COVER BOY – Giovani, emigrati e precari, cioè sfruttati

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COVER BOY – da vedere al cinema (ammesso che lo troviate)

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Per essere un film low-budget girato con telecamera digitale, Cover boy si comporta come un piccolo kolossal. Comincia con le sequenze ambientate durante la caduta del regime di Ceausescu, quando il padre di Ioan, il protagonista, viene ucciso sotto gli occhi del bambino. E’ costellato di flashback che allargano il respiro della storia ad una dimensione più corale e, insieme, intima. Rappresenta una delle (non molte) prove tangibili del fatto che il nostro cinema può uscire dall’asfittico circuito due-camere-e-cucina in cui tende ciclicamente a rinchiudersi.

La storia  prosegue con Ioan che, cresciuto, arriva in Italia alla ricerca della proverbiale vita migliore. Non la trova, naturalmente: senza permesso di soggiorno, deve sfuggire ai controlli di polizia, lavare vetri, tirare la cinghia. Un suo connazionale vorrebbe introdurlo alla prostituzione, ma il ragazzo tutela sempre una sua, non negoziabile, dignità. Trova un amico, però: Michele, quarantenne di Lanciano emigrato a Roma e precario da sempre. Inizialmente l’italiano diffida, aggrappandosi ai pregiudizi sugli immigrati come ladri di lavoro; poi offre ospitalità al ragazzo, in cambio di un piccolo contributo alla pigione. I due si arrangiano come possono, mentre nasce un sogno: accumulare qualche risparmio ed aprire insieme un ristorante sul delta del Danubio.

L’idea di migrazione alla rovescia, originale di per sé, trova ostacoli a catena. Michele perde anche il misero impiego da lavapavimenti; Ioan quello, in nero, da meccanico, che pure sa far bene. Un giorno Ioan conosce una fotografa, che lo porta a Milano per sfilate “fashion” di extracomunitari, lo introduce alla bella vita e gli dà soldi, con cui il ragazzo si compra la Mercedes d’occasione che vagheggiava. Sarà mica vero che gli extracomunitari (come dice un personaggio) stan meglio di noi? Ma neanche per sogno.. La fotografa non vuol altro che sfruttare il corpo del ragazzo, nel proprio letto e nella pubblicità fintamente buonista. Frattanto Michele, di nuovo senza lavoro, s’è ridotto ad offrire medagliette in piazza San Pietro.

Se il film sembra più grande del suo budget, è anche perché Carmine Amorso manovra il formato digitale HDV con un occhio non televisivo, ma cinematografico. Ne esce un’operina convincente, che racconta sorie di solitudini (di Ioan e Michele, ma anche della loro padrona di casa, “amichevole partecipazione” di Luciana Littizzetto) mentre aggiorna, in chiave culturale italiana, il repertorio consolidato del film strana-coppia. Fornendone una versione tanto più personale, perché collocata su un preciso sfondo socio-politico.

Non fa meraviglia che, tra i premi vinti in vari festival internazionali, Cover boy abbia ottenuto quello di miglior film al Festival Politico di Barcellona. Non lancia parole d’ordine né declamazioni, beninteso; e tuttavia il messaggio è forte e chiaro. Come testimoniano la voce di papa Ratzinger e quella di Silvio Berlusconi, in uno dei discorsi in cui (fino a qualche tempo fa) smentiva l’esistenza della crisi economica.

Cover Boy visto da: Francesco Giudici. 25 anni, laureato in Scienze della comunicazione, precario dal 2004.

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Mi è piaciuto molto. Un film frizzante, ben scritto e diretto. Ma, sopratutto, un’instantanea necessaria della condizione del precariato oggi. I due amici del film vivono esistenze incerte. Uno di loro, però, straniero, è in svantaggio per il solo fatto di essere tale. Colpisce anche l’affermazione dell’italiano: “Se non hai soldi e famiglia alle spalle, sei straniero anche a casa tua”. Io ho avuto molti contratti, mai un’assunzione. Ho lavorato nella pubblicità, nel mondo della comunicazione, anche in un call center, la peggiore delle occupazioni precarie. Se non avessi i miei genitori non potrei permettermi l’affitto a Roma e neanche quel minimo sindacale di sfizi necessari ad un ragazzo della mia età. Solo ora il cinema comincia ad occuparsi di noi precari che non siamo solo fenomeni sociale, ma esseri umani.

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fonte: laRepubblica, 21 marzo 2008

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COVER BOY: L’ULTIMA RIVOLUZIONE


Augusto Allegra, Giuliana Gamba e Arturo Paglia presentano

Cover Boycover boy di Carmine Amoroso
con
Eduard Gabia
Ioan
Luca Lionello
Michele
Chiara Caselli
Laura
Francesco Dominedo
Mimmo
Gabriel Spahiou
Florin
e Luciana Littizzetto nel ruolo di Luciana

Italia, 2006 – 97′
Colore, 35 mm

Regia Carmine Amoroso
Soggetto Carmine Amoroso
Sceneggiatura Carmine Amoroso, Filippo Ascione
Fotografia Paolo Ferrari
Montaggio Luca Manes
Musiche originali di Marco Falagiani, Okapi
Costumi Alessandro Bentivegna
Prodotto da Augusto Allegra, Giuliana Gamba, Arturo Paglia
Delegato di produzione Massimo Monachini
Prodotto da Filand s.r.l.
Produzione esecutiva Isabella Cocuzza per
Paco Cinematografica

TRAILER

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Cover-boy: l’ultima rivoluzione” di Carmine Amoroso è un film che aveva ottenuto nel maggio 2002 l’Interesse Culturale Nazionale e il conseguente finanziamento. Dopo un anno e mezzo di stallo (blocco delle commisioni ecc.) e mentre il film era in fase di preparazione, attraverso un provvedimento retroattivo (legge Urbani 2004) il finanziamento, regolarmente approvato dalla  commissione credito,  è  stato decurtato del 75%.  Nonostante l’enorme danno produttivo e alla stessa struttura narrativa, è prevalsa comunque l’urgenza di girare  il film. Con grandi sacrifici da parte degli autori, dei tecnici, delle maestranze, e del cast,  il film è stato così portato a termine nel settembre del 2006. Presentato alla prima edizione di Cinema Festa Internazionale di Roma, oggi risulta fra i film che maggiormente rappresentano l’Italia nei festival internazionali.

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fonte: http://www.pacocinematografica.it/content_ita/content/view/20/27/

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  1. COVER BOY - Giovani, emigrati e precari, cioè sfruttati - marzo 24, 2008

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