Archivio | aprile 17, 2008

Comunisti, unitevi! Appello agli orfani dell’Arcobaleno

comunisti uniti

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Il colpo è stato duro. E la ferita brucia. A tre giorni dal risultato elettorale che ha decretato la cacciata dei comunisti dal Parlamento, c’è chi prova a rialzarsi. Al grido di «Comunisti di tutta Italia unitevi», cento personalità del mondo della cultura, dell’arte e del lavoro chiamano a raccolta gli orfani della Sinistra Arcobaleno.

Per farlo hanno aperto un sito, www.comunistiuniti.it, pubblicato un’inserzione pubblicitaria su alcuni quotidiani italiani e soprattutto hanno fatto un appello «ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia». In sintesi dicono: «Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso e ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”». Dunque, «ricominciamo da noi».

Chi ha sottoscritto l’appello non condivide «l’idea del soggetto unico della sinistra di cui alcuni chiedono ostinatamente una “accelerazione”, nonostante il fallimento politico-elettorale». Propongono invece «una prospettiva di unità e autonomia delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre, coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali». Non si escludono unioni d’intenti future, «ma – chiariscono – tale sforzo unitario a sinistra avrà tanto più successo, quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione di un partito comunista forte e unitario, all’altezza dei tempi».

Secondo i promotori del progetto Comunisti Uniti,
dunque, quello che si deve avviare è «un processo aperto e innovativo, volto alla costruzione di una “casa comune dei comunisti”. Un processo – proseguono – che fin dall’inizio si caratterizzi per la capacità di promuovere una riflessione problematica, anche autocritica». E non si tirano indietro nell’indicare quali sono i nodi da sciogliere: «le ragioni per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della “rifondazione comunista” non sia stata capace di costruire quel partito comunista di cui il movimento operaio e la sinistra avevano ed hanno bisogno»; il perché «quel processo è stato contrassegnato da tante divisioni, separazioni, defezioni che hanno deluso e allontanato dalla militanza decine di migliaia di compagne/i»; i motivi «che hanno reso fragile e inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti che provengono da quella esperienza»; e infine «gli errori che ci hanno portati in un governo che ha deluso le aspettative del popolo di sinistra: il che è pure all’origine della ripresa delle destre».

L’idea ha già preso piede. Tra i primi a sostenerla ci sono l’operaio della Thyssen e esponente del Pdci Ciro Argentino, l’astrofisica Margherita Hack, il filosofo Gianni Vattimo, il filologo Luciano Canfora, il conduttore radiofonico Marco Baldini, il vignettista Vauro, l’attore Bebo Storti, e molti altri. Il sito www.comunistiuniti.it – rilevano i promotori – ha ricevuto in poche ore seimila contatti. Ora si tratta di fare uno sforzo in più. Innanzitutto quello di aderire all’appello. E poi quello di contribuire al progetto, magari con una sottoscrizione o organizzando incontri e momenti di discussione aperta «in ogni città, territorio, luogo di lavoro e di studio, ovunque vi siano un uomo, una donna, un ragazzo e una ragazza che non considerano il capitalismo l’orizzonte ultimo della civiltà umana». Insomma, chi c’è, batta un colpo.

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Pubblicato il: 17.04.08
Modificato il: 17.04.08 alle ore 18.12

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74745

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FIRMATE L’APPELLO (E DIFFONDETELO)

Il patrimonio dilapidato dalla diatriba tra “comunisti” e “anticomunisti”

LA PROVOCAZIONE

IL COMUNISMO HA FALLITO? PIU’ CHE QUANDO, COME, E PERCHE’?

“Cercate ancora!”

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di Marco Saraceno

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Nel 1917 scoppia la rivoluzione russa, nel 1945 Stalin si siede a Yalta tra i vincitori, nel 1989 viene abbattuto il muro di Berlino, simbolo del dominio sovietico sull’est Europa, nel 1991 viene ammainata la bandiera rossa dal Cremlino. Queste quattro date hanno segnato la nostra esistenza: la prima rappresenta la possibilità che il pensiero comunista si avveri nella storia, la seconda ha rappresentato il rischio che il comunismo si espandesse oltre i confini sovietici, la terza data rappresenta il momento in cui si evidenzia l’incompatibilità tra il fine e il mezzo del comunismo “reale”, l’ultima data rappresenta il momento di rigetto: il comunismo non solo aveva avuto mezzi orribili, ma anche il fine era orribile.

Con il crollo del regime sovietico quasi ogni riferimento sulla terra all’ideologia del barbuto Karl Marx e a quella di Lenin venne spazzato via, o radicalmente mutato come si osserva oggi in Cina. I partiti che avevano tanto creduto nel comunismo “reale” dell’Unione Sovietica dovettero rinnegare la loro ideologia o mutarla con risultati ai limiti del grottesco. Cominciò la lunga diaspora comunista: chi ne aveva la possibilità si rifugiò nei partiti socialisti che già da un pezzo avevano rinnegato la falce e il martello; chi, come i comunisti italiani, non aveva un partito socialista o social-democratico dove rifugiarsi si disperse nei vari partiti che accoglievano i profughi dopo l’abiura. Oggi la parola comunismo, a parte per pochi nostalgici, viene associata ai totalitarismi fascisti; pullulano libretti neri con l’elenco delle vittime, il comunismo viene considerato un momento buio dell’esistenza umana, una sbandata di una parte dell’umanità che ha creduto in una cosa sbagliata, un momento che non deve ripetersi.
I motivi di condanna del comunismo sono ormai patrimonio comune: la mancanza di libertà individuale, indubitabile colpa dei modelli comunisti “realizzati”, viene spesso associata ad una colpa diversa, “il comunismo non produce ricchezza”. È veramente una grave negligenza per un sistema non riuscire a garantire il benessere ai suoi cittadini? Il problema è più nella critica che nel criticato; come può funzionare un sistema che non sa trovare altro motivo di convivenza se non negli interessi egoistici degli individui? Il sistema capitalista fonda tutta la sua esistenza sull’interesse di ogni individuo al suo benessere, per questo non poteva sopportare che il suo diretto concorrente prospettasse un sistema che non avesse come fine “la felicità (la ricchezza) maggiore per il maggior numero”. Il legame tra benessere materiale e libertà individuali, da sempre sbandierato dal liberismo, è totalmente inventato e le contraddizioni dell’odierno sistema capitalista stanno a dimostrarlo.


Sta proprio qui la forza propulsiva del comunismo: i sistemi politici non devono produrre ricchezza ma portare l’uguaglianza. Il comunismo può essere una risposta sbagliata ma è stato l’unico pensiero che ha saputo lottare contro l’ingranaggio utilitarista che stritola chi non è disposto a ragionare con il solo calcolo d’interesse, o chi solamente non riesce a trovare una buona posizione nella macchina ben oliata dell’opulenza. Il mostro contro cui il comunismo si è scontrato è ancora vivo; l’economia “reale” continua a mietere morti ma nessuno ha mai scritto il libretto nero delle vittime del capitalismo. Proprio oggi che il comunismo “reale” può essere guardato dalla distanza e criticato per i suoi errori, il pensiero comunista deve insegnarci che il dominio dell’uomo sull’uomo è il mostro che si cela dietro la ragione calcolatrice, quella ragione che l’ordine costituito dell’economia vuole mantenere come unica forma di socializzazione. Oggi, che la falce e il martello non sono simboli imprescindibili di partito, si può attingere dalla genuina propulsione alla lotta che il pensiero comunista metteva in moto: la memoria delle battaglie vinte e perse deve ricordarci che c’è ancora bisogno di cercare soluzioni in quelle direzioni.


L’anticomunismo sbandierato come segno di rinata razionalità è il sintomo dell’accettazione incondizionata di un sistema che produce morti a milioni, vittime che non sono solo tra gli sfruttati del sud del mondo, ma anche tra i sacchi d’immondizia che produce a tonnellate il nostro benessere e tra i milioni di non assicurati del sistema sanitario statunitense.

Il comunismo ha fallito perché nelle sue contraddizioni ha giustificato il suo stesso nemico, ma è stato l’unico pensiero a vedere e a combattere questo nemico. Solo il pensiero comunista davanti al disastro dell’economia capitalista non si è limitato a gesti di assistenzialismo (vedi cristianesimo e socialdemocrazia), ma ha pensato una soluzione radicale, sovversiva. Il fallimento del comunismo non deve inorgoglire i suoi ciechi detrattori e il fatto che la soluzione sia stata disastrosa non significa che fosse sbagliato l’obbiettivo: la finalità del comunismo era l’uguaglianza di tutti gli uomini, il riscatto dal dominio fondato sul calcolo d’interesse. Il fallimento dei modelli comunisti è un invito, lo stesso con cui intitolava un suo libro l’economista Claudio Napoleoni: “Cercate ancora!”.

Tutti coloro che restano incatenati al pensiero comunista genuflettendosi davanti alla falce e il martello come davanti agli idoli, assuefatti come fumatori di oppio, disperdono questo grande lascito del pensiero comunista. Il lascito del comunismo sta nella sua sconfitta, nella presa di coscienza che il nemico da combattere è lo stesso, ma che le soluzioni sono diverse e sono ancora da cercare. Nelle conquiste comuniste, come nel suo fallimento, c’è scritto a chiare lettere “cercate ancora”. Non ci si deve fermare perché lo scopo del comunismo non è il mezzo, non è neanche il fine teorico della società senza classi, ma è il fine “morale”: l’orizzonte di uguaglianza e di dignità che si aprì per milioni di oppressi. L’indignazione che muoveva il pensiero comunista è la stessa che dovrebbe muovere noi davanti allo schiacciasassi del mercato autoregolato, per questo bisogna cercare ancora. Il fatto che il comunismo abbia fallito non è un bene, significa che il mostro è ancora vivo, che quella soluzione era sbagliata, che c’è ancora da cercare.

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fonte:http://lafabbrica.go.ilcannocchiale.it/post/1858702.html

Bush festeggia il Papa, il boia torna al lavoro

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La notizia arriva proprio mentre il Papa è alla Casa Bianca, per una visita di Stato che vuole sancire una nuova alleanza fra Washington e la Santa Sede. Con la folla che canta «Happy Birthday» e George Bush che s’inchina «commosso» e dice: «Abbiamo bisogno del Suo messaggio che ogni vita umana è sacra». La notizia è che l’America è pronta a riprendere le esecuzioni capitali.

La Corte Suprema, rispondendo ad un ricorso inoltrato da due condannati a morte del Kentucky, ha confermato la possibilità di utilizzare le iniezioni letali per eseguire le sentenze capitali. Bocciata la tesi secondo cui l’attuale cocktail di tre sostanze utilizzato nelle esecuzioni sarebbe contrario alla Costituzione degli Stati Uniti, che proibisce qualsiasi punizione «inusuale e crudele» dei detenuti. Per i giudici si può andare avanti.

La decisione è stata presa
ad ampia maggioranza, sette voti a favore e due contrari, e consentirà la ripresa delle esecuzioni capitali negli Usa, di fatto sospese dallo scorso settembre in attesa di questa sentenza.

Amnesty International commenta la decisione «inaccettabile»
con un duro comunicato: «Che l’iniezione letale sia una forma d’esecuzione crudele è dimostrato da numerosi casi, in cui questo metodo ha provocato sofferenze indicibili». Fra i giudici della Corte Suprema, la maggioranza (5 su 9) sono cattolici. Anche con il loro voto, dopo sette mesi, il boia è pronto a riprendere il suo lavoro.

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Pubblicato il: 16.04.08
Modificato il: 16.04.08 alle ore 19.26

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74706

Bolzano: Blitz contro gruppo neonazista – Mario Mieli: «Raid fascista nella nostra sede»

Agli indagati sono contestati almeno otto episodi di violenza per motivi razziali

Gli affiliati dell’associazione si riunivano in una costruzione in legno nel bosco di Saltusio

<B>Blitz contro gruppo neonazista<br>Sedici arrestati tra i 16 e i 27 anni</B>

BOLZANO – Sono accusati di incitamento alla discriminazione, odio e violenza, per motivi razziali, etnici e nazionali: 16 giovani tra i 16 e i 27 anni sono stati arrestati dalla polizia di Bolzano sta eseguendo a Merano, Scena, Tirolo, Lagundo e dintorni nell’ambito di un’operazione che è stata chiamata Odessa, dal nome del piano predisposto dai nazisti con la caduta di Hitler per mettere in salvo all’estero i gerarchi del Terzo Reich.

L’operazione, condotta dalla Digos della questura di Bolzano, arriva dopo una complessa ed articolata indagine che ha individuato un consolidato e consistente gruppo neonazista sudtirolese. Al gruppo sono contestati in particolare 8 episodi di violenza (lesioni personali e intimidazioni) consumati ai danni di giovani italiani e stranieri ritenuti dalle persone indagate ‘diversi’ per motivi etnici, razziali e sociali.

Le indagini hanno permesso di ricostruire l’inquadramento gerarchico all’interno del gruppo, i cui vincoli ‘camerateschi’ si rinsaldavano sistematicamente attraverso contatti quotidiani, con incontri nella zona boschiva di Saltusio dove veniva utilizzata una costruzione in legno (sulla porta d’accesso la scritta ‘ein tirol’) con tutte le dotazioni iconografiche tipiche della ideologia espressa dal gruppo (drappi, emblemi nazisti inneggianti al reich tedesco, bandiere di guerra della marina tedesca, ecc.) o in incontri rituali finalizzati a consacrare l’ingresso formale nel gruppo di nuovi affiliati che in qualche modo restavano ‘affascinati’ da tali modalità simboliche e immaginifiche.

Il gruppo era in contatto con movimenti di estrema destra attivi in Austria, Svizzera e Germania . Nel corso dell’operazione, condotta anche con l’ausilio del reparto prevenzione crimine di Padova, sono state eseguite anche numerose perquisizioni domiciliari.

(17 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/neonazisti-bolzano/neonazisti-bolzano/neonazisti-bolzano.html

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Rutelli: «Fermezza contro rigurgito fascista»

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ROMA (17 aprile) – Nel pomeriggio «un folto gruppo di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 25 anni ha fatto irruzione nella sede del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli in via Efeso 2/a, mettendo a soqquadro l’ingresso dell’associazione, rovesciando scrivania, estintori, divano, quadri e il materiale informativo dell’Associazione». È quanto denuncia in una nota il presidente del circolo Rossana Praitano.

Nella nota si legge che «i vandali si sono allontanati solo grazie all’intervento dei soci presenti al primo piano dell’Associazione. Mentre andavano via gridavano improperi come Froci di merda ed inneggiando al Duce e ai campi di sterminio. Temiamo che questa situazione sia collegata al clima elettorale. Se così fosse ci verrebbe da dire, amareggiati e preoccupati. Il circolo spera che sia stato solo un episodio isolato e non un’azione programmata, una sorta di spedizione pilotata che potrebbe riproporsi in futuro».

«Grande fermezza» e una «risposta corale» verso «questo rigurgito fascista, intollerante ed omofobico» è il commento del candidato a sindaco di Roma del centrosinistra Francesco Rutelli dopo aver visitato il circolo. «Dobbiamo scongiurare – ha detto Rutelli – che la campagna elettorale sia accompagnata da fatti come questi che sono da relegare nei sotterranei della civiltà».

Fermezza anche per il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero che ha dichiarato: «Omofobi e neofascisti festeggiano coì la vittoria della destra? Fermare subito la violenza e l’intolleranza razzista ribadendo il diritto di tutti alla libertà». «Di fronte al clima di intolleranza che sta montando in tutto il paese, e non solo a Roma – ha proseguito Ferrero – c’è bisogno di una risposta ferma della società civile: l’Italia non vuole tornare indietro sul terreno dei diritti e della libertà».

fonte:http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=22691&sez=HOME_ROMA

Prove tecniche di regime

Il pre-editto bulgaro 2. Teniamoci pronti.

p.s.

Elemauro, appena posso vi faccio un sunto, a meno che non si offra qualche volenteroso.