Archivio | gennaio 27, 2008

Yellow Triangle


In memoria dell’Olocausto una canzone di

Christy Moore

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Martin Niemöller (1892-1984), teologo e pastore luterano tedesco oppositore della prima ora al nazismo, venne arrestato nel 1937 dalla Gestapo su diretto ordine di Hitler, infuriato per un suo sermone. Rimase per otto anni prigioniero in vari campi di concentramento nazisti, finché non venne liberato. La poesia sulla quale si basa la canzone di Christy Moore è del 1945.
Si tratta di una “poesia contro l’apatia”, la “violenza della tranquillità”. Nei campi di concentramento, i prigionieri erano costretti a portare dei triangoli di stoffa colorata a seconda della categoria cui appartenevano. Si notino i colori: gli ebrei portavano un triangolo giallo sormontato dalla stella di David. Gli internati politici (comunisti e sindacalisti) portavano un triangolo rosso, gli omosessuali un triangolo rosa e i testimoni di Geova un triangolo porpora. I triangoli verdi erano riservati ai “delinquenti comuni”, quelli neri ai cosiddetti “asociali”, quelli marroni agli zingari, quelli bianchi a chi aveva scioperato dal lavoro e, infine, quelli blu ai prigionieri di guerra dei paesi occupati.

La poesia, o raccolta di frasi di Martin Niemöller, Als die Nazis die Kommunisten holten è ripetuta in una pagina autonoma a causa dell’interpretazione della Songgruppe Regensburg.

(Riccardo Venturi)

Black triangle, pink triangle, green triangle,
red triangle, blue triangle, lilac triangle,
And they wore the yellow triangle.

When first they came for the criminals, I did not speak.
Then they began to take the Jews,
When they fetched the people who were members of trade unions, I did not speak.
When they took the Bible students,
Rounded up the homosexuals,
Then they gathered up the immigrants and the gypsies,
I did not speak.
Eventually they came for me
And there was no one left to speak.


(inviata da Riccardo Venturi)

fonte: http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?lang=it&id=1008

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Testo: Christy Moore, basato su una poesia di Martin Niemöller
Musica: Christy Moore.



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fonte: http://www.prato.linux.it/~lmasetti/canzonicontrolaguerra/categoria.php?id=7&lang=it

Berlusconi ha voglia di marciare su Roma


DIRETTA

Berlusconi attacca: “Voto subito
o in milioni a Roma per chiederlo”

Giornata di riposo oggi per Giorgio Napolitano, impegnato nel giro di consultazioni tra i partiti per cercare di sbrogliare la matassa della crisi politica. Il capo dello Stato riprenderà lunedì alle 9 incontrando Lega, Udc, Rifondazione e An. Berlusconi: “Voto subito o milioni di persone andranno a Roma per chiederlo”. Cesa (Udc): “Chiederemo un governo di responsabilità nazionale”

“C’è una celebre formula di un filosofo italiano, presa da un filosofo europeo, che parla di pessimismo dell’intelligenza e di ottimismo della volontà. E’ un buon viatico”. Così il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se fosse ottimista o pessimista sull’esito della crisi di governo. Bertinotti è a Milano per partecipare ad un’iniziativa della Provincia.

“No, sarebbe solo una follia”. Angelo Rovati, ex consigliere economico di Prodi, ha risposto così nel corso di “In mezz’ora” su Raitre, alla domanda se Prodi possa essere il candidato premier del partito per le prossime elezioni. Riguardo alla gestione Veltroni, Rovati definisce il segretario del Pd “l’uomo ideale per comunicare con la gente”, ma lamenta che “lo spirito dell’Ulivo non è ancora entrato a pieno nel partito”.

Romano Prodi non pensa affatto a dar vita ad una propria lista ma, casomai, darà il suo contributo per unire l’anima cattolica e laica del Partito democratico. Ne è convinto Angelo Rovati, ex consigliere economico di Prodi che alla trasmissione “In mezz’ora” su Raitre, pur premettendo di parlare a titolo personale, dice di vedere per il Professore “un futuro di saggezza e di collaborazione” nel Pd. “E’ presidente del Partito – osserva Rovati – lo ha fondato. Il Pd è formato da cattolici e laici e lavorerà per far convivere insieme queste due anime”.

“E’ gravissimo evocare la marcia su Roma per esercitare pressioni inopportune sul Presidente della Repubblica. Ci auguriamo che i consiglieri suggeriscano a Berlusconi un atteggiamento piu” sobrio e rispettoso delle istituzioni, della Costituzione e della storia del nostro Paese”. Lo afferma il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli.

“La minaccia di Berlusconi di portare in piazza milioni di italiani per chiedere elezioni non ci spaventa affatto, chiunque ha il diritto di manifestare. Ma se molti italiani vogliono andare a votare ce ne sono anche molti che sanno che l’attuale legge elettorale può ricreare lo stesso problema che ha avuto la maggioranza in questi due anni”. Lo dice il capogruppo Prc al Senato Giovanni Russo Spena che aggiunge: “Fare una nuova legge elettorale è indispensabile”.

“Gli italiani vogliono votare per voltare pagina. Sono convinta che Berlusconi sia nel giusto quando afferma che, in caso contrario, milioni di persone si riverrebbero nelle piazze”. Alessandra Mussolini, leader di Azione Sociale, aggiunge: “Così come penso che Fini abbia colto nel segno quando parla di un programma semplice, condiviso e, aggiungo, scritto con le mani di tutti.

“Veltroni demonizza la legge elettorale e vorrebbe scaricare su di essa le ragioni del fallimento del centrosinistra. Si tratta di un alibi pretestuoso. Non può nascondere che la crisi del centrosinistra sia stata meramente politica e non numerica, non può cancellare il significativo e determinante sottrarsi di due partiti della sua coalizione, unica vera e motivata spallata tutta interna al governo Prodi e alla sua maggioranza”. E’ quanto afferma in una nota Renato Schifani di Fi.

L’ipotesi di un ‘Governo del Presidente’, secondo il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, è “campata in aria e credo anche che sia difficile che si possa realizzare”. “Bisogna comunque rispettare – ha aggiunto Cesa – il ruolo del presidente della Repubblica. Penso che occorre realismo, soprattutto dopo aver sentito le forze maggiori. Poi ovviamente toccherà a Napolitano decidere”.

Se una democrazia non è in grado di decidere “entra in crisi, e l’Italia è una democrazia nella quale viene negato il diritto di decidere”. Lo ha detto Walter Veltroni a Firenze, concludendo il forum sull’ ambiente del Partito democratico. Negare il diritto di decidere “significa avere istituzioni paralizzate dai veti e logorate da mediazioni esasperanti. Basta con la contrapposizione e l’odio di cui si è alimentata per 15 anni la politica italiana”.

“Io sconsiglierei un ricorso così frettoloso ad elezioni anticipate solo perché la vittoria è sicura: aspettino due mesi per fare una nuova legge elettorale. Una vittoria non si consuma in due mesi e se si consuma significa che è una cosa effimera”. Lo ha detto Walter Veltroni, segretario del Pd. “Sul ‘Corriere della Sera’ ho visto un sondaggio – ha affermato Veltroni – che dice che in questo momento la Cdl è avanti. Ma sulla base di una serie di condizioni, probabilmente questo vantaggio già oggi è capovolto”.

“Nel centrodestra si sta facendo lo schieramento di tutti, tutti insieme: Mastella, la signora Mussolini, Storace, Fini, Berlusconi, Bossi. E’ un film che abbiamo visto molte volte in questi ultimi quindici anni ma che gli italiani non vogliono più vedere”. Lo ha detto Walter Veltroni, leader del Pd, concludendo a Firenze la convention nazionale ‘Ambientalismo del fare’.

Per il governatore del Veneto Giancarlo Galan il governo Prodi era arrivato alla fine e ora c’è la necessità di andare al voto. “Il governo – ha detto Galan – era ormai arrivato al capolinea. Cosa vorrei? Io sono assolutamente schierato con l’idea che è necessario andare subito al voto. Sono sempre a favore del voto”.

“Non si fa un governo per fare una legge elettorale. Un governo tecnico-istituzionale dovrebbe essere appoggiato tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra, ma c’è troppa differenza di valori. Come si possono trovare punti di convergenza?”. Lo ha detto il presidente di An, Gianfranco Fini. “Si stacchi la spina – ha aggiunto – e si vada al voto”.

Forza Italia ha fatto tesoro dell’esperienza delle passate elezioni del 2001 e saprà guardarsi dai ‘partitini’ all’interno della coalizione. Ne è convito il leader azzurro Sivlio Berlusconi, intervenuto telefonicamente all’assemblea di Rete Italia. “Abbiamo fatto sufficente esperienza per saperci gurdare da questi rischi – ha detto -. Credo che a questi nostri alleati possiamo dare visibilità e sostegno ma è con i loro voti che devono essere capaci di eleggere i loro rappresentanti”.

“A Romano Prodi va il mio ringraziamento più affettuoso e quello del Partito democratico per il grande, straordinario lavoro che ha fatto per l’Italia e per l’attaccamento al paese che lo ha contraddistinto”. E’ quanto ha detto Walter Veltroni concludendo a Firenze la convention nazionale del Partito democratico ‘Ambientalismo del fare’.

“Invito tutti alla responsabilità nazionale, faccio un appello sincero al senso di responsabilità nazionale di tutte le forze politiche, nell’interesse del paese”. Lo ha detto Walter Veltroni, leader del Pd. “E’ necessario riscrivere le regole del gioco. Noi siamo disposti a farlo”, ha aggiunto Veltroni. “Siamo convinti che sia possibile prendere 8-10 mesi, forse un anno, per avviare la stagione delle riforme: cambiare la legge elettorale, i regolamenti parlamentari, dimezzare il numero dei parlamentari”.

“Oggi non ci sentiamo in uno Stato libero” e questo in riferimento al tema della privacy. Ne ha parlato Silvio Berlusconi. Il leader di Forza italia ha annunciato che il tema della privacy e delle intercettazioni telefoniche sarà uno degli argomenti che affronterà. Berlusconi ha spiegato che le intercettazioni si potranno fare ma saranno consentite solo per terrorismo e mafia. E per chi trasgredirà saranno introdotte pene severe.

“Sto benissimo, perfettamente, nessun problema. Adesso lasciatemi andare in casa. Poi vado a Roma”. Queste le sole parole pronunciate stamattina dal presidente del consiglio dimissionario Romano Prodi che intorno alle 9 è uscito per un’ora di corsa con un gruppetto di amici. Prodi al termine della messa, da San Giovanni in Monte è uscito con la nipotina Chiara per mano ed il piccolo Davide (l’ultimo nato, figlio del primogenito Giorgio) in braccio.

Silvio Berlusconi intende tornare al governo e fare come Tony Blair, con un programma in dieci punti, e passando il testimone a un ‘Gordon Brown italiano’ dopo tre anni: lo ha detto ieri Paolo Bonaiuti al domenicale britannico Observer. “Noi andremo avanti alla maniera britannica – aggiunge Bonaiuti – con calma, possibilmente con richieste di cooperazione con l’opposizione su alcuni problemi difficili”.

“Roma in questo momento spera che non ci siano le elezioni. Se ci fossero – spiega Maria Pia Garavaglia, vicesindaco della capitale -, essendo elezioni anticipate, non ci sarebbero i tempi previsti affinché il sindaco se dovesse partecipare si dimetta entro il termine. Purtroppo, essendo eletto direttamente dai cittadini, non c’è alcuna possibilità di surrogare un sindaco, ci sarebbe solo il commissario. Roma avrebbe bisogno, in questa malaugurata ipotesi, che ci sia un commissariamento breve”.

“Se all’interno di questa sinistra ci fossero persone di buona volontà che volessero dividere con noi certe responsabilità per delle riforme magari poco popolari non saremo certo noi a dire di no”. Lo ha detto Silvio Berlusconi parlando in collegamento telefonico con l’assemblea nazionale di rete Italia.

“Il centrodestra avrà un programma molto preciso, fatto di disegni di legge precisi, da presentare alle Camere in date precise. Chi lo firmerà e aderirà impegnativamente a questo programma sarà il benvenuto”. Lo ha detto Silvio Berlusconi in risposta alla domanda se il centrodestra accoglierà anche Clemente Mastella.

“Ho l’impressione che alla fine non si vota” ma “mi batterò per impedire la nascita di un governo istituzionale e per andare alle urne”, anche se “i poteri forti sono tutti schierati per l’inciucio e non è poco”. E’ quanto afferma il segretario del Pdci Oliviero Diliberto su ‘Repubblica’. Per Diliberto, che ricorda il giudizio del leader storico del Pci Palmiro Togliatti, “i governi tecnici sono i peggiori di tutti i governi reazionari, perché si presentano con una faccia asettica fingendo neutralità”.

“L’epilogo è chiaro: voto in aprile. Inutile perdere tempo”. Lo sostiene il deputato di An Maurizio Gasparri, che diffida il governo Prodi a fare delle nomine nel tempo che ci separa dal voto.
“Il Paese – osserva Gasparri – ha bisogno di un governo solido e stabile. E con questa legge elettorale, dopo la catastrofe Prodi e la fine irreversibile del centrosinistra, avremo noi numeri più che abbondanti in voti e seggi. Quella di Prodi è stata una pagina oscura nella vita della Repubblica. Ora stia fermo. Lo diffidiamo pubblicamente dal mettere mano a nomine e spartizioni”.

“Niente governi istituzionali per gestire le elezioni, va bene Prodi, è stato un osso duro, ma è una persona per bene”. Lo afferma il segretario della Democrazia cristiana per le autonomie, il senatore Gianfranco Rotondi.

“Lo decideremo insieme, comunque penso di inserire nel simbolo di Forza Italia anche il richiamo al Popolo delle Libertà”. Lo ha detto Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con l’assemblea nazionale di Rete Italia. “Immagino – ha spiegato – che tutti i partiti, visto che andremo a votare con la legge vigente, vorranno andare con il loro simbolo. Noi potremmo inserire il richiamo al Pdl”. “Dobbiamo credere – ha proseguito – in questa prospettiva di cambiare il modo di fare politica”.

“Si va assolutamente avanti. Non è cambiato nulla”. Lo ha detto Silvio Berlusconi parlando del progetto del partito del Popolo della Libertà. Berlusconi ha ricordato che il manifesto dei valori sarà quello del Partito Popolare Europeo. L’ex premier ha quindi aggiunto: “In questo momento ciò che vedo difficile è la registrazione delle persone nel nuovo partito e la nomina dei segretari comunali, provinciali e regionali. Queste operazioni credo interferiscano con le elezioni che riteniamo urgenti”.

Nell’impossibilità di cambiare la legge elettorale saranno effettuati dei referendum per consentire agli iscritti locali di proporre i nomi dei candidati per le prossime elezioni nazionali. Lo ha detto Silvio Berlusconi intervenendo in teleconferenza ai lavori di Rete Italia a Riva del Garda. Rispondendo ad una sollecitazione su questo tema fatta dal governatore della Lombardia Roberto Formigoni.

Governo di grande coalizione, però non per evitare le elezioni anticipate e, dunque, soltanto dopo il voto. E’ quanto dice Giulio Tremonti (Fi) nell’intervista pubblicata oggi su ‘Repubblica’: “La nostra convinzione – dice – è quella di rappresentare la parte maggiore degli italiani e quindi di vincere e di avere la forza e la capacità per governare”. Tuttavia, “grandi problemi postulano grandi numeri: serve una grande maggioranza e può essere che non basti neanche questa”.

“Chiediamo e abbiamo proposto un governo di salvezza nazionale. Tuttavia, se mancasse quella responsabilità da parte degli altri, siamo pronti al voto”. Lo ha detto il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini a Milano per partecipare a una delle iniziative del Partito Democratico nella giornata di votazione per le primarie per i Circoli Pd.

“Se non otteniamo il voto credo che milioni di persone andranno a Roma per chiederlo”. Lo ha detto Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con l’assemblea nazionale di Rete Italia, organizzata da Roberto Formigoni.

“Non è affatto vero che nelle consultazioni il Capo dello Stato abbia posto l’ostacolo del referendum alle elezioni anticipate. Anche perchè, se il referendum passasse, non si potrebbe più mettere in discussione il premio di maggioranza negato dalla bozza Bianco. Si chiuda presto questo balletto e si torni al voto: troppi poteri forti vogliono impedire la medicina democratica chiamata elezioni (l’espressione non è mia…)”. Lo afferma il segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace.

Se ci saranno le elezioni, secondo il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, il centrodestra “penso che andrà unito e coeso”. E sulla leadership ritiene che è “un problema secondario, prima bisognerà discutere del programma”. “Bisogna – ha aggiunto – vedersi, sedersi attorno ad un tavolo e stabilire insieme cosa fare perchè la situazione del Paese ha bisogno di un programma serio e con tempi precisi. Poi discuteremo di chi sarà la leadership, che è un discorso secondario”.

“Credo che l’ Italia abbia bisogno non di un governo di unità nazionale ma di un governo che operi immediatamente, legittimato dal voto degli italiani”. E’ quanto ha detto Silvio Berlusconi, parlando della situazione politica, all’uscita dall’abitazione milanese della madre Rosa.

“Domani al presidente Napolitano chiederemo se ci sono le condizioni di dar vita ad un governo di responsabilità nazionale perchè il Paese non ce la fa ad andare avanti e dovremo comunque andare alle elezioni con regole nuove che permettano governi stabili”. E’ quanto ha detto il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa.

Oggi giornata di riposo per Giorgio Napolitano. le consultazioni per il capo dello Stato riprenderanno lunedì alle 9 quando salirà al Quirinale la rappresentanza della Lega Nord. Alle 10 saà la volta dell’Udc. Alle 11 Rifondazione Comunista-Sinistra Europea. Infine alle 12 saà la delegazione di An a salire sul Colle.

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/dirette/sezioni/politica/crisi-governo-prodi/27-gennaio/index.html

ASSO DI MONNEZZA

CENTRO MEDITERRANEO DELLE ARTI

in coproduzione con

LEGAMBIENTE FESTAMBIENTE SUD – TEATRO DEI FILODRAMMATICI

presenta

ASSO DI MONNEZZA

i traffici illeciti di rifiuti

di e con Ulderico Pesce

Prima Nazionale

Asso di Monnezza: i traffici illeciti di rifiuti in Italia, racconta i traffici illeciti dei rifiuti urbani e soprattutto di quelli industriali, che attanagliano l’Italia tanto da far dire che il vero asso nella manica è “quello di monnezza”, vale a dire che l’immondizia smaltita illegalmente offre una grande possibilità di arricchimento soprattutto alla malavita.


E’ la storia di Marietta e della sua famiglia. Marietta è nata nella periferia di Napoli, a Pianura. Il balcone della sua casa si affaccia su una discarica di “monnezza” dove da 40 anni sono state sversate tonnellate di rifiuti, tra i quali 1000 tonnellate di liquidi chimici pericolosissimi provenienti dall’Acna di Cencio. Nata in una famiglia poverissima il suo primo giocattolo l’ha trovato proprio in questa discarica: una bambolina spelacchiata che ancora conserva; ma la discarica e i suoi fumi tossici le ha portato via tutta la famiglia, i genitori e una sorella stroncati da tumori.

Rimasta sola Marietta si sposa con Nicola e va ad abitare in una masseria agricola a Giugliano, alle porte di Napoli, dove presto arriverà un’altra discarica: dove arriva Marietta arrivano le discariche.

Marietta è marchiata dalla “monnezza” pertanto la odia ma, dopo un viaggio fatto a casa della sorella Marisa, nel quartiere Colli Aniene di Roma, dove si fa la raccolta differenziata porta a porta, e dove i rifiuti vengono riciclati, cambia vita. Torna a Giugliano, che come sempre è sommersa dai rifiuti e cerca, invano, di convincere le autorità a praticare gli stessi metodi scoperti nel quartiere di Roma. Nulla potendo comincia a praticare la raccolta differenziata porta a porta in assoluta autonomia e grazie all’aiuto dei figli Antonio e Vincenzo.

Se Marietta e i figli raccolgono l’immondizia il marito Nicola e l’altro figlio Cristian la “nascondono”, nel senso che sono due malavitosi che smaltiscono, in cambio di molti quattrini, rifiuti industriali pericolosissimi provenienti dal Nord che loro gettano nel mare, nei fiumi, in discariche o direttamente sulla terra agricola.

Il conflitto tra Marietta e il marito Nicola diventa il conflitto tra due modi di concepire l’ambiente la legalità e la vita in genere.

da martedì 29 gennaio a domenica 3 febbraio

ore 20.00

Fabbrica del Vapore

Via Procaccini, 4 – Milano

Info: 02 8693659

I rifiuti in Lombardia

Nello stesso tempo lo spettacolo si sofferma sulle illegalità accertate in varie regioni d’Italia, onde evitare che si possa pensare che il traffico illecito dei rifiuti sia qualcosa che riguarda solo la Campania, in tal senso Pesce ironizza anche sulla “civile” Lombardia dove è finito in galera per traffici illeciti di rifiuti un vice comandante della Polizia provinciale, e dove sono state accertate, solo nella città di Milano, ben 193 discariche abusive tra le quali ben 4 nel solo Parco Agricolo Sud dove sono stati ritrovati fusti di rifiuti chimici, lastre di amianto, pneumatici ed altro. Fra le tante discariche disseminate su tutto il territorio regionale “menzione speciale” per quella di Cantello, in provincia di Varese, a pochi metri da un pozzo dell’acquedotto e quella nella Vadidentro, in provincia di Sondrio, dove sono state trovate addirittura ossa umane.

Ma in Lombardia anche gli impianti di smaltimento dei rifiuti gettano luci inquietanti visto che quelli di Melzo e di Segrate, in provincia di Milano, sono finiti sotto inchiesta perché sulla carta smaltivano tonnellate di rifiuti che viceversa venivano dirottati in un impianto nel cuore di Milano, in via Frigia, collocato nei pressi di una scuola elementare, che ha smaltito materiale non autorizzato quale rifiuti industriali, plastica ecc. Per questi traffici è stato indagato anche l’assessore regionale con delega ai rifiuti, l’indagine della Magistratura si chiama “gioco delle tre carte”.

Nello spettacolo si denuncia inoltre una gestione che i carabinieri definiscono “allegra” del termovalorizzatore dell’Accam s.p.a., alla periferia di Busto Arsizio in provincia di Matera, che ha permesso l’ingresso di rifiuti – in particolare prodotti alimentari scaduti, plastica mischiata a imballaggi e terre da spazzamento senza il previsto trattamento – che per tipologia e codici impropri non sarebbero potuti entrare all’Accam.

I rifiuti di Roma nella discarica di Malagrotta

Ma il problema di una gestione all’acqua di rose dei rifiuti è esteso a tutta l’Italia, compresa la capitale che, se non avesse la grande discarica di Malagrotta, sarebbe sommersa dai rifiuti come Napoli visto che, anche a Roma, la raccolta differenziata ha una soglia molto bassa e non è mai nato un progetto serio di riduzione del rifiuto oltre che del riciclo. E’ solo da qualche mese che, in alcuni quartieri della città, è partita la raccolta differenziata porta a porta, come ai Colli Aniene, dove si arriva a raccogliere il 65% dei rifiuti.

In questa mancanza di organizzazione di Roma nella gestione dei rifiuti ha prosperato il signor Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta che, dalle giunte regionali di tutti i colori politici ha avuto autorizzazioni ad estendersi e a svilupparsi fino alla realizzazione dell’attuale “inceneritore” fatto con il contributo economico del governo italiano.

Obiettivo dello spettacolo

Ulderico Pesce con questo spettacolo mira a far luce su due punti:

-sul sistema di smaltimento dei rifiuti urbani di cui si parla abbondantemente sulla stampa, e che vede il Sud dell’Italia “incapace di gestire la monnezza” perché nelle mani della malavita e della clientela politica, e un Nord capace ed efficiente;

-sul sistema di smaltimento illegale dei rifiuti industriali, di cui la stampa non parla mai, e che vede il ricco Nord produrre rifiuti chimici pericolosissimi dei quali, parti consistenti, vengono scaricati nel Sud dell’Italia, sulla terra agricola, nelle fabbriche di fertilizzante per l’agricoltura, nel mare, nei fiumi ecc.


A proposito dello smaltimento di questi liquidi industriali va detto che l’anello centrale della catena è rappresentato dai Laboratori chimici, prevalentemente Toscani, che sono pronti in cambio di quattrini a rilasciare falsi certificati in cui si dichiara che le sostanze tossiche quali cromo, zinco, arsenico e altro, sono state lavorate e rese innocue. Con questi falsi certificati i trafficanti attraversano con tutta tranquillità mezza Italia e scaricano questi prodotti in discariche abusive, su terreni agricoli, nei laghi e nel mare. In Italia sparisce ogni anno, una montagna di rifiuti tossici alta 2.600 metri e una base di tre ettari. Dove finiscono queste montagne di porcheria? Nell’ambiente!


Ulderico Pesce in
Asso di Monnezza sottolinea infine la necessità di punire penalmente i reati ambientali inserendo nel Codice Penale Italiano il reato contro l’ambiente.

Oggi, in Italia, si concretizza una vergogna: se si uccide o si ruba qualcosa si commette un reato punito penalmente, se si contamina il mare o la terra il reato non è punito penalmente ma nella maggior parte dei casi si risolve con un’ammenda pecuniaria. Affinché il reato contro l’ambiente venga inserito nel codice penale Pesce ha dato vita ad una petizione popolare sul sito www.uldericopesce.com

Asso di Monnezza rientra nel filone del Teatro Civile già percorso da Ulderico Pesce con Storie di Scorie: il pericolo nucleare italiano. Il testo è stato scritto in base alla documentazione ufficiale della Magistratura italiana e al Rapporto ecomafie di Legambiente, molte delle indagini citate sono ancora in corso, e nello spettacolo si denunciano i Clan della Camorra che si dedicano a questa fruttuosa attività, i funzionari delle Istituzioni pubbliche coinvolti e i titolari delle “finte” ditte di compost fertilizzante per l’agricoltura che sempre più spesso scaricano rifiuti tossici in discariche abusive o sulla terra agricola.

Lettera di De Magistris

DAL BLOG DI ANTONIO DI PIETRO

Riporto una lettera scritta da De Magistris e pubblicata dall’Espresso in esclusiva in seguito alle sue dimissioni dall’Associazione nazionale magistrati. Lettera che deve far riflettere.


“Già da alcuni mesi avevo deciso – seppur con grande rammarico – di dimettermi dall’Associazione nazionale magistrati. I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere.
Adesso è il tempo che ‘tutti i nodi vengano al pettine’.

Vado via da un’associazione che non solo non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive, ma sta – con le condotte ed i comportamenti di questi anni – portando, addirittura, all’affievolimento ed all’indebolimento di quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione.

L’Anm – che storicamente aveva avuto il ruolo di contribuire a concretizzare i valori di indipendenza interna ed esterna della magistratura – negli ultimi anni, con prassi e condotte censurabili ormai sotto gli occhi di tutti, ha contribuito al consolidamento di una magistratura ‘normalizzata’ non sapendo e non volendo ‘stare vicino’ ai tanti colleghi (sicuramente i più ‘bisognosi’) che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito – di fatto – a rendere sempre più arduo l’esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge.

L’Anm è divenuta,
con il tempo, un luogo di esercizio del potere, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al Csm, dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il ‘giro’, si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. È uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole.

Anche io, per un periodo,
ho pensato, lottando non poco come tutti i miei colleghi sanno, di poter contribuire a cambiare, dall’interno, l’associazionismo giudiziario, ma non è possibile non essendoci più alcun margine.

Lascio, pertanto, l’Anm,
donando il contributo ad associazioni che, nell’impegno quotidiano antimafia, cercano di garantire l’indipendenza concreta della magistratura molto meglio dell’associazionismo giudiziario.

Non vi è dubbio che
anche il Consiglio superiore della magistratura, composto da membri laici, espressione dei partiti, e membri togati, espressione delle correnti, non può, quindi, non risentire dello stato attuale della politica e della magistratura associata.

I magistrati debbono avere
nel cuore e nella mente e praticare nelle loro azioni i principi costituzionali ed essere soggetti solo alla legge. So bene che all’interno di tutte le correnti dell’Anm vi sono colleghi di prim’ordine, ma questo sistema di funzionamento dell’autogoverno della magistratura lo considero non più tollerabile. Il Csm deve essere il luogo in cui tutti i magistrati si sentano, effettivamente, garantiti e tutelati dalle costanti minacce alla loro indipendenza.

Non è possibile assistere ad indegne omissioni o interventi inaccettabili dell’Anm, come ad esempio negli ultimi mesi, su vicende gravissime che hanno coinvolto magistrati che, in prima linea, cercano di adempiere solo alle loro funzioni: da ultimo, quello che è accaduto ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere.

Non parlo delle azioni ed omissioni
riprovevoli – da parte anche di magistrati, non solo operanti in Calabria – sulla mia vicenda perché di quello ho riferito alla magistratura ordinaria competente e sono fiducioso che, prima o poi, tutto sarà più chiaro.

Certo, lo spettacolo
che mi ha visto in questi giorni protagonista, in un processo disciplinare che mi ha lasciato senza parole, ha contribuito a radicare in me la convinzione che questo sistema ormai è divenuto inaccettabile per tutti quei magistrati che ancora sentono e amano profondamente questo mestiere e che siamo ormai al capolinea.

Io sono orgoglioso
– sembrerà paradossale – che questo Csm mi abbia inflitto la censura con trasferimento d’ufficio. Era proprio quello che mi aspettavo. Ed anche scritto, in tempi non sospetti. Ho già detto, ad un mio amico antiquario, di farmi una bella cornice: dovrò mettere il dispositivo della sentenza dietro la scrivania del mio ufficio ed indicare a tutti quelli che me lo chiederanno le vere ragioni del mio trasferimento.

La mia condanna disciplinare
è grave e infondata, nei confronti della stessa farò ricorso alle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione confidando in giudici sereni, onesti, imparziali, in poche parole giusti. La condanna è, poi, talmente priva di fondamento, da ogni punto di vista, che la considero anche inaccettabile.

Mi viene inflitta la censura,
devo lasciare Catanzaro ed abbandonare le funzioni di pubblico ministero in sostanza perché non ho informato i miei superiori in alcune circostanze e perché ho secretato un atto solo ed esclusivamente per salvaguardare le indagini ed evitare che vi fossero propalazioni esterne che danneggiassero le inchieste; senza, peraltro, tenere conto delle gravissime ragioni che hanno necessariamente ispirato alcune mie condotte. Troppo zelo, troppi scrupoli, troppo amore per questo mestiere. Del resto il procuratore generale che rappresentava l’accusa in giudizio, nel rimproverarmi, definendomi anche birichino, ha detto che concepisco le mie funzioni come una missione.

Ebbene, questa decisione,
a mio umile avviso, contribuisce ad affievolire l’indipendenza della magistratura, conduce ad indebolire i valori ed i principi costituzionali, ci trascina verso una magistratura burocratizzata ed impaurita sotto il maglio e la clava del processo disciplinare.

Il rappresentante della Procura generale
della Cassazione in udienza, il dr. Vito D’Ambrosio, ex politico, il quale per circa dieci anni è stato anche presidente della giunta della Regione Marche, ha sostenuto, durante il processo, sostanzialmente, che non rappresento, in modo adeguato, il modello di magistrato.

Ed invero, il modello di magistrato al quale mi sono ispirato è quello rappresentato da mio nonno magistrato (che ha subito anche due attentati durante l’espletamento delle funzioni), da mio padre (che ha condotto processi penali di estrema importanza in materia di terrorismo, criminalità organizzata e corruzione), dai miei magistrati affidatari durante il tirocinio, dai tanti colleghi bravi e onesti conosciuti in questi anni, da quello che ho potuto apprendere ed imparare, sulla mia pelle in contesti ambientali anche molto difficili, dall’esperienza professionale nell’esercizio di un mestiere al quale ho dedicato, praticamente, gran parte della mia vita. Il mio modello è la Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza.

Il modello ‘castale’ e del magistrato ‘burocrate’
non mi interessa e non mi apparterrà mai, nessuna ‘quarantena’ in altri uffici, nessun ‘trattamento di recupero’, nelle pur nobili funzioni giudicanti, potrà mutare i miei valori, né potrà far flettere, nemmeno di un centimetro, la mia schiena. Sarò sempre lo stesso, forse, debbo a questo appunto ammetterlo, un magistrato che per il ‘sistema’ è ‘deviato ed eversivo’.

Pertanto, questa sentenza è,
per me, la conferma di quello che ho visto in questi anni ed un importante riscontro professionale alla bontà del mio lavoro. Certo è una sentenza che nella sua profonda ingiustizia è anche intrinsecamente mortificante.

Imporre ad un pubblico ministero, che si sa che ha sempre professato e praticato l’amore immenso per quel mestiere, di non poterlo più fare – sol perché ha ‘osato’, in pratica, indagare un
sistema devastante di corruzione e cercato di evitare che una ‘rete collusiva’ ostacolasse il proprio lavoro e, quindi, condannandolo per avere, in definitiva, rispettato la legge – è un po’ come dire ad un chirurgo che non può più operare, ad un giornalista di inchiesta che deve occuparsi di fiere in campagna, ad un investigatore di polizia giudiziaria che deve pensare ai servizi amministrativi.

Farò di tutto, con passione ed entusiasmo intatti, nei prossimi mesi, per dimostrare quanto ingiusta e grave sia stata questa sentenza e che danno immane abbia prodotto per l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, ed anche e soprattutto per la Calabria, una terra (che continuerò sempre ad amare comunque finisca questa ‘storia’) che aveva bisogno di ben altri ‘segnali’ istituzionali.

Lavorerò ancor più alacremente nei prossimi mesi – prima del mio probabile allontanamento ‘coatto’ dalla Calabria – presso la Procura della Repubblica di Catanzaro per condurre a termine le indagini più delicate pendenti.

Non mi sottrarrò ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori, tra gli operai, tra gli studenti, nei luoghi in cui vi è sofferenza di diritti, per contribuire – da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore – al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un tessuto connettivo sinceramente democratico.

Il Paese deve, comunque, sapere
che vi sono ancora magistrati che con onore e dignità offrono una garanzia per la tutela dei diritti di tutti (dei forti e dei deboli allo stesso modo) e che non si faranno né intimidire, né condizionare, da alcun tipo di potere, da nessuna casta, esercitando le funzioni con piena indipendenza ed autonomia, in una tensione ideale e morale costituzionalmente orientata, in ossequio, in primo luogo, all’art. 3 della Costituzione repubblicana.

La lotta per i diritti è dura
e forse lo sarà sempre di più nei prossimi mesi: nelle istituzioni e nel Paese vi sono ancora, però, energie e valori, anche importanti. Si deve costruire una rete di rapporti – fondata sui valori di libertà, uguaglianza e fratellanza – che impedisca all’Italia di crollare definitivamente proprio sul terreno fondamentale dei diritti e della giustizia.

È il momento che ognuno faccia qualcosa – in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori – divenendo protagonista per contribuire al bene della collettività e del prossimo, non lasciando l’Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri.”

fonte: http://www.antoniodipietro.com/2008/01/post_36.html

DOSSIER OLOKAUSTOS – Il triangolo rosa: la persecuzione di omosessuali e transessuali


Introduzione


L’Olocausto degli ebrei europei
fu l’aspetto più tragicamente macroscopico del pensiero razzista portato alle sue estreme conseguenze. L’intolleranza verso “il diverso da se” che è l’elemento fondante di ogni razzismo venne applicato in primo luogo verso gli ebrei ma non soltanto verso di loro. Il numero delle vittime ebree e la scientificità con la quale i tedeschi perseguirono lo sterminio totale ha meritato l’uso del termine “Olocausto”, oggi con più esattezza denominato “Shoah”.

A fianco dell’Olocausto si manifestarono
altri orribili crimini frutto di quello stesso razzismo che generò la “Soluzione Finale”. Altri gruppi di individui, altre etnie vennero individuate come inferiori dai nazisti e contro di esse furono perpetrati crimini abominevoli. In primo luogo i nazisti considerarono “inferiori” i popoli slavi e ciò si tradusse nel tentativo di annientamento dei polacchi e nell’assassinio – in disprezzo di ogni regola di guerra – di circa 2.000.000 di prigionieri di guerra russi.

In secondo luogo l’intolleranza razzista si esercitò verso i deboli: i malati di mente, gli incurabili, i disabili. Per queste persone venne varato il “Progetto T4“, meglio noto come “Progetto Eutanasia” che condusse alla morte circa 70.000 cittadini tedeschi.

La stessa idea secondo la quale esistevano “vite indegne di essere vissute” portò alla persecuzione in tutta l’Europa occupata dei Sinti e dei Rom, vale a dire degli zingari che a decine di migliaia vennero fucilati o mandati alle camere a gas dei campi di sterminio.
Infine il razzismo tedesco si volse contro gli omosessuali contro i quali il secolare pregiudizio era ben radicato nella società tedesca.
In questa sezione ci occuperemo della persecuzione degli omosessuali (gay e lesbiche) e delle persone transessuali.

Leggete le Schede:

  1. L’omosessualità in Germania (1870-1920)
  2. La reazione conservatrice (1920-1933)
  3. La liquidazione del movimento omosessuale (1933-1936)
  4. I campi di concentramento (1934-1945)
  5. Mentalità nazista e omosessuali
  6. All’inferno e ritorno: Friedrich Groszheim
  7. Profili: Magnus Hirschfeld
  8. Profili: Carl Vaernet
  9. Vi fu persecuzione del lesbismo?

fonte: http://www.olokaustos.org/argomenti/homosex/
..

BLUT UND BODEN –

Sangue e suolo , o della legge sessuata della “specie “
Persecuzione e internamento dei gay e delle lesbiche nella Germania nazista ( 1933-1945 )

Lesbiche e “homocaust”
A cura di Paola Guazzo

Su due pagliericci in alto vivevano tre triangoli rosa , lesbiche danesi ( o norvegesi ? )che ignoravano l’universo intero , sempre intente a lavarsi e pettinarsi tra di loro , pulitissime per quell’ambiente , fini, smunte, si coprivano di premure e di carezze fino a notte alta, consumate da un ardore vicendevole che le faceva apparire felici ai nostri occhi , al di là della fame e dalla brutalità , completamente immerse nelle reciproche tenerezze . Interpellate , rispondevano educatamente ma a monosillabi, affrettandosi a rifugiarsi sul loro pagliericcio. A volte le vedevo imboccarsi a turno tutte e tre dalla stessa gavetta.


Questo icastico brano tratto dal best-seller
‘Deviazione‘ di Luce D’Eramo (Mondadori, Milano 1979 , 256 ) è l’unica testimonianza italiana – probabilmente l’unica anche nell’ambito dell’intera memorialistica sul’internamento – dell’olocausto lesbico ( il campo di internamento dove l’autrice fu reclusa nello stesso block delle lesbiche “danesi o norvegesi” è quello di Dachau ,situato nei pressi di Monaco di Baviera ,oggi visitabile ).
Ci sono noti solo cinque casi di lesbiche internate a causa della loro sessualità e non per motivi razziali .


Nel paragrafo 175 della legge nazista
contro l’omosessualità non è menzionato il “crimine sessuale ” del rapporto fra donne.


Ma poiché tale atto viene assunto
come segno “naturale ” della superiorità dello status virile , solo chi è investito di tale status potrà seriamente compromettere la validità del suo fondamento legittimante e agire ” contro natura ” ovvero contro l’ordine sociale .Il suo sarà un tradimento consumato all’interno delle mura stesse del palazzo , un rinnegamento volontario che incrina quella immagine speculare su cui gli uomini costruiscono la loro identità . ( … )


Pochissimo ( perciò ) è dato di sapere
sul modo in cui , di fatto , esse vivessero i loro amori o su cosa ne pensassero, e neppure possono essere indicativi sulla loro diffusione le asserzioni di inesistenza o i lunghi periodi di assenza dell’argomento dai discorsi ufficiali , essendo la negazione e il silenzio , oltre che indice di disinteresse , anche la forma più efficace di repressione e tolleranza insieme ( P. Lupo, Lo specchio incrinato, Marsilio, Venezia 1998 , 12-14 ).


Le lesbiche tedesche soffrirono
socialmente le stesse “pene” inflitte agli omosessuali maschi : la distruzione di club e di associazioni culturali , la messa la bando di pubblicazioni e riviste lesbiche, la chiusura o la sorveglianza poliziesca dei luoghi d’incontro. I gruppi visibili di amiche si smembrarono e si riaggregarono in “giri” privati . Molte interruppero i contatti sociali e cambiarono addirittura luogo di residenza .
Gli stili di vita di un’ amplia comunità urbana , che favoriva l’estrinsecazione di diverse identità lesbiche , avevano cominciato a diffondersi agli inizi del Novecento : con l’avvento al potere dei nazisti se ne perse ogni traccia percorribile. Gli effetti di questa silente” Stonewall” lesbica berlinese continuarono anche nel clima del dopoguerra , nella Germania democristiana e adenaueriana .


La Gestapo e la Kriminalpolizei ,
fin dai giorni dell’ assassinio di Röhm ( 1934 ) , concentrarono le proprie aberranti energie sui maschi omosessuali in quanto “nemici” dello Stato ( cfr. le considerazioni di Paola Lupo, supra ).
La scarsità delle fonti reperibili non offre una sufficiente documentazione circa la persecuzione giudiziaria delle lesbiche e di come questa avvenisse – per esempio in seguito a una denuncia alle autorità . Alcuni rari documenti indicano che la polizia conservava nei suoi archivi rapporti sulle lesbiche , come d’altronde facevano altre organizzazioni del Partito Nazionalsocialista , del tipo ” Dipartimento di polizia razziale “.


Solo pochi casi sembrano indicare arresti
che , con il pretesto di altre offese alla legge , siano riconducili a una decifrabile matrice lesbica .
In una scheda burocratica del campo di concentramento di Ravensbruck l’omosessualità femminile viene indicata quale motivo di detenzione . Il 30 novembre 1940 , la lista dei “nuovi arrivi ” in questo campo di concentramento femminile indica che l’undicesima “iscrizione ” del giorno è quella della ” non-ebrea Elli S. – di esattamente 26 anni ” . La parola “lesbica” appare nel foglio d’ingresso come ragione dell’internamento .
Elli S. fu rinchiusa tra le prigioniere politiche . Non si conoscono altri dettagli circa la sua permanenza nel lager e sulla sua sorte .


Si conoscono anche altri casi
in cui le lesbiche furono punite come ” disfattiste delle risorse militari ” . Dove esistevano cosiddette ” relazioni di dipendenza ” fra superiori e subordinate ,o fra insegnanti e alunne , poteva essere applicato il paragrafo 176 del codice penale , che puniva la “pedofilia” ( cfr. G. Grau, a cura di , Hidden holocaust, trad. ingl. di P. Camiller, Cassell, New York, 1995) .

Nel film Paragrafo 175 è visibile la testimonianza di Annette Eick, lesbica ed ebrea , che riuscì avventurosamente a non essere mai internata .
Nata nel 1909 in una famiglia di ebrei berlinesi colti, Annette scoprì la sua identità lesbica a 10 anni : – Dovevamo scrivere un tema su come sarebbe stata la nostra vita da adulte , e io scrissi : ” Voglio vivere in campagna con un’amica più grande di me ed avere un sacco di animali . Non voglio sposarmi, né avere bambini , ma voglio scrivere .”


Durante gli anni 20 , Annette Eick
, partecipò con impegno e passione alla vita culturale lesbica di Berlino,frequentando club di donne e scrivendo poesie e racconti per una rivista lesbica.
Dopo l’avvento al potere dei nazisti , Annette riuscì a fuggire in Inghilterra grazie a una donna incontrata casualmente in un bar lesbico della quale si era innamorata . I suoi genitori furono uccisi ad Auschwitz ; lei , invece ,riuscì a fare esattamente ciò che aveva sognato a 10 anni : vivere in campagna , nel bel countryside inglese, con una compagna davvero – in tutti i più felici sensi possibili – “storica” .
E scrivere poesie .

fonte: http://www.fuoricampo.net/non_dimenticare/omocaust_guazzo.html

SICILIA – Già pronto il clone di Totò

Il candidato numero uno a raccogliere il testimone dell’ex governatore è Raffaele Lombardo
Due caratteri agli antipodi, stessa inconfondibile capacità di gestire il potere

L’amico erede e gli outsider in agguato
E’ già corsa per la successione

di ATTILIO BOLZONI

Salvatore Cuffaro annuncia le sue dimissioni


La Sicilia ha già il suo erede. E’ un altro Totò Cuffaro,
uno nuovo al posto di quello vecchio. E’ il successore naturale, quello giusto per prendere in mano un’isola di voti e di favori, quello più fidato per fare l’amministratore delegato di “quell’azienda” che dà posti e incarichi e consulenze ad almeno trecentomila siciliani.

E che controlla 5 deputati e 3 senatori, 18 parlamentari regionali, 80 sindaci, 97 assessori comunali e 288 consiglieri, 21 assessori provinciali e 39 consiglieri. L’erede si chiama Raffaele Lombardo. È già una potenza nell’altra Sicilia – quella orientale – comanda tanto e da oggi comanderà ancora di più. Probabilmente sarà il nuovo governatore, sicuramente diventerà anche il nuovo “padrone” di quell’impero politico e di clientele che è stato manovrato da Totò Cuffaro per sette lunghi anni.

Era là fermo al palo Raffaele Lombardo da Grammichele provincia di Catania, era da mesi e mesi che aspettava quella sentenza per mafia o non per mafia questo vecchio amico di Totò che con Totò ha stretto un patto di ferro. Adesso si prenderà tutto. La poltrona di governatore e anche il resto. È un erede per forza Raffaele Lombardo. Per storia personale. Per somiglianza e militanza. Per quell’inconfondibile stile di gestire il potere. È destinato a regnare nei prossimi mesi e nei prossimi anni in quelli che sono stati i “territori” di Totò fin dai tempi della loro gloriosa Dc, quella che allora superava il 44 per cento e in alcune province anche il 50.

Vengono tutti e due da là Cuffaro e Lombardo, il primo che farà 50 anni a febbraio e l’altro 58 ad ottobre, tutti e due fedelissimi dell’ex ministro Calogero “Lillo” Mannino, il grande vecchio della Dc siciliana, il loro maestro, il loro prezioso consigliere ancora negli ultimi difficili mesi con un governatore in bilico e un altro in pectore. Tutti e due ex della scuola dai Salesiani, tutti e due medici.

Il primo, Totò Cuffaro, l’ultima volta che si è candidato ha preso più di un milione e 300mila voti da solo: il 18 per cento in Sicilia, che è tre volte tanto di quanto ha l’Udc nel resto d’Italia. L’altro, Raffaele Lombardo, con il suo Mpa (il Movimento per l’Autonomia) ha il 13 per cento nell’isola e quasi il 20 a Catania dove è anche presidente della Provincia. Fra i due c’è sempre stata un’antica intesa. E c’è ancora. Si sono incontrati anche in questi ultimi giorni di tormento per Totò, di paure senza fine. In Sicilia e a Roma.

“Dimettiti, fatti da parte e goditi un po’ di tranquillità, tanto sai che non ti devi preoccupare”, gli ha suggerito Lombardo. E poi gli ha indicato la strada: “Per te ci vuole una bella candidatura alle nazionali o l’anno prossimo alle europee…”. Così è andata. Con le angosce di Totò che si sono sciolte in un pianto liberatorio e con le ambizioni dell’altro – Forza Italia permettendo naturalmente – che lo porteranno a Palermo. Proprio sulla poltrona del vecchio amico.

Governatore anche lui. Governatore dopo di lui. Una “premiata ditta” che si è spartita la Sicilia come una torta. Il percorso è comune, sembrano gemelli allevati nella stessa scuderia. Visti da vicino però, l’altro, Lombardo, in realtà è più gelido del primo. È uno che non festeggerebbe mai con i cannoli. Né una condanna né un’assoluzione. E mai si infilerebbe una coppola in testa. Neanche per scherzo. È più guardingo, uno che non si fiderebbe mai di quei questuanti che a Palermo mendicavano nel cortile di casa di Totò incarichi o primariati.

È uno che non bacia ma stringe la mano, non dà del tu ma del lei. E conta, conta chi c’è e chi non c’è ai suoi incontri, alle sue riunioni, ai suoi comizi. “Potrebbe avere 20 mila persone davanti ma si accorge sempre di uno che manca e poi glielo fa sapere che non c’era e gli chiede spiegazioni sul perché non c’era”, racconta chi lo conosce bene. I suoi li invita sempre via sms e poi via sms li rimprovera.

Uno per uno. Tanto Totò Cuffaro era “scoperto” e con quel tratto umano che svelava a volte certe affetuosità, tanto Raffaele Lombardo è distaccato, calcolatore, una macchina. Accentratore, non delega mai. E mai fa capire quello che pensa. È una sfinge, sguardo impenetrabile. Grande la sua capacità di sopportazione, un incassatore. Nel 1991 – quando Cuffaro entra per la prima volta come deputato alla Regione – Raffaele Lombardo è assessore agli Enti locali. Poi arriva Tangentopoli e per due volte viene arrestato. Prosciolto da ogni accusa per qualche anno se ne sta in disparte, in silenzio. Torna a sorpresa nel 1999. Eletto con una valanga di voti al parlamento europeo, è nel Ccd di Pierferdinando Casini. Piano piano, anno dopo anno, ricostruisce il suo “sistema”.

Alla Totò Cuffaro. Porta a porta. Elettore dopo elettore. Favore per favore. Con Casini rompe quando giù in Sicilia c’è la rivolta dei quarantenni e da Roma mandano i commissari, Lombardo fonda così il suo Mpa. E fa subito il pieno nella Sicilia orientale.
Come riuscirà adesso a conquistare Palazzo d’Orleans e a prendersi la poltrona del suo amico Totò? Saranno tutti d’accordo con lui – è questa al momento l’ipotesi più probabile – come successore di Cuffaro alla Regione? “Lombardo o non Lombardo, lo sceglierà comunque sempre Totò”, fanno sapere i suoi. E Forza Italia?

I candidati là dentro sono tanti. Alcuni si scoprono, altri si nascondono. Come l’ex ministra Stefania Prestigiacomo. Come il presidente del parlamento siciliano Gianfranco Micciché. Un altro nome che circola dal giorno della condanna di Cuffaro è quello di Angelino Alfano, il coordinatore regionale. Tutti per ora si studiano. Tutti faranno fare la prossima alla nuova star della politica siciliana. E nel centro sinistra, cosa succederà? Rita Borsellino è pronta a ricandidarsi. L’ex sindaco di Palermo, Leoluca Orlando frena: vuole che i siciliani facciano alle primarie. Di certo tutti, d’ora in poi, dovranno fare i conti con lui: il catanese Raffaele Lombardo, il predestinato, l’erede di Totò.


(27 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/cuffaro-processo/erede-cuffaro/erede-cuffaro.html

Kenya, ucciso prete cattolico. Altri 19 morti.

Kofi Annan, «violati i diritti umani»

Kenya, militari presidenziali nella città di Nakuru, foto Ap

A Nakuru

Ucciso a sangue freddo, nella su auto, mentre stava tornando a casa della madre. Padre Michael Kamau Ithodeka è morto così, sabato mattina, a Nakuru, la zona più insanguinata del Kenya negli ultimi giorni di guerra civile. Padre Ithodeka era una voce scomoda, un personaggio indipendente, una voce ascoltata a Roma, dove aveva studiato e lavorato per tanti anni. Ascoltato in Vaticano ma anche tra i pacifisti e le organizzazioni non governative. «Siamo molto tristi», ha detto all’agenzia delle missioni Misna il vescovo Peter J. Kaibo. A dare la notizia della sua morte è stato padre Francesco Pierli, ex superiore generale dei missionari Comboniani, contattato telefonicamente a Nairobi.

Padre Ithodeka aveva 42 anni ed era di etnia kikuyu, la stessa cui appartiene Mwai Kibaki, il presidente rieletto e contestato dall’opposizione di Raila Odinga. Probabilmente è morto per questo, per questa sua origine etnica. Secondo la prima ricostruzione della sua uccisione, sarebbe stata opera di un gruppo di uomini armati di etnia kalenjin che inizialmente lo avrebbero fermato solo per rubargli l’auto su cui viaggiava. Ma la dinamica dell’omicidio non è ancora chiara. Si sa solo che con lui è morta una seconda persona che era a bordo dell’auto.

Pur essendo nativo del Paese africano, padre Ithodeka aveva vissuto in Italia, studiando all’università Gregoriana di Roma. Era nato nel 1966 a Kiambu, vicino Nairobi, e nel 1986 era entrato in seminario dove era rimasto fino al 1992. Ordinato sacerdote nella diocesi di Nakuru nel 1993, era stato assegnato alla parrocchia di Lower Subukia. Tra il 1998 e il 2002 aveva vissuto a Roma studiando le Sacre Scritture. Tornato in Kenya, nel 2005 aveva fatto il suo ingresso al seminario di San Tommaso d’Aquino a Nairobi e poi al Saint Mathias di Tindinyo. È stato ucciso da un gruppo di giovani armati che avevano eretto un posto di blocco lungo una strada che collega Eldama Ravine a Nakuru, principale centro della Riff Valley.

La morte di Ithondeka si aggiunge a quella di altre 19 persone che hanno perso la vita nelle ultime ore nei violenti scontri di Makuru. In meno di tre giorni sono 45 le persone uccise nella cittadina, roccaforte di Odinga. Dalla data delle contestatissime presidenziali il bilancio delle vittime ha largamente superato quota 800, con circa 260.000 sfollati costretti a fuggire dalle loro case. Anche un sacerdote è rimasto vittima delle violenze.

L’ex segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, attualmente in Kenya per un tentativo di mediazione, ha denunciato «gravi e sistematiche» violazioni dei diritti umani nel Paese. La violenza «sarà anche partita dai risultati elettorali, ma si è trasformata in qualcos’altro, con gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani», ha detto Annan, secondo cui i responsabili vanno individuati e puniti.

L’ex capo del Palazzo di Vetro è riuscito giovedì a far incontrare per la prima volta Kibaki e Odinga, ottenendo una promessa di collaborazione da parte di entrambi. Ma dopo le dichiarazione di Kibaki, definitosi presidente legittimamente eletto, l’opposizione lo ha subito accusato di voler minare il dialogo. Da parte sua, Odinga – di etnia luo – continua a contestare il risultato del voto e a chiedere nuove elezioni.

Pubblicato il: 26.01.08
Modificato il: 27.01.08 alle ore 7.31

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72421