Archivio | marzo 22, 2008

Buona Pasqua!


Buona Pasqua!

Storia della Pastiera in rima

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Si narra che Maria Teresa d’Austria, moglie di Ferdinando II di Borbone, fosse soprannominata ‘la Regina che non sorride mai’.

Un giorno però, persuasa dalle insistenze del consorte buongustaio, accondiscese ad assaggiare una fetta di pastiera e non poté trattenere dall’esprimere con un sorriso il gradimento per il dolce.

L’evento fu di tale eccezionalità che pare che il Re sorpreso e compiaciuto esclamò: «Per far sorridere mia moglie ci voleva la pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederlo di nuovo».

«A Napule regnava Ferdinando
Ca passava e’ jurnate zompettiando;
Mentr’ invece a’ mugliera, ‘Onna Teresa,
Steva sempe arraggiata. A’ faccia appesa
O’ musso luongo, nun redeva maje,
Comm’avess passate tanta guaje.
Nù bellu juorno Amelia, a’ cammeriera
Le dicette: “Maestà, chest’è a’ Pastiera.
Piace e’ femmene, all’uommene e e’creature:
Uova, ricotta, grano, e acqua re ciure,
‘Mpastata insieme o’ zucchero e a’ farina
A può purtà nnanz o’Rre, e pur’ a Rigina”.

Maria Teresa facett a’ faccia brutta:

Mastecanno, riceva: “E’ o’Paraviso!”
E le scappava pure o’ pizz’a riso.
Allora o’ Rre dicette: “E che marina!
Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?
Moglie mia, vien’accà, damme n’abbraccio!
Chistu dolce te piace? E mò c’o saccio
Ordino al cuoco che, a partir d’adesso,
Stà Pastiera la faccia un pò più spesso.
Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno;
pe te fà ridere adda passà n’at’ anno!»

Morale della storia: mangiate, festeggiate ma sopratutto… S O R R I D E T E !

Felice Pasqua a tutti!

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fonte: http://www.ninjamarketing.it/2008/03/21/buona-pasqua/

“Schiacceremo i secessionisti”. La Cina rinnova le minacce

Truppe paramilitari cinesi in assetto antiguerriglia

Attacchi a Nancy Pelosi che vuole un’inchiesta internazionale. Nessun dialogo con il Dalai Lama e un nuovo bilancio delle vittime

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PECHINO
La Cina, attraverso l’agenzia ufficiale Xinhua, rivede al rialzo, sia pure di poco, il numero delle vittime dei disordini dei giorni scorsi in Tibet. Sarebbero 22 in totale, secondo questo nuovo bilancio ufficiale, le persone rimaste uccise nelle violenze scoppiate la scorsa settimana. Diciannove nella sola Lhasa, tra cui un poliziotto e 18 civili massacrati per strada o arsi vivi.

I feriti ammonterebbero a 382, 58 dei quali in gravi condizioni. Incendiati 908 negozi, centoventi case, sette scuole e 84 veicoli. Per il governo tibetano in esilio, il bilancio delle vittime è invece di 99 morti, di cui 80 a Lhasa e 19 nella provincia cinese di Gansu. Le autorità cinesi hanno ammesso solo che i poliziotti hanno sparato per autodifesa ad Aba, nel Sichuan, ferendo quattro persone.

Ma non è solo guerra di cifre. La Cina ha reagito con rabbia alle dichiarazioni della speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, che si è unita alla richiesta del Dalai Lama di un’inchiesta internazionale sulle violenze. Com’è noto, la Cina accusa il Dalai Lama, la guida spirituale del Tibet che vive in esilio in India, di aver organizzato i moti per sabotare le Olimpiadi di Pechino.

La presa di posizione di Nancy Pelosi, secondo un portavoce del ministero degli Esteri cinese, «viola tutti i principi delle relazioni internazionali». Respingendo tutti gli inviti ad aprire un dialogo col leader tibetano, sollecitato peraltro invano dallo stesso Dalai Lama, il Quotidiano del Popolo e altri giornali ufficiali scrivono che la Cina «schiaccerà con forza», tutte le «iniziative dei secessionisti». Nell’articolo del Quotidiano del Popolo i vertici di partito tornano ad accusare per i disordini la «cricca del Dalai Lama».

Ma Pechino da oggi potrebbe avere un nemico in più. A Taiwan, l’ isola di fatto indipendente che Pechino rivendica, le elezioni presidenziali appena conclusesi, sembrano, secondo gli exit poll, essere state vinte da Ma Ying-jeou, il candidato che ha minacciato di boicottare le Olimpiadi di Pechino se continuerà la repressione in Tibet.

Nuove manifestazion in favore del Dalai Lama in India, a Dharmsala, sede del governo tibetano in esilio. Circa 500 manifestanti hanno marciato oggi nelle strade della città.

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fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200803articoli/31246girata.asp

E’ morto Aurelio Ciacci, partigiano, sindacalista e attivista del Pci

 ADDIO COMPAGNO

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SIENA – alle 16 i funerali di Aurelio Ciacci

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E’ deceduto all’età di 81 anni, Aurelio Ciacci, uno degli uomini politici più noti del territorio senese. Una vita dedicata alla politica sempre in prima fila per le battaglie in difesa della libertà e dei diritti dell’uomo.
Aurelio Ciacci era nato a Rapolano nel 1927.
Da giovanissimo si iscrisse al PCI ed ebbe ruolo attivo nella guerra di Liberazione. Aurelio Ciacci si distinse come partigiano per confluire successivamente nelle file del ricostituito esercito italiano.


È stato poi dirigente della CGIL e della Federazione comunista senese. Una vita politica attivissima che lo vide più volte consigliere e capogruppo del PCI al Comune di Siena, fino a diventare stimato parlamentare per ben 11 anni, dal 1972 al 1983.
Non ha mai rinunciato a far politica per quanto il suo ruolo attivo si sia esaurito una decina di anni fa. 

I suoi interventi sulla stampa cittadina e nelle assemblee pubbliche o politiche, prima nel Pds e poi nei Ds, sono sempre stati oggetto di grande attenzione per il taglio pacato ma sempre acuto e quando necessario critico nei confronti dei suoi stessi compagni di partito.
I funerali si terranno oggi, 22 marzo, alle 16 con partenza dall’obitorio.
“Un vecchio “compagno” – così lo ricorda il sindaco di Siena Maurizio Cenni – cresciuto dentro il Pci, protagonista di quella generazione politica che ha dato tutto per liberare il nostro Paese e donargli la dignità della democrazia. Alla famiglia faccio le più sentite condoglianze da parte mia, della Giunta e di tutta l’amministrazione comunale”. “Quei valori – continua Cenni – della lotta per la democrazia, della libertà, dell’uguaglianza sono stati poi la spinta del suo impegno politico. Un impegno che lo ha visto protagonista della vita politica di questa città per tanti anni. Aurelio Ciacci ci ha restituito questa esperienza nel libro scritto con Fausto Tanzarella “Viale Curtatone 1943-1993, conversazione su 50 anni della vita politica senese”. Lo considero un’eredità che ha voluto lasciare a noi, che lo abbiamo conosciuto quando ci siamo approcciati alla politica, avvicinandosi con grande rispetto all’esperienza e alla competenza che potevamo attingere da una personalità che ha sommato in sé così tante esperienze”. 

“Esprimo le più sentite condoglianze, a nome mio e di tutti i democratici senesi, per la perdita di Aurelio Ciacci, un uomo appassionato e figura di grande rilievo non solo per la storia politica della nostra città e della nostra provincia ma anche per quella della nostra Repubblica”. Con queste parole anche Simone Bezzini, segretario provinciale del Pd, ha voluto rivolgere l’ultimo saluto ad Aurelio Ciacci. “Ciacci – è il commento di Bezzini – ha attraversato il secolo scorso, partecipando ai momenti più significativi della storia italiana: dalla lotta di liberazione dal nazifascismo come partigiano combattente sotto il nome di Folgore alla fase Costituente, passando dagli anni bui del terrorismo fino ad arrivare ai giorni nostri, quando si è attivato per far crescere all’interno della sinistra un moderno riformismo. L’impegno politico di Ciacci è iniziato, fin da giovanissimo, nelle file del Partito comunista ed è continuato negli anni Settanta e Ottanta con la sua elezione prima come deputato e poi come senatore della Repubblica. In quegli anni è stato membro delle Commissioni Giustizia e Trasporti alla Camera, partecipando, tra le altre cose, ai lavori della Commissione d’inchiesta sulla loggia P2”. 

Ciacci – conclude il segretario provinciale del Pd – è stato inoltre un personaggio di rilievo per la nostra città, ricoprendo ruoli di primo piano sia all’interno della Camera del lavoro che nei banchi del Comune di Siena, dove è stato prima consigliere comunale e poi capogruppo del Pci. Con Aurelio se ne va un pezzo di storia della nostra città e soprattutto una persona umile che si è sempre spesa per il bene della comunità. Il suo attaccamento per il nostro territorio lo ha dimostrato anche negli ultimi anni, intervenendo, in maniera sempre schietta e sincera, nel dibattito pubblico. La sua passione, la sua intelligenza e le sue posizioni, talvolta anche critiche, sono state uno stimolo per tutti noi. Oggi ci stringiamo attorno alla famiglia Ciacci, partecipando al loro dolore”. 

fonte: http://www.sienanews.it/news_v.aspx?ID=39876

book cover
Viale Curtatone, 1943-1993, conversazioni su cinquant’anni di vita politica senese

Categoria. : Libri Pascal Editrice

Autore : Aurelio Ciacci con Fausto Tanzarella

Prezzo : 15,00 €

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Descrizione : Dalla fine degli anni ’50 fino al 2001, al numero 6 di viale Curtatone ha avuto sede la Federazione senese del PCI. Considerato il ruolo politico che i comunisti hanno avuto a Siena, si può tranquillamente dire che, nelle sue stanze, attraverso quattro decenni, si è costruita e decisa la storia politica di una città.
In questo libro, Aurelio Ciacci, che di quella storia è stato un protagonista, effettua una serena riflessione su questa lunga e intensa stagione, e traccia un bilancio onesto e sincero, nel quale potrà riconoscersi un’intera generazione di militanti comunisti.
ISBN: 88 – 7626 – 010 – 2

fonte: http://www.pascaleditrice.it/books+search.html

I genitori vogliono che abortisca. Ma lei, 15 anni, va dall’avvocato

Pordenone, la ragazza è incinta e vuole tenere il bambino. La famiglia è contraria. Ora la decisione spetta al Tribunale

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Già nel 2006 ebbe un figlio dallo stesso ragazzo, dato in adozione

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PORDENONE – I genitori vogliono che abortisca, ma lei, 15 anni, vuole andare avanti con la gravidanza e tenere il bambino. E per difendere la sua decisione di allevare il figlio, anche se osteggiata dalla famiglia, si è rivolta ad un avvocato: ora sul caso deciderà il Tribunale.

Una storia drammatica, perché la giovane, che studia al primo anno del liceo di Pordenone, aveva avuto già un figlio nel 2006 che però non ha mai visto perché dato in adozione. Tutto è iniziato un anno e mezzo fa, racconta l’avvocato Luisa Ferretti, quando la ragazza, che allora aveva quattordici anni, ha conosciuto e si è innamorata di un ragazzo di 21 anni, con cui aveva concepito un figlio. Anche in quella circostanza i genitori avevano chiesto alla ragazza di interrompere la gravidanza. Ma al momento di farlo, lei si è tirata indietro e il bambino è nato regolarmente ma è subito stato dato in adozione.

Ora un’altra gravidanza, sempre dallo stesso ragazzo, e questa volta lei non ha dubbi: “Voglio questo figlio. Non saprei sopportare il dolore di un altro allontanamento, nè di un aborto”, ha detto.

L’avvocato si è già rivolto al giudice
tutelare, che ora deciderà al posto della famiglia. “Per sottrarsi alla volontà dei genitori che vogliono l’aborto – ha detto l’avvocato – era scappata di casa andando a vivere, per qualche giorno, dalla famiglia del fidanzato”. Il ragazzo nel frattempo si è trovato un lavoro e anche la futura suocera ha dato piena disponibilità ad ospitarli e a contribuire al sostentamento della ragazzina e del bambino.

“Nonostante questo – ha aggiunto l’avvocato – i genitori della mia assistita sono andati a riprenderla e l’hanno convinta a ritornare a casa”. Non è solo la giovane età della ragazza a far opporre i genitori all’idea che diventi madre, ma anche “l’estrazione sociale e la provenienza del ragazzo che è di origini albanesi” spiega ancora il legale.

“Ormai siamo a pochi giorni dallo scadere del terzo mese di gravidanza e contiamo di poter scongiurare l’aborto” dice Ferretti. “Poi vedremo come agire con le istituzioni competenti perché la ragazzina non reggerebbe nel vedersi per la seconda volta in due anni portare via il figlio appena partorito e vederlo sparire per sempre”.

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(22 marzo 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/ragazza-aborto/ragazza-aborto/ragazza-aborto.html

Alitalia, tutti contro Berlusconi. Di Pietro: «È insider trading»

Bersani: no a cordate con i debiti

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I lavoratori di Alitalia - foto Ansa - 220*200 - 18-03-08
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La sparata elettorale di Berlusconi su Alitalia va avanti. Ma, guarda caso, la fantomatica cordata italiana tanto annunciata dal leader del PdL ha bisogna di «almeno tre settimane» per presentare un’offerta. Guarda caso dopo le elezioni e dopo che Berlusconi avrà incassato i voti di chi ha creduto in questa nuova sparata. Poi, non servirà più fare proclami né offerte vincolanti.

«Non vorrei che dopo le elezioni la cordata non ci sia più -, dice il candidato premier del Pd, Walter Veltroni – altrimenti è legittimo pensare che viene evocata per ragioni elettorali». Per Veltroni, comunque, «la vicenda Alitalia è il classico caso che andrebbe gestito con grande senso di responsabilità, direi con spirito bipartisan».

Sul dossier Alitalia, Berlusconi fa «una presa in giro che è bene smascherare», dice il ministro per le Infrastrutture, Antonio Di Pietro. Il leader del PdL «se vuole, se la compra – continua Di Pietro -, ma non è che può fare la mattina il presidente del Consiglio e il pomeriggio si compra i beni dello Stato con i soldi degli italiani». «Oggi c’è un’offerta sul campo ed è un’offerta che va esaminata. Se qualcuno ha altro da offrire lo faccia, ma che sia una cosa seria – osserva Di Pietro a Milano per la campagna elettorale – pensare che si possa tirare a campare dicendo che lo Stato deve metterci altri soldi, quando l’Unione europea non lo permette, che lo Stato deve rimborsare la Sea, quando l’Unione europea non lo permette, vuol dire semplicemente illudere il cittadino».

Ma Di Pietro rincara anche la dose: «Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere contrariamente al vero, che c’è qualcuno che vuole comprare Alitalia. Ma queste operazioni prima si fanno e poi si annunciano» perché «annunciare per creare distorsioni del mercato è un reato. Ecco perché – prosegue Di Pietro – io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale».

«Prima di tutto
si deve salvaguardare Malpensa – dice il ministro delle Infrastrutture – perché non si può buttare via il bambino con l’acqua sporca e Malpensa vale almeno dieci Alitalia». «Intorno a Malpensa c’è un indotto tale per cui migliaia e migliaia di persone e di piccole e medie aziende rimarrebbero senza lavoro – dice Di Pietro – per questa ragione come ministro mi sono battuto per creare attorno a Malpensa infrastrutture di qualità ed eccellenza, a cominciare dalla Pedemontana e alla Boffalora-Malpensa che inauguriamo la prossima settimana».

Anche il ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani si dice «allibito» per quanto espresso da Berlusconi: «Adesso – dice in un’intervista a “Il Gazzettino” – salterà sul banco e si metterà a cantare ‘Volarè meglio di Modugno». «Capisco – aggiunge Bersani – le esigenze elettorali, ma ci vuole anche un po’ di senso di responsabilità. Noi siamo agli sgoccioli e non per colpa del governo Prodi: io ero ministro dei Trasporti nel 2001 e Alitalia aveva i bilanci in nero, nei cinque anni successivi è andata nel rosso profondo. Cerchiamo di essere tutti responsabili: dobbiamo trovare presto una soluzione, altrimenti si va ad un commissariamento con esiti non valutabili». Riguardo al fatto che di Alitalia si parla ormai da tempo, Bersani evidenzia che «esiste una rimozione collettiva dello stato dell’arte su Alitalia e non si vuole prendere atto della necessità di intervenire con serietà e urgenza». Il ministro ricorda infine che Air France ha messo in campo una operazione da tre miliardi di euro e che quando si parla di cordate «queste devono essere assistite da soldi veri e non da debiti ulteriori, perchè di debiti Alitalia ce ne ha già abbastanza: una soluzione a debito rinvia solo il problema per qualche tempo, poi si ripresenta».

Pubblicato il: 22.03.08
Modificato il:
22.03.08 alle ore 13.17

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=74009

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lunedì 31 dicembre 2007

AliFrance

Alitalia_2005.jpg
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“C’è una ragazza che è venuta a trovarmi, un’informatica dell’Alitalia, mi ha detto una cosa in cui credo. La verità è alla base non ai vertici. Alitalia sta chiudendo ma si sono già messi d’accordo: diventerà una compagnia low-cost, a basso costo, di Air Franceduecento euro. perché Berlusconi e Lunardi l’hanno svenduta in cambio dei finanziamenti per l’alta velocità Torino – Lione. L’hanno svenduta. Ma, d’altronde, tante cose cambieranno indipendentemente da Berlusconi o chiunque ci sia al suo posto. Cambieranno per forza di cose: nessuno potrà più prendere un aereo dell’Alitalia per andare a Roma e spendere Perchè? Per adottare un pilota dell’Alitalia?”
Beppe Grillo durante lo spettacolo beppegrillo.it a Roma il 28/4/2005

Gli ultimi a sapere in Italia sono sempre i giornalisti. Sono specializzati nelle notizie post datate. Le danno quando possono. E possono darle quando ricevono l’ordine di scriverle.L’Alitalia è fallita da molti anni, almeno una decina. Gli stipendi di hostess e piloti e la buonuscita a Cimoli (che deve restituire!) di milioni di euro le abbiamo pagate noi, con le nostre tasse. E, dopo le tasse, abbiamo avuto anche la beffa di spendere per la tratta Roma/Milano come per andare a New York. L’Alitalia non è una compagnia di bandiera, è un partito politico-sindacale bipartisan. Una torta alata con tante fette da distribuire.

Air France-KLM non sta comprando nulla. Come si possono comprare i debiti? L’Alitalia è in bancarotta. Prodi poteva fare di più: affidare le trattative a Geronzi e Tanzi. Come vendono i debiti loro non li vende nessuno al mondo. Sono i grandi cartolizzatori d’Italia.
Bossi si lamenta perché l’amministratore delegato di Air France-KLM vuole tagliare i collegamenti improduttivi di Alitalia con Malpensa. La Lega è stata al Governo per cinque anni e l’Alitalia ha succhiato le tasse (anche) del Nord in silenzio celtico. Penati ha chiesto una moratoria per Malpensa, sarebbe il primo scalo mondo con la moratoria. Malpensa non è mai decollata. Qualcuno si sta chiedendo perché?
Malpensa va venduta, sottratta alle nomine politiche e ai giochi di partito. Un compratore si era fatto avanti, si chiama RyanAir. Padoa Schioppa lo contatti subito. Non vorrei pagare le tasse per i prossimi dieci anni anche per un aeroporto.

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Post precedenti (da robbino’s blog) su Alitalia:
Alitassametro – 6/12/2006
Porci con le ali – 11/10/2006
Maroni freschi – 26/10/2005
La via italiana all’ipoteca – 16/10/2005

articoli tratti da www.beppegrillo.it

Caro pane in Egitto, 15 morti in due settimane

pane dell’antico Egitto

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21.03.2008

File interminabili e resse per l’acquisto di pane a prezzo calmierato. E’ quanto sta accadendo da due settimane a queste parte in Egitto. Secondo la tv araba Al Arabica, citata dall’agenzia Misna, sono 15 le persone che hanno perso la vita in seguito a risse generate per le lunghe file. Nel frattempo il presidente Hosni Mubarak ha ordinato ai militari di produrre più pane.

 

Motore principale della crisi è l’aumento del prezzo internazionale del grano, di cui Il Cairo è uno dei primi importatori mondiali. Per risolvere la delicatissima questione, il governo ha deciso di aumentare del 15% la produzione interna di grano, attualmente al 50 percento.

fonte: http://www.romagnaoggi.it/showarticle_terzolivello.php?site=25ore&articleID=306704&storico=giorno&section=news/Esteri

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Egitto – 21.3.2008

La guerra del pane

Mubarak mobilita l’esercito per la carenza di pane. Ma il malcontento popolare aumenta

Scritto da

Elisa Parigi

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Il presidente egiziano, Hosni Mubarak, ha mobilitato le panetterie dell’esercito per placare il sempre più diffuso malcontento sociale provocato dalla carenza di pane, ma la crisi non accenna a risolversi.
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per le strade del CairoDurante una seduta del Governo, convocato domenica per affrontare la crescente crisi alimentare ed edilizia, il presidente ha chiesto all’esercito e al ministro degli interni, Habib Ibrahim El Adly, che si occupa dei panifici che producono il pane per le truppe, di aumentare la produzione e contribuire alla distribuzione dei prodotti da forno “per porre fine alla crisi del pane”. In un paese in cui un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà ( meno di 2 dollari al giorno), il forte aumento dei prezzi, in particolare quello della farina, che è triplicato dalla scorsa estate, ha fatto schizzare la domanda di pane prodotto con i sussidi statali. Almeno quattro persone sono morte a causa delle liti scatenatesi tra i poveri in attesa davanti ai forni, ma, secondo alcuni giornali locali, i morti sarebbero nove. Solo negli ultimi due giorni si sono contate altre 50 risse.
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alla bottega del paneDomenica scorsa più di tremila persone hanno bloccato la strada che da Alfiun porta al Cairo, costringendo l’esercito a intervenire e a isolare alcune località turistiche della zona. Secondo Heba Kandil, portavoce dell’ufficio del Cairo del World Food Programme, l’aumento del prezzo del pane è solo uno dei segnali di una più ampia crisi alimentare. Sono molti i fattori alla radice del problema: l’aumento del prezzo del petrolio, il boom economico dell’India e della Cina che ha fatto crescere la domanda di beni di prima necessità, problemi climatici che hanno portato a siccità e inondazioni e, non per ultima, la competizione tra cibo e combustibile, dal momento che un’estensione sempre maggiore di terre e raccolti viene usata per produrre biocarburante e non cibo. Domenica Mubarak era sembrato sicuro e deciso: “Dov’è il problema?”, aveva chiesto, “Se è la produzione, allora deve essere incrementata; se è la distribuzione, allora altri punti di distribuzione devono essere aperti”. Ma oggi il presidente ha accusato il governo del primo ministro Ahmad Nathif di essere responsabile delle violenze e ha ordinato di prendere ulteriori provvedimenti. In realtà il governo si è sempre mosso con cautela riguardo ai generi di prima necessità. E’ ancora vivo il ricordo del 1977, quando l’allora presidente Anwar El-Sadat decise di eliminare i sussidi e la popolazione si riversò per le strade dando vita a violente proteste nelle quali morirono 70 persone e che terminarono solo con la reintroduzione del sostegno statale.
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nel suk del CairoIl prezzo del pane non calmierato è salito di più del 26 per cento dall’anno scorso e gran parte della popolazione non può più permetterselo. Ma non sono solo le famiglie povere a essere colpite, la crisi si sta diffondendo anche alle classi medie. “Vengono risucchiate dalla crisi”, ha affermato Heba Kandil, “l’incremento dei salari non è sufficiente a superare quello dei prezzi”. Sempre domenica, Mubarak ha insistito sull’importanza di frenare la crescita della popolazione, che dal 1952 al 2006 è triplicata, raggiungendo i 76 milioni. Secondo il presidente, la crescita indiscriminata della popolazione è la maggiore causa dei problemi economici del paese.

fonte: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=10491

«Imbrocchiamola» conquista anche Milano

Per la giornata mondiale dell’acqua che si festeggia il 22 marzo

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Qui sono ventidue i ristoranti che hanno aderito all’iniziativa. Legambiente: «È la città in cui si consuma più acqua in bottiglia»

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Acqua del rubinetto invece della minerale nei locali pubblici. In occasione della giornata mondiale dell’acqua che si festeggia il 22 marzo, Legambiente e la rivista Altreconomia rilanciano «Imbrocchiamola», la campagna nata per promuovere nei ristoranti, nelle pizzerie e nei bar l’uso di una semplice caraffa con acqua del rubinetto, perché non esiste legge che obblighi a vendere esclusivamente la minerale, mentre esistono ragioni, ambientali ed economiche, per scegliere quella dell’acquedotto. Per esempio le 910mila le tonnellate di anidride carbonica prodotte all’anno per realizzare le bottiglie di plastica, che solo per il 35% vengono riciclate. Secondo quanto riferiscono gli ambientalisti, sono quasi 600 gli esercizi pubblici segnalati negli ultimi 12 mesi dai lettori di Altreconomia sul sito www.imbrocchiamola.org in tutta Italia. Ora ognuno di questi potrà esporre l’adesivo della campagna in bella mostra sulla vetrina del locale: così gli avventori sanno che c’è la possibilità di ordinare una brocca di acqua del rubinetto. A Milano sono ventidue i ristoranti che hanno aderito all’iniziativa.
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CONSUMO L’Italia, ricorda Legambiente, è il Paese in cui si ha il maggior consumo di acqua in bottiglia nel mondo, con 194 litri pro capite solo nel 2006 (oltre mezzo litro a testa al giorno). Un dato in costante aumento, triplicato in poco più di 20 anni (nel 1985 erano 65 litri), e con esso anche il volume di affari per i produttori di acqua minerale è aumentato e di molto. Nel 2006, in Italia, erano attive 189 fonti e 304 marche di acque minerali in grado di generare un volume di affari di 2,2 miliardi di euro, grazie all’imbottigliamento di 12 miliardi di litri di acqua. L’acqua alle industrie che la imbottigliano poi costa poco. Sono solo otto infatti, spiega Legambiente, le regioni italiane che prevedono un canone in base alla quantità di acqua imbottigliata: si va dai 3 euro ogni mille litri prelevati in Veneto ai 5 centesimi ogni mille litri della Campania.
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«SPRECO» Milano, spiega Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, «è la città in Italia in cui si consuma più acqua in bottiglia. Solo il 4% dei milanesi beve regolarmente quella del rubinetto». Uno spreco, secondo Legambiente, «che porta la Lombardia a spendere 25 milioni di euro all’anno per smaltire le bottiglie e che favorisce solo l’industria delle acque minerali coi suoi 2,5 miliardi di euro di fatturato». Soldi che, ha aggiunto Dalmine, «solo in piccola parte, con il caos delle concessioni che c’è in Italia, le industrie spendono per pagare alle regioni l’utilizzo delle falde. Gran parte serve per finanziare pubblicità ingannevoli che trasformano l’acqua in una bevanda». Per Legambiente, invece, «l’acqua è un diritto. E se ogni famiglia bevesse quella potabile, che per legge subisce controlli di qualità continui, risparmierebbe circa 300 euro all’anno».
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21 marzo 2008
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Noi italiani siamo i primi consumatori al mondo di acque minerali.
Ogni anno ne beviamo quasi 190 litri a testa, in media. E fuori casa, nei locali pubblici, beviamo quasi esclusivamente acqua in bottiglia. Spesso sono gli stessi gestori che, quando chiediamo una brocca o un bicchiere di acqua di rubinetto, ci spiegano di non potercela servire, anche se nessuna legge lo vieta.

La campagna “Imbrocchiamola!” vi chiede di segnalare i ristoranti, i locali, le pasticcerie, i bar che servono l’acqua di rubinetto e di indicarci quelli che non lo fanno.

Uno strumento per sensibilizzare all’uso dell’acqua di rubinetto che è buona, controllata, comoda (arriva in casa) e poco costosa.

Ecco l’elenco di “chi la dà” e “chi non la dà”

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Per approfondire
 
La proposta
 
Vademecum
 
volantino
 
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