Archivio | marzo 12, 2008

Dijana Pavlovic, la prima zingara alla Camera

Attrice, moderatrice culturale, è nelle liste della Sinistra Arcobaleno

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31 anni, serba e di etnia rom spiega perché si candida:«Voglio aiutare i rom e con loro difendere i diritti di tutti»

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MILANO Dopo la pornostar Cicciolina, il transgender Luxuria, arriva una nuova candidatura provocatoria per il parlamento italiano: la zingara. Dijana Pavlovic, serba e romni (donna di etnia rom), attrice e mediatrice culturale è, infatti, la numero 8 della lista della Sinistra Arcobaleno alla Camera. «Il comitato nazionale rom e sinti ha chiesto a tutti i partiti italiani di candidare un suo rappresentante. La Sinistra Arcobaleno è stata l’unica a rispondere», spiega Dijana. «Ma di certo, mai mi sarei candidata con Berlusconi o con Veltroni. Non mi sarei messa in lista con chi vuole «patti di sicurezza» o con chi vuole cacciare via dal Paese chi è diverso».

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Ama la sua gente, 31 anni anni, non ha figli. Strano per una rom: «Ho posticipato l’evento. Ho studiato e mi sono laureata. Ma adoro i bambini. Ci lavoro tutti i giorni». E allora la provochiamo: «Se avessi dei bambini li manderesti a chiedere l’elemosina? «Certo se avessi problemi economici , – ci risponde – e se mi trattassero male come oggi vengono trattati gli zingari, allora non mi farei scrupoli. Ora però ho un solo obiettivo. Andare in Parlamento per cercare di risolvere le problematiche dei rom e con loro difenderò i diritti di tutti gli italiani».

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Per strada canta, beve alla fontana, gioca con la gente, chiede il voto per la sua lista e ottiene sorrisi. Quando vuole leggere la mano qualcuno scappa. Poi si avvicina una nomade romena che le chiede l’elemosina e allora coglie l’occasione per spiegarci i problemi dei rom di via Triboniano e di quelli che vivono a Sesto San Giovanni: «Da più di un anno vivo con loro nelle baracche, nel fango sotto la pioggia e vedo le donne partorire per strada. Posso assicurare che ci sono anche i rom buoni, quelli onesti, come me. E sono la maggioranza». E se ne va, in attesa di conoscere Fausto Bertinotti, venerdì 14 alla presentazione al teatro Smeraldo, decisa a giocarsi le sue chances.
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Nino Luca
12 marzo 2008

fonte: http://www.corriere.it/vivimilano/politica/articoli/2008/03_Marzo/12/zingara_pavlovic.shtml

‘datata’ ma molto interessante ..

intervista a Dijana Pavlovic’

Di Fabrizio , del 12/01/2006 

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Internet è una delle mie passioni, passo molto del mio tempo libero al computer. Cerco informazioni per me, faccio ricerche per il mio lavoro, su teatro e scrittori. Anche sui Rom, internet è uno dei pochi luoghi dove trovare notizie, senza doversi perdere nell’informazione pilotata o di parte. Detto così, sembra quasi ingenuo, ma sono convinta che internet e i blog siano ormai l’unica maniera per capire qualcosa e trovare le informazioni che altrimenti non passano ai telegiornali. Dove la trovi altrimenti la lista delle 50 persone condannate in via definitiva e sedute in Parlamento. Dove gli ultimi tagli del ministero alla scuola?

Il problema non è la troppa informazione, ma di trovare qualcosa che vada fuori dai soliti binari. Tutti vogliono subito una “verità pronta”, abbiamo poco tempo e invece il tempo serve se vuoi farti un’opinione. Meglio molta informazione che nessuna!

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Così è iniziata una lunga chiacchierata con Dijana Pavlovic’. La prima domanda, rotto il ghiaccio, è stato di raccontare qualcosa di sé.

Sono nata nel 1976 a Vrnjacka Banja, un comune di 200.000 abitanti nel centro della Serbia, molto noto per le terme, a 200 km.da Belgrado. I miei genitori sono Rom, ma da generazioni vivevano con la comunità serba.

I miei nonni erano molto più legati alla cultura e alla lingua, mio nonno era maniscalco un’occupazione tradizionale tra i Rom. I miei genitori invece si erano affrancati dalla tradizione, erano andati a scuola: mia madre aveva studiato elettrotecnica, mio padre dirigeva un piccolo negozio.

Ho passato la mia prima infanzia con il comunismo, che verso i Rom era molto, come dire, “protettivo”: i principi erano quelli di fratellanza, uguaglianza, libertà, il razzismo non era tollerato, i libri erano passati dallo stato.

Io ero l’unica Romnì della scuola. Lì sono venuta a conoscenza della mia origine, quando a 7 anni una mia compagna di classe mi ha detto: “Oggi tu hai avuto il voto più alto, ma resti una zingara!”. Tornata a casa, ho quasi “torturato” i miei genitori perché mi spiegassero perché quella bambina mi avesse parlato così e mia madre mi disse: “C’è una cosa peggiore di esser zingari: essere maleducati!”

E’ stata una cosa che ha deciso la mia vita. Da allora mi sono sempre imposta di essere “la più brava” in tutto. Ho poi frequentato il liceo scientifico, e mi sono diplomata che ero già iscritta all’Accademia di Arte Drammatica di Belgrado, unica Rom iscritta. Mi sono laureata.

Come sei arrivata in Italia?

Nel frattempo, c’era stato il collasso del comunismo e il difficile passaggio alla democrazia, con la conseguente crisi economica, battaglie politiche, proteste degli studenti. Io vivevo da sola a Belgrado e la vita era sempre più difficile.

Durante un festival internazionale, ho conosciuto Claudio, il mio futuro marito, un italiano.

Era un periodo molto confuso, e nel 1999 sono venuta in Italia. Mi sono sposata qua.

Arrivata in Italia, parlavo serbo e inglese. Così l’italiano l’ho studiato qua.

Dopo 3 mesi che ero in Italia, sono iniziati i bombardamenti in Serbia. E’ stato il periodo più brutto della mia vita: mio padre era al fronte e io sempre al telefono per avere notizie. Con difficoltà ho iniziato anche a lavorare in teatro.

Come stanno i tuoi?

Tutti salvi, per fortuna. Ma il paese è distrutto, manca il lavoro. Inoltre, il razzismo che prima era sconosciuto, è esploso con violenza, soprattutto in Vojvodina, dove studia mio fratello. Lui è molto più scuro di me, e mi raccomando sempre che stia attento.

Come sono stati i primi tempi in Italia?

Problemi: forse il fatto di essere Serba in Italia, proprio mentre la Serbia era accusata di crimini internazionali e io passavo il mio tempo al telefono con la preoccupazione per i miei sotto le bombe…

Sposando un attore, frequentando quell’ambiente, non ho mai avuto problemi di razzismo. Qualche difficoltà è subentrata dopo, continua anche adesso, quando dico che sono Rom.

Le mie radici avevo cominciato a riscoprirle in Serbia, come reazione ai miei che se ne erano dimenticati, rivendicavo l’orgoglio di essere Rom, le cose belle della mia origine.

Regalane qualcuna ai lettori:

  • Il temperamento, l’anima, la personalità: improvvisare l’allegria anche nei momenti più tristi, questo mi aiuta molto nel lavoro (e anche nella vita);
  • vivere una situazione schizofrenica in un ambiente estraneo: integrazione totale e crisi di identità;
  • vivere le passioni: gli occidentali tendono a contenersi e a mantenere un atteggiamento di facciata. Ma anche il senso del sopravvivere, sono convinta che questo fa parte del patrimonio genetico di tutti, ma in occidente la gente è, come dire, “iperprotetta” e non ha più questo senso di sopravvivenza;
  • infine, mi piace il mio aspetto fisico, gli occhi…

Mantengo l’adattabilità classica del Rom, ma sono molto rigida nei miei principi. So di non confondere il recitare con la vita reale: a teatro usi una tecnica, hai un copione. Quando hai davanti una persona, non puoi nasconderti.

Reciterai a Milano, con un pezzo impegnativo sulla Porrajmos.

E’ un’idea che si è formata man mano, sino a coinvolgermi totalmente.

Nel 2000 ho fatto un progetto assieme a mio marito, Claudio Migliavacca: abbiamo portato in Italia una raccolta di poesie popolari e d’autore dei Rom serbi, che ho tradotto in italiano. Le abbiamo presentate nello spettacolo teatrale “Sentiero color cenere” (che poi sarebbe il colore dei Rom di Serbia). Li è cominciata anche la collaborazione col gruppo musicale dei Rhapsodija Trio.

Lo spettacolo trattava i temi fondamentali della cultura rom: i bambini, il rapporto con dio e la morte, i cavalli, il viaggio, la criminalità (perché no?), la magia…

Una volta, abbiamo invitato Maurizio Pagani e Giorgio Bezzecchi dell’Opera Nomadi di Milano, e poi ci siamo persi di vista. Ci siamo reincontrati nuovamente alla registrazione di una trasmissione televisiva. Lì, ha preso vita l’idea di “Porrajmos, voci di uno sterminio dimenticato.

Lo scopo è raccontare la verità, farsi sentire, perché ancora nessuno ne sa niente, o addirittura c’è chi nega che sia successo. Mio marito e io abbiamo voluto correre il rischio di raccontare.

Sono due storie: quella di Barbara Richter (Barka, in sinti), una bambina rom della Repubblica Ceca portata ad Auschwitz. Maurizio Pagani aveva trovato questa storia su Lacio Drom e mi aveva proposto di leggerla per vedere se andava bene.

La storia di Barbara Richter, viaggia accanto a quella di Mile, un bambino rom yugoslavo, sepolto come molti in quell’epoca, in una fossa comune. Mile l’ho incontrato e tradotto in italiano da un racconto di Miroslav Antic, che in quel periodo viveva accanto alla Mahala.

La sfida era: come affrontare un testo così difficile e pesante? Cercando di restituire anche il sentire di un bambino rom ad Auschwitz: si fissavano su alcuni giochi per evadere con la fantasia. E’ stata la strada per parlare della mia cultura, della poesia: Barbara che con un mucchio di fango costruisce un pupazzo, e il pupazzo diventerà uno zingaro, che sarà un grande musicista conosciuto in tutto il mondo. Il musicista immaginario che l’aiuterà nei momenti più brutti, un pupazzo di fango nella tasca della sua divisa e le racconterà di centauri e cavalli…

Ultima cosa: E’ una lettura spettacolo, dove oltre che le due storie c’è anche la parte legata alla Storia, si percorre il momento storico, anno per anno, (un po’ come un documentario). Le due recite sono accompagnate da diapositive e musiche dal vivo. E non dimenticate che Giorgio Bezzecchi leggerà le poesie in lingua romanès ; - )

Dura un’ora, all’origine molto di più, ma è stato necessario procedere a molti tagli, anche dolorosi.

L’idea era di arrivare dai campi di sterminio ai campi nomadi di oggi. Vedremo se ce l’abbiamo fatta.

La II guerra mondiale ha toccato anche la tua famiglia?

Sai che tra di noi, soprattutto tra i più anziani, c’è ancora reticenza e vergogna a parlarne (vedi gennaio 2005 ndr.). Mio nonno non ha mai voluto farlo.

So che dove vivevano allora i miei, i tedeschi giravano la notte a fucilare i Rom. C’era un dottore di un paese vicino al mio. Ancora oggi ogni anno tutti i Rom gli portano i fiori sulla tomba, perché in periodo di guerra, proprio all’ingresso della Mahala, lui scrisse un cartello in tedesco: “ATTENZIONE, C’E’ LA PESTE”, salvando la vita agli abitanti

Sei anche mediatrice culturale.

E’ capitato durante le prove di teatro. C’era l’opportunità di lavorare nella scuola.

Sto con i bambini in classe, anche se il ruolo non mi è ancora del tutto chiaro. Devo coinvolgere tutti, sia nello studio che nella ricreazione. Mi piacerebbe fare un laboratorio teatrale, ma è prematuro, incombono le esigenze primarie: studiare e la frequenza.

Ti è mai capitato di trasmettere quel tuo sentimento di quando eri bambina: dimostrare sempre che eri più capace e più determinata?

Vedi, già allora me lo ero imposto, e non lo rinnego. Ma questa scelta mi ha comportato anche un prezzo alto da pagare, e oggi non mi sento di dare la stessa responsabilità ai bambini che si trovano in quella situazione.

La situazione in Italia è terribile per loro e c’è bisogno di investire, sui bambini e sull’istruzione. Una via bisogna trovarla: Rom, Italiani, chi può.

fonte: http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=642

Leggi anche:

LO STERMINIO DEGLI ZINGARI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

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Scarica il libro: “Porrajmos (la distruzione)”, in formato PDF

Firenze: allarme in asilo per bimbo con tubercolosi

Bimbi all'asilo

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FIRENZE (12 marzo) – Allarme in un asilo nido di Firenze per un bambino affetto da tubercolosi. Si tratta del primo caso registrato nel capoluogo toscano negli ultimi anni per bimbo così piccolo. I genitori del bimbo, che continuava a tossire, avevano pensato in un primo momento a un’influenza. Sottoposto ad accertamenti, perché la tosse non se ne andava, riferisce La Nazione, è emerso che il piccolo è affetto da tubercolosi. Ancora non si sa come sia avvenuto il contagio e la causa dello scatenamento della malattia è allo studio dell’equipe di specialisti che sta seguendo il bimbo.

La tubercolosi è una malattia contagiosa, e ancora di più in tenera età, quando il suo sviluppo è più pericoloso e più facilmente può evolvere in menigite tubercolare. Il piccolo frequenta un asilo nido nella zona dello Statuto. I suoi 40 compagni di scuola dovranno sottoporsi alla cura preventiva per evitare il contagio. In questi giorni, intanto, le finestre dell’asilo sono rimaste spalancate, come indica il protocollo di prevenzione. Stamattina, i genitori dei bambini sono stati invitati a scuola.

Ai 40 alunni e alle insegnanti, verrà fatto il “Mantoux test”, una prova diagnostica per verificare la reattività a un’eventuale infezione dal micobatterio della tubercolosi. Ai piccoli, per 60 giorni, verrà somministrato un cocktail di farmaci antibiotici per scongiurare il contagio. Il bimbo malato dovrà restare in cura per almeno sei mesi.

fonte:

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24 marzo 2007 – Giornata Mondiale della Tubercolosi
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La TB, malattia tra le più dimenticate, continua a mietere vittime nel mondo. Anche l’Italia è a rischio

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Ogni anno sono 1 milione e 600 mila le persone uccise dalla tubercolosi, che secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) risulta essere l’infezione più mortale del pianeta dopo l’Aids e prima della malaria.
“Queste morti equivalgono, ogni giorno, a 30 volte quelle causate sinora dalla temutissima e mai scoppiata influenza aviaria”, ha detto Mario Raviglione, Direttore del comitato Stop TB e membro dell’Oms.

La tubercolosi: una malattia scoperta da Robert Koch nel 1882 e resa curabile già 50 anni fa, grazie ad un mix di 4 farmaci da prendere giornalmente per 6 mesi. Eppure il “mal sottile” non ha mai smesso di uccidere e negli ultimi anni ha incrementato il numero delle vittime e la mortalità della sua infezione.
In Africa, soprattutto in Sud Africa, il numero dei casi di tubercolosi è raddoppiato negli ultimi 10 anni, nonostante gli sforzi del settore sanitario a favore di programmi di prevenzione.

Recentemente è stata scoperta una nuova forma di TB resistente ai farmaci, la XDR – TB (extensively drug-resistant TB), ancora più terribile e pericolosa della precedente forma di TB resistente ai farmaci (MDR-TB), scoperta in Kenya negli ultimi anni ’90. E più letale: ha un tasso di mortalità del quasi 100% sugli infetti.
“In pratica – ha aggiunto Raviglione – siamo tornati all’era pre-antibiotica, quando la TBC non si poteva curare; o, meglio, siamo entrati in quella post-antibiotica, quando i farmaci attuali non saranno più utilizzabili a causa delle resistenze sviluppate dai batteri contro i farmaci stessi”.

L’allarme non riguarda solo il Sud del mondo, ma coinvolge anche l’Italia, dove almeno una decina di casi di XDR-TB è già stata segnalata all’Oms. In Italia, inoltre, ha fatto comparsa anche una forma di TB resistente a TUTTI i farmaci di prima e di seconda linea esistenti oggi. Resistenza che sinora era stata rilevata solo per alcuni malati delle prigioni siberiane, dove la TB e le sue forme più farmaco-resistenti mietono migliaia di vittime ogni anno.

La tubercolosi, causata dal Mycobacterium Tubercolosis
o bacillo di Koch, si trasmette principalmente per via aerea, come un semplice raffreddore.
Il micobatterio può rimanere latente anche per degli anni, senza quindi che la malattia sia sviluppata. Ma se il sistema immunitario è indebolito da carenze alimentari o da altre malattie allora le possibilità di sviluppare la malattia sono molto maggiori.
Si crea quindi un circolo vizioso: chi vive in condizioni di povertà estrema è spesso indebolito dalla denutrizione ed è quindi più esposto alla tubercolosi. Lo scarso accesso sia alle cure che a un ambiente salubre, inoltre, impediscono una veloce guarigione e aumentano i rischi di trasmettere la malattia ad altre persone.

Il legame tra povertà e tubercolosi
è ulteriormente rafforzato dalla presenza dell’Hiv. Le due malattie sono sempre più le facce di una stessa medaglia. Si stima che più di dieci milioni di persone nel mondo siano infette sia dal virus dell’Hiv sia dal bacillo di Koch.
Per l’Africa sub-sahariana la percentuale di Hiv-positivi che hanno “ospitato” anche il micobatterio della tubercolosi raggiunge il 70%. E la tubercolosi è ormai diventata la prima di causa di morte per i malati di Hiv/Aids del continente africano, dove il numero di malati di tubercolosi si è duplicato (se non addirittura triplicato) nell’ultimo decennio proprio per gli effetti debilitanti che l’immunosoppressione indotta dall’Hiv ha sull’organismo dei malati.

Ma c’è un altro ostacolo da superare.
Curare la TB, anche da sola, è lungo e faticoso. Le medicine vanno prese quotidianamente, per alcuni mesi, sotto la costante supervisione di personale preparato.
Per i fragili sistemi sanitari africani, a corto di soldi, di infrastrutture e (forse ancor di più) di un numero sufficiente di operatori sanitari, non si tratta di una sfida da poco.
Una via d’uscita è però possibile: dare adeguato sostegno alle iniziative sanitarie a livello comunitario, integrandole con il sistema nazionale. Coinvolgere le famiglie o la comunità nella cura e nella terapia della tubercolosi, come anche in quelle dell’Hiv/Aids, significa avere maggiori possibilità di successo.
È quello che fa AMREF con il suo “Community based HealthCare approach”.

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 fonte: http://www.amref.it/Locator.cfm?SectionID=454

NO CENSURA DAY!

Da Tienanmen a Rangoon gli avatar partecipano alle manifestazioni

Protesta virtuale nelle piazze «proibite»

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Mobilitazione di Reporters Sans Frontières a sostegno della libertà di stampa e di opinione

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MONTPELLIER (Francia) – Sono 63 i cyberdissidenti attualmente in carcere in giro per il mondo. Persone che hanno l’unico torto di aver espresso liberamente la propria opinione utilizzando il web. Sorte analoga è toccata a 2.600 siti web e blog, chiusi nel corso del 2007 per lo stesso motivo. Sono i primi risultati dello studio annuale sullo stato della libertà di espressione redatto da Reporters Sans Frontières (Rsf), organizzazione internazionale a difesa della libertà di stampa.

Un momento della manifestazione virtuale a piazza Tienanmen

NO CENSURA DAY – Quest’anno, in occasione della pubblicazione della lista dei nemici di internet, l’organizzazione non governativa ha deciso che il 12 marzo sarà il giorno destinato alla celebrazione della libertà e alla condanna della censura. Per questa prima celebrazione Rsf ha organizzato una protesta online in cui gli utenti, tramite il proprio avatar (il proprio alter ego digitale), potranno manifestare nelle versioni virtuali dei luoghi meno liberi del mondo: piazza Tienanmen, la piazza della Rivoluzione a Cuba e le strade di Rangoon, capitale birmana. La manifestazione digitale, iniziata alle 11 di mercoledì, durerà per ventiquattrore a partire.

LA SITUAZIONE – In base al report appena pubblicato, lo stato delle libertà nel web è peggiorato. Alle 13 nazioni nemiche della libertà di espressione del 2007 se ne aggiungono due nuove: l’Etiopia e lo Zimbabwe. Rispetto all’anno scorso si sono aggiunte anche alcune nazioni definite «sotto osservazione», ovvero: Barhein, Eritrea, Gambia, Giordania, Libia, Malesia, Sri Lanka, Tagikistan, Tailandia, Emirati arabi e Yemen. Questi Paesi, in cui non vi sono blogger o giornalisti online in carcere, appartengono alla lista in virtù delle leggi statali che permettono al governo di controllare i siti internet.

PRIVATI E DECALOGO – Il report non accusa solo i governi poco garantisti delle libertà d’espressione, ma punta il dito anche contro quelle società che offrono i motori di ricerca e i servizi e-mail più usati dagli internauti, e che sono quindi in possesso di un’enorme quantità di dati personali sensibili. L’accettazione delle regole liberticide cinesi da parte di Yahoo! ha portato in prigione quattro cyberdissidenti cinesi, uno dei quali condannato per 10 anni. E proprio le mail sono uno dei principali veicoli della censura governativa e degli attacchi alla sicurezza dei nostri dati sul web. La webzine VisionPost, consultando gli esperti italiani di sicurezza, ha redatto un decalogo su come proteggere la propria privacy digitale, per esempio utilizzando servizi e-mail a pagamento o quelli che garantiscono l’anonimato dell’utente.

Gabriele De Palma
12 marzo 2008

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_12/rsf_protesta_virtuale_contro_censura_3c7c1582-f031-11dc-a686-0003ba99c667.shtml

Assicurazione sanitaria in palio alla lotteria

 QUESTA E’ L’AMERICA, BABY!

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L’Oregon ha inaugurato la singolare iniziativa per arginare un problema che riguarda almeno 600 mila persone

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Lo stato dell’Oregon ha pensato a una originale lotteria: in palio non ci sono soldi, macchine o altri beni di consumo, ma l’assicurazione sanitaria. L’iniziativa, unica nel suo genere, è rivolta a quei cittadini che non sono poveri a sufficienza per iscriversi al Medicaid, il programma federale di tutela sanitaria per la fascia più debole della popolazione, ma non possono comunque permettersi un’adeguata assicurazione medica. Dalla sua inaugurazione a gennaio già 80 mila persone si sono iscritte al programma, ma le fortunate persone estratte non saranno che poche centinaia.

“E meglio che niente, almeno è una speranza”, dice fiduciosa Shirley Krueger, una delle prime a iscriversi. A 61 anni, malata di diabete, da almeno sei mesi la donna non può permettersi di assumere regolarmente insulina, e questo la mette a rischio di gravi complicazioni tra cui il coma. Il suo lavoro part-time non le dà le credenziali per fare richiesta dell’assicurazione in quanto impiegata, e il suo salario è troppo basso per poterle permettere di acquistare una polizza di sua iniziativa. Stando ai dati pubblicati dal Dipartimento dei Servizi alla Persona dello Stato, in Oregon altri 600 mila persone sono nella stessa situazione di Shirley.

I vincitori della lotteria, che saranno estratti a sorte a partire dalla prossima settimana, potranno contare su servizi sanitari di base, come il dentista e l’oculista.

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fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=69&ID_articolo=1421&ID_sezione=138&sezione=Anteprime%20dagli%20Usa

ANCHE QUESTA E’ L’AMERICA..

Scandalo in Arkansas per una 38enne madre di tre figli

Usa: donna in cella 4 giorni senza cibo e acqua. «Scusate, ce ne siamo dimenticati»

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Una messicana immigrata clandestina chiusa al freddo in una cella di tre metri per tre

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Adriana Torres-Flores, 38 anni, immigrata illegale messicana da tempo negli Usa, madre di tre figli, è rimasta chiusa per quattro giorni al freddo in una cella di tre metri per tre, senza cibo e senza acqua, in tribunale di Fayetteville, una cittadina del nord dell’Arkansas, dove i detenuti restano rinchiusi per non più di un’ora. «Ci siamo dimenticati che era lì», ha cercato di scusarsi Jay Cantrell, capo del dipartimento dello sceriffo della contea di Washington, nello Stato dell’Arkansas, «è stato un terribile errore». Il caso, sollevato dal quotidiano locale The Arkansas Democrat-Gazette, è diventato uno scandalo nazionale negli Stati Uniti ed è finito anche sul New York Times.

DIMENTICATA La donna è restata chiusa da giovedi a lunedì e per sopravvivere ha dovuto bere la propria urina. Inoltre già il venerdì, a causa di una tormenta di neve, il personale negli uffici del tribunale era ridotto rispetto alla norma. È stato «scoperta» solo il lunedì successivo e portata subito in ospedale. La signora Torres-Flores si trova negli Stati Uniti da 19 anni e i suoi figli sono nati negli States, ma risulta ancora un’immigrata illegale. È stata arrestata in un mercatino delle pulci per la vendita di Cd e Dvd contraffatti. Il giovedì è stata portata in tribunale dove si è dichiarata «non colpevole». È stata quindi posta in una cella temporanea in attesa di essere trasferita nella prigione della contea, ma è stata dimenticata.

«COME IL BESTIAME» «Il suo caso è l’esempio di come trattano gli ispanici da queste parti», ha detto il suo legale, Roy Petty. «Come il bestiame, non come esseri umani». Cantrell ha reso noto che ci sarà un’inchiesta: «Non c’è stata intenzionalità», ha aggiunto il capo del dipartimento dello sceriffo. L’Unione americana per le libertà civili (Aclu) dell’Arkansas però è seriamente preoccupata: «Ci sono già stati molti problemi in questo angolo dell’Arkansas per i metodi della polizia e per le dichiarazioni di amministratori locali nei riguardi degli immigrati ispanici», ha detto il direttore esecutivo dell’Aclu, Rita Sklar.

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Paolo Virtuani
12 marzo 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_12/usa_cella_dimenticata_98d9e8ec-f02a-11dc-a686-0003ba99c667.shtml

“Mi uccido: senza lavoro ho perso la dignità”

Luigi Roca aveva 39 anni, era un interinale. Non riconfermato dall’azienda dopo il rogo di dicembre. Un sindacalista: organici ridotti per ricollocare i dipendenti dopo la tragedia. Il vicino di casa sindacalista: “Aveva 39 anni non ha retto alla precarietà”

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di Antonello Micali

 

 

La notizia del suicidio di Luigi Roca, operaio interinale alla “Berco” di Busano, azienda del gruppo ThyssenKrupp, è piombata come un macigno ieri a Rocca Canavese. Vicini di casa e amici volevano sapere dei due biglietti lasciati da Luigi (“Senza lavoro ho perso la dignità”) e se era vero che l´azienda non gli avesse confermato il contratto perché si era impegnata a ricollocare alcuni dipendenti dell´acciaieria Thyssen di corso Regina Margherita chiusa dopo il rogo del 6 dicembre costato la vita a 7 operai.

In paese Luigi, 39 anni, si era costruito una vita tutta casa e lavoro. La sua era classica famiglia operaia (anche la moglie Barbara lavora in un´azienda di stampaggio) con due bambini piccoli e un mutuo che creava tanta ansia. Luigi da tre anni passa da un´agenzia interinale all´altra, senza mai trovare una sistemazione continuativa. La ricerca di un buon posto si ferma quattro mesi fa, quando approda alla “Berco”. Il contratto, ovviamente è a tempo determinato, ma vista la buona salute dell´azienda e l´ottimo approccio con i capi e i colleghi, Luigi si convince che questa può essere la volta buona, in poche parole che ci sono più che ottime speranze per rimanerci in quell´azienda.

«Proprio così, era contento e fiducioso – racconta Vito Bianchino, sindacalista Cisl e vicino di casa di Luigi Roca – ci teneva alla sua vita, alla sua casa, che si era ristrutturato quasi tutto da solo e soprattutto alla moglie e ai bambini, cui si dedicava con tutto sé stesso. Da sindacalista continuo a pensare che certi tipi di precarietà, o di flessibilità come si usa dire, siano strumenti da applicare prendendo in esame le caratteristiche del lavoratore. A 40 anni certi meccanismi psicologici determinati dall´ansia lavorativa e dalla paura di rimanere a casa vanno presi in considerazione».


E a proposito di sicurezza e precarietà va segnalata la presentazione della piattaforma che le tre organizzazioni sindacali torinesi hanno ieri mattina messo a punto in tema di prevenzione e formazione. Nel 2007 i morti sul lavoro in Piemonte sono stati 118, di cui 54 a Torino ed anche se anche in Piemonte, come nel resto d´Italia negli ultimi mesi si registra una lieve flessione degli infortuni (-2,2% secondo dati Inail), crescono le morti bianche (+18,5%).

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Alla presentazione ha partecipato il ministro del Lavoro, Cesare Damiano che ha ricordato come “un ritorno di attenzione sulle tematiche della sicurezza nei luoghi di lavoro è fondamentale”.
«Quando si parla di sicurezza sul lavoro – ha detto il ministro – bisogna sapere innanzitutto che c´è un problema di cultura che riguarda le imprese che devono capire che investire in questo settore non è buttare via i soldi, ma fare investimenti in tecnologia, qualità del prodotto e delle persone».

(12 marzo 2008)

 

fonte: http://torino.repubblica.it/dettaglio/LOperaio-della-Thyssen-Mi-uccido:-senza-lavoro-ho-perso-la-dignita/1433075

Sinistra Arcobaleno: iniziative

MERCOLEDI’ 12 MARZO

A PAVIA

IN CORSO GARIBALDI 69

(sala servizi sociali)

 

si terrà

l’ASSEMBLEA PROVINCIALE

DELLA SINISTRA ARCOBALENO

 

Durante la serata verranno presentati i candidati del nostro collegio elettorale e si discuterà sul programma della coalizione.

 

 

Bambini denutriti a Roma: SOS di Morgan

Ricevo quest’appello da Morgan e ve lo giro:

 

Oggi chiedo il vostro aiuto. Ieri sera, assieme ad Anita e Mattia, ho partecipato ad una riunione nella quale erano presenti numerose associazioni di volontariato che si occupano qui a Roma di senza dimora e disagio sociale. Una bella esperienza. Domani vi racconterò altri particolari, scendendo in profondità, oggi preferisco dare voce subito ad una richiesta giunta da un gruppo della Croce Rossa.
Ci hanno raccontato che da qualche tempo fanno dei sopralluoghi sulle rive del Tevere e dell’Aniene. La situazione è grave, anche, in parte, dovuta all’insana politica degli sgomberi che, il buon senso aiuta, non risolvono alcun problema, ma lo spostano semplicemente in altri luoghi.
Ci sono bambini denutriti, appartengono solo in parte alla comunità Rom, vi sono altresì famiglie rumene e bosniache. Qualcuno ha la tubercolosi.
Una signora della Croce Rossa ha narrato di come vivano fra l’immondizia e i topi, a contatto diretto con il pericoloso insorgere di malattie gravissime.
Non hanno mai avuto problemi nel rapportarsi con loro, anzi. Forse vedendo che qualcuno si occupa in qualche modo delle loro situazioni dona parvenze di speranza e fiducia verso questo paese che li ospita a braccia aperte, ma che poi li abbandona nella dignità, nella salute e soprattutto nei diritti fondamentali.
Servono alcune cose, la Croce Rossa non è più in grado di sostenersi nell’aiuto a queste famiglie e in particolare ai minorenni.

Se qualcuno avesse la possibilità di contribuire concretamente, sarebbe di grande aiuto a tutte questi bambini abbandonati. Non servono soldi, fate riferimento alla seguente lista:

1- Antibiotici
2- Antinfiammatori
3- Emollienti
4- Sciroppi per la tosse
5- Omogeneizzati
6- Pannolini

Vi chiedo gentilmente di lanciare questo appello nei vostri blog, nei siti o nei forum, non importa se siete a Perugia, in Svizzera o a Siracusa, magari nei vostri contatti qualcuno può aiutare concretamente.
Per qualsiasi informazione la mia mail è morganpalmas@msn.com
Grazie.

 

Fonte: http://acmedelpensiero.blogspot.com/2008/03/bambini-denutriti-roma-il-vostro-aiuto.html