Archivio | gennaio 21, 2008

Witness Journal, così rivive il reportage

Witness Member


Che cos’è e come funziona

Witness Journal è un magazine di informazione e fotografia davvero nuovo, soprattutto perché sono veramente innovativi sia la formula editoriale, sia l’idea su cui si basa l’intero progetto.
Distribuito gratuitamente via Internet, Witness Journal racconta attraverso le immagini di fotografi, professionisti e appassionati, storie piccole e grandi, italiane e non. Basato su una logica aperta ai contributi di tutti, Witness offre agli autori un palcoscenico giornalistico adatto sia a esprimere le proprie capacità, sia a promuovere il proprio lavoro.
Ai lettori offriamo invece un’informazione diversa sotto numerosi aspetti. Innanzitutto perché poniamo le immagini e non le parole, al centro dell’attenzione. Le storie raccontate da Witness Journal sono infatti narrate esclusivamente attraverso i fatti, ossia le fotografie.
Gli articoli, redatti direttamente dai fotografi, raccontano il “backstage”, aggiungono informazioni relative al contesto, ma mai in alcun modo tendono a fornire un’analisi o un commento. Questo compito preferiamo lasciarlo al lettore, come è giusto che sia.
Per scelta precisa, ma anche per filosofia, la linea editoriale di Witness tende a dare spazio ai piccoli grandi eventi, alle storie locali e, perché no, soprattutto a ciò che trova difficilmente spazio sui principali organi di informazione.
Grazie a Internet siamo infatti in grado di vantare una rete di collaboratori che si estende in modo capillare su tutta la penisola. Una rete fatta di professionisti, ma anche e soprattutto di appassionati di fotografia che grazie al digitale e ai fenomeni del Web 2.0, primo fra tutti Flickr, hanno oggi la possibilità di far sentire la propria voce.
Ed è proprio questa voce quella che Witness Journal vuole raccogliere e farvi ascoltare.


COME PARTECIPARE

Witness Journal è un progetto aperto al contributo di tutti, ma si basa comunque su una serie di “regole” il cui rispetto permette di tutelare sia la redazione, sia il fotografo. Ecco quali sono.


Condividere i guadagni ma non le spese

MAM network, ossia l’editore di FotoUp e Witness, è titolare esclusivo dei diritti dei marchi e della testata. In quanto editore MAM network sostiene i rischi e i costi di impresa, si assume la responsabilità legale della pubblicazione e prevede e riconosce il diritto al pagamento degli autori in caso di vendita di spazi pubblicitari. Witness, nel pieno rispetto di una logica contributiva, propone ai fotografi il riconoscimento del 30% dell’incasso pubblicitario di ogni numero, equamente diviso in base al numero di servizi. Un meccanismo chiaro e trasparente che lega al successo commerciale dell’iniziativa ogni possibile guadagno degli autori come degli editori.
In caso di mancati incassi, l’editore sostiene i costi di hosting e download a fronte di nessuna entrata, mentre l’autore non vede riconosciuto economicamente il proprio lavoro, senza subire danni economici e ottenendo comunque la pubblicazione del proprio servizio.

Ogni proposta deve avere i seguenti requisiti:
– l’originalità delle opere
– la piena titolarità dei diritti d’autore e di ogni altro diritto
– la cessione dei diritti di pubblicazione in esclusiva per trenta giorni
– le eventuali liberatorie dei soggetti ripresi

Inviando le immagini, implicitamente, l’autore si assume ogni responsabilità circa la conformità del proprio lavoro ai suddetti requisiti, escludendo da ogni responsabilità in proposito l’editore.


Ogni progetto candidato dovrà essere composto da:
– almeno 20 immagini (i file originali con i dati EXIF)
– un testo in italiano di massimo 3.000 battute

I testi dovranno aiutare a fornire al lettore il contesto dei fatti, ma non devono contenere analisi o giudizi. Witness è un giornale di fotografia soprattutto quando fa giornalismo e informazione. La redazione svolge un compito esclusivamente tecnico di revisione dei testi in termini di forma, stile e impaginazione, e fa ciò senza mai intervenire sul significato dei contenuti veri e propri.

Diritto d’autore
I diritti d’autore delle immagini restano di totale proprietà del fotografo. All’editore è però concesso e riconosciuto il diritto di pubblicazione (in esclusiva per la durata – 30 giorni – del periodo di pubblicazione di ciascun numero).

Diritti di sfruttamento dell’immagine concessi all’editore
– utilizzo illimitato e gratuito delle immagini pubblicate a fini promozionali delle iniziative dell’editore
– utilizzo per riedizioni, monografie, speciali e raccolte di Witness, in questo caso senza il vincolo dell’esclusività e continuando a riconoscere il 30% del fatturato pubblicitario, equamente distribuito tra gli autori.
– ristampe cartacee o su altro supporto, libri e altro. Anche in questo caso l’editore è tenuto a riconoscere il 30% della — raccolta pubblicitaria o degli utili derivanti da ciascuna operazione commerciale

Witness Journal


Aperte le selezioni per il numero 8 di WJ

Per candidare un servizio, dovete iscrivervi al Forum e lasciare un messaggio contenente una breve descrizione della storia/argomento e il link a max 2 immagini sul Forum stesso. Qualora non fosse possibile vedere le fotografie via Web, o nel caso in cui si voglia sottoporre all’attenzione l’intero servizio, potete mandarne l’anteprima a selezione{at}witnessjournal.net

Proponi ora il tuo Reportage

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Dicembre 2007

WJ numero 5Numero 5
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Ottobre 2007

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Settembre 2007

WJ numero 2Numero 2
Luglio / Agosto 2007

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Mastella apre la crisi di governo: lasciamo la maggioranza

ED ORA ANCHE I NO..DINI VERRANNO AL PETTINE
mauro

“Ho detto basta, e’ finita, non tratto e non negozio, lascio la maggioranza, e’ finita un’esperienza” ha annunciato in una conferenza stampa il leader dell’Udeur, Clemente Mastella. “Ho comunicato poco fa a Prodi la mia decisione” ha aggiunto l’ex Guardasigilli.

“Se ci sarà da votare sulla fiducia voteremo contro. L’esperienza di questo centrosinistra è finita”, ha detto Mastella.

“Ringrazio Prodi per lo splendido e prestigioso incarico di ministro*, anche se è stato drammatico. Il rapporto umano con lui – aggiunge Mastella – rimane e rimarrà sempre, ma l’esperienza politica del centrosinistra è chiusa”.

fonte: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=77846

* PRENDE ANCHE PER IL CULO

SPRECHI ITALIANI – Italia.it è morto così

Silenzio di tomba

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Roma – Silenzio. È la parola che meglio riassume la vicenda di italia.it, il megaportalone italiano: poco mega, poco portale, molto italiano. Silenzio sulle sorti dei milioni stanziati, silenzio sui nomi dei responsabili, silenzio sui fatti, ed ora, il silenzio totale.


All’ora di pranzo di venerdì scorso,
quella che è una delle vicende più tristi ed emblematiche della Rete italiana ha esalato il suo ultimo respiro in silenzio: il sito italia.it è stato chiuso. Una decisione presa giovedì sera dal Dipartimento dell’innovazione tecnologica del ministro Luigi Nicolais. Niente annunci. Niente comunicati stampa. Niente spiegazioni.


La notizia
era nell’aria da qualche tempo, così come ormai era palpabile l’imbarazzo governativo per quella vetrina internazionale che meglio d’ogni parola riassumeva i problemi di modernità dell’Italia. In ogni istante. In tutto il mondo. L’Italia dei cassonetti da un lato, l’Italia punto it dall’altro.

<!– var browName = navigator.appName; var SiteID = 1; var ZoneID = 71; var browDateTime = (new Date()).getTime(); if (browName==’Netscape’){document.write(‘‘); document.write(”);} if (browName!=’Netscape’){ document.write(‘‘); document.write(”);} // –>
Il sito è scomparso,
ma delle
critiche è ancora piena la Rete: pochi e discutibili i contenuti, difficili da navigare, poco compatibili, graficamente criticati, snobbati dai navigatori e dalle istituzioni locali che avrebbero dovuto fornirne di aggiornati. Per un progetto mal strutturato dal precedente governo, non meglio gestito da quello attuale.

58 i milioni di euro stanziati, stando alle ultime dichiarazioni istituzionali (meno quelli effettivamente spesi). Un euro per ogni cittadino italiano. Più del costo di un aereo da guerra F117 Stealth. Il prezzo di circa 20 mila tonnellate di pane. Cinquemila anni di lavoro per un impiegato con mille euro al mese. Ma il balletto delle cifre è destinato a cambiare come è cambiato negli ultimi mesi (chi colto da estasi parlava di nessuno stanziamento, chi di 45 milioni, chi, più realisticamente, di 58).

Intanto, solo poche settimane fa, il portale era stato inserito nell’elenco istituzionale dei siti a norma con la Legge Stanca (ovvero pienamente accessibili per i disabili). Anche in questo caso niente agenzie. Niente comunicati stampa (quando il comune di Napoli in una situazione analoga parlava di ambìto riconoscimento).

La messa in regola, affidata ad alcuni fra i maggiori esperti italiani (Roberto Scano e la cooperativa David Chiossone), oggetto di critiche anche dell’Unione Italiana Ciechi, era generalmente accurata, considerando lo stato del sito. Ma l’avere italia.it formalmente a norma, più che altro, metteva al riparo le aziende implicate e la pubblica amministrazione da seri rischi contrattuali. Un ultimo, grottesco, spreco di risorse prima della drastica chiusura.


Molti si domandano se sarà definitiva,
o se il vicino carnevale ha qualcosa a che fare con questa sparizione. Verrà un nuovo progetto? Qualcuno risponderà degli errori e degli stanziamenti? Domani torneremo su italia.it ritrovando il logo color cetriolo e gli esotici cubettini gialli? Per ora non è dato sapere. Il silenzio è una costante in questa vicenda, mediatico, politico.


Intanto, italia.it fa ancora
bella mostra di sé fra i siti pienamente accessibili per disabili. Chissà se il ministro Nicolais riesce ad accedere.


Luca Spinelli

L’eutanasia del cetriolone


icona

Roma – Sulla tristissima vicenda di Italia.it è stato detto di tutto ma forse non l’ultima parola. Tornare a parlarne proprio ora non è un caso: come sanno i lettori di Punto Informatico due giorni fa il portale è sparito dalla rete. I contenuti che vi erano stati immessi, le news che pure venivano aggiornate con una certa frequenza, gli update con cui si era cercato di dare una risposta ad almeno alcune delle critiche tecniche che avevano travolto il portale, tutto è sparito con un clic, la redazione di semi-volontari è a spasso senza saperlo e il server è fuorilinea.

cetrioli
Non ci sono annunci ufficiali,
chi ha spento il respiratore del portale lo ha fatto cercando di farsi notare il meno possibile, d’altra parte in Italia l’eutanasia è praticata, si sa, ma è illegale e non la si sbandiera. Il mandante politico del fallimento, il Governo, ha scelto questa modalità per dar seguito all’inevitabile. Il Governo, certo, questo governo. Non perché quello precedente non abbia responsabilità, lasceremo a Stanca e a Rutelli il piacere di illuminarsi a vicenda, ma perché è questo governo quello che ha scelto di non diffondere le carte, di non metterle sul tavolo per parlarne con i contribuenti e gli utenti Internet, è il Governo che ha scelto di opporre tecnicismi e formalità alle richieste di conoscenza, a scegliere l’arrocco dopo aver già perso tutti i pedoni.


Alle responsabilità politiche
si sommano poi quelle tecniche ed operative, sulle quali anche una completa glasnost appare ancora un miraggio.


Un importante
post di Lorenzo Spallino su Scandalo Italiano a dicembre ha gettato squarci di luce sul parere dell’Avvocatura dello Stato che, in sostanza, attribuisce il fallimento alle condizioni troppo generiche del capitolato d’appalto e al mancato coordinamento tra appaltante e fornitore. I soggetti che quel bando hanno vinto e sottoscritto, Innovazione Italia spa, il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie e RTI IBM sono additati, seppure in modo diverso, come responsabili di un comportamento nel complesso non adeguato.


Il parere dell’Avvocatura è fondamentale:
sulla scorta di quello è possibile interrogare la Corte dei Conti affinché si possa dar vita ad un’azione di recupero del danno subito dall’Erario, ossia dai contribuenti, con il pasticciaccio. Una interrogazione peraltro prodotta dallo stesso Rutelli sebbene, come sottolinea Spallino: “stupisce, piuttosto, leggere (…) che ancora a ottobre 2007 la Vice Presidenza del Consiglio dei Ministri non sapeva se il collaudo finale sia stato completato e quale ne sia stato l’esito“. Italia.it ha visto la luce, per così dire, a febbraio 2007, ogni stupore è legittimo.

la conf. stampa di presentazione del logo
In attesa di ulteriori notizie
sulla reale portata del fallimento, dunque, c’è da chiedersi quando, e a questo punto se, i responsabili istituzionali decideranno di parlar chiaro su quanto avvenuto, di spiegare le proprie ragioni, non foss’altro per grattare via le sgradevoli sensazioni che circolano in rete a causa della mancata trasparenza. Nella memoria collettiva risuonano ancora le parole che i massimi vertici del Governo, Romano Prodi in primis, riservarono più di un anno fa al criticatissimo logo di Italia.it, un cetriolo che prima ancora del lancio del portale già aveva prodotto una spesa di 100mila euro. “Si esprime in modo unico e riconoscibile – aveva dichiarato il premier – Un simbolo, una grafica, un’immagine. Devo dire che io sentivo fortemente la necessità di avere questo punto grafico che potesse riprodurre, e accompagnarsi, al segno dell’Italia”. Parlava del cetriolone verde di quel logo come di “una grandissima occasione, un grandissimo strumento di riferimento”.


Nel nostro piccolo riteniamo
che forse, ora, dopo aver praticato l’eutanasia al progetto per il quale quel logo era nato, a Palazzo Chigi qualcuno potrebbe sentirsi in dovere di dire qualcosa prima che il cetriolo, che Governo.it dà ancora per commestibile, si imputridisca definitivamente.


Paolo De Andreis

Il blog di pda

fonte: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2165721

Le spine Mastella e Pecoraro

Due giorni sul filo per il governo

L’Udeur: Prodi condanni intercettazioni

È vero che per intercettare Clemente Mastella, la sua famiglia e persino la sua scorta il procuratore di Santa Maria Capua Vetere ha speso milioni di euro? E soprattutto, si è mai verificata nei confronti di un esponente politico analoga «sistematica e mirata azione di spionaggio»?

Quesiti “pesanti” quelli che l’Udeur -depositando alla Camera una interpellanza urgente- rivolge al premier Romano Prodi, in qualità di neoministro (ad interim) della giustizia. e quesiti ai quali il vicesegretario del campanile e il capogruppo, Antonio Satta e Mauro Fabris, vogliono una risposta prima che martedì si voti sulla relazione circa lo stato della giustizia.

Insomma, Prodi -prima del dibattito- dovrebbe far sapere «se e quali provvedimenti intenda adottare con urgenza – sollecitano Satta e Fabris – perchè tutto ciò non debba mai più verificarsi, soprattutto per la parte in cui l’ex ministro della Giustizia, nel suo ultimo intervento in aula, ha manifestato paura non tanto per sè ma per la sua normalissima famiglia e per le tante normalissime famiglie italiane che hanno il diritto di vivere in pace, di non essere nè spiate, nè controllate».

Le domande che i deputati dell’Udeur rivolgono a Prodi sono precise e affilate. la prima, è vero che sono stati spesi in intercettazioni milioni di euro?

La seconda, è vero che tra gli intercettati, oltre a Mastella, ci sono la moglie, i figli, la nuora e «financo alcuni componenti della sua scorta, i cui telefoni sono stati costantemente controllati con una sistematica e mirata azione di spionaggio»?

La terza, «analoghe attenzioni» si sono mai verificate nella storia repubblicana nei confronti di altri esponenti politici? infine la quarta, «simili iniziative» sono mai state intraprese nei confronti di qualsiasi altra famiglia italiana?

Fabris ha poi precisato: «Sarebbe singolare che la maggioranza censurasse in qualche modo l’operato e le dichiarazioni fatte dal Guardasigilli che corrispondono ad una sentenza del Csm come quella di venerdì scorso su De Magistris, per poi chiederci di sostenere l’operato del ministro dell’Ambiente che, per i risultati visti a Napoli, ha bisogno di qualche distinguo».

Prova a rassicurare la maggioranza il capogruppo del Pd Antonello Soro. «Martedì ci sarà un dibattito sulla relazione annuale sulla giustizia presentata da Mastella e un intervento conclusivo dell’attuale ministro, cioè di Prodi. Sul tutto penso potrà esserci un voto unanime di tutta l’Unione».

«Mastella ha ricevuto ben più di una solidarietà – sottolinea Soro – nel dibattito che si è svolto nei giorni scorsi. Basterebbe rifarsi alle dichiarazioni di Franceschini e alle mie».

L’esponente del Pd anticipa che sarebbe «sorpreso» nel caso in cui tutto ciò non dovesse bastare all’Udeur: «Noi approviamo – aggiunge infatti – la politica delal giustizia seguita da Mastella».

L’auspicio di Soro è che la vicenda giudiziaria che riguarda l’ex Guardasigilli, «si chiuda al più rapidamente possibile. Mastella ha anche spiegato – sottolinea il capogruppo del Pd alla Camera – che il suo intervento in aula non aveva il senso di un attacco denigratorio, indiscriminato nei confronti della magistratura, ma era la critica legittima nei confronti di un singolo comportamento».

Mercoledì sarà poi la volta della mozione di sfiducia a Pecoraro Scanio.

I Verdi si sono sentiti presi di mira dal vicepremier Rutelli, e solo la conferma di Veltroni della solidarietà del Pd al ministro ha fatto rientrare una polemica che rischiava di spaccare l’Unione.

Una mozione «strumentale contro tutto il governo», dicono dal Pd. Già domenica si stavano avviando le trattative per evitare voti a trabocchetto nella maggioranza risicata di Palazzo Madama, mentre sembra difficile che venga posta la fiducia all’intero governo: «tecnicamente non ha senso, politicamente ancora meno», dicono dai Rapporti col Parlamento. Il premier Romano Prodi mercoledì sarà a fianco del ministro dell’Ambiente.

In questo clima già teso è scoppiata la polemica con Francesco Rutelli, che nella trasmissione di Lucia Annunziata In Mezz’Ora, non ha espresso solidarietà al ministro ma si è limitato a dire che «quella di Pecoraro Scanio è una partita complicata», che la «tenacia» di Prodi avrebbe superato, nell’auspicio che «nessuno giochi allo sfascio». Non solo le parole «tiepide» sul ministro verde, ma l’accusa, da parte di Rutelli, al «fondamentalismo negativo che fa credere alla gente che i termovalorizzatori fanno male», andando anche a stuzzicare i punti fermi ambientalisti, quando «nel ‘90 Daniel Cohn Bendit mi disse che i Verdi tedeschi avevano vinto portando i cittadini a fare un pic-nic sotto un termovalorizzatore».

Il senatore “dimissionario” Willer Bordon annuncia il suo voto contrario alla mozione di sfiducia. «Voterò contro la mozione di sfiducia al ministro Pecoraro Scanio, perchè pensare che fra i responsabili della situazione assurda e vergognosa della situazione della Campania ci sia il ministro dell’Ambiente, al di là di alcune responsabilità che ci possono sicuramente essere, è totalmente ridicolo».

Mentre il senatore del Pd Antonio Polito dichiara: «Prima di dare il mio voto in Senato a Pecoraro Scanio, vorrei sapere se il governo condivide la politica sui rifiuti illustrata nel manifesto-appello di solidarietà al ministro, pubblicato ieri. In esso si afferma che , “il problema rifiuti non può essere risolto con misure di emergenza”, che “non saranno i cosiddetti termovalorizzatori nè le discariche a risolvere realmente il problema”. Ma De Gennaro è stato nominato commissario dal governo proprio con il compito di varare misure di emergenza, costruire termovalorizzatori, aprire discariche».

«L’astensione è una delle possibilità», ha detto invece il senatore di Sinistra Critica, Franco Turigliatto.

Pubblicato il: 21.01.08
Modificato il: 21.01.08 alle ore 16.06

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72279


Crolla la fiducia nelle istituzioni. Sotto il 50% anche la Chiesa

Sondaggio Eurispes: solo il 25% degli italiani è convinto del governo
‘Tiene’ solo il presidente della Repubblica, ‘approvato’ dal 58,5%

Tra le forze dell’ordine, i carabinieri meglio della polizia e della guardia di finanza
Arretra molto anche la scuola, mentre si registra grande apprezzamento per il volontariato

di ROSARIA AMATO


ROMA – Solo un quarto degli italiani ha fiducia nel governo,
meno di un quinto del Parlamento. Ma la grave crisi di sfiducia che ha travolto gli italiani negli ultimi 12 mesi, attestata da un sondaggio pubblicato oggi dall’Eurispes, travolge anche le istituzioni non politiche: meno della metà degli italiani si fida della Chiesa, che arretra di oltre dieci punti, della scuola, della magistratura. Ad aver perso fiducia nella generalità delle istituzioni è la metà degli italiani (49,6 per cento). ‘Tiene’ solo il presidente della Repubblica, che gode ancora della fiducia di un’ampia maggioranza dei cittadini (58,5 per cento). Le percentuali sono particolarmente basse tra i giovani.

La fiducia nelle istituzioni. Il 49,6 per cento degli italiani, secondo il sondaggio dell’Eurispes, ha perso fiducia nelle istituzioni. Per il 40,7 per cento la fiducia è invariata, solo per il 5,1 per cento è aumentata. La percentuale di chi crede meno nelle istituzioni è più alta tra gli elettori di destra e di centrodestra (rispettivamente 70,5 e 60,9 per cento). Ma anche gli elettori di sinistra (43,9 per cento) e centrosinistra (39 per cento) si fidano meno. E comunque rispetto ai dati del Rapporto precedente, il senso di sfiducia degli elettori di sinistra è aumentato di 19 punti percentuali.

Governo e Parlamento. Il 75,3 per cento degli intervistati dichiara di avere poca o nessuna fiducia nel Parlamento: rispetto al 2007 si registra un ulteriore calo del 9 per cento; i fiduciosi sono il 19,4 degli intervistati. Solo un cittadino su quattro si fida del governo (nel 2007 la percentuale era del 30,7 per cento). Solo il 14,1 per cento degli intervistati dichiara di fidarsi dei partiti. Ma non sono troppo popolari neanche i protagonisti dell’antipolitica: personaggi pubblici come Beppe Grillo o Nanni Moretti ottengono un consenso di poco superiore al 20 per cento, comunque superiore al 17 per cento medio dei politici di professione.

La magistratura. Anche la magistratura si colloca sotto il 50 per cento: si fidano di giudici e procuratori il 42,5 per cento degli intervistati, più del 2007, comunque (39,6 per cento). I giovani dai 18 ai 24 anni dimostrano ancora meno fiducia nella magistratura (17,3 per cento).

La Chiesa. Tra le istituzioni non politiche scivola sotto il 50 per cento anche la Chiesa, che raccoglie la fiducia del 49,7 per cento degli intervistati (perdendo oltre 10 punti rispetto all’anno precedente). Il 41,4 per cento degli intervistati dichiara di non fidarsi di nessuno.

I carabinieri meglio della polizia. Tra le forze dell’ordine, gli italiani si fidano dei carabinieri (57,4 per cento) più che della polizia (50,7 per cento). Il 46,3 per cento ripone fiducia nella guardia di finanza.

Arretra la scuola. Arretra moltissimo anche la fiducia nella scuola, che si attesta al 33 per cento contro il 47,1 per cento del 2007. Le associazioni di volontariato riscuotono molto consenso (71,6 per cento) ma sempre meno dell’anno scorso (78,5 per cento).

Metolologia. La rilevazione è stata realizzata attraverso un campione di 1042 interviste dirette ed è stata conclusa agli inizi del gennaio 2008.

(21 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/eurispes-istituzioni/eurispes-istituzioni/eurispes-istituzioni.html

Rifiuti, sequestrata la discarica di Pianura

Giugliano, irruzione in Municipio e blocchi stradali

NAPOLI (21 gennaio) – Nuovo colpo di scena nell’emergenza rifiuti in Campania: la Procura della Repubblica di Napoli ha disposto il sequestro dell’intera area della discarica di Contrada Pisani, nel quartiere Pianura. Il provvedimento di «sequestro probatorio» viene eseguito dai carabinieri del comando provinciale di Napoli. E mentre De Gennaro illustrava il suo piano per i rifiuti negli uffici della Regione, la protesta contro l’emergenza spazzatura dilagava a Giugliano con forti tensioni. Centinaia di persone sono rimaste bloccate nel traffico, difficoltà anche per i bambini che uscivano da scuola, lungo le strade sono state riversate centinaia di tonnellate di spazzatura. Gruppi di manifestantihanno fatto irruzione all’interno del Municipio.

Intanto il prefetto Gianni De Gennaro, commissario di Governo per l’emergenza rifiuti, ha annunciato le linee del piano anticrisi. Il piano potrebbe essere operativo in sette-dieci giorni e prevede la riapertura di vecchie discariche per lo smaltimento dei rifiuti che giacciono per strada. Sarebbe esclusa, al momento, l’utilizzazione della vecchia discarica di Parapoti nel comune di Montecorvino Pugliano (Salerno).

Durante l’incontro si sarebbe discusso anche dell’utilizzazione dell’invaso di località Pisani nel quartiere di Pianura, a Napoli. Nell’invaso non andrebbero né rifiuti tal quale né ecoballe. Queste ultime sarebbero invece stoccate a Pianura all’interno di un capannone. Tra le discariche che saranno riaperte c’è quella di Cava Riconta, nel comune di Villaricca, e ancora quella di località Difesa Grande, ad Ariano Irpino. Sarà anche aperta una discarica a Marigliano (Napoli) e in località Ferandelle, in provincia di Caserta. Confermata l’ipotesi allestire ben dieci siti di trasferenza. Uno sarà nell’ex stabilimento della Manifattura Tabacchi, a Napoli.

L’apertura delle vecchie discariche è finalizzata alla rimozione delle giacenze dei rifiuti lungo le strade. Con lo stoccaggio delle cosidette ecoballe a Pianura, invece, sarà possibile liberare i depositi degli impianti di ex Cdr e così riavviare la produzione.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=17374&sez=HOME_INITALIA

Fonti rinnovabili: Bruxelles propone tappe annuali

20/1/2008

Mercoledì la Commissione Ue discuterà la proposta di direttiva. All’Italia potrebbe essere imposto il limite del 17% di produzione di energia verde rispetto al consumo nazionale

Fonti rinnovabili, biocarburanti e sistemi di riscaldamento-raffreddamento saranno i temi sul tavolo della Commissione europea il prossimo mercoledì, che discuterà una proposta di direttiva volta a fermare il riscaldamento climatico e a ridurre l’inquinamento. L’obiettivo di Bruxelles è quello di ridurre del 20% le emissioni di gas serra entro il 2020, e aumentare della stessa percentuale l’energia prodotta attraverso fonti rinnovabili.

Per aumentare la produzione di energia verde Palazzo Berlaymont imporrà, ad ogni Stato membro, degli obiettivi annuali crescenti, delle “tappe forzate” che aumenteranno fino a raggiungere l’obiettivo prefissato. Gli obiettivi nazionali sono ancora in corso di negoziazione, ma dovranno assicurare, entro il 2014, una produzione di energia verde pari a quella del 2005, più il 51% dell’aumento previsto per conseguire il traguardo nazionale. Una percentuale che i Paesi membri dovranno aumentare al 66% nel 2016 e all’83% nel 2018.

All’Italia potrebbe essere assegnato un traguardo del 17% del consumo totale di energia: se questo obiettivo venisse confermatoil BelPaese dovrebbe aumentare la propria quota di energie verdi portandola a circa l’11% nel 2014, il 13% nel 2016 e il 15% nel 2018.

Secondo quanto contenuto nella bozza di direttiva, i Ventisette dovranno fissare anche degli obiettivi specifici per ciò che riguarda il settore del riscaldamento-raffreddamento, che dovranno essere coerenti con gli obiettivi assegnati per la parte del consumo totale di energia coperta dalle fonti rinnovabili.

Bruxelles imporrà una tappa unica e identica per tutti gli Stati, invece, per ciò che riguarda i biocarburanti o le altre fonti rinnovabili, che dovranno rappresentare, secondo il piano di Bruxelles, il 10% dell’energia consumata nel settore dei trasporti, semppre entro il 2020: gli Stati membri, entro il 2012, dovranno raggiungere l’obiettivo del 6,5%. I
Paesi membri avranno tempo fino al 31 marzo 2010 per elaborare e presentare un piano nazionale d’azione contenente le misure necessarie a conseguire gli obiettivi assegnati dall’Ue nei tre settori.

fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=197&ID_articolo=190&ID_sezione=404&sezione=