Archivio | aprile 4, 2008

METALMECCANICI – Dopo tre mesi di stipendio con il nuovo contratto

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Foto Giancarlo Donatini 

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Gentile redazione, volevo pubblicamente ringraziare i sindacati e il governo prodi per il lauto aumento concessomi in sede di rinnovo contrattuale visto che rientro nella categoria dei metalmeccanici. Grazie a questo “sostanzioso” ritocco (oltre ai 212€ netti di arretrati) la somma dei miei primi tre stipendi col nuovo contratto è inferiore a quella degli stessi tre mesi dell’anno precedente di soli 98€! Un bell’esempio all’italiana di come si risolvono i problemi delle lavoratori e di come si aiutano le persone in difficoltà. Ancora complimenti

Carmelo Domini

(4 aprile 2008)

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=21839&sez=HOME_MAIL

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Contratto Metalmeccanici

Effetto mensilizzazione sulla retribuzione

(22 febbraio 2008)

Le bugie hanno le gambe corte……

Tra i vari punti negativi contenuti nell’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici (salario, orari, flessibilità, precarietà ecc.) ce n’è uno che è stato “speso” da FIM-FIOM e UILM come una conquista che avrebbe parificato gli operai agli impiegati. Ci riferiamo alla cosiddetta mensilizzazione della retribuzione.
Nel loro volantone che sintetizza i punti salienti dell’intesa la questione è così riassunta:
“Considerato che, nell’ambito della unificazione delle discipline, il passaggio alla mensilizzazione comporta, per effetto della diversa modalità di calcolo delle ore lavorate, una differenza di retribuzione su base annua, per gli operai, pari a 11 ore e 10 minuti, si conviene, per gli operai in forza al 31 dicembre 2008, l’erogazione di un superminimo individuale non assorbibile pari a 11 ore e 10 di retribuzione, unitamente alla retribuzione del mese di dicembre di ciascun anno.

Una sintesi che nasconde l’effetto reale della diversa modalità di calcolo facendo credere che la differenza in termini retributivi sarebbe uguale ogni anno e corrisponderebbe a 11 ore e 10 minuti. Questa differenza (perdita) secondo il loro volantone verrebbe restituita con la retribuzione di dicembre e si andrebbe così in pari. Una vera e propria falsità che la dice lunga sul rispetto che questi sindacati hanno dei lavoratori! Oltre a firmare accordi a perdere ricorrono perfino all’inganno e alla mistificazione per “indorare” la pillola.

Ha cercato di farlo anche il segretario della Fiom Rinaldini lo scorso 15 febbraio parlando ad un’assemblea piuttosto turbolenta in FIAT. Proprio sulla vicenda della mensilizzazione, per calmare gli animi, si è inventato che la media delle ore perse va valutata nel tempo cercando così di nascondere ancora una volta che la fregatura varia di anno in anno ma c’è tutti gli anni.

Con la mensilizzazione infatti, anche agli operai vengono retribuite ogni mese lo stesso numero di ore (173) a prescindere dalla durata del mese(28, 30, 31 giorni). Nell’accordo c’è scritto che “La retribuzione delle festività cadenti in giorno infrasettimanale è compresa nella normale retribuzione mensile”. Mentre prima le festività cadenti in giorno infrasettimanale erano retribuite (nella misura di 6 ore e 40 minuti) in aggiunta alle ore effettivamente lavorate nel mese, adesso sono comprese nelle 173 ore medie. A seconda del giorno della settimana in cui cadono le festività (quindi ogni anno in modo diverso) si produce una perdita più o meno consistente che non viene compensata che in parte dalle 11 ore e 10 minuti del superminimo erogato a dicembre.

La semplice spiegazione,
calendario alla mano, del meccanismo con cui viene attuata questa vera e propria truffa ha messo in difficoltà i vertici di FIM-FIOM e UILM che hanno cercato di mettere una “toppa” attraverso la diffusione di un volantino, in FIAT, che “smentisce” la perdita sostenuta da SdL intercategoriale ed altri ma lo fa in modo alquanto singolare! Si guardano bene dal fornire cifre precise di confronto anno per anno come fatto da noi e cercano di cavarsela parlando di condizioni di miglior favore garantite in FIAT! Ma i metalmeccanici sono solo in FIAT??? E comunque anche per quelli che lavorano in Fiat lo scostamento positivo che bilancerebbe quelli negativi aspettiamo che ce lo indichino FIM_FIOM e UILM nazionali con i relativi centri studi perché noi non lo vediamo proprio! Silenzio totale nel loro volantino sul fatto che i nuovi assunti (quindi sicuramente i giovani alla prima occupazione oltre che tutti quelli che cambieranno lavoro) non avranno neanche la compensazione.

I nostri conti,
fatti guardando il calendario dei prossimi 4 anni, portano a questo risultato in termini di perdita di ore retribuite (fatti salvi eventuali accordi migliorativi che comunque riducono di poco il danno) :

2009: 30 ore circa (meno 11,10) = 19 ore circa
2010: 23 ore circa (meno 11,10) = 12 ore circa
2011: 16 ore circa (meno 11,10) = 5 ore circa
2012: 23 ore circa (meno 11,10) = 12 ore circa

NOTA BENE:
i nuovi assunti NON avranno diritto alla compensazione delle 11,10 ore e quindi per loro la perdita sarà totale (esempio: 30 ore nel 2009, 23 nel 2010 ecc.).

SdL. Intercategoriale

fonte: saraco.enzo@hotmail.it

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Contratto Metalmeccanici

Ci sarà una perdita anche sugli scatti di anzianità.

(26 febbraio 2008)

Il nuovo contratto continua a riservarci ulteriori sorprese negative. Dopo aver fatto emergere la perdita (tenuta nascosta da FIM-FIOM-UILM) di un certo numero di ore di retribuzione rispetto al passato a seguito della mensilizzazione (le ore perse sono in numero più o meno consistente a seconda della giornata in cui cadranno nei prossimi anni le varie festività) ci siamo soffermati sul nuovo meccanismo degli scatti di anzianità.
Ad una prima occhiata sembra un meccanismo totalmente migliorativo rispetto a quello attuale ma ad una analisi più attenta scopriamo che anche qui c’è il veleno nella coda. Naturalmente i firmatari, nei loro esempi, si fermano alla spiegazione dei soli aspetti positivi occultando quelli negativi che invece ci sono e ve li mostriamo.
Partiamo da un esempio copiato proprio da un volantino di FIM-FIOM-UILM
Un operaio di 3° livello con 5 scatti di anzianità che passa al 4° livello

Qui finisce la spiegazione di FIM–FIOM e UILM e proseguiamo noi. Occorre infatti far notare che il vantaggio esiste ed è di quella consistenza se ci limitiamo a confrontare solo i primi anni. Ma se guardiamo un po’ più in là e un po’ più a fondo scopriamo che con la normativa precedente i 5 scatti maturavano daccapo mentre quella nuova li riconosce subito in numero pari a quelli maturati al livello inferiore (in questo caso 5). Vediamo quindi quale sarebbe stato il risultato applicando il vecchio sistema?
(Ipotizziamo che il passaggio dal 3°livello con 5 scatti, al 4°livello con 0 scatti avvenisse nel 2009)

Anno Retribuzione base 4° liv con scatti congelati Retribuzione + scatti maturati Differenze mensili rispetto al nuovo sistema che parte subito conteggiano i 5 scatti al 4° livello per un importo mensile di 1500,55 euro
2009 1438,75 1438,75 € 61,80 € (1.500,55-1.438,75)
2011 26,75 1465,50 € – 35 euro
2013 26,75 1492,25 € – 8 euro
2015 26,75 1519,0 € + 18,5 euro Da qui si comincia ad andare oltre i 1.500,55 €
2017 26,75 1545,75€ + 45 euro
2019 26,75 1572,5 € + 72 euro fino al successivo passaggio di livello (ma gia’ arrivare al 4° è un’impresa .. figuriamoci al 5°)

Come si vede l’iniziale consistente vantaggio si va perdendo dopo 4 anni e dopo 10 anni si trasforma in una consistente perdita salariale di 71,95 euro mensili che rimane tale per sempre.
Perché ciò non viene detto esplicitamente? Perché FIM, FIOM e UILM dicono solo la mezza verità che indora la medaglia e nascondono il rovescio della stessa medaglia che puzza di marcio?
A cosa servono dei sindacati che cercano di mascherare le perdite e, contro ogni evidenza, parlano sempre e solo di vantaggi per i lavoratori?

SdL.Intercategoriale

fonte: saraco.enzo@hotmail.it

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da:  http://www.pane-rose.it/utilities/media.php?id=1212

Thyssen, un film per non dimenticare

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Il regista Calopresti: “Ho invitato tutti: i parenti, gli amici dei ragazzi. Ho detto solo: ‘venite’. Non so cosa succederà. Non ho preordinato niente”

Ultimo giorno di riprese in fabbrica

“I sindacalisti fanno politica, riunioni ma l’esistenza delle persone va da un’altra parte”

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di CONCITA DE GREGORIO

<B>Thyssen, un film per non dimenticare<br>Ultimo giorno di riprese in fabbrica</B>Un momento delle riprese del documentario di Mimmo Calopresti sulla Thyssen

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ROMA – L’appuntamento è per oggi pomeriggio davanti ai cancelli della fabbrica. “Ho invitato tutti: i parenti, gli amici dei ragazzi. Ho detto solo: “venite”. Poi non so cosa succederà, non ho preordinato niente. Mi metto lì, li aspetto. Li guardo arrivare. Sono rimasto molto colpito, in queste settimane di incontri, dalla solitudine in cui cresce e si affronta il dolore: ciascuno da solo con il suo. Ho pensato che invece fosse necessario un posto, un momento in cui tutti insieme potessero portare la propria pena: esserci insieme. Come in quella scena di Schindler’s list in cui ciascuno porta un sasso.

Mi sono tornate in mente cento piccole frasi, storie intime, private. Il pompiere che mi ha detto “di quel corpo ho visto riconosciuto solo il bagliore della fede al dito” e quel brillìo non se lo può dimenticare. La vedova che mi ha accolto in casa per raccontarmi la sua storia d’amore. Così li ho invitati tutti, per chiudere il mio racconto. Vorrei che qualcosa restasse, ecco: che anche quando la fabbrica non ci sarà più questo posto rimanesse intatto, un posto della memoria dove almeno una volta tutti si sono guardati negli occhi ed hanno riconosciuto nello sguardo degli altri il loro identico dolore”.

Mimmo Calopresti ha finito. Il suo film sulla “Fabbrica dei tedeschi” chiude oggi le riprese. E’ qui a Torino, la città dove è cresciuto “insieme agli operai, nelle case degli operai come mio padre”. Passa e ripassa davanti al luogo dove ogni giorno qualcuno lascia dei fiori: “La Thyssen sarà smantellata presto, non ci sarà più. Anche la città vuole liberarsi del ricordo del rogo, è comprensibile. Ho fatto un film perché credo che invece non si debba cancellare la memoria di quello che è successo, c’è chi non potrà farlo mai”.

https://i2.wp.com/www.estense.com/public_html/photos/00012025-constrain-240x300.jpeg primo ciak

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Calopresti, lei ha girato 18 anni fa un documentario sulla Fiat, “Alla Fiat era così”. Ora ha passato un mese con gli operai della Thyssen. Cosa è cambiato?
“Mi viene da dire: tutto. L’idea identitaria della classe operaia, quel misto di orgoglio e umiltà dentro cui sono cresciuto: non la trovo più. Da giovane ho vissuto nelle case degli operai Fiat: ti sentivi al centro del mondo. Certo, faticavi: ma sapevi che stavi mandando avanti il Paese. I ragazzi con cui ho parlato adesso si sentono davvero invisibili. Non esiste più quella che un tempo si chiamava un’istanza collettiva: ci cono solo individui disposti a lavorare anche 15, 18 ore al giorno per arrivare a una paga di 1500 euro al mese e la grande questione è che il sindacato non sembra in grado di parlar loro di dignità, di pericoli, di prezzi da pagare in relazione alla propria vita”.

Il sindacato, ecco.
“Il sindacato non è più la forza né la capacità di difenderli tutti i giorni senza dar loro l’impressione che gli stia togliendo qualcosa: fosse anche solo la possibilità di lavorare di più per guadagnare di più, che è quello che vogliono. I sindacalisti fanno politica, fanno le loro riunioni, ma l’esistenza delle persone va da un’altra parte. Bisogna proprio ricominciare da zero: ricostruire la capacità e la possibilità per ogni persona di dire la sua. Di entrare in fabbrica e dire “io questo non lo faccio”. Di ribellarsi individualmente. Non è solo in fabbrica che non succede: è nella vita”.

Da quale idea è partito quando ha cominciato a girare?
“Dall’assurdità di una multinazionale in cui le persone spengono da sole gli incendi. Dall’assurdità di lavorare anche 18 ore su 24 e poi per vivere cosa ti resta? Mi sono chiesto: per cosa, per chi, per quali sogni? Ho parlato con le famiglie, con i compagni di lavoro delle vittime: non ho trovato grandi speranze, sono molto rattristato. E’ tutto frantumato. L’unica cosa ancora grande, intatta, è il dolore di chi è stato colpito. Paghi con la vita il desiderio di un frigorifero nuovo, di una macchina abbastanza grande per i tuoi tre figli. Ho ripercorso la mia storia, quella di mio padre”.

Emigrato dalla Calabria per lavorare alla Fiat.

“Sì, venne un anno da solo, poi noi lo raggiungemmo. Avevo sei anni. Mio padre faceva il sarto nel suo paese. Ha cambiato lavoro città esistenza, ci ha portati qui: per cosa? Anche lui: per un po’ più di benessere. Per un po’ di felicità che può essere certo una casa più grande, una cucina decente. Così: fra i ragazzi della Thyssen io mi sento uno di loro. Una vedova, madre di tre bambini, mi ha raccontato che avevano deciso di vivere a un’ora e mezzo da Torino perché stavano bene lì, fuori città, coi loro figli. Pazienza per quelle tre ore al giorno di viaggio, avevano deciso di proteggere quell’idea di famiglia. Allora però: ci si può rassegnare a condizioni di lavoro che ti uccidono? E’ questo: è la rassegnazione che mi spaventa. In fondo sono partito da una spinta politica: bisogna far qualcosa perché risorga il privilegio della ribellione, e pazienza se suona retorico”.

La politica: ne ha trovata cammin facendo?
“Quasi nulla. Fra i lavoratori c’è molta antipolitica, mi duole dirlo: una distanza forte. Anche una quota di odio per la politica percepita come insieme di interessi altrui. Pochissima fiducia se non la speranza di ricavare da qualcuno qualcosa. E in effetti io stesso sono deluso: mi sarei aspettato, da un governo, un’azione forte, immediata. Ci sono persone che muoiono ogni giorno, il presidente della Repubblica ne parla di continuo. Avrei sperato di vedere qualcuno di loro davanti ai cancelli. Una risposta chiara, misure forti. Lo so, lo capisco. Gli operai da 1500 euro al mese non sono più la maggioranza del Paese. Ma non importa: ci sono anche loro. L’Italia è anche questa. Se ti volti da un’altra parte allora davvero: diventa invisibile”.

(4 aprile 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/spettacoli_e_cultura/serata-thyssen/thyssen-il-film/thyssen-il-film.html

Argentino di nome… e di fatto

 

Qualche tempo fa, in questo post, è apparso questo commento:

“Non sono un “colpevolista” e neanche un “inquisitore”, ma da libero cittadino mi chiedo che responsabilità possa avere un delegato FIOM (o che ti pare), nonchè attivista PdCI, nella tragedia della Thyssenkrupp.
Non conosco la sua storia e vorrei sapere se ha denunciato e in che modo le carenze sulla sicurezza.
Mi sembra che le sue responsabilità vadano ben oltre a quelle di un comune operaio.
Illuminami in proposito cara Elena”, poi riproposto quasi uguale in quest’altro.

 

Mi ci sono infuriata, ma non ho risposto: non trovavo giusto essere io, che me ne sto abbastanza lontana dalla realtà torinese, a fare da avvocato difensore ad un compagno che, nei fatti e non solo con le parole, è perfettamente legittimato a non doversi difendere.

Ho messo in moto le rotelline e sono andata direttamente alla fonte (non è stato proprio facilissimo, ma ho i miei mezzi…!): ho parlato con Ciro, gli ho spiegato cos’era successo e gli ho chiesto di intervenire.

Ma lui è troppo modesto per farlo, perché ritiene di aver fatto solo il suo dovere. Potevo accontentarmi? No… l’ho marcato stretto finché non mi ha dato modo di parlare con i suoi compagni di lavoro – da questo “incontro” nascono i due commenti, sempre rintracciabili nel primo post linkato:

1) da un operaio della Thyssen:

Vorrei rispondere a Skakkina (era Mat, nota di elena)
Tu vuoi sapere cosa ha fatto Ciro Argentino delegato RSU della FIOM, in questi anni?
Io sono un ex operaio della Thyssenkrupp,perche’ come sai siamo in cassa integrazione straordinaria x 2 anni,,,
La differenza tra Antonio Boccuzzi e Ciro Argentino e’ questa ,,il primo e’ delegato RSU della UIL in piu’RLS
gia da qualche anno,,,da circa 7 anni,mentre Ciro e’ da piu’ di 2 anni che fa RSU,,,,e’ Basta non era RLS,,capito…ripeto non era RLS,,,come ben sai c’e’ grande differanza…visto che giornali e’ tv questa differenza non l’hanno precisato,,anzi se capito il contrario.
Quando Il PD a candidato Antonio non se piu’ visto tra noi operai,,,,ti chiedo come mai?
Mentre Ciro ha portato a termine tutti gli impegni presi con il suo mandato da RSU,,,tutti gli accordi presi tra azienda e sindacato,,,dal 3 marzo in poi,,,cioe’ apertura della cassa straordinaria,,buona uscita piu’ alta,,,ecc,ecc.
lui c’era ,Antonio dov’era?
Io sono contento x tutti e’ 2 che sono candidati alla camera,,,perche’ li conosco..pero’ c’e’ da dire che Ciro fa politica da 20 anni da quando a 16 anni,,,mentre Antonio ?
mi dispiace x lui verra’ centrifugato e tritato ….
con questo concludo ….
ciao ciao da un ex operaio thyssen

2) da Gimmy:

buongiorno a tutti,,,, sono un ex lavoratore della thyssen……vorrei lasciare un breve commento sulle candidature di Boccuzzi e Argentino….le trovo fuori luogo tutte e due…..ma mentre x Argentino riesco a trovare una spiegazione in quanto fa politica da 20 anni e comunque credo sia in grado per lo meno di far sentire l’ECO della nostra voce (poveri operai). Boccuzzi, che nn ha mai mostrato interesse alla poilitica, ha Strumentalizzato la situazione alla grande in quanto UNICO sopravvisuto del 6/12/07…..vorrei ricordare a Boccuzzi e Veltroni che di sopravvisuti dopo il 6/12/07 ce ne sono circa 150 (senza contare le famiglie a carico)

Non ho modificato una virgola di quanto hanno scritto – cosa che del resto non faccio mai: si può essere d’accordo o meno con la candidatura di un operaio alla carica di parlamentare, ma le persone vanno giudicate dai fatti… e anche se non condivido pienamente “il tono” dei due commenti (avrei preferito evitare paragoni con Boccuzzi perché non ritengo che un candidato si presenti meglio solo sulla base di quanto di peggio fa il suo “concorrente”… d’altra parte, la maggior parte di noi non sta a Torino e della realtà effettiva di là sappiamo solo quel che ci fanno sapere…), ringrazio entrambi per aver partecipato e li invito sin d’ora a tornare quando vogliono.

C’è un’altra cosa che voglio dire a proposito di Ciro: è in piena campagna elettorale e ha ovviamente un sacco di impegni… ma questo non gli ha impedito di “perdere tempo” con me, né tantomeno gli ha fatto disdire appuntamenti fissati in precedenza, come dimostra questo aggiornamento ricevuto da Primomaggio:

Bilancio delle assemblee

L’1 e il 14 marzo si sono tenute le due assemblee (veneta e toscana) promosse da Primomaggio e da una serie di lavoratori e delegati delle due zone sui temi della sicurezza, della salute e della condizione dei lavoratori sui luoghi di lavoro con la presenza di Ciro Argentino, RSU/RLS della ThyssenKrupp di Torino, l’azienda in cui tre mesi fa sono morti 7 lavoratori e un altro si è tolto la vita nei giorni scorsi, dopo aver appreso che il contratto non gli sarebbe stato rinnovato.

Le due assemblee sono state molto partecipate dai lavoratori e per nulla dal ceto politico-sindacale e “di movimento”; di questo siamo soddisfatti sia perché dimostra l’ipocrisia dei tanti che si stracciano le vesti quando accade una tragedia, sia perché in fondo queste assemblee volevano essere assemblee di lavoratori e per i lavoratori.

Dare i numeri non serve anche perché da tempo vige la “regola” immorale di gonfiarli a dismisura per nascondere le proprie debolezze e quindi ogni dato sarebbe letto in quella luce. Basti dire che si tratta di numeri molto alti e molto significativi, non solo per collettivi come i nostri, ma per qualunque organizzazione politica o sindacale. Abbiamo lavorato molto per raggiungere questo obiettivo e possiamo dire di essere pienamente soddisfatti. Queste assemblee sono state un momento utile e proficuo di confronto.

Quando abbiamo contattato Ciro Argentino eravamo all’inizio di gennaio, poche settimane dopo la strage alla ThyssenKrupp. Volevamo partire dalla strage alla ThyssenKrupp del 6 dicembre, peraltro emblematica per tutta una serie di ragioni – aldilà della drammaticità – per porre nuovamente con forza il tema della sicurezza, della salute e della condizione dei lavoratori, aldilà dei rituali, delle liturgie, delle “lacrime di coccodrillo”, delle parole di circostanza. Partire dalla ThyssenKrupp, inoltre, per andare a ragionare sulla condizione complessiva dei lavoratori.

Poi, il governo è caduto ed è iniziata la campagna elettorale. Ciro, poco prima del 14 è stato anche candidato alle elezioni politiche. Si poteva temere che l’assemblea di Pietrasanta potesse essere considerata una buona occasione di campagna elettorale. E invece così non è stato. Tutte le forze politiche e sindacali hanno semplicemente snobbato entrambe le assemblee e così hanno fatto la grande parte del sindacalismo di base e dei gruppi politici extra-parlamentari.

I lavoratori, invece, hanno partecipato in massa. Già questa ci sembra una prima cosa da sottolineare con forza perché dimostra che c’è solidarietà verso tutti i caduti sul lavoro e voglia di confrontarsi, di unirsi, di ricostruire la propria forza.

Chi è rimasto a casa ha perso una buona occasione per imparare qualcosa.

Le assemblee di Schio e di Pietrasanta hanno avuto caratteristiche parzialmente diverse, ma gli elementi comuni che sono emersi sono stati chiari: la questione della sicurezza non è un problema tecnico-giuridico che si possa risolvere con leggi più o meno adeguate; è un problema di rapporti di forza tra le classi ed infatti spesso chi rischia di più, guadagna di meno. La precarietà è stata individuata come la condizione entro cui crescono maggiormente i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Non si può affrontare questo problema se non partendo dalla condizione generale dei lavoratori per ricostruire una forza capace di invertire la tendenza in atto da decenni, una tendenza che si può riassumere nella costante diminuzione del salario sociale (busta paga, pensione, tfr, servizi sociali), nella perdita di diritti (precarizzazione, ricatti, nuovi contratti), nell’arretramento anche sul terreno della sicurezza e della salute dei lavoratori (aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro). Di questo arretramento sono responsabili tutti i partiti istituzionali e i sindacati confederali. Nessuno è innocente in un processo le cui tappe – dalla svolta dell’Eur in poi, passando da Pacchetto Treu e Legge Biagi – sono tantissime e tutte finalizzate a distruggere quella forza dei lavoratori che era stata capace di strappare conquiste importanti anche in un paese capitalistico come l’Italia.

Nel pomeriggio di venerdì 14 si è tenuta anche un’assemblea retribuita alla Savema di Pietrasanta, importante azienda del settore lapideo, settore che ha avuto molti morti negli anni, specialmente nelle cave: il doppio della media nazionale, come emerso nell’assemblea della sera. I lavoratori hanno potuto incontrare Ciro e discutere sui temi della sicurezza nei luoghi di lavoro del territorio. Erano presenti anche lavoratori e delegati dell’Henraux. E’ stata un’assemblea molto importante di cui ringraziamo i lavoratori.

Abbiamo chiesto a diverse scuole del territorio (specialmente istituti tecnici) la disponibilità ad un incontro con gli studenti. Tutti ci hanno detto di no con le più diverse scuse. Non c’è da meravigliarsi. In questo paese l’ora di religione non si tocca, ma un’ora dedicata alla solidarietà inter-generazionale e ad uno sguardo verso il futuro reale di moltissimi giovani è impossibile. E’ così che vengono educati i nostri figli. Macchine pronte per la produzione, possibilmente incapaci di ragionare con il proprio cervello, tenuti all’oscuro di ciò che li aspetta domani nel mondo del lavoro. Per fortuna alcuni giovani studenti hanno dimostrato di non aver dimenticato la propria condizione materiale e quella dei propri genitori e sono intervenuti in entrambe le assemblee sottolineando la necessità di costruire un’alleanza con i lavoratori, proprio perché consapevoli che saranno la forza lavoro del futuro.

A Schio e a Pietrasanta i lavoratori hanno potuto confrontarsi direttamente, senza intermediari.

E proprio questo era lo spirito della campagna che abbiamo condotto per un mese e mezzo (e che naturalmente era solo una tappa di un percorso iniziato da anni e destinato a proseguire): un confronto “dal basso” tra lavoratori, precari, immigrati, disoccupati, per andare oltre le differenze tra categorie, tra italiani e immigrati, tra giovani e anziani, tra “garantiti” e precari, tra pubblico e privato, tra nord e sud… per unire quello che il padrone cerca continuamente di dividere, sapendo che la nostra divisione è la forza del padrone e che la nostra unità è la nostra forza.

Ma quale unità ? Non certo l’unità dei lavoratori con i padroni in una logica di “patto dei produttori” dal sapore neo-corporativo, ma invece l’unità di classe dei lavoratori contro i padroni, unità di lavoratori per tornare ad essere classe, con interessi distinti e contrapposti a quelli della classe che ci sfrutta e ci fa morire ogni giorno nei posti di lavoro.

Alle assemblee di Schio e di Pietrasanta hanno partecipato i lavoratori e i delegati delle principali aziende dei due territori, moltissimi precari giovani e meno giovani, lavoratori appartenenti a piccole aziende che hanno difficoltà persino ad organizzarsi sindacalmente. Da molti, anche dopo le assemblee, è emersa la volontà di proseguire il confronto sia sulle questioni della sicurezza e della salute, sia sulle questioni del salario, dei diritti, della precarietà.

Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i lavoratori e i delegati che hanno co-promosso e partecipato alle assemblee, Luciana che ha recitato il brano “Morire per lavoro”, Marcello Palagi che ha analizzato i dati su morti e infortuni nella zona apuana.

Ringraziamo, ovviamente, Ciro Argentino che ci ha dato la disponibilità per queste due importanti assemblee e che ha portato la sua esperienza umana e di lotta. Indipendentemente dalle nostre valutazioni politiche, ci auguriamo che una volta in Parlamento saprà stare sempre dalla parte dei lavoratori.

Rinnoviamo il nostro impegno a lottare, senza fare sconti a nessuno, contro chi ogni giorno mette a rischio la nostra salute, la nostra vita; diamo a tutti l’appuntamento per un prossimo incontro di bilancio e per la giornata internazionale dei lavoratori, il 1° maggio, che vogliamo dedicare anche quest’anno, come quello scorso, a tutti coloro che cadono quotidianamente nei posti di lavoro.

Marzo 2008

Le redazioni veneta e toscana di Primomaggio

foglio per il collegamento tra lavoratori, precari, disoccupati 

http://xoomer.virgilio.it/pmwebhttp://xoomer.alice.it/pmweb

Che altro dire? Mat, spero di aver fugato i tuoi dubbi. Ma, anche così non fosse, ti invito caldamente, la prossima volta, a non essere così fazioso… per me – lo sai – puoi criticare chiunque (con un minimo di “forma”, s’intende!, ma non devo ricordarlo a te). Ma non i “chiunque” che stanno da una parte sola… perché poi, tra l’altro, un sindacalista non è un superman che si aggira volando tra i lavoratori e DA SOLO fa quello che gli altri non osano o non possono…

Morti bianche in versi ed a teatro

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“La verità è che / ormai ci credono /mummie d’Egitto / pesce fritto e salato / da mangiare col pane / ombre strane che vanno / in vecchi cimiteri / a lamentarsi coi cani. / Ma sono cattivi pensieri “.

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Così il poeta Roberto Roversi nell’incipit di “Un fischio sopra la pianura”,Bologna il 7 aprile canzone scritta per “Il pane loro”, atto unico sugli incidenti del lavoro di Stefano Mencherini (giornalista indipendente e regista Rai) scritto otto anni fa, che tornerà in scena a prossimo dentro Palazzo Re Enzo, nel cuore della città, grazie all’assessore alla Cultura Angelo Guglielmi e alla Cgil.

La regia è di Ulderico Pesce, da anni impegnato sul fronte del teatro civile, che veste i panni dell’operaio e dell’imprenditore. Insieme a lui e a sei attori del Centro Mediterraneo delle Arti, dopo aver composto le musiche e adattato i testi di altri cinque poeti che hanno scritto sugli incidenti del lavoro per il testo di Mencherini (Franco Loi, Alda Merini, Marisa Zoni, Gianni D’Elia e Attilio Lolini) ci saranno Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese, storici musicisti e interpreti del Banco del Mutuo Soccorso.

La pièce fa parte di un progetto teatrale sugli incidenti del lavoro elaborato dall’autore e sostenuto da Fillea Cgil, regione Puglia (assessorati al Mediterraneo e al Lavoro) e provincia di Roma (presidenza del Consiglio e assessorato al Lavoro). Sono previste per il momento quattro date. La prima a Taranto è già andata in scena, il 18 aprile sarà la volta di Roma alle Officine Marconi e poi di Torino.

“Il pane loro. Storie da una Repubblica fondata sul lavoro” è un testo che si snoda attraverso storie vere di infortunati, invalidi e familiari di vittime del lavoro rigorosamente raccolte in anni di inchieste giornalistiche dallo stesso Mencherini, una pièce che si pone come cruda denuncia civile sulla “guerra del lavoro che uccide un operaio ogni sette ore”, ma anche come momento di sensibilizzazione e informazione verso i lavoratori stessi e chi nel mondo del lavoro deve ancora entrare. Per questo le messe in scena non saranno in teatro, ma in veri luoghi di lavoro (fabbriche, porti, cantieri) o in realtà strettamente collegate.

Perché, come ha scritto la poetessa Marisa Zoni e come canta Di Giacomo nella piece “le chiese sono vuote / il popolo prega in piedi / tu battezzi i tuoi figli morti/ meta’ Italia svela il suo cuore / meta’ Italia lo copre /con la pallottola in canna”.

Ma anche un gruppo di attori non professionisti dell’ associazione teatrale “Le Sibille” di Tolentino, guidati dalla regista Laura De Sanctis, ha messo in scena nei mesi scorsi “Il Pane loro” tra scuole e teatri.

Prossimo appuntamento
per loro il 10 aprile prossimo al cinema teatro Italia di Macerata.

Pubblicato il: 03.04.08
Modificato il:
03.04.08 alle ore 15.57

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=74308

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