Archivio | marzo 11, 2008

L’opinione pubblica sui preti

L’OPINIONE PUBBLICA DI FRONTE AD ALCUNI SCANDALI CHE COINVOLGONO I PRETI

Non possono essere sottovalutate situazioni di oggettiva gravità, cui la Chiesa reagisce con rigorosi interventi. Ma attenzione ai media che enfatizzano per gettare discredito.

Gli scandali che, con sempre maggiore frequenza, colpiscono la nostra Chiesa, mi hanno spinto a scriverle. Ho 66 anni, frequento attivamente la parrocchia fin da quando ero piccolo. Sono un cattolico praticante e, come tutti gli uomini, faccio anch’io i miei errori. Per questo ho sempre presente le parole di Gesù: «Chi è senza peccato, scagli la prima pietra».

Fatta questa premessa, da tempo mi chiedo: «Dove sta andando la Chiesa oggi?». Negli Stati Uniti una grande diocesi ha pagato una cifra enorme per risarcire le vittime di preti pedofili; in Inghilterra è scoppiato un caso analogo, e neanche l’Italia è esente da questo fenomeno. Di recente, don Pierino Gelmini è stato indagato perché alcuni giovani della sua comunità l’hanno accusato di abusi sessuali. Io spero che possa essere prosciolto, anche se la sua reazione mi ha impressionato, perché ha attaccato tutti: ebrei, massoni e pure qualche monsignore che lo invitava a mettersi momentaneamente da parte. Al di là dei meriti della sua encomiabile opera (anche se troppo autoreferenziale) a favore dei tossicodipendenti, don Gelmini più volte in passato è stato protagonista di fatti discutibili.

Ma non c’è solo il caso di don Gelmini. Nell’agosto scorso, un altro scandalo di abusi sessuali, che aveva per protagonisti dei preti, ha sconvolto Torino. Un’inchiesta giornalistica ha rivelato poi che qualche prete la sera va alla ricerca di rapporti sessuali. E altri, addirittura, se li procurano via Internet.

In una lettera che, tempo fa, un sacerdote ha mandato a Famiglia Cristiana, ho letto che molti divorziati risposati si sentono buoni cristiani pur convivendo con altri partner. Lei rispose, tra l’altro, che «la testimonianza dei laici sposati è decisiva. Talora più delle prediche dei sacerdoti». È vero, ma se al Family Day si presentano a promuovere la famiglia certi politici che della famiglia hanno fatto carta straccia, le pare un bell’esempio di coerenza?

Nella mia vita ho conosciuto centinaia di sacerdoti e posso contare sulle dita di una mano quelli che hanno avuto problemi col sesso. Per tutti questi bravi preti e per i missionari che danno la vita per i poveri del Terzo mondo, dobbiamo far sì che le devianze di alcuni non “ricadano” su tutti. La Chiesa deve imporre ai preti che sbagliano di ritirarsi in qualche “eremo” a meditare sui gravi peccati commessi. È vero, non dobbiamo essere noi a giudicare, spetta solo a Dio, ma almeno evitiamo che facciano altri danni in giro.

Mauro G.

Caro Mauro, tu mi chiedi: «Dove sta andando oggi la Chiesa?». La risposta più ovvia è: dove la conduce lo Spirito Santo, nonostante le deprecabili mancanze di alcuni preti che, con la loro vita, ne deturpano il volto. La Chiesa per sua natura è santa, ma fatta di peccatori, che spesso rendono meno credibile la sua missione, che è quella di essere, nel tempo e nella storia, il prolungamento dell’azione salvifica di Dio.

C’è da dire, però – ma non appaia una attenuante –, che anche i mass media fanno la loro parte, e ci vanno a nozze se in qualche scandalo è coinvolto un ecclesiastico. Sono così abili a sguazzarci dentro e a sollecitare la morbosità dei lettori e degli spettatori che lo scandalo si amplifica ed estende al punto tale che la Chiesa e tutti i preti sembrano corrotti, pedofili o coinvolti in abusi sessuali. Eppure, tu stesso riconosci che nella tua vita, tra i tanti preti incontrati, ricordi solo qualche caso “chiacchierato”. In effetti, un albero che cade fa più rumore di un’intera foresta che cresce, così come il male fa più notizia del bene. Questo per ricordare che, in Italia e nel mondo, la quasi totalità dei preti (ma vale anche per i cristiani in genere) spendono nel silenzio e nell’umiltà la loro vita al servizio di Dio e dei fratelli. Spesso in situazioni difficilissime e a rischio della vita. Sarebbe lunga la lista, se solo volessimo fare qualche esempio.

Eppure, i mass media di questi eroi del quotidiano non si occupano affatto, quel che loro interessa – schiavi come sono dell’audience – è la ricerca spasmodica dell’ultimo scandalo per alimentare il gossip e i pettegolezzi. E se di mezzo c’è un prete, tanto meglio. Giornali e Tv si comportano come cani da tartufo: quando percepiscono l’odore dello scandalo, scavano per portarlo alla luce; salvo poi stracciarsi le vesti e impartire lezioni di moralità ai vescovi e al Papa.

La Chiesa, madre misericordiosa e giusta, condanna con severità chi si macchia di fatti veramente gravi, ma prega per tutti i sacerdoti, e dà loro l’aiuto spirituale necessario perché vivano la propria vocazione e missione nel mondo d’oggi. A riparazione di alcuni gravi abusi sessuali da parte dei preti, negli anni scorsi è stato indetto anche un giorno di digiuno e di penitenza per chiedere perdono. «La Chiesa ha pianto e sospirato per gli abomini commessi nel suo seno da alcuni dei suoi stessi ministri e pastori», disse padre Cantalamessa, alla presenza di Benedetto XVI. E propose di «esprimere pubblicamente il pentimento davanti a Dio e la solidarietà con le vittime, operare una riconciliazione degli animi e riprendere un cammino di Chiesa, rinnovati nel cuore e nella memoria».

Tutti ricordano la sferzata dell’allora cardinale Ratzinger, durante la Via Crucis al Colosseo nel 2005: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui», conclusa con l’invocazione: «Signore, salvaci!». Rigore, quindi, contro il peccato nella Chiesa, che è di scandalo ai fedeli, ma attenti all’enfatizzazione dei mass media che gettano discredito sulla Chiesa.

Fonte: Famiglia Cristiana

Ocse: in Italia salari tra i più bassi in Europa

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Il 45,9 per cento dello stipendio non finisce nelle tasche degli italiani ma in quelle del fisco e degli enti di previdenza tramite il cosiddetto cuneo fiscale, cioè la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto incassato effettivamente dal lavoratore. A fare i conti è l’Ocse nell’annuale rapporto sul prelievo fiscale sui salari, aggiornato al 2007.Lo rivelano le nuove statistiche rese note dall’Ocse: l’Italia si classifica così al sesto posto tra i maggiori paesi industrializzati alle spalle di Belgio (55,5 per cento), Ungheria (54,4 per cento), Germania (52,2 per cento), Francia (49,2 per cento) e Austria (48,5 per cento). Per le famiglie monoreddito con due figli il cuneo è del 33,8 per cento, dal 33,3 per cento del 2006.

Il 45,9% dello stipendio non finisce nelle tasche degli italiani ma in quelle del fisco e degli enti di previdenza tramite il cosiddetto cuneo fiscale, cioè la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto incassato effettivamente dal lavoratore. A fare i conti è l’Ocse nell’annuale rapporto sul prelievo fiscale sui salari, aggiornato al 2007.

In Italia, considerando il caso di un lavoratore single senza figli che guadagna esattamente il 100 per cento della media nazionale, il cuneo fiscale si attesta al 45,9 per cento (al sesto posto tra i paesi Ocse), in crescita dello 0,3 per cento rispetto al 2006. La percentuale è più bassa invece nel caso del lavoratore unico percettore di reddito con a carico coniuge e due figli: il cuneo fiscale in questo caso è al 33,8 per cento (ma era al 33,3 per cento nel 2006) per gli stipendi italiani, superiore comunque alla media Ocse (27,3 per cento), dell’Europa a 15 (31,9 per cento) e della Ue a 19 (31,8 per cento).

Tra il 2000 e il 2006 il peso della tassazione sui salari in Italia è leggermente diminuito (-0,9 per cento) e il maggiore calo si è registrato nelle fasce di reddito più basse.

Secondo i dati Ocse, tra il 2006 e il 2007, le tasse pagate da un lavoratore single sono aumentate di 0,118 punti mentre i contributi trattenuti dalla busta paga a favore dei programmi previdenziali sono cresciuti di 0,227 punti. Sono invece rimasti invariati i contributi pagati dalle aziende a favore dei programmi previdenziali dei dipendenti. In totale le tasse sul reddito, sempre nel caso di lavoratore single, sono ora pari al 14,4 per cento mentre i contributi ai programmi previdenziali sono pari rispettivamente al 7,2 per cento per il lavoratore e al 24,3 per quanto riguarda il datore di lavoro. A paragone, in Francia il cuneo fiscale è pari al 49,2 per cento (con una incidenza del 9,9 per cento per le tasse sul reddito e pagamenti contributivi rispettivamente del 9,6 per cento per il lavoratore e del 29,6 per cento per le aziende), mentre la Spagna il prelievo totale scende al 38,9 per cento ripartito al 10,8 per cento per le tasse, al 4,9 per cento per il contributo del lavoratore alla pensione e al 23,2 per cento per quello dell’azienda.

Nel caso della famiglia monoreddito con due figli a carico, il cuneo fiscale dell’Italia (pari al 33,8 per cento, in rialzo di 0,4 punti rispetto al 2006), è il dodicesimo come incidenza fra i paesi Ocse, alle spalle di Ungheria (43,8 per cento), Turchia (42,7 per cento), Grecia (42,6 per cento), Francia (41,9 per cento), Belgio (40,5 per cento), Svezia (39,4 per cento), Austria (37,9 per cento), Finlandia (37,8 per cento), Polonia (37,4 per cento), Olanda (36,6 per cento) e Germania (36,4 per cento). Meglio delle famiglie italiane stanno quelle del Regno Unito (28,3 per cento), del Giappone (23,8 per cento), del Canada (19,9 per cento), degli Stati Uniti (18,1 per cento) e dell’Islanda (11,4 per cento). Per l’Italia un segnale positivo, per quanto modesto, viene dal raffronto storico: dal 2000 al 2006 infatti il cuneo fiscale è sceso dello 0,9 per cento con un miglioramento più sensibile per i lavoratori a basso reddito: nel loro caso, il cuneo fiscale è diminuito dell’1,9 per cento mentre per i più ricchi è sceso dello 0,3 per cento. Da segnalare infine che il reddito lordo per un lavoratore single è aumentato nel 2007 del 2,6 per cento a 23mila 990 euro ma gran parte di questo aumento è stato eroso dall’inflazione (cresciuta del 2 per cento): l’aumento effettivo, al netto delle tasse, è stato così solo dello 0,6 per cento cui tuttavia ha fatto fronte un aumento medio del livello di tassazione dello 0,2 per cento.

Basta con la politica di moderazione salariale e no alla riforma dei contratti: è la risposta da dare all’allarme dell’Ocse sui salari secondo il segretario nazionale della Fiom ed esponente della Rete 28 Aprile, Giorgio Cremaschi. «Lo sprofondare dei salari italiani al limite dell’Ocse che è fatta di 25 paesi dice che dopo più di 20 anni di moderazione salariale il sindacato deve radicalmente cambiare linea e dare via ad un’offensiva salariale, sia a livello nazionale sia a livello aziendale, senza scambi su produttività» dice Cremaschi secondo il quale «con questi dati il documento di Cgil, Cisl e Uil sulla riforma contrattuale, che ripropone sotto altre voci la moderazione salariale, è completamente fuori mercato».

Il rapporto dell`Ocse sul livello dei salari in Italia è «l`ennesima conferma che siamo diventati un paese povero, dove si è allungata drammaticamente in questi anni la forbice sociale tra chi ha un reddito elevato e chi non riesce più ad arrivare alla fine del mese». E` quanto sostiene il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.

«Ieri i massimi vertici della Cei e oggi l`Ocse – dice Bonanni – hanno lanciato l`allarme sul livello scandalosamente basso dei salari e delle pensioni in Italia. Ora speriamo che tutte le forze politiche rispondano con i fatti a questa emergenza sociale, ripristinando la politica dei redditi e trovando le risorse per ridurre le tasse sui salari e sulle pensioni. E in particolare tagliando le tasse proprio sulla parte di salario legata alla maggiore produttività, in modo da stimolare la crescita e non avere effetti inflattivi».

Pubblicato il: 11.03.08
Modificato il:
11.03.08 alle ore 20.11

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=73670

Siete avidi ‘consumatori’ di medicinali? Beh, leggete qui

LEGGENDO L’ARTICOLO AD ALCUNI VERRA’ DA RIDERE, ANCHE SE BISOGNEREBBE PIANGERE..

QUANDO LA SALUTE E’ SOLO BUSINESS NON C’E’ TUTELA E/O LIMITE ALLE BUGIE ED OMISSIONI

mauro

10 Marzo 2008

Il mercato studia gli “effetti collaterali”

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di CARLA VILLANI

Il Lariam (mefloquine) è un farmaco usato da anni contro la malaria ed è molto efficace in tal senso. Solo che, chissà perché, può provocare in alcuni casi allucinazioni e addirittura sensazioni che la gente sia contro di te. Il Prozac, la pillola della felicità, paradossalmente può generare in chi la assume apatia, allucinazioni, idee paranoiche, isteria e perfino suicidio. Lo Zolpidem, noto in America con il nome di Ambien, un ipnotico che viene usato per curare l’insonnia, in alcuni soggetti ha provocato sonnambulismo, guida di veicoli a motore e comportamenti inusuali in condizione di sonno apparente. Due casi segnalati all’Adrac (l’Adverse Drug Reactions Advisory Committee) riferivano di pazienti con alimentazione incontrollata da addormentati; in uno la paziente aveva guadagnato 23 kg nell’arco di 7 mesi mentre stava prendendo Zolpidem: fu scoperta, addormentata, di fronte ad un frigorifero aperto. In altre segnalazioni, pervenute all’Adrac sempre dello stesso farmaco, sono stati descritti il caso di un paziente che si è svegliato con un pennello in mano dopo aver dipinto la porta e quello di un altro che girava attorno alla casa mentre dormiva. Altre segnalazioni hanno riguardato il caso di soggetti che guidavano mentre stavano dormendo.

Questo degli effetti collaterali sorprendenti, dai farmaci che fanno venir voglia di giocare d’azzardo (il Mirapex contro il Parkinson) a quelli che rendono sconsigliabile bere succo d’uva (lo Zocor anticolesterolo), è un fenomeno sempre più studiato in America, come rivela in un‘inchiesta la rivista Forbes. Un altro farmaco molto popolare ingerito per curare la dipendenza da nicotina, il Chantix, negli ultimi mesi si è guadagnato diversi titoli perché la Pfizer che lo produce ha informato l’Autorità di controllo di aver ricevuto segnalazioni di manie di suicidio da parte di alcuni fumatori che lo stavano assumendo. Ancora: sempre in America, per i suoi effetti collaterali indesiderati, l’Alli, un farmaco per perdere peso, è divenuto protagonista di gag televisive e battute goliardiche. Tra gli effetti collaterali c’è un’imbarazzante e incontrollata perdita di sostanze semiliquide che ha indotto i produttori della pillola antiobesità a consigliare nel bugiardino di portare sempre pantaloni di ricambio e di indossare indumenti scuri mentre si assume la pillola. Altri casi sono meno imbarazzanti ma probabilmente più pericolosi: un antistaminico che si chiama AllegraD 24 Hour funziona sì conto le allergie ma provoca il mal di schiena.

Se è vero che tutti i farmaci devono ottenere l’approvazione della Fda e la casa farmaceutica deve condurre infiniti test clinici i cui risultati devono essere giudicati dagli esperti della Commissione, la realtà ha dimostrato che solo con il tempo e con la grande diffusione delle pillole se ne conoscono tutti gli effetti secondari. Tanto che la stessa Fda lo scorso mese ha annunciato l’intenzione di creare un database contenente tutti gli effetti secondari del farmaco riscontrati dopo la sua commercializzazione, così da monitorarlo ulteriormente per un tempo limite da stabilire a secondo del tipo di farmaco.

 

fonte: http://www.repubblica.it/supplementi/af/2008/03/10/scienze/025affetti.html

Prozac? Come il placebo

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Una ricerca pubblicata su PloS Medicine ritiene clinicamente inesistenti gli effetti della “pillola della felicità”. E in Gran Bretagna scoppia la polemica

 Prozac, Seroxat e gli antidepressivi in generale? Non producono benefici clinicamente significativi. Ha avuto l’effetto di un terremoto il rapporto di Irving Kirsch, direttore del dipartimento di psicologia della Hull University, che – pubblicato sulla rivista online PloS Medicine – valuta gli esiti complessivi di 47 studi (sia noti che inediti) di esperti britannici e statunitensi sui reali effetti della “pillola della felicità”.

Rimbalzato immediatamente sulle prime pagine dei principali giornali britannici, dal Guardian al Times all’Independent, e subito attaccato dalle case farmaceutiche interessate, lo studio sostiene che questa tipologia di medicinali – assunti ogni anno da oltre 40 milioni di persone in tutto il mondo – in realtà riscontra miglioramenti minimi rispetto all’assunzione di semplici placebo, pari a soli due punti sulla scala Hamilton della depressione (composta da 51 punti complessivi). Esiti sufficienti perché fluoxetina (Prozac), venlafaxina (Efexor), paroxetina (Seroxat) e molecole similari siano state messe in commercio, ma che non raggiungono i tre punti necessari perché il britannico National Institute for Clinical Excellence (Nice) riconosca loro differenze cliniche significative.

L’autorizzazione all’uso commerciale concessa dal Nice si sarebbe basata, piuttosto, sui dati di sperimentazione che dichiaravano effetti terapeutici più ampi. “Stando ai nostri risultati, invece, non sembrano esserci veri motivi per prescrivere questi farmaci, se non alle persone affette da forme di depressione particolarmente acute e solo in caso di fallimento di altre terapie alternative”, afferma Kirsch, che conclude: “Si può guarire da queste patologie senza bisogno di ricorrere a trattamenti chimici”.

Lo studio – che è stato presentato adesso alla Food and Drug Administration, l’autorità sanitaria americana deputata alla verifica e all’autorizzazione dei dispositivi medici – sta sollevando, così, forti interrogativi sul modo in cui vengono concesse le autorizzazioni per questi medicinali. Secondo l’Indipendent a finire sotto accusa sono le multinazionali farmaceutiche, accusate di manipolare i dati delle sperimentazioni. (l.s.)

fonte: http://www.galileonet.it/news/9542/prozac-come-il-placebo

Le cattive frequentazioni di Fiamma Nirenstein e del sionismo occidentalista

di Gennaro Carotenuto, Lunedì 10 Marzo 2008

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Fiamma Nirenstein si sentiva a casa sua nel Popolo della libertà e ne ha accettato con entusiasmo la candidatura. Ma la presentazione dell’orgogliosamente fascista Giuseppe Ciarrapico nella stessa lista ha rivelato quanto velleitario ed omissivo fosse il suo percorso politico.

L’alleanza tra occidentalismo aggressivo e sionismo espansionista era il luogo nel mondo di Fiamma. Negli ultimi anni su tali presupposti ha costruito una buona parte della sua carriera e pensava di poter giungere in parlamento.

La demonizzazione dei palestinesi e dell’Islam in generale e la difesa muscolare delle ragioni del colonialismo israeliano rendono bene pubblicisticamente e hanno fatto della giornalista de La Stampa una sorta di seconda Oriana Fallaci.

Viva Bush, viva la guerra al terrorismo. Viva la destra occidentalista che avrebbe fatto i propri conti col passato fascista, abbasso quella sinistra che in quanto antiamericana diventa antisraeliana e quindi antisemita. In queste parole d’ordine tutto il mondo di Fiamma Nirenstein si teneva. Un mondo nel quale l’antifascista Nirenstein dava del “fascista” e dell’ “antisemita” a chiunque si fosse opposto all’espansionismo israeliano meno che a chi fascista e antisemita è sempre stato.

E’ bastato un Giuseppe Ciarrapico qualsiasi, facoltoso arnese della prima Repubblica, orgogliosamente e dichiaratamente fascista, messo in lista insieme a lei da Silvio Berlusconi, per far crollare il castello di carte del sionismo espansionista posto sotto l’ombrello dell’ideologia della guerra infinita occidentale.

Ha poco da protestare adesso Fiamma Nirenstein e a dichiararsi antifascista e alternativa a Ciarrapico: il fascismo, e più ancora l’antisemitismo sono intimamente parte di quella parte di Occidente che rifiuta la modernità che il diverso rappresenta. Non si può rifiutare il diverso Rom, o negro, o omosessuale e il diritto stesso alla diversità in un mondo complesso e non rifiutare allo stesso tempo il diverso ebreo. E il problema non è Ciarrapico per Nirenstein, ma è la destra, la destra occidentale nella quale si riconosce. Bush e l’unilateralismo. La Bossi-Fini. Non si può essere a favore delle invasioni militari e non essere antisemiti. Non si può essere omofobi e non essere antisemiti. Non si può essere per la Bossi-Fini e non essere antisemiti. Non si può essere antislamici e non essere antisemiti.

Basteranno poche ore per sapere come si risolverà l’aut aut posto da Fiamma Nirenstein (”o me o Ciarrapico”), ma di colpo tutti i nodi sono venuti al pettine.

L’unilateralismo occidentale può usare il sionismo e perfino far credere a questo di farsi usare inducendo Israele all’errore tragico dell’espansionismo mascherato da lotta antiterrorista. Ma Israele, l’ebraismo e con esso il sionismo, non potranno permettersi di fare sconti al virus dell’antisemitismo che continua a manifestarsi nel corpo dell’Occidente cristiano prima che in qualunque altro corpo al mondo. E’ in quanto espressione (di parte) della cultura Occidentale che il cosiddetto “antisemitismo di sinistra”, presente soprattutto nella sinistra radicale, si manifesta. E’ l’Occidente che in questi anni, soprattutto dopo l’11 settembre, ha usato Israele come un’estensione di sé, come se 5.000 anni di storia dell’ebraismo potessero essere ridotti e barattati in un avamposto “crociato” in Giudea e Samaria. E’ Israele che, in quanto avamposto “crociato” e non più centro culturale e politico autonomo nel cuore del Medio Oriente, rischia di rimanere stritolata.

Stritolata nell’illusione che fu di Ariel Sharon e che ancora oggi è della destra sionista nella quale Nirenstein si riconosce. L’illusione che lo scontro di civiltà con il mondo musulmano offrisse l’opportunità di saldare tale alleanza e aprire la prospettiva di una grande Israele a scapito dei palestinesi, ignorando in maniera razzista l’altro palestinese, rivela in questo episodio da palazzi romani, tutta la propria immaturità culturale. Un’immaturità che ha prodotto l’infantile pretesa di ignorare l’altro colonizzando in maniera avventurista e spesso criminale Cisgiordania e Gaza. Un’infantilismo cieco che ha messo Nirenstein nella stessa lista con il fascista Ciarrapico e chissà quanti altri antisemiti non dichiarati.

La destra occidentalista, che coincide con le classi dirigenti occidentali e che non è da confondersi con l’ultradestra apertamente antisemita, ha giocato a mettere Israele con le spalle al muro, contro tutti i propri vicini. La destra sionista ha accettato questo gioco perverso e pericoloso. Fiamma Nirenstein in questi anni ha scritto molte infuocate pagine contro la sinistra e il cosiddetto “antisemitismo di sinistra”. In qualche caso, chi scrive l’ha spesso sottolineato, non aveva tutti i torti nel denunciarlo. Ma è solo nella sinistra, nei valori di uguaglianza e fratellanza che possono essere combattuti i germi del fascismo dei quali l’antisemitismo è naturale espressione. Il fascista Ciarrapico nelle liste del Popolo della libertà è a casa propria. E’ Fiamma Nirenstein che per anni è andata a letto col nemico.

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fonte: http://www.gennarocarotenuto.it/2037-le-cattive-frequentazioni-di-fiamma-nirenstein-e-del-sionismo-occidentalista#more-2037

Mafia, otto anni per scrivere una sentenza: boss condannati tornano liberi. E’ polemica

Il tribunale di Gela

PALERMO (11 marzo) – Otto anni per scrivere la sentenza di un processo di mafia e, nel frattempo, i boss condannati sono a piede libero. Il processo si è celebrato a Gela (Caltanissetta), dove nel maggio del 2000 i giudici hanno emesso la sentenza di condanna per imputati eccellenti, considerati esponenti di primo piano di Cosa nostra. Due di loro, Giuseppe Lombardo e Carmelo Barbieri, vennero condannati, dal Tribunale presieduto da Edi Pinatto, a ventiquattro anni di carcere, gli altri a dieci anni, 8 anni e pene minori.

Tre mesi dopo la sentenza il giudice Pinatto avrebbe dovuto scrivere e depositare la sentenza, ma non è accaduto e nel frattempo i condannati, che non abbiano altre sentenze in giudicato, sono a piede libero. Come ha denunciato il sindaco di Gela, Rosario Crocetta.

Nel frattempo il giudice Edi Pinatto è stato trasferito dal Tribunale di Gela alla procura di Milano, dove fa il pm. Interpellato ha detto che scriverà la sentenza «fra alcuni mesi».

Il sindaco «Sono almeno 4 anni – ha aggiunto il sindaco Crocetta – che mi batto per chiedere il deposito della sentenza di quel processo. Stiamo parlando di personaggi mafiosi, un’intera cosca di Cosa Nostra, che passeggiano tranquillamente per le strade di Gela malgrado sentenze pesanti, anche a 24 anni». Il sindaco, che da anni si batte contro la mafia, parla quindi di «situazione scandalosa che non precedenti».

Il ministro «Certo che interverrò, è mio dovere d’ufficio mettere mano a questa situazione. Quel giudice ha già avuto una perdita di anzianità di due anni. Ora vediamo come intervenire; sta diventando tutto assurdo in questo Paese». Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia Luigi Scotti. Nei confronti del giudice già il Csm aveva preso dei provvedimenti sanzionandolo con la perdita di anzianità. E nei confronti di Edi Pinatto era già intervenuto l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella l’11 gennaio scorso. L’udienza per la sospensione provvisoria dalle funzioni, chiesta da Mastella è stata fissata dal Csm per il prossimo il 4 aprile. «L’auspicio – si legge in un comunicato del ministreo di Giustizia – è che entro tale data vengano adottati tutti i provvedimenti necessari per rimuovere la situazione di ingiustificabile ritardo nel deposito delle sentenze che si è verificata. In questo modo sarà possibile, come è ferma intenzione del ministro Scotti, attivare i meccanismi che consentiranno ad un altro magistrato del collegio giudicante di scrivere le motivazioni in questione».

Anna Finocchiaro «Ciò che è accaduto a Gela è uno scandalo che non possiamo permetterci, indegno di un Paese civile – sottolinea Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senmato e candidata a presidente della Regione Sicilia – arrivare alla scarcerazione di un intero clan mafioso, già condannato, perchè il magistrato in otto anni non è stato in grado di scrivere le motivazioni della sentenza, è inaccettabile».

Rita Borsellino «Questo caso -ha detto Rita Borsellino – si aggiunge ai taenti altri paradossi del sistema giudiziario italiano che si conferma debole in fatto di certezza della pena e, come nel caso di Gela, che ha portato alla scarcerazione di un clan mafioso, anche di regole e tempi certi. Serve una riforma e questa dovrà essere una delle priorità del prossimo governo».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=20421&sez=HOME_INITALIA

Falla nell’oleodotto di Aviano, torna la protesta contro basi Usa

Nel vicentino, fuga di kerosene dalla conduttura che rifornisce gli aerei militari
Verdi e No Dal Molin: “Ora risponda chi diceva che le installazioni sono sicure”

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<B>Falla nell'oleodotto di Aviano<br>torna la protesta contro basi Usa</B>
La protesta del comitato “No Dal Molin”
durante il tour elettorale di Veltroni
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VICENZA – Una falla nell’oleodotto che porta il kerosene alla base di Aviano, in provincia di Pordenone, riapre il dibattito sulla sicurezza delle basi Usa sul territorio italiano. Un incidente, quello accaduto ieri, dovuto a un guasto accidentale, secondo i primi accertamenti, ma in seguito al quale grandi quantità di idrocarburi si sono riversate nel fiume Astichello e quindi nel Bacchiglione. Un “disastro ambientale”, l’ha definito l’assessore provinciale vicentino alle risorse idriche, Paolo Pellizzari. E i comitati “No Dal Molin”, che hanno anche cercato di salire sul pullman di Veltroni (in questi giorni in tour elettorale nel Nord-est), accusano: “Ma non dicevano che le installazioni militari sono sicure e non danneggiano il territorio?”.

L’oleodotto è il Pol-Natio Nord Italia, conduttura che dalla Spezia, passando per il vicentino, rifornisce gli aerei americani di stanza nella base del Friuli Venezia Giulia. Una rottura della condotta nella zona
industriale di Vicenza, un guasto dovuto probabilmente a un traliccio dell’alta tensione, ha provocato lo sversamento di migliaia di litri di kerosene nelle acque dei fiumi Astichello e Bacchiglione. Un disastro ben visibile: l’acqua si è colorata, in tutta la città si è sparso un odore acre di carburante che ha messo a disagio gli abitanti.

Il luogo dell’incidente è il piazzale di un’industria di ceramica a Monticello Conte Otto, in provincia di Vicenza, nel cui sottosuolo scorre l’oleodotto. Ad accorgersi del problema è stato il titolare dell’azienda, che ha trovato il piazzale completamente allagato dal carburante. Ieri l’intervento per arginare il disastro, con la chiusura dei rubinetti a monte e l’opera dei pompieri e delle squadre dei tecnici per l’ambiente del Comune. Dopo i primi rilievi, l’inquinamento da kerosene sarebbe sotto controllo, anche perché le barriere assorbenti, posizionate ieri sul fiume Bacchiglione, a sud di Vicenza, hanno impedito che la chiazza oleosa proseguisse verso Padova. Tuttavia non è ancora stato stabilito quanto carburante sia finito nei corsi d’acqua del vicentino.


E scoppiano le polemiche
con la richiesta, da più parti, di un’indagine approfondita sull’accaduto. Intanto, sono partite varie interrogazioni dei Verdi veneti in Parlamento, in Regione e in Provincia a Padova. “A complicare la vicenda – osservano i Verdi – c’è il ritardo con cui sono partiti i lavori di tamponamento e di messa in sicurezza, la mancanza di un protocollo per questi tipi di eventi, la confusione, insomma la mancanza di piani di sicurezza per strutture come queste”.

“L’incidente – si legge ancora nelle interrogazioni dei Verdi – è avvenuto in una zona di ricarica della falda acquifera vicentina che fornisce di acqua potabile oltre alla provincia di Vicenza anche quella di Padova. Uno dei bacini idrici sotterranei più grandi d’Europa. Quale grado di penetrazione avrà avuto lo sversamento di kerosene nel sottosuolo, e quale impatto inquinante può essersi determinato? Ad oggi non si conosce ancora l’entità dell’incidente ma chiediamo da subito che non si proceda come per l’incendio alla De Longhi di Treviso, tentando di minimizzare la gravità di quanto avvenuto”.

“Non dicevano che le installazioni militari
sono sicure e non danneggiano il territorio – incalza il presidio No Dal Molin – più di qualcuno deve spiegazioni ai cittadini, a partire dal commissario Costa, che ha lasciato Vicenza per le sue ‘vacanze elettorali’, ribadendo che le installazioni militari Usa non hanno alcun impatto sul territorio. Ora cosa ha da dire il primo sponsor della nuova base al Dal Molin? E tutti coloro che hanno sempre sbeffeggiato le paure e le preoccupazioni dei vicentini? Nessuno venga più a portarci rassicurazioni: le installazioni militari sono pericolose per l’ambiente e la salute pubblica”.

Sull’incidente, la Procura di Vicenza
ha aperto un fascicolo d’inchiesta. Le ipotesi formulate dal pm Vartan Giacomelli sono di inquinamento delle acque e sversamento di materiali inquinanti. Al momento non vi sono indagati. Secondo il magistrato c’è da chiarire soprattutto il perché del pesante ritardo con cui è stato dato l’allarme, che si è ripercosso sull’avvio degli interventi per fronteggiare l’inquinamento.

(11 marzo 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/oleodotto-aviano/oleodotto-aviano/oleodotto-aviano.html

Gb: il giallo dell’orfanotrofio degli orrori

sarebbero 160 le presunte vittime: indagini frenate per anni da una rete di complicita’

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Jersey: rinvenute 2 camere delle torture nella struttura di Haut de la Garenne. All’interno anche resti umani

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LONDRA (GRAN BRETAGNA) – Come in un film dell’orrore. E’ quello che ha per protagonista un orfanotrofio del Jersey un isola nel canale della Manica, l’Haut de la Garenne, che sarebbe stato almeno fino al 1986, un vero e proprio luogo di tortura e morte per i bambini che vi dimoravano. Torture che sarebbero venute alla luce solo dopo anni per la presunta complicità delle stesse forze di polizia che avrebbero insabbiato le denunce. Così solo da una settimana a questa parte le forze dell’ordine si sono mosse alla ricerca di prove per sostenere le testimonianze delle vittime. E così dopo la prima ora gli inquirenti britannici ritengono di aver individuato dopo una prima anche una seconda camera sotterranea delle torture nell’orfanotrofio.

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La polizia scientifica al lavoro in una delle camere delle torture dell’orfanotrofio (Reuters)

Un cane poliziotto ha inoltre rilevato la presenza di resti umani. La seconda stanza è stata individuata vicino allo scantinato contenente tracce di sangue umano, un paio di catene e un bagno in muratura, scoperto all’inizio del mese, e gli inquirenti sospettano l’esistenza di altre due camere. Sono circa 160 le presunte vittime che hanno denunciato le violenze subite tra il 1960 e il 1986 nell’orfanotrofio Haut de la Garenne, violenze venute fuori solo ora, quando è stato violato il muro del silenzio, edificato da una rete di poliziotti, politici e imprenditori locali. Tanto che da più parti è stato richiesto al ministro della Giustizia di inviare magistrati indipendenti sull’isola per avere la certezza di un equo processo.

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LA CAMERA DEGLI ORRORI – Un portavoce della polizia, citato dal quotidiano Times di Londra, ha dichiarato: «Questa stanza può essere tre volte più grande della prima stanza e ci vorrà del tempo per esaminarla con cura. Manderemo prima un cane, attraverso un varco nel soffitto. Quindi entrerà un’unità di medici legali. Ovviamente, se troveranno qualcosa di rilevante, questo rallenterà l’intera operazione». La polizia ha inoltre denunciato iniziative avviate da ex funzionari di polizia, politici e imprenditori per screditare le indagini. Un portavoce delle forze dell’ordine ha dichiarato: «Alcuni funzionari hanno lasciato il corpo di polizia in circostanze diverse dopo essere stati accusati di attività che possono essere definite di corruzione. Questi funzionari e i loro associati, tra cui un imprenditore locale e un ristretto numero di politici, hanno lanciato una campagna volta a screditare gli inquirenti impegnati sul caso. Sono state inviate diverse lettere, tra cui alcune contenenti minacce contro uno degli agenti. Dopo l’annuncio dell’avvio delle indagini, un politico che ha partecipato al dibattito sugli abusi su minori è stato avvicinato da uno di questi ex funzionari di polizia e ammonito a non fidarsi e a non cooperare con gli inquirenti. Vogliamo sottolineare che al momento non ci sono prove del fatto che questi ex funzionari siano coinvolti in attività volte a coprire gli abusi. Obiettivo dell’indagine rimane quello di individuare le persone che hanno commesso gli abusi sui bambini».

11 marzo 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_11/orfanatrofio_camera_torture_jersey_2205da20-ef56-11dc-872b-0003ba99c667.shtml