Archivio | aprile 12, 2008

Un po’ di sana autoironia…

… per non prendersi troppo sul serio – che già l’aria è pesante!

Perché io posso!!! 🙂

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Lavoro, a Mantova e a Parma si muore di sabato

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Un’altra morte bianca a due giorni dal Decreto sulla Salute e Sicurezza nel Lavoro, firmato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. In mattinata, un operaio è morto in un incidente sul lavoro avvenuto in una fabbrica specializzata nella lavorazione di materiali plastici a Castelbelforte, nel Mantovano.

L’uomo, durante i lavori di manutenzione ad una macchina, è finito tra i rulli rimanendo schiacciato. Inutili i soccorsi del collega che stava lavorando con lui. La vittima è Saadane Hocine, 45 anni, algerino, regolare, che abitava a Mantova con la moglie e due figli.

L’uomo, alle 8.20, assieme ad un collega doveva effettuare la manutenzione ad una macchina composta da rulli. L’operazione, però, per riuscire doveva avvenire con la macchina in movimento. L’extracomunitario, per cause imprecisate, è scivolato ed è finito imprigionato tra i rulli, cadendo subito dopo a terra. Inutili i tentativi di soccorso da parte del collega di lavoro, che si trovava all’altra estremità del macchinario, e dei medici del 118.

Un operaio di 33 anni di Crotone, ma residente da anni a Lesignano Bagni in provincia di Parma, è morto in un cantiere edile di Basilicagoiano (Parma).

Assieme ad un collega, stava lavorando alla ristrutturazione di un casolare quando dal solaio si è staccata una trave di legno che lo ha colpito in pieno, uccidendolo sul colpo.
Pubblicato il: 12.04.08
Modificato il: 12.04.08 alle ore 19.13

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74612

http://ernestoscontento.files.wordpress.com/2007/08/post-morti-sul-lavoro.gif

Morti sul lavoro 2008

autore:
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Aprile

12 aprile Treviso
12 aprile Mantova
10 aprile Ferrara
10 aprile Sant’Antonio Abate (Na)
9 aprile Busto Arsizio (Va)
8 aprile Cagliari
7 aprile Oristano
6 aprile Verona

Marzo

31 marzo Napoli
31 marzo Vestenanova (Verona)
31 marzo Teramo
31 marzo Caserta
26 marzo Melfi (Po)
20 marzo Sesto San Giovanni (Mi)
20 marzo Tronto (Ascoli Piceno)
12 marzo Lentini (Belluno)
11 marzo Chivasso (Torino)
10 marzo Verona
10 marzo None (Torino)
8 marzo Lizzanello (Lecce)
6 marzo Cerano (Novara)
6 marzo Milano
4 marzo Molfetta (Bari)
4 marzo Molfetta (Bari)
4 marzo Molfetta (Bari)
4 marzo Molfetta (Bari)
4 marzo Molfetta (Bari)

Febbraio

28 febbraio Nocera Umbra (Perugia)
28 febbraio Genova
27 febbraio Migliara (Latina)
27 febbraio Candelo (Biella)
25 febbraio Siderno (Reggio Calabria)
23 febbraio Borgoricco (Padova)
21 febbraio Cupello (Chieti)
20 febbraio Cesio Maggiore (Belluno)
20 febbraio Misano (Rimini)
19 febbraio Catania
19 febbraio Biella
17 febbraio Busano (Torino)
17 febbraio Sant’Agata dei Goti (Benevento)
16 febbraio Travagliato (Brescia)
16 febbraio Campobello di Mazara (Trapani)
14 febbraio Enna
14 febbraio Spinadesco (Cremona)
14 febbraio Firenze
13 febbraio Lutrano di Fontanelle (Treviso)
13 febbraio Reda (Faenza)
13 febbraio Raffadali (Agrigento)
12 febbraio Torino
12 febbraio Guidonia
11 febbraio Salemi (Trapani)
11 febbraio Felettis di Bicinicco (Udine)
11 febbraio Orte (Viterbo)
10 febbraio None (Torino)
9 febbraio Roma
7 febbraio Pratola Serra (Avellino)
7 febbraio San Martino di Lupari (Padova)
6 febbraio Castiglione in Teverina (Terni)
6 febbraio Castiglione in Teverina (Terni)
6 febbraio Castiglione in Teverina (Terni)
6 febbraio Castiglione in Teverina (Terni)
5 febbraio Genova
5 febbraio Ferrara
2 febbraio Novafeltria (Pesaro)
2 febbraio San Giacomo di Guastalla (Reggio Emilia)

Gennaio
31 gennaio Messina
28 gennaio Toscanella di Dozza (Bologna)
28 gennaio Napoli
26 gennaio Torbole Casaglia (Brescia)
25 gennaio Venezia
24 gennaio Val Bormida (Savona)
24 gennaio Sommariva del Bosco (Cuneo)
24 gennaio Vazzola (Treviso)
23 gennaio Custonaci (Trapani)
23 gennaio Ragusa
22 gennaio Bolzano
21 gennaio contrada Terrepupi (Ragusa)
20 gennaio Castel Bolognese (Ravenna)
18 gennaio Venezia
18 gennaio Venezia
17 gennaio Cosenza
16 gennaio San Giovanni in Marignano (Rimini)
16 gennaio Rosolini (Ragusa)
16 gennaio Castelgomberto (Vicenza)
15 gennaio Firenze
14 gennaio Sassari
11 gennaio San Giorgio di Nogaro (Udine)
11 gennaio Cuneo
9 gennaio Catania
8 gennaio Leverano (Lecce)
7 gennaio Peschiera Borromeo (Milano)
7 gennaio Massa Marittima (Grosseto)
7 gennaio Varese (Milano)
5 gennaio Porzano di Leno (Brescia)
4 gennaio Gissi (Chieti)
4 gennaio Treviso
3 gennaio Tito (Potenza)
2 gennaio Torino
1 gennaio Treviso

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fonte:http://lombardia.indymedia.org/?q=node/3106

EOLICO – Business al vento

POVERA ITALIA..

DA LEGGERE SULL’ESPRESSO

Business al vento

di Marco Lillo

Sovvenzioni più alte d’Europa. Prezzo generoso dei certificati verdi. Così in Italia gli impianti eolici sono diventati un affare. Che attrae grandi aziende internazionali. Ma anche la criminalità

La data in cui tutti hanno capito che le turbine non sono un giochino per ambientalisti, ma uno dei più grandi affari del secolo, è il 6 agosto del 2007. Quella mattina il ‘Wall Street Journal’ raccontava che il colosso britannico IP, International Power, aveva comprato al prezzo enorme di un miliardo e 830 milioni di euro una parte dei parchi eolici sviluppati nel Mezzogiorno dal principale operatore italiano: la Ivpc fondata da Oreste Vigorito. Per avere un ordine di grandezza, nella classifica dei dieci contratti più importanti del 2007, la cessione figurava al nono posto, mentre all’ottavo c’era lo stilista Valentino con una valutazione di 2,1 miliardi.

Tutto il mondo conosce Valentino, pochi sanno chi è Vigorito. E invece questo avvocato di Ercolano in soli 15 anni ha costruito un impero in uno dei settori più importanti per il futuro del nostro Paese. La ragione per cui International Power e gli altri colossi europei scalpitano per afferrare il vento italiano è l’incredibile massa di incentivi che piove sulla Penisola. La legge impone alle società che inquinano di compensare i propri peccati comprando i cosiddetti certificati verdi dai produttori di energia pulita. Grazie al prezzo generoso dei certificati italiani e alla riduzione dei costi di produzione, l’utile lordo delle imprese è aumentato di otto volte in quattro anni. Ecco perché l’Italia viene descritta nei report delle banche d’affari come la nuova frontiera, l’isola del tesoro, il paese della cuccagna.

Tutte le società nostrane cercano
di cavalcare l’onda quotandosi in Borsa. Ivpc dovrebbe farsi accompagnare a Piazza Affari da Unicredit mentre la Fri-El di Bolzano, che è il quarto operatore italiano (dietro Ivpc, Enel ed Edison), ha già annunciato la quotazione con una valorizzazione oscillante tra i 900 milioni e il miliardo e 300 milioni di euro.

Mulini di carte

La ragione di questi prezzi miliardari è spiegata nella tabella di pagina 71: lo Stato italiano paga 200 euro per lo stesso megawatt che nei maggiori paesi europei vale 80. Una simile abbondanza di sovvenzioni farebbe pensare a un paese che corre con il vento in poppa. E invece no. Nonostante i 500 milioni di euro pubblici versati dai cittadini con i sovrapprezzi delle bollette e con le tasse, la quota di energia eolica italiana non è paragonabile a quella dei leader europei che sono Germania, Spagna e Danimarca.
Certo l’eolico italiano sta crescendo grazie a un gran numero di aziende serie. Ma il peso della politica e dei troppi speculatori rischia di farlo somigliare a un castello di carte: ci sono tantissime autorizzazioni concesse, un buon numero di turbine montate e pochi megawatt davvero funzionanti. Dieci anni fa non eravamo lontani dalla Spagna. Ora il confronto mette tristezza: nelle giornate di vento, la fonte eolica copre il 25 per cento del fabbisogno energetico iberico, mentre l’Italia, quando va bene, si ferma al 3,3 per cento. Nonostante gli incentivi più bassi, gli spagnoli hanno installato 15 mila megawatt contro i 2 mila e 700 italiani. Certo, ci sono altri fattori: in Spagna le condizioni meteorologiche sono migliori e da noi ci sono forti resistenze degli ambientalisti e della burocrazia. Ma la differenza più importante è dovuta all’assalto degli speculatori. A presentare le domande per le centrali e per i contributi spesso non sono le grandi società che poi realizzano il campo eolico, ma un sottobosco di ‘facilitatori’ che vantano buone entrature nel Palazzo e arraffano permessi da vendere al miglior offerente. L’autorizzazione per un impianto vale oro: 500 mila euro per ogni megawatt.

La firma dei dirigenti regionali
sul pezzo di carta che dà il via libera a una centrale da 30 megawatt vale quindi 15 milioni di euro. Le chiavi di questo forziere sono in mano alla politica. Che ha partorito un sistema sballato: gli impianti nascono in posti inadatti, vicino ai centri abitati o dove non ci sono cavi per trasportare l’energia pulita. Prendiamo la Sicilia: la rete non è in grado di sopportare gli impianti attuali ma, invece di costruire gli elettrodotti, Stato e Regione continuano a regalare centinaia di milioni a imprese che ingolfano il sistema. In questo Far west, le turbine spesso non nascono dove c’è più vento, ma dove c’è un sindaco che si fa ‘convincere’ con l’assunzione dei figli, c’è l’interesse di un politico che conta o peggio una famiglia di mafia alla quale non si può dire di no.

Lupare e turbine

La capitale dell’energia alternativa sta diventando Isola Capo Rizzuto. In questo paese della costa calabrese di 12 mila abitanti sorge già un campo eolico costruito da Erg-Cesa. Ora stanno partendo i lavori per il più grande parco eolico d’Europa: 48 torri per 120 megawatt. Vista la concentrazione di pale ci si aspetterebbe di incrociare un uragano di vento e invece il mare qui è spesso calmo. In effetti il luogo non è famoso per lo scirocco, ma per le spiagge dorate. E per una famiglia di ‘ndrangheta: gli Arena.

Il campo eolico più grande d’Europa nascerà sui terreni della famiglia. Il boss Nicola Arena, 70 anni, è recluso al 41 bis, come Riina e Provenzano. Mentre Nicola junior (figlio del fratello) è incensurato e segue una delle opere più importanti della Calabria. La costruzione della centrale è stata finanziata da una banca tedesca con 33 milioni garantiti da un pegno sulle quote della società che ha avuto l’autorizzazione. Si chiama Vent1 Capo Rizzuto Srl ed è partecipata dalla Purena di Nicola Arena che ne detiene il 10 per cento e da un gruppo di azionisti tedeschi rappresentati da Martin Josef Frick. ‘L’espresso’ ha verificato che diversi ettari del terreno sul quale sorgerà il parco sono intestati ai fratelli del padrino Arena, Carmine, Francesco e Raffaele e al figlio di quest’ultimo, Nicola junior. La presenza della famiglia potrebbe destare preoccupazione, visto che in passato il Comune è stato sciolto per le infiltrazioni di questo clan nel municipio. Eppure il commissario prefettizio, Giustino Di Santo, sembra tranquillo: “Il Comune svolge semplicemente un’attività amministrativa. L’azienda ha il certificato antimafia e non si può negare un permesso per il cognome di uno dei soci”.

Alle cosche, comunque, il vento piace. Due settimane fa sono stati arrestati gli uomini del clan Bruno di Brindisi che volevano costruire un parco eolico sui terreni del boss. Mentre a Vicari, in provincia di Palermo, il Comune è stato sciolto per mafia anche per le turbine che stavano sorgendo sui terreni di presunti picciotti. In fondo le pale girano in cielo, ma si piantano nel territorio. E con le logiche del territorio devono fare i conti. Non sarà un caso se la principale società eolica nel paese di Zapatero, la Iberdrola, sta diventando un gigante mondiale grazie alla sua capacità industriale di produrre turbine con la consorella Gamesa. Mentre in Italia il campione nazionale è un avvocato amministrativista che, secondo la Guardia di Finanza, avrebbe brigato con i contributi della legge 488. Un mago delle domande, più che delle eliche.

L’avvocato del Bene-vento

Oreste Vigorito, il padre dell’energia eolica italiana, oltre a essere presidente dell’Anev, l’associazione industriale di categoria, è uno degli uomini più ricchi e potenti della Campania. Presidente del Benevento Calcio e finanziatore di Clemente Mastella con un contributo della Ivpc Sardegna da 25 mila euro, con il suo accento campano e la sua travolgente cordialità è un buon esempio di imprenditore che pensa globale e agisce locale. I capitali per iniziare li ha avuti da americani e giapponesi, ma alcune controllate della sua Ivpc si sono viste assegnare finanziamenti pubblici per un centinaio di milioni di euro. Al riguardo ‘L’espresso’ è in grado di rivelare che il pm Maria Luisa Buono di Avellino ha iscritto da mesi Vigorito nel registro degli indagati per truffa aggravata finalizzata alla percezione dei fondi pubblici della legge 488. L’inchiesta del nucleo di polizia tributaria di Avellino, guidato dal colonnello Maurizio Guarino, ricostruisce i sistemi disinvolti adottati dalle controllate di Ivpc (e dai suoi partner siciliani) per acquisire contributi per una trentina di milioni. I finanzieri hanno già perquisito il ministero dello Sviluppo economico, la sede dell’Ivpc e quella di Centrobanca. L’estate scorsa, nel più completo riserbo, hanno sequestrato l’ultima tranche dei finanziamenti: 9 milioni che sarebbero andati a tre società, ora cedute al gruppo International Power. Secondo l’ipotesi dell’accusa, Vigorito e il suo rappresentante in Sicilia, Vito Nicastri, avrebbero prodotto nella domanda per i contributi pubblici “falsi contratti di locazione dei terreni su cui si sarebbero dovute installare le turbine eoliche” in modo da ingannare i funzionari del ministero. “Il Parco è stato realizzato ed è in funzione”, ribatte Vigorito, “e comunque le domande dei contributi in questione sono state presentate da Nicastri, che non ha più rapporti con il gruppo”.

Professione sviluppatore

Vito Nicastri è il personaggio chiave dell’indagine. Questo imprenditore di Alcamo è il classico esemplare di ‘sviluppatore’, una figura tutta italiana che ottiene le autorizzazioni e poi le cede a un prezzo profumato. Nei primi anni Novanta è stato coinvolto in una storia di corruzione e ne è uscito indenne raccontando le mazzette pagate ai politici per costruire impianti di energia solare. Un patteggiamento e la prescrizione hanno cancellato quelle vicende penali e così, all’inizio del nuovo Millennio Nicastri si è lanciato sull’eolico. Secondo la Procura di Avellino avrebbe taroccato i dati sul vento e i contratti di affitto, dichiarando anche la disponibilità di capitali che non aveva. Eppure al ministero dello Sviluppo non si erano mai accorti di nulla. Complessivamente si è interessato di una dozzina di pratiche e ha ottenuto un centinaio di milioni di agevolazioni, rivendendo poi i progetti approvati a colossi come Ivpc ed Endesa.

Ogni regione ha i suoi sviluppatori. Quelli calabresi sono finiti nel mirino della Procura di Paola insieme ai loro referenti politici. Il pm Eugenio Facciolla ha iscritto nel registro degli indagati l’ex assessore alle Attività produttive dei Ds Nicola Adamo e il suo amico Nicola D’Agni. A metterli nei guai è stato un altro imprenditore del settore, Mario Nucaro, uno che conosce bene il sistema perché ne è stato un protagonista. Nucaro, nel periodo d’oro nel quale con la benedizione dei Ds locali era presidente del Cosenza calcio, è riuscito a firmare addirittura una convenzione con la Regione Calabria che stabiliva una corsia preferenziale per la sua società, la Cesp. Leggendola si apprende che in meno di tre anni la Cesp aveva ottenuto autorizzazioni per 230 megawatt, tutte girate al colosso italo-spagnolo Erg-Cesa. Non solo. Cesp dichiarava di avere in ballo altri progetti per ulteriori 500 megawatt. Invece di interrogarsi su questo mostro che stava crescendo sotto i suoi occhi, la Regione Calabria quel giorno si impegna con la convenzione ad aiutare Nucaro a realizzare tutti i suoi progetti: praticamente una selva di turbine pari a a un terzo di quelle esistenti in Italia. Poi Nucaro ha fatto bancarotta, ha litigato con i suoi referenti politici e ha raccontato tutto al pm. Il risultato di questo dispiego di carte e inchieste è il solito: la Calabria produce solo 4 mila kwh sui 4 milioni prodotti in tutta Italia.

E Moncada disse no

Anche il gruppo siciliano Moncada ha deciso di varcare lo stretto. Il gruppo di Aragona è una realtà industriale importante, protagonista della svolta antimafia di Confindustria, che sta sviluppando una propria turbina con lungimiranza industriale unica tra le imprese italiane. Moncada ha costruito cinque impianti grazie al contributo di 28 milioni della Regione Sicilia e tre anni dopo l’inaugurazione del primo impianto sta cedendo una quota della società, che oggi potrebbe valere centinaia di milioni, a un gruppo straniero. L’incasso potrebbe essere investito in Calabria. A questo fine Moncada aveva creato la Sibaris New Energy, una società con sede a Cosenza e una compagine interessante. Tra i soci fondatori troviamo due cari amici dell’ex ministro Enrico La Loggia di Forza Italia. Sono l’ex dirigente Enel Francesco Massa e Maria Concetta Caldara, una collaboratrice dell’ex ministro che è indagata a Palermo in un procedimento di mafia per i terreni ereditati dal padre e cointestati a un prestanome vicino a Provenzano. L’altro socio della Sibaris è Ferdinando Marini, consulente che ha seguito alcune richieste di contributi per la legge 488 finiti nel mirino della Finanza e di un’inchiesta di ‘Report’.

Marini compare su Internet come presidente della Federazione della massoneria europea di Lugano e ha creato nel dicembre scorso una seconda società a Milano con un avvocato vicino ai verdi, Angelo Gangi, esperto di energia rinnovabile e collaboratore dell’assessore all’Ambiente della Calabria Diego Tommasi. Nella società, a sorpresa, troviamo anche Maria Elena Woodrow, moglie di Enrico La Loggia. Quando ‘L’espresso’ lo ha contattato, Salvatore Moncada ha risposto: “Non conosco questa società milanese. Comunque, dopo aver parlato con ‘L’espresso’ il mio gruppo ha deciso di cedere le quote della Sibaris New Energy, che voleva costruire tre centrali eoliche nell’alto Ionio. Non c’è niente di male, ma preferiamo perdere un’occasione di profitto piuttosto che lasciare adito a critiche”.

(10 aprile 2008)
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GUARDA I GRAFICI:
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Spagna, ecco il governo Zapatero: Nove donne e otto uomini

<B>Spagna, ecco il governo Zapatero<br>Nove donne e otto uomini</B>

Zapatero, dopo il giuramento al re Juan Carlos, annuncia il nuovo esecutivo

Il ministero della Difesa sarà assegnato da Carme Chacon, 37 anni, incinta

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MADRID – Il nuovo governo socialista spagnolo schiera più donne ministro che uomini: 9 a 8. Dopo aver giurato per il secondo mandato davanti a re Juan Carlos, il premier Jose Luis Rodriguez Zapatero ha presentato il suo esecutivo. E per la prima volta nella storia politica della Spagna le donne sono più numerose degli uomini.

Oltre ad essere in maggioranza,
alle donne è andato anche il ministero della Difesa, che verrà assegnato a Carme Chacon, 37 anni. La donna, che aspetta un figlio, è una delle figure in ascesa all’interno del Partito Socialista. Diversi dei membri chiave del precedente governo resteranno al loro posto, come il ministro degli Esteri Miguel Angel Moratinos, il ministro dell’Economia Pedro Solbes e quello degli Interni Alfredo Perez Rubalcaba.

Sono cinque i ministri nuovi e quattro quelli non confermati, come il dicastero del Lavoro, Jesus Caldera. Fra le novità, il Ministero dell’Uguaglianza affidato a Bibiana Aido, 31 anni, il ministro più giovane
della democrazia spagnola e quello delle Scienze e dell’Innovazione, ruolo che sarà di Cristina Garmendia, 45 anni.

(12 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/esteri/spagna-zapatero/spagna-zapatero/spagna-zapatero.html

Veltroni-Berlusconi, l’ultima sfida. Il Cavaliere: “Via bolli auto e moto”

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I due candidati premier ospiti in sequenza a “Matrix” su Canale 5
Il leader Pd “Partita aperta”. E poi: “Extragettito per aumentare salari e stipendi”

Il candidato del Pdl: “Tassa ingiusta, useremo i 4 miliardi di tesoretto”

Alla fine non vuola lasciare lo studio, Mentana costretto a oscurarlo

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"Via bolli auto e moto"</B>

I due candidati a Matrix

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ROMA – Lo stesso studio, una sola poltroncina bianca per il faccia a faccia fra il candidato premier ed Enrico Mentana. Si consuma sotto i riflettori di Matrix, su Canale 5, la sfida finale fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Tocca a quest’ultimo, come da sorteggio, la prima parte del programma, in onda per l’occasione in prima serata. Tempi serrati, domande e risposte. Fra il pubblico “due drappelli di tifoserie opposte – dice il giornalista – per applaudire ma non per fare la claque o disapprovare”. Veltroni entusiasta e ottimista, Berlusconi “sconcertato” per “le bugie” e “gli insulti”. Poi rivela la “sorpresa” annunciata nei giorni scorsi: “Aboliremo i bolli di auto e moto”. E’ una giornata segnata dalla presenza costante dei candidati premier in tv. In serata, mentre il segretario del Pd – pure presente ai vari Tg per l’appello finale al voto – chiude la sua campagna elettorale in piazza del Popolo a Roma, il leader del Pdl compare in quattro interviste: al Tg1, per dieci minuti al Tg5, a Otto e mezzo su La7 e, dopo le 23, a Tv7 su RaiUno (seguìto da Veltroni), con il direttore del Tg1 Gianni Riotta.

WALTER VELTRONI A REPUBBLICA TV

Veltroni: “La partita è più che aperta”. Il candidato premier del Pd apre la sfida. Parla di “partita più che aperta”, dei temi più frequentati in campagna elettorale. “Basta col passato e i residui ideologici, in Italia ci si è resi contro che si può cambiare”. Rivendica la novità rappresentata dal Pd, la bellezza del “rischio di prendere decisioni e verificare come si va”. Basta con i “conflitti istituzionali”: attaccare e criticare i presidenti della Repubblica, come Ciampi e Napolitano, “crea una condizione di tensione istituzionale che il paese non si può permettere”.

Le sfide. Salari, stipendi, prezzi, pensioni. Queste le “grandi questioni sociali” da affrontare “ma serve un clima sereno, non assatanato”. Bisogna “tirare fuori l’Italia dalla gabbia di ferro della politica che non fa crescere. l’Italia s’è fermata dal 2001 al 2006, lo dice il rapporto Ocse”. La priorità “è la crescita del pil, far riprendere la domanda interna e fare subito un intervento per aumentare salari e stipendi, che si può fare perché abbiamo 4 miliardi di euro di extragettito che posso essere usati per le detrazioni fiscali”. E “sia meno ideologico” il giudizio sul sindacato: “Anche grazie ad esso, ad esempio, si è sconfitto il terrorismo”. La concertazione va cambiata, “allargata a piccole e medie imprese e artigiani, non più per risanare il debito ma per lo sviluppo”.

Veltroni, l’ultimo round. L’ultimo round per il leader del Pd comincia alla periferia di Roma, nel quartiere Tiburtino III – con lui il supporter d’eccezione Roberto Benigni – e culmina in piazza del Popolo, dove arriva col pullman del viaggio in Italia. In primo piano sul palco solo lui, il tricolore e un interprete che traduce in gesti per i non udenti. Sullo sfondo Francesco Rutelli, Nicola Zingaretti, Marianna Madia. Parterre di scrittori, attori, registi. Sotto la pioggia, in 100 mila ascoltano l’ottimismo e la speranza, “l’autunno dell’Italia può finire domenica”, l’appello a non astenersi dal voto. Le differenze rispetto agli avversari, là i fischi e qui “la parte civile del paese”. La difesa di Totti – criticato dal Cavaliere per il sostegno a Rutelli – e ancora l’Italia, che “va amata e non usata, servita come un onore e con la voglia di cambiare”. E la forza: “Sono stato in 110 province, dovrei essere clinicamente morto. Invece sto benissimo e potrei continuare per altri ottomila comuni”.

Il Cavaliere sconcertato. E’ “sconcertato” Berlusconi quando entra in studio, troppe “bugie” e “insulti” dall’avversario “che mostra un buonismo di facciata e non ha avuto il rispetto di nominarmi mentre io il signor Veltroni lo chiamo per nome e cognome”. Veltroni bugiardo sulla rimonta, “il distacco è invariato”, e sul mancato faccia a faccia in tv, “è impedito dalla legge”. La sinistra? “Se non ci fosse vivremmo tutti meglio, in un paese più sereno e tranquillo”.

La sorpresa: “Via i bolli”. A Matrix il leader del Pdl svela la “sorpresa” della quale parlava da giorni: “Aboliremo i bolli di auto, moto e motorini”. Da una settimana, dice, “faccio i conti con Tremonti. Tasse assurde, solo per le auto 4 miliardi di euro”. “Se quello che dice Veltroni fosse vero, ma non lo è, ci dovrebbero essere 4 miliardi del cosiddetto tesoretto. In quel caso, li useremmo per abolire questa tassa che non ha ragion d’essere. Andremo a vedere”.

I progetti. Una squadra di governo “con persone di esperienza consolidata, il nuovismo è pericoloso”, il taglio “graduale” degli “enti inutili come le province e le comunità montane”. E ancora, detassazione del lavoro straordinario e dei premi di produzione, via l’ici sulla prima casa, “le tasse sulla proprietà non sono giuste”. Quanto alle urgenze del paese, “quello degli anziani è un problema più grave di quello dei precari, per questi non ci sono numeri da farne una rtragedia nazionale. L’Italia detiene il record dei contratti a tempo indeterminato, l’87 e qualcosa per cento rispetto a quelli a tempo determinato”.

E non vuole lasciare lo studio. Al termine dei 45 minuti previsti, Mentana saluta Berlusconi. La telecamera stacca su un pannello che riproduce i fac simile delle schede. Il Cavaliere vorrebbe far vedere come si vota, per evitare l’annullamento. “No, presidente, per favore, non si può”, gli dice Mentana, che quasi lo sospinge per un braccio, prima che si oscurino le telecamere.

Il Cavaliere e il Tg5. Doppia ospitalità per Berlusconi a Canale 5. Prima di Matrix, il Cavaliere sta dieci minuti in studio al Tg5 delle 20. Parla delle “difficoltà” che il suo governo dovrà affrontare, di Prodi che “in due anni ha solo aumentato la pressione fiscale mentre noi la diminuiremo”, del Pd che “è l’ultimo tentativo di trasformismo” del Pci. Promette: “Lavoreremo duro ma serve una vasta maggioranza per prendere decisioni impopolari e trasformare progetti in cose concrete”. Da registrare anche il servizio del Tg1 delle 20: la giornalista Susanna Petruni, per fare il punto sulla giornata del leader del Pdl e lanciare una sua intervista registrata, sceglie come cornice un gruppo di giovani supporter di Berlusconi, fra applausi e tifo da stadio.

(11 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-20/veltroni-berlusconi-matrix/veltroni-berlusconi-matrix.html