Archivio | aprile 11, 2008

«Una scelta decisiva per il lavoro e la democrazia»

Il 13 e 14 aprile i comunisti votano per la Sinistra l’Arcobaleno: un voto decisivo


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No, non è una esagerazione indicare il voto di domenica e lunedì come decisivo. Lo è in primo luogo perché è in gioco la sopravvivenza della sinistra. Cioè la sopravvivenza dell’unica forza che si batte per la dignità di lavoratori e pensionati, per un futuro di pace, per una scuola pubblica, per uno stato laico, per i diritti civili di tutti: in definitiva per la democrazia. Il tentativo delle due maggiori forze è di cancellare la sinistra dal panorama politico.

E’ la prima volta nella storia democratica dell’Italia che questo avviene. Lo vuole il Pdl perché la sinistra è di intralcio alla sottomissione della società a un vero e proprio regime. Lo vuole il Pd che ha rotto con la sinistra rischiando di consegnare il Paese a Berlusconi e Fini. Lo vogliono padroni, banche, finanza, gerarchie ecclesiastiche. Il disegno è chiaro, evidente. Tutta la campagna elettorale è stata impostata per cancellarci. I media si sono impegnati in modo talvolta indecoroso e apertamente di parte per facilitare questa operazione. La sinistra è scomparsa dai grandi mezzi di comunicazione. Si è tentato di giocare una partita a due fra Pdl e Pd facilitando la campagna delle due maggiori forze – peraltro identica nelle motivazioni – sul voto utile.

Tutta questa manovra va denunciata con forza e soprattutto va fatta saltare con un voto secco, determinato a La Sinistra l’Arcobaleno. Per questo il voto del 13 e 14 aprile è un voto decisivo. Tutte le amarezze, il malessere, le critiche che pur ci possono essere rispetto a una esperienza di governo deludente vanno oggi superate per affermare il diritto al futuro degli interessi che abbiamo rappresentato e rappresentiamo. Questi interessi si chiamano centralità del lavoro, pace, diritti di libertà, uguaglianza. Questi interessi non sono superati da un capitalismo da giungla che, oggi come ieri, opprime la maggioranza della società con salari indecorosi e pensioni indegne, con la morte quotidiana di chi lavora, con la negazione dei diritti di libertà – dall’aborto al diniego di riconoscimento delle unioni civili -, con il precariato a vita.

Con il voto questa deriva si può arginare. Anzi, può nascere la speranza di una società e di un mondo migliori. I comunisti, come sempre, sono chiamati a fare la loro parte. E sono sicuro che la faranno. Al voto e alla lotta, cari compagni.

Oliviero Diliberto

Roma, 11 aprile 2008

fonte: la Rinascita online (http://www.larinascita.org/)

Vicenza, il candidato Pd dice “No Dal Molin”

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Domenica si vota anche in nove capoluoghi di Provincia per rinnovare i consigli comunali. La battaglia più interessante, oltre a Roma, è a Vicenza dove la vicenda dell’allargamento della base americano Dal Molin è l’argomento principe della campagna elettorale.

Con un’importante novità, in controtendenza con la politica nazionale. Il coordinamento dei comitati cittadini nei giorni scorsi ha promosso un convegno nel quale ha chiesto ai candidati sindaco di firmare un impegno a battersi contro la costruzione della nuova base americana.

Achille Variati, candidato sindaco per il Pd e alcune liste civiche (già sindaco con la Dc e poi con il centrosinistra dal 1990 al 1995) lo ha firmato e ha detto di voler revocare, se sarà eletto, la «delibera-vergogna» approvata dal consiglio comunale e di voler indire subito un referendum. In diverse interviste il candidato del Pd ha ribadito che l’errore più grande commesso dal sindaco di Forza Italia Enrico Hullweck è stato quello di «non ascoltare la città. Credo sia utile per l’amministrazione che verrà, il governo che verrà e per gli americani capire qual è il parere prevalente in città». Per Variati «il sindaco sarà l’interprete» di quel parere perché in questi anni «la politica e chi l’ha rappresentata in comune o a Roma non ha voluto bene a questa città».

Oltre a Variati hanno firmato il documento del coordinamento i candidati sindaco della Sinistra Arcobaleno, Ciro Asproso, di «Vicenza comune a 5 stelle», Davide Marchiani e di «Riscossa democratica», Franca Equizi.

Cinzia Bottene leader del Comitato “No Dal Molin” invece non ha firmato: «Abbiamo dimostrato con i fatti il nostro impegno contro il Dal Molin e continuiamo a farlo anche pagando di persona», ha spiegato.

La sfida di Variati rimane però impari. I 112 mila vicentini danno l’addio senza rimpianti al forzista Enrico Hullweck che dopo i due mandati è candidato al Parlamento per il Pdl. Ma la sua “sostituta” Amalia Lia Sartori (Pdl, Lega, Vicenza Viva) gode dei favori del pronostico.

L’obiettivo è quello di arrivare al secondo turno e lì approntare un apparentamento con la sinistra: il “No” al Dal Molin potrebbe esserne la base.

Proprio in giornata Walter Veltroni è intervenuto sulla questione. «Gli impegni presi non possono essere disattesi», ha detto intervenendo alla trasmissione Radio anch’io, ha risposto alla domanda di un radioascoltatore che gli chiedeva cosa pensasse della vicenda della base aerea Usa a Vicenza. «Naturalmente – ha proseguito Veltroni – ci saranno delle necessarie consultazioni tra le autorità Usa e le autorità amministrative della città di Vicenza, per poter trovare le compatibilità che sono necessarie».
Pubblicato il: 11.04.08
Modificato il: 11.04.08 alle ore 16.25

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74591

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Valentino scende in pista pro Tibet: “Al gp di Cina la nostra solidarietà”

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Con Capirossi, il 4 maggio è pronto ad esporsi: “Siamo al cento per cento con la gente del Dalai Lama che si batte per la libertà, sappiamo che manifestare contro il regime cinese è pericoloso, ma faremo qualcosa”

Rossi e Capirossi

Estoril (Portogallo), 11 aprile 2008 – Valentino Rossi e Loris Capirossi scendono in pista per il Tibet. “Siamo al cento per cento con la gente del Dalai Lama che si batte per la libertà – ha dichiarato Valentino – sappiamo che manifestare contro il regime cinese è pericoloso, ma il 4 maggio quando scenderemo in gara nel Gran Premio della Cina faremo sicuramente qualcosa per testimoniare la nostra solidarietà nei confronti dle Tibet. Mi sembra che non ci siano dubbi su chi abbia ragione. Tutto il mondo sta con i tibetani e già con la fiaccola stanno facendo un bel casino. Da una parte penso che si tratti di una vicenda che andrebbe divisa dallo sport. Se però pensiamo allo spirito e ai valori che trasmette un’Olimpiade, allora è giusto mettersi in moto”.

fonte:http://qn.quotidiano.net/2008/04/11/79781-valentino_scende_pista_tibet.shtml

Fao: vola il prezzo dei cereali “Rischio di stretta mondiale”

vola il prezzo dei cereali<br>

Presentato uno studio dell’organizzazione: “Correggere le politiche errate”

La bolletta cerealicola dei paesi poveri crescerà del 56% nel 2007/08

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ROMA – Il prezzo dei cereali continua a crescere e i paesi che già hanno più difficoltà a sfamare la propria popolazione sono destinati a trovarsi sempre più in difficoltà. Secondo la Fao, la bolletta cerealicola delle nazioni povere, che già era aumentata del 37% mel 2006/2007, aumenterà addirittura del 56% nel 2007/2008. Per far fronte a questa emergenza, l’organizzazione internazionale esorta tutti i Paesi donatori e le istituzioni finanziarie internazionali a incrementare la propria assistenza per un ammontare compreso tra 1,2 ed 1,7 miliardi di dollari. E il direttore generale avverte: “Rischio di una stretta mondiale”.

Da un rapporto presentato oggi
sulle previsioni di produzione dei cereali, emerge che per i paesi africani a basso reddito con deficit alimentare la bolletta per tariffe e trasporto del petrolio aumenterà del 74% a causa dell’impennata dei prezzi dei cereali, delle tariffe dei trasporti e del petrolio. I prezzi non accennano infatti a rallentare la loro corsa, per la domanda sostenuta e il progressivo esaurimento delle scorte. Nel 2007, secondo il rapporto Fao, il prezzo del riso è quello che ha registrato l’aumento maggiore, a seguito dell’imposizione di nuove restrizioni all’esportazione da parte di alcuni tra i maggiori Paesi esportatori. Alla fine di marzo i prezzi del grano e del riso erano circa il doppio dell’anno precedente, mentre quelli del mais erano aumentati di oltre un terzo.

Negli ultimi mesi si sono verificati scontri
per questioni alimentari in numerosi Paesi di tutto il mondo: Egitto, Camerun, Costa d’Avorio, Senegal, Burkina Faso, Etiopia, Indonesia, Madagascar, Filippine e Haiti. Nonostante le misure prese dai governo locali, la popolazione è scesa in strada a causa dei forti aumenti dei prezzi del pane, dei prodotti a base di mais, del latte, dell’olio, della soia e di altri prodotti alimentari di base. In Pakistan e in Thailandia si è addirittura dovuto ricorrere all’esercito per evitare assalti al cibo nei campi e nei magazzini.

“L’inflazione degli alimentari colpisce maggiormente le popolazioni povere, poiché la spesa per procurarsi il cibo rappresenta una quota molto più alta del totale del loro budget”, ha detto Henri Josserand, del Sistema mondiale d’informazione e preavviso rapido della Fao. “La spesa per il cibo rappresenta solo il 10-20% della spesa complessiva del consumatore dei Paesi industrializzati, mentre per il consumatore dei Paesi in via di sviluppo può arrivare a rappresentare sino al 60-80% del totale”.

Secondo le previsioni, la produzione cerealicola
mondiale nel corso di quest’anno è destinata a crescere del 2,6%, per attestarsi intorno alla quantità record di 2.164 milioni di tonnellate. “Se l’aumento di produzione previsto per il 2008 si materializzerà – si legge nel rapporto – potrebbe attenuarsi l’attuale situazione di scarsità dell’offerta cerealicola mondiale, ma molto dipenderà dalle condizioni climatiche”.

Le scorte mondiali di cereali dovrebbero raggiungere, nel 2007/2008, i 405 milioni di tonnellate, valore minimo negli ultimi 25 anni e 21 milioni di tonnellate in meno rispetto al livello già assai ridotto dell’anno precedente. “I livelli di produzione e anche le scorte sono ai minimi dagli anni ’80. Non è quindi possibile continuare a contare sulle scorte”, avverte il direttore generale della Fao, Jacques Diouf. E aggiunge: “E’ necessario affrontare il problema a livello più alto. Mi sorprendo per non essere stato invitato al Consiglio di sicurezza. Ci sono molti rischi di una stretta a livello mondiale: bisognerà anzitutto correggere tutte le politiche errate degli ultimi decenni”.

(11 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/ambiente/cibo-nel-mondo/fao-cereali/fao-cereali.html

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Allarme fame e crisi mutui al G8 di Washington

allarme cibo dal presidente della Banca mondiale Robert Zoellick, foto Ap
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Inizia a Washington la riunione dei ministri economici e dei banchieri centrali del G8. Il momento è cruciale, caratterizzato dalla revisione al ribasso delle stime sulla crescita globale dell’economia, operata dal Fondo Monetario Internazionale al 3,7% e dalla persistente crisi del mercato immobiliare Usa. Ma anche dall’allarme sulla crisi fame nel mondo lanciata giusto alla vigilia del vertice dalla Fao, l’organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura.Nell’ultimo anno e mezzo, i prezzi degli alimenti hanno subìto in tutto il globo pesanti rincari; l’indice generale dei prezzi al consumo per i prodotti alimentari è salito su scala globale di almeno 57 punti percentuali. A farne principalmente le spese sono ovviamente i paesi poveri, e specificamente quelli che affidano la loro esistenza alla coltivazione del riso, il cui prezzo è più che raddoppiato.

C’è da aspettarsi che la riunione di Washington si concentri però più sulle come fronteggiare le difficoltà dei mercati finanziari a partire dal rapporto del Financial Stability Forum, organismo presieduto dal governatore di Bankitalia Mario Draghi, piuttosto che sull’emergenza alimentare

Nonostante l’allarme della Fao sull’impennata dei prezzi del cibo che sta mettendo in ginocchio i paesi del Terzo Mondo, rischiando di ribaltare le conquiste ottenute nella lotta alla povertà globale, abbia impensierito anche la Banca Mondiale e il Fondo monetario internazionale.

Secondo Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale sarebbe necessario «energizzare nuovamente i Paesi donatori per un New deal sulle politiche mondiali alimentari». Il primo a sollecitare che il G7 di Washington si occupi anche di questo, raccogliendo l’appello dell’ex presidente del Fmi Joseph Stiglitz, è stato il premier laburista britannico Gordon Brown. Brown ha scritto al presidente di turno del G8, il primo ministro giapponese Yasuo Fukuda, per chiedere un forte impegno internazionale contro i prezzi dei generi alimentari in aumento. «La comunità internazionale ha bisogno di una risposta coordinata», ha scritto Brown, proponendo che Fmi e Onu lavorino insieme per «sviluppare urgentemente» una strategia sia a breve termine che per il lungo periodo.

Secondo la Banca mondiale l’aumento dei prezzi dei beni alimentari, raddoppiati o addirittura triplicati in certi casi negli ultimi tre anni, gli oltre 100 milioni di persone che vivono nei paesi a basso reddito rischiano di precipitare alla fame e si potrebbero considerare azzerati sette anni di sforzi internazionali per rialzare dal 3% al 5% il tasso di povertà della popolazione mondiale.

Una prima misura sulla quale la Banca Mondiale sta già lavorando è «destinare l’1% dei Fondi sovrani a investimenti ad hoc in Africa, che dovrebbe riuscire a indurre una crescita e uno sviluppo nel continente nero pari a 30 miliardi di dollari».

Ma l’emergenza si è fatta ancora più bruciante recentemente. A preoccupare sono soprattutto i rialzi stellari dei prezzi del riso -cresciuto a livello globale del 75% in soli di due mesi- e quelli del grano, nell’ultimo anno cresciuto del 120%.

Ciò significa, ad esempio, che il costo di un filone di pane è più che raddoppiato, e che in Yemen una famiglia media spende più di un quarto delle sue entrate esclusivamente in pane. «Noi come Banca Mondiale – ha precisato il presidente Zoellick – stiamo avviando una redistribuzione degli aiuti, la riserve di cibo nel mondo sono molto basse, c’è una emergenza che non può essere affrontata solo con analisi, parole, convegni». Per il presidente della BM, «c’è anzitutto bisogno che la comunità internazionale si impegni concretamente per recuperare i 500 milioni di dollari necessari per colmare il gap di necessità alimentari individuate dalle Nazioni Unite». Il sostegno all’agricoltura e al suo sviluppo nei Paesi sottosviluppati è per Zoellick, «una priorità che potrà se correttamente sostenuta creare in realtà nuove opportunità».La Banca Mondiale per parte sua inizierà con il raddoppiare a 800 milioni di dollari gli aiuti all’agricoltura nell’Africa sub-sahariana.

Le prime reazioni a questo drammatico impoverimento si sono iniziate a vedere. È il caso del recente sciopero di tre giorni degli operai tessili egiziani, che hanno portato a violenti scontri con la polizia, arresti di massa e un morto. O dell’incendiarsi della situazione in Tunisia dove gli operai minerari di Redeyef hanno ingaggiato una battaglia per le strade di altri tre giorni, anche lì per denunciare l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la disoccupazione. Persino negli Emirati Arabi Uniti, un regime ancora più liberticida e dove ancor meno esiste il diritto di sciopero, la scorsa settimana i lavoratori immigrati – pakistani, bengalesi e filippini, per la maggior parte – hanno scioperato per una settimana e la loro lotta ha portato – a quanto è trapelato – ad oltre 600 arresti. E sembra solo delle avvisaglie di quanto può succedere. Sia in termini di conflittualità nei luoghi dove finora anche molte delle industrie dei paesi industrializzati hanno delocalizzato pezzi consistenti di produzione. Sia in termini di flussi migratori in arrivo nei continenti più ricchi.

Pubblicato il: 11.04.08
Modificato il: 11.04.08 alle ore 14.27

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74585

Silvio anticipa il suo trionfo sotto l’arco degli imperatori. Il Times contro il Cavaliere

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Solo trentamila persone, secondo gli organizzatori, per il comizio finale del Pdl
Diecimila secondo il servizio di sicurezza. Fini e Alemanno in secondo piano

Il Cavaliere accende gli animi. Veltroni? “Un bugiardo affabulatore”

E su Totti che ha fatto campagna per Rutelli: “Avrà tutti contro. Non ci sta con la testa”

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di CLAUDIA FUSANI

<B>Silvio anticipa il suo trionfo<br>sotto l'arco degli imperatori</B>Roma, Berlusconi sul palco incastonato sotto l’arco di Costantino durante il comizio finale

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ROMA – Più che il comizio conta il luogo. E il luogo parla chiaro: Roma, Colosseo, Arco di Costantino, l’arco trionfale che il Senato romano eresse nel 315 per celebrare la vittoria dell’imperatore Costantino contro Massenzio. Silvio Berlusconi sceglie questo luogo per il comizio finale della campagna elettorale: non importa quanta gente arriva, cosa dirà “Lui” e cosa vorranno sentirsi dire queste persone assiepate lungo la passeggiata archeologica, ai piedi del colle Palatino e poi anche oltre la strada. Importa che Berlusconi sale su questo palco che lo scenografia ha voluto proprio ai piedi dell’arco; importa che il logo tondo bianco-azzurro “Popolo della libertà-Berlusconi presidente” ha lo stesso diametro dell’arco e che in prospettiva l’Arco diventa la cornice naturale del palco e del simbolo. Importa che Berlusconi stasera a Roma celebre il suo trionfo. Almeno tre giorni prima del responso delle urne.

“Trentamila persone” dicono gli organizzatori. La questura non si pronuncia. Chi se ne intende dice che alla fine saranno al massimo diecimila. Ma il cuore della manifestazione è quando tutto finisce, quando “Meno male che Silvio c’è” smette di suonare e il Cavaliere, novello imperatore, fa a piedi 7-800 metri a fianco del Colosseo, stringendo mani, parlando con le persone, abbracciando bambini, ricevendo nelle mani bigliettini con – si presume – richieste scritte, desideri, speranze. Come gli ex voto a un santo o i desideri infilati nelle fessure del Muro del pianto a Gerusalemme. Ecco sì, c’è qualcosa di messianico in questa passeggiata: nei gesti, nei tempi, negli atteggiamenti. Ed è questo quello che conta. Mica il comizio. Conta che c’è una fetta di questo paese che ha bisogno di avere santi ed eroi. E di coltivare personalità.

Il comizio in realtà è un flop. Convocato per le diciassette, inzia con le note un po’ tristi dell’orchestrina del maestro Morselli, repertorio da Santana a “10 ragazze per me” di Mogol, ragazze sul palco vestite di lurex che ballano a tempo ma senza cuore. Il popolo della libertà arriva piano piano. Difficile decifrarlo: sarà per l’ora – mezzo pomeriggio di un giorno feriale – sarà per il tempo – nuvole in cielo che minacciano pioggia – e sarà anche perché di questa campagna elettorale siamo un po’ tutti stanchi, non c’è una grande ressa. Età media, più donne che uomini, e quegli uomini per lo più in età da baby pensionati, parecchi ragazzini, molte borse Vuitton e Prada imitate, giacche a vento, scarpe da ginnastica e golfini, zaini e jeans. Insomma, platea popolare e per lo più femminile. Quattro pullman arrivano da Gaeta e srotolano uno striscione che è un programma: “Silvio, le donne di Gaeta con te. Assolutamente in piedi”.

Prima parla Alemanno candidato sindaco ed è un monologo sulla sicurezza, “via gli zingari”, via gli extracomunitari “che si passano la voce sulla coste dell’Africa e si danno tutti appuntamento a Roma”. Boati, applausi e bandiere. Passa il tempo, il Cavaliere non arriva ma sta registrando Porta a Porta. Ci pensa Fini ad intrattenere la folla che via via riempie la passeggiata archeologica. Il presidente di An, lassù, solo, su quel palco che non è riuscito a convocare le migliaia di militanti previsti, sembra uno di quegli sposi che aspettano nervosi in chiesa la sposa ritardataria. “Ci sono momenti in cui prima del partito viene la patria” spiega Fini cercando di giustificare la fusione del partito di via della Scrofa nel Pdl. “Sarei stato solo l’ennesimo candidato premier…”. Alle 19 arriva Berlusconi e la platea un po’ sonnecchiosa si sveglia. Bandiere, cori, grida, basta l’apparizione per soddisfare gli animi. Lo chiamano culto della personalità. Che in genere è una deriva dei regimi.

Il canovaccio dell’intervento è quello di sempre: Ici, sicurezza, riduzione delle tasse, soprattutto la demolizione pezzo per pezzo dell’avversario Walter Veltroni “uno straordinario affabultatore a cui avevamo quasi creduto ma che invece ha raccontato un sacco di bugie”. Poi l’ossessione del voto utile “non datelo ai partiti minori” e dei brogli: “Andate e convincete le genti”; “Andate e sorvegliate”. Poi le donne, quasi il tormentone di questa campagna elettorale. Sale sul palco Alessandra Mussolini, “bella tusa” le dice il Cavaliere. “Ma io le donne-domine-nostre padrone, le amoooo – sorride Berlusconi – siete le più brave, le più essenziali, quelle più abituate alla vita e al dolore. Vi amiamo anche perché siete il 53 per cento dell’elettorato”. E se poi ha chiesto di fare qualche crostata per i responsabili di lista in servizio ai seggi … e via, cosa sarà mai. Il pubblico femminile è d’accordo. E lo dimostra.

Quando Berlusconi lascia il palco sono le 19 e 45. Prima l’Inno di Mameli, cantato da tutti con la mano sul cuore (una risposta a Veltroni?), poi le note di “Azzurra è libertà” e infine “presidente siamo con te, meno male che Silvio c’è” mentre Berlusconi fa il solito giochino delle domande. “Volete voi un paese governato dai comunisti?” noooooo. E via di questo passo.

Qualche goccia d’acqua. Sembra tutto finito ma il meglio deve ancora arrivare. Il corteo delle sei auto con cui di solito va in giro, è pronto, portiere aperte, per ripartire. Ma Berlusconi decide di fare a piedi la passeggiata che parte dall’Arco di Costantino e costeggia il Colosseo. Quella della via Crucis, anche. Lungo le transenne si accalcano fan, adulatori, quasi “credenti” in adorazione. Le signore Rossana, Alma e Silvana gli hanno appena stretto la mano: “Lui è una boccata d’aria, che bel sorriso, un po’ di ottimismo”. Sì signora, ma i conti pubblici, il caro vita….”Eh, piano piano con un po’ di ottimismo si aggiusta tutto”. Ildegarda ha 13 anni e farà di tutto, accudita dalla mamma, per avere il suo autografo: aspetta, spinge, spintona, chiama. Alla fine ce la fa. Perché proprio lui? “Mi piace per il carattere…”. Poi tocca al piccolo Domenico, sei mesi, cuffietta bianca in testa: i genitori vogliono che Berlusconi lo prenda in braccio, lo tolgono dalla culla e glielo consegnano. Il Cavaliere si fa anche fotografare. Quando il padre lo riprende in braccio sussurra felice al piccolo Domenico: “Sarai un bambino ricchissimo”. Ce n’è per tutti, sono le venti e trenta, sembra non finire mai. Un giovane comunica a Berlusconi che Totti ha fatto la campagna per Rutelli. Il presidente del Milan non ha dubbi: “Peggio per lui, si attirerà l’antipatia di tutti. Non ci sta con la testa”. Le celebrazione di un trionfo, appunto. Peccato che si debba ancora votare.

(10 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni19/berlusconi-comizio-finale/berlusconi-comizio-finale.html

Il Times contro il Cavaliere

Alla vigilia delle elezioni il quotidiano inglese torna sulle parole del Cavaliere. La provocazione contro il numero 10 giallorosso aveva provocato critiche e reazioni

<B>Il Times contro il Cavaliere<br>

ROMA – Il caso Totti arriva fino a Londra. Alla vigilia del voto, quando i politici sono costretti al silenzio elettorale, dal Regno Unito arriva una pesante critica al Cavaliere che scuote la calma prima della tempesta. Sulle pagine del Times si legge: “Con la vittoria alla sua portata alle elezioni di domani, Berlusconi ha commesso un errore potenzialmente disastroso attaccando Francesco Totti durante il comizio al Colosseo”.

Secondo il prestigioso quotidiano inglese
il leader del Pdl era partito bene fino a quando non ha detto che il Partito democratico di Walter Veltroni “non è altro che il vecchio partito comunista”. Poi l’annuncio fuori tema dell’arrivo di Ronaldinho al Milan, accolto da fischi, per non parlare dell’accusa a Totti, definito fuori di testa perchè appoggiava la candidatura di Rutelli al Campidoglio. “A Milano – scrive The Times – Veltroni ha radunato una folla di 100mila persone e ha ottenuto l’appoggio di George Clooney. Gli italiani conoscono le stravaganze di Berlusconi e molti sono attratti dal sogno di ricchezza che continua a promettere, anche se non l’ha mai realizzato. Gli elettori potrebbero anche concludere che il nuovo partito di Veltroni con socialdemocratici e cattolici di sinistra sia guastato dalla sua associazione con il fallito governo di Prodi”.

In Italia le parole che l’ex primo ministro
ha proferito al Colosseo avevano da subito provocato una eco di reazioni. Le radio della capitale si sono scatenate con il Cavaliere che, rendendosi conto della gaffe, ha tentato di placare le acque: “Francesco è stato strumentalizzato, io gli voglio bene e poi sua moglie Ilary lavora a Mediaset”. Anche Luciano Spalletti ha voluto dire la sua in merito al capitano romanista: “Un calciatore del livello di Totti, che ha fatto tanto nel sociale, va rispettato al di là dell’opinione politica”. Sulle imminenti elezioni, il mister giallorosso concede solamente poche parole: “Io so cosa fare. Non sbaglio”.

(12 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni19/times-su-berlusconi/times-su-berlusconi.html