Archivio | marzo 21, 2008

Veltroni in (cattiva) Compagnia..

Veltroni a Trivolzio, ma in gran segreto

Il leader del Pd pranza con i big della Compagnia delle Opere

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di Fabrizio Merli

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 PAVIA. Walter Veltroni, dopo il comizio a Pavia, ha pranzato al centro San Pampuri di Trivolzio con il vice presidente della Compagnia delle Opere, Massimo Ferlini. Cosa c’è di straordinario? Nulla, se non fosse per gli addetti stampa del segretario Pd che oppongono un “no comment” postumo. Nel senso che la notizia, almeno ieri, ormai era «quasi» di dominio pubblico.

Per comprendere il “giallo” occorre fare una premessa e una cronistoria. La premessa è che la Compagnia delle Opere, che raduna 29.000 imprese in tutta Italia, gravita da sempre nell’orbita di Comunione e Liberazione. Ed è più che vicina al governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. L’ex presidente, Raffaello Vignali, è candidato con il Popolo della Libertà. Un candidato premier in campagna elettorale ha il pieno diritto di pranzare con chi voglia, e la Compagnia delle Opere non è un partito. Ma allora, perchè negare fino al surreale? Veniamo alla cronistoria. Ieri mattina quasi tutti i quotidiani riferiscono del pranzo di Veltroni avvenuto «nei dintorni di Pavia».

Un pranzo «segreto» (ma non troppo, visto che è finito sui giornali) organizzato dal segretario regionale del Pd, Maurizio Martina. Dato il riferimento alla provincia di Pavia, il cronista chiama l’addetta stampa di Martina e ottiene una prima risposta: «No, guarda, sono in difficoltà. Martina non voleva che la storia uscisse e i titoli di stamattina non gli hanno fatto piacere». Vabbè, ma ormai la frittata è fatta, quindi perchè non dire il luogo in cui è avvenuto il pranzo? No comment. Inutile interpellare chi era sul palco di Piazza della Vittoria con Veltroni. Giuseppe Villani dice «non ne so nulla». Daniele Bosone parla di «un pranzo a Milano», riprendendo quanto rilanciato dalle agenzie la sera prima. Nel frattempo, un’anima pia confida il terribile segreto: il pranzo è avvenuto a Trivolzio, al centro intitolato a San Riccardo Pampuri.

Il parroco, don Angelo Beretta, non ne sa nulla: «Chiedetelo ai ragazzi di Cl, sono loro che fanno da mangiare, io non so cosa combinano. E poi adesso devo confessare decine di ragazzi». Viene quasi il dubbio che il summit non ci sia stato. Ma a metà pomeriggio il sito internet della Compagnia delle Opere riporta una breve dichiarazione del vicepresidente, Massimo Ferlini: «Abbiamo avuto con Walter Veltroni un colloquio franco sulle esigenze delle imprese e del Paese (…)». L’incontro «conferma che Cdo è sempre aperta a un dialogo con tutti, in particolare quando, come successo ieri (mercoledì ndr) questo confronto ci viene richiesto da chi si candida ad assumere la responsabilità del Paese». Un passo avanti, ma non si dice ancora dove si è svolto ’sto incontro. Telefonata all’addetta stampa che sta sul bus verde di Veltroni: «Devi chiamare la collega che segue Martina». Telefonata alla collega: «Devi chiamare l’addetta del nazionale». Ma almeno ditemi se il pranzo è avvenuto in provincia di Pavia… «Non possiamo». Disperazione. Altra telefonata all’assessore regionale Giancarlo Abelli: «Un incontro normale: Ferlini era assessore Pci nella giunta Tognoli a Milano». Sì, ma è successo a Trivolzio? Abelli non lo sa. L’ultima chiamata è al sindaco di Trivolzio, Paolo Bremi: «Sì Veltroni è venuto qua a pranzo. Nessuno mi aveva detto niente, io l’ho saputo dai miei vigili». Grazie sindaco. Veltroni ha ragione: l’Italia deve ripartire dalle piazze dei paesini che nascondono gioielli artistici e banali risposte.

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fonte: via e-mail

Insegnante abusa delle alunne & Pedofilia e Chiesa

Dalle indagini, condotte dai militari di Correggio, è emerso che l’uomo avrebbe costretto alcune bambine durante le lezioni a subire atti sessuali.

Durante la perquisizione i militari hanno sequestrato foto di bimbe scaricate da internet

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Reggio Emilia, 21 marzo 2008 – Un insegnante di Reggio 33enne è stato arrestato dai carabinieri per violenza sessuale nei confronti di alcune ragazzine di età inferiore ai 14 anni, e per detenzione di materiale pedopornografico. Secondo le indagini, condotte dai militari di Correggio, l’ uomo avrebbe costretto durante le lezioni alcune bambine a subire e compiere atti sessuali. Durante una perquisizione nella sua abitazione i militari hanno poi sequestrato foto di bimbe, scaricate da internet, anch’esse ritratte durante atti di tipo sessuale. Il giovane, hanno scoperto i militari, aveva un proprio ‘blog’, per il quale è stato disposto l’oscuramento.

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L’uomo, celibe e incensurato, aveva un contratto nella scuola per svolgere un progetto teatrale. Le indagini hanno permesso di appurare che l’insegnante è amministratore di un’associazione culturale che opera nelle scuole. Le indagini hanno avuto un’accelerazione negli ultimi giorni, quando i carabinieri hanno raccolto le denunce sugli abusi di cui erano rimaste vittime cinque scolare fra gli 11 e i 13 anni. Già a febbraio la procura aveva ricevuto una segnalazione a carico del giovane su presunti abusi, sempre verso ragazzine ‘under 14’, in un’altra località della provincia. Le piccole vittime dell’insegnante sono state ascoltate dagli investigatori in forma protetta, con tutte le cautele del caso.

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I riscontri hanno portato il pubblico ministero a chiedere al gip il provvedimento restrittivo, che è stato eseguito nella tarda serata di ieri. L’uomo ora è in carcere. Gli atti sessuali sarebbero stati commessi, secondo le accuse, dal novembre scorso fino a questo mese. Le scolare sarebbero state fatte appartare a turno dall’uomo sotto i banchi o la cattedra, al buio, con il pretesto di effettuare giochi, poi sarebbero state costrette a toccargli le parti intime. Le indagini proseguono con l’esame di tutto il materiale sequestrato (tra cui computer, dvd, manoscritti di bambini), anche per verificare se altre bimbe siano state coinvolte.

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fonte: http://qn.quotidiano.net/2008/03/21/74277-abusi_sessuali_sulle_alunne_arrestato_insegnante.shtml

 Sui pedofili il silenzio è sacro

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di Gianluca Di Feo

Il memoriale spedito a Wojtyla sugli abusi in Messico. Le accuse ai preti italiani. In un libro, le omissioni della Chiesa

Il libro “Viaggio nel silenzio”
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Forte con i deboli e debole con i potenti. A leggere le inchieste e le rivelazioni sulle coperture del Vaticano ai sacerdoti accusati di pedofilia sembra di assistere a un capovolgimento dei valori della Chiesa. Scandali come quelli statunitensi o come l’incredibile vicenda di don Gelmini aprono crepe nella credibilità delle istituzioni ecclesiastiche e soprattutto nella loro capacità di prevenire e punire gli abusi sessuali del clero. Adesso un volume in uscita per l’editore Chiarelettere contribuisce ad aumentare i dubbi. In ‘Viaggio nel silenzio’ Vania Lucia Gaito raccoglie testimonianze e documenti inediti, fondendoli in una panoramica planetaria delle coperture concesse dalle curie ai protagonisti dei reati.

Alcune delle storie raccolte
sono paradossali. C’è la lettera-memoriale inviata a Giovanni Paolo II da un gruppo di sacerdoti e fedeli messicani contro padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. E c’è il racconto del calvario di Alessandro Pasquinelli: “Nel gennaio del 2004 ho patteggiato una condanna per pedofilia. A quell’epoca ero parroco alla Vergine dei Pini, a Monsummano Terme. Ho patteggiato senza saperlo. E ho da scontare tre anni senza aver fatto nulla”. Perché accettare una pena senza difendersi? L’ex parroco Pasquinelli sostiene di avere potuto provare la sua innocenza e mostra all’autrice del volume documenti e testimonianze. “Mi fecero firmare un foglio in bianco. Dissero che ci avrebbero scritto un mandato per l’avvocato. Invece ci scrissero il patteggiamento. E il patteggiamento ci fu senza che io neanche ne sapessi nulla. Mi venne comunicato a cose fatte dal mio vescovo”.

Che interesse poteva avere un vescovo a far condannare un suo sacerdote innocente? Pasquinelli viene descritto come un prete dinamico, preparato. Entra persino nell’Opus dei e racconta di avere diviso il suo tempo tra l’Opera e la parrocchia. Lì a Monsummano, nel pistoiese, si lancia nel progetto di una casa famiglia, da cui nascono le accuse contro di lui. Non le accetta: dichiara di avere reagito alle prime voci con denunce e con una gestione ancora più rigorosa della struttura. Mentre il vescovo di Pescia gli avrebbe consigliato il quieto vivere: “Con me fu chiarissimo: ‘Io obbedisco al Vaticano: il Vaticano dice di trasferire senza scandali, e io ti trasferisco’. E così fece. Senza accertare i fatti, senza fare alcun genere di indagine, nulla”. Pasquinelli elenca perizie a sostegno della sua innocenza. Ma quando diventa formalmente indagato entra in depressione. Fino a quella firma sul foglio bianco che si trasforma in una condanna ‘benedetta’ dal vescovo. Perché, sostiene nel libro, la Curia non voleva che la sua difesa al processo potesse far emergere ben altri scandali.

Uno tra tanti: “Non voleva che si sapesse, poi, di Enrico Marinoni, un sacerdote che aveva preso dalla diocesi di Fiesole, che aveva alle spalle storie di adescamento di minori. Il vescovo l’aveva nominato responsabile dell’Azione cattolica bambini. Era stato come affidare le pecore al lupo, don Enrico si era scatenato, alla fine c’erano state le denunce e aveva patteggiato due anni e sei mesi”.

Pasquinelli dopo la sentenza ha reagito, chiedendo gli atti per andare al dibattimento e il vescovo lo ha sospeso. Da lì un percorso che lo ha visto lasciare la diocesi, per poi prendere moglie e diventare un alfiere dei preti sposati. Ma il suo racconto colpisce. Perché parte dal seminario: “Ho l’impressione che ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte”. La più esplicita “venne da un mio compagno che, quando io ero in seminario, era già stato ordinato sacerdote”. Descrive l’approccio, il bacio: “Lui continuò ad abbracciarmi e mi disse: ‘La nostra è un’amicizia sacra’. Io non riuscivo a dire nulla, l’imbarazzo era troppo forte. Ero pietrificato. E a quel punto lui cercò di sbottonarmi i pantaloni”.

Non è solo questione di seminari. A Roma viene indirizzato “a un prelato del Vaticano con un ruolo molto importante. Telefonai e mi fu fissato un appuntamento. I miei amici, quando lo seppero, esplosero in risate e battutine: ‘Ah, ma vai da Jessica! Attento! Mettiti la cintura di castità!’. Pensavo che scherzassero, e invece avevano ragione. In Vaticano mi ricevette in uno studio splendido, elegantissimo… Cominciò a lisciarmi le gambe, poi ad accarezzarmi. Io ero gelato. Poi arrivò alla cerniera dei pantaloni. Mi salvò il telefono, come nei film di terza categoria. Lui dovette rispondere e io mi alzai e andai alla porta”.

(11 marzo 2008)

Tibet, Nancy Pelosi dal Dalai Lama. Pechino indaga via internet

La speaker democratica della Camera americana va a Dharamsala: “Serve un’inchiesta internazionale”. On line le foto dei ricercati

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<B>Tibet, Nancy Pelosi dal Dalai Lama<br>Pechino indaga via internet </B><br>
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ROMA – La diplomazia preme per il dialogo mentre Pechino va avanti con la repressione. Da una parte gli incontri e dall’altra una sorta di taglia elettronica diffusa via internet. La crisi tibetana non accenna a placarsi. Oggi Nancy Pelosi, la speaker democratica della Camera Usa ha incontrato il Dalai Lama nella sua residenza a Dharamsala, in India. “E’ il nostro destino aiutare la gente del Tibet. Se il mondo non si esprime contro la Cina e contro i cinesi in Tibet, allora vuol dire che abbiamo perso tutta l’autorità morale per parlare di diritti umani” ha detto la Pelosi che era accompagnata da altri nove esponenti del Congresso americano ed è stata acclamata al suo arrivo dai monaci tibetani che hanno sventolato bandiere.

L’incontro giunge all’indomani
dell’appello alla “moderazione” lanciato alla Cina dal segretario di stato Usa, Condoleezza Rice. Un appello che ha coinciso con la dichiarazione con cui la Casa Bianca ha chiarito che il presidente Bush andrà alle Olimpiadi di Pechino. E anche la Pelosi dice no al boicottaggio dei Giochi, aprendo la strada ad un’inchiesta internazionale sulle cause delle violenze.

Nel frattempo la protesta non si placa.
Oggi, circa 2.000 giovani tibetani si sono riuniti nel complesso dove risiede il Dalai Lama, innalzando bandiere indiane, tibetane e statunitensi. E la reazione del governo cinese si è fatta sentire. Le foto di 19 tibetani ricercati per i moti di Lhasa sono comparse su alcuni dei maggiori portali Internet cinesi, tra cui sina.com e yahoo.com. I numeri dell’ufficio di pubblica sicurezza di Lhasa vengono dati insieme alle foto, con la richiesta ai lettori di fornire informazioni che possano facilitare la loro cattura.

Ancora incerto il bilancio dei disordini.
La polizia di Lhasa ha affermato nei giorni scorsi di aver arrestato 24 persone. Secondo le autorità cinesi nelle violenze di venerdì scorso hanno perso la vita 13 persone. Ma gli esuli tibetani contestano questa cifra e parlano di centinaia di vittime.

(21 marzo 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/esteri/tibet-scontri-lhasa-2/pelosi-tibet/pelosi-tibet.html

Lavoro, tre morti. Uno è uno stuntman

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morti bianche incidente lavoro morte vittima impalcatura ponteggio

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Doveva simulare un indicente mortale sul lavoro, ma l’incidente è avvenuto veramente. Durante il volo nel vuoto da sei metri d’altezza uno dei più conosciuti stuntmen italiani è morto battendo il capo contro una sporgenza di una impalcatura appoggiata a una delle palazzine che costituivano la cittadella dell’acciaio della Falck di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. È accaduto pochi minuti prima di mezzogiorno in via Mazzini.

La vittima è Nicolò Ricci, trent’anni, di Torino. Un suo collega, lasciatosi cadere nel vuoto insieme a lui, è finito senza conseguenze sul lettino gonfiabile. Lui, invece, non s’è rialzato. La troupe si è immediatamente accorta della gravità della lesione al capo e ha chiamato i soccorsi. Ricci è giunto in coma all’ospedale. I medici hanno dichiarato la morte cerebrale e chiesto alla famiglia l’autorizzazione per il prelievo degli organi.

Si stava lavorando ad una puntata di una fiction per Rai Due dal titolo provvisorio “Dem” (Dipartimento emergenza medica). Precedentemente era stata girata la stessa scena con il volo dei due stuntmen dalla medesima altezza e non era successo nulla. Il regista ha chiesto la ripetizione della caduta mezz’ora dopo. La ripetizione è stata fatale per uno dei due attori. L’incidente, che doveva proprio simulare la morte di due operai impegnati nei lavori di ristrutturazione di un palazzo, è accaduto sotto gli occhi della troupe (oltre trenta persone) e dei numerosi curiosi fermatisi davanti all’impalcatura appoggiata a quella che una volta era una delle portinerie delle acciaierie.

Tutti si sono subito resi conto che la fiction si era trasformata in realtà. L’attore, con una lesione nella parte posteriore del cranio, è stato immobilizzato dai soccorritori del 118 e portato all’ospedale milanese “Niguarda”, lo stesso dove nei giorni scorsi il regista aveva girato alcune scene. La cassetta con le riprese della caduta è stata sequestrata dalla polizia (insieme alle attrezzature) e dall’Asl, competente per le indagini. Si spera dall’esame del filmato di scoprire quello che è avvenuto.

Ispirata al format spagnolo “Hospital Central”, la fiction è una serie di genere “medical” in diciotto puntate che Alessandro Ippolito di Videomedia produce per Rai Fiction e che è attesa a settembre in prima serata sulla seconda rete Rai. Prendendo spunto da fatti di cronaca, Dem racconta con un ritmo serrato le vicissitudini personali e lavorative di un’equipe di quindici camici bianchi, tra medici e paramedici, che lavorano in un pronto soccorso di un immaginario grande ospedale pubblico milanese. Nel cast ci sono Rodolfo Corsato, Sergio Muniz, Milena Miconi, Antonella Fattori, Cesare Bocci, Max Pisu. Dietro la macchina da presa si alternano tre registi, Giampaolo Tescari, Lucio Gaudino e Carmine Elia.

La tragedia dello stuntman non è purtroppo l’unica ad allungare la serie delle morti bianche. Un operaio di 30 anni, Massimo Luciani, di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), è morto schiacciato da una pressa mentre lavorava nello stabilimento di un’azienda che produce profilati metallici in Contrada Valle Cupa di Colonnella (Teramo). E nello stesso modo, questa volta schiacciato da una ruspa, è morto anche Rinaldo Potric, 58 anni, residente a Rovereto. L’uomo stava operando con la piccola ruspa, a Verona, all’interno di un cantiere edile dove erano in corso lavori di ristrutturazione. Infine, è ricoverato in gravi condizioni un ragazzo di 17 anni colpito dal cavo di una gru nel porto di Messina, dove sono in corso dei lavori su una banchina. Gli agenti stanno acquisendo informazioni per accertare la posizione lavorativa del ferito e per verificare le condizioni di sicurezza nel cantiere.

Pubblicato il: 21.03.08
Modificato il:
21.03.08 alle ore 18.39

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=73983

L’Autorithy: c’è troppo Berlusconi in televisione

 Silvio Berlusconi
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Serve un riequilibrio sulla presenza nei Tg delle forze politiche. Dopo la multa da 100 mila euro indirizzata al Tg4 di Emilio Fede decisamente “parziale” nell’informazione, l’Autorità garante per le Telecomunicazione ribadisce che c’è davvero troppa Pdl in televisione. E striglia l’informazione in tv perché è troppo favorevole a Berlusconi e soci.
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Una nota, infatti, ha indirizzato un atto formale di richiamo alle emittenti radiotelevisive pubbliche e private, per l’immediato riequilibrio dell’informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale. Dal monitoraggio della prima settimana dell’ultima fase della campagna elettorale, dopo la presentazione delle liste, si legge, particolarmente per quanto riguarda la presenza nei notiziari delle forze politiche, emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre sia nel rapporto tra queste ultime: il Popolo delle Libertà appare, in una certa misura, onnipresente in televisione e di più di tutte le altre forze politiche, Partito democratico compreso.

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«Altro che brogli elettorali, di cui va cianciando Berlusconi!
Questa è un alterazione ben più grave, perché siamo di fronte agli unici veri brogli, quelli mediatici». A lanciare l’attacco è il portavoce dell’associazione Articolo 21, Giuseppe Giulietti: «Bisogna dare atto all’Agcom di avere detto finalmente con grande chiarezza e dati alla mano che esistono in questa campagna elettorale gravi squilibri e continuano sistematiche violazioni delle norme sulla par condicio. Appare sempre più evidente il progressivo oscuramento delle forze politiche minori, al quale tuttavia si aggiunge nelle ultime rilevazioni anche un evidentissimo squilibrio tra le forze maggiori e nello stesso confronto tra Berlusconi e Veltroni, a favore del Pdl e dello stesso “portatore sano” di conflitto di interessi».
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La notizia dei forti squilibri denunciati
dall’Agcom fa scatenare i piccoli partiti che da settimane denunciano il loro oscuramento mediatico: «La situazione dell’informazione politica nei telegiornali è da tempo intollerabile – scrivono alcuni esponenti della Sinistra Arcobaleno – Dopo l’atto di richiamo da parte dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni alle emittenti radiotelevisive è necessario che venga attuato un immediato riequilibrio dell’informazione politica e venga immediatamente ripristinata la legalità». Soddisfatta per il richiamo dell’Agcom anche La Destra, secondo al quale è «evidente che se il riequilibrio imposto da Agcom non dovesse esserci con effetto immediato, per i direttori dei tg pubblici e privati si aprirebbe un contenzioso presso il tribunale civile, per i danni arrecati alla nostra formazione politica».

Pubblicato il: 21.03.08
Modificato il:
21.03.08 alle ore 16.24

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=73987