Archivio | marzo 28, 2008

Appello: Non possiamo rimanere in silenzio e lasciare la storia di Genova solo alle aule di tribunale

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16 marzo 2008

L’Unione, ormai archiviato schieramento del centrosinistra che vinse le elezioni nel 2006, proponeva nel suo programma la costituzione di una commissione parlamentare sui fatti di Genova. Il documento elettorale si spingeva oltre, obbligandosi alla “definizione di regole per migliorare la riconoscibilità degli operatori delle forze dell’ordine nel corso delle operazioni di ordine pubblico, per una maggiore efficacia e trasparenza di queste attività”. E’ noto che questi impegni non sono stati rispettati, per il crearsi di condizioni politiche che ora non vogliamo rivangare. Appare però paradossale che essi non siano presenti oggi nelle 14 priorità della Sinistra Arcobaleno, apparendo unicamente (peraltro solo come fugace accenno) nel programma esteso, come rilevato anche dal Comitato Verità e Giustizia per Genova nella propria lettera al presidente Bertinotti. Paradossale in quanto si pensava che il nuovo soggetto politico della sinistra, grazie alla sua autonomia e non dovendo più sottostare a compromessi con forze meno interessate a tali tematiche, potesse permettersi uno slancio diverso e maggiore coraggio; al contrario abbiamo assistito ad un passo indietro.
Siamo consapevoli dei limiti imposti da una campagna elettorale inattesa e condotta inevitabilmente in tempi ristretti. Questo può spiegare – ma non giustificare – l’assenza della “questione Genova” dai punti prioritari della Sinistra Arcobaleno; contemporaneamente rileviamo che Genova non è sparita “solo” dall’agenda delle urgenze, ma in generale dalla discussione interna alla sinistra che si appresta a chiedere il voto alle prossime elezioni. E a poco serve rilevare oggi, in occasione della richiesta di condanna avanzata dai pm per 44 imputati nel processo su Bolzaneto, i commenti di alcuni esponenti della sinistra. Troppo poco: la rimozione del G8 genovese sembra un’onda lenta ma inesorabile; dopo aver attraversato il Paese ha investito pure la neonata sinistra unita.

I procedimenti giudiziari che su Genova stanno arrivando a conclusione sono sicuramente importanti, ma nulla centrano con la definizione di quelle vicende sul piano delle garanzie costituzionali e dei diritti. In Italia la magistratura è stata spesso criticata per presunte ingerenze nella politica, salvo poi delegarle una ricerca “miracolosa” della verità su questioni che la politica non sa o non vuole affrontare. Genova non fa eccezione a questa regola; anzi, ne è esempio paradigmatico. Negli ultimi mesi le voci uscite dalle aule dei tribunali sono state sempre più alte e inquietanti. Abbiamo rivissuto l’indegna perquisizione della Diaz, le minacce e le vessazioni (fisiche e psicologiche) subite dai fermati a Bolzaneto, abbiamo visto sancita come ingiustificata la carica ai manifestanti di via Tolemaide, il ministero dell’Interno è stato condannato a risarcire alcune persone ferite negli scontri. Purtroppo sulla morte di Carlo Giuliani anche la magistratura si è uniformata alla “grande rimozione” di Genova, archiviando il procedimento, ferma restando l’attesa per il ricorso presentato dalla famiglia alla Corte Europea di Strasburgo.

Di fronte a queste voci – come detto, e nonostante i molti anni passati dal luglio 2001, sempre più forti – è stato stridente il contrasto con il silenzio opposto dalla politica, fino ad arrivare alla sensazione che persino la sinistra guardi ad altro come priorità. In questi sette anni l’abbiamo capito: le forze di polizia non sono interessate a rapportarsi autonomamente coi propri errori. Non credevamo però che la politica avesse introiettato questa situazione come un dato di fatto immutabile, senza considerarne le conseguenze future o quelle già evidenti nei sette anni successivi il luglio genovese.

Oltre allo stucchevole elenco dei funzionari promossi, in assoluta e trasversale continuità fra i due governi succedutisi dal 2001 ad oggi e che abbiamo più volte condannato, abbiamo assistito ad altri fatti inquietanti. Da un censimento avviato circa un anno fa, sono circa 11.500 le persone che sono oggi sottoposte a procedimento penale per lotte sociali. La casistica è piuttosto varia sia considerando le iniziative incriminate che le fattispecie penali individuate dagli inquirenti, ma esiste un filo che unisce tutte queste vicende: la volontà, inaccettabile per uno Stato Democratico, di delegare al diritto e alla magistratura penale la soluzione di problemi sociali e politici importanti e complessi. Tutto questo senza pensare a casi eclatanti, che peraltro escono dalla sfera delle lotte sociali, per integrarsi comunque con quella relativa al controllo dell’operato delle forze dell’ordine (pensiamo a Federico Aldrovandi o Riccardo Rasman) e della polizia penitenziaria (due esempi per tutti il caso di Aldo Bianzino e quello di Marcello Lonzi). E non è certo tranquillizzante la corsa di molti partiti a candidare per le prossime elezioni esponenti delle forze di polizia, solleticando in modo acritico e populista l’ansia securitaria di settori dell’elettorato.

Nel 2001 le garanzie costituzionali furono calpestate, ma a sette anni di distanza l’eco di quelle violazioni non solleva alcun dibattito politico, riuscendo a malapena a bucare il silenzio dei media.
La Repubblica per Bolzaneto ha parlato di “girone infernale”; La Stampa di “Guantanamo italiana”.
Sulla Diaz è ormai divenuta celebre la definizione dell’allora vicequestore Michelangelo Fournier: “una macelleria messicana”.
Secondo Amnesty International durante il G8 2001 si è verificata “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.
Non possiamo rimanere in silenzio e lasciare la storia di Genova solo alle aule di tribunale.

Noi siamo ancora a chiedere:

– l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti avvenuti nel 2001, durante il vertice G8 di Genova (dalle cariche ai manifestanti alla morte di Carlo Giuliani, dalla Diaz a Bolzaneto) e, precedentemente, il Global Forum di Napoli;
– la definizione di regole per consentire la riconoscibilità degli operatori delle forze dell’ordine;
– il varo di una legge che preveda il reato di tortura;
– l’istituzione di un organismo “terzo” che vigili sull’operato dei corpi di polizia;
– l’aggiornamento professionale delle forze dell’ordine circa i principi della nonviolenza;
– l’impegno alla esclusione dell’utilizzo nei servizi di ordine pubblico di sostanze chimiche incapacitanti e l’impegno circa una moratoria nell’utilizzo dei GAS CS;

Ma, soprattutto, chiediamo al candidato premier della Sinistra Arcobaleno, e ai segretari dei 4 partiti coalizzatisi in essa, di dire chiaramente se queste istanze, peraltro solo sinteticamente riportate e a cui potrebbero sommarsi altre, siano ancora prioritarie per l’autodefinitasi forza unitaria della sinistra. Precisiamo che questa parola di chiarezza non la chiediamo solo oggi, né ci basterebbe venisse espressa col solo intento di recuperare una parte di potenziale elettorato, ormai disorientato e disilluso dal vostro silenzio: la chiediamo come inequivocabile scelta di campo, culturale e civile prima che politico-elettorale.

Analoga domanda la rivolgiamo a tutte le altre forze politiche che in passato si sono dette vicine a tali istanze e che, mentre si apprestano a presentarsi alla prossima tornata elettorale, sulle tematiche sopra esposte hanno scelto in questi giorni un ambiguo silenzio.

Accogliamo favorevolmente la risposta del Presidente Bertinotti alla lettera del Comitato Verità e Giustizia per Genova. Raccogliamo la disponibilità ad un incontro, da estendersi a tutte quelle realtà (partiti, associazioni, movimenti) per le quali il “caso Genova G8” va affrontato unitamente ai temi riguardanti le libertà civili, la trasparenza delle forze di polizia, il controllo democratico degli apparati di sicurezza.

Francesco “baro” Barilli (coordinatore http://www.reti-invisibili.net) e Italo Di Sabato (responsabile Osservatorio sulla Repressione PRC/SE)
Haidi Gaggio Giuliani
Enrica Bartesaghi
Lorenzo Guadagnucci
Stefania Zuccari (madre di Renato Biagetti)
Comitato Madri per Roma città aperta
Natascia Casu (figlia di Giuseppe Casu)
Maria Iannucci (Associazione Familiari e amici di Fausto e Iaio)
Patrizia Moretti (madre di Federico Aldrovandi)
Lydia Franceschi (madre di Roberto Franceschi)
Massimo Algarotti (comitato per Rumesh – Como)
Don Vitaliano Della Sala
Alessandro Bernardi – resp. movimenti PRC/SE di Bologna
Tiziano Loreti – segr. provinciale PRC/SE di Bologna
Sergio Spina – capogruppo Provincia PRC/SE di Bologna
Marzia Mascagni – segreteria provinciale PRC/SE di Bologna
Chiara Di Stefano – GC di Bologna
Agostino Giordano – coordinatore provinciale GC di Bologna
Francesca Ruocco – esecutivo nazionale GC
Rossella Giordano – segreteria provinciale PRC/SE di Bologna
Orazio Sturniolo – resp. commissione scuola PRC/SE di Bologna
Valerio Marletta – Coordinatore prov gc Catania
Pierpaolo Montalto – Prc Catania.
Maurizio Grosso – Movimento braccianti
Anna Pizzo – consigliera regionale PRC Lazio
Caterina Giovinazzo (Comitato Antifascista 18 giugno Torino)
Ottominuti Associazione di promozione sociale Reggio Calabria
Danilo Barreca (Prc Reggio Calabria)
Paolo Menaldi (Rap Molise)
Luciano Rimini (Segr. circolo PRC Lamezia Terme)
Jacopo Ricciardi (Portavoce Giovani Comunisti/e La Spezia)
Marco Trotta (Carta)
Michele Citoni (giornalista, filmmaker)
Roberto Giannini – presidente ass.cult.Metrodora – Genova
Pino Commodari – collegio nazionale di garanzia – PRC -SE
Dante Bedini – membro del direttivo cgil scuola di Treviso
Caterina Nicotra

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fonte: http://www.reti-invisibili.net/retinvisibili/indices/index_724.html

PRECARIATO – Alla Candy si licenzia così (normali procedure..)

 

Poco tempo fa, nel solito ‘contenitore’ in cui si discute di tutto e niente, abbiamo sentito la Marcegaglia sostenere come fosse ‘assurdo’ che si potesse pensare che gli industriali usino il precariato per ‘supposti’ interessi di comodo: “Un imprenditore ha tutto l’interesse ad assumere a tempo indeterminato un bravo lavoratore, che è produttivo all’azienda. Dopo tanto tempo passato a ‘formarlo’ che senso avrebbe lasciarlo a casa?”. “Gli imprenditori non sono stupidi, e non vanno certo contro i loro interessi”.

Appunto.

mauro

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“Accordi traditi alla Candy”. Licenziati trenta precari

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Brugherio – 28 marzo 2008 

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Lasciati a casa con un preavviso di soli tre giorni.

A ritrovarsi senza impiego, da oggi, sono una trentina di lavoratori della Candy di Brugherio (Mi). Secondo gli accordi (presi formalmente con i sindacati), i dipendenti che raggiungevano 36 mesi di lavoro con contratti a termine avrebbero dovuto essere assunti a tempo indeterminato. “Alla maggior parte degli operai licenziati mancavano poche settimane per essere assunti in via definitiva. Quella della proprietà è un’azione premeditata per evitare quanto concordato”, denuncia Nicola Alberta. segretario regionale Fim Cisl.

“Si tratta di normali procedure dovute alle scadenze dei contratti”, replicano dalla Candy.

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fonte: laRepubblica

India, “strega” picchiata e seviziata

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A scatenare la rabbia il tentato suicidio di una donna psicolabile

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Il filmato della “punizione” trasmesso in televisione. La donna accusata di praticare la magia nera

Un’immagine del video choc: taglio di capelli per la presunta “strega”

NUOVA DELHI – Legata a un palo, picchiata, presa a pugni. È la durissima punizione inflitta in India a una donna accusata di praticare la magia nera. Le immagini del linciaggio, girate a Dumaria Adalchak, alla periferia di Patna (capitale dello stato orientale del Bihar), sono state trasmesse in tv, dalla New Delhi Television, e hanno scosso l’intero Paese.

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VIDEO Il filmato (guarda: immagini particolarmente scioccanti) mostra infatti la “strega” presa a pugni in faccia e a calci da un uomo, poi una seconda persona le taglia i capelli. Decine di abitanti del villaggio assistono alla punizione culminata con un corteo-gogna nel villaggio. A scatenare la rabbia, riferisce la polizia locale, il tentato suicidio di una donna psicolabile che la “strega” avrebbe dovuto curare: il primo aggressore (arrestato) è il marito della malata mentale.

28 marzo 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_28/india_donna_picchiata_strega_linciata_f2f9e4bc-fcaa-11dc-baaf-00144f486ba6.shtml

Attenzione alle mail del signor Montorsini: nascondono virus micidiali per il computer

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ROMA (28 marzo) – Attenzione alle e-mail in arrivo dal signor Montorsini, potrebbero nascondere un virus. La Polizia postale e delle telecomunicazioni ha lanciato l’allarme, invitando i cittadini a cestinare messaggi di questo genere. «Si sta verificando un invio di e-mail, trasmesse da un certo Carlo Montorsini, circa violazioni del diritto d’autore. In particolare – spiega la Polizia delle Telecomunicazioni – l’utente viene avvisato che il suo indirizzo e-mail risulta fruitore di materiale scaricato illegalmente. Nella mail li viene chiesto di procedere all’apertura di un allegato, o di collegarsi, seguendo il link indicato, per verificare se il proprio nominativo compare in una lista di indagati di marzo 2008. Si tratta, in realtà, di tentativi di installare sul pc un codice malevolo».

La polizia indaga e invita i cittadini a cestinare il messaggio,
e ad effettuare l’analisi del proprio computer, utilizzando un antivirus aggiornato.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=21392&sez=HOME_ROMA

Nuove Br, via al processo tra slogan e pugni chiusi

 Il centro sociale 'La fucina' di Sesto San Giovanni perquisito dalla polizia

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28 Marzo 2008

Minacce e insulti a Ichino

Il pm Ilda Boccassini

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MILANO (27 marzo) – Attacchi a Pietro Ichino, pugni chiusi alzati, toni a volte accesi tra accusa e difese, e la richiesta perentoria del pm Ilda Boccassini di «non trasformare l’aula in un agone politico». E’ questo il clima in cui si è aperto oggi a Milano il processo alla nuove Br. Nelle gabbie o seduti tra i banchi, i 16 imputati, dietro le transenne; tra il pubblico, una folta schiera di giovani “compagni” a fare quasi da claque: applausi e ritonelli del tipo «libertà, libertà, liberi tutti». Questa mattina, subito dopo l’inizio dell’udienza alla prima Corte d’Assise è arrivata, come già preannunciato, la richiesta di costituzione di parte civile da parte del quotidiano “Libero” e del giuslavorista Pietro Ichino. Secondo le indagini, erano due obiettivi «politici» dei 16 presunti componenti, con ruolo o di capi o di semplici “soldati”, del Partito Comunista Politico Militare, il Pcp-m.

Il legale di Ichino, l’avvocato Laura Panciroli, nell’illustrare la sua istanza ai giudici, ha spiegato che il suo assistito, secondo quanto è emerso dalle indagini, era «destinatario di azioni violente» attraverso l’utilizzo di armi, «volte alla sua eliminazione fisica». «Il progetto omicidiario – ha proseguito – era giunto in uno stato avanzato di realizzazione» e, quindi, Ichino ha subito un «grave danno esistenziale»: non solo è stato privato dei «suoi diritti e delle libertà fondamentali», ma è stato costretto a vivere «sotto un regime di protezione». Regime a cui era stato sottoposto già all’indomani dell’omicidio di Marco Biagi, ma che, per via dell’ indagine sulle nuove br, venne potenziato. Le due istanze, che hanno raccolto il parere favorevole del pm e sulle quali la Corte scioglierà la riserva alla prossima udienza fissata per il 15 aprile, come da copione sono state bocciate dalle difese: le hanno ritenute guiridicamente infondate e poi, come ha osservato l’avvocato Giuseppe Pelazza, «a Ichino farebbe gioco entrare in questo processo, dal momento in cui si è candidato al Senato», mentre «Libero potrebbe avere un aumento di vendite delle copie qualora entrasse come parte offesa». E non solo: l’avvocato Sandro Clementi ha chiesto alla Corte le revoca della costituzione dell’unica parte civile già ammessa durante l’udienza preliminare e cioè il movimento di estrema destra Forza Nuova «che andrebbe disciolto» e che ha paragonato alla ‘ndrangheta. Ma la vera replica ad Ichino è arrivata dalle gabbie, da dove sono partiti insulti e minacce verso di lui..

Durante una pausa di udienza Alfredo Davanzo, uno dei leader del gruppo, non ha esitato ad alzare la voce: «Gli operai non sono morti ma sono stati uccisi sul lavoro grazie alle leggi fatte da questi signori, da gente che oggi si è costituita parte civile. Inchino invece non ha subito nulla». E ancora dichiarazioni contro gli stati “borghesi” e gli Usa che «bombardano le popolazioni». Vincenzo Sisi gli ha fatto eco e ha aggiunto: «Terroristi? Io non ho terrorizzato nessuno». Per queste dichiarazioni gridate da dietro le sbarre, il pm Boccassini ha fatto portare fuori dall’aula i due con altri imputati: poco prima aveva, infatti, chiesto di lasciare fuori dal processo la politica, altrimenti avrebbe «fatto valere le ragioni dello Stato che rappresento». Ragioni che l’hanno spinta a chiedere anche lo sgombero immediato dei giovani del pubblico – molti del centro sociale Gramigna di Padova – quando, in un paio di occasioni, con il pugno chiuso, hanno intonato ritornelli e applaudito gli
indagati.

All’udienza di oggi, infine, anche le lamentele di difese e imputati per il trattamento carcerario e le istanze, poi accolte dai giudici, per consentire ai 16 di prendere appunti attinenti al processo e, per coloro che sono ancora detenuti, di scegliere la cella tra quelle disponibili in aula con l’obiettivo, pare, di rimanere tutti insieme. La Corte infine ha respinto l’istanza del pm di «rimpolpare il calendario», aggiungendo altre udienze a quelle già fissate fino a luglio.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=21359&sez=HOME_INITALIA