Archivio | aprile 15, 2008

L’Italia va a destra?

Non esattamente…

Grande Mauro! 🙂

da: http://maurobiani.splinder.com/

Il militante

… Oggi, dopo troppe vittorie del capitalismo, dopo che le illusioni del socialismo sono definitivamente sfumate, e dopo che la violenza capitalistica contro il lavoro è stata solidificata sotto il nome di ultra-liberismo, perchè risorgono ancora le istanze della militanza, perchè si sono approfondite le resistenze, e come mai le lotte riemergono continuamente con rinnovato rigore? Occorre sottolineare immediatamente che questa nuova militanza non è una replica delle formule organizzative della vecchia classe operaia rivoluzionaria. Oggi, il militante non pretende neanche di essere rappresentativo, neppure dei fondamentali bisogni umani degli sfruttati. Oggi, la militanza politica rivoluzionaria deve riscoprire quella che è sempre stata la sua forma originaria: un’attivitĂ  costituente e non rappresentativa. Oggi la militanza è una pratica positiva, costruttrice e innovatrice. Questa è la forma in cui noi e tutti coloro che si rivoltano contro il comando del capitale si riconoscono come militanti. I militanti resistono al comando dell’Impero creativamente. In altri termini, la resistenza è immediatamente collegata ad un investimento costitutivo nel mondo biopolitico, volto alla creazione di dispositivi cooperativi di produzione e di comunitĂ . Questa è la grande novitĂ  della militanza contemporanea: essa recupera le virtĂą dell’azione insurrezionale maturate in duecento anni di esperienze sovversive, ma, nello stesso tempo, è legata a un mondo nuovo, un mondo che non conosce un al di fuori.

Questa militanza resiste nei contropoteri e si ribella proiettandosi in un progetto di amore.

Stralcio de “il militante”, dal libro: “Impero, il nuovo ordine della globalizzazione” di Michael Hardt ed Antonio Negri – Edizione Rizzoli.

Lettera aperta ad Ernesto Che Guevara

A tutti voi, compagni delusi. Che questa lettera possa essere lo spunto per una profonda riflessione ed una sana autocritica.

.

di Frei Betto

Caro Che,
sono già passati quarant’anni da quando la CIA ti ha assassinato nella giungla boliviana, l’8 ottobre del 1967. Allora avevi 39 anni. I tuoi assassini pensavano che sparandoti addosso, dopo averti catturato vivo, avrebbero cancellato la tua memoria. Non sapevano, che al contrario di quello che capita agli egoisti, gli altruisti non muoiono mai. I sogni libertari non rimangono chiusi in gabbia come uccelli domestici. La stella del tuo basco ora brilla più forte, la forza dei tuoi occhi guida generazioni per le vie della giustizia, il tuo aspetto sereno e fermo ispira fiducia a chi combatte per la libertà. Il tuo spirito supera le frontiere dell’Argentina, di Cuba e della Bolivia, come una fiamma ardente avvolge ancora oggi il cuore di molti rivoluzionari.

In questi quarant’anni ci sono stati cambiamenti radicali. E’ caduto il muro di Berlino, ed ha sepolto il socialismo europeo. Molti di noi capiscono solo ora il tuo osar segnalare, nel 1962 in Algeria, le crepe nelle mura del Cremlino, che ci sembravano così solide.

La storia è un fiume rapido che non vuole ostacoli. Il socialismo europeo ha cercato di fermare le acque di quel fiume con il burocraticismo, l’autoritarismo, l’incapacità di portare nella vita quotidiana lo sviluppo tecnologico derivato dalla corsa allo spazio, e soprattutto, si era rivestito di una razionalità economicistache non affondava le sue radici nell’educazione soggettiva dei soggetti storici: i lavoratori.

ChissĂ  se la storia del socialismo non sarebbe stata diversa se avessimo ascoltato le tue parole:

“A volte lo Stato si sbaglia. Quando capita uno di questi equivoci si percepisce una diminuzione dell’entusiasmo collettivo, dovuto ad una riduzione quantitativa di ciascuno degli elementiche lo formano, ed il lavoro si paralizza fino a diventare di volume insignificante: è il momento di rettificare”.

Che, moli dei tuoi dubbi si sono confermati nel corso di questi anni ed hanno contribuito alla sconfitta dei nostri movimenti di liberazione. Non ti abbiamo ascoltato abbastanza. Nel 1965, dall’Africa, scrivesti a Carlos Quijano,del quotidiano Marcha di Montevideo:

“Lasci che le dica, anche a costo di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da sentimenti d’amore. E’ impossibile pensare ad un autentico rivoluzionario senza queste qualità”.

Questa nota coincide con quello che l’apostolo Giovanni, esiliato nell’isola di Patmos, scrisse nell’Apocalisse quasi duemila anni fa, nel nome del Signore alla chiesa di Efeso:

“Conosco la tua condotta, lo sforzo e la perseveranza. So che non sopporti i malvagi. Vennero alcuni dicendo di essere apostoli.Tu li hai scoperti e smascherati. Erano menzogneri. Siete stati perseveranti. Avete sofferto a causadel mio nome e non vi siete lasciati perdere d’animo. Eppure, c’è qualcosa che disapprovo, l’aver lasciato il primo amore.” (2, 2-4).Alcuni di noi, Che, hanno perduto l’amore per i poveri, che oggi nella Patria Grande latinoamericana e nel mondo, si sono moltiplicati. Hanno smesso di lasciarsi guidare dai grandi sentimenti d’amore per sterili dispute partitiche e, a volte, fanno degli amici, nemici, e dei veri nemici, alleati. Corrotti dalla vanità e dalla disputa per spazi politici, non hanno più il cuore acceso da ideali di giustizia.

Sono rimasti sordi ai clamori del popolo, hanno perso l’umiltà del lavoro di base ed ora cambiano utopie in cambio di voti.

Quando l’amore si raffredda l’entusiasmo si spegne, e la dedizione finisce.

La causa come passione sparisce, come il romanzo in una coppia che non si ama piĂą.

Ciò che era “nostro” risuona come ”mio” e le seduzioni del capitalismo blandiscono i principi, cambiano i valori. E se proseguiamo nella lotta è perché l’estetica del potere esercita maggio fascino che l’etica del servizio.

Il tuo cuore, Che, batte al ritmo di tutti i popoli oppressi e spogliati.

Hai pellegrinato dall’Argentina al Guatemala, dal Guatemala al Messico, dal Messico a Cuba, da Cuba al Congo, dal Congo alla Bolivia. Per tutto questo tempo sei uscito da te stesso, acceso d’amore,che nella tua vita si traduceva in liberazione. Perciò potevi affermare con autorità che “bisogna avere una grande carica d’umanità, di senso di giustizia e di verità, per non cadere in estremismi dogmatici, in freddi scolasticismi, in isolamento dalle masse. Bisogna lottare tutti i giorni perché questo amore per l’umanità viva si trasformi in fatti concreti, in gestiche servano da esempio, da mobilitazione”.
Quante volte, Che, la nostra dose di umanitĂ  si prosciugata, calcinata dai dogmatismi che ci avevano riempiti di certezze e ci hanno lasciati vuoti di sensibilitĂ  per i condannati della Terra.

Quante volte il nostro senso di verità si è cristallizzato nell’esercizio di autorità, senza che rispondessimo agli aneliti di quelli che sognano con un pezzo di pane, di terra e di allegria.

Un giorno tu ci hai insegnato che “l’essere umano è l’Attore di questo strano e appassionante dramma che è la costruzione del socialismo, nella sua doppia esistenza di essere unico e membro della comunità. Ma questo non è un prodotto finito. I difetti del passato si spostano nel presente, nella coscienza individuale, e bisogna fare un continuo lavoro per sradicarli”.

Forse ci è mancato di insistere con più enfasi sui valori morali, le emulazioni soggettive, gli aneliti spirituali. Col tuo acuto senso critico ti sei preso cura di avvertirciche “il socialismo è giovane e fa errori. I rivoluzionari sono spesso carenti di conoscenze e dell’audacia intellettuale necessaria per affrontare il compito dello sviluppo dell’uomo nuovo con nuovi metodi, diversi da quelli convenzionali, soffrono l’influenza della societàche li ha creati”.

Nonostante tante sconfitte ed errori, in questi quarant’anni abbiamo raggiunto conquiste importanti.

I movimenti popolari sono comparsi in tutto il Continente. Oggi in molti paesi i contadini, le donne, gli operai, gli indios sono meglio organizzati. Tra i cristiani, una parte significativa ha scelto di stare dalla parte dei poveri.ed ha abbracciato la Teologia della Liberazione. Abbiamo ricevuto molte lezioni dalle guerriglie urbane degli anni 60’; dalla breve gestione popolare di Salvador Allende; dal governo democratico di Maurice Bishop a Grenada, massacrato dalle truppe degli Stati Uniti; dall’ascesa e dalla caduta della Rivoluzione Sandinista; dalla lottadel popolo di El Salvador.

In Messico gli zapatisti del Chiapas mettono a nudo la politica neoliberale e in America Latina si propaga la primavera democratica, con gli elettori che ripudiano la vecchie oligarchie ed eleggono quelli che sono a loro immagine e somiglianza: Lula, Chavez, Morales, Correa, Ortega, ecc.

Resta molto da fare, caro Che. Ma conserviamo con affetto le tue eredità più grandi: lo spirito internazionalista e la rivoluzione cubana. L’una e l’altra si presentano oggi come un simbolo unico.. Guidata da Fidel, la Rivoluzione Cubana resiste all’embargo imperialista, alla caduta dell’Unione Sovietica, alla carenza di petrolio, ai mediache pretendono di demonizzarla. Resiste con tutta la sua ricchezza d’amore e di humor, salsa e merengue, difesa della patria e valorizzazione della vita.

Attenta ai tuoi insegnamenti, realizza un processo di rettificazione, cosciente degli errori commessi, e nonostante le attuali difficoltà, è impegnata nel rendere possibile il sogno di una società in cui la libertà di uno sia la condizione di giustizia dell’altro.

Là dove ti trovi, o Che, benedicici tutti noi che condividiamo le tue idee e le tue speranze. Benedici anche quelli che si sono stancati, si sono imborghesiti o hanno fatto della lotta una professione a proprio beneficio. Benedici quelli che si vergognano di professarsi di sinistra e di dichiararsi socialisti. Benedici i dirigenti politici che, una volta investiti di un’autorità, non sono mai più stati in una favela, né hanno appoggiato una manifestazione. Benedici le donne che, a casa, hanno scoperto che i loro compagni erano il contrario di ciò che ostentavano fuori, ed anche gli uomini che lottano per vincere il machismo che li domina. Benedici tutti noi che sappiamo che di fronte a tanta miseria che falcia vite umane, sappiamo che non abbiamo altra vocazione che quella di convertire cuori e menti, rivoluzionare società e continenti. Soprattutto, benedicici affinché noi si possa essere motivati tutti i giorni da grandi sentimenti d’amore, e si possa cogliere così il frutto dell’uomo e della donna nuovi.

___________________________________________________________________________________________________

Le citazioni sono tratte dal testo « Il socialismo e l’uomo a Cuba”, pubblicato in “Ernesto Che Guevara, scritti e discorsi”, Edizioni Scienze Sociali, La Habana, 1977, pp.253-272


Chi è Frei Betto

Lo scrittore brasiliano Frei Betto è un frate domenicano, internazionalmente noto come teologo della liberazione.Autore di 53 libri di generi letterari diversissimi: novelle, saggi, polizieschi, memoriali, per l’infanzia ed i giovani, religiosi. In due occasioni (nel 1985 e nel 2005) è stato premiato col Jabuti, il premio letterario più importantedel paese. Nel 1986 è stato eletto Intellettuale dell’Anno dall’Unione Brasiliana degli Scrittori.

Rappresentante dei movimenti sociali, come la Comunità Ecclesiale di Base e il Movimento dei Lavoratori Rurali senza Terra, negli ultimi 45 anni partecipa attivamente alla vita politicadel Brasile. Nel 2003 e 2004 è stato Funzionario Speciale del Presidente Luiz Inácio Lula da Silva e coordinatore della Mobilitazione Sociale del Programma Fame Zero.

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura della redazione del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

fonte:http://www.verosudamerica.com/2007/10/lettera-aperta-ernesto-che-guevara.html

Visti da fuori: così in Sudamerica

da:

Blog sull’America Latina

curato da: Antonio Pagliula

.

Dove stiamo andando???

.

Berlusconi vince le elezioni politiche, sarĂ  per la terza volta in 14 anni premier. La Lega raggiunge l’8%. Insieme prendono 171 senatori contro i 130 di Pd e Idv.

Bush a Berlusconi: “Pronti a lavorare insieme”

Il presidente americano George W.Bush ha chiamato Silvio Berlusconi per congrutalarsi per la vittoria alle elezioni, e gli ha fatto sapere di essere “pronto a lavorare di nuovo con lui”. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino.

Ecco i commenti dei quotidiani in America Latina:

In Argentina Pagina12 titola in prima pagina “Mamma mia”. Nell’articolo interno poi continua: “El lider conservador obtuvo mayoria absoluta en ambas Camaras, gracias a su aliado xenofobo Umberto Bossi”.

“Berlusconi vuelve con la receta dura para Italia”

“El magnate de los medios le ganĂł al centroizquierdista Walter Veltroni y enseguida afirmĂł que a los italianos “les esperan momentos difĂ­ciles y sacrificados”. RevĂ©s para la izquierda ortodoxa ArcoIris y sorpresivo ascenso de la Liga Norte”.

Tra i commenti poi, in un articolo di Oscar Guisoni titolato “Bipartidismo y xenofobia”, si fa notare:

“ÂżCĂłmo hará ahora Silvio Berlusconi para conciliar a esas dos Italias tan disĂ­miles que lo han votado? Anoche, en su cuartel general en Milán, todos cruzaban los dedos para que Umberto Bossi no lograra la cantidad suficiente de senadores y diputados como para condicionar al gobierno. Si lo logra, la Liga Norte volverá a insistir con su reforma federal, para separar virtualmente el paĂ­s en dos y pedirá ministerios importantes para comenzar a poner en práctica las polĂ­ticas xenĂłfobas y ultraderechistas que caracterizan las municipalidades que gobiernan en el norte rico.”

In Messico “La Jornada” invece titola:

E continua: ““el verdadero vencedor de estas elecciones es Umberto Bossi, cuyo partido Liga Norte, obtuvo 22 escaños en la Cámara alta”.

El Clarin in Cile:

Chiudiamo con teleSUR:

fonte:http://www.verosudamerica.com/2008/04/dove-stiamo-andando.html

Visti da fuori: l’incredulitĂ  di “Die Zeit”

“Berlusconi, di nuovo”

Di Birgit Schönau | © ZEIT online  14.4.2008 – 19:56

Amaro risultato elettorale in Italia: il conservatore Silvio Berlusconi diventa Primo Ministro per la terza volta. Non è un buon segno. Un commento.

Silvio Berlusconi e il suo “Partito della LibertĂ ” (PDL) hanno vinto le elezioni parlamentari italiane. Su questo non c’è alcun dubbio, dopo i primi conteggi relativi al Senato, ma che non divergeranno molto neanche per la Camera. Il vantaggio di Berlusconi su Veltroni e i “Democratici” (PD) cresce addirittura ora per ora.

Si tratta, a dispetto di tutti i sondaggi e dei primi Exit-Polls, di una vittoria netta. Una chiara maggioranza degli Italiani desidera che il 71enne  grande imprenditore di Milano diventi Presidente del Consiglio dei Ministri per la terza volta. Fra i suoi seguaci, Berlusconi ha Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini e un 1 % di cristiani democratici. Viene supportato dalla Lega Nord, che è riuscita ad affermarsi nelle proprie regioni di origine ed è arrivata ad un 6 % scarso su tutta Italia (molto di più come ora sappiamo, nota di Ska).

Bossi e Berlusconi, due uomini sulla settantina, governeranno dunque l’Italia. E questo presumibilmente per i prossimi cinque anni, poichĂ© hanno una stabile maggioranza. Non ci si può aspettare da loro molto di nuovo – Berlusconi è sulla tribuna politica da 14 anni, e Bossi da poco di piĂą. E questo non promette nulla di buono.

Per l’Italia questo risultato elettorale è un grosso passo indietro. AumenterĂ  ulteriormente la distanza col resto dell’Europa – Berlusconi e i suoi alleati non hanno mai fatto mistero del fatto che non gli interessa niente dell’Europa. Per Bossi la UE è una costruzione di “comunisti e massoni”. E Berlusconi si comporta comunque come se l’Italia non abbia nulla da farsi dire da Bruxelles. Nell’Italia un tempo così favorevole all’Europa, si respira da anni un’aria ostile nei confronti dell’UE.

Nella sua campagna elettorale Berlusconi, a parte l’abbassamento delle tasse, ha promesso ben poco di concreto. Politiche ambientali? Negativo. Politiche per la scuola, in considerazione dei disastrosi risultati di Pisa degli studenti italiani? Nessun interesse. Politiche per la famiglia, in un paese col piĂą basso tasso di natalitĂ  del mondo? Superfluo, così come le ricette contro l’orrendamente alta disoccupazione giovanile. In compenso, ha conferito ad un boss della Mafia il titolo di “eroe”, annunciato esami psichiatrici per tutti i giudici e pubblici ministeri, ha sostenuto di avere nel suo partito le donne piĂą belle, e ha consigliato ad un’italiana senza prospettive di lavoro di sposare suo figlio. Era il Berlusconi così come lo conoscono da anni l’Italia e il mondo – populista, egocentrico, folkloristico – e a malapena al confine del lecito eticamente, politicamente e giuridicamente. Il collega Bossi ha perfino superato questa linea e annunciato che, in caso di brogli elettorali, il “popolo del Nord” avrebbe imbracciato i fucili.

Gli Italiani vogliono tutto questo. Lo trovano buono e giusto. Continuano a riporre le proprie speranze in un uomo che ha arrecato danni immensi alla reputazione internazionale del proprio paese e che se ne frega del risanamento delle finanze così come della lotta alla criminalitĂ  organizzata. Nell’ultimo periodo del suo mandato da premier Berlusconi ha emanato una serie di leggi ad personam per tener lontani da sĂ© gli inquirenti e moltiplicare il proprio patrimonio.

Ciononostante, o proprio per questo, una chiara maggioranza vuole essere governata da lui. La gente ha fiducia in Berlusconi – o forse l’hanno semplicemente eletto perchĂ© possono stare sicuri che li lascerĂ  in pace. Che non pretenderĂ  niente da loro. Che tutto rimarrĂ  così com’è. Che non si vada da loro con dolorose riforme, che non si pretenda da loro alcun impegno. Berlusconi vende agli Italiani un’immagine di sĂ© e del loro paese che non ha nulla a che vedere con l’amara realtĂ .

L’avversario di Berlusconi, Walter Veltroni, ha potuto con una faticosa campagna elettorale consolidare il suo nuovo Partito Democratico nel panorama politico italiano. Niente di piĂą. Ha provato a portare in campagna elettorale toni nuovi, piĂą calmi, meno pieni d’odio. Ciò gli è riuscito, alla lunga – ma con questo non è riuscito a mobilitare abbastanza elettori. Veltroni ha inoltre spinto al margine la Sinistra – con la quale il suo predecessore Prodi aveva provato a governare – rinunciando ad un’alleanza elettorale con loro.

Probabilmente per la prima volta dal dopoguerra i comunisti non entreranno in Senato. Anche nelle regioni storiche come l’Emilia Romagna la coalizione “Arcobaleno” è rimasta molto al di qua delle aspettative. In Campania il PD ha subito un vero crollo. In questo Veltroni ha una grossa parte di responsabilitĂ : avrebbe dovuto spingere al ritiro i colleghi di partito responsabili per la crisi dei rifiuti.

Veltroni dunque ha perso, ma è comunque riuscito a fondare un nuovo, forte partito di centro-sinistra. A lui e ai democratici potrebbe appartenere il futuro. Ci si chiede solo quando. E quale futuro possa avere l’Italia fino a quel momento.

Fonte: http://www.zeit.de/online/2008/16/Schon-wieder-Berlusconi?page=1

Traduzione: skakkina.

GLI ESCLUSI

Gino Covili – Gli Esclusi

IO SONO

Io sono, e solo se io sono, tu sei, solo se io sono, tutto ciò che mi circonda è, perchĂ© io sono il creatore di tutto ciò che esiste inquanto solo se io sono, tutto all’infuori di me potrĂ  essere.

Se io sono, sono unico, e nella mia unicitĂ  è racchiusa tutta l’umanitĂ , io sono quindi unico e sono molteplice, partecipo all’umanitĂ  tutta, in me è racchiusa l’essenza dell’umanitĂ  e quindi partecipo, ma solo se io sono, posso essere partecipe, e può esistere l’umanitĂ , solo se io sono; solo se io vivo inquanto essere pensante che ha racchiuso in sĂ© l’essenza dell’umanitĂ  potrĂ  vivere il mondo a me circostante.


Io sono unico e molteplice, partecipo nel tutto, e quindi io sono unico e molteplice, io sono io, e sono gli altri, non potrebbero esistere gli altri se non esistessi io.
Quindi sono dagli altri partecipato così come io partecipo negli altri, ne consegue che sono tutto ciò che è umano ed inumano cioè sono criminale e poeta, stupratore e artista, assassino e filosofo, pedofilo e musicista, squartatore d’uomini e scienziato, io inquanto uomo partecipe nell’umanitĂ , io sono tutto ciò.

Non mi devo scandalizzare se un uomo è trucidato, se una bambina e stuprata, se un criminale ammazza decine di persone, se ogni giorno succedono aberrazioni di ogni genere, non mi scandalizza perchĂ© tutto ciò è da me partecipato, quindi se qualcuno commette un’omicidio, io sono compartecipe di quell’omicidio, perchĂ© io partecipo nell’umanitĂ  tutta, perchĂ© uomo, unico, e partecipe.


Facile fare gli struzzi, cercare giustificazioni inesistenti, se io sono, tutto ciò che mi sta intorno è, quindi partecipo a tutti gli eventi determinati dagli uomini. Se qualcuno vuole sopraffare qualcun altro, io partecipo agli eventi, se il pianeta è deturpato, io partecipo agli eventi, se succedono omicidi, io partecipo agli eventi; perché io sono gli altri.

Tutto ciò perchĂ© l’esterioritĂ  ha preso il sopravvento, tutto ciò che è fuori di noi determina gli accadimenti che conosciamo. L’uomo ha perso la sua umanitĂ , io sono meno umano, io assisto a tutto ciò, quindi io partecipo affinchĂ© lo scempio continui.
Se tutto ciò è determinato dall’esterioritĂ , ne consegue che l’uomo oggi non ha piĂą diritto ad esistere perchĂ© non ha piĂą umanitĂ , quindi io essere pensante creatore di tutto ciò che mi circonda, sto contribuendo affinchĂ© il mondo circostante si distrugga, e con esso, il genere umano oramai privo di umanitĂ .

Che ragion ha d’esistere l’uomo oggi?

Deve esistere inquanto soggetto economico, cioè consumatore, deve esistere perchè determina chi ha il potere, deve esistere sopratutto per non esistere.

Io uomo, privato della mia umanitĂ , determino la innaturalitĂ  del mio esistere. Io non piĂą io, ma soggetto passivo in mano a eventi esteriori.

.

fonte: http://www.geocities.com/anarchia_liberta/allarme.htm

La fine di un’epoca, un Parlamento senza comunisti nĂ© socialisti

di ANDREA DI NICOLA

ROMA – Sono passati 60 anni da quando un comunista, Umberto Terracini, firmava la Carta costituzionale della neonata repubblica. Sei decenni dopo, e per la prima volta da quando il fascismo li aveva messi fuorilegge, nel Parlamento italiano non siederanno nĂ© comunisti, nĂ© socialisti. Il poco piĂą del 3% preso alla Camera dalla Sinistra e l’Arcobaleno e lo 0,9% raccattato dagli eredi di Pietro Nenni e Bettino Craxi non lasciano possibilitĂ . A Montecitorio e Palazzo Madama nessuna targhetta adornerĂ  le stanze dei gruppi parlamentari con i simboli del lavoro che hanno percorso tutto il ‘900.

I socialisti hanno provato a fare breccia battendo la via del laicismo, della contrapposizione netta, diretta e frontale alllo “Stato clericale” che da Boselli in giĂą gli eredi del garofano indicavano come il pericolo massimo per il Paese. Ma non ha pagato.

Gli eredi del comunismo nelle sue varie forme ci hanno provato. Hanno provato a rinunciare a nome e simboli per resistere ancora una Legislatura, per portare questo fardello novecentesco nella storia politica del XXI secolo, ma non è bastato. Dalle politiche del 2006, dopo due anni di governo, i partiti che formavano la cosidetta “sinistra radicale” hanno perso il 9%. “Una sconfitta di proporzioni impreviste” ha detto desolato il leader Fausto Bertinotti.

Una sconfitta che lascia senza rappresentanza parlamentare non solo la “sinistra storica” ma anche tutto un mondo che prima fra Rifondazione, Verdi e Comunisti Italiani trovava un suo riferimento nelle istituzioni. La sinistra dei comitati, dei centri sociali, dell’antagonismo. Via i pacifisti che appena 5 anni fa riempivano le piazze e le strade, fermavano i treni che portavano armi all’Iraq, che riempivano le finestre d’Italia di bandiere arcobaleno. Via i comitati del no: niente rappresentanza per i vicentini che non vogliono la base Usa nĂ© per i valligiani che vogliono fermare la Tav che dovrebbe invadere le loro terre. E i centri sociali? Quante volte Rifondazione o i Verdi erano intervenuti per tenere a freno questi compagni un po’ troppo esuberanti? Anche per loro niente piĂą lacci, lacciuoli, equilibri di partito o di coalizione da tenere insieme. Caruso torna a casa nel suo Sud Ribelle, Daniele Farina al Leoncavallo di Milano. Che farĂ  ora l’area dell’antagonismo militante? In molti fra loro, in realtĂ , tirano un sospiro di sollievo.

In un colpo solo, insomma, sono scomparsi la vecchia e la nuova sinistra. Ha pesato l’astensionismo, certo, molti compagni che piuttosto che beccarsi Berlusconi hanno preferito “turarsi il naso” e votare Veltroni, due anni di governo con poche prede nel carniere da esibire al momento della campagna elettorale; un leader un po’ appannato dagli stucchi e dagli ori degli appartamenti riservati al presidente della Camera. Pesi diversi e tutti influenti ma resta il fatto che una stagione è finita nel modo piĂą brusco. Nichi Vendola che sarĂ  probabilmente chiamato a ricostruire dopo il terremoto e che è anche il leader piĂą immaginifico che si agita nella sinistra, ormai, extraparlamentare, lo ha detto subito, a caldo: “Il Novecento ci è precipitato addosso”.

http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008/via-comunisti/via-comunisti.html