Archivio | gennaio 30, 2008

Rifiuti: proteste, blocchi e ospedali a rischio

De Gennaro

Gianni De Gennaro

Troppi rifiuti accumulati vicino agli ospedali di Polla e di Sant’Arsenio. Ecco perchè il direttore sanitario dei due nosocomi, con una nota, ha chiesto al competente Consorzio Rifiuti Bacino Salerno 3 di provvedere urgentemente al ritiro dei rifiuti urbani prodotti presso i due ospedali del Vallo di Diano.

Il direttore sanitario ha motivato la sua richiesta «in quanto i rifiuti accumulati costituiscono pericolo per la salute pubblica e per i pazienti ricoverati». La raccolta dei rifiuti, ed in particolar modo della frazione secca indifferenziata, è sospesa presso i due presidi ospedalieri dallo scorso 17 gennaio.


BLOCCATA LA TANGENZIALE
. Nuovo blocco contro l’apertura dei siti previsti dal piano per i rifiuti messo a punto dal Commissario Gianni De Gennaro. Per protestare contro la riapertura della discarica in località Cava Riconta, a Villaricca, gli abitanti della cittadina hanno bloccato la tangenziale di Napoli all’altezza dello svincolo di Varcaturo.


GREENPEACE E BASSOLINO.
Manifestazione di Greenpeace davanti alla Regione Campania, il governatore Antonio Bassolino – che aveva appena terminato una riunione col commissario De Gennaro – ha incontrato una delegazione dell’associazione ambientalista, che gli ha consegnato i risultati del progetto “Differenziamoci” e una serie di proposte per la soluzione del problema dei rifiuti.

Il governatore si è complimentato con l’associazione per l’iniziativa, di carattere costruttivo, proponendo a breve un incontro tra Greenpeace e i suoi consulenti locali, Asia, Comune di Napoli e Regione Campania, per confrontarsi sulle possibilità di replicare l’esperimento in modo più stabile anche su altri quartieri napoletani. Arrivando questa mattina davanti alla Regione, Greenpeace aveva portato più di tre quintali di carta, vetro, plastica e altri materiali differenziati, raccolti da cinquanta famiglie di Napoli.


SINDACO NETTURBINO.
A Quarto la protesta di un gruppo di madri ha costretto il sindaco Sauro Secone a improvvisarsi netturbino per consentire la riapertura di alcuni uffici nel comune. Le donne, infatti, dopo aver protestato dinanzi alla scuola rovesciando in strada il contenuto di decine di cassonetti, si sono recate nella sede del comune in via De Nicola e hanno scaraventato nell’ingresso del comune decine di sacchetti di spazzatura inveeendo anche contro alcuni dipendenti comunali.

I rifiuti hanno costretto alla temporanea chiusura degli uffici dell’anagrafe e del protocollo e il sindaco con alcuni consiglieri in attesa dei mezzi e degli uomini della società addetta al servizio, già impegnati, per riaprire gli uffici ha provveduto a rimuovere i sacchetti.


DE GENNARO E IL GIOCO DELL’OCA.
«La Campania non può permettersi il gioco dell’oca, che ti rispedisce alla casella di partenza, ed è fuori discussione la necessità di aprire i siti di stoccaggio e le discariche previste dal piano sui rifiuti». Il commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania Gianni De Gennaro parla ad Avellino, intervenendo alla presentazione del nuovo sistema per la raccolta differenziata messo a punto dal Comune.

«Sulla drammatica crisi che stiamo vivendo in Campania, non possiamo permetterci il gioco dell’oca, nel quale capita di tornare alla casella di partenza – ha detto – Ci è imposto come dovere venirne fuori, e sono certo che prevarrà il buon senso». Rivolgendosi indirettamente alle comunità che si oppongono alla realizzazione e alla riapertura delle discariche, De Gennaro ha dunque rilanciato la sua strategia del dialogo.

«Sono consapevole – ha continuato – che la raccolta differenziata rappresenta un tappa, seppure importante nel contesto di un ciclo che non si può interrompere in alcuna sua parte, pena il fallimento. Ridurre i quantitativi di rifiuti quotidiani che vengono prodotti, sicuramente allevia la fase di emergenza che permane, ma è fuori discussione la necessità di aprire al più presto siti di stoccaggio per le ecoballe (l’impianto avellinese del Cdr è fermo perchè intasato, ndr) e discariche che sono stati individuate sul territorio regionale».

Pubblicato il: 30.01.08
Modificato il: 30.01.08 alle ore 17.37

fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=72521

AMBIENTE. Rifiuti in Campania, Greenpeace presenta a Napoli “Differenziamoci”

30/01/2008 – 16:29


“A munnezza nun è schifezza”. Questo uno degli striscioni
sventolati questa mattina da Greenpeace di fronte alla sede della Regione Campania. L’associazione infatti ha consegnato più di tre quintali di carta, vetro, plastica e altri materiali raccolti in modo differenziato da 50 famiglie napoletane che hanno partecipato al progetto “Differenziamoci”. Lo riferisce Greenpeace in un comunicato.

Per una settimana Greenpeace ha fornito a un gruppo di cittadini – nel quartiere Colli Aminei – quanto occorre per la raccolta differenziata domiciliare. Tutto è stato organizzato in pochi giorni per dimostrare che questa soluzione, oltre a essere concreta e sana, è conveniente, economica e veloce.

Questi i risultati di “Differenziamoci”: in meno di una settimana è stato raggiunto il 73% di raccolta differenziata. Le 50 famiglie coinvolte hanno raccolto 522,6 kg di rifiuti di cui: 140,4 kg di indifferenziato (il 27%), 112,3 kg di carta e cartone (il 21%), 61,7 kg di plastica e metalli (il 12%), 158 kg di umido (il 30%) e 50,2 kg di vetro (il 10%). Da questi rifiuti sarà possibile ottenere: dalla carta, circa un quintale di libri in carta riciclata; dalla plastica, 21 maglie in pile o 8 piumini in pile o 12 vaschette; dai metalli, 2 bici o 8 caffettiere o 2 monopattini; dall’umido, 1 quintale di compost e dal vetro, 200 bottiglie in vetro.

Il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino si è complimentato con l’associazione per l’iniziativa, di carattere costruttivo, proponendo a breve un incontro tra Greenpeace, Achab Group, Asia, Comune di Napoli e Regione Campania, nel quale si potra’ discutere come replicare l’esperimento di Greenpeace in modo più stabile anche su altri quartieri napoletani.

“Dove è stata avviata – ha spiegato la responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace, Vittoria Polidori – la raccolta differenziata domiciliare ha dato risultati importanti nel giro di pochi mesi, mentre il commissariamento dura da quindici anni. Negli oltre cento Comuni campani virtuosi, il peso dei rifiuti si è ridotto dei 2/3. Separare l’umido ha diminuito molto l’impatto ambientale oltre alla puzza e alle emissioni di biogas”.

Tra le fila degli attivisti di Greenpeace questa mattina era presente anche il comico Lello Arena che ha improvvisato un’arringa verso un finto Bassolino impersonato da un attivista con una grossa maschera. “Avevamo voglia di rimboccarci le maniche, andare giù e dare materialmente una mano. – ha commentato Arena – Spero di fare da apripista ad altri artisti napoletani che vogliano mettersi a disposizione della città per raccontarne i bisogni. Vorrei continuare a fare il mio mestiere sapendo che chi ha il dovere di occuparsi con onestà e serietà di queste cose lo faccia davvero, anche se finora non è successo”.

2008 – redattore: LM

fonte: http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=16991


Crisi, l’incarico va a Marini: «Governo a termine per riforme»

Veltroni commenta: «Ce la deve fare»

Marini consultazioni al Quirinale - foto Ansa - 220*186 - 26-01-08

Il presidente Giorgio Napolitano ha incaricato il presidente del Senato Franco Marini di costituire un governo che porti a termine la riforma della legge elettorale e altre indispensabili riforme costituzionali. «Ho chiesto al presidente del Senato di esplorare la fattibilità di un Governo» che porti a termine queste indispensabili riforme.

È questo l’esito dell’incontro tra il capo dello Stato Giorgio Napolitano e il presidente del Senato Franco Marini. «Ricordo che sciogliere anticipatamente le Camere è la decisione più grave e più impegnativa», puntualizza il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricordando che in questo caso sarebbe stata una decisione «assunta a meno di due anni» dall’ultimo voto.

Un «impegno gravoso» che cercherà di affrontare nei tempi «più rapidi possibile» e con «determinazione». È questo l’impegno che si è assunto il presidente del Senato Franco Marini dopo che il capo dello Stato Giorgio Napolitano gli ha conferito l’incarico di cercare una maggioranza per formare un governo che riformi la legge elettorale.

«Ringrazio vivamente il presidente della Repubblica – ha detto – per la fiducia che con questa decisione ha voluto accordarmi. So bene che si tratta di un impegno non semplice, anzi gravoso perchè so che nelle attese dei nostri cittadini c’è una attenzione forte alla modifica della legge elettorale».

«Cercherò – ha aggiunto Marini – di stare in tempi i più brevi possibile perché capisco, come ci ha ricordato nella sua dichiarazione il presidente della Repubblica, che i tempi sono stretti».

«Naturalmente – ha concluso il presidente del Senato – essendo il lavoro come ho detto gravoso c’è bisogno di farlo seriamente, cercherò di trovare il punto di equilibrio tra queste due esigenze. Ci metterò in questo compito tutta la mia determinazione in questi giorni che ho di fronte». L’ipotesi di un incarico a Marini per un governo istituzionale in grado di modificare le regole di voto, del resto, era molto accreditata fin da martedì sera, dopo il faccia a faccia riservato tra lo stesso Marini e il vice premier dimissionario Massimo D’Alema, con il compito – evidentemente – di sgombrare il campo dalle ultime remore del presidente del Senato ad accettare la guida di un esecutivo a termine.

L’Ufficio stampa del Senato comunica che le consultazioni del Presidente del Senato Franco Marini avranno inizio giovedì 31 gennaio alle ore 16 a Palazzo Giustiniani.

«Io credo che ce la debba fare». Così Walter Veltroni, leader del Pd, intervistato dal Tg1 risponde quando gli viene chiesto se pensa che il presidente Marini ce la possa fare nell’incarico che gli è stato affidato
dal Capo dello Stato.

«A Marini diremo che ci sono due possibilità – continua Veltroni – o si fa un governo fino ad aprile del prossimo anno- spiega- che faccia le riforme istituzionali, oppure ai va al voto a giugno di quest’anno, ma facendo prima tre cose». Si dovrebbe secondo Veltroni, entro giungo «fare la riforma della legge elettorale, aumentare i salari sostenendo la produttività e riformare i costi della politica. Così – conclude Veltroni- si potrà andare a votare a giugno e gli italiani saranno in grado di scegliere da chi essere governati».

Il Presidente del Consiglio dimissionario Romano Prodi ha formulato, nell’incontro di Palazzo Chigi, i suoi auguri al Presidente incaricato Franco Marini garantendogli «il massimo sostegno».

Berlusconi chiude subito la porta. «Non c’è nessun margine per dialogare sulla legge elettorale». Così Silvio Berlusconi, al termine dell’incontro con il leader dell’Udsc, Pier Ferdinando Casini, risponde ai giornalisti che gli domandano se esistano o meno spazi di dialogo per fare la legge elettorale. Per Berlusconi: «Non si può perdere tempo, bisogna andare al voto».

Al termine di un incontro con Casini, Fi e Udc si sono detti concordi nel dar vita ad una legislatura costituente per realizzare le riforme. Il presidente di Fi Silvio Berlusconi e il leader dei centristi, Pier Ferdinando Casini, si legge in un comunicato, «sono d’accordo sul fatto che la prossima dovrà essere una legislatura costituente: si dovrà quindi, non solo migliorare la legge elettorale, ma anche il federalismo riequilibrare i rapporti tra governo e Parlamento, fra potere giudiziario e legislativo».

Lo stesso Casini in seguito ha commentato: «Certamente la missione di Marini è molto
difficile anche se di impossibile in assoluto non c’è nulla: i margini si sono assottigliati». «Credo che Napolitano abbia fatto il suo dovere – ha proseguito Casini – nessun capo dello Stato può sciogliere le Camere dopo solo un anno e mezzo. È stato doveroso da parte sua dare un incarico».

Casini tuttavia ha ribadito di essere «disponibile al tedesco ma «se pensate che il signor Casini voti con Diliberto, Pecoraro e il Prc vi sbagliate: non posso impazzire all’improvviso e passare come il peggiore dei trasformisti». Infine l’ex presidente della Camera ha ricordato che un’intesa sulla riforma elettorale non può prescindere da Forza Italia: «È stato Veltroni ad insegnarmi che la legge elettorale non si fa senza Berlusconi», ha detto sventolando l’articolo di un giornale di qualche settimana fa.

Il disegno di Napolitano piace alle forze sociali, a cominciare dal presidente della Confindustria Montezemolo per finire con il segretario della Cisl Bonanni. È gradito alla Conferenza Episcopale.

Il Pdci non voterà alcun governo istituzionale perchè fuori dal governo Prodi e dalla maggioranza di centrosinistra rimane soltanto il voto: parola di Manuela Palermi, capogruppo del Pdci al Senato. Capitolo a parte è quello dell’Udc. Pierferdinando Casini tra grandi slalom alla fine si è espresso contro qualsiasi «governicchio», riallineandosi agli altri leader della vecchia Casa delle Libertà in previsione di un possibile voto anticipato con relativa necessità di alleanza elettorale per ottenere il decisivo premio di maggioranza. Ma ha anche lasciato a Mario Baccini la responsabilità di lasciare una porta aperta alle forze cattoliche impegnate nel tentativo di coagulare la cosiddetta “Cosa bianca”.

Savino Pezzotta con il suo Forum Famiglie ne è il portabandiera e ha naturalmente raccolto l’invito della Conferenza Episcopale – che non ha perso occasione di dare indicazioni politiche anche sulla crisi di governo – di fare prima la nuova legge elettorale.

Pubblicato il: 30.01.08
Modificato il: 30.01.08 alle ore 21.01

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72520


Sinistra: che fare?








Diliberto a Repubblica: Una lista unitaria a sinistra? Sono pronto, ma non rinuncio a falce e martello

Roma 27 gennaio 2008

«L’ho detto al capo dello Stato: il ritorno al Mattarellum è la soluzione giusta per la legge elettorale, senza bisogno di pasticci».


Napolitano che ha risposto, onorevole Diliberto?

«Ne ha preso atto. Ovviamente, le riflessioni il capo dello Stato se le tiene per sé».


Le sue personali impressioni, invece?

«Che alla fine non si vota. Mi batterò per impedire la nascita di un governo istituzionale e per andare subito alle urne ma i poteri forti sono tutti schierati per l’inciucio. Non è poco».


Veramente lo chiedono anche i suoi alleati nella Cosa rossa, Prc e Sd.

«Purtroppo, sono finiti in sintonia con Montezemolo. Rompendo un tabù per la sinistra. Togliatti diceva: “I governi tecnici sono i peggiori di tutti i governi reazionari”. Perché si presentano con una faccia asettica, fingendo neutralità».


Invece?

«Invece, appunto, sono i peggiori. Chi entrerebbe nel governo istituzionale? Le forze della vecchia maggioranza di centrosinistra, traditori compresi, più l`Udc. Il partito di Casini e di Cuffaro. Il popolo della sinistra non lo perdonerebbe. C’è un limite alla decenza».


Parla sempre di Rifondazione, che chiede un governo “di scopo”?

«Rivolgo un accorato appello ai compagni: ripensateci. E’ un gravissimo errore. Non illudetevi, non serve affatto a far decantare il clima: la volta scorsa, dopo la caduta di Berlusconi, a Palazzo Chigi andarono D’Alema e Amato. Ma le elezioni nel 2001 le vinse lo stesso il Cavaliere».


Franco Giordano l’accusa di giochi spericolati, di muoversi fra Ferrando e Parisi…

«Se avessi voglia di far polemica risponderei che, se è per questo, lui vuole perfino mettersi d’accordo con Berlusconi sulla bozza Bianco. Ma non ne ho voglia. Dico solo che io punto ad un bipolarismo nel quale la sinistra ha il problema del governo e non la mistica dell’opposizione. Con la teoria delle mani libere saremo perdenti per i prossimi 50 anni».


Ma il Pdci ci sarà o no nella lista della sinistra, quale che sia la legge elettorale?

«Non dipende mica dal modello elettorale, il nodo vero sono i contenuti politici. Se nasce un governo istituzionale con pezzi della sinistra dentro, sarà un bel problema. Se andiamo subito al voto, prontissimo alla lista unitaria».


Rinunciando alla falce e martello.

«Eh no, io il mio simbolo me lo tengo e lo custodisco per benino. Nel mio partito anzitutto, visto anche che stiamo per trasferirci in una sede molto prestigiosa. Ma anche nel logo elettorale deve esserci spazio per la falce e martello. Questione di riconoscibilità, nello stesso interesse dell’affermazione della lista».


E quindi ricomincerà la guerra grafica con verdi e Sd.

«No, non credo. Ho l’impressione che l’abbiano capito»

… come ha ribadito molto chiaramente anche ieri sera a Ballarò. Nessun corteggiamento alla Finocchiaro ed al PD, anzi (altrimenti sul conflitto di interessi avrebbe glissato). Ma il tentativo di tenere comunque unita la sinistra, anzi di unirla, va fatto.

E poi quello che ho veramente apprezzato è stato il non voler cadere nelle profezie autoavverantisi del cavaliere e di troppi anche a sinistra.

Ma chi l’ha detto, che abbiamo già perso? Almeno proviamoci!

Lo speciale di Ballarò, 23 gennaio 2008







Ne abbiamo già parlato qui: http://solleviamoci.blogspot.com/2008/01/non-ci-sto.html
ma ricevo oggi un articolo illuminante dall’impagabile Baro… e lo pubblico integralmente.

Perché la memoria o è obiettiva o non serve che a pochi… e siccome in questi giorni qualcuno rispolvera la marcia su Roma, cominciamo a fare chiarezza, invece che il solito revisionismo.

La notte più in là senza revisionismi
Enrico Campofreda

24 gennaio 2008

Fa male sentire che l’umano e profondo dolore che ha segnato le vite di orfani di vittime della lotta armata di fine Settanta prenda, pur negandolo, la via d’un’univoca rivisitazione di quegli anni com’è accaduto ieri sera su Rai Tre. La lettura in diretta di copiosi passi del libro di Mario Calabresi ”Spingendo la notte più in là” ha offerto un sensibile spaccato di emozioni, immagini, sentimenti e sentimentalismi assolutamente personali e rispettabili, vissuti, nella bellezza e in un malessere a volte compassato altre straziante. Ma ha al tempo ricevuto una banalizzazione nell’operazione politica di utilizzare quel testo ben oltre la stessa giornata della memoria delle vittime del terrorismo già istituita nei mesi scorsi. Non sappiamo se le intenzioni del pacato Calabresi junior e di chi utilizza quei suoi ricordi emotivo-esistenziali vadano oltre la rivendicazione d’uno spazio pubblico nel nome dei propri cari richiesto più volte e a più voci.

Pensiamo che si dovrebbero scindere i due aspetti. L’elaborazione del lutto è questione privata e personale; collettivo e civile può essere il ricordo di periodi della storia politica ma attraverso una lettura né emotiva né di parte. E nella trasmissione di Floris questo distinguo non c’era. Si puntava a dare un’immagine dei Settanta basato sul dolore individuale del proprio vissuto. Partendo dall’omicidio Calabresi che – qualsiasi commentatore politico e lo stesso figlio Mario, oggi affermato giornalista de ‘La Repubblica’ dovrebbero sapere – non ha nulla a che vedere con la pratica dell’omicidio politico teorizzato nella seconda metà dei Settanta da Br e consimili. Solo la cattiva coscienza di chi fa presunta informazione come Giuliano Ferrara, praticando invece quell’aggressione e demonizzazione dell’avversario rinfacciata ad altri, può lanciare anatemi su quegli anni. Facendo finta di non conoscere un passato che appartiene anche al suo dna.

Dunque i Settanta, anni di passione e violenza, non furono solo questo. Furono lunghi attimi di speranza e di lotta e la deriva e il vicolo cieco dell’eliminazione fisica di avversari veri o presunti praticata dal ‘partito armato’ – strada sciagurata e improduttiva per quella classe che si voleva orientare a un rovesciamento dello Stato borghese – furono una deriva, non l’unica anima d’un periodo articolato e complesso. La trasmissione della Rai, che ospitava alcuni figli di servitori dello Stato le cui esistenze hanno subìto traumi sicuramente irreparabili e duraturi, sceglieva la scorciatoia d’uno spicciolo revisionismo. Fatto di confusione, pressappochismi, illazioni come affermare che chi sparava al commissario Calabresi era un potenziale terrorista e magari iniziava nel maggio ’72 a praticare la lotta armata. Non si mescolano i sentimenti con la storia. E Calabresi, Tobagi, Alessandrini juniores risultavano emozionati e in certi passi impossibilitati al distacco. Parevano non comprendere che gli assassini dei padri erano ormai liberi e intervistati in tivù perché questo avevano deciso leggi d’uno Stato tanto difeso dai loro genitori.

Né il conduttore né un giornalista navigato come Ezio Mauro ricordavano che all’epoca c’era un’Italia fatta di movimenti d’opposizione ad ampia base proletaria – non erano solo gli studenti borghesi a manifestare – contro cui vennero scagliate la strategia della tensione e l’omicidio fascista. Sugli schermi passavano senza commento le immagini delle stragi, senza ricordare quelle vittime, né gli effetti di leggi liberticide come la Reale che diedero vita a un omicidio generalizzato da parte delle Forze dell’Ordine per le strade d’Italia, ben prima che montasse l’azione omicida dei gruppi armati. Insomma per ricordare la notte della Repubblica, spingerla più in là e magari vederla scomparire non serve revisionare l’accaduto. In vari casi i parenti delle vittime dello stragismo e di militanti politici uccisi in quegli anni non conoscono neppure i nomi degli assassini e non li hanno visti condannati. Non hanno scritto libri o se qualcuno l’ha fatto non ha pari diffusione e attenzione, hanno avuto vite spesso meno note e altrettanto dolorose. E non compiono un’elaborazione del lutto televisiva.

all’insaputa di:

http://www.reti-invisibili.net/giuseppepinelli/articles/art_13217.html

Immigrati stagionali al Sud, il rapporto MSF: "Vita di inferno"

di ALESSIA MANFREDI

Foto di Lorenzo Maccotta per MSF


ROMA
– Condizioni di lavoro estreme, senza alcuna tutela. Giornate infinite che iniziano quando è ancora notte e finiscono in luoghi squallidi, in condizioni igieniche più che precarie. Assistenza medica inesistente, paghe da fame. Una vita da paria, socialmente nulla. E se si prova a protestare, botte. Punizioni esemplari, per educare anche gli altri. Un inferno, insomma: è così, senza troppi giri di parole, che Medici Senza Frontiere definisce la condizione degli immigrati stagionali che lavorano nel sud Italia nell’agricoltura.


GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA


REPUBBLICA TV: IL VIDEO DALL’INFERNO


Un’
inchiesta di Fabrizio Gatti per l’Espresso aveva già portato alla luce questo inferno, svelandolo in tutti i suoi dettagli. Oggi il rapporto presentato dalla missione italiana dell’organizzazione umanitaria internazionale di soccorso medico dà un quadro altrettando oscuro, disperante, in cui rispetto all’indagine-denuncia analoga di quattro anni fa, non è cambiato quasi nulla.

Da luglio a novembre, un’équipe itinerante di MSF ha condotto un’analisi sulle condizioni di salute, di vita e di lavoro degli stranieri impiegati come stagionali per la raccolta della frutta e della verdura nelle regioni meridionali. Seicento questionari compilati per realtà diverse, ma sempre uguali: dalla piana del Sele al Foggiano, dalla Valle del Belice alla piana di Gioia Tauro.

La fotografia che emerge è di totale sfruttamento: il 90 per cento del campione intervistato non ha un contratto di lavoro e quindi nessuna tutela giuridica per retribuzione, infortuni o previdenza. Lavora in media quattro giorni a settimana per otto-dieci ore al giorno. La metà guadagna tra i 26 e i 40 euro al giorno, ma un terzo 25 euro o anche meno. Il che significa, ad esempio nel foggiano, che la paga per raccogliere un cassone di pomodori da 350 chili è di quattro-sei euro, cui va tolta poi la “tara” di tre-cinque euro giornalieri destinati ai caporali.


Si accetta per non morire di fame, perché alternative non ne esistono. E se una spinta viene dalla speranza di mandare soldi alla famiglia rimasta nel proprio paese d’origine – soprattutto Africa subsahariana, Maghreb, Sud-Est Asiatico, Bulgaria e Romania – il sogno si infrange per il 38 per cento degli intervistati, che non riesce a mettere da parte neppure un euro. “Una situazione drammatica e vergognosa per uno stato di diritto e membro dell’Unione Europea, su cui il silenzio è assordante” commenta Antonio Virgilio, responsabile dei progetti italiani di Medici Senza Frontiere.

Questo esercito silenzioso di schiavi – il 97 per cento sono uomini e hanno tra i 20 e i 40 anni, rarissime le donne – si muove nell’ombra. Il 72 per cento non ha permesso di soggiorno, vive ai margini e in maggioranza si sposta seguendo le stagioni della raccolta. Finita la giornata, la sera si rifugia in squallidi tuguri, soprattutto strutture abbandonate, il 5 per cento addirittura per strada. Il 62 per cento delle sistemazioni non ha servizi igienici, nel 64 per cento manca l’acqua. La quasi totalità non ha riscaldamento. Non solo. Sono sempre più frequenti gli episodi di intolleranza e violenza, denunciati dal 16 per cento degli intervistati.

Gli stagionali fantasma arrivano in Italia in buone condizioni fisiche ma in molti poi si ammalano: per il 72 per cento dei lavoratori visitati da MSF è stato formulato un sospetto diagnostico che poi nel 73 per cento dei casi è risultato in una malattia cronica: patologie osteomuscolari, associate a movimenti ripetitivi e al sollevamento di pesi (22 per cento), o malattie dermatologiche (15 per cento) frequenti in condizioni di scarsa igiene, sovraffollamento e nel lavoro in campagna, in cui si viene a contatto con agenti irritanti e infettivi, che provocano allergie. Poi ci sono le malattie respiratorie (13 per cento) e gastroenteriche (12 per cento), comuni in condizioni di sovraffollamento e di scarsa igiene. E poi carie, patologie del cavo orale, malattie infettive.

Se è vero che la legge garantisce l’accesso alle cure per tutti gli stranieri, regolari e irregolari, la maggioranza non lo sa: il 71 per cento non ha la tessera sanitaria e a distanza di due anni dall’arrivo in Italia, il 59 per cento non ha neppure quella provvisoria, la STP; e il 47 per cento degli immigrati regolari non è iscritto al servizio sanitario nazionale.

Un panorama desolante, che molti ignorano e troppi fanno finta di non vedere, denuncia MSF: dai sindaci alle forze dello stato, dalle associazioni di categoria ai ministeri, agli ispettorati del lavoro, che contribuiscono così a considerare la mostruosità come necessaria per sostenere le economie locali. “Nonostante il cambiamento del panorama politico e le reiterate promesse da parte delle istituzioni nazionali e regionali, MSF non ha potuto riscontrare cambiamenti sostanziali nelle inaccettabili condizioni degli stranieri stagionali” si legge nelle conclusioni del rapporto.

“Non solo non è cambiato nulla” ammette Virgilio. “Le cose sono addirittura peggiorate, come nel caso di Alcamo, in Sicilia, dove, dopo anni di indifferenza sono stati finalmente allestiti centri di accoglienza per gli immigrati, ma solo per quelli regolari, seguendo così una logica di ulteriore discriminazione nella discriminazione, sulla base dello status giuridico”. Per MSF quello che serve sono criteri minimi di accoglienza per gli stagionali, per far fronte almeno alle emergenze primarie. Nel frattempo l’inferno continua.

(30 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/msf-stagionali/msf-stagionali/msf-stagionali.html

«Bimbi leggete! Vi pago un euro all’ora»

la proposta ha sollevato non poche perplessità. se ne discute sui media spagnoli

Il sindaco del villaggio spagnolo di Noblejas, vicino Toledo: «Venite alla biblioteca comunale»


MADRID
– Un euro all’ora. Sarà questa la “paga” che riceveranno i bambini del villaggio spagnolo di Noblejas. Lo ha deciso il sindaco del paesino vicino Toledo, il socialista Agustin Jimenez Crespo, convinto che questa iniziativa «pioneristica» farà ritrovare e apprezzare ai giovanissimi alunni delle scuole elementari il piacere della lettura.


SCOLARI SOTTO CONTROLLO
– Noblejas è un piccolo comune di appena 3.300 anime a 55 chilometri da Toledo. Guidato da un primo cittadino con idee assai singolari come quella senza precedenti, di offrire un sostegno economico ai genitori che manderanno i loro figli a studiare nella biblioteca comunale. Un euro per ogni ora di studio il “compenso” previsto. Personale qualificato, dice El semanal digital, si occuperà di controllare il tempo che gli scolari trascorreranno effettivamente all’interno della biblioteca comunale. La proposta ha scatenato non poche perplessità e su molti media spagnoli online la questione è al centro di ampi dibattiti.

GENITORI-FIGLI – «Si tratta – ha detto il sindaco – di un’iniziativa pioneristica e ambiziosa che in materia di formazione». Oltre che “insegnare” il piacere e l’importanza della lettura, ulteriore obiettivo dell’iniziativa, ha aggiunto Agustin Jimenez Crespo – è quello di «rinforzare il ruolo attivo dei genitori nell’educazione dei loro figli».

30 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_30/spagna_lettura_pagata_d82826c8-cf30-11dc-8e3f-0003ba99c667.shtml


Processo Sme, Berlusconi assolto

Udienza lampo di appena 15 minuti, l’accusa aveva chiesto la prescrizione
La depenalizzazione era stata varata dal governo presieduto dall’imputato

“Il falso in bilancio non è più reato”


MILANO –
“Il fatti non sono più previsti dalla legge come reato”. Con questa formula i giudici della I sezione penale del Tribunale di Milano hanno prosciolto Silvio Berlusconi dall’accusa di falso in bilancio nell’ultimo stralcio di procedimento nato con il caso-Sme. Gli episodi contestati all’ex premier, infatti, risalivano alla fine degli anni Ottanta.

All’inizio dell’udienza, durata meno di un quarto d’ora, l’accusa aveva chiesto la prescrizione, mentre la difesa aveva sollecitato i giudici ad un verdetto di proscioglimento perché i fatti non costituiscono più reato. Era stato, infatti, proprio durante il governo Berlusconi che il falso in bilancio era stato derubricato. Una interpretazione, quest’ultima, che è stata accolta dai giudici.

I fatti contestati all’ex premier risalivano al periodo che va dal 1986 al 1989, e, quindi, sarebbe comunque state coperti dalla prescrizione. I giudici, come detto, hanno però deciso di prosciogliere Berlusconi perché il fatto non è più previsto come reato, invece che dichiarare la prescrizione, come richiesto dal pm Ilda Boccassini. Il procedimento in cui Berlusconi era imputato di falso in bilancio era stato stralciato dal troncone principale del processo Sme, in quanto i giudici avevano investito la Corte europea affinché valutasse la congruità della normativa italiana sul falso in bilancio con le direttive comunitarie.

La Corte europea aveva deciso però di non entrare nel merito delle leggi in vigore nei singoli Paesi. “Dopo sei anni è stata pronunciata una sentenza che il Tribunale e la Procura avevano cercato in ogni modo di evitare rivolgendosi addirittura alla Corte di Giustizia europea”, ha commentato l’avvocato Nicolò Ghedini, difensore insieme al collega Gaetano Pecorella di Silvio Berlusconi.

La legge che depenalizza il falso in bilancio è stata una delle prime cosiddette “leggi ad personam” approvate dal passato governo Berlusconi. Il provvedimento è diventato infatti operativo già dal gennaio 2002 grazie a un decreto varato a tempo di record dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli. “Le fattispecie di minore gravità del falso in bilancio – spiegava il Guardasigilli – sono state depenalizzate e saranno punite con sanzioni amministrative in linea con l’attuale tendenza a limitare ai casi realmente gravi l’intervento penale”.


Lo scorso ottobre la Cassazione aveva chiuso definitivamente un altro troncone del procedimento Sme a carico di Silvio Berlusconi assolvendolo dalle accuse di corruzione nell’intricata vicenda della vendita del comparto agro-alimentare dell’Iri alla Cir, la finanziaria di Carlo De Benedetti. La posizione del leader di Forza Italia era stata stralciata da quella degli altri sei imputati, compresi il senatore Cesare Previti e il giudice Squillante, in seguito all’approvazione del “Lodo Schifani”, un’altra delle cosiddette “leggi ad personam” (successivamente dichiarata incostituzionale) che introduceva l’immunita per le cinque più alte cariche dello Stato.

(30 gennaio 2008)

fonte:

"L’Italia in depressione canta un’aria di scontento"


“L’Italia in depressione canta un’aria di scontento” scrive il New York Times. Statistiche alla mano sui singoli settori è facile provare che la situazione nel nostro Paese non è diversa da altre nazioni, anzi…..

In concomitanza con la visita americana del presidente Napolitano, uno dei migliori inviati del New York Times pubblica un articolo che non rende giustizia al nostro Paese.

ECONOMIA E FINANZA

17/12/2007

di Stefano Rizzo

Ian Fisher è uno dei migliori corrispondenti del “New York Times” e dell’ “International Herald Tribune” dall’Italia. A differenza dei suoi colleghi Elisabetta Povoledo e Peter Kiefer, che tendono a compiacere il gusto del pubblico americano (e anglofono) per gli aspetti di colore della vita italiana, i suoi articoli sono analisi politiche ed economiche intelligenti che aiutano anche noi a vederci meglio attraverso gli occhi degli altri.

Ieri, in coincidenza con la visita negli Stati Uniti del presidente Napolitano, Fisher ha pubblicato un articolo sul “New York Times” dal titolo “L’Italia in depressione canta un’aria di scontento”. Bel titolo e lungo articolo per raccontare che gli italiani sono scontenti del loro paese, della loro politica, della loro economia. E fin qui tutto bene: è assolutamente vero. Meno vere e meno sostanziate dalle cifre sono le considerazioni su “declino” dell’Italia, come sistema economico, sociale e politico. Intendiamoci, le cose non vanno bene in questo paese, ma vanno peggio di dieci, venti o trenta anni fa? E, soprattutto, visto che tutto è relativo, vanno peggio rispetto ad altri paesi? Quanto peggio?

Qui i dati aiuterebbero a mettere le cose in prospettiva e ad uscire dagli stereotipi di cui il giornalismo straniero, quando parla dell’Italia, è infarcito. Vale per tutti, per l’Italia, la Francia, la Germania, l’Inghilterra. E ancora di più per luoghi “lontani” o “esotici” come l’India, la Cina, l’America latina. In questo i corrispondenti non sono molto diversi dall’uomo comune cui si rivolgono, che ragiona sulla base di poche semplici idee acquisite, e spesso sbagliate: i messicani col sombrero, i tedeschi con l’elmetto, gli italiani che cantano o sole mio, i cinesi un po’ misteriosi e pericolosi, i britannici compassati. (Ogni tanto succede qualcosa, ad esempio muore Diana di Inghilterra e ci si accorge che gli inglesi non sono affatto compassati, ma poi si ritorna al comodo stereotipo).

Neppure Ian Fisher sfugge agli stereotipi. L’incipit del suo articolo è sul buon cibo italiano e subito dopo sul fatto che “davanti ad un semaforo rosso la gente ancora dibatte su cosa voglia dire”. Ora, se si volesse parlare seriamente di sicurezza stradale (che è un problema serissimo), piuttosto che indulgere sulla “disordinata creatività” del popolo italiano bisognerebbe citare i dati, ad esempio che i morti sulla strada in Italia sono più o meno gli stessi della Francia e della Germania (intorno a 10 per miliardo di chilometri/auto) e un terzo di meno del Belgio (paese solitamente considerato meno “creativo”).

Se si volesse parlare seriamente di economia, più che del fatto che nel 1987 l’Italia aveva un PIL superiore alla Gran Bretagna (il che era un vanto per Bettino Craxi, ma aveva scarso significato), bisognerebbe ricordare che parliamo sempre della ottava potenza economica del mondo, con un PIL pro capite di 30.200 dollari, vicinissimo a quello francese (31.200 dollari – CIA Factbook, 2007), un PIL che evidentemente non è fatto soltanto da “Ferrari, Ducati, Gucci, Illy”, come dice Fisher.

Se si volesse veramente parlare di criminalità (Fisher cita Gomorra di Saviano), oltre a ricordare il drammatico fenomeno della criminalità organizzata, bisognerebbe anche citare i dati ufficiali delle Nazioni unite e dell’Unione europea secondo i quali l’Italia è agli ultimi posti in Europa (e nel mondo) per omicidi, rapine, stupri, ed è sotto la media per furti e corruzione. Fisher avrà letto la settimana scorsa sul suo giornale che il 3,2 per cento degli adulti americani è in carcere o in libertà vigilata (6,8 milioni), mentre in Italia i detenuti sono meno di 60.000 (a parità di percentuale dovrebbero essere almeno un milione).

Se si volesse parlare di società bisognerebbe ricordare che l’OMS ha classificato il sistema sanitario italiano il secondo migliore al mondo (dopo quello francese), che gli italiani soffrono di minori patologie, vivono più a lungo, sono meno obesi di molti altri europei e certamente degli americani. Se si volesse seriamente parlare di che cosa significa per la società l’attaccamento, più o meno forzato, dei giovani alla famiglia (di cui il rimanere troppo a lungo a casa è solo una parte), bisognerebbe domandarsi quali correlazioni ci sono tra questo fenomeno e la relativa assenza in Italia delle bande giovanili violente presenti nelle banlieu parigine e nelle periferie delle grandi metropoli europee (per non parlare delle gang delle città americane).

Ancora, quando si parla di corruzione nella politica gioverebbe mettere il fenomeno in prospettiva e ricordare, ad esempio, che in questo momento un ex presidente francese (Chirac) e un ex primo ministro (De Villepin) sono inquisiti per gravi reati, di cui la corruzione è il meno grave. E quanto al discredito del parlamento presso gli italiani (secondo Fisher al 36 per cento), varrebbe la pena ricordare che negli Stati Uniti quella percentuale è ancora inferiore (29 per cento).

Vogliamo parlare di sistema politico? Certamente in Italia abbiamo un unicum: Berlusconi; certamente il centrosinistra è diviso e litigioso. Certamente le cose così non possono andare avanti. Ma che dire degli Stati Uniti dove da due anni il Congresso, ad esile maggioranza democratica, è paralizzato perché qualunque provvedimento di rilievo viene bloccato dall’ostruzionismo della minoranza repubblicana e, se non basta, dal veto presidenziale? Una situazione che è destinata a durare almeno un altro anno, ammesso che le elezioni presidenziali vengano vinte da un democratico. E’ vero, come dice Fisher, che in Italia oggi la Chiesa cattolica si è trasformata “da influenza culturale in lobby politica”, ma che dire di un sistema politico come quello americano in cui, oggi, la religiosità conclamata dei candidati è condizione sine qua non per essere eletti? Al punto che un osservatore attento come Roger Cohen (sempre sul “New York Times”) ha parlato di una deriva pre-illuministica degli Stati Uniti che li sta allontanando dalla cultura europea e occidentale.

Tutto questo non per dire che le cose vadano al meglio in Italia e malissimo negli Stati Uniti o altrove, ma per ribadire che le grandi generalizzazioni e le pennellate impressionistiche possono andare bene per un libro di viaggi, ma aiutano poco a capire i fenomeni sociali nella loro complessità. Se si guarda ai dati e ai processi di trasformazione al di là degli stereotipi, si vede che le società industrializzate dell’Occidente sono, nel bene e nel male, molto più simili di quanto non sembri. E che il “malessere” di cui parla Fisher con riferimento all’Italia, cioè l’incertezza e la paura di fronte ai cambiamenti provocati dall’immigrazione, dalla tecnologia, dalla globalizzazione, dalla curva decrescente del reddito, sono diffusi un po’ dappertutto. Certo, guardare i dati e basare su di essi le proprie considerazioni può essere noioso per un articolo di giornale. Ma chi l’ha detto che i giornalisti debbano essere divertenti?

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