Archive | febbraio 2008

Bipartitismo inciuciante

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 Elaborazione grafica di Giancarlo (mi segnalano che invece è tratta da Repubblica.it: mi scuso per l’errore, ma io non sono riuscita a trovarla e non indico quindi il link esatto. Lo sapessi…! Se qualcuno lo trova, me lo dite?Che magari c’è anche altro!!! Grazie)

Leo Sansone,   29 febbraio 2008

Bipartitismo inciuciante Dibattito     Diversi episodi lasciano pensare che vi sia un accordo fra Veltroni e Berlusconi per escludere i piccoli partiti. Dal voto in Commissione di Vigilanza Rai alla richiesta di modificare i regolamenti parlamentari e il sistema elettorale, fino alla scomparsa del conflitto d’interesse dal vocabolario del Pd: tutti indizi per una certezza politica

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Qualche affondo, molti sorrisi e una strana sintonia. Walter Veltroni e Silvio Berlusconi procedono come due ruspe all’inizio di questa lunga campagna elettorale. Vogliono arrivare al voto politico del 13 e 14 aprile con un referendum fra il Partito democratico e il Popolo delle libertà (cartello elettorale tra Forza Italia ed An). L’obiettivo comune è schiacciare i medi e piccoli partiti: il variegato centro neodemocristiano di Casini-Tabacci-De Mita-Mastella, la Sinistra arcobaleno guidata da Fausto Bertinotti, i socialisti di Enrico Boselli, i gruppi di estrema sinistra (tipo il Partito comunista dei lavoratori di Ferrando), la Destra di Storace-Santanchè.
Il fondatore di Forza Italia e ora del Pdl (coalizzato al nord con la Lega di Umberto Bossi e al sud con il Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo) lancia un appello: “Serve il voto utile”. Vuole un voto diretto ai due maggiori partiti: il suo e al Pd. L’ex sindaco di Roma, teorizzatore del “Partito democratico a vocazione maggioritaria”, va all’unisono. Anche lui sollecita dal centro e dalla sinistra, “un voto utile”.

Gli interessi fra i due maggiori partiti italiani, il Pd e il Pdl, coincidono. Il segretario kennedyano del Pd vuole passare dal bipolarismo affondato ad un bipartitismo all’americana, cancellando le forze minori, i cosiddetti ex alleati “nanetti”. E’ lo stesso obiettivo del Cavaliere che, in particolare, c’è l’ha con “l’irrecuperabile” Casini.
Veltroni, dal 14 ottobre, da quando è stato eletto segretario del Partito democratico, suona la sinfonia del “bipartitismo mite”. Apprezza il fondatore di Forza Italia. “Ringrazio Berlusconi per aver moderato i toni”, dice. Recita il mea culpa: “la sinistra ha sbagliato con l’antiberlusconismo”. Aggiunge: “basta con l’odio”. Somiglia sempre di più al proprietario della Fininvest. Come il presidente di Forza Italia cita i sondaggi elettorali, un tempo vituperati, e annuncia “la rimonta” del Pd. Insiste sul dialogo. Come il Cavaliere offre alla futura opposizione la presidenza di una Camera. “Se vincerò le elezioni proporrò a Berlusconi -annuncia- un patto di consultazione”.

Tanti fatti fanno pensare ad un patto a due per “il bipartitismo coatto”.

Primo fatto. Il Pd e il Pdl (Forza Italia ed An), in Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, fanno blocco e bocciano una regolamentazione della par condicio tv chiesta dai medi e piccoli partiti, basata sul principio della “parità d’accesso”.

Secondo fatto. Tutti e due i campioni del “bipartitismo imposto” chiedono la modifica dei regolamenti parlamentari, oltre alla riforma elettorale, per ridurre la frammentazione politica. Molte grida sono inutili. Il regolamento della Camera, infatti, prevede già un minimo di 20 deputati per poter formare un gruppo e al Senato servono almeno 10 senatori per poterlo fare. Ma queste norme, anche in questa legislatura, sono state disattese in nome delle deroghe.

Terzo fatto. Il conflitto d’interessi di Berlusconi, un tempo al centro di ogni campagna elettorale del centrosinistra, è addirittura scomparso dal vocabolario politico del Pd. Nei 12 punti programmatici illustrati da Veltroni, non ce ne è traccia. Si parla di ridurre le tasse, del salario minimo garantito di 1.000 euro ai precari, di cento campus universitari, di 2.500 euro di bonus per ogni figlio, della necessità di punire i pedofili (cosa per altro non certo originale), ma non c’è un accenno al conflitto d’interessi. Eppure il problema è in piedi da 14 anni. Il proprietario dell’impero Fininvest per ben tre volte è stato presidente del Consiglio e il suo gruppo certo non ne ha sofferto (con la legge Gasparri Mediaset ha ottenuto una valanga di pubblicità). Alle proteste dei socialisti e alle proposte di “una efficace regolamentazione” del conflitto d’interessi, arrivano o mezze parole o imbarazzati silenzi.

Quarto fatto. Quando Antonio Di Pietro, unico alleato coalizzato di Veltroni, incautamente ha proposto “una sola tv” per Mediaset, è successo il finimondo. Il segretario del Pd lo ha immediatamente smentito: “la nostra proposta è la stessa di Gentiloni e non è punitiva nei confronti di una grande realtà come Mediaset”.
Quinto fatto. Berlusconi e Veltroni, ricordo, spingono le rispettive campagne elettorali per “il voto utile”. Sembra che stiano raggiungendo lo scopo. Secondo i vari sondaggi elettorali il Pdl sarebbe intorno al 40% dei voti e il Pd (assieme a Di Pietro) intorno al 35%. I due gruppi, dunque, potrebbero assorbire fino all’80% dei consensi complessivi, lasciando poco più del 20% a tutti gli altri, schede nulle comprese. Un disastro. Così gli altri partiti attaccano l’inaccettabile “duopolio” Berlusconi-Veltroni. Bertinotti e Boselli invitano “al voto utile” per le rispettive liste. Il primo accusa il segretario del Pd di “voler cancellare la Sinistra”, il secondo lo attacca per voler “distruggere i socialisti”, respingendo la proposta di una alleanza di coalizione riformista, invece singolarmente concessa a Di Pietro.

Un fatto è un fatto, due una coincidenza, tre sono un indizio, sosteneva Sherlock Holmes. In questo caso siamo oltre l’indizio. Come si spiega il mistero delle convergenze politiche fra i due avversari? Prima sottovoce e poi ad alta voce si è parlato di un patto segreto. Ne ha scritto perfino “Il Giornale”, quotidiano della famiglia Berlusconi. Le smentite sono piovute. “Non c’è alcun patto. E’ una ipotesi irrealistica, una utopia”, ha commentato il Cavaliere. Anche il segretario del Pd ha negato ogni ipotesi di accordi segreti.

Berlusconi, però, esprime “stima” per Veltroni e ribadisce: “dopo il voto mi auguro che ci sia il dialogo”. Non solo. A giorni alterni, fra una smentita e una conferma, spunta l’ipotesi di un governo di grande coalizione. Il Cavaliere è il più lesto a proporre e a smentire. Sostanzialmente conferma: “voglio vincere. Non ho mai proposto le larghe intese”, avevo avanzato “una ipotesi di scuola”, in caso di pareggio al Senato. La grande coalizione, obietta Veltroni, “andava fatta prima”, appoggiando il tentativo di governo di Franco Marini, dopo la caduta dell’esecutivo Prodi. Ora, precisa, “le riforme si fanno insieme e i governi si fanno separati”.

Quale dialogo ha in mente? Emerge un tipo particolare di bipartitismo, di tipo consociativo. Anche Veltroni sostanzialmente conferma “l’ipotesi di scuola” sulle larghe intese. “Il Senato -dice con una battuta- è un terno al Lotto”.

C’è aria di un “bipartitismo dell’inciucio”, anzi c‘è già uno “inciuciante”. “Liberazione”, il quotidiano del Prc, da tempo parla di un patto a due e tuona contro un nuovo animale politico battezzato “Veltrusconi”. Ma l’imprevisto è sempre in agguato. La “tregua”, a tratti, è rotta. Nella sfida su chi rappresenta il nuovo, la partita è tutta aperta. Veltroni, 52 anni, si propone come l’uomo giovane e nuovo di un partito nuovo. “C’è molto di nuovo da fare”, ripete sempre. Berlusconi, 71 anni, replica: “io sono il nuovo. Chi guida il Pd è in politica da oltre 33 anni”. Rincara: “hanno una bella faccia tosta a proporsi come il nuovo”. Torna a soffiare la sfida nuovista.

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fonte: http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=6640

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Taverna del Re, una donna si dà fuoco per protestare contro lo stoccaggio di ecoballe

Rifiuti e proteste. Ustioni al viso, 20 giorni di prognosi

Sfiorata la tragedia: la donna si è incatenata davanti ai cancelli del sito di stoccaggio di Taverna del Re, poi si è cosparsa di benzina

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<B>Riaperta discarica di Giugliano<br>donna si dà fuoco per protesta</B>
La donna portata in ospedale
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Non è in gravi condizioni: Lucia De Cicco si era già incatenata
ai cancelli: «Mi sono sentita derisa e imbrogliata dallo Stato»

Lucia, la «pasionaria» di Taverna del Re, in ospedale
Lucia, la «pasionaria» di Taverna del Re, in ospedale
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NAPOLI – Una donna, per protesta, si è data fuoco davanti al cancello posteriore del sito di stoccaggio di Taverna del Re, a Giugliano. La «pasionaria» – che si chiama Lucia De Cicco – non è in gravi condizioni: ustioni di secono grado al viso, 20 giorni di prognosi. Insieme ad un’altra signora, Carla Ruggiero, leader dell’associazione, «Napoli vive, io la difendo», la donna si era incatenata al cancello minacciando, con una lattina di benzina in mano, di darsi fuoco: gesto che poi ha davvero messo in atto.
Grazie all’intervento degli agenti si è solo sfiorata la tragedia. La donna è ricoverata all’ospedale Cardarelli di Napoli. «Mi sono sentita derisa e imbrogliata dallo Stato – ha detto Lucia nel letto di ospedale -. Un funzionario di polizia mi ripeteva in continuazione: “potete stare qui anche dieci giorni, ma le ciose non cambieranno”. Perché mi sono data fuoco? Perché è l’unico mezzo per far conoscere la nostra storia, la nostra sofferenza. Le proteste pacifiche non fanno notizia. Alla fine è sempre la violenza che vince». A chi le ricordava le promesse del commissario straordinario, Gianni De Gennaro (solo 5 giorni di sversamento) replicava: «Cinque giorni? È solo l’ennesima bugia». Ne aveva anche per i politici: «Noi stiamo in mezzo ai rifiuti e loro in poltrona».
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Gli incidenti dello scorso novembre
Gli incidenti dello scorso novembre

LA «PASIONARIA»

– È una disabile la «pasionaria» che si è data fuoco per chiedere l’immediata chiusura dello stoccaggio delle ecoballe a Taverna del Re. Lucia, quarantasei anni, da inizio settimana non lasciava quasi mai il presidio. «Difendo la salute dei miei due figli», rivendicava. «Sono napoletana, ma abito da 16 anni a Lago Patria e, dalla scorsa estate, vivo in un tanfo insopportabile». Era tra i manifestati caricati dalla polizia a novembre scorso quando le forze dell’ordine tentarono di forzare il blocco per permettere il passaggio di una decina di camion con le ecoballe. Mezzi che occultavano il carico con scritte ed insegne variopinte quanto mendaci: Italian Floor, D-Beer, Millennium. «Eppure noi qui difendiamo anche i poliziotti e le loro famiglie che abitano in questa zona – aveva detto Lucia -. Lo sanno che a pochi metri di qui c’è un allevamento di bufale che produce latte per la mozzarella?».

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RIAPERTURA – Per far fronte all’emergenza rifiuti in Campania, giovedì sera era stata riaperta la discarica di Taverna del Re. Nel sito, già al centro in passato di forti proteste da parte dei cittadini, saranno stoccate le ecoballe per soli cinque giorni. «Questa decisione è una sconfitta per lo Stato – commenta la De Cicco – Lo Stato smentisce se stesso, ancora una volta. Una scelta inaccettabile, uno schiaffo a tutti quei cittadini che per settimane hanno lottato per vedere chiusa la discarica».
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IL SINDACO – «Cittadini esasperati e delusi». Francesco Taglialatela, sindaco di Giugliano, ha così commentato la vicenda di Lucia. «Aver visto disattesi gli impegni e i risultati conseguiti con grande impegno – dice il sindaco – indigna, delude ma esaspera anche la comunità che continua ad essere mortificata da continue aggressioni ambientali. Non siamo convinti che esistano le condizioni per continuare a sversare a Taverna del Re e spero ce lo confermino le autorità sanitarie che abbiamo allertato». Sabato mattina, alle ore 10, Asl e Arpac effettueranno un sopralluogo sulle piazzole del sito di stoccaggio.
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Fabrizio Geremicca
29 febbraio 2008
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I radicali firmano programma del Pd

Bonino: «E’ una giornata storica».
Veltroni preme: c’è bisogno di novità
Bertinotti: «Competizione truccata»

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PERUGIA
Prosegue a ritmi serrati la campagna “acquisti” per completare il risiko delle candidature. Dal fronte del Pd sarà Pina Picierno, 26 anni, la capolista alla Camera in quello che era storicamente il posto di Ciriaco De Mita. Ad annunciarlo è il segretario del partito, Walter Veltroni, che nella tappa elettorale di Perugia aggiunge: «Io non sarò mai capolista. Sarò secondo in quattro circoscrizioni, davanti a me dei giovani».

Veltroni: «C’è bisogno di novità»
Nel presentare la neo candidata, Veltroni ribadisce che il Pd è il partito che vuole portare in parlamento «una nuova generazione». Di fianco a Veltroni i giovani. Matteo Colaninno, capolista in Lombardia, e Marian Madia, capolista nel Lazio 1. «Loro – sottolinea il segretario del Pd – sono il nuovo partito democratico. Sono l’immagine di una forza che guarda al futuro e al domani dell’Italia». «C’è qualcosa che i sondaggi non misurano: un senso e un bisogno di novità del Paese, che noi siamo in grado di intercettare», argomenta il leader del Pd.

«Abbiamo la maggioranza dei consensi tra i giovani»
Veltroni ha quindi affermato di voler proseguire la campagna elettorale con lo stile che l’ha contraddistinta fino ad ora, e cioè «senza attacchi al centrodestra». «Se la destra sceglierà la contrapposizione – ha detto il leader del Pd – e tirerà fuori gli utensili del quindicennio passato, noi non cambieremo registro». Citando un sondaggio pubblicato dal Corriere della Sera, inoltre, Veltroni ha affermato che questo ultimo ha confermato quello che il leader del Pd considera «la più bella notizia di queste settinmane» e cioè che «per la prima volta, dopo molti anni, una grande forza di centro sinistra ottiene la maggioranza del voto dei giovani e ottiene il 10% in più dei voti di quanto ottenga il partito della destra».

Bonino firma il programma del Pd: «Momento storico»
Intanto Emma Bonino ha firmato insieme con Goffredo Bettini l’accordo tra Partito democratico e partito Radicale per le prossime elezioni politiche. A nome dei Radicali, Bonino si impegna a «condividere e promuovere il programma del Partito democratico presentato dal candidato premier Walter Veltroni», e i parlamentari radicali eletti assumono l’impegno ad aderire al gruppo parlamentare del Pd. Per Emma Bonino si tratta di una «giornata storica». Il ministro radicale sottolinea come si prospetta per il Paese «un periodo difficile da affrontare con determinazione: serve un’accelerazione su liberalizzazioni e riforme economiche per affrontare la crisi globale. Al di là delle polemiche autoreferenziali di questi giorni, è questa la risposta che si attendono gli italiani».

L’affondo di Bertinotti: «Elezioni truccate»
Quanto alla competizione elettorale, nel centrosinistra prosegue la contrapposizione tra Pd e Sinistra Arcobaleno. Il candidato premier Fausto Bertinotti dice: «Noi siamo di fronte ad elezioni truccate. C’è una competizione tra forze politiche che ai nastri di partenza dovrebbero essere uguali e invece – osserva il presidente della Camera – c’è poi una coazione, cioè una pressione arbitraria dei grandi organi di informazione, dei poteri forti del Paese affinchè questa competizione si riduca a due, con un ragionamento totalmente infondato, perchè non ha alcuna corrispondenza con la realtà che viene invece costruita artificiosamente così». Bertinotti aggiunge inoltre che «se andasse così avremmo un vero guaio perchè andremmo verso un Paese con due forze politiche sempre più sostanzialmente simili e, al peggio, capaci di fare anche una Grande Coalizione».

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200802articoli/30629girata.asp

“Disimballiamoci!” – contro i rifiuti le buone pratiche che partono dal basso

Sabato, Legambiente lancia la campagna davanti ai Supermercati

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di Luca Rolandi

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L’ azione compatta di informazione e sensibilizzazione, parte da una significativa parola d’ordine “Disimballiamoci!” Basta con gli sprechi inutili e i buoni proposti è possibile iniziare, adesso, a diminuire i rifiuti, influenzando il mercato con acquisti consapevoli, meno impattanti, che incidono meno nei bilanci degli acquirenti e della collettività. La vergognosa situazione di Napoli, l’emergenza rifiuti che oggi colpisce la regione Campania ma che è latente in molte realtà della penisola prova tutte a comportamenti virtuosi . Le scelte sempre rimandate di una politica di smaltimento e contenimento dei rifiuti che si sta rivelando un boomerang per il nostro paese. Per cercare di educare ad una cultura nuova rispetto alla gestione dei rifiuti in tutte le piazze italiane, il 1 marzo, Legambiente lancia una campagna di sensibilizzazione attiva e concreta chiamando i cittadini a realizzare buone pratiche per lo smaltimento dei rifiuti e la loro diminuzione.


Sabato, dunque, i volontari dell’associazione
si concentreranno fuori ai supermercati a caccia di imballaggi inutili, incontreranno le persone davanti ai centri commerciali per orientarle verso l’acquisto di prodotti che tengono in conto della salute del Pianeta. Alla fine della giornata dopo l’opportuna separazione degli imballaggi inutili verrà spedito il tutto al circuito virtuoso della raccolta differenziata per il successivo riciclaggio.

Lo stile di vita adottato
e il modello produttivo nei paesi industrializzati produce montagne di rifiuti per le quali è sempre più complicato trovare una sistemazione. Un problema planetario dai costi ambientali altissimi che possono essere abbattuti significativamente applicando la politica delle 4R – Riduzione, Riutilizzo, Riciclaggio, Recupero di energia – snodo fondamentale della strategia sulla gestione dei rifiuti della Comunità Europea. La riduzione della produzione dei rifiuti a monte resta la prima e fondamentale questione da affrontare. In Italia ancora è stato fatto troppo poco in questo senso, tra il 2003 e il 2006 secondo i dati di Apat e Osservatorio nazionale sui rifiuti la produzione nei centri urbani in Italia è aumentata dell’8,3%.

“Tutti i cittadini, nel loro piccolo,
possono concorrere- afferma ancora Legambiente – ad invertire la tendenza”. Quando si porta a casa la spesa basterebbe pensare quante sono le cose che dalla busta del supermercato vanno direttamente nella pattumiera? La scatola di cartone del dentifricio, il cartone che tiene insieme le tre lattine di pelati, il polistirolo e la plastica in cui confezionano frutta, verdura, formaggi e la lista potrebbe essere lunghissima. Si tratta di migliaia di tonnellate di rifiuti inutili che si potrebbero risparmiare.

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fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=599&ID_sezione=76&sezione=

No al packaging, nei supermercati è boom di acquisti
Il Piemonte per primo ha sovvenzionato il progetto

Dal latte fresco ai detersivi
prodotti sfusi per la eco-spesa

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di CATERINA PASOLINI

<B>Dal latte fresco ai detersivi<br>prodotti sfusi per la eco-spesa</B>
Un eco-point, distributore di prodotti sfusi, in un supermercato Crai.
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ROMA – Comprare sfuso, un po’ per volta, senza esagerare, senza sprecare. Come si faceva con le vecchie nazionali senza filtro. O il litro di latte nella bottiglia che ti portavi da casa. Come una volta, quando la miseria ti faceva contare i grammi ad uno ad uno. Solo che oggi lo si fa anche per l’ambiente, non solo per la crisi economica che torna a farsi sentire. E così riecco gli italiani alle prese con un modo di fare la spesa che avevano dimenticato o che i più giovani non avevano mai conosciuto: pasta, riso o caffè comprati seguendo al dettaglio la voglia, la fame, i soldi in tasca. Detersivi, vino e latte fresco venduti rigorosamente alla spina. Sempre di più e sempre più spesso si acquista così. Usando poi contenitori biodegradabili o riciclabili, usati e portati da casa. Senza pacchi o confezioni magari ammiccanti, seducenti ma a perdere.

E’ intrecciata di modernità e d’antico
la ricetta per vincere la guerra all’immondizia, per non finire travolti dalle 31 milioni di tonnellate di spazzatura che ogni anno l’Italia produce, di cui ben 12 sono solo di imballaggi. Di scatole, flaconi, pacchi, bottiglie di plastica che nel sacco della spesa rappresentano il 5% del peso ma nella nostra pattumiera occupano il 50% dello spazio.

Così tra crisi economica e voglia di ecologia, cambiano i consumi. La rivoluzione sfusa è partita dal Piemonte, prima regione nel 2006 a sovvenzionare un progetto con la vendita alla spina dei detersivi, e goccia a goccia dilaga. Si moltiplicano i prodotti in listino e nei supermercati si creano zone riservate. Tecnologiche, futuribili. Come gli Ecopoint della Crai dove da una sorta di organo a canne trasparenti premendo una leva scendono a scelta caffè, pasta, riso, cereali, legumi e spezie o caramelle nella quantità desiderata. Merce, spesso di marca, rigorosamente raccolta in sacchetti biodegradabili, trasportata su carrelli riciclati.

Conviene, si risparmia, e si inquina meno. “Senza la tradizionale confezione la merce va a prezzi inferiori dal 20 al 70%”, assicurano i responsabili Crai. Dodici per ora i punti vendita “ecologici”, il prossimo aprirà in provincia di Napoli: 750mila le confezioni risparmiate con questo sistema in un anno mentre la vendita dei cibi sfusi è cresciuta del 10%.

La civiltà dei rifiuti, i rifiuti della civiltà, ha scritto e raccontato l’economista Guido Viale. Che consiglia: “L’unica ricetta per vincere è diminuire gli imballaggi, è dimenticare l’usa e getta, è puntare sul riciclo dei contenitori se si pensa che nella nostra pattumiera il 50% dello spazio è preso dalle confezioni”. Oggetti di plastica che ci mettono mille anni ad essere “assorbiti” dalla natura.

Il Piemonte ha risposto in concreto
e per primo con le catene della grande distribuzione, da Coop ad Auchan e Crai, nel 2006 ha messo in piedi, realizzato dall’associazione Ecologos, il progetto detersivi self service che ha fatto risparmiare nella sola regione più di centomila flaconi. In altre parole significa non aver usato 6,11 tonnellate di plastica per le confezioni e 3,41 tonnellate di cartone per l’imballaggio. Il meccanismo è semplice: il consumatore acquista il flacone una sola volta al prezzo di 50 centesimi e si rifornisce con quello ogni volta che ne ha bisogno, si incolla il tagliando di acquisto e paga alla cassa. Una strada seguita, tanto che i detersivi alla spina ora si trovano da Torino alla Sardegna passando per Firenze perché, come dicono alla Coop di Ponte a Greve, “costano meno, e in poco tempo sono diventati da noi il prodotto più scelto con 40mila litri in un anno”.

E se la vendita di prodotti liquidi per la pulizia la richiesta cresce del 20% all’anno, più difficile quella dei generi alimentari come il latte crudo. In Italia sono 600 i distributori automatici, 360 in Lombardia. Copiati da quelli esistenti in Svizzera e Austria, sono nella maggior parte dei casi sistemati all’esterno delle aziende agricole ma anche davanti ai supermercati e vendono dai 70 ai 200 litri al giorno. Mentre a Roma c’è chi gira per i mercati col furgone: appuntamenti fissi, quotidiani per chi arriva come un tempo con la bottiglia vuota.

Perché cambia il modo di comprare?. “Nella vendita dei prodotti sfusi la spinta economica è sicuramente il motivo più forte anche se forse c’è anche il fascino della nostalgia, di quando si comprava con i vuoti a rendere, quel tanto che si voleva”, dice Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi all’università di Modena e Reggio che ricorda come la pubblicità dei prodotti punti spesso al “buon tempo andato” tra detersivi alla cenere e spuma di campagna. Con gli anni il consumatore italiano si è fatto furbo, racconta il professore, non si fa più sedurre coma una volta solo dalle marche. “Per questo credo che funzionino i prodotti sfusi. anche perché le grandi catene distributive diventano garanti della merce anche se non è del brand famoso o pubblicizzato”.


(29 febbraio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/ambiente/spesa-eco/spesa-eco/spesa-eco.html

Cellophane, lacci e scatoloni ecco gli imballaggi da eliminare

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Antonio Cianciullo – La Repubblica, edizione odierna

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ROMA – Prevenzione: è questa la parolina magica che l´Unione europea ci suggerisce per venir fuori dal disastro rifiuti.

L´altra faccia dell´ingorgo che ha devastato la Campania, l´altra faccia del deflusso mancante, è il rubinetto che aumenta costantemente il suo getto: la marea degli oggetti programmati per diventare il più rapidamente possibile scarti cresce senza tregua.

Prevenire vuol dire trovare usi alternativi, eliminare il superfluo, riutilizzare, migliorare la qualità diminuendo la quantità.
Domani è la giornata che Legambiente ha dedicato alla lotta contro uno dei settori merceologici più invadenti. La campagna «Disimballiamoci» è una rivolta contro cellophane, lacci, scatoloni e basi di legno che imprigionano i prodotti in tre o quattro successivi livelli di contenzione. Non è solo una sensazione soggettiva: l´ultimo rapporto Apat ricorda che tra il 2000 e il 2006 gli imballaggi sono cresciuti di un 9 per cento che vale un milione di tonnellate (da 11.168 a 12.175 tonnellate).

E´ vero che due terzi degli imballaggi, oltre 8 milioni di tonnellate, vengono recuperati grazie alla raccolta differenziata che – una volta tanto – supera le richieste di Bruxelles. E sui singoli materiali, come ricorda il Conai (il consorzio per il recupero degli imballaggi), sono stati raggiunti risultati interessanti: meno 30 per cento dell´acciaio contenuto in una scatoletta di alimenti, 90 per cento di fibra riciclata nel cartone, 60 per cento di bottiglie in vetro riciclato, dimezzamento del peso dei contenitori di detergenti. Ma la somma complessiva ha ancora un saldo sfavorevole: la riduzione dei volumi degli imballaggi non è in vista e anzi i numeri continuano a crescere.

«Tutti devono dare il loro contributo
per vincere questa sfida: dai produttori di imballaggi alle amministrazioni locali. Noi daremo il nostro con la campagna “Ridurre si può”», commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. «Tra le tante iniziative positive che abbiamo trovato e incoraggiato ne segnalo due.

La prima è la diffusione in tante scuole
dell´uso dell´acqua di rubinetto, che nella maggior parte delle nostre città è di prima qualità: si risparmiano 5 o 6 bottiglie di plastica al giorno per ogni classe. La seconda è l´impegno della grande distribuzione. Le Coop, ad esempio, su alcuni prodotti hanno eliminato l´imballaggio superfluo: la confezione di maionese ha perso cellophane e scatola di cartone mantenendo solo il tubetto». …

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Genova, muore un portuale. Sciopero nazionale in banchina

La tragedia questa notte. Un portuale della Culmv cade dalla coperta di una portacontainer
Immediata la protesta dei lavoratori che hanno indetto 48 ore di sciopero

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Corteo per le strade del centro. Alla testa il sindaco e il presidente dell’Autorità
Anche il padre morì in porto. E’ il settimo incidente mortale negli ultimi 12 anni nello scalo

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<B>Genova, muore un portuale<br>Sciopero nazionale in banchina </B>
Operai in banchina dopo l’infortunio sul lavoro
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GENOVA – Cade dalla coperta di una nave: muore un portuale della Culmv, Compagnia unica lavoratori merci varie. Fabrizio Cannonero, 39 anni di Prà, padre di un bambino di 4 anni, ha perso la vita questa notte dopo l’una nel porto di Genova. E’ precipitato mentre stava lavorando attorno ad un container poco prima che la gru scaricasse la merce dalla Mol Renaissance, battente bandiera liberiana, attraccata al terminal Sech di Calata Sanità. Forse l’operaio ha perso l’equilibrio e il parapetto lungo la fiancata della nave non l’ha trattenuto. E’ caduto da un’altezza di venti metri finendo sulla banchina: è morto sul colpo. Anche suo padre fu vittima di un infortunio sulle banchine del porto di Genova quando Fabrizio era ancora un bambino.

Fermi tutti i porti. Immediata la reazione dei sindacati che hanno proclamato uno sciopero nazionale in tutti i porti secondo orari che le federazioni Cgil-Cisl e Uil decideranno localmente. Bloccato da stamane lo scalo genovese per 48 ore. Momenti di tensione all’ingresso della scalo quando qualche camionista ha tentato di forzare il blocco ma è stato dissuaso in maniera severa e ferma dai portuali. Il primo a raggiungere la banchina è stato Paride Batini, leader storico della Culmv. Gli operai del porto sono scesi in corteo lungo le strade del centro della città e, sotto le finestre della Prefettura, hanno protestato contro la carenza di sicurezza sui posti di lavoro. Alla testa della manifestazione il sindaco Marta Vincenzi e il neopresidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo che hanno incontrato il prefetto.

“Subito decreti sicurezza sul lavoro”. “Ci vuole una svolta culturale nel paese”, suggerisce Fausto Bertinotti. “Siamo nel sessantesimo anniversario della Costituzione repubblicana”, dice il presidente della Camera parlando alla trasmissione televisiva Unomattina. “Nell’articolo 1 è scritto che la Repubblica è fondata sul lavoro: facciamo che sia davvero così”. Simile il commento di Gianni Pagliarini, presidente della commissione lavoro della Camera: “Il Governo deve subito convocare un Consiglio dei ministri per presentare i decreti attuativi necessari a perfezionare e completare il nuovo Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro”. Proprio ieri, beffardo segno del destino, il presidente dell’Autorità portuale di Genova Luigi Merlo e il console Paride Batini, presidente della Culmv, si erano incontrati per parlare di sicurezza in porto. “Emerge chiaramente – ha detto Luigi Merlo – una responsabilità della politica nel ritardo della riforma della legge sulla gestione dei porti. Servono norme che garantiscano un giusto equilibrio nei rapporti tra autorità, lavoratori e imprese, servono poteri sanzionatori molto più incisivi per i gestori dei porti”.


FIRMA L’APPELLO CONTRO LE MORTI BIANCHE

Sette incidenti mortali in 12 anni. Quello di stanotte è il settimo incidente mortale avvenuto negli ultimi dodici anni nel porto di Genova, il sesto in sei mesi. La precedente morte bianca direttamente legata all’esercizio di funzioni portuali era stata quella di Enrico Formenti, uno dei responsabili operativi del terminal Forest, schiacciato da una balla di cellulosa da due tonnellate caduta da una pila alta otto metri, il 13 aprile scorso.

Bufera giudiziaria in porto. Da settimane, il porto di Genova è nella bufera. L’inchiesta che ha portato all’arresto del presidente del Consorzio autonomo, Giovanni Novi, ha lambito anche la Culmv e il suo console Paride Batini. E, proprio nei giorni scorsi, all’interno della Compagnia dei portuali è esploso il dissenso sulla gestione del lavoro e dei rapporti interni. Due giovani soci alla testa della fronda, sono stati sospesi dalla direzione della Compagnia, ma la polemica è rimasta forte. La tragedia di oggi (dopo quelle dei mesi scorsi) rischia di alimentare il caos.

(29 febbraio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro/operaio-genova/operaio-genova.html

Berlusconi con 7 mission: sì al nucleare e al liberismo

PSICONANO SHOW

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Sette mission, dodici paginette: Silvio Berlusconi presenta il programma del suo listone – Il Popolo delle Libertà, diciottesimo simbolo inserito sulla scheda elettorale – a Roma all’Auditorium della Conciliazione, con a fianco il suo vice Gianfranco Fini. Le mission «per il futuro dell’Italia» sono capitoli del programma, dalla «difesa della famiglia» all’ampio capitolo sul «federalismo». Lui però va a braccio, aggiungendo e sottolineando punti. O promesse.

La prima è quella di «non mettere mai le mani nelle tasche degli italiani». «Ridurremo le tasse e porteremo la pressione fiscale sotto il 40% del Prodotto interno lordo», è l’obiettivo, uno sforzo pari a 3 punti e mezzo, visto che attualmente sono al 43,3 di media.

L’attacco è ancora una volta rivolto a Romano Prodi e al ministro Vincenzo Visco, accusati di aver creato una «atmosfera di minacce e terrore». Rispetto agli imprenditori che invece Berlusconi intende «coccolare».

Quanto a Walter Veltroni, per il Cavaliere il programma del Pd è «uguale al nostro solo in salsa statalista», «solo uno specchietto per le allodole».

Berlusconi sembra in gran forma. Beffardo sulle indiscrezioni di stampa che lo volevano colpito da un mancamento e addirittura ricoverato brevemente per accertamenti medici, ieri. Con sorrisetto e gesto dell’ombrello in apertura di conferenza stampa smentisce tutto. O meglio respinge al mittente le sirene del malaugurio: inizia in ritardo perché si è solo dovuto attardare a soccorrere due giornalisti di Repubblica e di Libero (il titolo di prima pagina del giornale di Feltri: «Silvio riguardati») colpiti – loro e non lui – da stress da campagna elettorale.

Lo osannano una ventina di giovani di Forza Italia in felpa azzurra con scritta «con Berlusconi presidente», da cui si evidenzia, secondo il candidato premier, l’impegno al rinnovamento del Pdl. Le liste di candidati non sono ancora pronte.

Sul podio campeggiano i tre simboli che rappresenteranno il centrodestra nella scheda elettorale: quello della Lega Nord (con la scritta “Bossi”), quello del Popolo della Libertà e infine quello del Mpa (con la scritta “Autonomia-Sud”).

Oltre alla vecchia bandiera «meno tasse» – ora si parla di introdurre un «quoziente familiare» che sembra preludere a una riforma delle aliquote che il governo di centrosinistra non ha fatto perché si calcola che costi un punto di Pil -Berlusconi introduce alcune “novità”. Una è una “vecchia” novità: decide di cavalcare anche la bandiera del nucleare. In tema ambientale è questo che propone. «Penso – dice – che non ci sia alternativa se non andare in maniera decisa e immediata nella direzione di nuove fonti energetiche nucleari per l’Italia». Si tratta a suo avviso di superare i ritardi accumulati in questi decenni dopo la «sciagurata decisione» degli anni Settanta di dire no alla produzione di energia nucleare con il referendum.

Per aumentare la sicurezza e ridurre le morti bianche pensa a non a pene più celeri e sicure per chi non rispetta le norme ma a incentivi alle imprese “virtuose” . La lotta alla precarietà, a parte la dichiarazione pseudo-keynesiana di tendere alla piena occupazione, si fa applicando e non rimettendo in discussione la «legge Biagi». Più attuando una «borsa lavoro».

Il Pdl sposa poi la linea delle liberalizzazioni dei servizi privati e pubblici come acqua, energia e quant’altro. Questa sarebbe la ricetta per abbattere i costi delle bollette, inclusa la liquidazione delle società pubbliche «non essenziali». Natruralmente tutto questo accompagnato a dichiarazioni di principio di difesa dei consumatori e dei lavoratori.

Deve essere un piccolo riconoscimento a An il capitolo sul sostegno al Made in Italy e alla certificazione obbligatoria dei prodotti italiani, con il riferimento esplicito ad una apposita legge sui distretti industriali e sulle filiere produttive.

Si torna a parlare di una riorganizzazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione.E alcuni must : l’abolizione totale dell’Ici sulla prima casa e la nuova cancellazione dell’imposta di successione sui patrimoni ereditati anche molto alti.

Pubblicato il: 29.02.08
Modificato il:
29.02.08 alle ore 14.04

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=73351

Maserada, dal Comune “riciclone d’Italia” la coppetta mestruale per risparmiare rifiuti

Per ridurre i rifiuti, in occasione dell’8 marzo, il Comune di Maserada sul Piave ha deciso di lanciare fra le donne del paese la Mooncup, una coppetta per le mestruazioni “amica dell’ambiente” riutilizzabile ciclo dopo ciclo, al posto dei tradizionali assorbenti.

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Non e’ certo la risposta all’emergenza-rifiuti di Napoli, ma con questa singolare iniziativa l’assessore all’Ambiente di Maserada, Giuseppe Quinto, e il sindaco Floriana Casellato intendono promuovere fra i cittadini “piccoli comportamenti virtuosi”. Del resto Maserada – che nel 2006 è stato proclamato ”Comune Riciclone d’Italia” e dove la raccolta differenziata raggiunge l’80% – non è nuovo ad iniziative del genere. L’anno scorso propose alle mamme con figli piccoli un kit di pannolini lavabili a prezzo scontato.

“La Mooncup è un prodotto pressoché sconosciuto in Italia ma è pluripremiato nel Regno Unito – sottolinea l’assessore Quinto – Noi l’abbiamo scoperta perché è stata presentata nell’ultima edizione della fiera del paese, “Quattro passi verso un mondo migliore”, che l’ha premiata per l’idea più innovativa. Oltretutto è anche economicamente vantaggiosa”. Per promuoverla il Comune ha organizzato per il 4 marzo un’apposita serata a cui sono invitate le donne del paese.

il sindaco Floriana Casellato

il sindaco Floriana Casellato

Ma che cos’è la Mooncup? Si tratta di una coppetta in silicone morbido che va inserita nella vagina con lo scopo di raccogliere il flusso mestruale. Una specie di piccolissimo imbuto, quindi, da svuotare 3-4 volte al giorno, che va a sostituire il classico assorbente esterno o quello interno. La vera novità, che tanto piace ai paladini dell’ambiente, è che la”Mooncup” si può riutilizzare ciclo dopo ciclo: E’ sufficiente pulirla con l’acqua ed eventualmente sterilizzarla per garantire un livello di igiene ancora maggiore. 

“Si stima che per lo smaltimento degli assorbenti tradizionali in discarica ci vogliano anche cinquecento anni – spiega Giuseppe Quinto – gli assorbenti usa e getta rappresentano dunque un costo ambientale oltre che per il portafoglio di ogni donna”.

Si può acquistare la Mooncup direttamente su Internet, con garanzia soddisfatti o rimborsati, dal sito dell’azienda milanese che importa le coppette dal Regno Unito. I costi? 29 euro per il tampone ed un sacchettino di stoffa per tenere la Mooncup sempre in borsetta. Due le misure disponibili, per le donne che hanno già partorito e per coloro che invece devono ancora sperimentare la gioia della maternità.

(28 febbraio 2008)