Archivio | gennaio 20, 2008

Orvieto, l’ombra della camorra sulla discarica dei veleni

Il falso ingegnere, i danni ambientali e il via vai di “quei camion targati Napoli”
Nel sito il triplo d’immondizia prevista: olio, plastica e residui di vernici

Dal business milionario agli appalti finiti sotto processo

dal nostro inviato CARLO BONINI

La discarica Le Crete, a ridosso di Orvieto scalo


ORVIETO – Se la metti a fuoco una volta,
non te la togli più di torno. Taglia l’orizzonte della rocca del Duomo. Incombe sulla valle. Fa da quinta all’Autosole. La discarica “le Crete”, la Grande Pattumiera dell’Umbria, è un cratere artificiale di 84 mila metri quadrati, aperto nei calanchi di argilla che chiudono la riva sinistra del fiume Paglia. E ha una storia che nessuno sembra abbia voglia di raccontare.

Perché in Umbria, l’omertà si chiama “riservatezza”. Perché se dici rifiuti, pensi a Napoli. Se dici Camorra, pensi alla Campania. Se ascolti di amministratori locali scaltri, di avventurieri della “mondezza”, immagini il nostro Meridione, non il paradiso degli ulivi. Non un gioiello d’arte dove, il 24 gennaio, un piccolo tribunale proverà a celebrare un processo che nessuno vuole. Per i nomi dei suoi imputati, per le responsabilità politiche che illumina.

La società che controlla “le Crete” si chiama “Sao” e ha cambiato padrone nel maggio 2006. La acquisisce la Acea nell’operazione con cui rileva la indebitata “Tea” (gruppo “Erg”) per circa 150 milioni di euro. La discarica è un ottimo affare. Geologicamente (le argille plioceniche hanno un altissimo coefficiente di impermeabilità al percolato: un metro di penetrazione ogni 10 mila anni). E, soprattutto, per quel che può e si ha intenzione di farla diventare.

Ma, da almeno dieci anni, ha un problema. La procura della Repubblica di Orvieto si ostina a ficcare il naso in quel che avviene nel cratere e intorno al cratere. Tra il ’97 e il ’98, una prima indagine ha accertato che in quei calanchi si va tecnicamente a vista, affidandosi all’expertise di un geometra comunale. Che in coincidenza di robusti “eventi meteorologici”, i liquami liberati dai rifiuti arrivano dritti dritti nel Paglia. Per non parlare dell’impianto di compostaggio dei rifiuti. Una selezione scadente produce un “compost” di pessima qualità, che non ha mercato e finisce in discarica. A fine anni ’90, il sito viene chiuso, e si decide di aprire una nuova ferita nei calanchi, lungo lo stesso crinale.

Il progetto della nuova (e attuale) discarica viene affidato e realizzato da due geologi e un “tecnico”: l’ingegnere Iginio Orsini. Che “ingegnere” non è mai diventato. Ha dato un solo esame, da studente, ma è un eccellente praticone, che ha ingannato molti (persino a Parigi) e si aiuta con qualche buon software di progettazione. Quando lo scoprono e gli chiedono conto in tribunale è troppo tardi: le ruspe sono già al lavoro. Nel 2001, con la nuova discarica a regime, la “Sao” e il comune di Orvieto, un monocolore rosso da mezzo secolo, fiutano il business. Le “Crete” – ragionano – possono coniugare le ragioni della “politica di solidarietà” con altre amministrazioni di sinistra e quella dei soldi facili per le casse dell’Amministrazione.

La Campania è in ginocchio di fronte ai rifiuti e le nuove “Crete” hanno spazio da vendere. Basta pagare. L’operazione è benedetta dalla Regione Umbria, dalla regione Campania, dall’allora sindaco di Orvieto, Stefano Cimicchi. E’ un uomo il cui nome, ancora oggi, viene pronunciato dagli orvietani con un certo timore. Comunista, quindi diessino, è diventato sindaco nel ’91, per poi essere rieletto nel ’95 e nel ’99. In quegli anni, sembra di capire, Orvieto è cosa sua. Non si muove paglia che lui non sappia o non voglia. Le potenzialità della discarica sono un suo pallino anche per il vantaggio che ne viene alle casse del comune. L’affare con la Campania si fa.

Per la umbra “Sao”, a Napoli, opera informalmente un tale Rino Martini. E’ un ex colonnello della Forestale che si è messo a fare il trader internazionale di rifiuti. Per i primi trasporti dal napoletano in Umbria aggancia la “Ecolog”, società per lo smaltimento dei rifiuti del gruppo Fs e allora general contractor del consorzio campano. Dice di aver comprato delle volumetrie delle “Crete” per rifiuti extraregionali e fa un prezzo, che la Sao conferma. Iniziano i trasporti. Ma presto è chiaro che c’è qualcosa di poco trasparente.

Alla “Ecolog” lavora gente seria, convinta che, anche nel business dei rifiuti, sia possibile coniugare “redditività” e trasparenza. Quel genere di pignoli che fanno attenzione ai “formulari”. Sono le bolle che accompagnano ogni tipo di rifiuto. Ne certificano la natura, la quantità, il punto di carico, il trasportatore, il trasformatore, il punto di scarico. Quando il rifiuto completa il suo tragitto, il “formulario” torna indietro, perché tutti coloro che vi hanno messo mano siano sicuri che a destinazione è arrivato esattamente ciò che è partito. Bene, nei formulari che tornano indietro dall’Umbria figurano finiti nelle “Crete” rifiuti mai caricati. Per tipo e per quantità. La prima volta, alla Ecolog, pensano a un errore. Al quinto “errore” corrono dai carabinieri e si sfilano.

Nel 2003, una nuova “emergenza”. Orvieto e Napoli si tendono ancora una volta la mano per un accordo di programma. La prima esperienza lo sconsiglierebbe per molte ragioni (non ultima che il trasporto dei rifiuti non è stato saldato). Che, tuttavia, sembrano esattamente le stesse per cui l’accordo si conclude. Ufficialmente si tratta di spostare 20 mila tonnellate i rifiuti. Che, a 160 euro la tonnellata, più 25 euro di trasporto, fanno una discreta cifra.

E infatti accade qualcosa. Che Roberto Cetera, amministratore delegato di “Ecolog”, racconterà al procuratore di Orvieto Calogero Ferrotti, il magistrato che, prima del suo trasferimento, riuscirà a portare in giudizio “le Crete”. In quel 2003 – racconta a verbale Cetera – è accaduto che uno degli autotrasportatori napoletani che lavorano per la “Ecolog” si sia confidato. Degli “amici” lo hanno invitato a mollare la sua prestigiosa committenza per salire a bordo di un nuovo cartello di società “che hanno già firmato nuovi contratti con la Sao”. Cetera si insospettisce. Chiede conto al commissario straordinario, che cade dalle nuvole. Salvo scoprire, che, in realtà, nuovi contratti sono stati firmati. Ma dal consorzio Napoli 3, presieduto da Mimmo Pinto.

Mimmo Pinto è stato tutto in vita sua. Ha fondato i “disoccupati organizzati” napoletani. E’ stato in Lotta Continua. E’ stato radicale, socialista, forza italiota. Si è infine acconciato a salire a bordo dell’amministrazione Bassolino, che lo ha messo a occuparsi di rifiuti. Per il nuovo “affare” umbro, la “Ecolog” è fuori. La “logistica” e il trasporto Napoli-Orvieto – accerterà l’inchiesta della magistratura – vengono subappaltate a due società nell’orbita della Camorra.

La “New Ecoservice srl” e la “Emambiente srl” (quest’ultima con sede sociale a Giugliano, il feudo dei Mallardo), cui l’affare porta 1,5 milioni di euro. Il solo denaro, per molto tempo, ad essere stato regolarmente saldato (dopo una transazione di 3,5 milioni di euro, “Sao” vanta tuttora crediti per oltre 3 milioni). Nelle “Crete” i camion che arrivano da Napoli scaricano tra le 50 e le 60 mila tonnellate di rifiuti. Tre volte il quantitativo previsto dall’accordo. Ma cosa sversano?

Il 24 di gennaio, alla domanda potrebbe dare risposta un processo in cui gli imputati sono 10. Funzionari e dirigenti della “Sao”, l’ex sindaco di Orvieto Cimicchi, l’assessore regionale all’ambiente di Prc Danilo Monelli e Mimmo Pinto. Imputati di una lunga teoria di falsi, abusi e reati ambientali destinati a rapida prescrizione se il processo dovesse traslocare a Napoli. Vedremo cosa accadrà. C’è da dire che chi tocca i fili del business dell’immondizia, da queste parti, rimane folgorato.

Lo scrittore Luigi Malerba, nel lontano aprile ’97, ha il coraggio di scrivere una lettera aperta su “Repubblica”. Rivolgendosi a Cimicchi lo invita a desistere dall’allora progettato inceneritore che dovrebbe completare il “ciclo” della discarica. Con l’argomento di chi non ha girato la testa dall’altra parte. “Sa che di notte sono già arrivati alla discarica orvietana carichi di rifiuti su autocarri targati Napoli? (…) Credo che dietro tutta questa vicenda sciagurata ci sia una parola incriminata ed esorcizzata: “business””. Viene trascinato in un tribunale, dove sarà assolto. Ma ha visto lunghissimo.

Sono passati 11 anni. E il business sta per ricominciare. In altro modo. La provincia di Terni ha autorizzato la discarica ad accogliere rifiuti speciali per 130 mila tonnellate, il 10% della sua capienza (1 milione e 300 mila tonnellate). Si chiamano “rifiuti speciali non pericolosi”. Sono lubrificanti, residui di vernici, adesivi, collanti, “esiti” della lavorazione dei metalli, della plastica, rifiuti da incenerimento. Al comune di Orvieto, andrà una fiches di 7 euro a tonnellata. E forse qualcosa di più, se avrà seguito una bozza di accordo che la nuova “Sao” ha sottoposto al nuovo sindaco, Stefano Mocio, il 27 novembre scorso.

“Facendo riferimento a intese intercorse”, “Sao” propone di mettere una pietra sul passato con una transazione e di guardare avanti a un progetto che realizzi nel territorio del comune un polo di energie rinnovabili. Dovrebbe funzionare così. “Sao” verserà al comune 402 mila euro (70 mila per sponsorizzare “Winter Umbria Jazz”; 45 mila per “contributi a interventi di educazione ambientale; 287 mila per scordarsi il passato) e, oltre ad avere pieno sfruttamento della discarica, avrà via libera alla “realizzazione sul territorio della costruzione di nuovi impianti per le energie rinnovabili (…) impianti fotovoltaici, un impianto a bio-masse, un impianto per il trattamento dei rifiuti tossici dei termovalorizzatori”. Orvieto osserva e tace tra i suoi ulivi.


(20 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/rifiuti-4/discarica-orvieto/discarica-orvieto.html

Scuola, così aumenteranno i libri

I rincari corrono più delle agevolazioni. Per i testi tetto del +2,1%
Costi di 286 euro in prima media, 111 in seconda e 127 in terza media

Sale il tetto esenzioni, ma di poco

di SALVO INTRAVAIA

Scuola italiana a due velocità: i rincari corrono più delle agevolazioni a favore delle famiglie in difficoltà. Lo stabilisce la legge. Nel 2008/2009 l’importo dell’intera dotazione libraria per i bambini che frequenteranno la scuola elementare (primaria) e per i ragazzini delle scuole medie (secondaria di primo grado) potrà essere ritoccato del 2,1 per cento. A comunicarlo è stato due giorni fa il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. Mentre, sempre per il 2008/2009, i limiti di reddito per essere esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche sono stati aggiustati dell’1,7 per cento. Una differenza di quasi mezzo punto percentuale che andrà a scapito delle famiglie indigenti.

La differenza sta tutta nell’inflazione: quella programmata per correggere i limiti di reddito per l’esonero dal pagamento delle tasse scolastiche che vanno direttamente allo stato; quella effettiva per ritoccare i tetti massimi di spesa per i libri di testo.
Il prossimo anno scolastico, i genitori dei bambini dell’elementare saranno chiamati a sborsare da 18,91 euro (per la prima classe) a 145 euro, per coloro che frequenteranno l’ultima classe. Con lo stato che provvederà a rimborsare una consistente fetta di tali importi.

Per i ragazzini della scuola media le cose vanno diversamente. A settembre, mamme e papà dovranno prepararsi a spendere 286 euro per la prima media, 111 per la seconda classe e 127 per chi sarà in terza media, più un eventuale 10 per cento da recuperare negli anni successivi. Limiti che l’anno scorso sono stati disattesi da troppe scuole mettendo in moto l’Antitrust e i controlli della Guardia di Finanza. In questo caso sono gli enti locali (i comuni) che provvedono a rimborsare alle famiglie circa un terzo del totale: 41,32 euro per i ragazzini delle seconde e delle terze e 61,79 per quelli delle prime classi. Ma, nonostante ci si trovi nel bel mezzo della fascia dell’obbligo, non è detto che ciò avvenga. Se le amministrazioni comunali sono in rosso può succedere che i cittadini non prendano neppure un euro. E’ accaduto quest’anno a Palermo.


I ritmi di progressione dei limiti di reddito che consentono alle famiglie di non pagare 21,17 euro di tasse scolastiche sono decisamente più lenti. La tassa, stabilita da una legge del 1990, è richiesta ai ragazzi che frequentano il quarto e quinto anno delle scuole superiori in quanto l’estensione dell’obbligo scolastico da otto a dieci anni ha escluso dal pagamento delle tasse erariali i ragazzi dei primi tre anni.

Per dribblare la tassa statale una famiglia di quattro persone dovrebbe guadagnare meno di 12.222 euro lordi l’anno: poco più di mille euro, sempre lordi, al mese. E pensare che appena ieri l’Istat ha delineato un quadro a dir poco preoccupante delle famiglie italiane: il 50 per cento dei nuclei familiari vive con meno di 1.872 euro al mese, 22.460 euro l’anno, per la precisione. Il 14,6 per cento dichiara di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese e oltre un quarto (il 28,4 per cento) di non essere in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 600 euro. Per il 2006, la soglia di povertà relativa, per una famiglia di quattro persone, è stata fissata in 18.980 euro netti l’anno: 1581,65 euro al mese. In Italia, quindi, per non pagare le tasse scolastiche statali occorre essere superpoveri.

(20 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/caro-scuola/aumenti-2008/aumenti-2008.html

La propaganda della Moratti
sulla pelle dei bambini


Stefano Rodotà (Repubblica del 2 gennaio scorso) le ha chiamate “costituzioni parallele”. Al contrario della Costituzione del 1948, non hanno una forma definita. Si tratta di un insieme di ‘manifesti politici’, di provvedimenti amministrativi e anche di prassi burocratiche che convergono verso il risultato di mettere in discussione i principi fondamentali. Per fortuna, la Costituzione, quella vera, ha in sé dei potenti anticorpi. L’articolo 24, per esempio, che garantisce a tutti il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti.

Martedì scorso è stata diffusa la notizia della presentazione, da parte di una donna marocchina di 37 anni, di un ricorso contro la decisione del sindaco di Milano di non ammettere alle scuole materne i bambini degli immigrati privi di permesso di soggiorno. L’azione legale, sostenuta dall’avvocato Livio Neri, si fonda sugli articoli 43 e 44 del Testo unico sull’immigrazione che individuano i comportamenti discriminatori per motivi etnici, razziali, nazionali e religiosi e stabiliscono una procedura a tutela delle vittime.

In attesa della decisione del giudice (e anche di quella dell’amministrazione che è stata invitata dal ministro della Pubblica istruzione a ritirare la circolare) val la pena di conoscere gli elementi essenziali della biografia della ricorrente. Le “costituzioni parallele”, infatti, agiscono sulla realtà concreta, sulla vita delle persone.

La presentatrice del ricorso si trova in Italia dal 1993, cioè da quindici anni, e per buona parte della sua permanenza ha avuto un regolare permesso di soggiorno. La sua attuale condizione di irregolarità è stata determinata dall’aver perso il precedente lavoro e di non averne trovato uno nuovo entro il termine stabilito dalla legge. Non è dunque una condizione voluta ma subita. La donna, infatti, conduce una vita normale, risiede in un appartamento per il quale paga regolarmente l’affitto, e ha due bambine. La più grande frequenta la prima elementare. La più piccola, fino al 17 dicembre scorso, attendeva con gioia il momento in cui avrebbe cominciato a frequentare la scuola materna. Anche la madre lo attendeva perché questo le avrebbe consentito di lavorare con più serenità.

Chissà se, nell’elaborare la circolare, il sindaco di Milano ha pensato a casi come questo e ha deciso comunque di agire per dare prova di “fermezza”. I consulenti legali del comune dovrebbero averle fatto notare che la circolare era ad alto rischio di bocciatura. Se non altro perché, con lo stesso tipo di azione avviata dalla donna marocchina, era stata già bollata come discriminatoria – e quindi annullata – la decisione di dare ai cittadini italiani cinque punti in più nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari.

E questa è un’altra fondamentale differenza tra la Costituzione vera e quelle “parallele”. La prima ha sessant’anni, le seconde hanno vita breve. E spesso chi le emana ne è consapevole. Le “costituzioni parallele” sono uno strumento per fare propaganda sulla pelle degli altri. Di solito dei più deboli. O per stabilire nuovi diritti a favore dei più forti. Si aggiornano continuamente. Una delle ultime norme, per esempio, stabilisce che la credibilità personale di un uomo politico è messa in discussione esclusivamente dai reati di mafia, e solo in caso di condanna superiore ai cinque anni di reclusione

glialtrinoi@repubblica. it

(20 gennaio 2008)

Metalmeccanici, c’è l’accordo Trenta mesi con 127 euro in più

Damiano: “Il Paese ha bisogno di stabilità”

 metalmeccanici sciopero blocchi

Alcune proteste nei giorni scorsi


Finalmente il nuovo contratto c’è.
E porta 127 euro in più al mese nelle tasche dei metalmeccanici. Dopo giornate di fuoco, dove le proteste dei lavoratori hanno bloccato strade e binari, e con la minaccia dello sciopero generale dietro l’angolo, il ministro del Damiano può ora esultare per aver compiuto quasi un miracolo.

Non vuole prendersi troppi meriti, il ministro. E precisa che l’azione del governo è stata attenta «a non invadere l’autonomia e la prerogativa delle parti sociali ma soltanto rendendosi disponibili ad avvicinare ed accompagnare le posizioni». Un lavoro che comunque c’è stato. E che il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha voluto riconoscere: «Dopo un confronto molto duro è stato raggiunto un buon accordo – ha commentato – Di questo risultato un riconoscimento va anche all’esperienza e alla competenza del ministro del Lavoro».

Ma alla fine, non è andata così: «Il contratto dei metalmeccanici si è concluso – afferma Damiano – È un risultato di grande rilevanza sia per i lavoratori, di cui migliorerà le tutele e le retribuzioni, sia per le imprese, per la loro competitività e flessibilità. Ma soprattutto per il Paese che ha bisogno di stabilità e certezze».

Gli aumenti entreranno a regime in tre tornate, per un totale di 30 mesi di contratto: 60 euro di aumento verranno erogati a partire da ora, altri 37 euro dal 1 gennaio 2009 e gli ultimi 30 euro dal 1 settembre 2009. Inoltre, ci sarà un’una tantum di 300 euro (nella quale rientra anche la cifra già erogata nello scorso contratto) che sarà nella busta paga del prossimo marzo. Infine, per quei lavoratori cjhe non hanno contrattazione di secondo livello (quella all’interno dell’azienda, per capirci) ci sarà un bonus di 260 euro su 13 mensilità.

Novità anche in materia di orario di lavoro: via libera all’utilizzo di un sabato comandato in più sia per tutte le aziende: «Un compromesso – secondo Damiano – che avvantaggia ambedue le parti sociali».

Anche Federmeccanica esprime soddisfazione per l’intesa raggiunta. E ora chiede la defiscalizzazione degli straordinari e della contrattazione di secondo livello: «È stato un contratto difficile – ha detto il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo – ma lo abbiamo chiuso nell’interesse del Paese e dei lavoratori. Siamo abituati a fare business, mercato – ammette – non è nostra abitudine fare queste trattative ma sono contento del risultato».

Soddisfatto Raffaele Bonanni, leader della Cisl: «Siamo contenti – ha commentato – e penso siano contenti soprattutto i lavoratori. È una mediazione intelligente. Ma l’accordo raggiunto sul contratto dei metalmeccanici – ha concluso – è anche un segnale positivo per il clima positivo del paese».

Esulta anche il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi, soprattutto per quanto l’accordo è riuscito a raggiungere «dal punto di vista economico, che era il problema più sentito dai lavoratori». E Regazzi sottolinea anche che l’accordo ha finalmente sancito «la piena parità normativa tra operai e impiegati: nel contratto – spiega – c’è un’unica normativa, non ci saranno più operai e impiegati. Si parlerà di lavoratori».

Positivo anche il giudizio della Fiom: il segretario Gianni Rinaldini ha comunque ribadito che «ora la parola spetta ai lavoratori, perché andremo ai referendum, e valuteranno così questo difficile accordo». E aggiunge il suo punto di vista: «Le iniziative di lotta dei lavoratori hanno svolto un ruolo decisivo. Se si potesse farne a meno – ha detto – saremmo ben contenti, ma senza gli scioperi non saremmo arrivati a questo risultato».

Pubblicato il: 20.01.08
Modificato il: 20.01.08 alle ore 17.18

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72252


Costretto con la testa nel water: "Troppo bravo e non passa i compiti"

Tutti ottimo in pagella, ‘punito’ perché non aiutava i compagni: è accaduto a un ragazzino di 12 anni, attirato in una trappola


PORTO ERCOLE (GROSSETO), 19 gennaio 2008 –
In pagella ha tutti ottimo, e il successo scolastico lo portava a testa alta, vantandosi coi compagni per la sua bravura.

Per questa ‘colpa’ un ragazzino di 12 anni è stato ‘punito’ dal branco dei suoi compagni di classe, che l’hanno trascinato nei bagni della scuola, gli hanno spinto la testa nella tazza del water e poi hanno tirato lo sciacquone.

Lo riferisce il Tirreno, specificando che l’episodio è accaduto qualche giorno fa in una media di Porto Ercole.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’insofferenza dei bulli verso il ‘secchione’ è stata il rifiuto del ragazzino di passare un compito particolarmente difficile difficile che lui aveva finito in un lampo. Dopo questo ‘affronto’, uno scolaro di un’altra sezione, durante l’intervallo, l’avrebbe avvicinato dicendogli: ”Vieni un attimo in bagno”.

Il ragazzino lo ha seguito, ma una volta là è scattata la trappola: tre coetanei gli hanno inflitto la punizione, davanti a una platea di ragazzini.

La vittima di quest’ennesimo episodio di bullismo, dopo giorni di silenzio, ha raccontato tutto ai genitori, che hanno segnalato la cosa al preside. Risultato: i tre autori della bravata sono stati sospesi per tre giorni e il preside ha deciso che fino alla prossima settimana, durante l’intervallo, si potra’ uscire dalla classe solo due per volta.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2008/01/19/60254-costretto_testa_water.shtml

Firenze, l’asilo non la sospende: è ancora nella stessa classe
I genitori del bimbo hanno presentato un esposto alla procura

Non dorme, la maestra
gli tappa la bocca con lo scotch

Grosseto: troppo bravo a scuola, i bulli gli mettono la testa nel water
di LAURA MONTANARI e FRANCA SELVATICI


FIRENZE
– Il bambino non dorme: chiacchiera e disturba mentre gli altri fanno il sonnellino. La maestra gli mette uno scotch sulla bocca, così si quieta. Succede in una classe di 23 bambini in una scuola materna a Settignano, sulle colline di Firenze. I genitori, dopo aver atteso invano provvedimenti da parte delle autorità scolastiche, ieri hanno informato con un esposto la procura e il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni.

Cambia la provincia, non il malessere che attraversa la scuola: zona dell’Argentario, nel grossetano, scuola media inferiore. Un ragazzino di 11 anni, timido e bravo, uno di quelli con la pagella affollata di ottimi e distinti, viene trascinato in bagno da tre compagni di altre classi: sputano nel water, lo spingono dentro con la testa e tirano lo sciacquone. Intorno, a guardare e a incitare, altri del branco. Episodi diversi, che fanno però parte di una stessa trama, un disagio che attraversa le scuole, dalle cattedre ai banchi.

“La maestra era arrabbiata perché chiacchieravo – ha raccontato il piccolo, 4 anni, alla mamma e al padre il 25 ottobre – e allora mi ha messo lo scotch sulla bocca”. I compagni, interrogati con tutte le cautele dai genitori, hanno confermato. Il 12 novembre si riuniscono genitori, insegnanti e dirigente scolastico.

La maestra, arrivata da due mesi, ammette difficoltà nel gestire la classe e non nega di aver tappato la bocca al bambino. Spiega però di non averlo fatto “con cattiveria”, e “solo per poco” e a “fin di bene”. Una madre racconta che sua figlia è tornata a casa con la frangetta tutta tagliuzzata con le forbici dai compagni. La maestra non si è accorta di niente. I genitori si augurano che l’insegnante riesca a migliorare il rapporto con i bambini.

Una madre le chiede perché
non abbia chiesto scusa ai genitori del bambino azzittito con lo scotch. La dirigente scolastica si impegna a tenere sotto osservazione la classe per dieci giorni. Poi deciderà. A distanza di oltre due mesi la maestra resta titolare (anche se in questi giorni è assente). E poiché nessuna comunicazione formale è arrivata dalla scuola, i genitori del bambino hanno deciso di informare la procura e il ministro.


“Non so perché abbiano aggredito mio figlio
– racconta la madre del ragazzino della scuola dell’Argentario – un compagno di un’altra classe gli ha detto di andare a lavarsi le mani e in tre l’hanno portato in bagno. Lui ha cercato di difendersi, ma era solo. Lo hanno aggredito”. Suo figlio, 11 anni e ottimi voti, è uno che ogni tanto i professori portano ad esempio. Forse per questo, o forse solo perché è timido e introverso, diventa un bersaglio facile.

La scuola corre ai ripari:
per tutti intervallo in classe e i tre bulli, individuati, vengono sospesi per tre giorni con obbligo di presenza a scuola, studieranno educazione civica in biblioteca. “I suoi compagni di classe l’hanno aiutato”, spiega la mamma: “Quando piangeva, due l’hanno convinto a informare subito i professori. E’ ancora molto scosso, invece che vittima si sente colpevole per le punizioni degli altri. Non ho nessun appunto da muovere al preside o ai professori, mi dispiace soltanto”.


(20 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/maestra-scotch/maestra-scotch/maestra-scotch.html


Torino: Bimbi all’Asilo (1951 via S.Ottavio)

DUE EPISODI DI BULLISMO A SCUOLA: UNO DA PARTE DI RAGAZZINI ED UNO DA PARTE DI UNA MAESTRA CHE, SI SUPPONE, ABBIA SUFFICIENTI ELEMENTI PREPARATORI IN PSICOPEDAGOGIA PER NON INCORRERE IN SIMILI ‘INFORTUNI’. QUESTO POST NON AGGIUNGE NULLA IN QUANTO AD INFORMAZIONE. SIAMO, PURTROPPO, SEMPRE PIU’ ABITUATI AL RIPETERSI DI SIMILI, ED ANCHE PIU’ GRAVI, EPISODI DI MALCOSTUME SCOLASTICO. MA L’ABBIAMO FATTO PER INTERESSE DI ‘TESTAROSSA’ CHE HA SCOVATO, LEI ADOLESCENTE, QUESTE DUE NOTIZIE CHE L’HANNO COLPITA SFAVOREVOLMENTE.

NEI MIEI RICORDI DI QUASI 55ENNE C’E’ UN EPISODIO SIMILE. SIAMO A TORINO, DOVE FREQUENTO L’ASILO (PER POCO, DATA LA MIA NATURA RIBELLE), E’ L’ORA DEL ‘RIPOSINO’ POMERIDIANO, QUANDO CI COSTRINGEVANO A CERCARE DI DORMIRE CON LA TESTA SUI BANCHI E LE BRACCIA CONSERTE. ANCH’IO DEVO AVERE DISTURBATO LA QUIETE GENERALE: SONO STATO CHIAMATO ALLA CATTEDRA DALLA MAESTRA CHE MI HA OBBLIGATO A TIRARE FUORI LA LINGUA E CON UN PAIO DI FORBICI HA MINACCIATO DI TAGLIARMELA. FERENDOMI.
VI ASSICURO, NON E’ UN BEL RICORDO.
E, COME VEDETE, CERTI METODI SONO DURI A MORIRE.
mauro

BASTA MORTE SUL LAVORO

E’ NATA LA RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO, CHE PROPONE UNA SERIE DI INIZIATIVE AL MOVIMENTO OPERAIO, AI DELEGATI RSU ED RLS, A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICI


COMPAGNI, DELEGATI RSU, LAVORATORI

Il 26 ottobre si è svolta a Roma l’Assemblea Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro. Promossa da SLAI Cobas per il sindacato di classe, dalla Associazione 12 Giugno dei Familiari delle Vittime del Lavoro dell’ILVA di Taranto, dall’Assemblea Lavoratori Autoconvocati, dal Comitato 5 aprile di Roma, dal Sindacato Lavoratori in Lotta di Napoli, cui hanno partecipato numerosi operai, strutture sindacali di classe e di base, provenienti da ILVA di Taranto, Tenaris Dalmine di Bergamo, Marcegaglia Building di Milano, Telecom di Roma, Sirti Telecom di Roma, Cantieri Navali di Palermo, Raffineria di Ravenna, Raffineria di Marghera, Ceme spa Poste, Cantieri Megaride Roma, Appalti comunali di Taranto, Enel Napoli, Comune di Palermo, precari scuola, Istituto Tumori di Milano, Edili di Roma, e a cui hanno aderito anche diversi lavoratori RLS delle ferrovie, del sindacato ORSA delle ferrovie, del Coordinamento nazionale lavoratori RLS, l’Associazione Esposti Amianto di Venezia, dell’Autoservizi Gherra di Torino, dell’Ispesl di Roma, dell’Ispettorato del Lavoro di Taranto, dell’AVae-m, di Red Block dell’Università di Palermo, ed altri, anche artisti, impegnati al fianco del movimento dei lavoratori, di diverse città.

È poi stata avviata la mail-list nazionale Bastamortesullavoro@domeus.it allo scopo di permettere un coordinamento delle iniziative a livello nazionale senza alcun settarismo e con delle discriminanti di classe evidenti a tutti i lavoratori allo scopo comune di combattere contro la situazione intollerabile, di cui la strage di Torino è solo l’ultimo e più grave esempio, di incidenti spesso mortali sul lavoro, le cui responsabilità vertono sul padronato e sulla concertazione e monetizzazione del rischio sulla salute e la vita dei lavoratori.

Il 12 gennaio si è ancora tenuta a Roma, nella sede gentilmente prestataci per l’occasione dalla direzione nazionale del PRC, la prima riunione della nostra rete.

A questa riunione hanno partecipato anche lavoratori di alcune città non presenti all’assemblea del 26 ottobre.

La prima proposta che è emersa è di costruire insieme una serie di iniziative, una specie di carovana operaia e proletaria, di denuncia e di mobilitazione contro la intollerabile situazione attuale, di cui i giornali iniziano parzialmente a dare conto ogni giorno.

Per quanto riguarda la particolare condizione di Porto Marghera, noi stiamo proponendo ai compagni di varie realtà, di superare steccati e divisioni di altra natura per organizzare insieme una di queste iniziative cittadine (una giornata di mobilitazione con più iniziative) su questo tema, anche a Marghera, prendendo ad esempio la Fincantieri, con il suo carico di morti per amianto (di cui il processo che riprende il 17 gennaio e 15 febbraio è una tappa importante, processo costruito sulle denunce della Associazione Esposti Amianto relativamente a 14 omicidi bianchi) e di gravissimi incidenti sul lavoro, disaffezione alle regole contrattuali dei padroncini dei subappalti e delle grandi imprese di appalto, rispetto a cui la piccola vittoria del rientro al lavoro di Luigi Shpati, operaio parzialmente invalido permanente a causa di un incidente qui nel 2005 ed iscritto a SLAI Cobas per il sindacato di classe, è un piccolo ma significativo esempio di quante siano le cose da fare su questo terreno.

È per questo motivo che facciamo appello a partecipare il più possibile, lasciando da parte divisioni esistenti e paure e timori reciproci nel movimento operaio, paure e timori che fanno solo il gioco di Confindustria e loro associati, alle seguenti iniziative, nonché a costruire insieme la presenza di Marghera a questa carovana.


17 gennaio ripresa del processo Fincantieri in viale San Marco a Mestre alle ore 10

28 gennaio sciopero generale provinciale indetto dai sindacati confederali avente al primo punto la sicurezza sul lavoro

30 gennaio ripresa del processo di 62 lavoratori-lavoratrici ex Feltrificio Veneto per esposizione amianto

31 gennaio giornata nazionale di lotta contro la criminalizzazione delle avanguardie delle lotte operaie in diverse fabbriche in particolare alla FIAT di Melfi, Pomigliano, Termoli, ed altre.


BASTA MORTE SUL LAVORO rete nazionale

Aderisce SLAI Cobas per il sindacato di classe – province di Venezia e Padova

Per contatti ed info:

locale 334-3657064

nazionale 347-1102638

Email: bastamortesullavoro@libero.it

mailing list: bastamortesullavoro@domeus.it

Gesuiti, eletto padre Adolfo Nicolas, il Papa nero venuto dal Giappone

La Congregazione ha scelto il teologo spagnolo per “doti di governo ed esperienza in Asia”
il religioso succede al missionario Peter Kolvenbach. Domenica la prima messa a Roma

Benedetto XVI ha invitato la Compagnia di Gesù
a “promuovere la vera e sana dottrina cattolica”

Padre Adolfo Nicolas

CITTA’ DEL VATICANO – Il gesuita Adolfo Nicolas è il nuovo “Papa nero”. Lo ha eletto al secondo scrutinio la Congregazione Generale riunita nella sede della Curia Generalizia in Borgo Santo Spirito, vicino San Pietro. La prima messa del religioso, che succede a padre Kolvenbach, è prevista per domani a Roma. Padre Nicolas, 72 anni il prossimo aprile, viene chiamato “Papa nero” per il colore della tonaca che indossa, perché è eletto a vita come il Pontefice ed è a capo, quale Superiore dei gesuiti, del più numeroso e potente ordine religioso del mondo. La lunga esperienza in Asia, terra in forte sviluppo di evangelizzazione, e le capacità “di governo” sono le doti sulle quali la Compagnia di Gesù ha puntato per l’elezione di Nicolas alla guida dei 19.200 gesuiti del mondo.

L’esperienza in Asia. Padre Nicolas ha un percorso formativo e pastorale tutto asiatico, svolto in particolare in Giappone. Tra i 29 successori dell’ordine fondato da Sant’Ignazio di Loyola nel 1540 il teologo spagnolo è il secondo ad arrivare dal Paese del Sol Levante, dopo il missionario Pedro Arrupe (uno dei testimoni della tragedia di Hiroshima). Nato nel 1936 a Palencia, in Spagna, si è laureato all’Università Gregoriana, nel 1971 ha conseguito un master in Teologia sacra ed è stato poi professore di Teologia Sistematica alla Sophia University di Tokyo.

Dal 1978 al 1984 ha diretto l’Istituto Pastorale di Manila, nelle Filippine. Dal 1991 al 1993 è stato rettore dello Scolasticato di Tokyo, poi fino al 1999 ha assunto il ruolo di provinciale della Provincia dei Gesuiti del Giappone. Il nuovo “Papa nero”, dal 2004 al 2007, è stato moderatore della Conferenza Gesuita dell’Asia Orientale e Oceania. Gode di ampia stima nell’Ordine e in Vaticano anche per essere stato segretario dell’ultima Congregazione Generale, con la quale padre Kolvenbach ha riportato i gesuiti a posizioni più moderate.

Monito del Vaticano. Nei giorni scorsi Benedetto XVI ha chiesto ai gesuiti una maggiore fedeltà nel “promuovere la vera e sana dottrina cattolica”, della quale “la Chiesa ha ancor più bisogno oggi, in un’epoca in cui si avverte l’urgenza di trasmettere ai contemporanei, distratti da voci discordanti, l’unico e immutato messaggio di salvezza che è il Vangelo”. Ratzinger ha definito “quanto mai utile” una pubblica riaffermazione della “propria totale adesione alla dottrina cattolica” da parte della Compagnia di Gesù, “in particolare su punti nevralgici oggi fortemente attaccati dalla cultura secolare, come il rapporto fra Cristo e le religioni, taluni aspetti della teologia della liberazione e vari punti della morale sessuale, soprattutto per quel che riguarda l’indissolubilità del matrimonio e la pastorale delle persone omosessuali”.

Il Pontefice ha poi riconosciuto “il valido contributo che la Compagnia offre all’azione della Chiesa in vari campi e in molti modi”, ribadendo l’urgenza che “la vita dei membri della Compagnia di Gesù, come pure la loro ricerca dottrinale, siano sempre animate da un vero spirito di fede e di comunione in docile sintonia con le indicazioni del magistero”.

(19 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/esteri/papa-gesuiti/gesuiti-papa-nero/gesuiti-papa-nero.html

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NON SARA’ TUTTO VERO, MA DA’ DA PENSARE..


I Gesuiti sono gli effettivi Controllori spirituali del NWO ( Nuovo Ordine Mondiale )


di Greg Szymanski

25 Settembre 2006


L’ex vescovo Gerard Bouffard del Guatemala
ha affermato che il Vaticano e’ “il reale controllore spirituale” degli Illuminati e del Nuovo Ordine Mondiale, mentre i Gesuiti, tramite il Papa Nero, il generale padre Peter Hans Kolvenbach, controllano in modo effettivo la gerarchia vaticana e la Chiesa Cattolica Romana.

Il vescovo Bouffard, che ha lasciato la Chiesa ed ora e’ un Cristiano Rinato che vive in Canada, ha fondato la sua conclusione dopo aver lavorato sei anni come sacerdote in Vaticano, incaricato del compito di trasmettere la corrispondenza giornaliera e riservata tra il Papa ed i dirigenti dell’Ordine dei Gesuiti, che risiede in Borgo Santo Spirito n° 5, nei pressi della piazza di San Pietro.

“Si, l’uomo conosciuto come il Papa Nero controlla tutte le più’ importanti decisioni prese dal Papa e questi a sua volta controlla gli Illuminati,” ha dichiarato il vescovo Bouffard la settimana scorsa nel corso dello spettacolo svolto alla radio di Greg Szymanski, denominato “Il giornale investigativo”, presso http://www.gcnlive.com, ove gli archivi delle sorprendenti dichiarazioni possono essere ascoltati nella loro interezza.

“So che questo e’ vero, dal momento che ho lavorato per anni in Vaticano ed ho viaggiato con Papa Giovanni Paolo II. Il Papa prende i suoi ordini di marcia dal Papa Nero, mentre i Gesuiti sono anche i leader del Nuovo Ordine Mondiale, con il compito di infiltrare le altre religioni ed i governi del mondo, allo scopo di realizzare un governo mondiale unico fascista ed una religione mondiale unica, basata su Satanismo e Lucifero.”

“Le persone non possono immaginare quanto male e quanta distruzione i Gesuiti hanno causato e causeranno, mentre contemporaneamente usano la perfetta copertura di nascondersi dietro tuniche nere e di professare di essere uomini di Dio.”

La conoscenza di prima mano da parte del vescovo Bouffard del male che aleggia all’interno della gerarchia del Vaticano e particolarmente entro l’Ordine dei Gesuiti conferma la testimonianza di altri ricercatori, compreso Bill Hughes, autore degli sconvolgenti libri “Il nemico non mascherato” ed “I terroristi segreti”, come pure il preminente ricercatore sull’ Ordine dei Gesuiti Eric Jon Phelps, autore di “Assassini vaticani”.

Oltre a dipingere un cupo ritratto del Papa Nero in Roma, il vescovo Bouffard rivela che il potere malefico dei Gesuiti si estende da un capo all’altro del mondo, inclusa una solida infiltrazione del governo Usa, del Consiglio delle Relazioni Estere (CFR) e delle maggiori organizzazioni religiose.

Il vescovo Buffard proclama che i Gesuiti agiscono come perfetti camaleonti, assumendo l’identità’ di Protestanti, Mormoni, Battisti e Giudei, con l’ intenzione di causare il tracollo degli Usa cosi’ come di portare la nazione sotto una religione mondiale unica, fondata in Gerusalemme e sotto il controllo del loro leader, Lucifero.

“Io so di prima mano che il Vaticano controlla e monitora ogni cosa in Israele, con l’intenzione di distruggere i Giudei,” ha affermato il vescovo Bouffard, aggiungendo che l’autentico proposito dell’Ordine dei Gesuiti e’ quello di orchestrare e controllare tutti i leader del mondo, allo scopo di provocare un piu’ importante conflitto esteso al mondo intero, che alla fine distruggerà’ gli Usa, il Medio Oriente ed Israele. “Essi distruggono ogni cosa dall’interno e vogliono provocare la distruzione pure della stessa Chiesa Cattolica, allo scopo di inaugurare una religione mondiale unica basata sul Satanismo. Ciò si vede anche nel modo in cui i sacerdoti svolgono i servizi religiosi nella Messa, in effetti venerando i morti (1). Inoltre segni di Satanismo si riscontrano in molti simboli esteriori, consuetudini e paramenti esibiti dalla Chiesa.”

Dopo aver prestato servizio in Roma, il vescovo Bouffard fu impiegato in Africa ed in Guatemala, salendo ad una posizione di potere all’interno della Chiesa. Comunque, insieme a questo potere religioso, sopravvenne l’affiliazione e la registrazione come Frammassone, e divenne membro massonico del 37.mo grado, un qualcosa che si suppone disapprovato nella Chiesa Cattolica Romana, dal momento che, secondo il Diritto canonico, l’appartenenza ad una Loggia massonica comporta l’ immediata scomunica.

Secondo il vescovo Bouffard la Frammassoneria viene usata dalla Chiesa per realizzare i suoi piani segreti, perché’ molti altri sacerdoti di alto livello, ossia vescovi, cardinali e persino papi, si sono iscritti a società’ segrete insieme ad altri in posizioni di potere in altre religioni e governi, la maggioranza di loro lavorando insieme per favorire la malefica agenda degli Illuminati.

E le sue dichiarazioni sostengono i rapporti che affiorarono sui giornali italiani e francesi nei primi anni ’80, che recavano notizia di più’ di 150 sacerdoti di alto rango iscritti alla Frammassoneria, compresa la Loggia massonica P2, e ad altre società’ segrete.

“Alla fine rinacqui come cristiano e denunciai la Chiesa Cattolica,” ha affermato il vescovo Bouffard, che ora e’ un Cristiano praticante e segue la parola di Dio tramite la Bibbia. “Dobbiamo sempre pregare per i nostri dirigenti, denunciando apertamente il male e smascherando i Gesuiti per quello che realmente sono.”

Dopo aver lasciato la Chiesa, il vescovo Bouffard fece anche ammenda e chiese perdono all’ex sacerdote gesuita, padre Alberto Rivera. Padre Rivera fu uno dei pochi sacerdoti gesuiti con il coraggio di smascherare i malefici scopi della Società’ di Gesù’, facendo un passo avanti per proclamare in che modo lavorasse, essendo uno degli infiltrati dell’Ordine dei Gesuiti in Usa, con il compito di penetrare nelle chiese Protestanti e Battiste, con l’intento di distruggerle dall’interno.

“Quando ero vescovo ed ancora fedele alla Chiesa, una volta scrissi una lettera, denunciando padre Rivera e proponendo la sua morte,” ha dichiarato il vescovo Bouffard. “Quando compresi la verità’, cercai padre Rivera e chiesi il suo perdono. Diventammo buoni amici ed io so che diceva la verità’. Era un uomo onesto, che, per giunta, trovo’ Dio.”

“Io so che i Gesuiti hanno cercato di alterare la verità’, affermando che egli non era mai stato sacerdote e distruggendo ogni documentazione che lo attestasse. Hanno cercato di fare lo stesso a me, ma padre Rivera proclamava la verità’ senza dubbi. Conosco queste vicende come testimone e sono anche stato con lui molte settimane prima della sua morte. Soffriva terribilmente dopo essere stato avvelenato con acido. Come ho gia’ detto, non potete immaginare la sofferenza e la distruzione che sono state causate e saranno causate dai Gesuiti.”

In un articolo intitolato “Alberto: il grande trambusto”, uno scrittore sconosciuto, che seguiva la carriera del vescovo Bouffard e la sua connessione con padre Rivera, scrisse quanto segue, compresa la difficolta’ da parte del Vaticano nel cercare di censurare le accuse sia di Rivera che di Bouffard:

“A quel punto subentra la avvalorante testimonianza fornita da padre Gerard Bouffard. Egli era un vescovo di alto rango nato nel Quebec, Canada. Sali’ dai piu’ bassi livelli del suo ordine sino a diventare assistente per molti anni di Papi quali Paolo VI e Giovanni Paolo II. Si converti’ al protestantesimo e proclama di essere stato l’uomo che ricevette l’ ordine di eliminare Rivera. In un documentario denominato “Svelare il mistero posto dietro i simboli cattolici”, Bouffard mostra una lussuosa penna placcata in oro 18 carati, che contiene uno speciale inchiostro che scompare, con cui le autorità’ del Sacro Uffizio firmano i documenti al massimo livello di segretezza. Bouffard proclama: “Con questa penna che ho in mano ho firmato l’ordine di uccidere il Dr. Rivera”. Considerevole e drammatica storia di cappa e spada ! La sua precedente posizione di alto profilo lo renderebbe facile bersaglio di discredito… Tuttavia il silenzio e’ assordante.”

“Il Vaticano ha anche i suoi propri problemi di credibilità’ con cui lottare. Da un contesto storico la proclamazione di Alberto di essere stato un gesuita che lavorava in segreto per distruggere le chiese protestanti non e’ tanto inverosimile quanto potrebbe sembrare. I Gesuiti furono creati nel 1541 da Ignazio De Loyola per quel preciso proposito (sebbene, naturalmente, alcuni Gesuiti neghino ciò). Essi si sono impegnati in innumerevoli sporchi imbrogli, assassinii e congiure traditrici durante il periodo del loro maggiore successo e potere.”

L’Ufficio della Inquisizione fu un risultato della loro missione, che porto’ alla tortura e/o uccisione di milioni di persone innocenti per “eresia”.

Quel dipartimento da allora e’ stato rinominato “Il Santo Uffizio”, ma i Gesuiti non si sono mai preoccupati per un cambio di nome. Quanto i loro obiettivi siano cambiati con il passare del tempo e’ anche incerto. Ne’ l’organizzazione e’ molto trasparente e neanche serve gli interessi del Papa. Le cattive reputazioni non vengono facilmente dimenticate.

“Se la storia di Alberto fosse solo una montatura, sarebbe tuttavia un brillante brano di narrativa, con sbalorditiva coerenza. Esistono certamente altre cospirazioni che siano state escogitate, che sono egualmente vivide ed intricate. La congiura per l’ assassinio di JFK e quella degli UFO / Majestic 12 (2) vengono per prime alla mente. Ma queste cospirazioni furono ideate e perfezionate da centinaia di persone nell’arco di un lungo periodo di tempo, quindi assemblate e rifinite, fino al punto in cui formassero una narrazione plausibile. Dopo circa venti anni di “apporti pubblici” e revisioni, viene adottata una versione semi-“ufficiale”. Se qualche specifica parte di essa viene dimostrata falsa, la versione si modifica in una forma leggermente differente, privata delle parti confutate.”

Alberto non aveva nessuna di queste risorse. La sua storia personale provenne da lui solamente. Essa non fu revisionata e rifinita per decenni dalla commissione, prima che Chick la pubblicasse. Al contrario essa fu pubblicata nella sua interezza e solo allora arricchita con volumi addizionali (cinque più’ i fumetti), aggiungendo nomi e date, ma senza ritrattazioni. Se in effetti “avesse inventato tutto ciò “, allora egli certamente meriterebbe un premio per genio letterario. Specialmente quanto piu’ i suoi personali intrecci biografici sono connessi (sorvolare, Barone von Munchausen ?).

Dopo venti anni di indagini tutte le risorse del Papa non sono riuscite a “provare” che la denuncia di Alberto fosse un falso. Naturalmente neanche Alberto riusci’ a “provare” le sue accuse contro il Vaticano. Così, al meglio, la contesa e’ ancora un pareggio. Forse futuri sviluppi frutteranno qualche evento drammatico. Ma non fateci affidamento. Probabilmente non sapremo mai se Alberto fosse realmente quel personaggio che proclamava di essere, a meno che il Papa faccia un passo chiaro e netto, e lo confessi. (E ciò presenta circa le stesse probabilità’ di avvenire quanto quelle che un disco volante atterri sul prato della Casa Bianca). Esso, comunque, e’ precisamente delizioso nutrimento per la meditazione, e molto più’ terrificante di ogni trailer trasmesso riguardante X-files.

Per leggere una difesa di Alberto dal sito Chick, vai al link

Nel corso della storia l’ Ordine dei Gesuiti e’ stato collegato a guerra e genocidio, venendo formalmente bandito da molte nazioni, comprese Francia ed Inghilterra. Mentre i ricercatori proclamano che i Gesuiti sono i concreti controllori spirituali del Nuovo Ordine Mondiale, lo scrittore Phelps ha anche reclamato il bando dell’Ordine da questa nazione.

Comunque, con più’ di 28 università’ maggiori da costa a costa, l’ Ordine ha costituito qui una forte base di appoggio politico e finanziario, compreso il controllo segreto del CFR ed il controllo di molte banche, come la “Bank of America” ed il “Federal Reserve banking system”, rendendo l’appello di Phelps per il bando una impresa difficile, se non addirittura proibitiva.

Greg Szymanski

traduzione di Francesco Caselli

fonte: http://www.menphis75.com/destino_dei_gesuiti.htm


Le lenti a contatto del futuro hanno anche lo zoom

Si potranno ingrandire i dettagli e avere “online” le informazioni sugli oggetti presenti nel campo visivo


MILANO – Non è fantascienza
e neppure una versione rivisitata di classici film quali “Superman” o “Terminator”: sono in arrivo i primi occhi bionici. Speciali lenti a contatto flessibili, dotate di circuiti elettronici e di un display Led, che consentiranno allo spettatore di zoomare su determinati scenari e – istantaneamente – ottenere tutte le informazioni necessarie sulla persona o l’oggetto presente nel campo visivo. Attraverso lo schermo virtuale, inoltre, si potrà persino navigare in Rete. Il traguardo verso il “super-occhio” sembra ora molto più vicino. Le possibilità d’uso nella vita di tutti i giorni sono infinite. Il team di ricercatori dell’Università di Washington, capitanati da Babak Parviz, sono infatti riusciti per la prima volta – utilizzando tecniche di lavoro in nanoscala – a dotare una lente a contatto biologicamente sicura di un microchip elettronico.

IL TEST SUI CONIGLI – Il prototipo, già testato con successo sui conigli, è stato presentato in questi giorni al convegno dell’ “Institute of Electrical and Electronics Engineers”. Lo speciale supporto contiene un circuito e una serie di diodi che emettono luce rossa. «Guardando attraverso queste lenti è possibile vedere ciò che i circuiti elettronici stanno generando, sovrapposto alle immagini che arrivano dal mondo esterno», spiega in un comunicato Parviz, professore associato di ingegneria elettronica. «Per ora si tratta di un piccolo passo, ma già estremamente promettente. Saranno poi gli stessi utenti a scoprire tutti i possibili utilizzi di questo speciale supporto. Il nostro obiettivo, per ora, è stato solo quello di illustrare la tecnologia e dimostrare che funziona e che è sicura».


I POSSIBILI UTILIZZI –
Gli impieghi potrebbero essere innumerevoli: dagli automobilisti, che non dovranno più fissare la strada ma avranno – per esempio – tutti i dettagli memorizzati sul display della lente; ai piloti d’aerei, che non saranno più costretti a guardare gli strumenti; dagli appassionati di videogiochi, che potranno immergersi quasi completamente nel mondo virtuale fino agli internauti che potranno portarsi praticamente il web dovunque. Il circuito, ha assicurato il professore, influisce minimamente sulla normale visione: c’è spazio a sufficienza perché l’occhio continui a svolgere il suo lavoro.


I PROBLEMI DA RISOLVERE –
Prima di entrare in produzione restano, tuttavia, da perfezionare diversi dettagli importanti: dall’alimentazione, che potrebbe arrivare alla lente tramite onde radio e pannelli fotovoltaici; ai materiali elettronici, che sono estremamente delicati e nello stesso tempo potenzialmente tossici. Le prime applicazioni con solo qualche pixel, dice però Parviz, potrebbero essere disponibili molto presto.

Elmar Burchia
19 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_gennaio_19/occhio_bionico_test_db91ab14-c6a1-11dc-9f4d-0003ba99c667.shtml

Electronic Contact Lenses for Better Vision

Researchers at the University of Washington managed to embed an electronic circuit and LEDs directly into contact lenses, which seemed to look good on rabbit eyes. Though the circuit is not functional and the lights don’t light up, the development shows that future applications like direct video to the eye may indeed be possible.

The prototype device contains an electric circuit as well as red light-emitting diodes for a display, though it does not yet light up. The lenses were tested on rabbits for up to 20 minutes and the animals showed no adverse effects.

Ideally, installing or removing the bionic eye would be as easy as popping a contact lens in or out, and once installed the wearer would barely know the gadget was there, Parviz said. [Babak Parviz is a University of Washington assistant professor of electrical engineering –ed.]

Building the lenses was a challenge because materials that are safe for use in the body, such as the flexible organic materials used in contact lenses, are delicate. Manufacturing electrical circuits, however, involves inorganic materials, scorching temperatures and toxic chemicals. Researchers built the circuits from layers of metal only a few nanometers thick, about one thousandth the width of a human hair, and constructed light-emitting diodes one third of a millimeter across. They then sprinkled the grayish powder of electrical components onto a sheet of flexible plastic. The shape of each tiny component dictates which piece it can attach to, a microfabrication technique known as self-assembly. Capillary forces — the same type of forces that make water move up a plant’s roots, and that cause the edge of a glass of water to curve upward — pull the pieces into position.

The prototype contact lens does not correct the wearer’s vision, but the technique could be used on a corrective lens, Parviz said. And all the gadgetry won’t obstruct a person’s view.

“There is a large area outside of the transparent part of the eye that we can use for placing instrumentation,” Parviz said. Future improvements will add wireless communication to and from the lens. The researchers hope to power the whole system using a combination of radio-frequency power and solar cells placed on the lens, Parviz said.


Press release
: Contact lenses with circuits, lights a possible platform for superhuman vision

fonte: www.medgadget.com/archives/2008/01/electronic…

Finanza 2.0: sbarca in italia il social lending di Zopa

VOI CHE NE DITE? NUOVA OPPORTUNITA’ O..

di Luca Figini

Zopa apre in Italia con un obiettivo ambizioso: rivoluzionare “la finanza personale” sfruttando le peculiarità del Web 2.0. Si tratta di una comunità di “social lending”, cioè il prestito personale avviene con uno scambio di denaro tra gli iscritti. Per questo i membri sono divisi in due categorie: coloro che mettono a disposizione i fondi da prestare a chi ha bisogno di risorse economiche per affrontare investimenti, anche di piccola entità.

Dopo una prima fase di avvio, che è avvenuta gli scorsi due mesi producendo ottomila iscritti al sito e oltre un milione di euro offerti, Zopa.it (acronimo di Zona di Possibile Accordo) si appresta ad affrontare la piena operatività. L’obiettivo è allargare ulteriormente la comunità, per mezzo del passaparola ma anche della pubblicità on-line.

Dal 14 novembre scorso sono stati approvati prestiti per 166 mila euro complessivi, di cui 57 mila euro sono già stati erogati, a testimonianza che “c’è una grande voglia di novità nel mondo della finanza personale”. Così commenta Maurizio Sella, amministratore delegato di Zopa.it, che a Il Sole 24 Ore.com ha anche riassunto i vantaggi offerti dalla community. Chi ha bisogno di risorse monetarie può accedere a un prestito tempestivo, poichè si ottiene una risposta immediata alla propria richiesta subito dopo avere completato il modulo on-line, e commisurato al proprio “merito”.

Dall’altra parte, i prestatori possono investire somme di denaro in eccedenza per finanziare persone che hanno effettiva necessità di liquidità. Un ruoto “etico”, in ultima analisi, quello svolto da Zopa, precisa Stella, che rassicura sulla correttezza e sull’affidabilità di tutte le operazioni e sull’origine dei fondi utilizzati per i prestiti. Chi mette a disposizione i soldi è soggetto a una verifica dell’identità, che prevede un bonifico di riconoscimento prima di potere essere accettato come membro. Per essere riconosciuto come beneficiario bisogna soddisfare alcuni requisiti: maggiorenne residente in Italia intestatario di un conto correnete bancale o postale. In più non vanno superati i 70 anni al termine del finanziamento e si deve dimostrare di avere un reddito da lavoro dipendente (anche a tempo determinato o contratto di formazione), autonomo, atipico o da pensione. A questo punto, si tratta di chiedere l’importo che si necessita, indicare la durata del prestito (da 12 a 36 mesi) e il numero di prestatori tra cui suddividere la somma. Sì perchè è possibile richiedere piccoli prestiti da più persone, ci pensa Zopa.it a gestire il tutto.

Ancora Sella spiega come questo meccanismo basato sulla compilazione di un modulo sul web facilita le operazioni ed evita l’impatto psicologico di recarsi in banca o presso una finanziaria. Senza contare che tutto si svolge al fine di garantire a prestatori e richiedenti le migliori condizioni possibili per entrambi, dunque il ruolo di Zopa è solo quello di facilitatore. Stando ai dati relativi alla fase di avvio, gli utenti sono in gran parte uomini (93%) con un’età compresa tra i 25 e i 44 anni (75%) residenti al centro-nord in città di grandi o medie dimensioni. Tra le regioni, prima è la Lombardia (20,3%), seguita da Lazio (14,3%), Piemonte (9,1%) ed Emilia Romagna ( 8,9%). La prima regione del Centro è la Toscana, che si colloca al sesto posto con il 6,7%, seguita dalla Campania con il 5,8%, prima regione del Sud. I richiedenti sono principalmente lavoratori dipendenti (55%), seguiti dagli imprenditori (24%) e dai liberi professionisti (13%). Tra le motivazioni di richiesta del prestito c’è il consolidamento debiti (20%), seguito dall’acquisto di automobili o motocicli (13%), dalla ristrutturazione dell’abitazione (11%) e dall’acquisto di elettronica (6%). Sella ha anche indicato gli obiettivi per i prossimi dodici mesi: arrivare a 40 mila iscritti con almeno seimila membri attivi nello scambio di denaro. Per il 2011 l’obiettivo è il break even con 300 mila iscritti (di cui 60 mila coinvolti in scambi di denaro) e 100 milioni di prestiti erogati.

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/01/zopa.shtml?uuid=1638a030-c5bf-11dc-8b22-00000e251029&DocRulesView=Libero

Zopa

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