Archivio | marzo 19, 2008

Schediamoli da piccoli

(17 marzo 2008)

 La società del controllo che si specchia nelle telecamere affastellate ad ogni angolo delle città, che si ciba d’impronte digitali, grandi orecchie, satelliti spia e banche del Dna, che sta costruendo incubi quotidiani popolati da droni “intelligenti” e microchip da installare sottocute, sembra non porre limiti alla propria fantasia visionaria e l’intelligence britannica continua a fare scuola in questo senso.

Scotland Yard ha infatti lanciato
un’iniziativa promossa da Gary Pugh, direttore delle scienze forensi e portavoce per la genetica della polizia, che ha come obiettivo la raccolta del Dna dei bimbi delle scuole elementari del Paese. La raccolta non riguarderebbe però tutti i bimbi dai 5 anni in su, bensì solamente i pargoletti che dimostrano comportamenti antisociali o comunque considerati “a rischio”. Il progetto, stando a quanto scritto sul quotidiano Guardian che ha dato la notizia, prenderebbe spunto dalla necessità d’identificare tempestivamente potenziali criminali al fine di garantire adeguatamente la sicurezza nazionale. Gli esperti criminologi hanno infatti realizzato uno studio dal quale emergerebbe che l’inclinazione a determinati comportamenti pericolosi per la società sia identificabile già nei bimbi di 5 anni di età. Da qui emergerebbe l’idea di schedare il Dna dei piccoli monelli britannici, avendo così modo di poterli monitorare nel corso della loro vita e identificare fin da subito i potenziali “delinquenti in erba” che in futuro potrebbero compiere realmente dei reati.

La proposta sicuramente non incontrerà
l’immediato favore dell’opinione pubblica e ben difficilmente verrà messa in atto integralmente in tempi brevi, dinanzi alla scontata opposizione di genitori ed insegnanti, però risulta oltremodo indicativa della strada che il sistema del controllo intende intraprendere per ottenere lo scopo reale che si prefigge e cioè la totale acquiescenza dei cittadini costretti all’interno di un modello unico comportamentale, costruito a maglie sempre più strette, al fine di determinare i loro gesti, i loro gusti, le loro aspirazioni, le loro reazioni che dovranno per forza di cose risultare funzionali al sistema. Un sistema che decide a priori quello che è “giusto” e quello che è “sbagliato”, provvedendo in prima persona ad identificare, isolare e neutralizzare qualunque “anomalia genetica” possa discostare l’individuo dall’atteggiamento di acritica sottomissione al modello sociale dominante. In questo senso, soprattutto negli USA, sono già in stato di sperimentazione sui topi sistemi di microchip sottocutanei in grado di condizionare la volontà del soggetto, rendendolo docile come un agnellino e disposto ad accettare qualsiasi angheria.

Notizie come quella data dal Guardian e ripresa dal Corriere Della Sera che al riguardo ha indetto perfino un sondaggio per sapere se i suoi lettori sarebbero favorevoli all’adozione di un simile provvedimento anche in Italia, rappresentano soprattutto uno strumento volto a testare il grado attuale di sensibilità da parte dei cittadini nei confronti del “controllo”. La società del controllo vive e prospera cibandosi di paura, quella paura che distribuisce quotidianamente a piene mani. Paura del terrorismo, paura delle rapine, paura delle aggressioni, paura degli altri, paura di essere esclusi, paura di morire e paura di vivere. Solo attraverso la “paura” può costringere il cittadino a chiedere più controllo, offrendoglielo per il suo bene e stimolandolo a chiederne ancora di più che naturalmente gli sarà generosamente offerto, in un circolo vizioso al termine del quale anche schedare i bimbi di 5 anni e magari “correggerli” con un microchip sembrerà un atteggiamento plausibile, eticamente corretto e necessario.

Marco Cedolin

fonte: m.cedolin@tin.it

tratto da: 

http://www.pane-rose.it

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MA NON E’ UNA NOVITA’. GIA’ UN ANNO FA..

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GB, bambini schedati a scuola 

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di Marco M, 09 gennaio 2007

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 Inarrestabile l’avanzata dello stato di polizia in Gran Bretagna, sempre più indirizzato sui più piccoli. Il giornale The Press svela che migliaia di bambini vengono schedati nelle scuole di York.
Sono ben 11 le scuole nelle quali c’è una totale schedatura dei dati biometrici di bambini sin dai 5 anni di età. Come per le CCTV fin nei bagni, si vuole abituare sin da piccoli i sudditi britannici al controllo totale.
Chris Bridge, insegnante alla Huntington Secondary, è riuscito a dire:

“Questi bambini, francamente, stanno crescendo in un mondo dove la certezza della propria identità è sempre più importante. Tutte queste misure di controllo invadranno ancor di più la loro privacy in futuro ma è l’unica risposta che il mondo ha di fronte al terrorismo e dobbiamo prepararli al mondo in cui vivranno”. In 3 parole: lavaggio del cervello.

Le scuole in questione sono: Archbishop Holgate CE, Huntington Secondary, Joseph Rowntree Secondary, Manor CE, Archbishop of York’s Junior, Clifton Green Primary, Knavesmire Primary, St Lawrence’s CE Primary, St Wilfrid’s RC Primary, Stockton-on-the-Forest Primary e Yearsley Grove Primary.

Gus Hosein del Privacy International ha commentato: “Siamo l’unico paese al mondo a fare questo. L’idea di schedare le impronte delle persone, e di farlo con i bambini, è aberrante”

“Stiamo insegnando ai bambini che è giusto essere schedati. Eravamo tutti sconvolti quando l’America cominciò a schedare gli stranieri, ma nel frattempo stavamo schedando i bambini”.

Hosein ha aggiunto che sarebbero 700000 i bambini schedati nelle scuole britanniche.

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fonte: http://www.pressante.com/index.php?option=com_content&task=view&id=335&Itemid=35

Il nuovo manifesto del delirio ultrà “La rivoluzione parte dalla curva”

 

Ventinove pagine sequestrate a un teppista arrestato per l´assalto alla caserma

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di Carlo Bonini
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Nella notte di un derby che, in nome di Gabriele Sandri, si annuncia della «pubblica riconciliazione», almeno tra tifoserie, c´è una scoperta che racconta dell´altro. Di quale odio covi nelle curve dell´Olimpico, quale ne sia oggi il segno ideologico e il possibile trasversalismo, quali possano esserne gli sbocchi, dentro e fuori lo stadio. Non stanotte. Non domani. Ma in un futuro non troppo lontano.

E´ un ciclostile di ventinove pagine dal titolo onirico – “Ultras: oltre il tempo. Storie di barricate e lacrimogeni” – che, all´alba del 23 febbraio scorso, viene trovato in un appartamento di Ponte Lungo, quartiere Tuscolano. L´uomo che ne è in possesso non è esattamente un ragazzino. Si chiama Roberto Sabuzi. Ha 41 anni ed un lavoro. E´ un tifoso della Lazio. Si fa chiamare “Er capitano”. Gli mettono le manette per ordine del pubblico ministero Pietro Saviotti. Perché ha partecipato ai fatti dell´11 novembre 2007, la domenica della vendetta, dell´assalto alle caserme. La notte in cui il sangue di “Gabbo” doveva chiamare altro sangue.

Gli investigatori che si rigirano
tra le mani lo scartafaccio si stropicciano gli occhi. Non tanto per l´abborracciato quanto farneticante scheletro ideologico che lo sostiene. Ma per ciò che il documento, per la prima volta, suggerisce e teorizza: un abbraccio tra una forma di fascismo primordiale, delle origini, e il ribellismo anarchico; l´urgenza di una nuova forma di “clandestinità” nelle curve che recuperi le origini del “pensiero ultras” rendendo invisibile le nuove sigle che a quel pensiero si ispirano; la necessità di rompere il “ghetto” dello stadio per esportare nelle piazze “la rivolta”. Insomma, un nuovo «trasversalismo della ribellione violenta», come vuole l´incipit del documento: «Dedichiamo questo scritto a tutti i patrioti, rivoluzionari e ribelli italiani. In particolare: a Garibaldi, alle squadre di azione e le sette carbonare risorgimentali; agli Arditi della prima guerra mondiale; a Benito Mussolini; (…) agli eroi di Bir El-Gobi ed El-Alamein; a Carlo Giuliani, per non dimenticare; a Edo, Sole e Baleno, come a tutti gli anarchici scomparsi nelle prigioni di stato dei quali da anni non si ha notizia, con immenso rispetto».


Il ciclostile ha delle annotazioni
in corsivo. Di Sabuzi, sono convinti gli inquirenti. Che, verosimilmente, ne è anche uno degli estensori. Sicuramente, il ciclostile ha circolato e circola nelle curve. «Ci teniamo a precisare – si legge – che questo ciclostilato non ha assolutamente scopo di lucro. Le piccole offerte serviranno a sostenere le spese processuali sostenute dalle famiglie di alcuni nostri amici (…) Non possono essere descritti tutti gli scontri ai quali abbiamo partecipato. Qualcuno di noi dovrebbe cominciare dalla fine degli anni ’70 (…) Nessuna resa all´assalto del tempo, per carità. Nuovi impulsi di ribellione si aprono a chi sa trovare la strada. Non troverete nomi, cognomi, codici di identificazione. Chi deve capire, chi c´era, capirà. Alle guardie di tutte le età, le condizioni, le simpatie umane e calcistiche: non leggete queste pagine!».

Il gruppo si presenta così: «Siamo ultras romani e vogliamo manifestare il nostro disagio (a volte disgusto) nei confronti di un ambiente che non ci appartiene più (…) Nell´inesorabilità e nella durezza di una repressione invocata dagli “spacciatori dell´oppio dei popoli” (il calcio), dai seminatori di incultura sociale, dalla meschinità degli pseudo-ultras, di fronte al Dio denaro, legami fino a ieri indissolubili si sciolgono provocando fratture insanabili». La strada, dunque, è un ritorno alla «purezza», sotto l´ombrello di una nuova sigla «Ultras Lazio». «Ultras Lazio – si legge – è l´incontro di anziani militanti della curva Nord con i giovani ultras che vogliono effettivamente sperimentare l´impulso della mentalità ultras in luogo di qualsiasi altra esperienza esistenziale, che viene considerata da questi giovani, con disprezzo, “borghese”. (…) Prende così corpo l´idea di un movimentismo ribelle ed irregolare antipolitico, quello stesso che ha contrassegnato la storia del “primo fascismo”». Per farne cosa?

«Il nucleo più consapevole degli Ultras Lazio – prosegue il documento – ha un retroterra teorico che lo porta ad identificare nello squadrismo mistico-fascista l´essenza di una condotta che vuole essere una risposta, nella fiera consapevolezza di una sterilità politica contingente (la “politica” è rifiutata dai ribelli in quanto luogo di tenebrosi giochi di tipo capitalistico e mercantilistico, inevitabilmente scaduti a logiche di accumulazione di denaro fondate su intrighi e menzogne)».

Nella farneticazione squadrista, il ciclostile indica la ricerca di aggregazione con ogni forma di nuovo radicalismo – «Riserviamo stima, senza ombra di dubbio, a quei “compagni” di cui condividiamo la mentalità radicalista, barricadera, che li porta non a caso in prima fila nella lotta a fianco degli oppressi e degli emarginati» – e un metodo. «Per i giovani delle squadre fasciste del 1919 e del 1920, il farsi fascisti divenne una ribellione ai costumi, alla morale, alle ipocrisie e alle debolezze della borghesia. Non può così stupire che quando parte “la carica alle guardie” il grido di battaglia, come una sfida intera al mondo antifascista, rimane il classico “Duce, Duce”».

Nella cartellina in cui Sabuzi custodiva il manifesto del “nuovo ultras”, un secondo documento di 23 pagine, in lingua inglese – Bodyhammer: tactics and self-Defense for modern Protester – traduce la teoria in prassi della violenza. Si va dalla storia delle centurie romane e della formazione a testuggine, agli scontri di Napoli (17 marzo 2001) tra no-global e polizia. Di quell´esperienza si consiglia di ricordare «l´utilità dei grandi scudi di plexiglass». «Leggeri, facili da fabbricare, psicologicamente disarmanti per la polizia, che non potrà vedere la prima linea di carica, perdendo così il senso di adrenalina nei confronti dei singoli lanciati all´assalto».

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(19 marzo 2008)

SVIZZERA – Suicidio assistito con sacchetti di plastica riempiti di elio

EUROPA – SVIZZERA

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Zurigo. Procuratore generale su suicidio assistito: metodo con elio e’ inguardabile, molto meglio il pentobarbital

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Almeno quattro persone si sono tolte la vita in Svizzera ricorrendo ad un sacchetto di plastica riempito di elio, nuovo mezzo usato dalla discussa associazione di assistenza al suicidio Dignitas.

Il metodo permette di evitare la presenza di un medico che deve prescrivere il barbiturico sin qui utilizzato, ma il procuratore generale di Zurigo, cantone dove opera Dignitas, Andreas Brunner, si e’ detto indignato ed ha chiesto norme chiare per l’assistenza al suicidio, ha riferito l’agenzia di stampa svizzera ‘ats’. Come sempre, i responsabili di Dignitas hanno filmato le persone che si sono suicidate utilizzando elio ed hanno trasmesso le videocassette alla procura come prova di non aver commesso crimini. Le immagini sono ‘al limite del sopportabile’, ha detto Brunner. Si vedono persone che si mettono in testa un sacco di plastica riempito di elio. La morte interviene pero’ soltanto dopo ‘decine di minuti’ di sussulti.

Brunner e’ convinto che il pentobarbital sodico, sin qui utilizzato da Dignitas, sia molto piu’ indicato per i suicidi assistiti. Dignitas ha utilizzato per la prima volta il nuovo metodo di suicidio assistito lo scorso 18 febbraio. I casi sinora noti alla giustizia zurighese sono quattro, ha precisato il procuratore generale aggiunto Juerg Vollenweider.
Dignitas e’ l’unica organizzazione al mondo di accompagnamento al suicidio che offre i suoi servizi soprattutto a malati terminali provenienti dall’estero. Spesso e’ stata accusata di alimentare il ‘turismo della morte’. Recentemente, le sue attivita’ avevano suscitato un acceso dibattito. Sfrattata da appartamenti e camere d’albergo, l’associazione elvetica di assistenza al suicidio era rimasta infatti senza locali e si era rassegnata ad operare a bordo di vetture. E nel novembre scorso, due tedeschi, di 65 e 50 anni, giunti in Svizzera per morire avevano dovuto assorbire la dose letale di pentobarbital sodico in un furgoncino stazionato in un parcheggio, suscitando reazioni indignate in Svizzera e in Germania.
In Svizzera, l’aiuto al suicidio passivo (il paziente e’ accompagnato, ma compie da solo il gesto finale) non e’ punibile se non e’ compiuto per motivi egoistici. Sono due le principali associazioni di assistenza al suicidio, Exit e Dignitas.

Contrariamente alla prima che accetta di ‘accompagnare’solo persone domiciliate in Svizzera, Dignitas sembra specializzata nell’assistenza al suicidio di malati provenienti da Paesi dove e’ proibita, soprattutto tedeschi. Secondo dichiarazioni del segretario generale Ludwig Minelli, nel 2006 Dignitas ha aiutato 195 persone a togliersi la vita, di cui 120 provenivano dalla Germania.
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fonte: http://www.aduc.it/dyn/eutanasia/noti.php?id=214037

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IL CASO

Lo scrittore Hugo Claus ha scelto la ‘dolce morte’

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Hugo Claus Bruxelles, 19 marzo 2008  – Ha scelto di morire per eutanasia Hugo Claus, lo scrittore belga in lingua fiamminga spentosi oggi a 78 anni all’ospedale di Anversa. Da tempo l’autore di “Corrono voci” e de “La sofferenza del Belgio” soffriva di Alzheimer.

“Claus soffriva di Alzheimer. Ha deciso il momento della sua morte e ha chiesto l’eutanasia”, ha dichiarato in un comunicato la sua casa editrice belga, Bezige Bij.

Il Belgio è uno dei tre paesi dell’Unione Europea ad aver legalizzato l’eutanasia insieme a Olanda e Lussemburgo (qui il progetto di legge, approvato una prima volta dal Parlamento, attende una seconda lettura per l’approvazione completa). Le norme, simili in tutti e tre i paesi, stipulano che ogni eutanasia sia richiesta dal paziente che non ha speranza di guarigione, quando è ancora in condizioni di lucidità.
“Lo conosco abbastanza per sapere che voleva andarsene con orgoglio e dignità. Ci mancherà”, ha detto il ministro fiammingo della Cultura, Bert Anciaux.
Nato il 5 aprile 1929 a Bruges, Hugo Maurice Julien Claus, romanziere, poeta e drammaturgo, fu anche pittore e fece parte del gruppo Cobra, di ispirazione surrealista, nei primi anni Cinquanta. Fu insignito di numerosi premi tra cui il premio europeo Aristeion (1998), e in Italia il premio Nonino (2000). Fu più volte proposto dal Belgio al Premio Nobel per la Letteratura.

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fonte:  http://qn.quotidiano.net/2008/03/19/73705-scrittore_hugo_claus_scelto_dolce_morte.shtml

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EUTANASIA

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L’eutanasia – letteralmente buona morte (dal greco ευθανασία, composta da ευ-, bene e θανατος, morte) – è la pratica che consiste nel procurare la morte nel modo più indolore, rapido e incruento possibile a un essere umano (o ad un animale) affetto da una malattia inguaribile ed allo scopo di porre fine alla sua sofferenza.

Nascita del termine “eutanasia”

Il filosofo inglese Francis Bacon introdusse il termine “eutanasia” nelle lingue moderne occidentali nel saggio Progresso della conoscenza (Of the Proficience and Advancement of Learning, 1605). In questo testo, Bacon invitava i medici a non abbandonare i malati inguaribili, e ad aiutarli a soffrire il meno possibile. Non vi era però, nell’idea di Bacon, il concetto esplicito di dare la morte. Allo stesso termine “eutanasia” Bacon attribuiva solo il significato etimologico di “buona morte” (morte non dolorosa); lo scopo del medico doveva essere quello di far sì che la morte (comunque sopraggiunta in modo “naturale”) fosse non dolorosa.

Il termine iniziò ad avere corso comune a partire dalla fine del XIX secolo, a indicare un intervento medico tendente a porre fine alle sofferenze di una persona malata. In tale periodo emerse esplicitamente il concetto di “uccisione per pietà” (talora – anche se non sempre – identificabile con la fattispecie dell’omicidio del consenziente) come pratica non riprovevole in linea di principio.

L’eutanasia nell’antichità

La questione della correttezza morale della somministrazione della morte è un tema controverso fin dagli albori della medicina. Nel Giuramento di Ippocrate (circa 420 a.C.) si legge: Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo. D’altra parte, nel mondo classico, in determinate condizioni, il suicidio (e l’assistenza allo stesso) era spesso considerato con rispetto. Simili indicazioni etiche e deontologiche si possono rintracciare nel primo corpus legislativo della storia, il Codice di Hammurabi. Nell’Antico Testamento viene citato il caso di un suicidio assistito: quello del Saul (II Samuele 1,6-10): un soldato uccide Saul su sua richiesta; ma David in seguito condanna quel soldato a morte per omicidio.

L’eutanasia nel vangelo cristiano

Volendo rileggere il vangelo alla luce della moderna scienza medica, si può interpretare uno dei più famosi passi di esso, la Passione, come una forma di eutanasia per mettere fine alla sofferenza di Gesù crocifisso. In tale ottica Matteo (Mt 27,33-34) descriverebbe un tentativo di avvelenare Gesù sul Golgota, col vino mischiato a fiele (anticamente si riteneva che il veleno del serpente, l’aspide, fosse contenuto nel suo fiele). Luca, che era medico, racconta che i soldati, inzuppata una spugna nell’aceto e postala in cima a una canna d’issopo, la spinsero sulla bocca di Gesù, che tuttavia rifiutò di berne. Questo gesto, che viene generalmente interpretato come un atto di disprezzo e di crudeltà dei soldati verso Gesù (assetato), potrebbe invece essere letto come compassionevole: l’aceto infatti provoca rapida acidosi metabolica, perdita della coscienza, coma acidosico e morte. In generale, comunque, il Vangelo non sembra commentare questa vicenda da un punto di vista morale (né, per altro, quella del suicidio di Giuda Iscariota). Le posizioni etiche di origine cristiana sul tema dell’eutanasia paiono dunque derivare dall’applicazione di principi e insegnamenti più generali.

Argomenti pro e contro l’eutanasia volontaria

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Ragioni a favore dell’eutanasia volontaria:

  • Scelta: La scelta è un fondamentale principio democratico [3]
  • Qualità della vita: Il dolore e la sofferenza che una persona sperimenta durante una malattia può risultare incomprensibile, anche se trattata con analgesici, ad una persona che non c’è passata attraverso. Anche senza considerare il dolore fisico, è spesso difficile per i pazienti far fronte alla sofferenza psichica per aver perso la loro indipendenza. La società non dovrebbe forzarli a sopportare queste difficoltà.[3]
  • Risorse: Oggi in molti paesi c’è carenza di posto negli ospedali. Inoltre le risorse umane e quelle dei posti letto potrebbero essere usate per le persone le cui vite possono essere salvate invece di mantenere in vita quelli che vogliono morire. Questo incrementerebbe la qualità generale delle cure ed abbrevierebbe le liste d’attesa degli ospedali[citazione necessaria].

Ragioni contro l’eutanasia volontaria:

  • Giuramento di Ippocrate: Ogni dottore deve giurare su qualche variante di esso, ma la versione originale esclude esplicitamente l’eutanasia.[4]
  • Morale: Per alcune persone l’eutanasia di alcuni o di tutti i tipi è moralmente inaccettabile.[3] Questa visione di solito vede l’eutanasia come un tipo di omicidio e l’eutanasia volontaria come un tipo di suicidio, la moralità del quale è oggetto di vivo dibattito.
  • Teologica: Molte religioni e moderne interpretazioni religiose considerano esplicitamente sia l’eutanasia che il suicidio come atti peccaminosi (vedi Eutanasia e religione).
  • Piena consapevolezza: L’eutanasia può essere considerata “volontaria” soltanto se il paziente è pienamente consapevole per prendere la decisione, cioè, se ha una comprensione razionale delle opzioni e delle loro conseguenze. La piena consapevolezza può essere difficile da determinare o addirittura da definire.[3]
  • Necessità: Se c’è qualche ragione per credere che la causa della malattia o della sofferenza di un paziente è o sarà presto risolvibile, a volte la cosa giusta da fare sembra quella di provare ad iniziare una nuova cura o dedicarsi a cure palliative.[3]
  • Desideri della famiglia: I membri della famiglia spesso desiderano passare più tempo possibile coi loro cari prima che muoiano.
  • Pressione: Tutti gli argomenti elencati a favore dell’eutanasia volontaria possono essere utilizzati dal personale ospedaliero per metter su una pressione psicologica terribile e continua sulle persone per farle acconsentire all’eutanasia volontaria.[5] Nei paesi con un sistema sanitario simile a quello della Gran Bretagna, il personale ospedaliero avrebbe degli obiettivi da raggiungere. Alcune persone vedono questa eventualità come una prospettiva terrificante.[6]

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Lanci di uova contro Edizioni S. Paolo e Avvenire per protesta contro «l’ingerenza del Vaticano»

ROMA (19 marzo) – Duplice attacco a base di lanci di uova, questa mattina, contro il portone delle Edizioni San Paolo in via Alessandro Severo e la redazione di Avvenire, nei pressi di piazza Navona, da una trentina di giovani autodefiniti “Pasticceri ribelli”. L’Ovo Attack, come è stato chiamato dagli assalitori, fa seguito al Krafen Attack, l’attacco a base di bombe alla crema, compiuto il 12 dicembre scorso davanti alla sede del Pd, ed è stato organizzato per protesta contro «l’ingerenza mediatica del Vaticano».

Sia nel caso delle Edizioni San Paolo, che dopo il lancio di uova in vicolo Granari, dove ha sede il quotidiano della Cei, gli autori del blitz sono fuggiti facendo perdere le loro tracce subito dopo l’azione.

Famiglia cristiana. Sul sito indymedia compare un post, rivendicato da Ovo Attack, in cui il settimanale cattolico, Famiglia cristiana, viene preso di mira per il suo «impegno quotidiano e capillare nella diffusione della più retriva cultura clerico fascista». Nell’editoriale del numero oggi in edicola, infatti, Famiglia cristiana criticando una serie di candidature nei vari schieramenti politici, segnalava anche che «sull’Arcobaleno di sinistra spicca il no-global Caruso, sei anni chiesti dal pm per violenza durante le manifestazioni di Napoli».

In seguito all’allarme innescato dalla pubblicazione su internet, riconducibile all’area no-global, la polizia sta presidiando con una macchina la sede romana in via della Conciliazione.

Il caporedattore, Alberto Bobbio, commenta così: «Non abbiamo mai ricevuto minacce dirette e stamattina siamo rimasti sorpresi quando è arrivata la polizia sotto la redazione. Ci accusano di essere clerico-fascisti. La storia di questo giornale è lì a testimoniare l’impegno per la democrazia e l’antifascismo. Ha ragione il cardinale Bagnasco che bisogna svelenire il clima».
fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=20906&sez=HOME_ROMA

Ovo_Attack alla sede di Famiglia Cristiana

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Autore:
pasticceri ribelli

…questo è un

OVO ATTACK

Molto poco sacro Istituto san paolo,con questo ov’attack rendiamo grazie per il vostro impegno quotidiano e capillare nella diffusione della più retriva cultura clerico fascista;

Rendiamo grazie per la promessa di una pace ultraterrena…
salvo poi mantenere tanti fratelli come cappellani militari nei vostri eserciti in 35 paesi in guerra

Rendiamo grazie per le preghiere e i sermoni…
salvo poi regalarci 850 antenne nascoste dentro i campanili che inquinano e uccidono anche dove la modernità non arriva

Rendiamo grazie per l’interesse verso gli ultimi…
salvo poi sfrattare chi vive nelle vostre proprietà. Un quinto del patrimonio immobiliare di Roma esente dal pagamento ici e con il 50% di sconto dell’Ires

Rendiamo grazie per la morale sulla castità…
salvo poi utilizzarla come contraccettivo e farci ricorrere all’aborto clandestino rischiando di morire o essere condannate a 13 anni di carcere

Rendiamo grazie per la cura delle nostre anime…
salvo poi ostruire un servizio pubblico facendomi passare la notte a girare tutta Roma per trovare un contraccettivo di emergenza

Rendiamo grazie per la vostra misericordia…
salvo poi accollare a madri, sorelle e figlie tutta la cura dell’umanità

Rendiamo grazie per la declamazione dell’amore universale…
salvo poi accettare unicamente eterosessismo e machismo

Rendiamo grazie per averci insegnato il valore della famiglia…
salvo poi farci morire di botte e sensi di colpa

Rendiamo grazie per aver creato un’unica via di salvezza…
salvo poi criminalizzare, psichiatrizzare e punire chi non la percorre

Rendiamo grazie per i santi dettami sulla società…
salvo poi fomentare l’odio del diverso che arma la mano dei fascisti

Rendiamo grazie per gli insegnamenti sulla procreazione…
salvo poi dover andare all’estero per quella medicalmente assistita

Rendiamo grazie per il libero arbitrio…
salvo poi non poter scegliere neanche quando smettere di soffrire e morire

Rendiamo grazie per l’assistenzialismo…
salvo poi dimenticare di concedere un contratto e qualche diritto alle hostess dei pullman di roma christiana

Rendiamo grazie per la solidarietà …
salvo poi lasciar morire di aids pur di scongiurare l’uso dei profilattici

Rendiamo grazie per la pace internazionale…
salvo poi inventare scontri tra civiltà e appoggiare i golpe fascisti in america latina

Rendiamo grazie per l’attenzione verso i bambini…
salvo poi coprire i prelati che li stuprano

Rendiamo grazie per i retti insegnamenti…
salvo poi impartirli in scuole private con i soldi della pubblica istruzione o in scuole statali attraverso insegnanti scelti dalla curia e stipendiati dallo stato laico

Rendiamo grazie per il disprezzo per i beni materiali…
salvo poi essere implicati in tutti gli scandali finanziari attraverso lo I.O.R.(Istituto opere religiose)

Rendiamo grazie per la fratellanza…
salvo poi intendere cameratismo e beatificare i franchisti

Rendiamo grazie per il rifiuto dei fondamentalismi…
salvo poi inserire ovunque ci sia potere finanziario, economico e politico gli appartenenti alla beata setta dell’opus dei

Rendiamo grazie per la magnifica terna dio patria famiglia…
che manco se me la giocavo al lotto vincevo

E che ve possino furminà sulla via de Bagnasco!

In fede
Pasticcer* Ribell*

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fonte: http://napoli.indymedia.org/node/3384

fonte immagine di testa: http://www.zai.net/images/user_pages/uova.gif

Da D’Urso a Milva e Zanussi tutti i nomi del Liechtenstein

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I primi nomi della lista dei 400 clienti della banca Lgt di Vaduz
Ci sono l’industriale Aleotti e i petrolieri De Vita e Santoro

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di CARLO BONINI

<B>Da D'Urso a Milva e Zanussi<br>tutti i nomi del Liechtenstein</B>

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ROMA- Lo stillicidio è cominciato. E il “segreto”, ormai condiviso da molti e da molto tempo (la procura della Repubblica di Roma, la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate), sulla lista dei 400 clienti della banca Lgt di Vaduz, Liechtenstein, goccia, nella piena discrezione delle fonti in possesso dell’elenco, i suoi primi sedici nomi.

Sui quali, è importante sottolinearlo, il margine di errore (dovuto anche a possibili omonimie) resta ancora consistente, anche perché gli accertamenti tributari e penali non sono stati ancora conclusi e, soprattutto, fotografano disponibilità bancarie ferme all’anno 2002, a monte dello scudo fiscale.

Sta di fatto che ai nomi di Vito Bonsignore, già europarlamentare della Dc e oggi candidato del Partito delle libertà (“I beni che possiedo in Italia e all’estero sono posseduti e gestiti nel pieno rispetto della legge”, dice), Luigi Grillo, parlamentare di Forza Italia (“Ribadisco – sostiene – di non aver commesso alcun illecito ma, come spiegato in passato, di aver acquistato un podere alle Cinque Terre di proprietà di cittadini del Liechtenstein) e Carlo Sama, cognato dello scomparso Raul Gardini (pubblicati ieri da “Corriere della Sera” e “Stampa”), fonti qualificate che sulla lista sono al lavoro, ne aggiungono ora altri tredici. “Che sono poi i più consistenti – riferiscono – per quel che concerne l’ammontare dei depositi”. Da uno fino ad oltre duecento milioni di euro.

Mario D’Urso, napoletano, senatore dal 1996 al 2001, sottosegretario al commercio estero per un anno, eletto con “Rinnovamento Italiano” di Lamberto Dini e quindi passato al gruppo misto. Di professione avvocato (“avvocato secondo solo a Gianni Agnelli”, ha avuto modo di dire di sé scherzando, vista la grande amicizia che li legava). Uomo molto influente e apprezzato nei salotti buoni della politica e della finanza.

Maria Ilva Biolcati. Per gli italiani, Milva. Cantante, “Commendatrice dell’ordine al merito della Repubblica Italiana” e “Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica federale di Germania”. Che, raggiunta ieri telefonicamente, dice: “Conti all’estero? E’ impossibile che ci sia il mio nome su quella lista. Nel Liechtenstein non sono mai stata. Di questa vicenda ne so poco anche perché nei giorni scorsi ero in Germania e ho letto poco i giornali. Ma giuro che in quarant’anni di carriera non ho mai portato né una lira , né un euro all’estero. Ho girato tutto il mondo per i miei concerti e al massimo avrò comprato qualche gioiello. Ma le tasse le ho sempre pagate. Adesso la prima cosa che farò è chiamare il mio commercialista e chiedere spiegazioni”.

Pasquale De Vita, romano, classe 1929, presidente dell’Unione petrolifera, l’associazione che aderisce a Confindustria e raggruppa le principali aziende che operano nel settore della raffinazione e distribuzione del greggio. Già presidente dell’Agip petroli dal 1984 al 1993, nel cui consiglio di amministrazione è rimasto fino al ’96 come presidente onorario.

La famiglia fiorentina degli Aleotti (i conti individuati a Vaduz farebbero capo a più persone ma dello stesso nucleo familiare), proprietaria del gruppo farmaceutico “Menarini”, la più importante azienda farmaceutica italiana e tra le più importanti in Europa con i suoi 450 milioni di confezioni di medicinali l’anno, prodotti negli stabilimenti di Firenze, l’Aquila, Pisa, Lomagna, Barcellona, Berlino e Dresda.

La famiglia Zanussi, industriali friulani di Pordenone, ex proprietari dell’azienda leader nella produzione degli elettrodomestici (anche per loro, gli accertamenti riguarderebbero diversi componenti del nucleo familiare, cui sarebbero riconducibili i conti lussemburghesi). La famiglia Amenduni, proprietaria delle acciaierie Valbruna spa di Vicenza, tra i gruppi più solidi al mondo nel settore, entrata nella scalata ad Antonveneta di Fiorani e segnalata a sostegno del centro-destra in queste prime settimane della campagna elettorale che ha diviso Vicenza sulla candidatura nel Pd di Calearo.

Maria Gabriella Gentili Mian e il figlio Maurizio, ex proprietari dell’azienda farmaceutica Gentili (ceduta negli anni ’90) ed ex presidenti del Pisa Calcio, squadra della città dove tuttora risiedono. E che, ieri, con un comunicato della famiglia, hanno così risposto: “Tutte le disponibilità finanziarie riconducibili a conti esteroresidenti sono oggetto ogni anno di dichiarazioni fiscali ai sensi di legge. Motivo per cui l’esistenza di depositi a noi riferibili su conti in Liechtenstein non può costituire notizia”.

Michelangelo Manini, bolognese, presidente della “Faac spa”, azienda di produzione di allarmi e automatismi per l’apertura di cancelli e porte. Eugenio Cremascoli, imprenditore comasco, titolare della “Ngc medical”, azienda che lavora nella produzione e commercializzazione di attrezzature medico-chirurgiche, nella progettazione e realizzazione di blocchi operatori, terapie intensive, laboratori di radiologia, recentemente coinvolto in un processo per appalti all’azienda ospedaliera di Lecco in cui è stato assolto.

Marco Piccinini, romano di origine, monegasco di adozione, dove il padre aveva fondato una banca (la “Principe Société de Banque de Monaco”). Una intera vita nella Formula Uno, dove è stato direttore della Ferrari spa nei primi anni ’80, grazie anche all’amicizia che lo legava ad Enzo Ferrari. Raffaele Santoro, ex presidente di Agip, coinvolto nell’inchiesta Mani Pulite ed arrestato nel marzo del 1993 per corruzione. L’avvocato Tommaso Addario, condirettore dell’Italcasse nei primi anni ’80, ai tempi di Giuseppe Arcaini, quando l’Istituto bancario venne travolto dall’inchiesta sui fondi neri.

Pietro Arvedi D’Emili, conosciuto per il suo ruolo di presidente della squadra di calcio del Verona Hellas, ora in C/1.

Sin qui, i nomi. Ancora molto generiche, al contrario, le informazioni sulla consistenza dei conti che vengono attribuiti ai sedici. Si andrebbe dal milione di euro del presidente dell’Unione petrolifera agli oltre duecento milioni delle famiglie Zanussi e Aleotti, che sarebbero, in ogni caso, “i più significativi” tra i 400 depositi all’esame di procura di Roma, Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza.
(19 marzo 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/economia/fisco-liechtestein/caccia-ai-vip/caccia-ai-vip.html

Lavori usuranti, varato il decreto Damiano: 2,5 miliardi in 10 anni

Ma Ferrero protesta: «Fatto il minimo»

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo sui lavori usuranti. Il testo dovrà essere ora approvato entro 60 giorni dalle commissioni parlamentari. Lo riferisce al termine della riunione il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, osservando: «Lo abbiamo approvato principalmente per non fare scadere la delega e per onorare l’impegno preso con il protocollo sul welfare». Secondo il ministro, molto probabilmente, saranno le commissioni nominate con la nuova legislatura a esaminare il provvedimento prima del via libera definitivo.
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Il decreto legislativo sui lavori usuranti approvato dal Consiglio dei ministri prevede un impegno finanziario di «2,5 miliardi nel decennio» e si rivolge a una platea di cinquemila persone l’anno, secondo le prime stime indicative, ha detto il ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Il provvedimento, ha aggiunto, ha decorrenza 1 luglio 2009. Il ministro ha spiegato che il decreto prevede uno sconto di 3 anni per quattro categorie di lavoratori usuranti: quelli previsti dal decreto salvi, i notturni, gli addetti alla catena di montaggio, i conducenti di veicoli con capienza non inferiore a nove posti. Per chi svolge lavori notturni, in particolare, sono fissati 3 scaglioni: per chi fa tra le 64 e le 71 notti l’anno è previsto un anno di sconto; due anni per chi ne fa tra 72 e 77 e tre anni per chi supera le 77 notti l’anno.
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Il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, spiega, però, che «i ministri della sinistra si sono astenuti: abbiamo spinto molto perché si facesse il decreto legislativo, ma i contenuti del decreto sono minimi». Il provvedimento, sottolinea Ferrero, conferma «il brutto accordo» che avevamo contestato con il protocollo welfare di luglio. Il ministro spiega che la Sinistra Arcobaleno non si è espressa contro il provvedimento in quanto «era giusto farlo perchÈ si salvasse (il testo, ndr)» ma nello stesso tempo rileva che gli scaglioni indicati nel provvedimento per consentire a chi svolge lavori usuranti il pensionamento anticipato «sono strettissimi».
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Pubblicato il: 19.03.08
Modificato il:
19.03.08 alle ore 15.13

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fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=73920

Merkel, la Shoah e la Palestina che muore

 

Merkel in Israele: «La Shoah riempie noi tedeschi
di vergogna. Mi inchino davanti alle vittime»

Angela Merkel in Israele (foto Scheiner - Lapresse)

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GERUSALEMME (18 marzo) –«La Shoah riempie noi tedeschi di vergogna. M’inchino davanti alle vittime. M’inchino davanti ai sopravvissuti e chi li ha aiutati a sopravvivere». Così il cancelliere tedesco Angela Merkel ha parlato oggi davanti al Parlamento israeliano. Ha iniziato ringraziando in lingua ebraica «per il grande onore» che le è stato concesso. L’intero discorso è stato tenuto in lingua tedesca, cosa che ha creato polemiche. Cinque deputati hanno boicottato la seduta per non sentire la lingua usata nello sterminio degli ebrei. E’ la prima volta che un capo di governo pronuncia un discorso davanti alla Knesset.

«Vergogna per la Shoah». «Ogni governo tedesco e ogni cancelliere tedesco prima di me si è impegnato nella speciale responsabilità storica che la Germania ha verso la sicurezza d’Israele», ha detto la Merkel. «L’omicidio di massa» di sei milioni di ebrei «nel nome della Germania» ha causato «indescrivibili sofferenze» ha aggiunto. «Sono profondamente convinta – ha detto ancora la Merkel -che soltanto se la Germania saprà riconoscere la sua eterna responsabilità per la catastrofe morale della sua storia, potremo forgiare il futuro in maniera umana». Ciò significa che la Germania deve impedire ogni tentativo di sottovalutare le atrocità naziste e che «antisemitismo, razzismo e xenofobia non devono più poter metter piede in Germania e in Europa».

«La Germania non lascerà mai solo Israele», ha proseguito il cancelliere tedesco aggiungendo che tra i due stati i rapporti saranno sempre particolari, in considerazione del tragico passato della Shoah. «Antisemitismo e razzismo – ha aggiunto – non dovranno mai più aver posto in Europa». Il cancelliere ha quindi esortato Israele ad accettare «dolorosi compromessi» per ottenere la pace nella regione e a collaborare con l’Ue per dare stabilità alla regione e ha affermato che la Germania appoggerà nuove sanzioni contro l’Iran se gli sforzi diplomatici per convincere Teheran a sospendere il suo programma nucleare dovessero fallire.

Condanna dei razzi Qassam.
La Merkel ha poi sottolineato come i tiri di razzi Qassam dalla Striscia di Gaza sulle città israeliane limitrofe sono un crimine e devono cessare. La Germania, ha detto, è per una soluzione del conflitto nella regione secondo la formula di due stati: «lo stato di Israele per gli ebrei e uno stato di Palestina per i palestinesi».

Monito all’Iran. Il cancelliere ha proseguito affermando che il programma nucleare iraniano è una minaccia alla pace e alla sicurezza. Una minaccia prima per Israele, poi per la regione e poi anche per l’Europa. «Non è la comunità internazionale che deve dimostrare che l’Iran vuole la bomba atomica e l’Iran che deve dimostrare che non la vuole», ha detto la Merkel che ha poi condannando «i ripetuti attacchi verbali» del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad contro Israele.

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha definito le ambizioni nucleari iraniane «un grave pericolo per la stabilità del Medio Oriente». «Non ho dubbi che la sua posizione e quella del suo governo – ha poi detto, rivolto alla Merkel – contribuiranno a rafforzare il fronte internazionale contro le ambizioni distruttive dell’Iran».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=20868&sez=HOME_NELMONDO

Gaza, imprenditori fanno funerali simboli alle loro 3900 aziende

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Funerali simbolici per 3900 aziende palestinesi grandi e piccole chiuse negli ultimi anni nella striscia di Gaza di pari passo con la chiusura dei valichi con Israele sono stati celebrati martedì in una zona sterrata di Gaza proclamata «cimitero delle attività economiche». Per ogni azienda chiusa forzatamente c’era un cartoncino bianco con il nome. Alcuni dei proprietari hanno voluto essere presenti alla cerimonia nel cimitero e hanno letto brevi elogi funebri delle aziende estinte. La manifestazione di protesta è stata organizzata, in una Gaza immiserita da una disoccupazione di massa, dal locale Comitato popolare contro l’assedio.


Nel frattempo sono due al momento
in campo le iniziative tese a ripristinare una situazione di minore tensione tra Hamas e Israele, dopo i raid delle passate settimane contro la Striscia di Gaza. La prima è un’iniziativa yemenita, sostenuta dall’Olp, che tenta una rappacificazione tra il movimento di resistenza islamico guidato da Ismail Haniyeh e l’Anp guidata dal presidente Abu Mazen di Fatah. La seconda è una mediazione egiziana per una nuova tregua di fatto. Il capo dell’intelligence egiziana Omar Suleiman, sarebbe in procinto di tornare in Israele nel tentativo di raggiungere a un nuovo cessate il fuoco pur non ufficializzato tra Israele e Hamas. L’accordo che Suleiman vorrebbe raggiungere prevederebbe l’impegno da parte degli israeliani di fermare le operazioni militari a Gaza in cambio e in prospettiva allentare l’assedio alla Striscia. Mentre sul versante di Hamas ci dovrebbe essere un pari impegno a fermare il lancio di razzi contro Sderot e Ashkelon.

L’accordo sotto l’egida dello Yemen prevederebbe invece la restaurazione di una situazione ex ante il 15 giugno 2007, quando Hamas ha preso il potere a Gaza defenestrando e uccidendo i dirigenti di Fatah. Una delegazione dell’Olp, arrivata martedì a Sanaa, capitale dello Yemen, per esortare Hamas ad accettare l’iniziativa yemenita di riconciliazione. Un’iniziativa verso la quale il movimento di Haniyeh ha finora ostentato freddezza.

Pubblicato il: 18.03.08
Modificato il:
18.03.08 alle ore 14.59

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=73891