Archivio | gennaio 25, 2008

La Bufala di Ceppaloni

Per gentile segnalazione di Morgan

L’editore del Nobel cileno ha dovuto fare un comunicato
la “bufala” gira da anni sul web, Mastella ci è caduto

“Non è di Neruda quella poesia
e lui non avrebbe gradito la citazione”

di FULVIO TOTARO

Clemente Mastella


ROMA – Non è di Pablo Neruda la poesia che Clemente Mastella ha letto ieri al Senato. Stefano Passigli, presidente della Passigli editori, che pubblica in Italia le opere del Nobel cileno, ha dovuto fare un comunicato. “Chi conosce la sua poesia – spiega Passigli – si accorge all’istante che quei versi banali e vagamente new-age non possono certo essere opera di uno dei più grandi poeti del Novecento”.

“Meglio così: non credo che Pablo Neruda, che ha speso la vita per grandi ideali politici, sarebbe stato lusingato dal sentir citare una poesia davvero sua dalla voce di Clemente Mastella”.

Analoga smentita è arrivata dalla Fondazione Pablo Neruda: “Quella poesia non è sua”.

“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine”, diceva ieri il senatore dell’Udeur, ma non sapeva di essere caduto in una bufala che gira da anni su internet. Il testo della poesia è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961. Da anni passa come una catena di sant’Antonio dalle caselle di posta elettronica ai blog: una ricerca su Google produce quasi cinquantamila risultati per le parole Neruda e “muore lentamente”, ma solo pochissimi siti segnalano l’errore: il 10 gennaio 2007, più di un anno fa, Lorenzo Masetti lo scriveva sul suo blog; un altro blog sul sito internet del Pais lo ha scritto l’8 luglio 2007.

Poche segnalazioni rispetto ai tantissimi siti che avevano diffuso questa “ode alla vita”, come una poesia di Neruda, ma la lettura di Mastella ha svelato l’errore.

(25 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/crisi-governo-2/poesia-neruda-no/poesia-neruda-no.html

Da un cittadino che si vergogna di questo Paese


Si respira una strana aria oggi. È un’aria tenue, impercettibile, subdola, eppure ben manifesta: l’aria di un paese che si sente abbandonato. Girando per le strade di Roma, in una splendida giornata di sole, nessuno lo da a vedere, ma gli sguardi che si riescono a cogliere negli occhi del popolo hanno molte analogie con quelli di un cane che si sente tradito dal proprio padrone, o di una pecora che smarrisce il pastore.


Sono sguardi rinunciatari, rassegnati, di chi non ne può più.
Non si parla di destra o di sinistra, di chi andrà ora al governo o dello schieramento politico che prevarrà alle prossime elezioni. Si parla di scene da osteria in una sede istituzionale. Si parla di senatori della Repubblica Italiana che stappano champagne e mangiano mortadella come fossero ad un matrimonio, che sputano, che insultano e vengono insultati. Che si comportano alla pari di tifosi allo stadio contro i quali essi stessi hanno legiferato.


Si parla di mezzi di informazione che tacciono strumentalmente
su scene di bassa volgarità, rese ancor più gravi perché perpetrate da “onorevoli” cariche istituzionali. Si parla dell’immagine di un paese messo alla berlina di fronte a tutto il mondo, che si è autoderiso nella figura di persone che lo dovrebbero rappresentare. Non so se è sempre stato così, o se è quello che noi italiani ci meritiamo. Di certo non è questo il paese in cui voglio che crescano i miei figli. Vergogna.

Luca Cecchetti 27 anni, Roma


(25 gennaio 2008)

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=17665&sez=HOME_MAIL

"Cuffaro, condannato a 5 anni: vattene!"

Montezemolo: noi anti-pizzo e lui resta

Domani sit-in a Palermo per chiederne le dimissioni. del governatore. La Confindustria: “Cuffaro mostra la distanza di questa classe dirigente politica dal Paese reale”. Forgione (Antimafia): “Montezemolo ha ragione”

cuffaro Roma, 25 gennaio 2008 – Domani pomeriggio si terrà a Palermo, in piazza Politeama alle ore 17, un sit in per chiedere le dimissioni del presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro. La manifestazione di protesta è organizzata dal Coordinamento dei Comitati degli studenti per la Sicilia. Hanno già aderito i ragazzi di ‘Ritaexpress’ e la Cgil.

Leoluca Orlando, portavoce di Italia dei Valori, sta distribuendo una lettera aperta agli studenti e ai docenti delle scuole e dell’Università invitandoli a scendere in piazza a Palermo. “Il rispetto dei cittadini – scrive Orlando nella lettera – vuole che un presidente della Regione che è stato condannato a cinque anni di carcere e all’interdizione dai pubblici uffici non festeggi con i cannoli ma chieda scusa per aver tradito il voto dei cittadini che gli hanno affidato il compito di guidare il governo nel rispetto della legge e dell’interesse dei siciliani”, e nella missiva ricorda che “il rispetto dell’etica e delle istituzioni, oltre che il rispetto della legge, chiede che un presidente della Regione che ha ammesso di aver frequentato mafiosi e che è stato condannato da un Tribunale per aver favorito mafiosi si dimetta dalla sua carica o venga rimosso”.

MONTEZEMOLO: NOI CONTRO PIZZO,E CUFFARO RESTA

“Mentre gli imprenditori siciliani combattono contro il pizzo, il governatore della Sicilia viene condannato a 5 anni di reclusione e decide di restare al suo posto”. Lo ha affermato Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria, intervenendo alle assise regionali di Confindustria Toscana.


“Questa brutta istantanea – ha aggiunto – riassume bene i due volti del Paese
, e la distanza sempre più grande di questa classe dirigente politica dal Paese reale, dai problemi dei cittadini”. Secondo Montezemolo, infatti, “questo è ormai un Paese a due facce. Chi produce e lavora, ad incominciare dagli operai nelle fabbriche che pagano le tasse e non evadono, e chi vive di privilegi. Chi è dentro il mercato e la concorrenza, e chi rifiuta di mettersi in gioco. Chi rispetta le regole – ha concluso – e chi invece ritiene di esserne sempre al di sopra”.

ANTIMAFIA: HA RAGIONE CONFINDUSTRIA

“Il presidente di Confindustria ha ragione ed è coerente con quanto ha dichiarato nei suoi due interventi in commissione Antimafia – dice da parte sua il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Francesco Forgione – In questi mesi Confindustria Sicilia ha fatto una scelta di rottura con ogni collusione o sospetto di legami con la mafia, arrivando a decidere per l’espulsione di alcuni suoi iscritti: sarebbe davvero poco comprensibile che la politica non avesse la stessa sensibilità”.

“La condanna è troppo grave per poter scegliere la strada dell’ambiguità e dell’autoassoluzione. Se il presidente della Regione Sicilia non vuole ascoltare le voci del mondo politico e dell’opinione pubblica, ascolti almeno quella degli imprenditori italiani e di quelli siciliani che stanno lanciando una sfida aperta contro la mafia”.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2008/01/25/61242-cuffaro_condannato_anni_vattene.shtml

Invece di Davos: il Forum sociale mondiale quest’anno si moltiplica


25/1/2008 (15:23) – CONTROMANIFESTAZIONI NEI GIORNI DEL VERTICE ECONOMICO MONDIALE

Una dimostrazione contro il vertice di Davos a Berna

Domani una catena di centinaia di eventi in tutto il mondo, dall’Afghanistan alla Nuova Zelanda. Da seguire minuto per minuto via chat

di CARLA RESCHIA

Negli stessi giorni in cui a Davos si riunisce, con il dispiego di ingenti misure di sicurezza, il Wef, il Forum economico mondiale si mobilita anche il suo antagonista altermondista, il Forum sociale mondiale.

Che quest’anno si moltiplica e si divide, generando centinaia di eventi paralleli in tutto il mondo. Una scelta fatta «per allargare la partecipazione e dare voce, grazie alle tecnologie più avanzate, alle esperienze di resistenza e di alternativa nel Nord e nel Sud del Mondo». Il giorno prescelto è lo stesso del meeting di Davos, il 26 gennaio, quando le reti, i movimenti e i sindacati che aderiscono al Forum si mobiliteranno per la Giornata d’azione. Oltre mille organizzazioni, network, movimenti e sindacati, in oltre 80 Paesi. In Italia sono previste iniziative in 65 località, con dibattiti, proiezioni, concerti, performance teatrali, sit-in, cortei, biciclettate solidali, raccolta firme contro la nuova base militare di Vicenza e per «Un futuro senza atomiche» e feste popolari.

Il programma cambia da Paese a Paese, proponendo in ogni luogo uno «specifico» collegato alla situazione locale ma tutti gli eventi saranno collegati e gestiti in smultanea da un network di corrispondenti e divulgati grazie a una chat chat globale via internet Da Atlanta a Channai, a Mumbai, passando per Bangalore, Roma, Bruxelles, Niamey, Sao Paulo, Rio De Janeiro, Belem, Fortaleza, Natal, Città del Messico, Barcellona, Seoul (Korea), Zurigo, Manila, l’Avana e luoghi di conflitto come Erbil (Iraq), Ramallah (Palestina), Beirut (Libano).

L’elenco completo delle iniziative italiane e internazionali si trovano in rete sul sito www.wsf2008.net Il sito italiano, allestito dalle organizzazioni equosolidali Fair, Liberomondo e Reorient è www.faircoop.it/wsf2008.htm e dà conto delle manifestazioni organizzate in diverse città italiane.

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200801articoli/29439girata.asp

EURISPES 2008: 20 milioni di lavoratori sottopagati

Il Rapporto Eurispes 2008 sottolinea il distacco sempre maggiore tra cittadini e politica
“Sono come separati in casa, non hanno più niente in comune”

e la prima emergenza sono i rifiuti

Il 45% degli italiani si sente più povero. Il 78,5% è pessimista sull’andamento dell’economia
Un milione e mezzo di precari. Sei milioni di doppiolavoristi, “stakanovisti forzati”

di ROSARIA AMATO

Il problema rifiuti per gli italiani è più grave del riscaldamento del pianeta

ROMA – La Politica e l’Italia: separati in casa. La metafora è la chiave del Rapporto Eurispes 2008, presentato stamane a Roma. “E’ evidente che il solco tra società e classe politica – spiega il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara – diventa sempre più profondo e tende ad allargarsi di giorno in giorno. Più o meno cortesemente, come separati in casa, ci si saluta quando si entra o si esce, consapevoli di non avere ormai più niente in comune”.
Ma nel Paese ci sono altri solchi, altrettanto dolorosi: quelli tra generazioni, per via della situazione difficile vissuta da tutti coloro che hanno meno di 40 anni e che sopravvivono a fatica tra lavori più o meno precari. Quello tra Nord e Sud, quello tra gruppi sociali, tra chi si trincera nelle case bunker perché sente il proprio benessere minacciato dalla mancanza di sicurezza e da una sempre più evanescente legalità e tra chi considera il benessere un miraggio. Aumentano i ‘working poors’, le famiglie che pur lavorando non riescono a garantirsi un reddito sufficiente. Aumenta il sommerso, generato dall’illegalità ma anche dalla necessità di troppi di garantirsi un reddito supplementare. In generale, gli italiani hanno troppi problemi per preoccuparsi di quelli del resto del mondo: da un sondaggio sull’ambiente emerge che la questione più urgente da affrontare nel nostro Paese è quella dei rifiuti, il riscaldamento del pianeta viene dopo.

La politica ostaggio dei poteri forti
Tutte situazioni che tendono a peggiorare, dalle quali non si esce, perché, osserva l’Eurispes, “l’Italia è un Paese in ostaggio”. “Un Paese – dichiara Fara – ormai prigioniero della propria classe politica che ha steso sulla società una rete a trame sempre più fitte impedendone ogni movimento, ogni possibilità di azione, ogni desiderio di cambiamento e di modernità, riducendo progressivamente gli spazi di democrazia e mortificando le vocazioni, i talenti, i meriti, le attese, le aspirazioni di milioni di cittadini”. Ma la politica per l’Eurispes è a propria volta ostaggio “dei poteri forti, della finanza, delle banche, delle assicurazioni, delle grandi agenzie di rating, del sistema della comunicazione e dell’informazione, delle mille corporazioni che caratterizzano la storia ed i percorsi del nostro Paese”. “La politica di oggi – conclude l’Eurispes – sta ai poteri forti e alla finanza come i bravi a Don Rodrigo e i campieri ai baroni siciliani”.

L’economia: mai così tanti pessimisti
L’indebolimento dei salari, affiancato dall’aumento dei prezzi e da una mancanza di prospettive del Paese, non possono che portare gli italiani a considerazioni sempre più fosche sulla nostra economia, e infatti aumentano di 15 punti i pessimisti (erano il 51,9 per cento mel 2007, adesso sono il 69,5 per cento). Inoltre il 78,5 per cento degli italiani “nutre pessimismo e sfiducia nella situazione economica che si prospetta nei prossimi 12 mesi”. Per il 47,7 per cento il quadro economico è destinato a peggiorare: si tratta del sentimento di pessimismo più alto mai registrato dai sondaggi dell’Eurispes negli ultimi 6 anni.

Solo poco più di un terzo arriva alla fine del mese
Il 32,1 per cento degli italiani, secondo un sondaggio pubblicato nel Rapporto, registra lievi segnali di peggioramento economico per il proprio nucleo familiare, mentre il 13,7 per cento ritiene che si tratti di peggioramenti di più marcata entità. Solo poco più di un terzo delle famiglie italiane (38,2 per cento) riesce ad arrivare tranquillamente alla fine del mese. Nel 2006 tale percentuale era pari al 56,4 per cento, nel 2007 al 51,6 per cento. Solo il 13,6 per cento riesce a risparmiare, contro il 25,8 per cento del 2007 e il 27,9 del 2005. “Il totale delle persone a rischio di povertà e di quelle già comprese tra gli indigenti è allarmante – si legge nel Rapporto – si possono stimare circa 5.100.000 nuclei familiari, all’incirca il 23 per cento delle famiglie italiane e più di 15 milioni di individui”. Di questi quasi 3 milioni sono minori di 18 anni. Le famiglie si difendono acquistando a saldo (67,9 per cento), nei grandi magazzini o negli outlet (64,4 per cento), riducendo i pasti fuori casa, le spese per i regali, per i viaggi e il tempo libero (58,9 per cento).

Cresce il sommerso
Ma per tante famiglie tirare la cinghia non basta, e allora scatta il secondo lavoro, rigorosamente in nero. Gli italiani, scrive l’Eurispes, sono “stakanovisti per sopravvivere: il sommerso nel nostro Paese va ad integrare i redditi nelle famiglie”. Come? Secondo le stime dell’Istituto l’economia sommersa ha generato nel 2007 almeno 549 miliardi di euro, una cifra equivalente alla somma del Pil di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria. L’Eurispes stima 6 milioni di doppiolavoristi tra i dipendenti che producono annualmente circa 91 miliardi di euro di sommerso. Mentre è altra cosa l’economia criminale (anch’essa sommersa…) che secondo l’Eurispes produrrebbe annualmente circa 175 miliardi.

E il credito al consumo
Altra strategia per sopravvivere delle famiglie italiane è quella di indebitarsi per mantenere lo stesso livello di consumi. Il credito al consumo pro capite in Italia è pari a 1.495 euro, mentre il rapporto tra consistenza del credito e Pil è pari al 5,8 per cento (ancora inferiore a quello di altri Paesi occidentali). L’ammontare del credito al consumo nel primo semestre 2007 è aumentato del 17,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli italiani si indebitano soprattutto per acquistare elettrodomestici (22,2 per cento) e automobili (19,6 per cento) ma anche per cure mediche (5,1 per cento), vestiario e calzature (4,1 per cento), viaggi e vacanze (2,3 per cento) e materiali o libri per la scuola (0,9 per cento).

Un milione e mezzo di lavoratori ‘flessibili’
I lavoratori parasubordinati attivi, cioè con almeno un contratto l’anno, sono in Italia un milione e mezzo. Di questi, oltre il 70 per cento collabora esclusivamente con un’impresa. I collaboratori e assimilati, che sono circa un milione, hanno un reddito medio imponibile di 8.334 euro l’anno, e la loro età non supera i 37 anni. Per i collaboratori a progetto il reddito scende nella maggior parte dei casi sotto i 5.000 euro annui.

E sette milioni di “bamboccioni”
I “bamboccioni” italiani sono più di 7 milioni, in particolare maschi. Secondo il rapporto Eurispes, i giovani tra i 18 e i 34 anni che nel 2006 vivevano ancora insieme ad un genitore raggiungevano i 7 milioni e 368 mila. Questo è vero soprattutto per i 25-29enni: il 59,1 per cento dei giovani inclusi in questa fascia d’età vive ancora in famiglia e sono, soprattutto, uomini. I dati sull’occupazione spiegano il presunto “mammismo” dei ragazzi italiani: solo il 40 per cento dei 20-25enni ha un lavoro, contro il 60 per cento del resto d’Europa.

Salari sempre più bassi
Nel nostro Paese, si legge nel Rapporto, oltre 20 milioni di lavoratori sono sottopagati. I salari sono inferiori del 10 per cento rispetto alla Germania, del 20 per cento rispetto al Regno Unito e del 25 per cento rispetto alla Francia. Prendendo in considerazione il periodo 2000-2005, “mentre si è registrata una crescit amedia del salario a livello europeo del 18 per cento, nel nostro Paese i lavoratori dell’industria e dei servizi (con esclusione della Pubblica Amministrazione) hanno visto la propria busta paga crescere solo del 13,7 per cento”. Nel 2004 e nel 2005 le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono state superiori solo a qeulle greche ed appena inferiori a quelle dei colleghi spagnoli, mentre dal 2006 l’Italia è superiore solo al Portogallo. E’ nata così da tempo una nuova categoria, quella dei ”’working poors”, lavoratori poveri, “persone che pur avendo una occupazione professionale – spiega l’Eurispes – hanno un tenore di vita molto vicino a quello di un disoccupato”.

Il problema sicurezza
Le carceri italiane, scrive l’Eurispes, costituiscono ormai una “discarica sociale”: al 31 dicembre 1990 i detenuti erano 25.000, al 31 luglio 2006 avevano raggiunto il numero di 63.000. Gli italiani hanno per di più la sensazione che quelle delle carceri siano “porte girevoli”, e che la certezza della pena sia ormai solo un miraggio. Per cui per il 38,3 per cento degli italiani il timore maggiore è quello di subire un furto nella propria abitazione. Ognuno reagisce come può: nel 2007 4,8 milioni di italiani, pari all’8,4 per cento della popolazione, detenevano un’arma da fuoco in casa. Aumentano inoltre le spese per rendere impenetrabile l’abitazione.

In Italia si perde il 42% dell’acqua erogata
L’Italia è il primo paese consumatore di acqua nell’Unione Europea e tra i primi al mondo (dopo Giappone, Canada, Usa e Australia). Si consuma quasi 8 volte l’acqua usata in Gran Bretagna, 10 volte quella usata dai danesi e 3 volte quella consumata in Irlanda o in Svezia. Ma l’alto consumo è correlato allo spreco: infatti il 42 per cento in media del volume d’acqua erogato in Italia viene disperso. Secondo i calcoli dell’istituto di ricerca, il volume di acqua perso corrisponde a 10.550 metri cubi al chilometro, cioè circa un terzo di litro al secondo per chilometro. I valori rilevati spaziano tra un valore minimo del 22 per cento in Piemonte a un massimo del 73 per cento nell’area abruzzese-marsicana.

(25 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/eurispes-istituzioni/rapporto-italia-2008/rapporto-italia-2008.html

Consultazioni fino a martedì Prodi: «No a un mio reincarico»

Pd e Udc: governo di responsabilità

Romano Prodi Ansa


Due certezze e molte, moltissime incognite.

Le certezze, dopo le dimissioni giovedì sera di Prodi, sono che il presidente Napolitano ha già avviato le consultazioni per esperire la possibilità di un nuovo incarico per un nuovo governo e, la seconda, che non sarà il presidente del senato Franco Marini l’incaricato. È lo stesso Marini a chiarire: «La responsabilità che ho è già grande e non aspiro quindi proprio ad avere alcun altro incarico».

Quanto a Romano Prodi, rientrando a Palazzo Chigi dopo aver inaugurato l’anno giudiziario, seppur dimissionario anche come ministro della Giustizia ad interim, afferma di «non essere disponibile per un reincarico» perché «quanto si perde in Parlamento, il tuo schema ha perso: quando si perde di fronte al Parlamento, magari anche per un solo voto» significa che «lo schema che avevo ha perso». E ha confermato la sua preferenza per un voto non immediato. «Come ho già detto nel mio intervento in Parlamento e anche al Capo dello Stato, bisogna fare di tutto per evitare di andare a elezioni anticipate con questa legge elettorale». Votare con il “Porcellum” per lui sarebbe «una tragedia». Ma non ha rimpianti. «È stato un periodo bellissimo – è la sua visione dell’anno e mezzo passato a Palazzo Chigi – ma ora bisogna andare avanti». Al momento nel suo futuro c’è un ruolo preciso, «quello del nonno», conclude Prodi.

Prodi in serata è tornato a Bologna. Ad attenderlo in via Gerusalemme, dove abita, diverse centinaia di militanti del Pd che hanno cominciato a sventolare bandiere del partito, ad applaudirlo e ad incoraggiarlo con slogan e ringraziamento. I primi saluti, appena sceso dalla macchina, sono stati quelli del presidente della Regione Vasco Errani e del sindaco di Bologna Sergio Cofferati. Prodi prima di raggiungere il portone d’ingresso della sua abitazione ha ringraziato tutti quanti.

Proprio all’indomani della sfiducia a Prodi, è il presidente di Confindustria Luca di Montezemolo a dirsi d’accordo con Prodi e invita le forze politiche a non andare al voto con questa riforma elettorale, che «non farebbe altro che riproporre l’attuale situazione», quella che ha portato «all’indegno e indecoroso spettacolo visto ieri in Parlamento».

Già nel pomeriggio Napolitano ha avviato le consultazioni, incontrando per primi, come di rito, proprio i presidenti di Camera e Senato Fausto Bertinotti e Franco Marini, che hanno lasciato il Quirinale senza fare dichiarazioni. Poi sarà la volta dei piccoli partitie per ultimi i leader di Pd e Fi e quindi gli ex presidenti della Repubblica.

Intanto nel primo pomeriggio si sono riuniti gli stati maggiori di Pd e Udc. Nel loft di Sant’Anastasia al tavolo con il sindaco di Roma Walter Veltroni, i tutti i maggiorenti del partito: da Enrico Letta, Massimo D’Alema, Francesco Rutelli, Arturo Parisi, Rosy Bindi, Dario Franceschini, ai due capigruppo Anna Finocchiaro e Antonello Soro, e poi Pierluigi Bersani, Vannino Chiti, Paolo Gentiloni, Beppe Fioroni, Piero Fassino, Marco Follini e il coordinatore Goffredo Bettini.

Assieme a loro anche Romano Prodi. «C’è un accordo preciso nel non volere elezioni anticipate» e per arrivare «ad un governo che faccia la riforma elettorale», ha detto Prodi, lasciando la sede del Pd.

Secondo quanto riferiscono fonti del Pd, il premier è intervenuto per primo condividendo la linea espressa sin da giovedì sera da Walter Veltroni sulla necessità di evitare di andare subito alle urne e di cercare piuttosto di varare una nuova legge elettorale.

Ha quindi preso la parola Veltroni, che ha ringraziato Prodi per aver espresso questa «sintonia» di vedute sui prossimi passaggi. Veltroni ha quindi ribadito che alle consultazioni con il presidente della Repubblica, martedì prossimo, il Pd porterà queste due indicazioni, e cioè un no al voto immediato e il tentativo di una riforma elettorale «condivisa».

Il Pd non proporrà invece martedì alcuna formula di governo per raggiungere questi due obiettivi, lasciando al capo dello Stato il compito di esercitare il suo ruolo.

«Ci aspettiamo che Berlusconi ascolti gli interessi del Paese e non quelli della sua parte politica». Lo ha affermato Dario Franceschini, vicesegretario del Pd, al termine della riunione del vertice del Pd. «Ci affidiamo alla capacità del presidente della Repubblica. Abbiamo fiducia nella sua saggezza, ma credo che un governo di responsabilità nazionale sia la definizione che abbiamo in mente».

Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini rivolge «un appello alle forze politiche più rappresentative del centrodestra e del centrosinistra per dar vita a un governo di responsabilità nazionale, che affronti non solo il tema della legge elettorale, dando ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, ma anche questioni drammatiche, penso tra tutte l’immondizia campana».

Il leader dell’ Udc ha letto un comunicato stampa dopo la riunione del partito. «In caso contrario, l’unica soluzione sarebbe quella delle elezioni in tempi rapidi» perchè, conclude, «piccoli giochi di palazzo o confusioni di schieramento servirebbero solo a umiliare ancora di più la politica e il nostro Paese».

Silvio Berlusconi è a Napoli dove ha incontrato il senatore De Gregorio. «Non c’è motivo di perdere tempo – spiega Berlusconi – anzi: ci sono tutti i motivi per andare a votare al più presto possibile». Concede, il Cavaliere, che miglioramenti all’attuale legge si potrebbero fare ma «questi miglioramenti non sono al momento possibili perchè ne butterebbero un milione di altri addosso».

Sul futuro della Cdl e sulla sua possibilità di governare una coalizione ampia, infine, Berlusconi ostenta sicurezza: «Nessuna preoccupazione, siamo la maggioranza e abbiamo tanti senatori per governare».

Un disegno di legge con la data di approvazione già prevista sulle intercettazioni che preveda «cinque anni di carcere per chi le esegue, 5 anni per chi le usa e 2 milioni di euro di multa per chi le pubblica», nel caso in cui siano effettuate «al di fuori di indagini per terrorismo, mafia e camorra». È questo il progetto illustrato da Silvio Berlusconi.

Napolitano, rispettando la formula di rito, ha accettato con riserva le dimissioni del premier perché il suo primo compito è proprio quello di verificare se esistono le condizioni per respingere le dimissioni e rimandare il capo del governo dimissionario alla prova della fiducia alle Camere. Prodi resta quindi in carica per il “disbrigo degli affari correnti” ma l’ipotesi di un reincarico del premier, che ha passato la conta del Senato, chiamando così in causa il suo rispetto per la Costituzione, sembra tramontata. Restano in campo altre due possibilità: un governo tecnico o istituzionale o le elezioni anticipate. La “voce” delle forze politiche che il presidente ascolterà pazientemente e facendo tutti gli approfondimenti necessari sarà determinante. Potrebbero, quindi, non essere consultazioni brevi come invece era accaduto l’anno scorso per la prima crisi del governo Prodi. Ma ogni scenario al momento è prematuro.

Nessuna dichiarazione da parte del Presidente del Senato, Franco Marini, al termine del colloquio con Giorgio Napolitano che ha avviato le consultazioni per la formazione del nuovo Governo. «Vi auguro di tutto cuore buon lavoro» si è limitato a dire Marini, ai cronisti, prima di lasciare il Quirinale.

Anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti, al termine del suo colloquio con Napolitano, non ha rilasciato alcuna dichiarazione.

Poi è toccato al composito gruppo misto, pieno di micro partitini di destra e di sinistra. È toccato al capogruppo dell’Italia dei Valori Aniello Formisano fare la sintesi: «Il gruppo misto ha potuto illustrare al presidente della Repubblica le sue varie posizioni, e come gruppo misto ci siamo comunque rimessi alle valutazioni del Capo dello Stato, che pensiamo siano quelle che verranno prese nell’interesse del Paese».

Pubblicato il: 25.01.08
Modificato il: 25.01.08 alle ore 20.55

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72380

Poteri forti? Presenti!

(25.1.08) – Mentre Napolitano dà il via alle consultazioni c’è grande fermento fra i partiti politici italiani che devono analizzare i possibili scenari che si aprono e in particolar modo nel Pd, che si riunisce in un vertice con Romano Prodi

Ma il dibattito sulla possibilità di un nuovo governo o di elezioni anticipate non investe solo i gruppi politici ma anche chi non è atteso al Quirinale ma vuole dire la sua, come del resto ha fatto fino ad ora. Sono quelli che il segretario del Pdci chiama “poteri forti”, Confindustria e Vaticano, che dopo aver fatto pressing sul passato governo in temi economici ed etici decidono di dettare l’agenda anche in materia elettorale, con una certa convergenza d’idee, tra l’altro.

Un governo tecnico per fare le riforme e andare avanti col risanamento è la strada indicata dal presidente di Confindustria. Luca Cordero di Montezemolo che si mostra scandalizzato per le scene viste in un Senato che paragona ad un suk (come se nei mercati di alcuni paesi arabi sia all’ordine del giorno insultare e aggredire un proprio collega) e sostiene che la parola, dopo la crisi, debba tornare a «noi cittadini».

Ma non subito, perché l’attuale legge non va bene a Montezemolo, dà troppo potere ai partiti e a una politica «sempre più concentrata sulla spartizione di posti e poltrone». La soluzione è «una breve ed efficace stagione di riforme condivise, nell’interesse generale». Insomma un esecutivo tecnico. Che Montezemolo, dopo aver sentito aleggiare i nomi di Draghi e Monti, si voglia candidare anch’egli alla guida di un nuovo governo?



Il primo appello dal mondo religioso invece arriva dalle Acli che chiedono ai partiti più «responsabili» di prendere in considerazione «l’ipotesi di un governo d’intesa, tecnico o istituzionale, in grado di affrontare le più urgenti scadenze politiche ed economiche e che metta mano alla riforma elettorale».

Ma quale riforma? La risposta la dà la Cei (Conferenza episcopale italiana) che, ricordando il «sostanziale pareggio del 2006», invoca una maggiore stabilità per il paese: «attori deboli producono tensioni e fratture, uno stato di instabilità permanente, cui non può supplire una enfatizzazione del processo maggioritario».

Ma fosse che l’ipotesi di un governo di larghe intese venga superata da quella di un governo di “larghissime” intese, con dentro centrodestra e centrosinistra e Montezemolo e Bagnasco presidenti delle Camere?

fonte: http://www.larinascita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1893&Itemid=75

Ennò, cari signori: avete voluto far cadere questo governo? E mò andate a votare con la legge che hanno fatto i vostri amici!