Archivio | aprile 2008

Roma e la “svolta”

per gentile ed inconsapevole concessione dell’autore…

fonte: http://maurobiani.splinder.com/

visitatelo perchè merita davvero!

Verità e Giustizia per Riccardo Rasman

Riccardo Rasman aveva 34 anni il 27 ottobre del 2006. E’ morto nella propria casa dopo l’intervento di due pattuglie di Polizia.

.

https://i1.wp.com/www.informatrieste.eu/blog/upload/rasman.jpg

.

Per il fatto sono indagati quattro agenti: Francesca Gatti, Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi.

Riccardo era un ragazzone alto 1 metro e 85 e pesava 120 chili, il termine tecnico della sua malattia era “sindrome schizofrenica paranoide”. La sua depressione ebbe inizio durante la leva militare, quando subì violenti atti di “nonnismo”, tanto da vedersi riconosciuta dalla corte dei conti l’infermità dipendente da causa di servizio.

Aveva paura, viveva nella paura delle divise, poco importa se militari o di polizia, quelle divise gli avevano portato la sua malattia e il 27 ottobre del 2006 anche la morte.

Quella sera era euforico, era felice, il giorno dopo iniziava a lavorare, ma ha commesso un peccato mortale, ha deciso di festeggiare gettando alcuni petardi dal balcone. Questa la causa della sua morte.

Una vicina chiama la polizia, arrivano due volanti, vogliono entrare ma lui ha paura si distende sul letto, è solo, dice che no non vuole aprire, a un certo punto urla se entrano li ammazza, ma è troppo tardi “l’ordine” non tollera insubordinazioni, neanche da chi è ammalato. I poliziotti chiamano i vigili del fuoco, viene sfondata la porta … e inizia la fine.

Morte per asfissia da posizione.

Sul corpo di Riccardo diverse ferite, molto sangue nella camera, le perizie dei legali di parte dicono: “per causare le lesioni riscontrate gli agenti hanno usato mezzi di offesa naturale in maniera indiscriminata anche verso parti del corpo potenzialmente molto delicate, ma anche oggetti contundenti come potevano essere il manico dell’ascia rinvenuta nell’alloggio o il piede di porco usato dai vigili del fuoco per forzare la porta d’ingresso. Gli stessi agenti hanno ammesso di averlo utilizzato contro il braccio destro di Riccardo”. Manette ai polsi e filo di ferro alle caviglie, ma anche i segni di un “imbavagliamento con blocco totale o parziale della bocca, effettuato con un cordino o con qualcosa di simile. Questo imbavagliamento avrebbe causato una ulteriore restrizione, soprattutto della respirazione”.

Il PM sta valutando se chiedere l’archiviazione o proporre il rinvio a giudizio dei quattro poliziotti, la difesa afferma che l’intervento dei poliziotti era legittimo e l’azione svolta per legittima difesa, i legali di parte civile affermano: “In caso di delitti ed in particolare di omicidi di cui sono accusati appartenenti alle forze dell’ordine, le indagini devono essere affidate a corpi investigativi che siano indipendenti da quelli coinvolti nei fatti delittuosi. I primi testi furono persino sentiti dagli attuali poliziotti indagati”.

L’archiviazione del caso tutto questo non potrebbe chiarire, solo un processo potrebbe aprire alla verità e forse alla giustizia.

Proprio quest’anno si celebra il trentennale della 180, e c’è chi in questa città vuole festeggiare Basaglia, ma ha deciso di tacere su quanto successo a Riccardo, noi vogliamo poter festeggiare anche la Verità e la Giustizia e per farlo non possiamo lasciare una morte come questa nel silenzio.

Per questo ne parliamo e ne parleremo ancora e ancora chiederemo Verità e Giustizia.


per firmare la petizione online clicca http://www.ipetitions.com/petition/riccardorasman/

qui invece la prima parte del documentario

Grazie all’infaticabile Laura, ecco i link per una rassegna stampa di aggiornamenti:

Inserzione sul Piccolo del giorno 15 aprile 2008
Scarica.
Video inchiesta di Paolo Bertazza
Uccidere un usignolo
Interrogazione al Ministro dell’Interno
di Heidi Giuliani

Il Piccolo, 25 marzo 2008
Caso Rasman: video su YouTube

Carta, 04 aprile 2008
La Sinistra Arcobaleno propone un comitato parlamentare di controllo delle forze dell’ordine

Il Piccolo, 02 marzo 2008
Riaperta l´inchiesta…

Il Piccolo, 29 febbraio 2008
Per ora nessuna archiviazione

Il Manifesto 29 febbraio 2008
Morto di polizia? Giallo a Trieste

Il Piccolo, 28 febbraio 2008
Caso Rasman interrogazione in Senato

Il Piccolo, 25 febbraio 2008
I genitori vogliamo la verità

Il Piccolo, 09 ottobre 2007
Chiesta l’archiviazione…

Il Piccolo, 26 marzo 2007
Rasman è morto asfissiato

Il Piccolo, 29 gennaio 2007
Caso Rasman: choc fatale per le manette

Il Piccolo, 03 novembre 2006
Rasman, fra due mesi la verità…

Il Piccolo, 02 novembre 2006
Poliziotti indagati…

Il Piccolo, 01 novembre 2006
Avvisi di garanzia…

http://obzudi.splinder.com/post/16802822/IL+CASO+RICCARDO+RASMAN

Affondano i fondi pensione

Nel primo trimestre 2008 perdono mediamente il 2%, mentre il tfr guadagna lo 0,8% netto. Già nel 2007 i fondi avevano reso mediamente un 1% in meno rispetto al tfr e nel 2008 renderanno sempre meno viste le cadute continue e consistenti dei mercati finanziari.

La Cub rivendica per i lavoratori iscritti ai fondi chiusi il diritto (oggi negato) al recesso e ad interrompere i versamenti e richiedere quanto versato.



Informare i nuovi assunti sui rischi dello scippo del tfr a favore dei fondi pensione e sul fatto che devono esprimere la propria eventuale contrarietà entro 6 mesi dall’assunzione.

I fondi pensione vanno a fondo per affetto della crisi delle borse; nel primo trimestre 2008 perdono mediamente il 2% mentre il tfr guadagna lo 0,8% netto. Alcune linee di investimento hanno realizzato perdite superiori al 10%.

Come era facilmente intuibile, se ne va in fumo il salario dei lavoratori e guadagnano, a prescindere da come rende l’investimento, solo i gestori e le banche.

I fondi pensione, essendo investimenti a rischio dipendono dai rendimenti finanziari; pertanto la caduta dei rendimenti borsistici, e la recessione americana/mondiale bruciano quotidianamente miliardi di euro.

Del resto la massiccia fuga degli investitori nei fondi comuni conferma questo andamento.

Saggiamente la stragrande maggioranza dei lavoratori, come proposto dalla Cub, ha deciso di tenere il Tfr in azienda.

Le scarse adesioni ai fondi pensione di categoria (il 15,2% di fine 2007, circa 1,9 milioni di lavoratori, compresi i truffati dal silenzio assenso), hanno affossato il progetto di smantellamento della previdenza pubblica e la sua sostituzione con un sistema individuale a favore della borsa, della speculazione e degli affaristi.

I rendimenti deludenti hanno ridotto anche le adesioni; la spinta propulsiva allo scippo del tfr è sostanzialmente fallita ed esaurita e in alcuni fondi le uscite superano le nuove adesioni.

Deve continuare con maggior vigore l’impegno affinché i nuovi assunti siano correttamente informati sui rischi dello scippo del tfr a favore dei fondi pensione e sul fatto che devono esprimere la propria eventuale contrarietà entro 6 mesi dall’assunzione.

A cura dell’ufficio studi Cub

fonte: http://obzudi.splinder.com/post/16895580/AFFONDANO+I+FONDI+PENSIONE

Let’s MayDay now!

EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro!

Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e precarie, native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, degli aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell’informazione e della formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della distribuzione.

Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo neoliberista.

La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne’ un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici ne’ un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.

È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà.

Una lotta che parli chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione nega e riduce al silenzio. Negli ultimi anni, l’EuroMayDay ha costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale, condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.

Ma la Mayday è un processo sociale che si evolve di anno in anno, per tutto l’anno, e questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal protagonismo dei migranti. Il lavoro migrante rivela i segreti della precarizzazione. Il controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.

La specificità dei migranti è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente. La loro condizione riguarda però tutto il lavoro, è una leva fondamentale della precarizzazione perché alimenta la frammentazione, perché riduce gli spazi di libertà e le possibilità di lotta. Ma in questi anni il protagonismo dei migranti ha prodotto esperienze significative di lotta autonoma in nome della libertà di movimento.

Il primo maggio, a Milano, vogliamo condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con quella degli altri precari. Condividere esperienze che sono transnazionali, e che danno il segno di una May Day che attraversa l’Europa da Aachen/Aquisgrana a Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli, Palermo, Terrassa, Vienna… e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay in Giappone, e si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati Uniti del prossimo primo maggio.

Vogliamo costruire una long/larga/lunga MayDay che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno caratterizzato l’idea del primo maggio precario: la continuità di reddito intesa come un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative, del welfare e la trasformazione del protagonismo precario e migrante in un conflitto nuovamente diffuso ed incisivo.

La precarizzazione, lo ripetiamo, picchia duro e segna una discontinuità profonda con il passato. E’ un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul sociale in modo diverso, dividendoci e confondendoci. Atomizza le nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo. Milano è fresca di nomina per l’Expo 2015. Tremiamo pensando alle conseguenze di ciò: l’orgia bipartisan dell’orgoglio nazionale di speculazioni ed appalti allestirà il palcoscenico nascosto per lo sfruttamento intensivo di lavoro precario e migrante in un’oscena colata di cemento.

Non ci sono dubbi, siamo incompatibili con tutto ciò: se questa è una vetrina che lo sia della nostra capacità di conflitto e di un’idea di valorizzazione delle nostre vite ben differente Di questo si discuterà nelle Fiere Precarie che precederanno, attraverseranno e seguiranno la parade mettendo a confronto esperienze di autoproduzione, di cooperazione e di condivisioni dei saperi.

Let’s MayDay,

Milano, primo maggio,

Porta ticinese, ore 15.00

fonte: http://www.euromayday.org/it.php

TIBET – In Cina diciassette condanne per gli scontri di Lhasa

proteste di monaci tibetani a Xiahe in Cina, foto web

Diciassette persone sono state condannate in Cina a pene che vanno da tre anni all’ergastolo per la loro partecipazione alle proteste di Lhasa il mese scorso. Lo riferisce l’agenzia ufficiale Xinhua senza fornire altri particolari.

Le manifestazioni anti-cinesi erano cominciate il 10 marzo per iniziativa dei monaci buddisti. La protesta è poi degenerata in violenza che nei successivi quattro giorni ha portato a incendi di edifici nella capitale tibetana.

Pechino ha riferito di 22 morti nel corso di queste sommosse, mentre i tibetani in esilio sostengono che il numero delle vittime della repressione è stato largamente superiore.

Allo stesso tempo, le autorità tibetane hanno riaperto il primo dei templi buddisti di Lhasa chiusi dopo le violente manifestazioni del mese scorso, secondo quanto riferisce oggi l’agenzia ufficiale Xinhua.

Il monastero Sera ha aperto le sue porte lunedì per la prima volta dopo le sommosse anti-governative che hanno colpito la capitale tibetana il 14 marzo scorso, dice la Xinhua.

Le manifestazioni, organizzate dai monaci buddisti, erano cominciate pacificamente il 10 marzo, anniversario del sollevamento tibetano fallito contro il regime cinese, ma sono degenerate quattro giorni dopo.

Polizia e esercito hanno circondato i tre principali monasteri di Lhasa – Sera, Drepung e Ganden – e il tempio sacro di Jokhang. Da allora i monasteri sono rimasti bloccati per permettere alle autorità di indagare sui monaci coinvolti nella protesta.

I visitatori stranieri non hanno tuttora il permesso di recarsi in Tibet. Soltanto gruppi cinesi hanno l’autorizzazione.

Pubblicato il: 29.04.08
Modificato il: 29.04.08 alle ore 16.41

.

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=75020

Le bandiere free Tibet? Le fanno in Cina

La polizia cinese ha fatto irruzione in una fabbrica nella quale si producono bandiere a favore della libertà del Tibet

.

PECHINO (CINA) – Il teatro dei fatti è una fabbrica situata a Guangdong, regione meridionale della Cina dove è venuto alla luce un insolito commercio.

.

Una bandiera usata per protestare a favore del Tibet libero (Reuters)

Bandiere inneggianti la libertà per il Tibet, in aperta contestazione contro il governo cinese e le sue olimpiadi, erano pronte per essere spedite in gran numero attorno al mondo. E, ironia della sorte, nascevano proprio in Cina.

SOLO UN TELO COLORATO – I proprietari della fabbrica e i lavoratori hanno dichiarato di non essere a conoscenza del significato della bandiera e di aver avvertito le autorità competenti del tipo di prodotto che stavano preparando non appena alcuni di loro lo hanno avvistato tra le mani di alcuni manifestanti in immagini di proteste al passaggio della fiaccola olimpica diffuse online e in tv.

LE FORZE DELL’ORDINE – La polizia sostiene che la richiesta di produrre le bandiere provenga dall’estero e che, molto probabilmente, alcuni lotti siano già stati consegnati. Da parte delle autorità cinesi, il timore è che le bandiere “incriminate” possano già fare la loro comparsa domani, quando il sempre più contestato simbolo dei giochi olimpici farà tappa a Hong Kong.

DISORDINI OLIMPICI – Parigi, Londra, San Francisco, tra le altre, hanno accolto la fiaccola tra tensioni e contestazioni. Qualche giorno fa a Seul la polizia è riuscita a impedire che un cittadino nord coreano si desse fuoco in segno di protesta. L’atteggiamento della polizia cinese è dunque molto vigile e c’è l’esplicita intenzione di sbarrare la strada, in senso letterale, a chi intende far giungere le bandiere a Hong Kong. Sono previste, infatti, una sorveglianza speciale e la possibilità di ispezioni dei veicoli lungo le strade che conducono verso la metropoli cinese. La torcia olimpica proseguirà poi il suo cammino attraverso le altre province cinesi e terminerà il suo viaggio, che sembra sempre più un calvario, a Pechino in agosto.

.

Emanuela Di Pasqua
29 aprile 2008

.

fonte:http://www.corriere.it/esteri/08_aprile_29/bandiere_tibet_cina_c65fd2c4-15df-11dd-acde-00144f02aabc.shtml

NEPAL, VIDEO ESCLUSIVO: Violenze sui pacifisti tibetani

di Alessandro Gilioli – l’Espresso

Forti tensioni a Kathmandu tra polizia e manifestanti pacificamente riuniti davanti all’ambasciata cinese per protestare contro l’arrivo della fiaccola olimpica. Il nostro inviato era là e ha filmato tutto: manganellate, feriti, arresti

.

.

La fiaccola olimpica sta per arrivare sull’Everest e la tensione sale a Kathmandu, in Nepal, dove vive una grande comunita` tibetana. In questi giorni ogni pomeriggio centinaia di manifestanti – laici ma anche monaci – si riuniscono davanti alla ambasciata cinese a Kathmandu per protestare e vengono dispersi, spesso a manganellate, dalla polizia nepalese, che ha deciso di adottare la tolleranza zero verso i tibetani.

Nonostante i monaci e gli altri tibetani protestino in modo assolutamente pacifico, la polizia li carica e li arresta. Quelli che riescono a sfuggire alla cattura si ritrovano il giorno dopo, alla stesa ora, per riprendere la protesta. In queste immagini esclusive, la dimostrazione di martedì 29, conclusa con una trentina di arresti e alcuni feriti lievi. La polizia è particolarmente spaventata all’ipotesi che le proteste arrivino fin sull’Everest e ha preparato uno straordinario apparato di sicurezza ai piedi della montagna più alta del mondo.
Le autorità hanno annunciato che non esiteranno a sparare a chiunque tenti di avvicinarsi alla fiaccola olimpica durante il suo passaggio nel paese himalayano.

.

IL VIDEO ESCLUSIVO

29 aprile 2008
.

Vince Alemanno: saluti romani al Campidoglio

Scoppia la festa degli ex missini
“Veltroni, ora dacci le chiavi”

di Matteo Tonelli

Dopo la vittoria Alemanno dà appuntamento ai suoi in piazza del Campidoglio
“E’ rabbia, è amore, Roma tricolore”; “Rutelli in Romania”.
E spuntano i saluti romani

ROMAUn tricolore sventola in mano a Marco Aurelio. Ed è così che il condottiero romano, che troneggia in mezzo alla piazza del Campidoglio, diventa l’involontario testimonial del trionfo di Gianni Alemanno. Lui, un passato missino alle spalle, uno che porta, orgogliosamente, la celtica al collo, ex ministro gettato nell’agone della sfida della Capitale, ce l’ha fatta. Travolgendo Rutelli e portando, per la prima volta, un ex fascista al Campidoglio. Un fatto epocale per Roma che archivia la lunga stagione a guida centrosinistra e si affida, con entusiamo, alla destra.

E la destra festeggia. Per le strade, dove i tassisti, massicciamente schierati per Alemanno, improvvisano cortei a colpi di clacson. Nel comitato elettorale dove la tensione si scioglie quasi subito. Con il passare dei dati che levano ogni dubbio sull’esito finale. Tanto che Alemanno annuncia la vittoria a scrutinio in corso. Si affaccia dalla finestra, il candidato del Pdl. Saluta, tricolore in mano, la folla che blocca la strada. In testa, come al solito, i tassisti che invocano a gran voce un posto da senatore per il loro leader Bittarelli.
“Ci vediamo al Campidoglio” annuncia Alemanno. E’ quello il luogo simbolo. La collina da conquistare bandiere al vento. E mentre su Roma cala la sera, sono circa 500 quelli che rispondono all’appello del loro sindaco. Forse non moltissimi, ma conta poco. Tricolori ovunque e poi bandiere di An e del Pdl. Di celtiche nemmeno l’ombra, se non quella che si scorge al collo di qualche ragazzo. Si vede invece qualche saluto romano.

GUARDA LE FOTO

Si aspetta Alemanno e si canta. “E’ rabbia, è amore è Roma tricolore” gridano quelli di Azione Giovani. Roma libera” urlano al megafono alcuni tassisti. Gli stessi che piazzano il loro striscione sul davanzale da dove parlerà Alemanno. “Dacci le chiavi, Veltroni dacci le chiavi” infierisce la piazza. Che irride il segretario del Pd che ha lasciato il Campidoglio per tentare l’avventura nazionale.
I colonnelli di An sono schierati in prima fila.Gasparri, Urso, La Russa, Gramazio che si sgolano cantando l’inno di Mameli in favore di telecamere. Poi appare lo striscione di quelli di Colle Oppio, tosta sezione missina degli anni di piombo. “Chi non salta è un comunista” grida la piazza, proprio mentre Alemanno arriva in Comune con moglie e figlio. Bandiere al vento e cori e un fumogeno da stadio. Il neosindaco si affaccia alla finestra. In mano un tricolore, dalla piazza gli rispondono cori e sventolii. Ci prova anche Gasparri ma con minore successo.
 

E’ il momento del discorso. Alemanno imbraccia il megafono. C’è chi si commuove: “Quante volte l’ha fatto tanti anni fa”. Già gli anni duri, delle botte nelle strade, la militanza, le violenze. Alemanno quegli anni li ha vissuti. Ma oggi, megafono in mano, dice “basta ai veleni”, invitando i suoi a fare in modo che “questa sia una festa di tutta Roma”. Così come lui, giura, “sarà il sindaco di tutti i romani”. Poi stappa una bottiglia, sul modello dei vincitori di Formula 1. Se ne va mentre la piazza si svuota, qualcuno grida “Rutelli in Romania”, “Alemanno sindaco di Roma” e “Semo tutti tassinari”. In fondo alla scalinata uno striscione chiede la santificazione di Veltroni che “ha fatto cadere Prodi, sparire i comunisti e dato Roma alla destra”. Due ragazzi lo guardano sorridendo. Oramai è buio. “E’ bella la notte vero? E di che colore è la notte? Nera”. Più in alto Marco Aurelio continua a sventolare il tricolore.

 

http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-sei/campidoglio-festa/campidoglio-festa.html

 

 

Lezione capitale

di Ezio Mauro

 

Mancava soltanto Roma. Ieri è stata conquistata direttamente da An, che con Alemanno porta per la prima volta nel dopoguerra un suo uomo in Campidoglio, da dove si affaccerà non solo sul passato imperiale e sui simboli del ventennio, ma sul nuovo paesaggio politico italiano disegnato dagli elettori. Roma infatti non è soltanto la capitale che ha cambiato segno politico consegnandosi alla destra, mai salita su quel colle, nemmeno all’epoca del trionfale avvento berlusconiano. È, in più, una roccaforte storica della sinistra che l’ha governata ininterrottamente da quindici anni, e che proprio con Roma – come ha spiegato Ilvo Diamanti – usciva dalla tradizionale riserva delle regioni rosse, presentando una geografia politica più articolata e complessa, con la più grande città italiana fiore all’occhiello di una “sinistra dei sindaci” moderna e sperimentale, capace di coniugare buona amministrazione e nuovi linguaggi culturali, sviluppo e comunità, sotto gli occhi di tutto il mondo.

Tutto questo è saltato ieri, completando invece lo scenario politico berlusconiano, che teneva in mano il nord forza-leghista e il sud autonomista e clientelare come due spinte popolari alleate ma separate, senza un centro unificatore che non fosse l’autorità negoziale e politica del Cavaliere. Ora c’è anche il baricentro politico per questa alleanza che ha conquistato l’Italia: la capitale diventata di destra, con un sindaco di Alleanza Nazionale, come ha subito rivendicato Fini, archiviando per una notte il Pdl. Il risultato è chiaro: il Nord alla Lega, il Sud a Lombardo, Roma ad An, e l’Italia a Berlusconi.

Per la potenza dei simboli, che richiamerà a Roma giornalisti da tutto il mondo, il rovesciamento non poteva essere più radicale. Non solo arriva in Campidoglio per la prima volta un uomo venuto dal post-fascismo: ma ci arriva dopo sette anni di governo di un sindaco ex comunista, con un cambio dunque che non è una semplice alternanza ma un cortocircuito a fortissima intensità, che ha appena incominciato a bruciare. Aggiungiamo che Alemanno ha battuto il vicepresidente del Consiglio uscente, che era stato sindaco – e un ottimo sindaco, giovane e innovatore – per due mandati. Ricordiamo ancora che il vincitore fino a quindici giorni fa era dato per sicuro ministro del governo Berlusconi, nella convinzione generale (anche sua) che la battaglia per il Campidoglio sarebbe stata solo di bandiera. Tutto questo può dare l’idea dello spostamento d’aria della bomba capitolina, una bomba di portata nazionale: che tuttavia farà morti e feriti soltanto nel campo del Pd.

Il voto affonda con Rutelli uno dei padri fondatori del nuovo partito, ma colpisce direttamente lo stesso Veltroni, perché al giudizio degli elettori si è presentata anche la sua lunga sindacatura, che pure aveva ottenuto un larghissimo consenso due anni fa, dopo il primo mandato. Già questo dato testimonia l’inclinazione a destra del Paese, che dura da quindici anni, ma che è diventata un precipizio negli ultimi mesi, travolgendo persone, gruppi dirigenti, governi nazionali e locali. C’è nel voto di Roma un dato di “destra reale” così netto, addirittura biografico, fisico, concreto, che deve far riflettere. I moderni pasticceri delle intese più o meno larghe, per i quali tutto è uguale, Alemanno e Rutelli, Veltroni e Berlusconi, assicuravano da settimane che si trattava solo di un voto amministrativo, dove contavano i programmi, e nient’altro. Con ogni evidenza non è così. Non è per il programma che è stato scelto Alemanno, ma perché la sua alterità di post-fascista incarnava fino ad esasperarla in un urlo quella discontinuità di cui i cittadini sentivano il bisogno, e che il Pd non ha avvertito: fino al punto di decidere in una stanza chiusa per pochi intimi – il Pd, partito che ha fatto un mito delle primarie – il cambio di poltrona tra Veltroni e Rutelli. Senza capire che ciò che funziona in termini di esperienza e di attitudine può sembrare all’opinione pubblica, più che mai oggi, un’autogaranzia castale, un’autotutela collettiva, da “classe eterna”, nomenklatura, più che da partito aperto.
E tuttavia, c’è un ideologismo pragmatico, sottaciuto ma praticato, ricercato come scelta radicale di cambiamento nella scelta di Alemanno: come uomo di An, e non “nonostante” An. Il nuovo sindaco, che ha subito dichiarato di voler governare a nome di tutti i cittadini, ha conquistato nel ballottaggio centomila voti in più rispetto ai 677 mila del primo turno. Certo, la forza della vittoria nazionale di Berlusconi, così netta, ha trascinato con sé quel pezzo di città indecisa, flottante, al vento, che negli anni precedenti ha votato Veltroni ed è pronta a stare con chi vince. Ma il farsi destra della capitale è impressionante, come i 7 punti e rotti che separano Alemanno da Rutelli. Viene da chiedersi che cosa i cittadini vedano e vogliano da questa classe dirigente finiana che è stata scongelata nel ’94, ha rotto con il fascismo e con i padri missini a Fiuggi, ma poi si è fermata, trasformata d’incanto da Berlusconi da post-fascista a statista: anche perché la cultura liberale italiana non l’ha mai stimolata a quei passi avanti e a quel rendiconto a cui invece ha giustamente richiamato per decenni gli ex comunisti.
Certamente i cittadini vedono in questa destra una rottura, più ancora un sovvertimento, quella “modernizzazione conservatrice” di cui parla Berselli: che a Roma diventa subito ribellismo corporativo, con i taxisti che accompagnano col coro dei clacson contro le liberalizzazioni l’ascesa di Alemanno al palazzo senatorio, con la folla che chiede a Veltroni “dacce le chiavi”, mentre urla “Roma libera”, tra le braccia tese nel saluto romano.

E altrettanto certamente, questa rottura a destra ha un significato anti-establishment, plebeo nel senso politico del termine, dunque popolare. È come se il “rimandiamoli a casa” gridato dal leghismo xenofobo al Nord contro gli immigrati funzionasse anche nella capitale, ma contro il ceto politico di centrosinistra, concepito come forestiero. Il cuore del vero meccanismo politico inossidabile del quindicennio – Berlusconi e il suo sistema – riesce a fuoriuscire da questa maledizione, perché il populismo è esattamente questo: establishment ed outsider nello stesso tempo, ribellismo e professionismo, antipolitica e casta. Un miracolo dell’inganno, ma un miracolo che funziona.
La sinistra, d’altra parte, deve temere soprattutto se stessa. Di fronte alla spinta di destra “realizzata” che ha dato centomila voti in più ad Alemanno, Rutelli ne ha persi 85 mila. In più l’astensionismo ha galoppato a sinistra, favorendo la destra. Non solo.

C’è un dato più inquietante, che lacererà la sinistra italiana per mesi e peserà sul futuro: Rutelli al Comune ha preso 55 mila voti in meno di quanti ne ha conquistati sul territorio cittadino Nicola Zingaretti, neopresidente eletto della Provincia di Roma. Poiché le schede bianche e nulle per Rutelli sono la metà di quelle per Zingaretti, questo significa che decine di migliaia di cittadini – di sinistra, evidentemente – hanno votato per Zingaretti alla Provincia e contro Rutelli (dunque per Alemanno) al Comune. Un voto, bisogna dirlo con chiarezza e subito, del tutto ideologico, che viene in gran parte dalla sinistra radicale, così convinta dalla tesi autoassolutoria che vede nel Pd la colpa della sua scomparsa dal Parlamento, da far pagare al Pd la battaglia di Roma, lavorando contro Rutelli. Per questi cannibali fratricidi, grillisti e antagonisti, Rutelli era il bersaglio ideale, come anche per qualche estremista del Pd: troppo cattolico, importatore della Binetti, amico dei vescovi, come se la scommessa fondativa e perenne del Pd non fosse quella di tenere insieme, a sinistra, cattolici ed ex comunisti. Un ideologismo a senso unico: che serve ad azzoppare la sinistra, facendola perdere, mentre non scatta per bloccare l’uomo di An in marcia verso il Campidoglio. Anzi.
È da qui, oggi, che deve partire Veltroni. Guardando in faccia questo problema grande come una casa, la sindrome minoritaria della sinistra. Con il vantaggio che Roma dimostra – sommando il fuoco amico su Rutelli e le astensioni – come con la sinistra radicale e il suo ideologismo suicida non si possano ipotizzare alleanze, se non per perdere. Ma nello stesso tempo, quel voto reclama una copertura politica dello spazio vuoto a sinistra: cominciando dalla pronuncia di quella parola, l’unica che il dizionario politico veltroniano ha evitato per tutta la campagna elettorale, e tuttavia l’unica che può mobilitare – coniugata con la modernità, con il cambiamento, con l’innovazione, con la capacità di parlare al centro – quella fetta di apolidi messi in libertà dal fallimento dell’Arcobaleno. Cittadini che esistono, che sono una forza potenziale di alternativa al berlusconismo, solo che qualcuno sappia convertire in politica spendibile il loro peso senza rappresentanza.

Veltroni ha incassato due sconfitte pesanti, e tuttavia ha varato un vascello che può andare lontano, un partito della sinistra di governo, che l’Italia non ha mai avuto. Eviti di negare la realtà, come talvolta fa, usi le parole di chi sa di aver perso, ma sa anche dove vuole andare. A cominciare dalla navigazione interna del partito. Un leader ammaccato, depotenziato, frastornato e commissariato non serve a nessuno, se non agli oligarchi. La discussione interna deve essere all’altezza di un partito che è democratico davvero, vuole essere nuovo e non può più accettare procedure d’altri tempi. Valuti Veltroni se non è il caso di strappare di nuovo, per andare avanti, oppure rinunciare. Ci sono sempre quei tre milioni e mezzo delle primarie, pronti a contare nei momenti che contano. Se qualcuno si ricorda di loro.

http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-sette/commento-mauro/commento-mauro.html

 

TERRA FUTURA: Firenze, 23-25 maggio 2008

quinta edizione della mostra convegno internazionale delle buone pratiche

di sostenibilità ambientale, economica e sociale

Padova, 12 marzo 2008 – Salvaguardia del pianeta terra, sviluppo umano e beni comuni come sempre al centro di Terra Futura, la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, che si svolgerà alla Fortezza da Basso (Firenze), dal 23 al 25 maggio 2008.

Terra Futura torna per la sua quinta edizione, con progetti ed esempi concreti di un vivere diverso che spaziano dalla tutela dell’ambiente alle energie alternative rinnovabili, dall’impegno per la pace alla cooperazione internazionale, dal rispetto dei diritti umani alla finanza etica, e ancora commercio equo, turismo responsabile, edilizia sostenibile, responsabilità sociale d’impresa…

83.000 i visitatori nel 2007, un’edizione che ha visto crescere del 25% il trend generale della manifestazione, con 500 aree espositive, oltre 4.000 enti rappresentati, 190 appuntamenti culturali fra convegni, dibattiti e workshop con 1.000 relatori coinvolti e ancora 100 momenti di animazione e laboratori di “buone pratiche”.

Nell’ampia rassegna espositiva, anche quest’anno presenti associazioni e realtà del non profit, imprese eticamente orientate, enti locali e istituzioni, a testimoniare come comportarsi in modo “alternativo” sia possibile in ogni ambito dell’abitare, del produrre, del coltivare, dell’agire, del governare. Ricco anche il programma culturale, che vedrà intervenire a Firenze numerosi esperti e testimoni provenienti dal mondo della politica, dell’economia e della ricerca scientifica, dal terzo settore, dalla cultura e dallo spettacolo.

È una riflessione profonda quella che ispira Terra Futura 2008: se è vero che i cambiamenti climatici, l’emergenza energetica, la crisi della biodiversità e la crescente scarsità della risorsa idrica preoccupano un sempre maggiore numero di persone – così come il progressivo aggravarsi nel mondo di squilibri e disuguaglianze, ormai riconosciuto da tutti – è altrettanto evidente che manca una strategia comune in grado di affrontare le enormi sfide poste da questi problemi. Mentre sul piano teorico è ampia la consapevolezza che le questioni sociali, ambientali ed economiche sono assolutamente inscindibili le une dalle altre, quando si passa all’azione, di fatto, prevalgono ancora i particolarismi.

Alla luce di queste considerazioni Terra Futura 2008 – promossa e organizzata da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus per conto del sistema Banca Etica (Banca Etica, Consorzio Etimos, Etica SGR, Rivista ”Valori”) e Adescoop-Agenzia dell’Economia Sociale s.c., e realizzata in partnership con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente – sceglie come tema centrale quello delle Alleanze.

Se aria, acqua, terra, ma anche lavoro, pace, cultura e informazione sono ormai indicati come beni comuni, i mondi dell’economia, della politica e della società civile rimangono lontani dall’adozione di un piano condiviso che riunisca sulla stessa piattaforma di diritti tutti gli abitanti della terra e renda concreto l’impegno per la sostenibilità economica, ambientale e sociale del pianeta. Nessuno può farcela da solo: oggi è necessario incentivare la riflessione sul tema delle politiche strategiche e di lunga portata dei governi e delle imprese, perché solo un’alleanza trasversale e duratura fra le varie componenti della società può portare a risultati significativi.

La riflessione alla Fortezza da Basso si concentrerà ancora una volta sulla necessità di prassi quotidiane guidate da un’ottica di condivisione di bisogni e risorse. «Esistono già esempi di alleanze: il commercio equo inizia ad interessare le grandi imprese, e sul versante dei cambiamenti climatici una rete mondiale informale (fatta di scienziati, istituzioni internazionali, governi locali, imprese) punta da anni all’ecoefficienza – dice Ugo Biggeri, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica – e ancora, molti cittadini si interrogano sui consumi e sull’uso dell’energia. I risultati si vedono: le buone pratiche, per esempio nella bioedilizia, si diffondono rapidamente assieme alla consapevolezza sui problemi. Oggi continua Biggeri si dovrebbero rendere queste alleanze più esplicite ed efficaci, traducendole in richieste politiche che indirizzino più velocemente verso i cambiamenti necessari, disincentivando economicamente i comportamenti insostenibili».

Terra Futura 2008 è realizzata in collaborazione con Regione Toscana, Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Firenze Fiera SpA, e numerose altre realtà nazionali e internazionali.

Per approfondimenti: http://www.terrafutura.it

Dal 23 al 25 maggio 2008 la Fortezza da Basso, a Firenze, ospita la quinta edizione di Terra Futura, la  mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità promossa e organizzata da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus per conto del sistema Banca Etica (Banca Etica, Consorzio Etimos, Etica SGR, Rivista ”Valori”) e Adescoop-Agenzia dell’Economia Sociale s.c., e realizzata in partnership con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente.

Un calendario culturale ricco di appuntamenti e un’ampia area espositiva con realtà, progetti ed esempi concreti per capire come sia possibile vivere in modo diverso, mettendo in atto buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale del nostro abitare, produrre, coltivare, agire e governare.

Come sempre forte sarà la presenza delle realtà e dei progetti del commercio equosolidale. Novità 2008, nella sezione EquoCommercio sarà presente uno sportello informativo aperto a tutti – dall’azienda che vuole avvicinarsi a questo mercato al consumatore che desidera fare la spesa in modo diverso – non solo per fornire informazioni sui prodotti, ma anche per spiegare i principi fondanti del commercio equo: a partire dai concetti di “giusto prezzo” e di “filiera produttiva”. Nell’area espositiva associazioni di riferimento, organizzazioni di fair trade, centrali di importazione, aziende, negozi e punti vendita di tutto il territorio nazionale faranno conoscere i loro servizi e prodotti (alimentari, di artigianato, tessili, per l’igiene..).

Tra i progetti del commercio equosolidale presenti a Terra Futura, “Made in No. Ogni punto un pensiero” (www.made-in-no.com), importante e ambiziosa iniziativa copromossa da Fair e dall’Associazione Cristiana Casagrande con il coinvolgimento di una rete di artigiani e con il finanziamento e il sostegno della Provincia di Novara. L’iniziativa mette in collegamento le aree di crisi del pianeta, dà origine a legami di solidarietà tra le competenze e le professionalità del tessile, creando una filiera trasparente, sostenibile e solidale. Il progetto è stato ideato da un gruppo di artigiani del Novarese, che creano prodotti tessili (maglie, pigiama, biancheria intima) con cotone biologico lavorato da artigiani brasiliani, coniugando così efficacia, attenzione ai territori e giustizia sociale. La produzione equosolidale ed ecologica brasiliana è solo il primo degli obiettivi del progetto, che si sta aprendo anche a produttori boliviani e indiani con lo scopo di creare ponti di solidarietà tra comunità.

Un altro settore espositivo interessante di Terra Futura è Salute+Benessere, l’area dedicata alla prevenzione e alle medicine non convenzionali in collaborazione con dalla Direzione Generale Diritto alla Salute della Regione Toscana e del Centro di Medicina tradizionale Cinese “Fior di Prugna”.

Grande spazio sarà dato alla presentazione di campagne di prevenzione e ai metodi alternativi per la cura e la tutela della salute che spaziano dalle medicine complementari (agopuntura, fitoterapia, omeopatia, naturopatia, kiropratica, tecniche manipolative, posturologia, aiurvedica, omotossicologia, pranoterapia, osteopatia, shiatzu, pranikiling e reiki) alle pratiche yoga.

Addetti ai lavori e cittadini potranno conoscere progetti, servizi e prodotti per la salute e il benessere sviluppati in un’ottica di prevenzione e nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Non mancheranno, inoltre, laboratori e dimostrazioni pratiche che vedranno il coinvolgimento del pubblico in visita.

Ulderico Pesce e IL TRIANGOLO degli SCHIAVI

CENTRO MEDITERRANEO DELLE ARTI

diretto da Ulderico Pesce

presenta

Prima Nazionale

da lunedì 28 a mercoledì 30 aprile 2008

ore 21.00

TEATRO INDIA

Lungo Tevere dei Papareschi – Roma

06.684000311

IL TRIANGOLO DEGLI SCHIAVI:

i lavoratori clandestini in Italia

di e con

Ulderico Pesce

musiche

Matteo Salvatore

Tradizionali Africane e Arbёreshё

voce

Rosamaria Tempone

estratti video

“Una stagione all’inferno”

di Alex Nucci musiche di Luigi Porto

prodotto e concesso da Medici Senza Frontiere

“Mare Nostrum”

di Stefano Mencherini

Giornalista indipendente e regista RAI

Prodotto e concesso da Stefano Mencherini

con l’amichevole partecipazione musicale di

Rodolfo Maltese Bachir Gareche Giuseppe Casuscelli

Il Triangolo degli schiavi è la storia di Ambrogio Morra, nato vicino a Cerignola, in provincia di Foggia ed emigrato a Roma in cerca di un lavoro. Abita allo Scalo San Lorenzo, in una camera-veranda che si affaccia sulla tangenziale, dove, in cambio di un piccolo risparmio sull’affitto deve convivere e accudire circa 400 canarini che gli rendono la vita assai difficile. Ambrogio si sente come un clandestino, isolato tra i canarini. Il lavoro non gli cambia, come aveva sperato, la vita che, invece, si trascina tra la costrizione ad “abitare con i canarini” e le pesanti ore passate prima a scaricare la frutta ai mercati generali e poi nei cantieri della capitale come manovale, sempre al nero, assieme ad africani e romeni clandestini.

La nonna Incoronata, che a fianco di Giuseppe Di Vittorio prese parte alle lotte di “conquista della terra”, lo aiuta economicamente e lo sollecita a scendere in Puglia dove sono “tornati gli schiavi” e dove Incoronata, ora come allora, si sta sostituendo ad uno Stato italiano sempre latitante e assiste e sostiene i lavoratori clandestini sfruttati per la raccolta dei pomodori.

Nonna Incoronata sollecita il nipote Ambrogio a fare come lei e a raccontare e denunciare quanto succede: “i tanti polacchi e africani sfruttati e morti nelle campagne italiane”.

Ambrogio diventa amico di alcuni immigrati e scopre la bellezza delle loro origini etniche, l’avventuroso viaggio fatto per arrivare nel Sud dell’Italia, il rapporto con gli scafisti, l’ospitalità nei Centri Temporanei di Accoglienza, l’espulsione, la clandestinità, e lo sfruttamento schiavistico a cui sono sottoposti da caporali e padroni che li fanno lavorare per quindici ore al giorno in cambio di venti euro.

Lavoratori che vivono in tuguri senza bagno e senza acqua, spesso picchiati o uccisi dai caporali solo per dimostrare agli altri il loro potere.

Nella sua terra Ambrogio si ritroverà presto impegnato in difesa dei diritti dei lavoratori clandestini e contro i padroni che, nel Sud dell’Italia come nel ricco Nord-est, nei campi agricoli della Toscana e nei cantieri edili di Roma e Milano, li sfruttano in cambio di 2 euro all’ora. Padroni liberi di fare ciò che vogliono grazie alla assoluta mancanza di controlli sui campi e nei cantieri.

Alla scarsa ricompensa giornaliera per i clandestini impegnati in agricoltura si contrappongono i 36 mila euro che i padroni incassano a fondo perduto, su solo dieci ettari di terra, dalla Comunità Europea, oltre naturalmente ai guadagni per la vendita dell’oro rosso alle industrie.

Ambrogio si trova a fare la stessa lotta che 50 anni prima aveva fatto sua nonna Incoronata contro i latifondisti e a favore della distribuzione della terra ai braccianti.

Ma i braccianti agricoli che occupavano la terra negli anni ’50 avevano un nome e un cognome e una patria.

Ora c’è solo l’amarezza di una “lotta mancata” per l’acquisizione dei diritti.

I nuovi braccianti sono clandestini sono e devono essere senza identità e per non farsi identificare arrivano a bruciarsi i polpastrelli delle dita per trasformarsi in

“uomini senza impronte”

NOTE DI REGIA

Ringrazio la CGIL nazionale per l’opportunità che mi ha offerto e Medici Senza Frontiere che mi ha invitato, con i musicisti Têtes de Bois, a passare un po’ di tempo insieme agli immigrati.

Questo accadeva a settembre 2006, prima che scoppiasse il caso grazie all’Espresso.

E’ stata una delle esperienze più importanti e agghiaccianti della mia vita, ho assistito a scene terribili mentre seguivo alcuni clandestini che si spostavano in giro per l’Italia in base al lavoro. In primavera ed estate in Puglia per i pomodori, in autunno in Toscana, Sicilia, Emilia per l’uva, poi per le olive, poi in Calabria per i mandarini, poi durante l’inverno nel Nord-est per le mele, poi nei cantieri edili e di nuovo in Puglia per i pomodori.

Non avevo mai visto maltrattare in quel modo uomini, donne e bambini. Non avevo mai visto vivere 30 persone in una baracca di 30 metri quadrati senza acqua, senza elettricità e senza gas.

Una mattina mi sono trovato con degli immigrati e mi hanno invitato a mangiare una capra con loro. L’hanno uccisa davanti a me, squartata e tolto le interiora, ma non c’era acqua per lavarla e allora l’hanno lavata con la fiamma ossidrica, l’hanno disinfettata con il fuoco mentre io reggevo una zampa dell’animale facendo finta di niente. Un odore terribile. Poi hanno tolto di mezzo i materassi lerci dove avevano passato la notte e hanno montato un fornello su un tavolino grazie al quale la carne è stata bollita. L’abbiamo mangiata assieme condita con un filo d’olio. Non era male. Ad essere sincero qualcosa di molto simile l’ho vissuta attraverso i racconti di mia nonna che mi hanno sempre parlato dei problemi dei braccianti degli anni ‘50. I miei nonni erano molto poveri però nessuno li schiavizzava. E invece in Puglia, ma anche in altre aree del Sud, del ricco Nord Est, e addirittura di Milano e Roma, basta andare in via Palmiro Togliatti all’alba e vedere i caporali che prelevano i clandestini per portarli nei cantieri, si assiste allo sfruttamento più bieco degli esseri umani. Vengono trovati i corpi straziati e senza vita ai bordi delle strade mentre lo Stato fa poco o niente per arginare il problema e tutto questo mentre, a poche centinaia di metri, cittadini italiani, si comportano come se niente fosse. Ci si affretta a prendere i figli a scuola, a fare la spesa, ad andare in palestra, in piscina, a lezione di pianoforte, ci si ama facendo finta di non vedere che a pochi metri sono tornati gli schiavi. “

Ringrazio ancora Medici Senza Frontiere che mi ha dato l’opportunità di utilizzare parte del video “Una Stagione all’Inferno”, rapporto sulle condizioni degli immigrati impiegati in agricoltura nelle regioni del Sud Italia. Un ringraziamento particolare a Stefano Mencherini, giornalista indipendente e Regista RAI, che mi ha permesso di proiettare brani tratti da “Mare Nostrum”, il suo Film-inchiesta che naturalmente ha subito varie censure.

Ulderico Pesce

Su www.uldericopesce.com la petizione per la tutela dei lavoratori clandestini

Ufficio Stampa Fiammetta Baralla e Marialuisa Giordano 333.2015944-338.3500177

fiammettabaralla@alice.itteatro@marialuisagiordano.it

Organizzazione PigrecoDelta – ChiaraPazzini 347.1218353 – Clotilde Recchia 338.3833791 info@pigrecodelta.it

fonte: <!– /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:””; margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:”Times New Roman”; mso-fareast-font-family:”Times New Roman”;} a:link, span.MsoHyperlink {color:blue; text-decoration:underline; text-underline:single;} a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed {color:purple; text-decoration:underline; text-underline:single;} @page Section1 {size:612.0pt 792.0pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; mso-header-margin:36.0pt; mso-footer-margin:36.0pt; mso-paper-source:0;} div.Section1 {page:Section1;} –> uldericopesce