Archivio | marzo 1, 2008

Gaza, uccisi 60 palestinesi. Riunione urgente dell’Onu

Ancora rappresaglie israeliane contro il lancio dei razzi Qassam
Civili la metà delle vittime, tra i quali sette bambini

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Il ministro della difesa israeliano: “L’operazione durerà finchè sarà necessario”

<B>Gaza, uccisi 60 palestinesi<br>Riunione urgente dell'Onu</B>Un palestinese ferito dagli attacchi contro Gaza di stamane.

GAZA – E’ salito ad almeno 60 palestinesi morti, tra cui sette bambini e 100 feriti il bilancio provvisorio delle incursione israeliane in corso da stamane nella Striscia di Gaza; hanno perso la vita anche due soldati di Tel Aviv. Una situazione che ha indotto il consiglio di sicurezza dell’Onu a riunirsi su richiesta del presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen. L’incursione israeliana a Gaza è la più sanguinosa dopo molti mesi e giunge dopo un’escalation che nei quattro giorni precedenti aveva causato almeno 66 morti.
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“L’operazione durerà finchè sarà necessario – ha dichiarato Ronen Moshe, portavoce del ministro della difesa israeliano. “Non ci siamo fissati nessun limite di tempo”.
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Tra le vittime dell’incursione anche una madre che stava preparando la colazione ai figli, una ragazza di 12 anni e suo fratello di 11 colpiti dalle raffiche mentre dormivano dentro casa. Caccia israeliani hanno centrato con una bomba un’abitazione di Gaza: i mezzi di soccorso giunti sul posto hanno estratto dalle macerie 3 morti. Nel parziale crollo della costruzione sarebbero rimasti feriti anche alcuni bambini. Si tratta del bilancio più pesante dai tempi del ritiro israeliano dalla Striscia, avvenuto nell’estate del 2005.

IL VIDEO

Dalla Striscia, da mesi controllata da Hamas, oggi sono stati lanciati 44 razzi contro il sud di Israele. Sei persone sono rimaste ferite, di cui uno in modo grave, nell’area della città costiera di Ashkelon, undici chilometri a nord della Striscia.

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L’operazione israeliana è iniziata poco dopo mezzanotte, coinvolti circa duemila soldati. Carri armati, con la copertura di elicotteri, hanno mosso sul campo profughi di Jalabiya e nella vicina Tufah, nel nord della Striscia di Gaza. A mezzogiorno di oggi, le Forze israeliane di difesa (Idf) sono entrati per tre chilometri nella Striscia.
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Mentre infuriavano gli scontri tra israeliani e militanti di Hamas e della Jihad islamica, gli abitanti si sono barricati in casa. Gli imam recitavano versi del Corano dagli altoparlanti dei minareti. “Ci troviamo in mezzo a una guerra totale. Sentiamo sibili di razzi ed esplosioni ovunque”, ha raccontato Abu Alaa, 40 anni, contattato telefonicamente dall’agenzia Afp.
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Molti fotoreporter si sono trovati nel pieno della battaglia a Jabaliya; un fotografo palestinese è rimasto ferito dalle schegge di un proiettile israeliano.
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Christopher Gunnes, portavoce dell’agenzia Onu per i Profughi (Unrwa), ha invocato “un immediato cessate il fuoco e l’avvio di trattative politiche che mettano fine ai combattimenti che stanno compromettendo gli interventi umanitari”. I responsabili “delle morti di tanti civili devono rendere conto delle loro azioni”, ha aggiunto.
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Secondo fonti mediche del servizio sanitario di Gaza, la maggior parte delle vittime sarebbero state colpite dal grande numero di razzi lanciati dai velivoli israeliani.
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Nell’operazione hanno perso la vita almeno 15 militanti di Hamas e della Jihad islamica. Tra loro c’è anche il figlio di un deputato di Hamas, Abdurahman Shihab, membro della brigate Ezzedin al Qassam. Mohammed Shihab era stato eletto parlamentare proprio a Jabaliya nel 2006 come rappresentante di Hamas. Due giorni fa a Gaza era stato ucciso anche il figlio del capogruppo parlamentare di Hamas, anch’egli arruolato nelle milizie Al Qassam.

(1 marzo 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/esteri/medio-oriente-39/gaza-18-morti/gaza-18-morti.html

COSA C’E’ DI NUOVO IN BARACK OBAMA?

Elezioni negli Stati Uniti

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di Wilson H. Silva (*)

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La rapida ascesa di Obama rivela che non sono pochi i poveri, i neri, gli immigrati e sfruttati del Nord America che vedono nel senatore nero il “volto nuovo” e ripongono in lui le loro speranze. Ciò nondimeno, la sua traettoria politica e le sue dichiarazioni lo avvicinano più a Condoleezza Rice che ai dirigenti neri nordamericani degli anni Sessanta.

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Obama: elogiare Reagan e glissare sulle truppe in Irak?
Nato il 4 agosto 1961, a Honolulu, nelle Havaii, Barack Obama è figlio di un uomo politico e intellettuale keniota e di una professoressa del Kansas. Particolare interessante è che, da diverso tempo, Obama ha smesso di usare il suo secondo nome, Hussein, di origine musulmana, per ragioni “ovvie” nella società statunitense.
Prima di diventare uno dei senatori più giovani del Paese nell’Illinois, nel 2004, Obama ha frequentato alcune delle scuole più rinomate degli Usa, tra cui l’Università di Harvard, dove ha studiato Diritto. Da sempre attivo nel Partito Democratico, Obama iniziò la sua carriera politica all’Università e, con l’appoggio del senatore nero Jesse Jackson Jr e di celebrità come Michael Jordan, è arrivato al Senato con un programma “tipico” dei democratici: a favore dell’aborto, difesa della regolamentazione nella vendita delle armi, unioni civili tra omosessuali”. Ha appoggiato il taglio delle tasse per le classi medie, annunciato da Bush, e ha sostenuto inizialmente anche la necessità di un aumento delle imposte per i settori più ricchi della società.
E’ stato con la Convenzione del Partito Democratico sulle elezioni che Obama ha pronunciato il discorso che condensa le sue posizioni: “Non c’è un’America [così certi statunitensi, in modo delirante, definiscono il loro Paese, ndr] liberal e un’altra conservatrice; ci sono solo gli Stati Uniti d’Amercia. Non c’è un’America nera, un’America bianca o un’America asiatica, ci sono solo gli Stati Uniti d’America.”
Questo discorso calza come un guanto su un Paese ancora inebriato dall’ultranazionalismo successivo all’”11 settembre” ed è già stato utilizzato da Bush per rispondere alle rivendicazioni dei settori maggiormente oppressi.
Dal punto di vista etnico, è importante ricordare che il discorso di Obama è tipico di una generazione di neri che, essendo cresciuti all’ombra delle poche (ma importantissime) conquiste ottenute negli anni Cinquanta e Sessanta, si sono formati politicamente nel contesto del “neoliberismo”, fortemente influenzato dai luoghi comuni sulla “fine delle ideologie” e dalla crisi delle organizzazioni radicali negli Usa.
Un discorso che, sia detto di passata, trova ispirazione nei “miti” di Obama, tra cui il presidente Ronald Reagan di cui il senatore ha dichiarato nell’autobiografia di essere un estimatore, laddove afferma che il presidente-cowboy era “in connessione con la nostra necessità di credere che non siamo soggetti solo a forze impersonali o cieche, ma che possiamo forgiare il nostro destino individuale e collettivo, se sapremo tornare a scoprire le virtù tradizionali del lavoro duro, del patriottismo, della responsabilità individuale…”
Questa vicinanza con il conservatorismo patriottico di Reagan è evidente anche nelle posizioni di Obama rispetto la guerra in Irak. Sempre glissando su questo tema, affermando che bisognerebbe ritirare le truppe “il prima possibile”, Obama non ha mai chiarito come e quando attuerebbe questo ritiro. Ma la sua attività al Senato ci dà un’idea di quello che farebbe una volta insediato alla Casa Bianca.
Uno dei punti forti della sua disputa con Hillary Clinton è stato sul voto a favore della guerra dato dalla senatrice nel 2002. L’”ironia” della storia è che il senatore stesso ha dichiarato, più di una volta, che all’epoca di quel voto ebbe la “fortuna di non essere ancora senatore”, ciò che gli ha risparmiato di confrontarsi con la fiammata di patriottismo che bruciava il Paese.
Nel campo economico, le promesse di Obama sono ancora più vaghe e vengono esposte in un programma elettorale infarcito di proclami sulla “lotta contro la povertà”, mescolati con promesse di riduzione delle imposte per i più ricchi e di rassicurazioni alle classi medie che saranno preservati i benefici fiscali di cui godono.
La traduzione di questo programma in cifre raggiunge il ridicolo. Obama ha annunciato un piano di 75 miliardi di dollari (una minima parte del bilancio usato annualmente per le missioni militari) per stimolare l’economia Usa attraverso l’apertura immediata di  un credito di 250 dollari per ogni lavoratore e un fondo di 10 miliardi di dollari per sanare i debiti del crollo del mercato immobiliare. La proposta di Hillary è simile, appena di 5 miliardi più costosa.

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Perché non sostenere Obama?
Poveri, neri, immigrati e sfruttati statunitensi vedono in Obama un “nuovo tipo di politico”, la “novità” in queste elezioni.  Non sono pochi nemmeno i militanti, specialmente nel movimento dei neri, che sperano di poter vedere un presidente nero alla Casa Bianca. Noi non siamo tra loro, pur comprendendo lo spirito che anima queste illusioni.
Noi non sosteniamo e non sosterremo mai uno come Obama. Primo, perché non ha nulla a che vedere con i reali interessi degli sfruttati e degli oppressi degli Usa e del mondo. Secondo, ma non di minor importanza, perché Obama, travestito da agnello, può rappresentare una comoda via di fuga per la borghesia imperialista statunitense (conviene ricordare che non a caso l’enorme investimento finanziario della sua campagna elettorale è sostenuto da alcuni dei principali gruppi finanziari Usa): borghesia che è consapevole che il Paese sta per cadere in una crisi economica che farà emergere le gigantesche esigenze represse delle masse.
A puro titolo d’esempio si può citare una ricerca divulgata in questi giorni dalle Università di Harvard (Usa) e McGill (Canada) che indica negli Usa uno dei più arretrati Paesi del mondo in materia di diritti sociali e politici. Per lo stupore di quelli che vedono nel Paese dello Zio Sam una società che offre opportunità a tutti, è bene sapere che negli Usa non c’è indennità di malattia, indennizzo del lavoro notturno, ferie o riposo settimanale retribuito e che questo Paese, tra i 173 presi in esame, è uno dei cinque (insieme a Liberia, Suazilandia, Papua Nuova Guina e Lesoto) che non concede il permesso per maternità.
Questa situazione, evidentemente, pesa in primo luogo sulle condizioni di vita dei settori storicamente emarginati e della gioventù: quegli stessi settori che pure, purtroppo, oggi affidano le loro speranze in Obama. Stiamo parlando non di piccole “minoranze” etniche ma di ben 100 milioni di persone (44,3 milioni di ispanici, che sono il gruppo più grande, con il 14,8% della popolazione; 40,2 milioni di neri; 14,9 milioni di asiatici e 4,5 milioni di indigeni).
In aggiunta ai dati ufficiali, ci sono almeno 12 milioni di lavoratori “illegali” che fanno i lavori più pesanti, in nero. Lavoratori ai quali tanto Obama come Hillary, con il loro voto al Senato, hanno “dedicato” la nuova legge sulla “sicurezza”, approvata nel 2007, che mentre legittima la “guerra al terrorismo” aumenta ulteriormente i poteri delle forze di repressione alle frontiere e nella caccia ai “clandestini”.
E’ come conseguenza di queste cifre (e della paranoia dell’”11 settembre) che sono cresciuti i livelli di discriminazione etnica. In particolare nella scuola dove, negli ultimi dieci anni, la Corte Suprema ha annullato varie delibere a favore di politiche di “azione affermativa”. Per avere un’idea dei risultati, basti dire che oggi il 70% degli studenti neri studia in istituti dove le minoranze (neri, asiatici e latini) costituiscono la maggioranza e almeno un terzo di essi frequenta istituti dove i neri costituiscono quasi il 100% del corpo studentesco.
Si aggiunga a tutto ciò la campagna per la revisione peggiorativa della legislazione sull’aborto, l’esistenza di 44 milioni di persone prive di assistenza sanitaria e avremo chiaro lo scenario in cui si inserisce la figura conciliatrice e “integrata nel sistema” rappresentata da Barack Obama.
Un nero che, presentandosi come espressione di Stati Uniti “post-razzismo”, mentre approfitta del suo essere nero per influenzare le comunità più oppresse, relega in secondo piano le rivendicazioni storiche dei settori maggiormente sfruttati. Insomma, un candidato costruito su misura per “cambiare tutto perché nulla cambi”.

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(*) l’autore è membro della redazione di Opiniao Socialista e della Segreteria Nazionale dei Neri e delle Nere del Pstu (sezione brasiliana della Lit)

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(traduzione dal portoghese di F. Ricci)

 

fonte: www.partitodialternativacomunista.org

SE IL POTERE PIACE – Rifiuti, Bassolino non si dimette “Ho il dovere di andare avanti”

 

Il ‘governatore’* della Campania dopo il rinvio a giudizio
“Non è il momento di disertare. Devo aiutare De Gennaro”

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Veltroni gli aveva rinnovato “amicizia e fiducia”
Follini e Di Pietro hanno chiesto le sue dimissioni

Il segretario del Pd, Walter Veltroni

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NAPOLI – “Sento il dovere di andare avanti per dare un contributo, al fianco del commissario De Gennaro, per uscire dall’emergenza rifiuti e per combattere a testa alta perché emerga la verità, quella politica e quella giudiziaria. Perché io non ho fatto nulla di male”. Così il governatore della Campania, Antonio Bassolino, risponde da Ercolano (Napoli), dove si è riunita la giunta regionale. ”Non e’ il momento di disertare abbandonando Napoli e la Campania – aggiunge – emergerà la verità sia sul fronte giudiziario che su quello politico”. Ieri Bassolino è stato rinviato a giudizio insieme con altri 27 imputati nell’ambito del procedimento su presunte irregolarità nel ciclo dei rifiuti. E molti esponenti politici, di entrambi gli schieramenti, hanno chiesto le sue dimissioni.

In mattinata sulla vicenda è intervenuto anche Walter Veltroni. “Sono sicuro che farà la scelta più giusta”, ha detto durante un comizio a Grosseto. Il leader del Pd ha respinto l’idea che ci sia “un capro espiatorio su cui abbattere la mannaia” per la vicenda dei rifiuti e dopo aver espresso “stima e amicizia” per Bassolino ha detto di “affidarsi alla sua coscienza” per quanto riguarda le richieste di dimissioni.

Veltroni ha poi ripercorso i molti “no”
che in questi anni hanno bloccato in Italia la realizzazione di varie infrastrutture, tra le quali i termovalorizzatori in Campania, “una Regione a cui noi tutti siamo legati”. “A forza di dire ‘no’ – ha detto il candidato premier del Pd – si arriva in una situazione paradossale in cui o sono colpevoli tutti o lo è uno solo e si crea un capro espiatorio su cui abbattere la mannaia”. “Eppure – ha proseguito – ci sono stati in cinque anni vari commissari di governo, tutti nominati dal centrodestra. La risposta è fare i termovalorizzatori, anche perché la tecnologia ci garantisce sulla loro sicurezza”.

“Bassolino ha fatto cose importanti per la sua città e la sua Regione”. “Io ho già espresso la mia stima e la mia amicizia per Bassolino, e penso che di fronte a vicende così amare per lui l’unica cosa sia affidarsi alla sua coscienza, alla sua coscienza civile e sono sicuro – ha concluso Veltroni – che la scelta che farà sarà quella giusta”.

Sulla vicenda sono intervenuti anche Antonio Di Pietro, Marco Follini, Rosa Russo Iervolino e Fausto Bertinotti. ”Ritengo che da parte di Bassolino ci sia necessità di un atto di coraggio e di umiltà”, ha detto il leader dell’Italia dei Valori. ”Noi abbiamo sollecitato già da alcuni mesi le dimissioni del presidente Bassolino – ha ricordato Di Pietro – non per motivi giudiziari, che saranno accertati dalla magistratura; io per come lo conosco, sono certo che ne uscirà a testa alta, ma per motivi di responsabilità oggettiva”.

“Fossi in Bassolino mi dimetterei; ma io sono uno che ha le dimissioni facili e dunque non pretendo di fare testo”, ha detto Marco Follini, responsabile
nazionale della Comunicazione del Pd.

Dal canto suo, il sindaco di Napoli ha espresso fiducia nel governatore. “Sono convinta che Bassolino sia una persona onesta, so che ha dato tutta la sua energia per lavorare per Napoli e la Campania; ne sono sicura. Spero che possa dimostrare la sua innocenza”, ha detto Rosa Iervolino Russo. “Ho un profondo rispetto per la magistratura – ha concluso il sindaco – che è il terzo potere dello Stato e quindi va rispettato fino in fondo”.

Per Fausto Bertinotti “la giustizia deve fare il suo corso” anche per Bassolino. Il presidente della Camera e candidato premier della Sinistra Arcobaleno ha rimandato alla dirigenza locale del Prc le decisioni politiche sulla partecipazione alla maggioranza che alla Regione Campania sostiene il presidente della Giunta.

(1 marzo 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/cronaca/rifiuti-6/bassolino-reazioni/bassolino-reazioni.html

*Bassolino e Formigoni ‘Governatori’? Americanate.

Ma che costano care al contribuente

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Nella Costituzione italiana non c’è nessun Governatore

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di Giuseppe Loy-Puddu

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Oggi, con l’aiuto dell’informatica, si può scorrere in tempo reale la Costituzione.

 La ricerca è facile. Si ‘apre’ Costituzione, quindi si fa clic su ‘ricerca’ e si chiede al computer di trovare nel testo costituzionale la parola ‘Governatore’. In pochi secondi la rapida ricerca fornisce la scontata risposta: “La ricerca non ha dato alcun esito”. In altri termini la parola non esiste.

Secondo quanto recita la Costituzione, il cosidetto Governatore è invece il presidente di una giunta regionale che assolve alle funzioni statuite dalla Carta fondamentale dello Stato e dallo Statuto della regione.

Ma attribuirsi, e farsi attribuire, l’inesistente titolo di Governatore fa apparire il presidente di una giunta regionale come il vertice di uno “Stato” federato o federando che non ha nulla a che vedere con il dettato della Costituzione italiana.

Intanto il travisamento contribuisce a far sembrare accettabili forme aberranti di gestione degli affari regionali, come quando si giunge a mettere in atto politiche di relazioni internazionali che, in alcuni casi, oltre a “giustificare” missioni all’estero, comportano l’apertura di sedi ‘diplomatiche’ non soltanto a Bruxelles ma ai Caraibi(?) ed in Estremo Oriente, in particolare per facilitare investimenti di imprese italiane in quelle aree. Il tutto, ovviamente, con le relative spese a carico del contribuente regionale.

Una volta l’abuso di titoli era punito dalla legge, ora non soltanto è tollerato ma largamente e autorevolmente abusato, perché è mantenuto e diffuso dalle corti che si formano attorno al “Governatore”: il capo di gabinetto del “Governatore” (gli passa la certa igienica?, n.d.m.), il consigliere del Governatore per gli affari esteri, il capo del cerimoniale, l’addetto stampa, il capo delle relazioni pubbliche..

C’è di più, il popolo deve sorbisrsi le prediche governatoriali diffuse anche dal sistema radiotelevisivo regionale oltre a lezioni sulla morale che, come insegnava Platone, comincia dall’estetica, della quale invece sembra abbiano poca contezza. E’ sufficiente, infatti, sentire come i vari personaggi ed i loro cortigiani si esprimono, osservare come gesticolano, vedere come vestono e come stanno seduti, come mimano compiaciuti le frasi che pronunciano e notare come sono inconsapevoli degli strafalcioni che escono dalle loro bocche.

Addirittura sembra si sentano affrancati dal rispetto delle regole grammaticali e sintattiche, tanto che alcuni personaggi vengono trasformati dalla voce popolare in macchiette del nostro tempo. Il popolo italiano è paziente. Sa aspettare.

Ma fino a quando?

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fonte: ItaliaOggi, sabato 1 marzo 2008

RAI: la spocchia del potere

 

 

“Esporto” da http://www.aduc.it/dyn/avvertenze/iniziative_mostra.php?ed=235&id=211613:

 

 

CANONE/TASSA RAI, COMPUTER? INTERPELLO ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE

 

25 Febbraio 2008.

La confusione sul cosiddetto “canone di abbonamento” alla Rai è alimentata da un Regio decreto legge del lontano 1938, in cui si specifica che tale tassa è dovuta per il possesso di “apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni”. In altre parole, qualsiasi apparecchio che teoricamente può essere modificato per guardare un programma televisivo ne è soggetto. La Rai, conscia di questo, ha cominciato a pretendere la tassa non solo per i televisori, ma anche per i “personal computer, decoder e altri apparecchi multimediali”. Ne consegue che la richiesta potrebbe essere estesa anche a iPod, videocellulari, videocamere, riproduttori Dvd e Vhs, macchine fotografiche digitali, etc.


Da oltre un anno stiamo cercando
di ottenere una risposta precisa dalle istituzioni: quali sono gli apparecchi atti o adattabili soggetti al canone/tassa? Lo abbiamo chiesto al servizio Rispondi Rai, alle sedi regionali della Rai, all’Agenzia delle Entrate, al ministro della Finanza. Lo abbiamo fatto per telefono, per lettera raccomandata a/r di messa in mora e con ben cinque interrogazioni parlamentari. Fino ad oggi, siamo stati cortesemente ignorati.
Ora proviamo a chiederlo tramite un interpello alla Direzione generale del ministero delle Finanze (1). Ma contrariamente ad altre forme di richiesta,
se l’interpello non riceve risposta, il contribuente può far valere la sua interpretazione della legge, senza incorrere in future sanzioni.
Per questo invitiamo tutti i cittadini sprovvisti di televisore, ma in possesso di altri apparecchi multimediali (computer, etc.) per i quali hanno ricevuto una richiesta di pagamento da parte della Rai a proporre un proprio interpello al ministero delle Finanze. Se non vi sarà risposta, si potrà tranquillamente non pagare più il canone/tassa per computer e altri apparecchi multimediali senza rischi di incorrere in sanzioni.


Qui il modulo: http://www.aduc.it/dyn/sosonline/modulistica/modu_mostra.php?Scheda=209560

Qui il settore del nostro sito sul canone/tassa Rai: http://www.aduc.it/dyn/rai

Note:
1. http://www.aduc.it/dyn/rai/interpello_rai.pdf

 

 

Inoltre, sempre su ADUC

(http://www.aduc.it/dyn/avvertenze/iniziative_mostra.php?ed=235&id=211623), leggo:

 

 

CANONE/TASSA RAI ANCHE PER UN PC? QUATTRO INTERROGAZIONI PARLAMENTARI IGNORATE DA UN ANNO. IL PROBLEMA ERA RISOLVIBILE

25 Febbraio 2008.

Intervento dell’on Donatella Poretti parlamentare radicale della Rosa nel Pugno, segretaria della Commissione Affari Sociali

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Il canone Rai anche per un pc o un videotelefono? L’ho chiesto al Governo con ben quattro interrogazioni che da oltre un anno non ricevono risposte (1). Ho anche presentato proposte di modifica al regio decreto del 1938, modifiche che spesso non sono state neanche ammesse alla votazione.
Ricordo che anche milioni e milioni di studi professionali, aziende, negozi in possesso di un pc o un cellulare dovrebbero pagare il canone speciale (molto più salato di quello richiesto alle famiglie), per un totale di circa un miliardo di euro all’anno, secondo le stime dell’Aduc (2). Non proprio un incentivo alla crescita economica in un periodo in cui ce ne sarebbe bisogno. Ovviamente, la Rai si guarda bene dal chiedere il canone alle aziende per il solo PC, una discriminazione contro le famiglie italiane, che devono quindi coprire ogni anno i buchi di bilancio della tv pubblica. Sempre secondo l’Aduc, mentre alle famiglie viene richiesto continuamente il canone, anche con metodi intimidatori, l’evasione delle aziende con PC e’ intorno al 95%. Un messaggio contraddittorio ai contribuenti, che non possono non imbufalirsi per questa tassa.
Se il Governo avesse risposto alle mie numerose interrogazioni sull’argomento, forse oggi non staremmo qui a parlare di ‘rivolte’, ‘proteste’, e quant’altro. Forse avremmo avuto modo, una volta compresa a fondo l’ingiustizia di questa vetusta legge, di modificarla. Mi auguro che questo possa accadere nella prossima legislatura.

(1) Le quattro interrogazioni sul canone Rai:

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=18431&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=17783&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=17186&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=10794&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

(2) http://www.aduc.it/dyn/rai

 

quindi (http://www.aduc.it/dyn/avvertenze/iniziative_mostra.php?ed=235&id=21176):

 

CANONE/TASSA RAI. CONTRO LE LEGGI ANACRONISTICHE SCARICHIAMO SUL PROSSIMO PARLAMENTO UNA VALANGA DI FIRME. ONLINE LA PETIZIONE

 

26 Febbraio 2008.

E’ esplosa la questione del canone/tassa sulla Rai. Tutti lo sapevano e tutti erano più o meno rassegnati. Tranne i politici che con il loro comportamento omissivo (quattro interrogazioni parlamentari dell’on Donatella Poretti e altri sono rimaste senza risposta) hanno consentito il perpetuarsi di questa strage di illogicità e anacronismo. Strage talmente radicata nel meccanismo clientelare che porta con sé il carrozzone della Rai, che anche Corte Costituzionale e Autorità garante preposte hanno avvallato uno status quo che ci vuol far credere che una tassa possa chiamarsi abbonamento o canone (ve l’immaginate se l’Ici fosse chiamata un abbonamento ai servizi comunali?). Non solo, ma senza un minimo di vergogna, i funzionari azzeccagarbugli della Rai hanno sguinzagliato per l’Italia i loro addetti a chiedere di pagare anche per il solo possesso di un monitor, di un telefonino, di un videocitofono, etc.


Abbiamo documentato questa follia
nel nostro apposito spazio sul sito Internet dell’associazione: http://www.aduc.it/dyn/rai. Lo abbiamo fatto da anni con dovizia di particolari e documentazione. Ora che la questione appare più chiara a molti, crediamo sia il caso di foraggiare il più possibile la petizione che abbiamo sul nostro sito, in cui chiediamo l’abolizione del canone, sì che il prossimo Parlamento ne tenga conto. Aspettiamo anche gli impegni elettorali.


Non basta che un poveraccio sia obbligato a pagare un balzello obsoleto ed iniquo solo perché possiede un televisore… non basta che quel poverino sia costretto a subirsi la pubblicità nel bel mezzo di un programma – cosa che ne allunga inevitabilmente i tempi –, non basta che la programmazione sia quantomeno discutibile (Benigni e Biagi in seconda serata, Harry Potter nel bel mezzo della settimana scolastica – come ho già detto altrove, ad esempio). Non basta neppure che un cittadino ligio al dovere (potremmo quasi dire “stupido”… tanto rientro nella categoria! Di quelli che pagano il canone, per capirci) esprima le sue opinioni e si senta rispondere che siccome il pubblico è variegato, tocca che si adegui al livello medio dell’audience… (bella, quest’opera educativa! Complimenti!) . E non basta nemmeno che ti sproloquino addosso di par condicio quando danno voce  a chi decidono loro (o a chi li paga, ma in fondo è uguale) per un tempo che è obiettivamente diverso… non è un discorso filosofico, del tipo “il tempo passa in fretta quando fai qualcosa che ti piace/ascolti qualcuno che ti interessa, mentre sembra immobilizzarsi se ti annoi e/o ti stanno per saltare le coronarie”. E’ così: PD e PDL (in ordine alfabetico, intendiamoci!) fanno la parte del leone. Ma non basta neanche quello: perché par condicio imporrebbe anche, ANCHE, che il poco tempo destinato agli altri fosse qualitativamente uguale. Cioè: non è che se parla Casini lo si manda in onda per intero e se parla Bertinotti (che peraltro non ammiro particolarmente) lo si cita o si riportano due frasi sconnesse dal contesto o, peggio, si trasmette la versione del giornalista… (In compenso, avete notato? Sono riusciti a zittire Di Pietro, che siccome corre con il PD…) Non basta neanche questo. Adesso un povero navigatore della rete che decide di esporsi e dire la sua – magari citando altri – può essere denunciato… non solo: deve pure pagare il canone!

 

RIBELLARSI E’ GIUSTO, RIBELLARSI E’ POSSIBILE: FACCIAMOLO!!!

Anche in “padania” qualcosa si muove…

 

 

Costituzione comitato elettorale “La sinistra, l’arcobaleno”

 

Riporto l’intervento del segretario provinciale PdCI alla manifestazione tenutasi ieri:

 Pavia, 29 febbraio 2008

“Ci ritroviamo, oggi, a distanza di quasi due anni e l’avversario da battere è indiscutibilmente, ancora Berlusconi che questa volta guida la carica del Popolo delle libertà.

Silvio Berlusconi a parte, però, ritengo che il vero antagonista che ci troviamo quotidianamente a fronteggiare e combattere pare essere proprio il Partito Democratico, quel PD che oggi non ha più nulla di sinistra, che guarda sempre più verso il centro, che ha rinunciato a rappresentare anche la nostra storia, non solo nel nome ma anche con le candidature. Credo di poter tranquillamente affermare che fra il PD e la sinistra è nata una sfida. L’imprenditore di confindustria e l’operaio della Thyssenkrupp non possono coesistere. Noi Comunisti, ne “la sinistra, l’arcobaleno”, al contrario del PD, stiamo da una parte sola, chiara, limpida e precisa: quella dove si lotta contro il precariato e per l’abrogazione totale della legge 30; dove si opera per il ripristino della scala mobile in modo da adeguare automaticamente i salari all’inflazione; quella che prevede l’immediata attuazione di tutte le normative sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e il completamento attuativo della legge 123/07; siamo quella parte che lotta instancabilmente per difendere la legge 194, che è schierata per la legalizzazione della pillola abortiva RU486, che crede convitamente nella laicità dello stato e che propone l’attuazione immediata di una legge sulle unioni civili; siamo quella parte, ancora, che vuole la riduzione dei territori destinati alle servitù militari finalizzata alla revoca della concessione all’ampliamento della base militare statunitense DalMolin a Vicenza; siamo, e concludo, per un rafforzamento della tutela ambientale, con riguardo e attenzione per l’armonizzazione della stessa e la costruzione di eventuali grandi opere infrastrutturali; non dimenticando, naturalmente, le iniziative di cooperazione e solidarietà internazionale coi popoli e le nazioni oppresse nel mondo, due per tutti, Curdi e Saharawi”.

 

Paolo Fornelli

Segretario Provinciale PdCI

 

Abbà  di Prc ha affrontato, con un’angolatura leggermente diversa, gli stessi temi, mentre Bengiovanni (SD) ha affrontato- a grandi linee – il programma e le prossime iniziative; Moggi (verdi) ha parlato di tematiche ambientali, collegandole anche al territorio locale.

 

Mi dispiace non poter riportare integralmente il testo di tutti i discorsi… semplicemente, non ne ho la copia!