Se anche i francesi si arrendono ai rifiuti di Napoli

di Maurizio Ricci

Chi pensa che Napoli, sepolta dalla spazzatura, stia scivolando nel Terzo Mondo è un ottimista istupidito dalle illusioni.


di Maurizio Ricci

Una delle più grandi città italiane, sotto il peso di tonnellate di rifiuti, è, in realtà, già sprofondata al di sotto del Quarto Mondo, quella costellazione di megalopoli-baraccopoli che, a colpi di 10-20 milioni di abitanti ognuna, sfigurano, i paesi ad urbanizzazione esplosiva dell’Africa, dell’America latina, da Lagos a Calcutta, da San Paolo a Douala.

In queste città, con il loro contorno di slum e favelas, fogne a cielo aperto, strade precarie, infeastrutture fatiscenti, la raccolta ed il trattamento dei rifiuti sono compiti difficili, spesso proibitivi. Però si fanno, a volte meglio, a volte peggio, ma esistono le competenze tecniche e le volontà politiche per gestire i rifiuti.

A napoli no, Napoli è più in là, al di là del Quarto Mondo, ormai in un buco nero su cui manca solo il cartello : irrecuperabile. Lo certifica la notizia che l’asta per il termovalorizzatore di Acerra (ricordiamo ai nostri lettori che l’uso del termine ‘termovalorizzatore’ è stato vietato dall’Ue perchè fuorviante: meglio ‘inceneritore’, ma il giornalista sembra ignorarlo; n.d.m.), attorno a cui ruota tutta la strategia di trattamento dell’immondizia campana, è andata anocra una volta deserta. Hanno rinunciato i bresciani ed i milanesi di A2A, il colosso lombardo dei servizi pubblici locali.

Ma, sopratutto, ha sbattuto la porta un gigante mondiale come Veolia. Il nome è nuovo, ma Veolia non è altro che l’ex Vivendi, a sua volta ex Compagnie Générale des Eaux. Dalla gestione delle acque è passata recentemente all’industria dei rifiuti, con un giro d’affari di 6,6 miliardi di euro nel 2005. Tratta, ogni anno, 53 milioni di tonnellate di spazzatura, per conto di quasi mezzo milione di clienti, grazie ad oltre 80 mila dipendenti. In 35 Paesi. Fra i quali ci sono Germania, Australia, Nuova Zelanda, Francia.

Ma Veolia non tratta solo l’immondizia delle graziose villette di Wellington e Sidney o dei megaquartieri di edilizia popolare di Parigi o Berlino. Veolia lo fa anche nel pieno del Quarto Mondo, nelle megalopoli-baraccopoli dell’India, del Brasile, della Colombia, dell’Egitto. Accetta ogni giorno la sfida di San Paolo, del Cairo, dell’inferno urbano di Calcutta. Ha appena deciso di poter affrontare anche le difficoltà dell’Africa equatoriale, sbarcando in Camerun, a Douala e Yaoundé.
E’ a Napoli che ha gettato la spugna: troppo difficile.

Troppo difficile, perché? I francesi hanno avuto la cortesia di spiegarlo. Non per motivi tecnici. E neanche economici.
Perché mancano le condizioni politiche, hanno scritto. In buona sostanza, non ritengono affidabili le garanzie che forniscono politici ed istituzioni. Il governo in crisi, certo, ma anche gli organi locali. E’ l’atto d’accusa più bruciante perché pone al centro della crisi dell’immondizia gli uomini, prima che le circostanze.

Ma è difficile dare torto ai dirigenti di Veolia.
Ieri, mentre il termovalorizzatore di Acerra ripiombava nel limbo delle imprese impossibili (chi c’è, dove non osa inoltrarsi Veolia?), la classe politica napoletana si mobilitava per un consiglio comunale che deve abbozzare un piano per la raccolta differenziata dei rifiuti. Tutti i protagonisti erano impegnati a rimpallarsi le responsabilità. E il governatore Bassolino, sul suo blog, si complimentava per gli esperimenti di raccolta differenziata compiuti dagli ambientalisti in un quartiere di Napoli, scorgendovi un importante indicazione per il futuro. Quale futuro, governatore? Il problema è qui, ora, subito.

Paradossalmente, quando guardiamo crescere le montagne di spazzatura di Napoli, ne vediamo la parte migliore. L’ultima. Quella appena arrivata. Lì sotto, c’è ancora il primo sacchetto, fermo sal 29 dicembre. Sepolto da un mese, fra milioni di altri sacchetti, tutti potenzialmente una bomba biologica. Presto -sopratutto visti i tempi della crisi della spazzatura napoletana- arriverà il caldo. Ed allora, l’emergenza può deflagrare.

fonte: laRepubblica di oggi

Seconda tappa della procedura di infrazione prima del deferimento alla Corte di Giustizia
Marigliano, dopo una mattinata e un pomeriggio si è conclusa la protesta

Rifiuti, nuovo richiamo Ue all’Italia;
abbandonati i blocchi nel napoletano

BRUXELLES – L’Italia ha un mese di tempo per risolvere il problema rifiuti. La Commissione europea ha inviato un parere motivato, seconda tappa della procedura di infrazione, per la situazione in Campania.
L’iniziativa è l’ultimo passaggio prima del deferimento del caso alla Corte di Giustizia europea. Normalmente Bruxelles concede due mesi per rispondere ai suoi rilievi, ma il caso è considerato molto grave: la risposta va quindi data entro trenta giorni.

“La situazione in Campania è intollerabile e capisco molto bene la frustrazione dei residenti che temono per la loro salute. E’ essenziale – ha detto il commissario all’ambiente Stravros Dimas – che le autorità italiane non solo prendano le misure efficaci per risolvere l’attuale emergenza, come stanno già facendo, ma anche che realizzino l’infrastruttura di gestione dei rifiuti necessaria per prevedere una soluzione durabile ai problemi che risalgono già a più di 10 anni”.

Intanto, dopo una mattinata e un pomeriggio di protesta, i manifestanti hanno abbandonato il blocco sulla A30 Caserta-Salerno in direzione di Caserta. Via anche il blocco all’ingresso dell’Asi e quello davanti all’ingresso della discarica di Marigliano in via Bosco a Polvica. Permane, invece, un presidio davanti a un altro ingresso di via Bosco. In giornata, a Napoli, in via Gianturco, tre persone sono salite sul tetto della sede della Municipalità di Poggioreale minacciando di lanciarsi nel vuoto se non fossero state ricevute da un rappresentante del commissariato. Questa mattina, intanto, la riunione del consiglio municipale è saltata per mancanza del numero legale. Decine di persone hanno bloccato il lungomare di via Napoli a Pozzuoli. I manifestanti protestavano contro la mancata raccolta della spazzatura, che non viene eseguita da almeno 10 giorni.

Sul versante istituzionale, è iniziato intanto l’incontro fra il commissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania, Gianni De Gennaro e i sindaci del Nolano, giunti in rappresentanza dei cittadini che da giorni si oppongono all’apertura di un sito di trasferenza in località Boscofangone, nel comune di Marigliano.

(31 gennaio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/rifiuti-5/ue-altro-avviso/ue-altro-avviso.html

2 risposte a “Se anche i francesi si arrendono ai rifiuti di Napoli”

  1. Franca dice :

    Un mese per risolvere ciò che dura da 14 anni? Una pia illusione…

  2. Anonymous dice :

    Che giostra, come dare torto ai francesi?
    Questa classe dirigente è una vera ciofeca, l’unica consolazione che non si sente la puzza.
    Col danno che sta ricevendo l’Italia intera dal caos campano (mia odiata terra natia), si dovrebbero movimentare tutti e trovare strumenti legislativi adeguati. Che ridicolo gestire sempre la ripetuta emergenza non trovando di meglio che riaprire discariche già usate oltre ogni limite di sicurezza.
    Possibile che non si riesca a crearne di altre lontane dai centri abitati?
    Fremo di indignazione e rabbia.
    Mat

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