Archivio | gennaio 28, 2008

Bankitalia ci fa i conti in tasca: stipendi fermi e più debiti

Dal 2000 ad oggi, nessuna novità. Bankitalia fa i conti in tasca alle famiglie italiane e scopre, ma forse diretti interessati lo sapevano già, che nelle case dei lavoratori dipendenti, dal 2000 al 2006, il reddito «è rimasto sostanzialmente stabile». Non certo il costo della vita. Nel 2006, per la precisione, il reddito mensile medio delle famiglie italiane tocca i 2.649 euro netti: in rapporto all’aumento dei prezzi, gli stipendi sono cresciuti solo dello 0,3%, mentre chi fa un lavoro autonomo, sempre secondo le stime della Banca d’Italia, ha aumentato le sue entrate del 13,1%. «Negativo» invece il saldo per le famiglie dove i lavoratori sono atipici o liberi professionisti.

Cresce così tristemente il numero delle famiglie indebitate: rispetto al 2004 aumenta dell’1,5 percento il numero delle famiglie che ha qualche rata da pagare a fine mese. Principali voci in capitolo dei conti in rosso sono soprattutto i beni di consumo, mentre sono più arri i casi di indebitamento sui mutui.

Tra i dati sul 2000-2006 pubblicati da Bankitalia c’è anche una rilevazione insolita, quella che vede crescere il reddito familiare medio più al Sud che a Nord. Motivo dell’inversione di tendenza è che è cresciuto il «numero medio di percettori per famiglia»: anche al Sud e nelle Isole, in sostanza, si lavora sempre di più in due, mentre negli anni scorsi erano ancora frequenti i casi di famiglie monoreddito. Per questo la crescita dei redditi famigliari medi al Sud supera il 5%, mentre cala al 3,5% al centro e scende addirittura allo 0,7% al Nord, dove già in passato si lavorava in due, e dove i salari non si sono mossi di una virgola.

Pubblicato il: 28.01.08
Modificato il: 28.01.08 alle ore 19.39
fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72453

Libano: torna lo spettro della guerra civile

2008-01-28 h.19:00

di Stefano Poscia

BEIRUT – Lo spettro della guerra civile è tornato a incombere sul Libano dove, all’indomani degli scontri tra soldati e dimostranti che hanno provocato nove morti a Beirut, il movimento sciita Hezbollah ha intimato al comando dell’esercito di “scoprire l’identità della parte criminale che ha assassinato cittadini innocenti”.

In una Beirut semideserta per il lutto nazionale proclamato dal premier Fuad Siniora e massicciamente presidiata dall’ esercito, alla periferia sud si sono intanto svolti senza incidenti i funerali dei cinque tra militanti di Hezbollah e dell’altro movimento sciita Amal uccisi negli scontri di ieri nel quartiere di Shiyah. Su espressa indicazione di Hezbollah e Amal, i funerali dei militanti uccisi si sono svolti separatamente, per evitare il grande concentramento di folla – con i rischi connessi – che si sarebbe verificato in caso di cerimonia funebre congiunta. Ma a nome dell’opposizione, Hezbollah ha fatto sapere di considerare il governo della maggioranza parlamentare antisiriana “responsabile per ogni goccia di sangue versata” e ha sollecitato il comandante in capo dell’esercito, generale Michel Suleiman, a fare piena luce sugli scontri di ieri.

“Coloro che sono morti come martiri o sono rimasti feriti sono stati colpiti dai proiettili dell’esercito? E, se sì, chi ha ordinato ai soldati di sparare?”, ha chiesto Hezbollah. “Oppure c’era qualcun altro, e chi era e per conto di chi ha agito ?”, ha proseguito il movimento sciita, alludendo alle testimonianze secondo cui, a sparare contro i dimostranti sciiti a Shiyah, sarebbero stati “cecchini” appostati sul tetto di un palazzo nel confinante quartiere cristiano di Ain al-Rummaneh.

“Ogni insabbiamento sarebbe una minaccia alla stabilità e alla pace civile nel paese”, ha ammonito Hezbollah. Parole pesanti, se si tiene conto che – proprio nella zona degli scontri di ieri a Beirut – una sparatoria contro un bus di rifugiati palestinesi aveva innescato nell’aprile 1975 la guerra civile in Libano conclusasi solo nel 1990. E sempre nella stessa turbolenta zona, dove durante la guerra civile correva la ‘linea verde’ che separava le zone cristiana e musulmana di Beirut, facinorosi provenienti da Shiyah hanno lanciato ieri notte ad Ain al-Rummaneh una bomba a mano, provocando sette feriti. Un motivo di preoccupazione in più per il comandante dell’ esercito Suleiman, che ha incontrato oggi il presidente del Parlamento, nonché leader di Amal, Nabih Berri. Il contenuto del colloquio tra Suleiman e Berri non è stato reso noto, ma a Beirut sono in molti a temere che gli scontri di ieri tra esercito e dimostranti possano provocare un contraccolpo negativo sulla candidatura finora “consensuale” di Suleiman alla presidenza della Repubblica, vacante da più di due mesi.

“Manipolare le piazze ha conseguenze pericolose e può portare il paese fuori controllo, a meno che non sia proprio questo ciò che si cerca”, ha commentanto il leader druso antisiriano Walid Jumblatt.

fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_10493941.html

Compiono 50 anni i Lego, mattoncini magici che resistono ai videogames


COPENAGHEN (28 gennaio) – Compiono oggi 50 anni
i celebri mattoncini colorati della Lego che hanno divertito i bambini e gli adulti di due generazioni in tutto il mondo. Il brevetto del celebre mattoncino di plastica fu depositato proprio il 28 gennaio del 1958 da Godtfred Kirk Christensen, figlio del fondatore dell’azienda familiare, il falegname Ole Kirk Kristiansen, che nel 1932 l’aveva messa su a Billund, nella penisola danese, per fabbricare giocattoli di legno.

Grazie alla buona qualità di quei prodotti, il successo arrise alla piccola fabbrica, per la quale era stato coniato il nome Lego, dal danese «Leg Godt»( gioca bene). Una sigla profetica, giacché‚ il fondatore ignorava che in latino volesse dire proprio legare, mettere insieme quei mattoncini colorati che 26 anni più tardi suo figlio avrebbe brevettato e che sarebbero rapidamente divenuti popolari in ogni parte del mondo. Oggi si calcola che in tutto il pianeta ogni persona ne possegga in media 64. Che i soli bambini per giocarci utilizzino circa 5 miliardi di ore al giorno.

Le composizioni possibili sono infinite perché utilizzando appena 6 mattoncini dello stesso colore che abbiano 8 pomelli si possono creare 915 milioni di costruzioni diverse. Fino ad oggi sono stati prodotti 400 miliardi di elementi Lego, mettendo un decimo dei quali uno sull’altro si potrebbe raggiungere la luna. Gli anni più floridi però sono finiti. L’ingresso nel mercato delle nuove tecnologie ha introdotto i giochi elettronici modificando le abitudini e la Lego ha subito momenti dolorosi di declino.

Nell’ultimo decennio l’azienda danese ha attraversato diverse crisi economiche, l’ultima delle quali, nel 2004, ha comportato molti licenziamenti negli stabilimenti di Billund, una forte ristrutturazione con l’ingresso nel settore dei videogiochi ed una dislocazione di parte della produzione all’estero.

L’ultimo proprietario, Kjeld Kirk Kristensen, che ha condotto la Lego nella terza generazione della famiglia, ora ha ceduto la direzione ad un giovane manager e lentamente il mercato si è ripreso. «L’Europa dell’Est è stata un grande successo quest’anno» dice Nipper, direttore del gruppo, che per il 2008, sul piano mondiale, prevede una leggera crescita delle vendite.

La novità di quest’anno sarà il lancio di una serie di elementi Lego dedicati a Indiana Jones, di cui uscirà un nuovo film in primavera. Nipper ritiene che la nuova serie avrà fortuna, sebbene non preveda il successo conseguito con i mattoncini di Star Wars, che vendono all’anno per oltre un miliardo di corone danesi (circa 130 milioni di euro).

50th anniversary of the LEGO brick
Google ha celebrato così i Lego

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=17802&sez=HOME_PIACERI

"Onorata Sanità", 18 arresti nella ‘ndrangheta calabrese

L’ex vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno, ucciso nel 2005


Uno sciagurato intreccio tra ‘ndrangheta, politica e sanità.
È quello smascherato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che lunedì ha portato all’arresto di 18 persone. Tra loro, oltre ai già detenuti perché considerati i mandanti dell’omicidio Fortugno, Alessandro e Giuseppe Marcianò, c’è un consigliere regionale della Calabria, Mimmo Crea.

Secondo l’indagine, denominata “Onorata Sanità”, l’omicidio nel 2005 del vicepresidente del Consiglio regionale calabrese Francesco Fortugno sarebbe proprio legato all’ingresso di Domenico Crea nel Consiglio. Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri Andrigo e Colamonaci, insieme al procuratore Francesco Scuderi, l’omicidio Fortugno fu la diretta conseguenza della mancata elezione in Consiglio regionale del soggetto designato quale referente dei clan e diretto garante degli interessi delle cosche.

Crea, primo dei non eletti nella lista della Margherita, infatti, è subentrato a Fortugno dopo la sua morte. La sua è una storia politica controversa: fino al 2005 ha ricoperto la carica di assessore al Turismo della Regione Calabria nelle file del centrodestra, poi il passaggio alla Margherita e la candidatura alle regionali del 2005. Un nome che aveva fatto storcere il naso a molti, tra cui lo stesso Fortugno e l’attuale presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, all’epoca dei fatti ancora nella Margherita.

Dopo l’arresto dei Marcianò, Loiero invitò Crea a farsi da parte, se non altro perché uno dei due, Giuseppe, faceva parte della segreteria politica dello stesso Crea. Il consigliere decise così di ritornare nel centrodestra, aderendo alla Dc di Rotondi e diventandone capogruppo in Consiglio regionale.

Pubblicato il: 28.01.08
Modificato il: 28.01.08 alle ore 17.19

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72452


Il governo pro-riforma elettorale e la sinistra

Roma, 27 gen. – (Adnkronos) – ”Se il Partito Democratico intende allearsi con Berlusconi per fare un qualsiasi Governo tecnico o istituzionale che sia, faccia pure. Ma se anche qualcuno a sinistra perseguisse questo progetto dico: attenzione, e’ una cosa innaturale. La nostra gente non ce lo perdonerebbe e ci inseguirebbe con i forconi. Ecco io a questo abbraccio mi sottraggo. I comunisti Italiani non ci stanno”. Lo ha dichiarato il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto.

fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=1.0.1816897010

Adesso non esageriamo… con il forcone no, perché poi c’è rischio che qualcuno si faccia male e la vista del sangue basta a farmi svenire. Ma con i prodotti organici destinati alla mia compostiera sicuramente sì!

Sempre di ieri sera le dichiarazioni di tutt’altro segno da parte di Bertinotti – che parlava come carica istituzionale e non come “pasionario”, per quanto i suoi compagni di partito – i vertici quantomeno – sembrino essere sulla stessa lunghezza d’onda.

In sostanza, dice il presidente della camera, questa legge elettorale è stata adeguatamente definita dal suo ideatore per quel che è – una porcata – e quindi andare a votare nuovamente su quella base non fa bene all’eventuale vincitore come alla stessa opposizione, e tanto meno al paese.

Nulla da eccepire, è un discorso sensato. Ma che l’attuale sistema elettorale italiano sia osceno non è una scoperta di ieri, mi pare… lo si sostiene trasversalmente da prima delle ultime elezioni. C’è stato pure un v-day, mi par di ricordare, che tanto scalpore ha suscitato: uno può essere d’accordo o meno, ma se si esprime in merito vuol dire (si spera) che almeno abbia capito di che si tratta. O no?

Legge iniqua dunque. Allora, una normale si aspetta che il governo appena insediato si metta subito al lavoro per modificare questo obbrobrio, no? Non che ci si riposi bellamente fino a che, un bel giorno, un personaggio che formalmente non è nessuno (sì, proprio il ma-anchista: non è un parlamentare, non è ministro, è segretario di partito di un’entità costituitasi dopo il voto, dunque non legittimato a farlo) si metta a consultare soprattutto il capo dell’opposizione per fare questa riforma. Ma benedetto uomo (si fa per dire): nessuno t’ha mai detto che magari PRIMA consulti gli alleati? Nessuno t’ha fatto notare che la maggioranza precedente se n’è ben guardata dal ricercare l’approvazione di chicchessia fuorché sé stessa? Perché magari, dato che nel frattempo facevi il sindaco, t’è sfuggito… e poi parliamo di bene del paese.

Certo si son dati molto da fare, questi nostri governanti ormai ex. Tanto che non hanno potuto occuparsi del conflitto di interessi, tutti presi com’erano nel far passare l’indulto o, nella finanziaria, cose tipo l’abolizione del riposo obbligatorio di 11 ore dopo un turno di 24 per il personale sanitario. Ma non andateglielo a dire: non se ne sono accorti. Come non si sono accorti che i lavoratori massacrati nei posti di lavoro sono più di tre al giorno, tanto che ci sono venuti a parlare di EMERGENZA… ha ragione Bertinotti quando dice che questo succedeva anche con il governo Berlusconi (quindi con ancora maggior diritto non si può parlare di emergenza), però l’ex segretario di RC si guarda bene dal far notare che, magari, con una legge sul conflitto di interessi appunto, magari, le notizie sarebbero state date con meno parzialità.

E poi io sono perfida. Infatti il sospetto che a RC una riforma con sbarramento vada bene m’è venuto e come… per egemonizzare la sinistra in forza dei numeri – che però, se proprio vogliamo essere precisi, non sono stati verificati, dalle ultime elezioni in qua: è sicura RC di avere ancora tutti i suoi elettori? Io non ne sono così certa. E la cosa non mi fa piacere.

Comunque, dato che la ricerca di intese quando un governo c’era non ha dato frutti, è inutile tirare in lungo con un governo che debba “solo” traghettare una riforma elettorale. Andiamo subito al voto e non perdiamo altro tempo. Rimbocchiamoci le maniche, per la miseria, che uno scenario peggiore di questo è persino difficile immaginarlo.

Sono inviperita – e molto. Ma come non esserlo, se la sensazione più netta è quella di un accordo tra simili? Pensateci: prima di cadere, sapendo di cadere, il centrodestra fa una legge capestro cui il centrosinistra non può opporsi – non ne ha la forza. Si vota e come da copione vince il centrosinistra, che si trova però legato mani e piedi. Allora il centrosinistra che fa? Si fa bellamente promotore di tutte quelle iniziative che il precedente governo ha lasciato in sospeso (il furto del TFR ad esempio, con il beneplacito dei sindacati che sono andati in giro magnificando i fondi comuni, di cui però non era dato sapere chi fossero i gestori, forse perché dietro c’erano grossi interessi di Berlusconi?), poi ci ha regalato l’indulto, poi ha confermato le “missioni di pace” e ha stanziato per la difesa più fondi di quanto avesse osato fare la destra, poi non ha cancellato le brutture della legge 30, poi ha confermato l’allargamento della base di Vicenza… devo continuare? No perché ho già il magone… E noi, poveri elettori di sinistra, quella radicale e cattiva che mette sempre i bastoni tra le ruote, ad ingoiare rospi perché un governo migliore non è in vista. Vero, verissimo. Però il risultato qual è? Che gente piccola come Dini e Mastella hanno fatto il bello ed il brutto tempo, hanno ottenuto quello che volevano e adesso son pronti a saltare sul carro del prossimo vincitore, mentre il buonista Veltroni è ancora lì che vaneggia di “ballare da solo” e di “intese sulla riforma”.

Ma poi, in fin della fiera: se un governo con una maggioranza così risicata è riuscito, bene o male (ehm) a governare, volete che un Berlusconi stra-sicuro di vincere con i suoi attuali alleati, cui potremmo tranquillamente aggiungere i due loschi figuri ex centrosinistri, non ci riesca? Ma siamo seri!

E comunque, da un sondaggio – piccolissimo – effettuato qui dalle mie parti, il centrodestra stravincerà le prossime elezioni per un motivo molto semplice: buona parte dell’elettorato di centrosinistra ha già deciso che annullerà la scheda.

Meditate gente, meditate… e leggete anche questo:

http://www.ilbriganterosso.info/dblog/articolo.asp?articolo=399

Cara RAI, non mi assomigli!

Come tutti gli anni, puntuale come l’influenza, ecco la gabella da pagare: il canone RAI. E come tutti gli anni ecco che si inventano slogan accattivanti per convincere i riottosi come me. Quest’anno è toccato a “vogliamo assomigliarti”.

Be’, per quel che mi riguarda, cara RAI, ce n’hai di strada da fare prima di poter dire di essermi in qualche modo simile! Non tanto per i programmi che non guardo – ad essere onesti sono la maggior parte e già questo dovrebbe essere sconfortante per te – ma per il tipo di scalette che ci imponi.

Ripeto, lasciamo perdere per un istante le scelte ideologiche (perché siamo su pianeti evidentemente diversi). Parliamo di puro buon senso. Quanto ce n’hai, tu che programmi un film come Harry Potter in una qualsiasi serata infrasettimanale, ben sapendo che è un film da ragazzi? O forse pensavi di rivolgerlo esclusivamente ad un pubblico adulto, che non ha problemi ad alzarsi alla mattina? E poi: torna il grande Biagi, finalmente. Dopo un assaggio in prima serata, eccolo relegato a quando anche i più valorosi cominciano a dar segni di cedimento. Stessa cosa dicasi per Benigni che recita la Divina Commedia: siccome la prima puntata ha dimostrato l’interesse che il pubblico nutriva per i due toscanacci, mettiamolo come ultima scelta, così evitiamo il rischio che la cultura si impadronisca delle menti degli italiani e che magari comincino ad usare il cervello… e poi si sa, Benigni è irriverente e altamente pericoloso per la morale corrente. Quale morale? La tua, cara RAI…

E adesso parliamo del canone. Che nasce con la tassa sulle audizioni, il 21 febbraio 1938 tramite Regio Decreto del Re Vittorio Emanuele di Savoia, allo scopo di finanziare la PROPAGANDA del REGIME FASCISTA (dichiarazione copiata da un commento sul blog di Grillo, qui: http://www.beppegrillo.it/2008/01/lalbo_mussolini/index.html)

Ieri sera Fabio Fazio ci ha ricordato la necessità di metterci in regola, perché, dice lui, il canone è quello che permette a tutti di dire quello che pensano (lasciamo perdere le conseguenze). Mah! Qualche anno fa avevo scritto alla RAI chiedendo che mi venissero piombati i loro canali, che tanto non guardavo, e mi hanno risposto che la tassa non riguardava l’utilizzo del televisore in sé ma il suo possesso. Come dire che posso anche tenerlo spento o guardare un qualsiasi canale extra RAI che comunque devo pagare la RAI. Concetto astruso, per me. Come incomprensibili sono le scelte sulle notizie cui dare risalto. Sempre nella lettera già citata mi lamentavo di questo aspetto: mi è stato detto che la RAI, essendo di tutti, deve tener conto dei gusti – disparatissimi – dei suoi utenti. Sarà… ma possibile che la maggior parte degli italiani nutra un interesse così smodato per i fatti privati dei capi di stato esteri, tanto da farli assurgere a notizia fissa di tutti i TG? Ma io non credo proprio…

E almeno fosse vero quello che dice Fazio: possibile che abbia già scordato la scomparsa improvvisa dalle programmazioni RAI di personaggi del calibro di Santoro e Biagi, giusto per dirne due? E poi, diciamocela tutta: siamo sicuri che proprio tutti possano esprimersi? No perché io dalla RAI non ho mai sentito parlare di THOR, ad esempio… e non mi riferisco al dio nordico ma a qualcosa che perfino una imbranata come me è riuscita a trovare. Non in una chat qualsiasi: nel sito del CNR. Ma questo è far cultura, ed evidentemente non si può.

Cara RAI, l’informazione per te, nella maggioranza dei casi, è come l’AIDS: se la conosci la eviti. Tu confondi l’informazione con l’opinione: di quest’ultima ce ne propini a bizzeffe… ma nell’80% dei casi (ho deciso di essere ottimista), chissà perché, di quella di chi detiene il potere. Non necessariamente politico, anzi meglio: quello economico.

Anche quest’anno pagherò il canone, tranquilla… ma la certezza di essere bellamente presa in giro non me la leva nessuno.

«Anche noi palestinesi condividiamo con gli ebrei la Giornata della memoria»

«Credo che entrambi abbiamo bisogno dell’aiuto del mondo»

Parla Leila Shahid, ambasciatore Olp presso l’Ue, premiata col Premio Nonino 2008


PERCOTO (UDINE) – «È proprio nel giorno della Memoria che voglio dire agli ebrei in Italia e nel mondo che condividiamo con loro questa Memoria, perché anche noi palestinesi siamo parte dell’umanità». Leila Shahid, ambasciatore dell’Olp presso l’Unione Europea, premiata come “Maestro del Nostro Tempo” col Premio Nonino 2008, lancia proprio il 26 gennaio, da Percoto (Udine), il suo appello ai due popoli.

CONFLITTO – «Il conflitto israeliano palestinese è più simile a una tragedia greca che a uno scontro militare politico», dice rendendo omaggio alla Shoah e, al tempo stesso alla Nakba («la catastrofe iniziata nel 1948 che ci ha portato a disseminarci lontano dalla nostra terra»). I due popoli sono entrambi vittime. «Che dobbiamo fare? Continuare a lamentarci intorno alla Memoria spezzata o costruire una speranza?». Israeliane palestinesi sono per Leila Shahid come gemelli, che non riescono a vivere insieme ma non sono neppure capaci di separarsi. «Credo che entrambi abbiamo bisogno dell’aiuto del mondo. In modo particolare dell’Europa che ha vissuto due conflitti mondiali. E che ha imparato a riconciliarsi, lavorando e unendo Paesi, prima nemici, costruendo una visione comune». E conclude: «Anche noi dobbiamo imparare a costruire una vera coesistenza e creare un avvenire condiviso».

Luisa Pronzato
Cristina Tagliabue
27 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_27/video_giornata_memoria_4d851424-cd12-11dc-bed8-0003ba99c667.shtml


Come rovinare un saggio poeta

Il vietnamita Nguyen Huy Thiep protagonista con Trevor e Leila Shahid
MARIO BAUDINO
INVIATO A PERCOTO (UDINE)

Lo scrittore vietnamita Nguyen Huy Thiep ha raccontato un apologo, nel suo discorso di ringraziamento per il premio Nonino: è la storia di un saggio poeta che vive in assoluta povertà e rappresenta l’autorità morale del suo villaggio. A poco a poco, per aiutarlo, i contadini gli donano un gatto, poi una mucca, poi una inserviente, infine una piccola pagoda. E più cose ha, meno tempo dedica a meditare e scrivere, finché diventa irascibile, pettegolo, bestemmiatore, avido e intrigante. «La storia del maestro che vi ho appena raccontato – conclude l’autore vietnamita – assomiglia al percorso di alienazione proprio di molti scrittori dei paesi agricoli arretrati in via di industrializzazione, come il mio». A voi le conclusioni, lascia intendere. E si conquista il divertito applauso dei 650 invitati seduti a tavola per un megabanchetto letterario.

Ogni anno, il premio Nonino interseca i temi dell’attualità con una scelta attenta dei valori letterari o morali in gioco. La sua giuria, presieduta dal Nobel V. S. Naipaul, e composta tra gli altri da Ermanno Olmi, Claudio Magris, Emmanuel Le Roy Ladurie, Peter Brook, il poeta Adonis, e da quest’anno anche John Banville e James Lovelock, ha scelto i premiati dell’edizione 2008 dimostrando notevole tempismo. Oltre allo scrittore vietnamita (pubblicato dalle edizioni «ObarraO») c’è infatti un maestro un po’ segreto come William Trevor (le sue opere sono pubblicate da Guanda), romanziere definito da Banville «uno dei grandi cronisti contemporanei della condizione umana»; c’è un’istituzione come la Maison des journalistes parigina, che offre un tetto e una possibilità di ricominciare a giornalisti perseguitati nei loro Paesi d’origine; e c’è Leila Shahid, la rappresentante palestinese presso la Comunità europea a Bruxelles.

Come aveva già anticipato nell’intervista al nostro giornale, la Shahid ha parlato con passione di quanto sta accadendo a Gaza, ovviamente, ma anche della giornata della memoria e del ricordo dell’Olocausto. Il suo discorso, nobile senza retorica, in una distilleria di gran lignaggio e infinita allegria, tra i vapori del mosto e gli aromi della grappa, aveva, ammettiamolo, un sapore particolare.

Il premio è del resto una serissima festa, dove convivono l’allegria contadina e l’amore per la cultura. Dove si riuniscono imprenditori, intellettuali, artisti non solo del Nord-Est, e non solo italiani. In amicizia, e con un bel rito scaramantico in testa, ogni anno: vedere se anche questa volta Benito Nonino, patriarca di una affascinante stirpe al femminile, riuscirà a tagliare con un colpo solo l’enorme torrone di fine banchetto. Dicono che porti bene. Per la cronaca, ci è riuscito anche ieri.

fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&ID_articolo=1300&ID_sezione=81&sezione=