Archivio | marzo 5, 2008

Quando un operaio muore…

Non so quanti di voi abbiano letto questo post di Beppe Grillo. Noi l’abbiamo fatto. Ne abbiamo discusso e ci siamo inviperiti, ma ho (io, elena) deciso di pubblicarlo comunque… con il mio commento in postfazione.

Quando un operaio muore

Quando un operaio muore i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano.
Quando un operaio muore domani Prodi fa il decreto legge.
Quando un operaio muore Topo Gigio Veltroni candida gli industriali, “ma anche” un sopravvissuto della Thyssen Krupp.
Quando un operaio muore Ichino dice che “Da noi manca la cultura delle regole”.
Quando un operaio muore il Presidente della Repubblica soffre e auspica in televisione.
Quando un operaio muore Maroni dice “Non è colpa dei governi, perché le leggi ci sono”.
Quando un operaio muore nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti “altrimenti vai a casa”.
Quando un operaio muore, oggi Fassino e D’Alema, ieri Berlinguer e Pertini.
Quando un operaio muore il padrone ha già messo i soldi da parte.
Quando un operaio muore la vedova e i figli finiscono in mezzo a una strada.
Quando un operaio muore i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di due ore.
Quando un operaio muore la colpa è del casco, se l’è cercata.
Quando un operaio muore la colpa è che se si lamentava per l’insicurezza veniva licenziato subito perché precario.
Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre.
Quando un operaio muore faceva un lavoro a rischio, doveva succedere.
Quando un operaio muore si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli incidenti e non si chiudono quelle che producono i morti.
Quando un operaio muore è perché la sicurezza è troppo onerosa per la Confindustria.
Quando un operaio muore è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra.
Quando un operaio muore se faceva il politico campava cent’anni.

 

http://www.beppegrillo.it/

 

 

Sono d’accordo con buona parte di quanto scritto. Ma c’è una cosa che proprio non sopporto: il qualunquismo strisciante che non sfugge ad un occhio solo un pochino attento.

Perché è vero che quando un operaio muore si sentono tante belle parole (mentre quando resta “solo” invalido neanche quelle, se vogliamo dirla tutta!), ma è altrettanto vero che ci sono fior di sindacalisti che si sbattono tutti i santi giorni per il bene dei lavoratori. Non sto parlando dei vertici e nemmeno dei tanti “imbucati” che pure ci sono. Sto parlando di quelli veri, che lavorano in silenzio e che ci mettono la loro faccia – e la loro incolumità, anche – per fare quello in cui credono.

E poi, caro Beppe, dovresti sapere che ti sei assunto delle responsabilità precise nel momento in cui hai deciso di passare dal ruolo di “semplice comico” a quello di fustigatore dei costumi nazionali.

Molti giovani ti seguono e ti guardano come ad una guida: allora fa’ uno sforzo e sii sincero. Lo devi a loro, se non alla tua coscienza. Non puoi fare del qualunquismo da strapazzo fidando sul fatto che loro, proprio in quanto giovani, non c’erano e non possono confutare le tue parole. Io c’ero. E per questo lo urlerò sempre: non tutti i politici sono uguali (ma nemmeno tutti i padroni e nemmanco gli operai).

Per costringere Pertini e Berlinguer a rimanere alla prima della Scala avrebbero dovuto legarli alla poltrona, e nemmeno in questo caso se ne sarebbero stati tranquilli e zitti.

Diamo a Cesare quello che è di Cesare… e tu, se la memoria ti assiste, lo sai benissimo.

I giovani no, non lo sanno. Ma non è un buon motivo per raccontare favole, tutt’altro. O pensi davvero di essere l’unico esemplare degno di fiducia?

Non stiamo scherzando adesso. La sicurezza sul lavoro è un nodo scottante, un tema drammatico, un problema vitale… nel vero senso dei termini. E non è sparando a zero contro tutti e tutto che puoi pensare di risolverlo.

 

 

Apre il negozio pizzo-free “Basta racket a Palermo”

Vengono venduti solo i prodotti dei commercianti che hanno deciso di ribellarsi pubblicamente alle estorsioni

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di Alberto Bonanno e Sonia Papuzza
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I titolari, Fabio Messina e Valeria Di Leo
I titolari, Fabio Messina e Valeria Di Leo
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Tutto è cominciato con una valanga di adesivi listati a lutto, comparsi a sorpresa sui muri della città, che dicevano «Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità». Adesso, a quattro anni di distanza da quell´originale campagna antimafia, nasce nel cuore di Palermo il primo “Punto pizzo-free”, un negozio che vende solo prodotti di commercianti che hanno deciso di ribellarsi pubblicamente alle estorsioni aderendo al comitato Addiopizzo, che dell´iniziativa degli adesivi è stato il promotore.

Gli adesivi attaccati davanti ai negozi
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Quei ragazzi inorriditi davanti alle statistiche della Procura di Palermo secondo le quali l´ottanta per cento dei commercianti pagavano il racket, si sono rimboccati le maniche e hanno dato vita a una associazione che aiuta imprenditori e negozianti che vogliono opporsi al balzello mafioso. E dentro Addiopizzo è nata la “lista di consumo critico”, un elenco pubblico che riporta i 241 nomi di imprenditori e commercianti che si sono opposti al racket delle estorsioni, in modo che la città sappia da chi comprare senza rischiare di foraggiare le organizzazioni criminali.

Trenta di questi imprenditori e commercianti hanno deciso di far confluire i loro prodotti “certificati Addiopizzo” in un negozio. Un piccolo grande supermercato della legalità, che sabato verrà inaugurato nel cuore di Palermo: in corso Vittorio Emanuele, a pochi passi dall´Antica focacceria San Francesco, ultimo dei luoghi simbolici della nuova lotta contro la malavita organizzata. Il proprietario, Vincenzo Conticello, infatti ha indicato in un´aula di tribunale gli uomini che puntualmente si presentavano a chiedergli il pizzo, consentendone la condanna.

L´operazione del negozio pizzo-free è frutto dell´impegno di un giovane palermitano, Fabio Messina, 29 anni, commerciante iscritto all´associazione. Con la sua enoteca ha deciso di fare un passo in più, e dare una mano a tutti i suoi colleghi imprenditori: «Credo fosse giunta l´ora di creare un po´ di movimento economico – dice Messina – all´interno della lista degli aderenti, perché è giusto dare un´occasione in più ai commercianti che non pagano il pizzo. E poi è più facile anche per i consumatori se anziché andare in giro da un posto all´altro, possono comprare tutto quello che serve in un unico punto vendita».

L´importanza di cominciare dal centro storico è senz´altro simbolica, ma non manca una valutazione squisitamente commerciale: degli oltre 9 mila acquirenti abituali di prodotti pizzo-free, il numero maggiore si trova nel centro di Palermo, seguito con molte migliaia di differenza dagli altri quartieri della città. Mentre da tutta Italia sono più di 2 mila 200 i messaggi di solidarietà arrivati all´associazione. È sul territorio nazionale infatti che le associazioni anti-racket raccolgono i maggiori consensi. Mercoledì per esempio alla cooperativa “Pio La Torre – Libera Terra”, che gestisce i terreni confiscati a cosa nostra nell´Alto Belice corleonese, verrà donato un trattore «Acquistato – dicono da Libera – grazie al contributo dei Comuni di Fabrico, Correggio, San Martino in Rio, Rio Saliceto, Campagnola e Novellara in provincia di Reggio Emilia, insieme alle tante associazioni della zona e alla Camera del Lavoro». Forte dell´ondata di successi raccolti in questi quattro anni di attività, il cartello degli imprenditori antimafia lancia la sua sfida: combattere la criminalità dal basso, a partire dagli atteggiamenti quotidiani, per arrivare a sconfiggere un sistema radicato. Comprare solo in alcuni negozi e non in altri, è secondo loro uno di questi atteggiamenti.

Le porte dell´emporio “pizzo-free” sono aperte per qualunque altro di loro voglia farsi vanti e partecipare all´avventura. Anzi, a pochi giorni dall´apertura Fabio Messina rilancia con una proposta ambiziosa: «fare del marchio “Punto pizzo-free” un franchising da esportare in tutta Italia, con la creazione di tanti punti vendita». Nell´emporio si possono trovare oggetti in legno e ceramica creati da giovani artisti, le coppole della tradizione siciliana rivisitate con tessuti e colori nuovi, opere di artigianato e naturalmente i prodotti biologici delle cooperative che gestiscono i terreni confiscati alla mafia, come i vini, la pasta e le conserve dell´associazione Libera Terra, la cooperativa che ha appoggiato insieme al comitato Addiopizzo l´iniziativa del giovane imprenditore palermitano.

(04 marzo 2008)

Pedofilia, prete condannato: la Curia di Bolzano accusa lo Stato: «Non rispettato il Concordato»

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BOLZANO (4 marzo) – La Curia di Bolzano è irritata per la condanna a un anno e mezzo di carcere inflitta a Siracusa al sacerdote altoatesino Hansjoerg Rigger per possesso di materiale pedopornografico. Lo Stato – sostiene la Curia dopo avere preso visione delle motivazioni della sentenza – non ha rispettato gli obblighi del Concordato. Il sacerdote è accusato possesso di materiale fotografico e di video a fondo pedofilo e pornografico.

«Mentre la Chiesa e la Curia di Bolzano – si legge in una nota – hanno sempre rispettato e rispettano profondamente la giustizia civile e penale, non altrettanto è stato fatto dalla giustizia dello Stato italiano, che non rispettando le norme del Concordato, non ha dato nessuna notizia formale, né preventiva né successiva del procedimento in corso».

La Curia ricorda inoltre che il prete «è stato sempre convinto della sua innocenza e tale si è sempre dichiarato» e afferma «di avere gravissimi e fondati dubbi sulla sussistenza del fatto, tanto da ritenere che la sentenza di condanna sia il risultato di un errore, determinato da una consulenza tecnica superficiale e contraddittoria».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=20013&sez=HOME_INITALIA

Gran Bretagna: aumenta il salario minimo, sarà di 7,5 euro l’ora

 
In Gran Bretagna, dove esiste dal 1999, il salario minimo sarà aumentato di un ulteriore 3,8 per cento dal prossimo ottobre e sarà quindi di 5,73 sterline all’ora (circa 7,5 euro). Lo ha annunciato mercoledì ai Comuni il primo ministro Gordon Brown, tra gli applausi dei deputati laburisti.

«Alcuni dicevano che il salario minimo
ci sarebbe costato due milioni di posti di lavoro, invece ne abbiamo uno in crescita e abbiamo creato tre milioni di nuovi posti di lavoro», ha sottolineato Brown.

Dal 1999 ad oggi il “minimum wage”
– introdotto dal governo Blair e all’inizio demonizzato dalla Confindustria britannica – è stato progressivamente aumentato di circa il 60 per cento.

I sindacati hanno definito l’incremento annunciato «un passo nella giusta direzione» ma hanno indicato che in risposta al caro-vita il salario minimo – adesso di 5,25 sterline – dovrebbe essere portato ad almeno 6,75 sterline all’ora (8,8 euro).

Pubblicato il: 05.03.08
Modificato il:
05.03.08 alle ore 14.08

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=73485

Annoiato da un convegno, risolve il mistero di un’equazione che resisteva da 140 anni

Il professor Darren Crowdy

 Darren Crowdy

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LONDRA (4 marzo) – Erano 140 anni che la risoluzione dell’equazione Schwarz-Christoffel sfuggiva ai matematici di mezzo mondo: poi, nel bel mezzo di una noiosa conferenza a Parigi, il professor Darren Crowdy, dell’Imperial College di Londra, ha visto la luce. Si è dunque alzato all’improvviso, e, pronunciando un: «Mi scusi, permesso», ha abbandonato la sala per mettersi subito al lavoro.
«La soluzione della formula mi è di colpo saltata in mente, racconta il professor Crowdy. Mi sono alzato e me ne sono andato: ero talmente eccitato che ho dovuto mettermi al lavoro subito»

L’equazione di Schwarz-Christoffel Elaborata nel 1860 per aiutare designer, architetti e ingegneri a calcolare la solidità delle strutture che volevano costruire, si è dimostrata preziosissima per la realizzazione di centinaia di ponti, aerei e palazzi. Ma aveva un limite: non poteva essere utilizzata quando il progetto in questione mostrava forme irregolari o presentava l’unione di diversi materiali.

La soluzione. Darren Crowdy, grazie alla sua discola disattenzione alla conferenza, ha d’improvviso compreso che bastava applicare all’ equazione un’altra formula, inventata 20 anni dopo la Schwarz-Christoffel, per risolvere la questione.

«È uno dei capisaldi della matematica ed è usata in tutto il mondo, ha precisato al “Times“, il professor Crowdy, e ora, grazie al mio studio, potrà essere impiegata in scenari molto più complessi. È un risultato importante», ha commentato il capo del dipartimento di matematica dell’ Imperial College . La sua nuova formula andrà dritta sulla prossima generazione di libri di testo.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=20022&sez=HOME_SCIENZA

«Non trovo lavoro» disoccupato si impicca

ANCHE QUESTA E’ UNA ENNESIMA VITTIMA DEL LAVORO,

CHE UCCIDE ANCHE QUANDO NON C’E’

05 marzo 2008

Imperia 

Un disoccupato di 48 anni si è impiccato stamani sul lungomare di Ospedaletti, all’ altezza di via XX settembre. L’uomo ha attaccato una corda alla ringhiera è poi si è lasciato andare nel vuoto. A lanciare l’allarme sono stati alcuni passanti.

Sembra che l’uomo, sposato, soffrisse da tempo di depressione, dovuta pare anche mancanza di un lavoro stabile. Nella notte si è allontanato da casa ed ha maturato la decisione di farla finita.

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/imperia/view.php?DIR=/imperia/documenti/2008/03/05/&CODE=6a040c58-ea96-11dc-a91b-0003badbebe4

Lavoro, domani il decreto sicurezza Confindustria: “Siamo indignati”

Fissato il Consiglio dei ministri che dovrà varare il giro di vite
Confermato il previsto inasprimento delle sanzioni

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Bombassei: “Le tragedie non devono creare divisioni. Così non va”
Replica di Bersani: “Dalle imprese allarme non giustificabile”

Palazzo Chigi

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ROMA – Sarà varato domani dal Consiglio dei ministri il decreto attuativo della legge delega sulla sicurezza sul lavoro. La conferma è arrivata questa mattina dal presidente del Consiglio Romano Prodi. Il premier non ha voluto invece rispondere alle domande sui dissidi che ancora permarrebbero tra governo e Confindustria.

Ne sono una prova le dichiarazioni rilasciate da Alberto Bombassei, uno dei vice di Montezemolo. “Sono indignato. Le tragedie non devono creare divisioni e contrapposizioni. Le posizioni espresse in queste ore sono intrise di demagogia. Sono proprio le imprese che da tempo invocano un Testo Unico che serva a dare maggiori certezze ai datori di lavoro ed ai lavoratori”. Per l’esponente di viale dell’Astronomia, “nessuno è contrario a questo provvedimento. Le questioni che stiamo ponendo nel confronto in corso con il governo, sono di natura esclusivamente tecnica e di mero buon senso”. Gli industriali sono critici in particolare allo schema delle sanzioni.

Contrasti che il ministro
dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani ha voluto comunque a minimizzare: il decreto, ha spiegato, “rappresenterà una scelta significativa alla luce dei fatti anche dolorosi che si susseguono”. “Durante il confronto con le forze sociali – ha aggiunto – come al solito è nato qualche problema per trovare il punto di equilibrio”. E sulle critiche di Confindustria: “Ci sarà sicuramente una maggiore
severità nell’impianto complessivo ma non tale da giustificare l’allarme delle imprese. Saranno norme gestibili per le imprese, vedremo ora se sarà possibile qualche aggiustamento. Ma è giusto sappiano che i controlli saranno più severi”.

A chiarire che non ci sono spazi per ripensamenti è stato il sottosegretario alla Salute Giampaolo Patta. “Non saranno accettate modifiche all’impianto, compreso quello sanzionatorio”, ha sottolineato.

Molto più dure le parole rivolte agli industriali dal segretario della Cgil Guglielmo Epifani. “Io spero che Confindustria rifletta su questa posizione di chiusura”, ha commentato il leader sindacale. “Essere additati di non volere un provvedimento che è sacrosanto, che è giusto e che non è affatto punitivo delle imprese, ma che garantisce di più la sicurezza e la vita dei lavoratori, sarebbe per Confindustria un errore imperdonabile”. “Fa bene il governo – ha osservato ancora Epifani – ad andare avanti”.

E un invito a fare chiarezza sulla questione è giunto da Libertà e Giustizia. Soprattutto da parte dei vertici del Pd: “E’ indegno di un paese civile il no di Confindustria – è scritto in un comunicato – all’inasprimento delle sanzioni previsto per gli imprenditori che non rispettino le norme di sicurezza. Di fronte a un’ecatombe che conta 183 morti dall’inizio dell’anno. Libertà e Giustizia chiede agli esponenti della Confindustria e agli imprenditori che hanno accettato di candidarsi con il Partito democratico di esprimersi chiaramente su questo punto, per non lasciare ombre e possibili dubbi su una questione così importante”.


(5 marzo 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro2/domani-decreto-cdm/domani-decreto-cdm.html

Addio a Tina Lagostena Bassi, una vita a difendere le donne

Tina Lagostena Bassi (foto Toiati)

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ROMA (4 marzo) – È morta a Roma l’avvocato Tina Lagostena Bassi. Legale storico in processi per stupro in cui assisteva donne vittime di abusi, tra cui quello contro gli autori del massacro del Circeo, Augusta Lagostena Bassi, ma era conosciuta come Tina, aveva 82 anni ed era nata a Milano. Malata da tempo, è morta in una casa di cura privata della Capitale.

Tra le molte arringhe da lei pronunciate, sono rimaste famose quelle a favore di Donatella Colasanti contro Angelo Izzo nel processo sul Massacro del Circeo, avvenuto a settembre del 1975. In quell’occasione rompe con il tradizionale muro di silenzio della società e dei tribunali rispetto alle violenze sessuali, introducendo la parola “stupro”: con termini asciutti e crudi, racconta, attacca e sconfigge così la vergogna delle donne violentate dando loro forza e speranza nella giustizia.

In linea con il suo impegno per le cause femminili diventa una delle socie fondatrici del Telefono Rosa. Nel 1994 e 1995 ricopre il ruolo di Presidente della Commissione nazionale parità e pari opportunità uomo-donna presso la Presidenza del Consiglio dei ministri ed è componente del gruppo sulle pari opportunità della Comunità Europea.

Rappresenta l’Italia alla IV Conferenza Onu sui diritti della donna a Pechino nel 1995. Nel 1994 si candida alla Camera dei deputati (collegio Firenze 2) sostenuta dal Polo per le Libertà, ma non ottiene i voti sufficienti. È eletta deputato nelle file di Forza Italia nella XII legislatura, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati ed è coautrice nel 1996 della legge contro la violenza sessuale.

Ha avuto un ruolo anche in televisione: dal 1998 con Santi Licheri è giudice d’arbitrato nel programma Forum di Rita Dalla Chiesa. E stata anche sceneggiatrice della miniserie Tv per la Rai ‘L’avvocato delle donnè tratto da un suo omonimo libro e interpretato da Mariangela Melato. Per Odeon Tv ha ideato e condotto le trasmissioni Tinamite e Tinamite il Caso.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=20047&sez=HOME_INITALIA

 Processo per stupro

Se non ci tramandiamo l’ambizione di essere donne a chi serve la Memoria?

di Sandra Giuliani

Processo per stupro di Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Roni Daopoulo, Paola de Mortiis, Annabella Miscuglio e Loredana Rotondo, regia di Loredana Dordi.


Partiamo dal filmato: il vero corpo del reato; partiamo dalle prime inquadrature: le madri degli imputati, le vicine, forse parenti. I volti esagitati, le pettinature anni 70, l’ambiente urbano alle spalle con i suoi caseggiati anonimi, la gesticolazione esagerata e l’impronta vocale della gente laziale che lascia cadere le frasi come ciottoli saltellanti trascinati da un torrente impetuoso.

Le madri, una madre che difende il proprio figlio, il maschio di casa, gettando addosso alla ragazza la colpa di essere un’adescatrice: il figlio sposato è stato irretito, lei è sicuramente, pregiudizialmente, una prostituta.

Una cattiva ragazza. Quelle stesse madri, alla lettura della sentenza “salteranno di gioia” per l’esiguità della pena.

Poi inizia il processo. L’evento è accaduto in una villa nei pressi di Latina l’anno precedente: il 1977. Le riprese seguono le tappe dell’udienza nel 1978.

Lei, l’imputata adescatrice, vittima di uno stupro collettivo, si chiama Fiorella. Questo il suo nome. Per cognome si chiama: “Tutte le donne”.

Lo dice subito l’avv. Tina Lagostena Bassi rifiutando la mazzetta di 2.000 milioni di lire proposta dalla parte avversa come risarcimento.

Lo dice per dichiarare un’uscita dal silenzio di tutte le donne stuprate. Lo conferma rifiutando risarcimenti: qui si chiede giustizia. Giustizia per Fiorella e per tutte le donne.

Perché il reato che Lagostena Bassi sta denunciando non coinvolge la dignità fisica e psichica di un solo essere, colpisce tutte. Anche “quelle povere disgraziate” che sono le mogli e le madri degli imputati. Perché la Giustizia che si chiede vuole, soprattutto, un cambiamento radicale: la vittima non deve essere trattata da imputato. La sua storia sessuale, le sue abitudini di vita non c’entrano nulla.

La vittima non è complice consenziente in virtù del pregiudizio culturale che i no di una donna alle voglie di un uomo siano sempre e solo sì.

Tina Lagostena Bassi difende una donna ma accusa un modo di parlare all’interno del tribunale: quel lessico osceno, allusivo che dietro i termini latini (fellatio) contrabbanda la violenza come omaggio alla sessualità femminile se non addirittura come delega del potere sessuale  dall’uomo (che abbandona il suo membro nelle fauci avide dell’altra) alla donna possibile castratrice che se non castra, non lotta con le unghie e con i denti, non imita le sante marie goretti della storia è sempre, per antonomasia, la preda conquistata e felice.

Negli anni del processo lo stupro era ancora un reato contro la morale; c’era di mezzo la “libidine”. La linea processuale era sempre trasformare l’imputata in una cattiva ragazza perché quelle buone e brave stanno a casa, non escono di sera, non fumano nei locali e non cercano lavoro.

Sono come le mogli e le madri degli imputati. Povere disgraziate consenzienti, perché “si sa com’è fatto l’uomo”. Si sa.

Tina Lagostena Bassi, nell’arringa, sottolinea la sua richiesta: non condanna esemplare o pesante, ma giustizia. Non la vita della vittima sul banco ma l’atto violento con cui la sua dignità ed il suo corpo sono stati violati. Qualunque risarcimento economico sarà un atto simbolico perché lo stupro non consente risarcimenti, è un’offesa che costa in modo incommensurabile, ma laddove un risarcimento economico sia in essere sarà devoluto alla Casa delle donne, al Centro antiviolenza di via del Governo vecchio 39, Roma.

Il filmato si conclude: poco più di un anno agli imputati, rilascio immediato ed una somma di 2.000 milioni di lire. Ma la sentenza è di condanna: hanno commesso lo stupro. E questa sentenza è il riconoscimento di un rovesciamento di valori richiesto con forza da un nuovo tipo di avvocatura, da un nuovo modo di essere donna di fronte e dentro i luoghi maschili: dentro e fuori un tribunale.

Una vittoria che il bianco e nero della ripresa spinge indietro nella memoria, ma testimonia come dato accaduto, come fenomeno sociale, come evento.

Una vittoria che il bianco e nero della ripresa spinge indietro nella memoria, ma testimonia come dato accaduto, come fenomeno sociale, come evento.

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6 marzo 2006. Casa internazionale delle donne via della Lungara Roma
Dietro il tavolo 3 donne: una delle autrici di Processo per stupro, Loredana Rotondo; una delle avvocatesse presenti al  processo, Grazia Volo, e un’avvocatessa più giovane che si occupa, oggi, di processi di violenza sessuale: Antonella Di Maggio.

Perché sulla storia visiva dei processi per stupro esiste solo questo documento: ingrigito, corrotto, in via di estinzione fotografica?”

Accade che Antonella Di Maggio non sia una militante femminista (come si diceva “allora”) che ha scelto l’avvocatura. Antonia è un avvocato donna che, pur riconoscendo il cambiamento storico di una modalità processuale, si trova a scegliere, professionalmente, di rappresentare quelle donne di oggi che restano vittime di uno stupro e che sono forse diverse dalle cattive ragazze di allora: sono ex-tossicodipendenti, emigrate…altra tipologia ma sempre cattive ragazze.

Accade che Antonella vada al di là di quell’80% sbandierato come una conquista facile e quindi poco allettante e che denunci una solitudine reale delle donne-vittime di oggi che Fiorella, allora, non ha mai subito.

E questa solitudine rimbalza nella sala. È dentro le parole di Grazia che in nome dell’ambizione si dimentica che non si “va in pensione dall’essere donna” e che essere donna non è qualcosa di scollato dalla professione che si sceglie: non viene prima o dopo. È il Nome Proprio che porti, quando lo dici a voce alta entrando in una qualsiasi stanza: privata o pubblica. È il Nome Proprio con cui ti presenti al mondo, ma soprattutto – e questo è il punto – quando ti presenti alle altre donne.Perché è lì che scatta il valore simbolico: il passaggio di un potere che rinforza le complicità di Genere.

Una giovane donna presente dichiara con semplicità che essendo una precaria, sempre nel mondo dell’avvocatura, il suo primo obiettivo è stabilizzare la propria vita lavorativa e poi, forse, chiedersi come donna cosa e come potrà essere in quella professione.

Lei lo dice.

E di nuovo la pietra che dovrebbe far rumore va alla deriva.

Il cuore del problema resta lì. Muto. Muto perché riflette la solitudine delle donne.

La nostra solitudine.

I sessantanni di Loredana, i cinquanta di Grazia, i quaranta di Antonella.

I 26 anni del filmato.

La massiccia presenza di ultrasettantenni tra le donne presenti.

La quieta presenza delle ultratrentenni.

La rarità inconsolabile delle generazioni che continuano a non esserci.

 Il buco. Tra una generazione e l’altra.

È il buco che tu denunci, cara Loredana: perché esiste solo questo filmato sui processi per stupro? Perché nessuna donna più documenta quanto e cosa e come è cambiato? visto che la violenza sessuale esiste ed impera. Visto che le sentenze della Cassazione fanno ancora scandalo. Visto che…

Il nesso, pericoloso e struggente, è lì: la rete non detta tra soggettività (diverse), solitudini femminili e capacità di stare in relazione. Quella capacità che è stata una forza storica delle donne. Che non ha prodotto eredità consapevoli. Che non ha impedito gli scollamenti tra ambizioni personali e consapevolezze sul proprio Genere. Che segna differenze tra le donne.

Di questa delicata forma di appartenenza che non è memoria di qualcosa, ma testimonianza, a volte feroce, di essere al mondo, ma sono in poche a saperlo e quindi a farsene portavoce, come te, Loredana, che quando raccogli il discorso di un’altra donna la chiami di fronte a tutte per Nome e Cognome restituendo un Autore al discorso, un posto di valore.

Una visibilità che è un atto di riconoscimento che non ha niente a che fare con la Memoria, anzi, ci restituisce il futuro. E questo, al di fuori delle autocelebrazioni o delle rimozioni forzate, è quello che conta, perché apre prospettive e rinforza resistenze al desiderio di omologazione e alla tentazione di uscita da sé.

fonte: http://www.donnedimezzo.it/page.php?sid=88cb4d671aacbefc350a0d34ceb6e49f&pageid=MATTV00C