Archivio | aprile 8, 2008

Veltroni scrive a Berlusconi

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LA LETTERA

“Un impegno di lealtà repubblicana”


Caro Berlusconi,
mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtà repubblicana.

Non penso ovviamente agli aspetti legati ai nostri programmi di governo. Questi sono, e devono essere, distinti e alternativi, lasciati al libero confronto politico, come avviene nelle grandi democrazie. Saranno gli italiani a giudicare la bontà delle nostre proposte, la loro concretezza, la loro attuabilità. E chi guadagnerà un solo voto in più, è la mia convinzione che voglio ribadire ancora una volta, avrà il compito e l’onore di governare l’Italia, sulla base proprio del suo programma.

L’impegno che le chiedo e che io sono in grado di assumere con assoluta determinazione riguarda altro, riguarda di più, perché ha a che fare con la vita, l’identità e le istituzioni del Paese; con le basi stesse della nostra convivenza civile, con i valori che la presiedono e che in sessant’anni di storia repubblicana hanno permesso all’Italia di diventare la grande nazione che è, uno dei pilastri della nuova Europa.

Le chiedo allora se è disposto a garantire formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali principi: la difesa dell’unità nazionale, che è il bene più prezioso che abbiamo, il legame che ci fa sentire italiani e orgogliosi di esserlo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata, e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della nostra Costituzione, fedeltà che non solo non contraddice, ma dovrà guidare, ogni impegno di adeguamento della seconda parte della Carta; il riconoscimento e il rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi simboli, a cominciare dal tricolore e dall’inno di Mameli.

Gli italiani, su tutto questo, hanno il diritto di avere risposte e certezze. E chi, alla guida del governo o dell’opposizione, si appresta ad assumere le più grandi responsabilità, ha il dovere di assicurare tutto il suo impegno per garantirle, sapendo che prima di ogni altra cosa, al di sopra di ogni interesse di parte, c’è il bene comune, ci sono gli interessi nazionali.

Cordiali saluti,
Walter Veltroni

(8 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-18/testo-lettera-martedi/testo-lettera-martedi.html

BERLUSCONI: «Esami di sanità mentale per i pm»

PER LA SERIE: FACCIAMOCI DUE RISATE

https://i2.wp.com/www.corriere.it/Media/Foto/2008/04/08/SILVIO--180x140.JPG

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«STEFANIA prestigiacomo sarà ministro. No al paradigma del posto fisso»

Berlusconi: «Riforme con il Pd dopo il voto? Sarà difficile. Bossi? Contrasto inventato»

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MILANO – Prova a smorzare la querelle-Bossi, annuncia che Stefania Prestigiacomo sarà ministro, attacca i pm («per loro servirebbe un esame di sanità mentale») e si dichiara pessimista sulla possibilità di un’intesa sulle riforme con il Pd dopo le elezioni del 13 e 14 aprile. La giornata “elettorale “di Silvio Berlusconi inizia a “SkyTg24” e prosegue a Savona, per un comizio. Davanti alle telecamere, il leader del Pdl annuncia un altro ministro che farà parte della sua squadra di governo in caso di vittoria alle elezioni «Tra le quattro signore ci sarà Stefania Prestigiacomo» assicura il Cavaliere, escludendo però che ci sarà una donna agli Interni e agli Esteri.

RIFORME Berlusconi, affrontando il nodo riforme, si dichiara invece pessimista su una collaborazione con il Partito Democratico dopo il voto: «Metto la firma sul fatto che saranno i comunisti di sempre e che in Parlamento si batteranno contro le nostre riforme». Berlusconi prende di mira anche il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni: «Sono affranto da lui. I suoi erano solo fuochi d’artificio: ha messo in campo solo una fiction in cui è diplomato per svolgere quella che per lui era una mission impossibile, ovvero di far dimenticare Prodi».

SU BOSSIBerlusconi torna poi sulla questione-Bossi (dopo le affermazioni sui fucili che i leghisti sono pronti a imbracciare, l’ex premier era sembrato escludere un incarico ministeriale per il Senatùr viste anche le sue «condizioni di salute»). «Il contrasto con Umberto Bossi è un’invenzione dei giornali vicini alla sinistra – dice il leader del Pdl – Io voglio bene a Bossi, per lui ho un amore fraterno assolutamente ricambiato. I fucili di cui parla sono solo delle metafore con le quali vuol dire che farà una dura battaglia. E non ho mai detto che Bossi è ammalato…» (sulla questione Mario Borghezio, eurodeputato leghista, lancia però un ultimatum al Cavaliere: «Senza Bossi ministro, tanto vale riprendere la lotta dura e pura, come dico da sempre: la secessione»).

NO PARADIGMA POSTO FISSO
Il Cavaliere affronta anche il tema del precariato: «Noi per i giovani abbiamo fatto qualcosa grazie a un eroe italiano che si chiama Marco Biagi, con la sua riforma. Andando oltre i co.co.co. della sinistra. Prima si poteva restare precario tutta la vita. Ora noi diamo flessibilità e un contratto a progetto che può durare 18 mesi. Le statistiche ci dicono che oltre il 70% dei contratti a tempo poi si trasformano a tempo indeterminato. Il paradigma del posto fisso è qualcosa che io vorrei vedere con meno importanza e su questo non sono d’accordo con Giulio Tremonti».

SCHEDE ELETTORALI
A proposito delle schede elettorali, che secondo molti potrebbero indurre all’errore, il candidato premier spiega di aver «tentato di tutto, ma credo che purtroppo tutto resterà così com’è e voteremo con la situazione attuale. Scandaloso è quello che ha fatto Amato, non quello che abbiamo proposto noi e il Pd».

ESAMI MENTALI PER I PMNon manca una frecciata ad Antonio Di Pietro, leader dell’Idv e alleato di Veltroni: «Mi fa orrore» ripete Berlusconi durante il comizio a Savona (prima del quale ci sono stati alcuni tafferugli con nove contusi lievi: sei contestatori e tre uomini delle forze dell’ordine). Poi il leader del Pdl ipotizza «esami periodici che attestino la sanità mentale dei pm». A stretto giro di posta arriva la replica di Di Pietro: «È un commento da matti, nel senso che solo un matto può dire cose di questo genere. Poi non capisco perché vuole limitare gli esami sulla sanità mentale ai pm e non estenderli anche ai giudici e a chi vuole fare il presidente del Consiglio». Ma Berlusconi, riferendosi anche all’ex magistrato, rincara la dose e afferma che Veltroni si sarebbe alleato con Di Pietro perché «tra pensionati ci si capisce. Veltroni parla di dimezzare i costi della politica ma prende la pensione da parlamentare e gli emolumenti da sindaco», Di Pietro «prende la pensione da magistrato, che riceve da quando ha 45 anni, e gli emolumenti da parlamentare». Per Veltroni e Di Pietro, sostiene Berlusconi, chiedere il taglio dei costi della politica è come «per un tacchino chiedere il raddoppio delle festività natalizie e pasquali». E poi: «Sono arrivato alla conclusione che quelli della sinistra sono antropologicamente diversi da noi. Dicono – spiega Berlusconi- che faccio troppe battute, ma il fatto è che io non sono come quelli della sinistra che si inc… sempre. E ho capito perché sono sempre così incacchiati, si alzano al mattino, si vedono allo specchio e si sono già rovinati la giornata: sono arrivato alla conclusione che sono antropologicamente diversi da noi».

SULLE DONNE Il Cavaliere ribadisce anche il suo pensiero sulle donne del centrodestra, «più belle» di quelle candidate nello schieramento avversario. «La sinistra non ha gusto nemmeno per quanto riguarda le donne. Le nostre sono anche iperlaureate».

«SFIGATI» In tema di battute, è un po’ amara quella del vice coordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto: «Siamo proprio sfigati: andremo al potere ma in una situazione economica drammatica, più del 2001, quando governammo in una situazione economica di crisi».

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08 aprile 2008

fonte:http://www.corriere.it/politica/08_aprile_08/berlusconi_riforme_pd_pdl_bossi_57e3b0ce-0543-11dd-8738-00144f486ba6.shtml

Rapporto Ocse: l’Italia è in declino

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Depressa, in declino, destinata alla crescita zero, senza innovazione, colpita da una stanchezza paralizzante. Al tormentone sulla crisi dell’Italia si aggiunge, ultimo del coro, anche l’Ocse che nel suo ultimo rapporto sull’economia del 2008 ci descrive come un paese in piena e palese decelerazione. L’Italia resta la sesta economia mondiale, ma è scivolata al 20esimo posto (dietro alla Spagna) se si considera il Pil pro capite, ha il secondo peggiore debito pubblico del mondo ed è ultima per crescita del Pil negli anni più recenti tra i 30 paesi più industrializzati. Ad aumentare sono in compenso le disparità di reddito (sesto posto).

Nella quasi 300 pagine di numeri, grafici e statistiche esposte dall’Ocse, molti dati sono conferme (senza perdere per questo il loro carattere allarmante), come la crisi di produttività, la bassa crescita demografica (+0,08% nel 2006), la bassa fertilità (1,34), i bassi tassi di occupazione in particolare delle donne (46%) e l’elevato numero degli anziani.

Un “paese per vecchi”, insomma. Visto che l’unico dato positivo, segnalato però dall’Organizzazione mondiale della Sanità, è che gli italiani sono campioni di longevità: sui 193 presi in considerazione, l’Italia si è classificata al sesto posto, con una prospettiva di vita media di 80 anni e nove mesi (78 anni per gli uomini, 84 per le donne).

Gli ultra 65enni sono il 19% nel 2006 e saliranno al 33,7% nel 2050, quando l’Italia avrà il rapporto più sfavorevole di tutta l’area Ocse tra pensionati e lavoratori (98,5). Lavoratori che devono fare i conti con un compenso medio (35.833 dollari l’anno nel 2006 per occupato nell’intera economia) che è i livelli più bassi tra i big industrializzati, dopo avere segnato una delle crescite più deboli nell’area Ocse tra il 1995 e il 2006 (+2% medio annuo, al terzultimo posto).

I tassi di natalità, invece, restano tra i più bassi, come del resto si può capire dal confronto con i bassi livelli di occupazione dei giovani.

Dal factbook escono anche altri dati, meno noti, ma parimenti inquietanti: come quello dei giovani inattivi, ovvero nullafacenti, «bamboccioni», insomma ma forse non per scelta. Lo Stivale è secondo solo alla Turchia con il 10,9% dei ragazzi e l’11,4% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni che non vanno né a scuola, né lavorano. E i coetanei che frequentano una scuola certo non brillano, se paragonati agli altri studenti dei maggiori paesi, come annualmente confermano i test di pisa che vedono i liceali italiani nelle ultime posizioni (24esimi) per abilità e conoscenze.

Del resto, com’è noto, non si brilla neppure per investimenti nella conoscenza (quart’ultima tra i 18 big, con poco più del 2% del Pil), né per numero di ricercatori (24esima su 30). In compenso abbondano i telefonini (siamo quarti per accessi telefonici). Mentre siamo penultimi per crescita della rete autostradale. E terzultimi per aiuti allo sviluppo (0,20% del pil nel 2006).

Stante la bassa produttività, non è che gli italiani lavorino poco (da questo punto di vista sono all’ottavo posto con 1.800 ore l’anno). Il dato sulla produttività va invece messo in relazione con gli scarsi investimenti. Non del tutto scollegato con il fatto che sono molti quelli che lavorano in proprio (26,7% del totale degli occupati nel settore civile).

Insomma c’è poco da ridere. E infatti all’Ocse risulta che gli italiani spendono poco anche per i divertimenti. E poco anche per la cultura. Le famiglie investono solo il 4,1% del Pil e lo stato si ferma allo 0,8%. Ma sono dati del 2005 che non fanno i conti con ciò che si è modificato negli ultimi anni quanto a consumo culturale.
Pubblicato il: 08.04.08
Modificato il: 08.04.08 alle ore 17.03

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74473

E se a Vincere fosse Walter?

IL BESTIARIO di Giampaolo Pansa

Il leader del Pd ci crede. Ecco allora cosa lo attende dopo lo sbarco a Palazzo Chigi. Con un però…

Ne avevo sentito parlare, ma pensavo a una bufala. Poi ho dovuto ricredermi quando ho visto che era una promessa elettorale con tanto di certificato d’origine. Stava stampata sulla prima pagina dell”Unità’. E accanto a un Walter Veltroni sorridente, versione allegra del buon Garrone di ‘Cuore’, c’era scritto: “Costruiremo 700.000 case da affittare da 300 a 500 euro al mese. Con noi vince la famiglia”.

Lì per lì sono rimasto perplesso. E subito dopo ho scoperto di essere un elettore infastidito dalla grancassa di questa campagna elettorale. So bene che, per vincere, si arriva a promettere di tutto. Ma adesso, a pochi giorni dal voto, il troppo sta stroppiando. I due primari candidati si rincorrono sul terreno delle sparate sensazionali. Il più fantasmagorico, un vero mago degli effetti speciali, rimane Silvio Berlusconi. La sua ultima trovata è di promettere una drastica riduzione dell’aliquota fiscale massima che verrà portata (dice S. B.) al 33 per cento. E come riuscirà in questo miracolo? Nel modo più banale: facendo pagare le tasse agli evasori.

Come tanti elettori, anch’io mi sento preso per i fondelli. E ogni giorno mi cresce la voglia di non andare a votare. Che cosa farò il 13 aprile non lo so, ho ancora qualche giorno per rifletterci. La verità è che sono incuriosito dal finale della gara. Una gara sempre più aperta. Tanto che Veltroni comincia a dire che a vincere può essere lui con il suo PD. Dieci giorni fa non lo diceva, oggi sì. Per di più, chi l’ha incontrato di recente racconta di averlo visto convintissimo di battere il Cavaliere.

Ma allora proviamo a immaginare Superwalter a Palazzo Chigi. Che cosa può succedere? Prima di tutto dovrà vincere subito un’altra guerra, persino più difficile di quella contro il Cavaliere. Parlo del braccio di ferro interno al Pd sulla composizione del governo. Veltroni ha promesso una squadra snella: appena dodici ministri e un numero ridotto di sottosegretari. Per un totale di eccellenze che non superi quota sessanta, vale a dire quasi la metà dello squadrone di Romano Prodi. Per di più, alcuni dei dodici ministri verranno dalla società civile (seconda promessa di Walter). Con una conseguenza fatale: una notte dei lunghi coltelli dentro il partito, dal momento che molte eminenze democratiche non si faranno tagliar fuori senza combattere sino all’ultima goccia di sangue.

Comunque, a vincere questo round sarà di sicuro Veltroni, perché il trionfo sull’odiato Caimano lo avrà reso più forte di Superman. Il bello, o il brutto, verrà dopo. Quando il nuovo premier dovrà aprire la pila di dossier che troverà sul tavolo, per decidere le prime mosse del governo. Come si usa dire, avrà soltanto l’imbarazzo della scelta. Proviamo a elencare, un po’ a caso, ricordando gli impegni presi da lui in campagna elettorale.

Prima di tutto, la sconfitta della precarietà. Poi l’adeguamento all’inflazione di stipendi, salari e pensioni. Una lotta sempre più decisa all’evasione fiscale e alla corruzione ritornata dilagante. I rifiuti di Napoli. Il rebus di Alitalia e di Malpensa. Quello delle grandi infrastrutture, a cominciare dalla rogna suprema della Tav in val di Susa. Il rilancio dell’economia e dei consumi. Lo snellimento di Camera e Senato. La riduzione dei privilegi ai parlamentari. La riforma elettorale. La riforma della Rai. Le cinquemila leggi da abrogare. La guerra alla criminalità, per garantire un minimo di sicurezza ai cittadini. E a proposito di sicurezza, metterei nel conto anche un decisivo contenimento della violenza dentro e attorno i campi di calcio. Da attuare non con la sociologia, ma con le manette e il pugno duro sulle bande di ultrà e sui loro siti Internet, dove si incita alla guerriglia permanente.

Ecco una lista molto incompleta delle cose da fare. Che di proposito non cita quisquilie come le settecento mila case da costruire e poi affittare a poco prezzo. Se fossi Veltroni, ne sarei terrorizzato. Ma sono soltanto un giornalista e non un aspirante premier. Superwalter potrebbe rispondermi che la vittoria secca gli consentirà di governare per cinque anni. Un tempo sufficiente per realizzare la Grande Svolta che ha promesso all’Italia. Gli auguro di avere ragione. Però.

Già, c’è un però. Di che cosa si tratti lo vado spiegando da tempo nel Bestiario. Continuo a pensare che nessuno dei due blocchi oggi in gara sia in grado di farcela da solo. Perché la crisi italiana è ormai troppo grave per essere risolta senza un governo di salvezza nazionale, da far nascere con un accordo fra gli eserciti che per ora si combattono. Vedo che adesso lo stanno dicendo anche i giornali americani. Devo commentare? Non ci penso neppure. Fate il vostro gioco, Veltroni e Berlusconi. Ne riparleremo la sera del 14 aprile, giorno di santa Luidina Vergine.

(04 aprile 2008)