Archivio | aprile 1, 2008

Anche tu sei su You Tube

Anche tu sei su You Tube

di Alessandro Gilioli

Volenti o nolenti. Per sbaglio o per gossip. Siamo tutti potenziali attori del sito di video più famoso del mondo. Con rischi enormi per la nostra reputazione

Un fotogramma del video di Friederich Vernarelli

A guardare bene il video, non è del tutto vero che l’investitore delle due ragazze irlandesi a Roma avesse caricato su Internet “le sue folli corse in macchina”, come hanno sostenuto unanimemente i giornali e le tv. Basta guardare la (bassa) velocità con cui si muove il paesaggio dietro di lui per capirlo. E se l’immagine del conducente ogni tanto si rovescia, è perché la videocamerina era stata attaccata al volante: non è l’auto che carambola, è il volante che gira. Dopodiché, ovviamente, il tizio in questione ha ammazzato – da sbronzo – due innocenti pedoni, e come tale va perseguito. Ma il supplemento di pena mediatica inflitto a uno dei tanti pirati della strada italiani è stato soprattutto il frutto di un’allucinazione collettiva. O forse qualcosa di più: un esorcismo di massa nei confronti di quel nuovo spettro che si aggira per il pianeta e che si chiama YouTube.Sì, perché quello che sta succedendo in questi ultimi due anni è un fenomeno che riguarda tutti – specie i più giovani, ma non solo – e che si potrebbe chiamare ‘youtubizzazione dell’esistenza’. Vale a dire: per scelta o per sbaglio, per imprudenza o per gossip, sono sempre di più le persone che si ritrovano una testimonianza della propria vita su siti Internet come YouTube, ma anche MySpace, Facebook, Flickr o altri. Questa traccia finita sulla Rete può sembrare innocua fino al momento in cui per qualche ragione qualcuno si interessa di noi. Da quel momento, saremo giudicati per quel video, quella foto, quel blog. Quando poi i ‘mainstream media’ – giornali e tivù – s’impossesseranno di quel documento, qualsiasi altra cosa abbiamo fatto nella nostra vita non conterà più niente. Siamo segnati, siamo youtubizzati per sempre.
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Infine, si pone un problema – finora ignorato – sui diritti d’uso di quelle immagini, anche post mortem. Poniamo che avvenga un incidente aereo: una volta i cronisti sguinzagliati all’uopo dovevano implorare le foto delle vittime ai parenti, adesso basta che clicchino un paio di social network e trovano tutto, compresi momenti di vita del tutto privati. Ma è lecito che quelle immagini messe on line per gioco o per gli amici vengano usate, alla fin fine, con scopi commerciali? “Siamo cresciuti pensando alla Rete come a una bacheca nell’atrio di un grande luogo: è forse ora di iniziare a convincersi che si tratta invece di una parte accessibile della nostra privatissima casa”, ha commentato Massimo Mantellini, uno dei più noti blogger italiani. E nella cosiddetta blogosfera è stata lanciata la proposta neppure troppo faceta di affidarsi a un ‘testamento webbiologico’, una serie di indicazioni da lasciare per regolamentare l’uso pubblico (ed economico) di quel che si è messo on line mentre si era in vita.

Internet è di sinistra: dal Pd to-peer al Berti.net

 

sin_arcobaleno.png

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di Giovanni Visone

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Berti.net 220x dal web
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Mai come in queste elezioni, internet è di sinistra. Il Partito Democratico ha fatto della mobilitazione sul web un punto di forza della sua campagna elettorale: un sito che viaggia ad una media superiore ai 100mila contatti giornalieri, un network che raccoglie ormai 19235 iscritti, un blog per i Wolontari ed uno per seguire (e finanziare) il «Giro dell’Italia nuova di Veltroni». Ma anche la Sinistra Arcobaleno di Fausto Bertinotti risponde da par suo. Per il presidente della Camera ecco una videochat sperimentale, tutta basata sulla tecnologia peer-to-peer. Berti.net: la dimensione assembleare della Rete. Non solo gli elettori hanno potuto inviare in diretta le loro videodomande al candidato su YouTube, ma hanno potuto assistere all’intervista su internet utilizzando una tecnologia che sostiene la banda attraverso il peer-to-peer. Vale a dire che i computer connessi alla trasmissione non ricevevano il segnale da un unico server centrale, ma se lo trasmettevano fra di loro, fornendosi reciprocamente anche la banda di connessione e moltiplicandone il potenziale. «Un modello di comunicazione orizzontale – spiegano gli ideatori del progetto – che a noi piace sia nella rete che nella società».
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Qualcosa di simile aveva fatto nei giorni scorsi anche Walter Veltroni che, pur senza sperimentare nuove tecnologie, si era collegato su internet con i suoi elettori per una «notte bianca del web». Un viaggio nella «111ma provincia italiana», lo aveva definito. Certo, fra i due leader qualche differenza c’è. Il democratico Veltroni, si definisce «un vecchio navigatore» e vanta la sua passione per ogni forma innovativa di comunicazione. Bertinotti, invece, non nasconde il suo imbarazzo di fronte a quelle che definisce «diavolerie elettroniche». «Sono relativamente impedito – ammette – Uso ancora la penna stilografica e la matita». Però nell’utilizzo di internet vede «una chance in più». E ci si butta.

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È questa, d’altronde, la vera novità. Ed è questa la grande differenza fra destra e sinistra nella Rete. È finito il tempo dei siti vetrina, fatti per poter ostentare un indirizzo web sui manifesti elettorali. È finito il tempo di un rapporto passivo con Internet, limitato alla ricezione di notizie, informazioni pratiche, propaganda. Quello che stanno facendo il Pd e, in parte, anche la Sinistra Arcobaleno è completamente diverso. In queste elezioni la parola d’ordine è partecipazione. Rendere i navigatori protagonisti attivi della campagna sul web, mobilitare, lasciare campo libero alla creatività dei singoli.
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Il risultato potrebbe essere ricondotto ad una definizione dal suono sinistro: marketing virale. Non una malattia, ovviamente, né un’infezione informatica, ma la versione moderna del classico “passaparola” unito alla logica imprevedibile ed intuitiva del “tormentone”. È la comunicazione che, come un virus, si propaga nel web da computer a computer, da elettore ad elettore. Una tecnica di propaganda che sfrutta la dimensione orizzontale e democratica della Rete per trasmettere un messaggio da un numero limitato di soggetti promotori ad un numero esponenziale di destinatari che a loro volta continuano a diffonderlo ad altri utenti. Tutto sta ad innescare il contagio. I mezzi: blog, pagine personali, Twitter, piattaforme per la condivisione di video e foto come Flickr o YouTube.
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Prendete ad esempio il video tormentone I’m Pd, la dance veltroniana ricalcata sulla celebre Y.M.C.A. dei Village People. Realizzato con un budget di soli 65 euro dal circolo 02PD di Milano, ha ottenuto decine di migliaia di contatti in poche ore. E nonostante la band americana abbia intimato al sito ufficiale dei democratici di ritirarlo, resta facilmente scaricabile su YouTube e in un’infinità di blog. Ulteriore effetto “virale” e sintomo della libertà della Rete: quando il contagio parte, fermarlo diventa quasi impossibile.
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«Nessuno ha ancora mai studiato scientificamente quanti voti vengano orientati da internet», spiega Francesco Verducci, responsabile del sito del Partito Democratico e docente di Sociologia dei Fenomeni politici all’università di Macerata. «È però ormai evidente che per una fascia di elettori, quella compresa nelle statistiche elettorali fra i 18 e i 34 anni, la Rete rappresenta oggi il mezzo di informazione privilegiato». Ed anche il più affidabile: «La possibilità di commentare, partecipare alle discussioni, entrare in un contatto diretto con il proprio interlocutore, aumenta il grado di fiducia nei messaggi che si ricevono. Non a caso gli utenti considerano il web molto più affidabile della televisione». Ed ecco allora l’importanza del Pd Network, il gruppo online che consente di condividere blog, video, foto e twitterate sfruttando gli appositi canali forniti dal Pd. Il meccanismo “virale” anche in questo caso è semplice e non richiede interventi “pesanti” da parte dei gestori: è la campagna elettorale a dettare i temi di copertina e ad orientare l’agenda, i 19mila iscritti al network arricchiscono e rilanciano la discussione, creando un effetto domino nella Rete.
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Da questo punto di vista, Berlusconi è alla preistoria. Il sito del candidato del Popolo delle Libertà, realizzato solo a campagna elettorale iniziata, appare statico e arretrato. L’unica verniciata di nuovo è offerta dal video «Meno male che Silvio c’è» (vedere per giudicare) e dai collegamenti a Flickr e YouTube. Ma in sostanza è il vecchio modello del “sito vetrina”. D’altronde lo stesso Berlusconi lo ammette candidamente. Ad un giornalista che gli chiedeva un’opinione sull’importanza di blog e informazione on line nella campagna elettorale americana, ha replicato: «Non sono io la persona più adatta a darle una risposta realistica e con una conoscenza del mezzo che francamente non ho. Io uso il computer e internet, ma lo usano soprattutto i miei collaboratori. Mi sa che hanno ragione loro quando dicono che sono troppo vecchio per governare un paese moderno».

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Pubblicato il: 01.04.08
Modificato il:
01.04.08 alle ore 18.42

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fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=74254

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Olimpiadi, star del calcio indiano: “Mi rifiuto di portare la fiaccola”

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Il capitano della nazionale Bhaichung Buthia risponde così alle proteste: “E’ un modo per essere vicino alla popolazione tibetana, alla loro lotta”

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NEW DELHI – Non porterà la fiaccola olimpica, in segno di solidarietà con le sofferenze del popolo tibetano. Una delle star del calcio indiano, Bhaichung Bhutia, buddista, originario di uno stato, il Sikkim, incuneato tra Cina e Nepal, ha annunciato la sua clamorosa protesta con una lettera all’Associazione Olimpica Indiana. “Sono solidale con la causa tibetana”, ha scritto in una lettera pubblicata dal ‘Times of India’. “Ho molti amici buddisti nel Sikkim. Questo è il mio modo di essere accanto alla popolazione del Tibet e alla loro lotta”. “Penso che non sia giusto quel che sta accadendo in Tibet e, nel mio piccolo, voglio mostrare la mia solidarietà”, ha spiegato, sottolineando che la sua decisione è “assolutamente personale”.

La fiaccola olimpica arriverà in India
il 17 aprile: Bhutia era uno degli atleti prescelti a portare per un tratto la torcia lungo il percorso. Il 31enne capitano, che è stato insignito della terza carica onorifica più importante indiana per aver contribuito a diffondere la passione per il calcio in un Paese, in cui lo sport nazionale è il cricket, ha giocato tra l’altro anche con una società inglese, il Bury Footbal Club.

Ieri un gruppo di esuli tibetani aveva manifestato a Nuova Delhi chiedendo ai tedofori di professare solidarietà verso la loro causa rinunciando a portare la torcia, oppure sventolando la bandiera tibetana durante la corsa o facendo dichiarazioni pro-Tibet prima di partire. La rinuncia del capitano della nazionale di calcio è la prima risposta concreta all’appello.

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(1 aprile 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/esteri/tibet-scontri-lhasa-3/boicottaggio-calciatore/boicottaggio-calciatore.html

Che la festa cominci…?

Lo avevamo messo in conto (ad esempio qui, nota di elena), non ci sentiamo sconfitti.
Il Comitato No Expo, ovviamente, è scontento per la decisione presa ieri dalla B.I.E. di assegnare a Milano 2015.


Continuiamo a ritenere folle la scelta di perpetuare con l’Expo un modello economico-sociale di sviluppo, un uso del territorio e dei beni comuni, che ha devastato in modo massiccio il territorio lombardo, la città di Milano e le condizioni economiche e sociali di vita di gran parte delle persone.

Restano valide tutte le analisi contenute nel nostro comunicato di ieri.

Ma il nostro ruolo non si esaurisce oggi, anzi, crediamo che proprio l’assegnazione dell’Expo a Milano rende ancora più fondamentale l’esistenza del Comitato.


E’ nostra intenzione contrastare da subito il progetto Expo e il diluvio di cemento e speculazioni che da domani si scateneranno, contendendosi miliardi di euro pubblici di investimenti.

Lo faremo sul territorio, con le lotte, assieme alle migliaia di abitanti di questa regione che si sono opposti a nuovi scempi ambientali nel nome del progresso (ma quale? e per andare dove?) e del profitto (dei soliti pochi), già dal prossimo 19 aprile, come deciso sabato scorso a Rho, dall’Assemblea regionale dei Territori che resistono, nei modi e nei luoghi che nei prossimi giorni decideremo.

Lo faremo nel merito dei progetti, smontandoli, facendo controproposte, evidenziando usi alternativi dei soldi pubblici per affrontare i veri bisogni di questi territori: mobilità sostenibile, energie rinnovabili, riduzione e riciclo dei rifiuti, case popolari, trasporti locali efficienti (e non inutili treni a 300 all’ora), socialità e partecipazione, reddito, servizi pubblici e non privatizzati, difesa dei beni comuni, difesa delle attività agricole e del verde periurbano. Lo faremo denunciando le speculazioni, il caporalato nei cantieri, gli scempi ambientali.

Crediamo che non sia una lotta persa, ma una lotta da fare perché la Lombardia non può sopportare socialmente e a livello ambientale altri dieci anni di “Modello Lombardo” (leggi Formigoni-Compagnia delle Opere e poteri forti bipartisan) e Milano non diventi solo una città vetrina al servizio dell’immobiliarista di turno, degli interessi della Fiera (sempre loro la CdO), dei soliti speculatori del cemento o della Camera di Commercio.
I milanesi, i lombardi hanno già pagato un caro prezzo sociale e di salute e dal 1 novembre 2015 (data di chiusura di Expo) rischiano solo di ritrovarsi più indebitati grazie agli investimenti pubblici drenati dall’Expo e più poveri in termini di servizi pubblici, beni comuni, territorio.

Un ultimo pensiero a chi oggi festeggia, seduto su una bomba a tempo: il governo Prodi e Penati.
Hanno sponsorizzato l’operazione Expo
, convinti di ingraziarsi il Nord berlusconiano e leghista (e magari anche di fare un favore alla Lega Coop in prima fila quando ci sono in ballo le grandi opere cementizie). Adesso si ritrovano una Moratti superstar (magari con poteri speciali, il fato ce ne scampi, grazie al Silvio presidente) e con Formigoni e consorteria varia a garantirsi affari e consolidare oltremodo un sistema di potere economico e politico.

Complimenti ottimi strateghi. Grazie a voi ci siamo anche dovuti sorbire il fascistissimo De Corato affacciato al balcone di Palazzo Marino, forse rimembro e nostalgico del tempo che fu, di altri balconi in altra piazza,
promettere soldi e posti di lavoro (70.000: scommettiamo al 90% precari o in nero?).
No, questa non l’avevamo messo in conto.

A presto, non saremo invisibili.

www.noexpo.it

 

Leggete anche il comunicato stampa della C.U.B. Lombardia, qui

ma anche
qui