa su maxischermi, con altoparlanti sistemati fuori l’ingresso dell’albergo. In strada poco più di 200 manifestanti con bandiere color arancio e il logo del partito, in sala molti militanti e tanti sindaci con la fascia tricolore L’Udeur di Benevento si è anche mobilitato con un sit-in di protesta davanti alla prefettura di Benevento sulla vicenda giudiziaria che ha interessato molti rappresentanti locali, dalla moglie del leader Clemente Mastella, Sandra Lonardo, al sindaco della città sannita, Fausto Pepe, fino al prefetto Giuseppe Urbano, interdetto dagli uffici. Molti gli striscioni in piazza, da «Libera Sandra, libera tutti», a «Noi siamo persone perbene, non monnezza».

Intanto l’Associazione stampa parlamentare ha espresso solidarietà al cronista di Apcom Giovanni Tortorolo, aggiunto da un mandato a comparire emesso dalla procura di Santa Maria Capua Vetere. Tortorolo, che ieri ha dato per primo la notizia degli arresti domiciliari di Sandra Mastella, “ha subito una perquisizione nella sede della sua agenzia, effettuata dai carabinieri del comando di Caserta su mandato della procura di Santa Maria Capua Vetere. Al rifiuto del collega di rivelare la sua fonte, gli é stato ingiunto di comparire stamane in procura. «Ancora una volta – sottolinea l’Associazione stampa parlamentare – sono i giornalisti a rispondere della divulgazione di notizie che hanno il dovere deontologico di verificare e poi di pubblicare e non chi le lascia filtrare».

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/01/mastella-dimissioni.shtml?uuid=615f1b56-c4ee-11dc-aad3-00000e251029&type=Libero

Metalmeccanici, ancora scioperi e blocchi stradali

Corsa contro il tempo per chiudere il contratto

Un corteo a Torino


ROMA (17 gennaio) – Ancora scioperi e blocchi dei metalmeccanici per protestare contro la rottura delle trattative sul contratto. L’autostrada Torino-Milano, in direzione del capoluogo lombardo, è rimasta bloccata stamani una ventina di minuti, all’altezza di Chivasso, per il corteo di un centinaio di lavoratori dell’ex Lancia. Centocinquanta metalmeccanici bergamaschi stanno bloccando anche l’A4 Milano-Venezia, all’altezza del casello di Dalmine (Bergamo). E’ rimasto chiuso per oltre un’ora anche il casello autostradale di Busalla sulla A7, sia in entrata che in uscita.

A Torino circa 500 lavoratori della Pininfarina hanno sfilato in corteo in corso Allamano, creando problemi alla circolazione stradale. Un centinaio di lavoratori della Automotive Light ha effettuato un presidio a Venaria, alle porte di Torino, e quelli della Skf sulla strada statale per Pinerolo (Torino).

Disagi per il traffico anche a Genova, a causa delle manifestazioni dei metalmeccanici, in sciopero per il rinnovo del contratto nazionale. Un corteo di lavoratori delle Riparazioni Navali si è mosso da viale Brigate Partigiane verso via
San Vincenzo, sede di Confindustria, dove sono state lanciatre alcune uova contro il palazzo dell’Associazione industriali del capoluogo ligure.

Proseguono anche in Toscana le proteste dei metalmeccanici. A Pistoia, dove era già stato annunciato uno sciopero della categoria di due ore, un corteo di centinaia di lavoratori sta attraversando la città, con conseguenti rallentamenti per il
traffico. I manifestanti, dopo un presidio davanti all’AnsaldoBreda, sono diretti alla sede della prefettura. A Livorno indette tre ore di sciopero con manifestazione,
alla quale all’inizio si è presentato il sindaco Alessandro Cosimi.

Le trattative. Corsa contro il tempo intanto per chiudere il contratto. Sindacati e imprese tornano oggi al Ministero dove riprende il lavoro esplorativo del ministro Cesare Damiano sulle posizioni delle parti, nella speranza di riallacciare il dialogo necessario per far tornare Fiom, Fim, Uilm e Federmeccanica a sedersi attorno a un tavolo. L’obiettivo resta quello di trovare un’intesa entro lunedì, quando le aziende, in assenza di un accordo, inizieranno a dare disposizioni per il conteggio nelle buste paga di fine mese di aumenti non contrattati ma decisi unilateralmente da Federmeccanica.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=17110&sez=HOME_ECONOMIA

Istat, una famiglia su sette non arriva a fine mese

Secondo la ricerca il 50% dei nuclei vive con meno di 1.900 euro
Il 15% non ce la fa. Redditi più bassi tra gli anziani e al sud

ROMA – Il 50% delle famiglie italiane vive con meno di 1.900 euro al mese: esattamente con meno di 1.872 euro, cioè 22.460 euro l’anno. Il 14,6% dichiara di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. Il 28,4 per cento di non essere in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 600 euro. Non è positiva la situazione che l’Istat fotografa nella sua indagine sui redditi e sulle condizioni di vita in Italia (2005-2006).

Una ricerca che segnala come la situazione sia da una parte stazionaria rispetto alla stessa indagine sui redditi realizzata l’anno precedente. Dall’altra, però, spiccano tre differenze: diminuiscono le famiglie che hanno avuto difficoltà a comprare il cibo necessario almeno una volta, per le spese mediche e per l’acquisto di abiti necessari. Risultano, invece, più numerose le famiglie con cinque o più componenti, a disagio perchè non riescono a pagare le bollette e sono più vulnerabili di fronte agli imprevisti.

Stando ai dati il reddito medio è leggermente più alto: 2.311 euro al mese, anche se la maggioranza delle famiglie risulta avere un reddito inferiore a questa media. I redditi più bassi risultano essere quelli dei nuclei composti da anziani e di coloro che lavorano al sud.

Per quanto riguarda invece le famiglie numerose, le condizioni risultano addirittura peggiorate dal 2005 al 2006: in particolare per le famiglie con tre o più minori il 23,8% nel 2006, rispetto al 20,8% nel 2005, ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà a fine mese. Il 38% di questi nuclei non può affrontare spese inattese (contro il 31,6% nel 2005). “Si tratta di una distribuzione dei redditi fortemente asimmetrica” rileva l’Istat aggiungendo che c’è “un livello di diseguaglianza di entità non trascurabile”. In Europa l’Italia è tra le posizioni peggiori, esclusi i nuovi Stati membri, insieme a Grecia e Portogallo.

La diseguaglianza tra i redditi delle famiglie aumenta proprio nelle aree del Paese dove si registra una minore disponibilità di reddito: al primo posto si trova la Calabria, seguita da Sicilia e Campania. Nel 2006 è cresciuta, tuttavia, la percentuale di famiglie residenti al Nord che hanno dichiarato di arrivare con difficoltà alla fine del mese (10,7 per cento contro il 9,9 per cento del 2005) e di essere in arretrato con il pagamento delle utenze (5,9 per cento contro il 5,3 per cento del 2005). Livelli di diseguaglianza molto meno marcati si osservano invece a Trento, in Valle d’Aosta e in Friuli Venezia Giulia.

(17 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/istat-stipendi/famiglia-mese/famiglia-mese.html