Archivio | gennaio 26, 2008

Shoah, il Giorno della memoria per non dimenticare l’orrore

ROMA (26 gennaio) – Il Convegno internazionale sull’Antisemitismo e i moderni crimini contro l’umanità, in programma domenica e lunedì 28 a Palazzo Barberini, a Roma, rappresenta il culmine delle manifestazioni, svoltesi anche in settimana, per il Giorno della Memoria, data simbolo (liberazione di Auschwitz il 27 gennaio 1945) dello sterminio degli ebrei europei. Un convegno – organizzato dal ministero dei Beni culturali e dalla presidenza del Consiglio – che sarà aperto domenica sera dal presidente del Consiglio Romano Prodi, dal vicepremier Francesco Rutelli e dal presidente dell’Unione delle comunità ebraiche (Ucei) Renzo Gattegna. Lunedì sarà la volta – in una tavola rotonda moderata da Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla presidenza del consiglio – di Franco Frattini, vicepresidente della Commissione europea, di Giuliano Amato, ministro dell’Interno, di Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri, e di Umberto Ranieri presidente della Commissione esteri della Camera. Senza dimenticare Fausto Pocar, presidente del Tribunale internazionale per i Crimini di guerra nell’ex Jugoslavia, e Debora Lipstadt, la studiosa che ha portato all’incriminazione di David Irving, lo storico negazionista inglese.

Il tema è quello dell’antisemitismo, così come si è concretizzato nell’Europa degli anni ’30 e ’40, ma anche i genocidi contemporanei, dai Balcani al Rwanda con un occhio al conflitto interreligioso. L’intera settimana – accompagnata da una forte programmazione tv e radio, sia pubblica sia privata – è stata comunque caratterizzata da una serie di manifestazioni e di cerimonie, quasi tutte all’insegna di un doppio anniversario che si è intersecato con il Giorno della memoria: il 60° della Costituzione e il 70° delle leggi razziali del novembre del 1938.


Proprio questi due temi
sono stati, tra l’altro, al centro del discorso del presidente Napolitano al Quirinale – nella manifestazione in onore dei “Giusti tra le Nazioni” – il 24 gennaio scorso, quando ha affermato:«Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai la Shoah. Non dimentichiamo gli orrori dell’antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine, e va contrastato qualunque forma assuma». Così come la cerimonia nella Risiera di San Sabba a Trieste, nell’unico campo di sterminio in territorio italiano, dove il ministro della Pubblica istruzione
Fioroni ha sottolineato «la vergogna» e «le scuse» per le Leggi Razziali.

Per domenica sono moltissime le manifestazioni programmate in tutta Italia. Eccone una sintesi:


Roma –
Casa della memoria: proiezione del film “La strada di Levi“; presentazione del film documentario “La deportazione e l’internamento dei militari italiani nei lager nazisti”; “Pedalando nella memoria”, in ricordo di Settimia Spizzichino, una delle pochissime ebree romane tornate da Auschwitz.
Centro studi Cappella Orsini: “La promessa della casa in ordine, Cultura e consenso nell’Italia fascista”.
Casa del Cinema: documentario di History Channel “Fuga da Auschwitz”.

Genova – Palazzo Ducale: Cerimonia commemorativa con Anna Foa.

Milano – Museo di storia contemporanea: presentazione della mostra “Dal Lager. Disegni di Lodovico Belgiojoso”.
Conservatorio Verdi: ” Concerto per la Memoria”.

Firenze – Università: Laurea honoris causa allo scrittore David Grossman.
Palazzo Medici Riccardi: convegno in onore di Alberto Nirenstajn.
Teatro Goldoni: concerto del violinista Yehezkel Yerushalmi.

Anche l’Unesco ricorderà il Giorno della memoria: il 28 gennaio a Parigi il direttore generale, Kochiro Matsuura commemorerà le vittime della Shoah alla presenza di Isaac Herzog (ministro israeliano per gli Affari sociali e il welfare e ministro per la Diaspora e la lotta contro l’antisemitismo), di Xavier Darcos (ministro francese dell’Educazione) e Simone Veil, presidentessa onoraria della Fondazione per la memoria della Shoah.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=17700&sez=HOME_INITALIA

Shoah, Napolitano: antisemitismo ancora presente

Roma – “Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai la Shoah. Non dimentichiamo gli orrori dell’antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine, e va contrastato qualunque forma assuma”. Al Quirinale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dato il via alle celebrazioni del Giorno della Memoria, che ricorre domenica prossima.

Cerimonia per i Giusti d’Italia Il capo dello Stato ha voluto dedicare la cerimonia di quest’anno ai Giusti d’Italia. Alla presenza di centinaia di studenti di scuole di diverse regioni che hanno condotto, nel corso dell’anno scolastico, ricerche nel loro territorio su questi personaggi Napolitano ha voluto ricordare che furono i Giusti a “tener vivi gli ideali di umanità” sforzandosi di “salvare almeno alcuni degli ebrei perseguitati, salvarono anche le nostre”.

Una tragica ricorrenza: le leggi razziali Napolitano ha ricordato come il 2008 non segna soltanto il 60° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione», ma anche “il 70° delle leggi razziali emanate dal regime fascista, che di fatto prepararono l’olocausto anche in Italia”. Furono “leggi che suscitarono orrore negli italiani rimasti consapevoli della tradizione umanista e universalistica della nostra civiltà e del contributo ad essa dato dalla comunità ebraica”. Un provvedimento ancora più iniquo in quanto gli ebrei italiani “dopo l’Unità d’Italia, finalmente parificati nei diritti, si sentivano ed erano cittadini, animati da forti sentimenti patriottici”. Proprio per questo, diventa necessario “ricordare gli atti di barbarie delnostro passato per impedire nuove barbarie”.

Amato: “Coltivare la memoria” “Le leggi razziali del 1938 furono una amarissima sorpresa, che sembrava incredibile ma che venne accettata e praticata – ha commentato il ministro dell’Interno Giuliano Amato – la comunità nazionale allora perse l’onore e il senso stesso della sua dignità fin quando poi la tragedia della Repubblica sociale e del dominio nazista fece emergere dalla coscienza del paese la coscienza di quei Giusti che seppero restituire la dignità al nostro Paese a rischio della loro stessa vita”. Amato ha esortato a “coltivare la memoria dei Giusti e dei tanti, dei troppi ebrei ai quali essi non poterono salvare la vita.

Rutelli: “Interrogarsi sulle nuove intolleranze” “La memoria è necessaria per non dimenticare e per cogliere il monito di un evento unico quale fu l’Olocausto e per interrogarsi sui nuovi episodi di intolleranza e di xenofobia”. Il vicepremier, Francesco Rutelli, ha ribadito che “l’Italia persegue il rilancio della cooperazione internazionale e di un multilateralismo efficace in cui l’Unione europea faccia sentire la sua voce. Ma non può esserci alcuna voce, che non dimostri di aver capito le lezioni della Storia”.

fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=236387


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SHOAH (durata 9 min.)

C’è vita su Marte? Ufologi in tilt



in subbuglio per una foto scattata dal robottino della Nasa Spirit

Probabilmente è un effetto ottico, ma sembra una statuina verde femminile a mani giunte inginocchiata

MILANO – È una collinetta? Un semplice gioco di ombre? O veramente si tratta di qualche strana creatura marziana? Probabilmente non è il famoso omino verde quello scovato sulle alture del pianeta rosso ma un’insolita roccia. Tuttavia, le immagini catturate a fine del 2007 dalla sonda spaziale Spirit, e riprese ora da vari siti, hanno acceso un vivace dibattito in rete e messo in agitazione diversi blogger.


IMMAGINI
Bluff o clamorosa scoperta? Questi i fatti: si tratta di alcune affascinanti foto panoramiche scattate appunto da uno dei due robot della Nasa in missione sulla superficie marziana nell’ambito dell’operazione Mars Explorer. Nonostante le tempeste di sabbia che imperversano, sono ancora in attività le due rover robotizzate Spirit e Opportunity che dal 2004 hanno continuato a marciare sul suolo mandando immagini a 360 gradi e dati sulla conformazione del pianeta. Proprio uno di questi paesaggi è finito sotto la lente d’ingrandimento degli appassionati di astronomia. Dalle colline si intravede, infatti, un misterioso omino, apparentemente di colore verde che passeggia indisturbato. Anche i londinesi Daily Mail e Times si domandano a questo punto – un po’ironicamente – se effettivamente la sonda abbia scoperto finalmente la vita su Marte. Per il Daily Mail ha tutta l’aria di essere «una figura femminile che distende un braccio»; per il Times è «Bin Laden che si nasconde a 300 milioni di miglia di distanza dalla Terra».

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COMMENTI La notizia è naturalmente tra le più commentate: per molti si tratta semplicemente di un effetto ottico basato su luci e ombre – un po’ come fu per l’oramai celebre «volto» scovato sulla superficie di Marte. La foto è autentica secondo The Register – scattata appunto su Marte (in una lunga esposizione durata dal 6 al 9 novembre 2007, come dice espressamente la foto pubblicata sul sito della Nasa, l’ente spaziale americano afferma che la foto è in colori leggermente falsati in modo di aumentare i contrasti dell’immagine). E sarebbe stato un lungo e minuzioso esame, pixel dopo pixel, di vari astronomi amatoriali, a portare ora alla luce l’intrigante sagoma.

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MISSIONE Nessun commento è arrivato dall’agenzia statunitense. Per gli scienziati della Nasa la sonda Spirit ha effettivamente trovato alterazioni sulle rocce che dimostrerebbero ancora una volta che sul pianeta rosso c’era acqua. Secondo le prove raccolte in questi anni l’acqua potrebbe avere interagito e cambiato la composizione di queste rocce. Agli antipodi del pianeta rosso, Opportunity, aveva già individuato prove evidenti di un ambiente un tempo umido. Già i primi robot, Viking 1 e Viking 2, atterrati su Marte nel 1976, cercarono indizi della presenza di forme di vita elementari, ma senza successo. A ogni modo il presunto «alieno» genera curiosità, se non addirittura ilarità, ma quanto meno ci porta a domandarci nuovamente se siamo gli unici nell’universo?

Elmar Burchia
23 gennaio 2008(ultima modifica: 24 gennaio 2008)

fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_gennaio_23/marte_foto_statua_298bcf1e-c997-11dc-97c6-0003ba99c667.shtml

Napolitano intanto sente i "piccoli"

Secondo giorno di consultazioni al Quirinale, protagonisti i “piccoli partiti” di maggioranza e opposizione. Napolitano alla fine dice solo, come elemento «edificante», che i tempi, da lui sveltiti il più possibile, sono stati rispettati.

Nello studio alla Vetrata, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha incontrato per primi gli esponenti di Autonomie, Liberté, Democratie, il senatore Carlo Perrin e l’onorevole Roberto Nicco. Poi è stata la volta dei rappresentanti del Sudtiroler Volkspartei, della Dca e nuovo Psi (gruppo alla Camera), della Dca-Pri e Movimento per l’Autonomia (gruppo al Senato).

Clemente Mastella per l’Udeur dice no a governi tecnici e chiede «elezioni anticipate». «Come partito moderato di centro – ha dichiarato l’ex ministro della Giustizia – siamo contrari a governi tecnici. La politica deve essere in questa fase il medico della propria acuta malattia. Altri al capezzale ne accelererebbero la fine. Siamo per le elezioni anticipate, con l’invito a tutti di aprire l’indomani tra le forze politiche, le forze intellettuali e sociali, una nuova fase costituente, un nuovo patto costituzionale e generazionale». «Se dovessimo assistere invece – ha sottolineato Mastella – in questi giorni ad un miracolo, ma ci crediamo poco, per quanto scettici e chiamati a verificarne l’autenticità, non ci dimostreremmo miscredenti».

Un nuovo governo per approvare la legge elettorale, partendo dal modello regionale su cui era fondata la bozza Chiti. Ma se un accordo di questo tipo non fosse possibile, si vada ad elezioni gestite dal governo di Romano Prodi, soluzione in linea con quanto avviene in tutte le democrazie occidentali mentre ogni altra soluzione sarebbe un “bizantinismo”. Questa la posizione dei Socialisti espressa al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dal capogruppo alla Camera Roberto Villetti, consultato anche per quanto riguarda i Radicali.

L’Italia dei Valori ribadisce di auspicare nuove elezioni a breve termine, ma fa sapere di essere «disponibile a un governo istituzionale, a brevissimo tempo, e solo per affrontare l’emergenza di riformare la legge elettorale». Il leader del Partito, Antonio Di Pietro ha anche sottolineato che se si deve andare al voto a breve, senza riuscire a cambiare la legge elettorale, «è meglio che si vada con questo governo dimissionario e non con un altro che non avrebbe alcuna funzione se non quella di portarci alle elezioni senza fare nulla».

I Verdi vorrebbero un reincarico per Prodi.«Prodi – fa notare il presidente e ministro dimissionario Alfonso Pecoraro Scanio – ha ricevuto la fiducia in una delle Camere non bisogna interrompere il lavoro di risanamento economico avviato e bisogna impegnarsi per aumentare i salari e investire sui giovani, sui precari e sull’ambiente».

A dire il vero, però, soltanto ieri lo stesso Romano Prodi, rientrando a Palazzo Chigi dopo aver inaugurato l’anno giudiziario da ministro della Giustizia ad interim dimissionario, aveva affermato di «non essere disponibile per un reincarico» perché «quanto si perde in Parlamento, il tuo schema ha perso: quando si perde di fronte al Parlamento, magari anche per un solo voto» significa che «lo schema che avevo ha perso». Il premier che ha già rimesso il suo incarico ed è ora a Palazzo Chigi solo per gli affari correnti, ha confermato la sua preferenza per un voto non immediato. «Come ho già detto nel mio intervento in Parlamento e anche al Capo dello Stato, bisogna fare di tutto per evitare di andare a elezioni anticipate con questa legge elettorale». Votare con il “Porcellum” per lui sarebbe «una tragedia». Non ha rimpianti. «È stato un periodo bellissimo – è la sua visione dell’anno e mezzo passato a capo dell’esecutivo – ma ora bisogna andare avanti». Al momento però vede per il suo futuro solo il ruolo di nonno.

Sentito da Napolitano, il segretario dei comunisti italiani Oliviero Diliberto, ribadisce il suo ruolo invece di “bastian contrario”. Contrario a «governi tecnici,istituzionali, larghe intese…», insomma a qualunque «pasticcio – così lo definisce – incomprensibile agli elettori di sinistra». Meglio «andare al voto». Anche con la legge attuale. Una posizione che lo mette più in riga con Mastella che con gli altri gruppi della Sinsitra arcobaleno, sostanzialmente concordi sulla proposta di un «governo di scopo» – per usare l’espressione del ministro Palo Ferrero – che faccia la riforma elettorale, per andare al voto «entro l’estare».

Lo stesso presidente della Camera Fausto Bertinotti, parlando da Reggio Emilia, ribadisce che per il bene del Paese è necessario dare «agli elettori la possibilità di votare con una legge che consenta di scegliere, una legge che conseta a chi vince di governare e ai partiti di ritrovare un rapporto forte con la società civile».

Pubblicato il: 26.01.08
Modificato il: 26.01.08 alle ore 18.58

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72414

INTERVALLO

Tod’s: contro il carovita 1.400 euro a tutti i dipendenti


CHE AVETE CAPITO? UNA TANTUM, MICA AL MESE!


“Crediamo di dare un segnale di solidarietà e di ringraziamento per il lavoro svolto”.

Ma la Cgil marchigiana contesta: “L’una tantum annunciata non fa parte di nessun accordo o trattativa”

Sant’Elpidio a Mare, 26 gennaio 2008 – Per ogni lavoratore, 1.400 euro di gratifica per l’anno 2008 così da difendere il potere d’acquisto. L’iniziativa è Diego Della Valle, patron del gruppo Tod’s ed è stata presa, spiega l’azienda, “in considerazione dell’oggettiva difficoltà nella quale versano i lavoratori per la reale perdita del potere di acquisto del loro salario”.

Il gruppo Tod’s – si legge nella nota dell’azienda – “riconoscente per la dedizione al lavoro e per il rispetto che i suoi dipendenti hanno sempre dimostrato, comunica che riconoscerà la somma di 1.400 euro per l’anno 2008 a ogni lavoratore del gruppo. Crediamo in questo modo – spiega – di dare un segnale di solidarietà e anche di ringraziamento per il lavoro svolto dai nostri dipendenti che molto hanno contribuito a portare alto nel mondo il nome Tod’s”.

L’iniziativa è la prima da parte di una grande azienda e, di fatto, anticipa, le misure che il sindacato ha chiesto di mettere in campo per venire incontro alle difficoltà dei lavoratori in materia di alleggerimento del carico fiscale, crescita di salari e produttività.

L’iniziativa della Tod’s potrebbe fare scuola come accadde alla fine dell’ottobre scorso quando la Fiat – si era in piena trattativa per il rinnovo dei contratti dei metalmeccanici – per festeggiare i risultati positivi raggiunti per l’undicesimo trimestre consecutivo, decise di dare unilateralmente un aumento di 30 euro. E, così facendo, aprì una strada seguita poi da Andrea Riello e dall’Ilva.

Tuttavia, negli ambienti sindacali, la scelta non è stata accolta con entusiasmo. Secondo il segretario regionale della Filtea Cgil delle Marche, Domenico Tica, le 1.400 una tantum decisa dalla Tod’s è ”una decisione utile nel merito, ma sbagliata nel metodo”. “Quello che si è verificato – spiega – non è un dialogo, ma un ascolto a distanza”, visto che i sindacati continuano a rivendicare un contratto aziendale che alla Tod’s ancora non esiste.


La Filtea Cgil pone allora delle domande a Della Valle
: ”Perché 1.400 euro e non di più? Perché saranno elargiti unilateralmente e solo per il 2008?” E “perché l’annuncio è arrivato soltanto dopo il pressing del sindacato aziendale, territoriale e nazionale?”

Il pressing a cui si riferisce Filtea è il ‘sit in’ organizzato il 16 novembre fuori dallo stadio ‘Del Duca’ di Ascoli durante la partita Ascoli-Fiorentina, quando fu consegnato un documento al presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, in quei giorni in visita nelle Marche. I sindacati di categoria, che lunedì terranno una conferenza stampa ad Ancona sulla situazione della Tod’s, sono ”pronti a mettersi attorno a un tavolo e avviare una serena discussione a tutto campo”.


Pure Maurizio Di Cosmo
, membro della segreteria regionale Marche della Cgil, non è tenero con il patron della Tod’s e parla di “provocazione”. “Continuamo ad essere ignorati – dice -, e l’una tantum annunciata non fa parte di nessun accordo o trattativa. Il contratto integrativo continua ad essere ignorato da Della Valle, che da 10 anni, nei suoi tre stabilimenti marchigiani, dove lavorano circa 1200 addetti, fa come se il sindacato non esistesse”.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2008/01/26/61424-contro_carovita_euro_tutti_dipendenti.shtml

A Cuffaro i cannoli vanno di traverso: si dimette


Un manifesto di Rifondazione


Aveva festeggiato la condanna
a cinque anni di reclusione con cannoli e spumante.
Ma devono essergli andati di traverso e dopo una settimana di critiche e richiami il governatore Udc della Sicilia, Salvatore “Totò” Cuffaro ha annunciato le sue dimissioni “irrevocabili”. Una scelta che sembra tuttavia poco spontanea se è vero che la Procura di Palermo stava per predisporre un provvedimento di sospensione dalla carica.

Un evento evitato con le dimissioni e che ha tolto più di qualcuno dall’imbarazzo. A cominciare da Pierferdinando Casini. Il leader dell’Udc ha comunque perso un’altra occasione buona per tacere. E all’annuncio delle dimissioni ha e insistito con la solidarietà al suo luogotenenete siciliano, definendo il suo lasciare un atto di responsabilità e di senso delle istituzioni.

Le dimissioni di Cuffaro, per la prima volta nella storia dell’autonomia siciliana, a norma di statuto autonomo comportano entro tre mesi lo scioglimento dell’Assemblea regionale, che nel 2007 ha festeggiato i 60 anni del suo insediamento, e nuove elezioni regionali.

Nel periodo tra lo scioglimento dell’Assemblea e la nomina del nuovo governo regionale i presidenti e gli assessori possono compiere atti di ordinaria amministrazione. Secondo un’intepretazione la «reggenza» della giunta potrebbe essere affidata al vice presidente della Regione, attualmente l’esponente dell’Mpa, Lino Leanza. La legge costituzionale 23 febbraio 1972, numeri 1, ha stabilito, all’articolo quattro che «finchè non sia riunita la nuova Assemblea regionale siciliana (…) sono prorogati i poteri (…) della precedente Assemblea».

Dopo la condanna a 5 anni per favoreggiamento del governatore, l’opposizione di centrosinistra all’ Ars e al comune di Palermo aveva chiesto le dimissioni del presidente e a queste voci politiche si sono aggiunte anche quelle di movimenti e sindacati. Anche nel centrodestra c’erano state prese di posizione e distinguo, a cominciare da quello dell’azzurra siciliana Stefania Prestigiacomo che aveva fin da subito dopo la condanna chiesto un chiarimento tra gli alleati. La mozione per le dimissioni, presentata all’Ars dall’opposizione, è stata però respinta a larga maggioranza. Dopo le dimissioni anche il l presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè ha apprezzato la decisione di lasciare lo scranno presidenziale.

Montezemolo

Venerdì la richiesta a Cuffaro di lasciare l’incarico ha ”unito” anche il segretario di Prc, Franco Giordano e il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. «Non mi capita quasi mai di essere d’accordo con Luca Cordero di Montezemolo – ha detto Giordano – ma come si fa a non dargli ragione sulla vicenda Cuffaro? Mentre gli imprenditori cercano di liberare la Sicilia dalla mafia c’è un presidente della Regione, condannato a 5 anni con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, che ritiene di dover restare al suo posto».

«Mentre gli imprenditori siciliani combattono con coraggio contro il pizzo, il governatore della sicilia viene condannato a 5 anni di reclusione e decide di restare al suo posto. Questa brutta istantanea riassume bene i due volti del Paese e la distanza sempre più grande di questa classe dirigente politica dal Paese reale, dai problemi, dei cittadini»: questo ha detto Montezemolo venerdì.

Un’uscita, quella del presidente di Confindustria, commentata dal leader dell’Udc Casini come «comprensibile ma fuori luogo». «Non penso – aggiunge Casini, sponsor di Cuffaro fino all’ultimo – che la Confindustria in Sicilia sia in grado di scagliare la prima pietra: ci sono stati episodi ben peggiori di quello di Cuffaro». Ma la decisione di lasciare – «non automatica» e scelta «in base all’umiltà» – è arrivata lo stesso, mentre già la società civile – dagli studenti ai sindacati – si stava organizzando per una lunga contestazione di sit in e presidi per invocarne, appunto, le dimissioni. Mentre persino il pasticcere Vincenzo Bonaccolta di Castronovo di Sicilia, ex compagno di classe del presidente della Regione, si doleva dei cannoli preparati per l’incauto festeggiamento: «Se avessi saputo che sarebbe successo tutto questo caos, di sicuro non gleli avrei mandati».

Ora il timore è piuttosto che tornino a gola. E che Totò Cuffaro si voglia ripresentare all’Assemblea regionale, magari sperando nel frattempo di essersi ripulito l’immagine infangata – a dire il vero – di qualcosa di più pesante da digerire di un po’ di ricotta e cioccolato.

Chi vorrebbe senz’altro ricandidarsi, è la sua ex rivale Rita Borsellino, per la quale «la fase che si apre sull’isola è fondamentale» ed esistono ora«le condizioni per determinare il cambiamento». Una considerazione che condivide anche l’europarlamentare siciliano Claudio Fava. Altri candidati di cui è circolato il nome per il centrosinistra sono stati: Anna Finocchiaro e Francantonio Genovese. Ma la prima ha declinato per rimanere capogruppo del Pd al Senato e il secondo per ricandidarsi sindaco a Messina. Mentre nel centrodestra per ora a circolare sono stati i nomi di Gianfranco Micciché e del capogruppo al Senato di Forza Italia, ed infine il Movimento per l’Autonomia sembra dover scegliere tra il suo leader Raffaele Lombardo e l’attuale vice presidente della Regione Lino Leanza. Mentre ancora non si conoscono neppure approssimativamente le mosse di An e Udc.

E sperando comunque nell’estinzione in via definitiva nell’isola dei gattopardi.

Pubblicato il: 26.01.08
Modificato il: 26.01.08 alle ore 17.14
fonte:

Rita Borsellino: «Le dimissioni? Un atto dovuto nei confronti dei siciliani»

La decisione di Cuffaro “è un atto dovuto nei confronti della Sicilia e i siciliani. Adesso si apre una fase decisiva per l’isola e il suo futuro in cui ognuno deve fare la propria parte” commenta Rita Borsellino, leader dell’Unione all’Ars. “È stato un atto obbligato per ridare trasparenza istituzionale alla Regione Siciliana e per non lasciare ombre su quell’istituzione” dice Francesco Forgione, presidente della commissione Antimafia. “Occorre rompere ogni collusione tra politica, istituzioni e criminalità organizzata. Questa è una scelta che andrebbe fatta da tutti i partiti, non dalla magistratura”.

“Sarebbe grave che Cuffaro si dimettesse oggi a Palermo per ricandidarsi domani a Roma, esattamente come ha deciso di fare il sindaco di Catania, Umberto Scapagnini. Se il governatore è davvero convinto della propria innocenza, lo sfido ad andare al processo d’appello senza cercarsi l’immunità parlamentare” rilancia l’europarlamentare Claudio Fava.

“Nelle prossime ore ci riuniremo con gli altri segretari della Cdl della Sicilia per fare il punto della situazione per trovare una soluzione condivisa che assicuri il buon governo nei prossimi anni” annuncia il coordinatore di Forza Italia in Sicilia, Angelino Alfano. Tutti i segretari della Casa delle libertà dichiarano che le dimissioni “rendono onore all’uomo e al politico”.

Per il portavoce nazionale di Italia dei Valori, Leoluca Orlando, Cuffaro si è dimesso “solo per sfuggire alla gogna di una cacciata dal Palazzo ad opera della società civile e di un provvedimento del Governo nazionale che era ormai pronto per la firma”.

“Quella di Cuffaro è una scelta nobile e generosa. Si è sottratto al tritacarne strumentalmente messo in moto nei suoi confronti dimostrando concretamente il suo rispetto per le istituzioni e il popolo siciliano” sostiene il leader del Movimento per l’autonomia, l’eurodeputato Raffaele Lombardo.

La decisione di Cuffaro “senza dubbio sofferta, ma certamente tardiva, è la vittoria della legalità e del rispetto delle istituzioni” dice il segretario regionale siciliano del Pd, Francantonio Genovese.

(u.l.)

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/01/cuffaro-dimissioni-reazioni.shtml?uuid=8614feb8-cc21-11dc-aac9-00000e251029&DocRulesView=Libero


Patricia Verdugo: Chile te recordará

Scompare dal panorama letterario e giornalistico del Cile una delle voci che più duramente e con più passione hanno condannato la dittatura di Pinochet.

Patricia Verdugo, 61 anni si è spenta la notte di domenica a Santiago, dopo una lunga malattia.

Ha messo a nudo, in tutta la sua crudeltà ed efferatezza, i crimini commessi nel suo paese durante gli anni terribili della dittatura, attraverso un’ eccellente produzione letteraria che le ha valso il premio Maria Moors Cabot nel 1993 negli Stati Uniti, (il più importante riconoscimento attribuito negli USA ad un giornalista straniero) e nel 1997 nel suo paese il Premio nazionale di giornalismo.

I suoi libri, circa una decina, sono il frutto di un enorme lavoro di ricerca, indagine, raccolta di testimonianze ed atti processuali volto a testimoniare nel modo più dettagliato possibile e con dovizia di particolari i crimini commessi in quegli anni. Molti processi verso i repressori ed i torturatori di allora si sono istruiti con la documentazione raccolta grazie al suo lavoro.
Suo padre, Sergio Verdugo, fu una delle 30.000 vittime del terrore e alla sua storia è ispirato Bucarest 187 del 2001.

La sua opera più importante tuttavia è Gli artigli del puma del 1985 che tratta della “Carovana della morte”, “l’atto fondativo della dittatura” come lo definì la stessa Patricia Verdugo, una squadra militare che aveva il compito di giustiziare tutti gli oppositori politici e che viaggiava tra le varie province cilene a bordo di un elicottero Puma.

La verità e la storia ringraziano Patricia Verdugo.

Annalisa Melandri
http://www.annalisamelandri.it/dblog/articolo.asp?articolo=414

Patricia Verdugo: Chile te recordará

Enviado por Vlado Mirosevic el 14/01/2008 a las 11:20
Vlado Mirosevic

Ayer murió Patricia Verdugo. La periodista chilena que se convirtió en un icono contra la dictadura militar. Esta valiente mujer vio morir a su padre debido a las torturas que le propino la prepotencia insensata de las fuerzas militares en 1976.

A eso de los 12 años, cuando comencé a interesarme en política, mi padre me prohibió leer su libro “Los Zarpazos del Puma” debido a que era demasiado fuerte. Luego con los años fue él quien me lo volvió a recomendar.

Con lágrimas en los ojos escribo estas líneas. Patricia Verdugo: Chile te recordará. Lo harán las nuevas generaciones y los profesionales que seguirán el legado ético que dejaste en el país.

Cuando llega el momento en la vida de las personas de debatirse entre ser o no ser una persona que evoque grandeza ante los demás, tu tomaste un camino decidido. Muchos le temen a ese camino.

Donde quiera que estés, mil gracias!

fonte: http://www.atinachile.cl/content/view/117137/Patricia_Verdugo_Chile_te_recordar.html

Gli artigli del puma

Gli artigli del puma

di Verdugo Patricia

  • Prezzo: € 17.50

Descrizione

Il Puma è un elicottero tristemente famoso in Cile. Subito dopo il golpe che destituì il presidente Salvator Allende nel 1973, una squadra militare si spostò con questo mezzo per tutto il paese, atterrando improvvisamente in luoghi da cui venivano prelevate persone delle quali non si sarebbe saputo più nulla. Uno sterminio che preparò il terreno al lungo regime di Augusto Pinochet. In anni di ricerche, Patricia Verdugo ha raccolto testimonianze e prove, che costituiscono un definitivo verdetto di colpevolezza per il dittatore.


Dettagli del libro

Governo Prodi: Visto dall’altro lato dell’oceano

25 gennaio 2008

di Antonio Pagliula

Che percezione si ha dell’Italia dopo la caduta del governo Prodi dall’altro lato dell’oceano Atlantico? La conclusione comune, dal Messico all’Argentina, è che il nostro paese è ormai avviato lentamente verso un’inesorabile decadenza, dalla quale sarà difficile risollevarsi.

Una fine annunciata. La sconfitta di Prodi al senato è stata la cronaca di una morte annunciata. Il governo Prodi, che per vincere le elezioni del 2006 aveva messo insieme una coalizione di 14 forze politiche molto diverse tra loro, secondo molti osservatori era nato morto. Per mesi, i membri della maggioranza del “professore” hanno litigato su tutto – dalla politica estera a quella economica, dalle riforme del welfare alla famiglia – e si sono divisi perfino su come affrontare la crisi della spazzatura a Napoli. Tutto questo ha portato l’esecutivo alla paralisi.

Ora si parla di elezioni anticipate, governi tecnici o istituzionali. Comunque vadano le cose, non c’è dubbio che chi prenderà il timone del paese dovrà affrontare tempi difficili.

Questa la sensazione generalizzata che si percepisce sulla sponda latinoamericana. Un panorama che s’intristisce ancor di più se si pensa, come segnala il quotidiano argentino La Nacion, che ormai l’italiano medio fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese ed il paese è ormai in mano ad una classe politica totalmente screditata e lontana anni luce dai cittadini.

Un destino annunciato? Forse quello prospettato qualche mese fa dal Financial Times che descriveva l’Italia come il paese peggio governato d’Europa (su 27) e con una classe politica superpagata e prigioniera di un terribile binomio immobilismo/opportunismo.

Cosa rappresenta ormai l’Italia fuori dal confine? Uno stato imprevedibile politicamente, dove tutto può succedere, ma purtroppo decadente economicamente e per qualcuno ormai alle soglie di una rescissione.
Un paese virtualmente paralizzato ed ingovernabile, che con un’immagine decadente, rafforzata oltre che dalla crisi politica anche dal pessimo ritorno d’immagine del problema spazzatura a Napoli, proprio di un paese terzomondista, porta la stampa latinoamericana a chiedersi se realmente l’Italia possa continuare a considerarsi uno dei sette paesi più industrializzati.

“La sensación es que la península, golpeada permanentemente por inexplicables crisis políticas, huelgas (scioperi), servicios públicos cada vez más caros y que funcionan cada vez peor y un malestar generalizado, marcha hacia una lenta e inexorable decadencia, de la que será cada vez más difícil levantarse”.

Credo non ci sia bisogno di traduzione…


Intanto la visita dell’ormai ex premier Prodi prevista in Messico per il 26 e 27 febbraio è ufficialmente cancellata
. Prodi con D’Alema ed un centinaio d’impresari doveva fare tappa a Città del Messico e Monterrey (la stessa delegazione doveva visitare anche altri paesi economicamente emergenti come Sudafrica ed India). Si spera che almeno la delegazione imperiale possa confermare il viaggio.

La visita del premier italiano sarebbe stata la più importante nella storia delle relazioni bilaterali tra Messico ed Italia, alla luce soprattutto del trattato di libero commercio vigente tra Messico ed UE.

Nessun presidente italiano viene, infatti, in Messico dall’inizio degli anni ’90 quando l’allora presidente Dini, realizzò una visita di basso profilo.

Si spera almeno che il tentativo di riavvicinarsi all’America Latina, accennato dall’uscente governo non cada nel dimenticatoio.

Immagini tratte dai quotidiani messicani La Jornada, El Universal e Milenio, e dall’argentino Clarin.
La citazione ripresa dal quotidiano argentino La Nacion.


fonte: http://www.verosudamerica.com/2008/01/visto-dallaltro-lato-delloceano.html

E COME LA VEDE ‘LIBERO’
GIORNALE PER NULLA DI PARTE, DAI TRATTI, CARATTERISTICI DELLA DESTRA DI OGGI, CHE SI RICHIAMANO ALLA SOBRIETA’ E ALL’ELEGANZA DEI CONTENUTI..