Archive | aprile 2008

Buon Primo Maggio!

Annunci

Roma e la “svolta”

per gentile ed inconsapevole concessione dell’autore…

fonte: http://maurobiani.splinder.com/

visitatelo perchè merita davvero!

Verità e Giustizia per Riccardo Rasman

Riccardo Rasman aveva 34 anni il 27 ottobre del 2006. E’ morto nella propria casa dopo l’intervento di due pattuglie di Polizia.

.

https://i1.wp.com/www.informatrieste.eu/blog/upload/rasman.jpg

.

Per il fatto sono indagati quattro agenti: Francesca Gatti, Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi.

Riccardo era un ragazzone alto 1 metro e 85 e pesava 120 chili, il termine tecnico della sua malattia era “sindrome schizofrenica paranoide”. La sua depressione ebbe inizio durante la leva militare, quando subì violenti atti di “nonnismo”, tanto da vedersi riconosciuta dalla corte dei conti l’infermità dipendente da causa di servizio.

Aveva paura, viveva nella paura delle divise, poco importa se militari o di polizia, quelle divise gli avevano portato la sua malattia e il 27 ottobre del 2006 anche la morte.

Quella sera era euforico, era felice, il giorno dopo iniziava a lavorare, ma ha commesso un peccato mortale, ha deciso di festeggiare gettando alcuni petardi dal balcone. Questa la causa della sua morte.

Una vicina chiama la polizia, arrivano due volanti, vogliono entrare ma lui ha paura si distende sul letto, è solo, dice che no non vuole aprire, a un certo punto urla se entrano li ammazza, ma è troppo tardi “l’ordine” non tollera insubordinazioni, neanche da chi è ammalato. I poliziotti chiamano i vigili del fuoco, viene sfondata la porta … e inizia la fine.

Morte per asfissia da posizione.

Sul corpo di Riccardo diverse ferite, molto sangue nella camera, le perizie dei legali di parte dicono: “per causare le lesioni riscontrate gli agenti hanno usato mezzi di offesa naturale in maniera indiscriminata anche verso parti del corpo potenzialmente molto delicate, ma anche oggetti contundenti come potevano essere il manico dell’ascia rinvenuta nell’alloggio o il piede di porco usato dai vigili del fuoco per forzare la porta d’ingresso. Gli stessi agenti hanno ammesso di averlo utilizzato contro il braccio destro di Riccardo”. Manette ai polsi e filo di ferro alle caviglie, ma anche i segni di un “imbavagliamento con blocco totale o parziale della bocca, effettuato con un cordino o con qualcosa di simile. Questo imbavagliamento avrebbe causato una ulteriore restrizione, soprattutto della respirazione”.

Il PM sta valutando se chiedere l’archiviazione o proporre il rinvio a giudizio dei quattro poliziotti, la difesa afferma che l’intervento dei poliziotti era legittimo e l’azione svolta per legittima difesa, i legali di parte civile affermano: “In caso di delitti ed in particolare di omicidi di cui sono accusati appartenenti alle forze dell’ordine, le indagini devono essere affidate a corpi investigativi che siano indipendenti da quelli coinvolti nei fatti delittuosi. I primi testi furono persino sentiti dagli attuali poliziotti indagati”.

L’archiviazione del caso tutto questo non potrebbe chiarire, solo un processo potrebbe aprire alla verità e forse alla giustizia.

Proprio quest’anno si celebra il trentennale della 180, e c’è chi in questa città vuole festeggiare Basaglia, ma ha deciso di tacere su quanto successo a Riccardo, noi vogliamo poter festeggiare anche la Verità e la Giustizia e per farlo non possiamo lasciare una morte come questa nel silenzio.

Per questo ne parliamo e ne parleremo ancora e ancora chiederemo Verità e Giustizia.


per firmare la petizione online clicca http://www.ipetitions.com/petition/riccardorasman/

qui invece la prima parte del documentario

Grazie all’infaticabile Laura, ecco i link per una rassegna stampa di aggiornamenti:

Inserzione sul Piccolo del giorno 15 aprile 2008
Scarica.
Video inchiesta di Paolo Bertazza
Uccidere un usignolo
Interrogazione al Ministro dell’Interno
di Heidi Giuliani

Il Piccolo, 25 marzo 2008
Caso Rasman: video su YouTube

Carta, 04 aprile 2008
La Sinistra Arcobaleno propone un comitato parlamentare di controllo delle forze dell’ordine

Il Piccolo, 02 marzo 2008
Riaperta l´inchiesta…

Il Piccolo, 29 febbraio 2008
Per ora nessuna archiviazione

Il Manifesto 29 febbraio 2008
Morto di polizia? Giallo a Trieste

Il Piccolo, 28 febbraio 2008
Caso Rasman interrogazione in Senato

Il Piccolo, 25 febbraio 2008
I genitori vogliamo la verità

Il Piccolo, 09 ottobre 2007
Chiesta l’archiviazione…

Il Piccolo, 26 marzo 2007
Rasman è morto asfissiato

Il Piccolo, 29 gennaio 2007
Caso Rasman: choc fatale per le manette

Il Piccolo, 03 novembre 2006
Rasman, fra due mesi la verità…

Il Piccolo, 02 novembre 2006
Poliziotti indagati…

Il Piccolo, 01 novembre 2006
Avvisi di garanzia…

http://obzudi.splinder.com/post/16802822/IL+CASO+RICCARDO+RASMAN

Affondano i fondi pensione

Nel primo trimestre 2008 perdono mediamente il 2%, mentre il tfr guadagna lo 0,8% netto. Già nel 2007 i fondi avevano reso mediamente un 1% in meno rispetto al tfr e nel 2008 renderanno sempre meno viste le cadute continue e consistenti dei mercati finanziari.

La Cub rivendica per i lavoratori iscritti ai fondi chiusi il diritto (oggi negato) al recesso e ad interrompere i versamenti e richiedere quanto versato.



Informare i nuovi assunti sui rischi dello scippo del tfr a favore dei fondi pensione e sul fatto che devono esprimere la propria eventuale contrarietà entro 6 mesi dall’assunzione.

I fondi pensione vanno a fondo per affetto della crisi delle borse; nel primo trimestre 2008 perdono mediamente il 2% mentre il tfr guadagna lo 0,8% netto. Alcune linee di investimento hanno realizzato perdite superiori al 10%.

Come era facilmente intuibile, se ne va in fumo il salario dei lavoratori e guadagnano, a prescindere da come rende l’investimento, solo i gestori e le banche.

I fondi pensione, essendo investimenti a rischio dipendono dai rendimenti finanziari; pertanto la caduta dei rendimenti borsistici, e la recessione americana/mondiale bruciano quotidianamente miliardi di euro.

Del resto la massiccia fuga degli investitori nei fondi comuni conferma questo andamento.

Saggiamente la stragrande maggioranza dei lavoratori, come proposto dalla Cub, ha deciso di tenere il Tfr in azienda.

Le scarse adesioni ai fondi pensione di categoria (il 15,2% di fine 2007, circa 1,9 milioni di lavoratori, compresi i truffati dal silenzio assenso), hanno affossato il progetto di smantellamento della previdenza pubblica e la sua sostituzione con un sistema individuale a favore della borsa, della speculazione e degli affaristi.

I rendimenti deludenti hanno ridotto anche le adesioni; la spinta propulsiva allo scippo del tfr è sostanzialmente fallita ed esaurita e in alcuni fondi le uscite superano le nuove adesioni.

Deve continuare con maggior vigore l’impegno affinché i nuovi assunti siano correttamente informati sui rischi dello scippo del tfr a favore dei fondi pensione e sul fatto che devono esprimere la propria eventuale contrarietà entro 6 mesi dall’assunzione.

A cura dell’ufficio studi Cub

fonte: http://obzudi.splinder.com/post/16895580/AFFONDANO+I+FONDI+PENSIONE

Let’s MayDay now!

EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro!

Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e precarie, native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, degli aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell’informazione e della formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della distribuzione.

Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo neoliberista.

La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne’ un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici ne’ un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.

È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà.

Una lotta che parli chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione nega e riduce al silenzio. Negli ultimi anni, l’EuroMayDay ha costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale, condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.

Ma la Mayday è un processo sociale che si evolve di anno in anno, per tutto l’anno, e questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal protagonismo dei migranti. Il lavoro migrante rivela i segreti della precarizzazione. Il controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.

La specificità dei migranti è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente. La loro condizione riguarda però tutto il lavoro, è una leva fondamentale della precarizzazione perché alimenta la frammentazione, perché riduce gli spazi di libertà e le possibilità di lotta. Ma in questi anni il protagonismo dei migranti ha prodotto esperienze significative di lotta autonoma in nome della libertà di movimento.

Il primo maggio, a Milano, vogliamo condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con quella degli altri precari. Condividere esperienze che sono transnazionali, e che danno il segno di una May Day che attraversa l’Europa da Aachen/Aquisgrana a Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli, Palermo, Terrassa, Vienna… e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay in Giappone, e si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati Uniti del prossimo primo maggio.

Vogliamo costruire una long/larga/lunga MayDay che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno caratterizzato l’idea del primo maggio precario: la continuità di reddito intesa come un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative, del welfare e la trasformazione del protagonismo precario e migrante in un conflitto nuovamente diffuso ed incisivo.

La precarizzazione, lo ripetiamo, picchia duro e segna una discontinuità profonda con il passato. E’ un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul sociale in modo diverso, dividendoci e confondendoci. Atomizza le nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo. Milano è fresca di nomina per l’Expo 2015. Tremiamo pensando alle conseguenze di ciò: l’orgia bipartisan dell’orgoglio nazionale di speculazioni ed appalti allestirà il palcoscenico nascosto per lo sfruttamento intensivo di lavoro precario e migrante in un’oscena colata di cemento.

Non ci sono dubbi, siamo incompatibili con tutto ciò: se questa è una vetrina che lo sia della nostra capacità di conflitto e di un’idea di valorizzazione delle nostre vite ben differente Di questo si discuterà nelle Fiere Precarie che precederanno, attraverseranno e seguiranno la parade mettendo a confronto esperienze di autoproduzione, di cooperazione e di condivisioni dei saperi.

Let’s MayDay,

Milano, primo maggio,

Porta ticinese, ore 15.00

fonte: http://www.euromayday.org/it.php

TIBET – In Cina diciassette condanne per gli scontri di Lhasa

proteste di monaci tibetani a Xiahe in Cina, foto web

Diciassette persone sono state condannate in Cina a pene che vanno da tre anni all’ergastolo per la loro partecipazione alle proteste di Lhasa il mese scorso. Lo riferisce l’agenzia ufficiale Xinhua senza fornire altri particolari.

Le manifestazioni anti-cinesi erano cominciate il 10 marzo per iniziativa dei monaci buddisti. La protesta è poi degenerata in violenza che nei successivi quattro giorni ha portato a incendi di edifici nella capitale tibetana.

Pechino ha riferito di 22 morti nel corso di queste sommosse, mentre i tibetani in esilio sostengono che il numero delle vittime della repressione è stato largamente superiore.

Allo stesso tempo, le autorità tibetane hanno riaperto il primo dei templi buddisti di Lhasa chiusi dopo le violente manifestazioni del mese scorso, secondo quanto riferisce oggi l’agenzia ufficiale Xinhua.

Il monastero Sera ha aperto le sue porte lunedì per la prima volta dopo le sommosse anti-governative che hanno colpito la capitale tibetana il 14 marzo scorso, dice la Xinhua.

Le manifestazioni, organizzate dai monaci buddisti, erano cominciate pacificamente il 10 marzo, anniversario del sollevamento tibetano fallito contro il regime cinese, ma sono degenerate quattro giorni dopo.

Polizia e esercito hanno circondato i tre principali monasteri di Lhasa – Sera, Drepung e Ganden – e il tempio sacro di Jokhang. Da allora i monasteri sono rimasti bloccati per permettere alle autorità di indagare sui monaci coinvolti nella protesta.

I visitatori stranieri non hanno tuttora il permesso di recarsi in Tibet. Soltanto gruppi cinesi hanno l’autorizzazione.

Pubblicato il: 29.04.08
Modificato il: 29.04.08 alle ore 16.41

.

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=75020

Le bandiere free Tibet? Le fanno in Cina

La polizia cinese ha fatto irruzione in una fabbrica nella quale si producono bandiere a favore della libertà del Tibet

.

PECHINO (CINA) – Il teatro dei fatti è una fabbrica situata a Guangdong, regione meridionale della Cina dove è venuto alla luce un insolito commercio.

.

Una bandiera usata per protestare a favore del Tibet libero (Reuters)

Bandiere inneggianti la libertà per il Tibet, in aperta contestazione contro il governo cinese e le sue olimpiadi, erano pronte per essere spedite in gran numero attorno al mondo. E, ironia della sorte, nascevano proprio in Cina.

SOLO UN TELO COLORATO – I proprietari della fabbrica e i lavoratori hanno dichiarato di non essere a conoscenza del significato della bandiera e di aver avvertito le autorità competenti del tipo di prodotto che stavano preparando non appena alcuni di loro lo hanno avvistato tra le mani di alcuni manifestanti in immagini di proteste al passaggio della fiaccola olimpica diffuse online e in tv.

LE FORZE DELL’ORDINE – La polizia sostiene che la richiesta di produrre le bandiere provenga dall’estero e che, molto probabilmente, alcuni lotti siano già stati consegnati. Da parte delle autorità cinesi, il timore è che le bandiere “incriminate” possano già fare la loro comparsa domani, quando il sempre più contestato simbolo dei giochi olimpici farà tappa a Hong Kong.

DISORDINI OLIMPICI – Parigi, Londra, San Francisco, tra le altre, hanno accolto la fiaccola tra tensioni e contestazioni. Qualche giorno fa a Seul la polizia è riuscita a impedire che un cittadino nord coreano si desse fuoco in segno di protesta. L’atteggiamento della polizia cinese è dunque molto vigile e c’è l’esplicita intenzione di sbarrare la strada, in senso letterale, a chi intende far giungere le bandiere a Hong Kong. Sono previste, infatti, una sorveglianza speciale e la possibilità di ispezioni dei veicoli lungo le strade che conducono verso la metropoli cinese. La torcia olimpica proseguirà poi il suo cammino attraverso le altre province cinesi e terminerà il suo viaggio, che sembra sempre più un calvario, a Pechino in agosto.

.

Emanuela Di Pasqua
29 aprile 2008

.

fonte:http://www.corriere.it/esteri/08_aprile_29/bandiere_tibet_cina_c65fd2c4-15df-11dd-acde-00144f02aabc.shtml

NEPAL, VIDEO ESCLUSIVO: Violenze sui pacifisti tibetani

di Alessandro Gilioli – l’Espresso

Forti tensioni a Kathmandu tra polizia e manifestanti pacificamente riuniti davanti all’ambasciata cinese per protestare contro l’arrivo della fiaccola olimpica. Il nostro inviato era là e ha filmato tutto: manganellate, feriti, arresti

.

.

La fiaccola olimpica sta per arrivare sull’Everest e la tensione sale a Kathmandu, in Nepal, dove vive una grande comunita` tibetana. In questi giorni ogni pomeriggio centinaia di manifestanti – laici ma anche monaci – si riuniscono davanti alla ambasciata cinese a Kathmandu per protestare e vengono dispersi, spesso a manganellate, dalla polizia nepalese, che ha deciso di adottare la tolleranza zero verso i tibetani.

Nonostante i monaci e gli altri tibetani protestino in modo assolutamente pacifico, la polizia li carica e li arresta. Quelli che riescono a sfuggire alla cattura si ritrovano il giorno dopo, alla stesa ora, per riprendere la protesta. In queste immagini esclusive, la dimostrazione di martedì 29, conclusa con una trentina di arresti e alcuni feriti lievi. La polizia è particolarmente spaventata all’ipotesi che le proteste arrivino fin sull’Everest e ha preparato uno straordinario apparato di sicurezza ai piedi della montagna più alta del mondo.
Le autorità hanno annunciato che non esiteranno a sparare a chiunque tenti di avvicinarsi alla fiaccola olimpica durante il suo passaggio nel paese himalayano.

.

IL VIDEO ESCLUSIVO

29 aprile 2008
.