Archivio | gennaio 23, 2008

Argomentazioni scomode

Oggi ho assistito inorridito alla puntata-speciale della popolare trasmissione Ballarò.

Vi era l’attore Luca Zingaretti che leggeva, coadiuvato da altri due, il testo del libro “Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi, figlio del commissario Calabresi ucciso durante i cosidetti anni di piombo.

L’atmosfera è di quelle impegnate, il volto dell’attore è su sfondo nero, le letture dei tre si alternano in modo affascinante, ad ogni pausa (corrispondente al punto) appare un video retrò ed un pianista accompagna le immagini con un suono delicato.

La lettura è interpretata con la solita impostazione vocale dell’attore pseudo-impegnato. I commenti contro gli ex militanti di lotta continua si sono sprecati gratuitamente, rapportando alle loro gesta omicide e idealistiche, la dignità offesa delle vedove e degli orfani delle vittime. Rapportando ancora, che gli “uomini cattivi” adesso fanno convegni nelle università italiane, mentre chi ha lavorato per lo Stato ed è stato ucciso, viene appena ricordato, per non parlare dei parenti delle vittime che devono sorbirsi in TV, ex terroristi intervistati sui luoghi tristi di quei tempi.

Luca Zingaretti sembrava crederci a ciò che leggeva, ma Zingaretti è un attore… a buon intenditor poche parole.

Con questo non voglio asserire che mi complimento con chi ha ucciso uomini e donne, perchè la vita è sacra! Ma Mario Calabresi, Luca Zingaretti e i parenti delle vittime hanno perso la guerra contro uno Stato traditore e non contro la Giustizia.

Signori, se oggi ex-terroristi tengono lezioni nelle università vuol dire che qualcosa l’hanno capita o imparata durante tutti questi anni e soprattutto stanno comprendendo le nefandezze del sistema fascistoide in cui viviamo. Anzi, per come vanno le cose oggi, le loro teorie (escluso quelle omicide sia chiaro) riscuotono un certo consenso.

Poi perchè chi ha sbagliato in passato, dobbiamo relegarlo a vita nel limbo dei dannati? Non possono riscattarsi come previsto dalle leggi e dalla morale?

Io credo che quando qualcuno si ribella in modo energico, vada ascoltato immediatamente prima che passi alle armi. Invece lo Stato/popolo/massa ignora e/o reprime chi grida il proprio dissenso o il proprio male di vivere. Per fare un’esempio, oggi lo Stato/popolo/massa ignora le richieste dei movimenti definiti violenti, additandoli come estremisti esaltati. Per me invece, sono individui da portare al tavolo delle trattative.

Scusate ma oggi la tastiera è incandescente e il fuoco vuole uscire. Non posso accettare l’esaltazione della mediocrità di massa basata sul buonismo.

Avviso: Il benpensante che fortuitamente dovesse leggere questo post, se lo becco a scuotere la testa… giuro che gliela taglio! Edgar-talebano!

Governo. La dichiarazione di voto di Diliberto

OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, colleghi, credo sia ormai definitivamente chiaro a tutti gli italiani da che parte provenissero le insidie verso il Governo: non era la sinistra della coalizione – che ha sempre lealmente sostenuto Prodi, anche con scelte difficili e pagando dei prezzi -, non era e non è la sinistra della coalizione, ma la parte più moderata, quando non apertamente conservatrice del centrosinistra. Si tratta di poteri forti, che hanno terminali anche nella nostra maggioranza, lavorano contro il Governo: Confindustria con i suoi giornali per la politica economica, l’amministrazione americana per la nostra politica estera e le gerarchie vaticane le cui continue, immotivate e violentissime ingerenze (Applausi polemici dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)…

PRESIDENTE. Per favore, colleghi!

OLIVIERO DILIBERTO. …minacciano come non mai il principio vitale della laicità dello Stato, suscitando sconcerto anche in larga parte del mondo cattolico e nella stessa curia. Ma vi è, rispetto al suo Governo, signor Presidente del Consiglio, un altro nemico, per certi versi più insidioso: si tratta della maggioranza del Partito Democratico.


Quando il partito più grande della coalizione dichiara che l’alleanza è finita, possono non esserci ripercussioni su un Governo del quale tutti facciamo parte? Quando il partito più grande della coalizione e il suo capo dichiarano che la prossima volta andranno da soli alle elezioni, piuttosto che allearsi con la sinistra – consegnando il Paese, con assoluta e matematica certezza, alla guida di Berlusconi -, possono non esserci contraccolpi sul Governo, del quale tutti facciamo parte?

Presidente Prodi, il capo della coalizione è lei. Lei ha vinto le elezioni primarie dell’Unione di centrosinistra. Faccia dunque valere le ragioni di tutta la coalizione, anche nella giornata di domani al Senato. Noi continueremo a sostenere questo Governo, che è l’unico legittimato a governare, perché è il frutto di una vittoria elettorale. Qualunque altra ipotesi sarebbe drasticamente in contraddizione con il mandato degli elettori. Se il Governo non dovesse farcela – e noi, ovviamente, lavoreremo affinché ce la faccia -, si vada, dunque, subito al voto, senza «pasticci» tra destra e sinistra e senza imbrogli agli elettori (Applausi di deputati del gruppo Alleanza Nazionale)! Un Governo di larghe intese, tecnico, istituzionale o di altro tipo, infatti, costituirebbe un’ulteriore ferita alla credibilità della politica e, in particolare, alla credibilità della sinistra che dovesse eventualmente e malauguratamente accettare tale ipotesi.


Noi Comunisti Italiani, in ogni caso, siamo e saremo indisponibili del tutto a questa ipotesi.
Presidente Prodi, provi, dunque, a proseguire nell’azione di Governo, ma con alcune accortezze. A noi è piaciuto il tono del discorso tenuto da lei, ieri, in questa Camera. Già molto tempo fa, però, occorreva il medesimo piglio deciso, così come occorreva maggiore coraggio quando a dicembre, anche altri colleghi, sempre appartenenti al versante moderato della nostra coalizione, avevano minacciato la crisi di fronte ad alcune correzioni al cosiddetto protocollo sul welfare sostenuto dalla sinistra. Non vogliamo, però, guardare al passato. Se il Governo, come ci auguriamo, passerà questo momento di difficoltà, si apra una fase nuova: occorre più coraggio nella redistribuzione sociale.

È vero, è stato effettuato un risanamento, ma i poveri sono più poveri e alcune categorie, che attendevano da questo Governo provvedimenti a loro favore, ancora li attendono e sono sfiduciate e deluse. Vi è delusione non soltanto tra i lavoratori più tartassati – cioè gli operai e i lavoratori manuali – ma anche tra quelli appartenenti al mondo intellettuale, ossia gli insegnanti, appartenenti al mondo della scuola, dell’università e della ricerca: tutti, infatti, si riempiono la bocca con certe parole, ma non abbiamo visto fatti. Il precariato, inoltre, va combattuto con determinazione: occorre restituire il futuro a quanti – sono milioni di persone -, avendo un lavoro precario, non sanno cosa succederà loro tra qualche mese o tra qualche anno e sono sottoposti al continuo ricatto dell’incertezza. Questo si aspettano, da un Governo di centrosinistra, le famiglie nelle quali i genitori hanno avuto o hanno contratti di lavoro a tempo indeterminato – ossia sicuro – e i figli sono alla mercé dell’incertezza perenne e della precarietà. Queste sono politiche vere a favore delle famiglie, di cui su tutti si riempiono la bocca! Occorre più coraggio riformatore, in tutti i sensi, non solo quando il Governo è a rischio.

Con altrettanta – anzi, con la massima – determinazione politica, signor Presidente del Consiglio, si approvi subito la legge sul conflitto di interessi e quella sul riordino del sistema televisivo (Applausi dei deputati del gruppo Comunisti Italiani), perché spero che questo Governo non voglia passare alla storia come l’Esecutivo più autolesionista della storia, che, per la seconda volta dopo l’esperienza tra il 1996 e il 2001 – quando governò appunto il centrosinistra e non approvò la legge sul conflitto di interessi – compirebbe lo stesso errore. Noi Comunisti Italiani glielo ricorderemo tutti giorni, signor Presidente del Consiglio. Andiamo in Parlamento con tale provvedimento e vediamo chi lo approverà: se qualcuno nel centrosinistra non lo farà, se ne assumerà la responsabilità di fronte agli elettori. Occorre più coraggio e più determinazione: se lei imboccherà questa strada, signor Presidente del Consiglio, noi Comunisti Italiani saremo con lei. Se invece il problema è solo quello della sopravvivenza, allora forse è meglio non provarci nemmeno. La fragilità numerica del Governo può essere compensata solo dalla determinazione politica, nel tentativo di recuperare i consensi perduti attraverso politiche sociali coerenti.

È una sfida alta, non v’è dubbio, ed io non mi nascondo: a noi non sfuggono le difficoltà e i molti nemici, interni ed esterni. Ma vede, signor Presidente del Consiglio, è in questi momenti che si giudicano le leadership e i gruppi dirigenti. Converrà con noi che se, alla fine, il Governo avrà risanato i conti, facendo fare sacrifici alla sua gente, alla nostra gente, per regalare poi la guida del Paese a Berlusconi, allora il giudizio della storia sarebbe davvero impietoso. Noi non ci stiamo, noi comunisti non ci stiamo: abbiamo voglia di continuare a combattere una battaglia che si può vincere e vogliamo farlo insieme a lei e, ci auguriamo, insieme a tutta la coalizione, con tanta, tanta determinazione (Applausi dei deputati dei gruppi Comunisti Italiani e Sinistra Democratica. Per il Socialismo europeo).


...

Camera, ampia fiducia a Prodi

A palazzo Madama numeri incerti

Giovedì passaggio definitivo in Senato

Romano Prodi Ansa

La Camera dei Deputati vota la fiducia al Governo Prodi con 326 sì e 275 no. L’Udeur non ha partecipato al voto. Sinistra critica ha votato no. Se queste scelte verranno confermate domani al Senato, i numeri sarebbero in bilico. Il senatore del Campanile Tommaso Barbato ed il capogruppo alla Camera Mauro Fabris affermano che al Senato l’Udeur voterà no. Martedì, però, lo stesso Fabris aveva annunciato alle 12,49 il no dell’Udeur sia alla Camera sia al Senato.

Prodi mercoledì ha incontrato al Quirinale il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Napolitano, secondo quanto si è appreso in ambienti di Governo, avrebbe suggerito a Prodi di valutare l’opportunità di presentarsi o meno al Senato per il voto di fiducia. Il Presidente del Consiglio si sarebbe riservato di prendere ogni decisione dopo il voto di fiducia a Montecitorio. Il ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino, interpellata dopo il voto dell’aula di Montecitorio, pensa che Prodi andrà anche al Senato.

Molti consigliano a Prodi di non sfidare la sorte. Il Presidente del Consiglio ha però espressamente chiesto in aula la fiducia dei deputati e dei senatori.

Francesco Cossiga e Giulio Andreotti sono convinti che Prodi otterrà la fiducia di Palazzo Madama. Il leghista Roberto Castelli fa i conti ed afferma: «Se anche al Senato l’Udeur non parteciperà al voto, allora Prodi matematicamente incasserà la fiducia». Intanto Domenico Fisichella, eletto con la Margherita, è stato questa mattina a Palazzo Chigi ed ha detto in faccia a Prodi che non voterà la fiducia al Governo.

I liberaldemocratici di Lamberto Dini (tre senatori eletti con la Margherita) si spaccano: in una nota annunciano voto contrario, ma il senatore Natale D’Amico dichiara che voterà a favore del Governo.

Silvio Berlusconi pensa che l’Udeur «possa entrare nel centrodestra». Mastella ribatte: «Nessuna confluenza da nessuna parte. Le nostre scelte sono e saranno sempre di centro». In aula alla Camera Satta conferma che l’Udeur si colloca al centro. Bossi pensa che il Governo sia alla fine ma non crede che «Mastella passerà con Berlusconi». Il leader leghista invita l’ex Presidente del Consiglio «a stare zitto. Così facendo – afferma Bossi – farà passare Mastella per un venduto».

Nonostante il dibattito politico al calor bianco, una buona notizia giunge a Prodi dal fronte dei trasporti. L’accordo tra Governo e sindacati ha scongiurato lo sciopero generale di lunedì prossimo. Per venerdì mattina è convocato a Palazzo Chigi un Consiglio dei Ministri.

Pubblicato il: 23.01.08
Modificato il: 23.01.08 alle ore 19.37

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72333


La solitudine dei non raccomandati

22/01/2008


Ci guardiamo in silenzio come profughi nella stiva di una nave. I nomi non importa, sappiamo chi siamo: siamo tutti non raccomandati. Se avessimo avuto la tentazione di supplicare o ricattare, sussurri al telefono, pubblici inchini, non ci saremmo raccolti nella sala del Teatro Due di Parma per ascoltare Gherardo Colombo in questi giorni particolari. Colombo analizza l’evoluzione sociale della ‘Cultura delle regole’.


Ha lasciato la toga col pessimismo di chi non vede nel futuro prossimo di un magistrato la possibilità di applicare senza scalare le montagne russe i comandamenti che la costituzione garantisce e che le Nazioni Unite annunciano. Alla fine si è arreso. La buona volontà di pochi finisce in niente se la maggioranza dei cittadini sceglie la sregotalezza come cardine della convivenza lasciandosi incantare dai tamburi dei leader sregolati. Colombo ha deciso di ricominciare dall’alfabeto del vivere civile; la vocazione alla giustizia è diventata pedagogica. Aveva lasciato la Milano dei processi di fuoco; ha lasciato la Cassazione. Gira l’ Italia con le sue lezioni, due o tre la settimana fino al prossimo autunno. Università ed incontri pubblici, lezione programmata tempo fa. Il destino l’ha fatta scivolare nei giorni del caos. Gli ascoltatori arrivano stremati dalle voci che immalinconisco la normalità nella quale tutti vorremmo rifugiarci. Invece ogni ora delusione aumenta: signora Mastella agli arresti domiciliari mentre il marito, ministro della giustizia, bombarda i magistrati responsabili della retata in famiglia. Le sue mani tornano libere; il governo può tremare.


Ecco che Silvio Berlusconi ( a giudizio: sregolatezza ragazze-Rai ) annuncia di voler tornare a Palazzo Chigi per salvare l’ Italia dalle barbarie dei magistrati. Che sono sempre “certi magistrati”, per caso sempre sventurati incaricati di controllare le carte dei giganti o dei nani politici proclamati intoccabili dai loro clan. E poi l’applauso travolgente di palazzo Madama mai tanto unito nell’assoluzione. E poi Cuffaro condannato a cinque anni di galera eppure contento come un bambino promosso a ottobre: aiutare un mafioso non vuol dire legami con la mafia organizzata. Prende esempio dalla signora Mastella: non abbandonerà la poltrona. Il posto è mio. La gente mi vota. Al tribunale degli elettori il giudizio finale. E le ragazze che lo baciano e Casini che si complimenta. E poi l’allarme subliminale che i giornali distribuiscono quando scelgono lo stesso titolo per la prima pagina. ‘Così fan tutti’. Uniformità che ricorda lo scoppio di una guerra.


Intanto le immondizie di Napoli
sono sempre lì. Ruini beato fra gli atei devoti esulta per i 200 mila fedeli arrivati in piazza San Pietro. Questa la settimana degli spiriti confusi. Con un filo che riconduce ogni dissapore alla sanità. Per caso si gira sempre attorno alla salute della gente, grande industria nell’ Italia mediterranea, ma non solo. Cuffaro è medico e governa la Sicilia; il sindaco di Catania ha in cura Berlusconi, Fortugno è stato ucciso mentre scavava negli intrighi di una Ausl calabrese. Anche noi giornalisti abbiamo le nostre colpe: non abbiamo capito quando bisognava capire. Trent’anni fa i nostri libri e le nostre inchieste portavano alla luce il legame baronale che eternava il potere delle stesse famiglie nelle corsie degli ospedali. A Torino il grande Dogliotti passava il bisturi al professor Morino marito della figlia. Morino aveva 28 anni ed eredita la cattedra del maestro schiacciando ogni concorrente. Non è un esempio clamoroso, solo la prassi accettata in silenzio dagli esclusi i quali speravano che la riforma sanitaria guidata dagli eletti dal popolo finalmente tenesse conto in meriti e non solo le raccomandazioni.


Ma il familismo politico era in agguato
e la politica non solo lo ha moltiplicato ma ha aggregato appalti ed altri affari. Trent’anni dopo il bilancio scende ogni mattina dai giornali: dalla mala sanità allo spintone dell’onorevole. Con passaggi epocali nell’industria farmaceutica. Come mai i prezzi delle medicine italiane a volte raddoppiano i prezzi delle farmacie francesi? Sul servizio farmaceutico nazionale ha governato per anni il professor Duilio Poggiolini. Storia dell’altro secolo che continua nel terzo millennio: tangenti e amicizie avvolte nella P2. Quando arriva la polizia scopre 39 miliardi di lire nascosti in banche compiacenti, e gli strapuntini del salotto imbottiti di diamanti. Scandalo, ma i prezzi non cambiano. Poggiolini era amico del professor Francesco de Lorenzo, liberale di grande famiglia napoletana: ministro dell’ambiente e della sanità, 7 anni e mezzo a Poggio Reale. La mano dei giudici era sembrata criminale: una così brava persona…


Francesco aveva un padre,
Fernando de Lorenzo, tessera P2. Presiedeva l’ente nazionale previdenza e assistenza. Coi soldi dell’ente ha comprato due hotel a Segrate e centinaia di appartamenti: indovinate da chi? Ha affidato la gestione del teatro Manzoni all’astro nascente dello spettacolo: Silvio Berlusconi, naturalmente P2. Il familismo amorale nella società mediterranea ispira il saggio del sociologo americano Edward Balnfield, pubblicato dal Mulino a cura di Domenico De Masi. “Il familismo è responsabile dell’inaffidabilità civile di una certa Italia”. Italia anni ’70, venerabile Gelli in agguato. Ascoltando le voci di questi giorni si ha l’impressione che il suo piano Rinascita sia tutt’altro che superato. Decalogo P2: la magistratura deve essere subordinata al potere politico. Abolizione del ruolo centrale della Rai. Tv via cavo impiantata a catena, ogni casa di ogni città, in modo da controllare la pubblica opinione nel vivo del paese. Immagino l’impazienza dei reduci P2 nel riascoltare gli antichi comandamenti: ancora quella vecchia storia! Ma è davvero vecchia? Gli spettatori accorsi ad ascoltare la lezione di Colombo non hanno questa impressione.


Colombo apre il microfono
e dialoga con Andrea Porcheddu, critico teatrale. Comincia evocando Antigone: 2500 anni fa Sofocle la incarna nel dissidio tra leggi morali non scritte ma eterne, e le leggi del sovrano, dogmatiche nell’interpretare le abitudini del potere. Quand’è che una norma viene riconosciuta iniqua? Ciascuno di noi – risponde Colombo – non importa dove è nato, non importa come arriva, ha lo stesso diritto al lavoro, allo studio all’assistenza e alla dignità civile. Non può essere scavalcato perché privo di amicizie. La legge è giusta quando non rompe l’uguaglianza tra cittadini attribuendo a tutti le stesse opportunità. Ma se ne tollera la diversità può diventare iniqua. Purtroppo le nostre società sono organizzate in piramidi gerarchiche. C’è chi comanda ed ha solo diritti; man mano si scende, alla base della piramide restano solo i doveri. La legge è giusta se impedisce le sperequazioni eppure ogni legge può essere ritorta da furbi, potenti, ricchi, magari anche intelligenti, appollaiati al vertice.

I pensieri della gente che lo ascolta improvvisamente ondeggiano tra Parma e la Milano della signora Moratti. Un’assonanza. Per ristabilire il diritto previsto dalla legge italiana che ha ratificato la decisione Onu, l’Unicef, Cgil, Partito Democratico ed ogni sinistra che non accetta soprusi, hanno difeso con la protesta i figli degli emigranti clandestini. Don Luciano Scaccaglia si è infuriato dall’altare perché un assessore sudafricano ( Sudafrica prima di Mandela ) della giunta comunale della città aveva proibito gli asili nido agli ultimi degli ultimi. E l’assessore si è dovuto arrendere. Questa volta le piramidi provinciali non ce l’hanno fatta.


La gente non ha dimenticato la lezione amorosa di Mario Tommasini: per primo ha permesso a Franco Basaglia di liberare i sepolti vivi dai manicomi. E ha chiuso i brefotrofi restituendo ad una vita familiare i piccoli dispersi nei lager della carità di mezza Italia. Più di mille senza nome; li ha affidati a famiglie generose che hanno accettato un figlio in più anche se negli anni cinquanta il pane era contato. Possibile che cinquant’anni dopo la zona grigia di una città ricca si sia talmente ingrigita da accogliere con indifferenza il progetto apartheid ? La maggioranza silenziosa non ha aperto bocca; altri lo hanno fatto, per fortuna. E la giunta si è arresa.


Colombo non segue la curiosità
di chi ha voglia di spostare la sua analisi sulle cronache vicine e lontane. Non crede nello scollamento tra cittadini e istituzioni ma nello scollamento tra i cittadini e le leggi. Sono i cittadini a scegliere i politici che sentono vicini al cuore. Ricorda come nel passato appena passato ogni due anni venisse concesso il condono a centinaia di migliaia di contribuenti che avevano imbrogliato. Capitali all’estero, guadagni nascosti alle tasse, affari mascherarti nei labirinti di fiduciarie in maschera nei paradisi fiscali. Ecco perché queste persone fanno riferimento alla gerarchia più che alle norme da seguire. E la gerarchia si incarica di rappresentarli ammorbidendo il fastidio delle norme. La costituzione precisa che siamo un popolo di uguali con regole comuni, ma la comodità di farsi coprire le spalle, o spalancare le ambizioni, può travolgere l’equità codificata. Ed è lo spazio di scontro tra chi ha il dovere di applicare sanzioni ai trasgressori della legge, e i vertici delle piramidi che difendono il diritto di non osservare le leggi in certe circostanze .


Bisogna dire che i non raccomandati
raccolti in teatro speravano in parole più dure. Nei giorni dello sfascio volevano essere spiritualmente confortati per aver scelto la lealtà del cittadino normale. Ma Colombo non si è liberato dalla pignoleria di magistrato: è un intellettuale che usa le parole solo dopo averne collaudato l’autenticità. La sua storia è una specie di storia dell’ Italia nera: dal delitto Sindona, misteri banca vaticana, scoperta della P2; dai miliardi che sfarfallavano sul metrò della Milano da bere a Mani Pulite. Ha inseguito Previti e i suoi miliardi nascosti nei passaggi svizzeri Mediaset. Fino al 1994, fino a quando Berlusconi non è diventato primo ministro, i politici avevano rispettato l’indipendenza della magistratura. Ma nel ‘94 per Colombo e gli scavatori di Milano cominciano i guai. Sei volte messo in croce dalle indagini. Poteva succedere che le conclusioni fossero paradossali. Il fastidio di una certa Roma politica voleva seppellire a tutti i costi quei matti di Mani Pulite anche se il rapporto degli ispettori liberava i magistrati da ogni sospetto.


E la disperazione degli accusati
che accusano diventava surreale: se gli ispettori non hanno trovato niente è perché Colombo li ha minacciati o intimiditi. Allora Colombo va a Roma. Pretende chiarimenti, tutti scappano, nessuno chiede scusa. La gente lo ascolta in un silenzio rassegnato. La constatazione dell’essere minoranza avvilisce mentre applaudono. Tornano a casa confortati dal signore impegnato a resuscitare la cultura delle regole, ma con la conferma che non tutti hanno voglia di una società trasparente. La ‘modernità’ dei prestigiatori assolve le trasgressioni e i magistrati indifferente al censo degli indagati cominciano ad arrendersi. Si spengono le luci del teatro si riaccende la Tv. Ruini commosso dopo il grazie di Benedetto XVI. Dai colori della folla i politici escono angelicati. Borghezio Lega dura non ha dubbi: il Papa day é la risposta alle forze occulte che tramano contro la libertà. Più in là aspetta l’intervista Fabrizio Cicchitto, spalla di Bondi in Forza Italia, vecchia tessera P2.

mchierici2@libero.it

Cortesia dell’Unità

Maurizio Chierici | altre lettere di Maurizio Chierici


Marcorè, o l’amarezza del Signor G

L’attore a teatro rivisita l’opera di Gaber: “Attuale a distanza di decenni”
Vent’anni di carriera fra radio, tv, cinema: “Sempre con coerenza, mai tradire se stessi”

“Italia a rotoli per troppi privilegi”

di ALESSANDRA VITALI

Neri Marcorè


PUO’ essere Piero Fassino con le gambe infinite e Maurizio Gasparri con l’eloquio incomprensibile, Alberto Angela dalle lunghe pause e Zapatero e Moggi e Ligabue. Ma è anche il sofisticato interprete teatrale di Simon, Veber e Pennac. Ha fatto fiction (è stato Papa Luciani su RaiUno), radio, doppiaggio, ha messo insieme gioco e cultura trasformando la lettura in un oggetto di passione in Per un pugno di libri su RaiTre, è uno degli attori meglio capaci di abitare il mondo sentimentale di Pupi Avati (due film, Il cuore altrove e La seconda notte di nozze e due nomination ai David di Donatello, fra poco un nuovo film insieme). Neri Marcorè è versatile senza divismi o eccessi. Si concede un solo lusso: quello di scegliere. “Una questione di coscienza e coerenza, al di là delle situazioni”. Adesso è in scena (fino al 3 febbraio la tappa romana, all’Ambra Jovinelli) con Un certo signor G, diretto da Giorgio Gallione. Un’occasione per rivisitare l’opera di Gaber ed esplorare il mondo di un uomo comune che si interroga sul senso della propria vita, sempre sfiorata dal pericolo dell’imbecillità e del qualunquismo.

Il signor G nasce nel 1970. Sono passati tanti anni. Neri Marcorè, chi è oggi il suo signor G?
“In questi decenni si è evoluto, ha coltivato sogni, affrontato disillusioni, fino alla malinconia, alla mancata speranza che le cose potessero effettivamente cambiare. Quel signor G, oggi, conserva una grande attualità, perché quei testi erano universali. Tante cose sono cambiate, ma tante sono rimaste eguali. Anzi, si sono incancrenite”.

La situazione politica italiana lo conferma?
“Dimostra che non si riesce a crescere. Ogni volta che pensi di aver toccato il fondo, arriva qualcosa che ti smentisce. E’ l’interesse personale che impedisce di vedere oltre. Non so gli ultimi eventi a che cosa porteranno, ma sembra di leggere una certa miopia, la voglia di conservare i propri privilegi a costo di mandare tutto a rotoli. Anche perché nell’acqua torbida ci si muove meglio”.

Fra cinema, televisione, teatro, sceglie sempre le proposte che più le si addicono, senza sbagliare un colpo. Si sente un privilegiato?
“In effetti è un lusso che non tutti si possono concedere. Ma la coerenza è un valore primario che ho sempre praticato. In altri momenti è stato difficile dire di no. Adesso so meglio chi sono, cosa voglio, e posso scegliere. In qualsiasi circostanza si deve esercitare il diritto di scelta. Il libero arbitrio è fondamentale, poi le conseguenze possono essere positive o negative, ma l’importante è non tradire mai se stessi”.

Due sodalizi importanti con due artisti tanto diversi, Serena Dandini e Pupi Avati. In che cosa, con l’una e con l’altro, vi siete trovati?
“Il riconoscersi avviene senza un codice preciso. La presenza di autoironia di sicuro apre la comunicazione a un linguaggio comune che rende tutto più semplice. Sia Serena che Avati ne sono dotati, anche se in modo diverso. E poi l’intelligenza e il rispetto per gli altri, la passione nel fare le cose. Serena nei suoi programmi non pronuncia una frase che non sia stata pensata, Avati non fa un film in cui non si giochi l’anima. Queste componenti, leggerezza e pesantezza nelle loro accezioni migliori, sono elementi che ci accomunano”.

Tornerà a lavorare al cinema?
“Si, con Avati. A maggio sarò sul set del nuovo film, che non sarà il prossimo a uscire perché dopo Il nascondiglio ne ha girato un altro con Silvio Orlando. Quello che farò io è una commedia ambientata a Bologna alla fine degli anni Cinquanta. Poi farò anche una fiction, Questo è amore, diretta da Riccardo Milani, per RaiUno. Non ho il ruolo principale, ho preferito così”.

(23 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/spettacoli_e_cultura/neri-marcore/neri-marcore/neri-marcore.html

G accusa

di Gaber – Luporini

1970 © P. A.

Io accuso, io accuso l’umanità, io accuso le grandi potenze che sfruttano i piccoli stati, io accuso l’autorità, il potere non democratico, accuso la democrazia, io accuso il governo, gli intrighi, gli imbrogli, la corruzione, io accuso la stampa, io accuso la televisione, io accuso il mondo della canzone, io accuso Sanremo… a proposito… se telefonano quelli del Festival digli che accetto comunque, che la canzone è già pronta!

GIORGIO GABER, IO MI CHIAMO “G”

In mobilità a 55 anni

Caro direttore, vorrei esporle il mio caso che credo rappresenti il segno del disfacimento Italia. Ho quasi 55 anni e a quasi 5 anni dalla pensione sono stato messo in mobilita’ con enormi difficolta’ a reinserirmi nel mondo del lavoro. Nel 2003 ho acceso un mutuo a tasso variabile la cui prima rata era di 770 euro mentre l’ultima di dicembre 2007 e’ di 1.025 euro, mi chiedo come si possa lasciare a casa un uomo di 55 anni con una facilita’ disarmante senza che nessuno muova un dito. Mi chiedevo se il governo non potesse esentarci provvisoriamente dal pagamento ici, bollo auto e canone rai, almeno per venirci incontro.

Ho saputo invece che un ramo del parlamento ha dovuto aumentarsi lo stipendio gia’ dorato, di 200 euro per equipararsi all’altro ramo, ma questi politici sanno cosa vuol dire vivere con lo spauracchio della quarta settimana?. Credo sia giunto il momento di dare un taglio a tutto cio’, io capisco la flessibilita’ ma poi a 55 anni si viene considerati giovani per la pensione e vecchi per il reinserimento. In attesa di un riscontro le faccio i migliori auguri per il suo giornale e le porgo distinti saluti.

Steve

(23 gennaio 2008)

..

Il governo tuteli chi ha perso il lavoro

Rispondo a Steve. Io sono nelle tue condizioni ma mi sto battendo. E’ l’unica speranza che mi rimane. Ho fatto migliaia di vertenze, sempre per mio conto. Ora sono a buon punto. Il mio fascicolo è passato, dalla competenza del Ministero del Lavoro, alla decisione dell’INPS. Ho constatato che sono l’unico italiano a battermi.

Ho 57 anni, perso il lavoro nel novembre 2000. Ho i requisiti al prepensionamento dal gennaio 2003. Il prepensionamento non lo vogliono più concedere e dovrò attendere la pensione di vecchiaia nel 2016. A noi è dovuta un’assistenza adeguata. Una sola voce ha messo in guardia il Governo, ma non desta eccessiva preoccupazione. Per ottenere quanto di diritto, occorre essere in tanti a mostrare le particolari esigenze o i propri dubbi e chiedere che venga approvato un intervento in fase di presentazione del bilancio INPS, che sarà reso noto a metà febbraio.

Tutti possono collaborare, senza distinzione di grado di cultura, professione, religione, appartenenza politica e riguarda direttamente o indirettamente tutti gli Italiani. Ho appena iniziato a inviare lettere alla stampa, ai sindacati e quanti hanno i mezzi e la possibilità di interferire, per darci un sostegno. I giornali finalmente non trovano più difficoltà a parlarne. M’impegno a dare risposta a quanti vorranno inviarmi messaggi di posta elettronica per solidarietà, dare consigli o chiedere pareri. Un sincero grazie a quanti vorranno collaborare per dare maggior valore e dignità alla vita umana.

Almerino Dolciotti
almedolciotti@alice.it
Jesi
(23 gennaio 2008)

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=17529&sez=HOME_MAIL

fonte immagine: http://www.gildavenezia.it/hp-img/trasferimenti4a.JPG

Il pc non si avvia? Ora c’è il pronto soccorso

di Chiara Conti

Non sapete più come riavviare il vostro pc? Oppure un virus ha distrutto l’archivio dati e non siete in grado di ripristinarlo? O ancora volete rendere sicura la vostra rete ed i dati da attacchi di Internet?

Da oggi per risolvere tutti i problemi quotidiani che riguardano il proprio pc ed Internet si può utilizzare il servizio messo a disposizione da unTecnico, la prima società in Italia di «pronto soccorso» a domicilio e in remoto che su tutto il territorio nazionale garantisce, dalle 8 alle 22 di ogni giorno, assistenza immediata.

Società e target di riferimento

E’ nata di recente, nel 2006, avviando con successo servizi di assistenza a privati per società di Tlc, per iniziativa di manager con consolidate esperienze nelle tecnologie e nei servizi di assistenza tecnica di grandi aziende e di operatori di telecomunicazioni per il mercato consumer e micro-business.

Oggi si propone direttamente ai privati e ai professionisti, oltre che alle società di Tlc e, attraverso accordi di partnership, anche alle catene della grande distribuzione di informatica ed elettronica.
«Fino ad oggi abbiamo servito oltre 90mila clienti la cui soddisfazione è stata verificata da indagini di customer satisfaction: 91% delle chiamate di assistenza in remoto al telefono per problemi tecnici risolta al primo tentativo, il 9% con assistenza a domicilio, con il 99% degli assistiti soddisfatti dalla cortesia e dall’esecuzione tecnica, il 95% dalla puntualità», ha affermato Max Bulling, amministratore delegato di unTecnico», in occasione del lancio dell’iniziativa.
L’obiettivo, sulla base di esperienze di successo all’estero (tra cui il caso più eclatante, negli Usa, di GeekSquad) di oggi è ben preciso: «L’attuale richiesta di assistenza viene indirizzata da migliaia di piccoli operatori locali in modo frammentato e senza standard di qualità adeguati, cioè da negozi, consulenti e piccole società Ict – continua l’Ad – ecco allora che ci proponiamo di diventare la struttura leader in Italia nei servizi di supporto alle nuove tecnologie per privati e professionisti».

In particolare le aree di intervento sono 4: l’area “Innova” ossia i servizi per installare nuove tecnologie; “Ripara”, la principale, per risolvere ogni problema tecnico; “Insegna”, cioè i corsi-base di formazione per imparare ad utilizzare il pc ed Internet; “Previene” per prevenire i problemi legati alla sicurezza.

Come funziona

Per usufruire dei servizi a domicilio o a distanza (con telefono e telecontrollo) è sufficiente contattare l’azienda al numero nazionale 0702654321 e disporre di una carta di credito Visa, Mastercard o Amex.

Il punto di forza di questo servizio consiste nella piattaforma integrata multicanale di gestione dei servizi di assistenza che garantisce la totale automazione dei processi e per la struttura organizzativa su cui può contare l’assistenza. L’organizzazione, infatti, si avvale già di 200 tecnici specializzati che operano in tutta Italia, selezionati anche in base alle loro capacità relazionali attraverso un’agenzia di recruiting che si occupa con unTecnico della formazione. Fulcro nevralgico è la sede operativa di Cagliari dove si trova il Remote Service Center con 50 specialisti per l’assistenza immediata, la diagnostica e il telecontrollo dei problemi oltre a un centro operativo nel quale vengono pianificati gli interventi a domicilio entro le 24 ore dalla chiamata. L’organizzazione si completa con l’ufficio tecnico a Milano, magazzini centrali a Roma e Milano e oltre 200 pick-up point sparsi in tutta Italia per i servizi agli operatori di telecomunicazione.

Lo scenario di mercato

A fronte dei tassi di crescita delle dotazioni di nuove tecnologie in famiglia, non corrispondono secondo Ict Monitor – ricerca quantitativa di settore condotta da Between/GPF – adeguate competenze dei consumatori italiani che considerano (61,8%) la maggior parte delle nuove tecnologie difficili da installare e indicano fra i servizi post-vendita preferiti l’assistenza tecnica a domicilio (al secondo posto con il 45,5 % delle preferenze). E’ proprio questa domanda di competenze e assistenza per pc e internet di privati, piccole imprese e professionisti, affidata frammentariamente a piccoli operatori locali con una qualità di servizio insufficiente ed incostante, che unTecnico vuole intercettare, iniziando un percorso di industrializzazione del servizio.
«La nostra società – commenta Umberto de Julio, Presidente della società – risponde a un’esigenza creata dalla diffusione di tecnologie e prodotti sempre più potenti e con funzionalità evolute. Intendiamo rendere amichevole la tecnologia aiutando a risolverne i problemi e a utilizzarla al meglio».

I costi

I costi dei servizi per il grande pubblico e il mondo professionale, già comprensivi di Iva, vanno da 29.90 euro (per l’intervento del tecnico che guida il cliente nella risoluzione dei suoi problemi) fino ai 79 euro per l’installazione a domicilio di periferiche o il recupero dati, ai 99 euro per la configurazione corretta e sicura di reti fisiche e Wi-Fi o per difendersi dai pirati di Internet; infine 119 euro per ogni altro intervento in casa o in ufficio

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/01/pc-non-avvia-aiuto.shtml?uuid=70156c6e-c907-11dc-a3aa-00000e251029&type=Libero

Rapporto Unicef 2008, ogni giorno muoiono 26 mila bambini sotto i 5 anni

In tutto il mondo continuano a morire in media, ogni giorno, soprattutto per cause evitabili, più di 26 mila bambini sotto i cinque anni. È quanto emerge dal Rapporto Unicef 2008 su «La condizione dell’infanzia nel mondo – Nascere e crescere sani». Il rapporto si apre chiedendo provocatoriamente «Quanto vale una vita?» e osserva che, mentre la maggior parte di noi farebbe qualunque cosa per salvare anche un solo bambino, su scala globale invece le priorità sono molto più confuse.

Più volte nel corso dell’anno passato l’Unicef ha richiamato le cifre della mortalità infantile nel mondo. Ma, come ha ricordato il presidente dell’Unicef Italia Antonio Sclavi, presentando a Roma il rapporto alla stampa e alle autorità nazionali, in concomitanza con il lancio internazionale a Ginevra, «le sorprese che emergono dal Rapporto Unicef 2008 sono molte, sia per quanto riguarda le cause della mortalità infantile sia per quanto riguarda i risultati ottenuti dai diversi paesi.

Fra i paesi in via di sviluppo sono Cuba, Sri Lanka e Siria a emergere tra quelli che hanno ottenuto i massimi risultati nella riduzione della mortalità infantile. Per contro, Sierra Leone e Angola, insieme all’Afghanistan, continuano ad avere i più alti tassi al mondo di mortalità infantile e anche di mortalità da parto – chiara indicazione di come le conseguenze dei conflitti si protraggano per molti anni anche dopo la fine delle ostilità».

Accanto agli effetti di lungo periodo dei conflitti, tra le cause della mortalità infantile emergono con nettezza le malattie delle vie respiratorie e le conseguenze dirette e indirette delle cattive condizioni di gravidanza e parto (gravidanze precoci, parti non assistiti, mancanza di servizi e personale sul territorio). Per le «tradizionali» cause di morte dei bambini (malattie infettive, diarree) molto si è fatto, ha ricordato Sclavi, grazie alle campagne di vaccinazione promosse dall’Unicef negli anni ’80 e ’90 e grazie alla diffusione dei sali reidratanti per via orale, arrivando così per la prima volta nella storia a ridurre la mortalità da 0 a 5 anni sotto i 10 milioni annui (9,7 nel 2006).

Ma le infezioni delle vie respiratorie e la mortalità per cause legate al parto, combinandosi con gli effetti della diffusa malnutrizione cronica e con la malaria, continuano a fare strage di neonati e bambini. Per arrivare all’«Obiettivo di sviluppo del millennio n.4», che prevede la riduzione di due terzi della mortalità infantile entro il 2015, servono analisi costanti delle situazioni più a rischio e nuove modalità d’intervento, più articolate, sistematiche e complesse. La sfida è garantire che i bambini possano accedere a un’assistenza medica continuativa, sostenuta da solidi sistemi sanitari nazionali.

Pubblicato il: 22.01.08
Modificato il: 22.01.08 alle ore 17.09

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72316