Archivio | aprile 20, 2008

Rifondazione, vince la linea Ferrero; nel partito cambia la maggioranza

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Il Parlamentino di Rifondazione muove le prime mosse verso il difficile futuro
Vendola: “Spaccare non serve, guardare avanti e non chiudersi in un fortino”

Passa con quasi 30 voti di scarto il documento del ministro. Sconfitta la proposta del segretario dimissionario Giordano

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di CLAUDIA FUSANI

<B>Rifondazione, vince la linea Ferrero<br>nel partito cambia la maggioranza</B>Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero

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ROMA – Finisce male. Comunque. Dopo la sconfitta elettorale Rifondazione va in pezzi in nome della difesa di non si sa bene cosa e di un progetto vago come può essere quello contenuto tra il no alla costituente comunista e sì a quella di una sinistra allargata. Finisce con un parricidio, quello di Fausto Bertinotti e della sua segreteria – da Franco Giodano a Gennaro Migliore passando per Patrizia Sentinelli – cacciati senza se e senza ma. E con una nuova maggioranza affidata al ministro dimissionario Paolo Ferrero e a Giovanni Russo Spena e alle minoranze più radicali come “Essere comunista” di Claudio Grassi e “l’Ernesto” di Fosco Giannini. E’ l’anima più conservatrice del partito, quello che non ha mandato giù due dei leit motiv della campagna elettorale di Bertinotti: l’ipotizzato scioglimento di Rc nella Sinistra-l’Arcobaleno; quel dire che il comunismo è ormai “un orientamento filosofico e culturale”. Saranno loro a condurre quel che resta di Rifondazione al congresso di luglio. Finisce tra l’emozione di Franco Giordano, segretario per neppure due anni (fu eletto nel maggio 2006) e l’assenza drammatica di Fausto Bertinotti. Sul palco dell’auditorium di via dei Frentani resta un simbolo, la falce e il martello di Rifondazione. Basterà per ricominciare?

Alle 18, dopo una giornata tesissima in cui fino in fondo Giordano e Nichi Vendola hanno cercato un punto di mediazione e si sono appellati al buon senso per evitare oggi, adesso, una guerra per bande, la segreteria di Giordano non ha più la maggioranza del partito. Il Comitato politico nazionale di Rc, costretto a votare due mozioni – per la verità non così diverse l’una dall’altra – sceglie Ferrero e l’area di “Essere comunisti” con 98 voti. Quello di Giordano resta fermo a 70 consensi. Il documento presentato dall’aerea dell'”Ernesto” prende 16 voti, quello di Bellotti 5, e quello di Franco Russo 1. Quattordici gli astenuti, un’altra frangia del partito che ha seguito l’appello di Elettra Deiana. Nel comitato di garanzia – obiettivo a cui tendevano entrambi i documenti – che guiderà il partito al congresso di luglio (17-20) saranno tutti rappresentati in proporzione rispetto ai risultati del parlamentino di ieri e oggi. Dodici persone quindi di cui 6 che fanno capo a Ferrero, 5 all’area dell’ex segretario Giordano e uno dell’area dell’Ernesto.

E’ finita come tutti temevano che andasse a finire. Il segretario dimissionario Franco Giordano aveva letto ieri la sua relazione, aveva parlato della sconfitta di tutti e aveva proposto un comitato di saggi neutrale e superpartes, precluso agli attuali membri della segreteria, per condurre per mano il partito al congresso. Un partito che comunque deve dire no alla costituente comunista proposta da Diliberto e sì a quella di una nuova Sinistra. Per il partito della Rifondazione comunista il ruolo di essere il centro e il motore di questo processo.

Poteva essere una buona soluzione per tutti, anche per i più arrabbiati. Anche per chi, come Ramon Mantovani, da giorni dice: “Il frequentatore dei salotti deve andarsene a casa”. Ma Ferrero stamani ha fatto quello che aveva promesso. Quando ha preso la parola sul podio sovrastato dal simbolo storico di Rifondazione comunista, è stato durissimo col segretario. Nonostante la chiacchierata tra i due, a quattr’occhi, durante la pausa caffè, lo ha messo con le spalle al muro. “La sua colpa non è stata quella di portare avanti una linea ma di non averla contrastata. Ho apprezzato che abbia cambiato idea circa il destino di questo partito ma al tempo stesso mi domando se avessimo fatto lo stesso questa discussione nel caso avessimo preso l’8 per cento. Questo gruppo dirigente va azzerato perché il partito nei prossimi mesi deve sapere se esiste o no e deve capire cosa fare”. Le colpe di questa segreteria sono varie, ma più di tutte “l’aver detto che il comunismo era destinato a diventare un orientamento filosofico” e aver messo in dubbio la sopravvivenza stessa di Rifondazione. Per non parlare poi del simbolo: “Fare la campagna elettorale con quell’arcobaleno è stato un suicidio” aveva detto un altro delegato. Sul futuro Ferrero sembra avere le idee chiare: “Rinsaldare il ruolo di Prc in una sinistra più ampia contro costituenti comuniste o di sinistra che rischiano di spaccare e sono la negazione del progetto politico di Rifondazione”. Insomma, Ferrero come garante etico della nuova mission di Rc. Un ruolo che non è piaciuto e che proabilmente gli ha tolto qualche voto. Elettra Deiana, infatti, ha a sua volta attaccato sia Ferrero che la gestione Giordano e ha chiesto “l’astensione dal voto sulle due mozioni e la costituzione di un Comitato di garanzia neutrale che organizzi il congresso”.

Sempre stamani, era toccato a Nichi Vendola. Il governatore della Puglia ha provato in tutti i modi a mettere in guardia da spaccature e lacerazioni, soprattutto in questo momento di grande debolezza. E ha avvisato: “Guai a chiudersi. Dobbiamo rimettere in piedi una comunità a cui dare come orizzonte l’innovazione e non un fortino delle antiche certezze in cui rinserrarsi”.

Ci sono le premesse per una nuova scissione a sinistra? Era il timore più forte della vigilia del Cpn. Tutto sommato il parlamentino, pur mettendo in minoranza Giordano e quindi Bertinotti, non ha loro totalmente voltato loro la faccia. Resta da capire chi sarà il competitor di Ferrero per la segreteria visto che Nichi Vendola continua a ripetere di voler finire il mandato in Puglia. Ferrero nega ogni interesse in questo momento (“non è questo il problema e io non mi sto candidando alla segreteria”) ma molti sono sicuri che a luglio proverà a farsi eleggere segretario. Lo dice chiaro, alla fine, Giordano:”Il nostro documento ricorda la storia di Rifondazione comunista, le sue passioni e le sue aperture: nell’altro documento non vedo nessuno di questi capisaldi, mi sembra più un cartello elettorale”.
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(20 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-cinque/comitato-politico-rc/comitato-politico-rc.html

Morti sul lavoro: profitto macchiato di sangue innocente

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Sono morto. Perchè?

Quella che riportiamo è la lettera della mamma di un operaio di 23 annni morto sul posto di lavoro. Non per incuria personale o mancato uso di mezzi e sistemi atti a tutelare la sua incolumità, ma per laido profitto.

Profitto grondante sangue sempre più, per i molti, troppi, lavoratori morti per esso. Morti che chiedono GIUSTIZIA, se non VENDETTA.

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“Sono Graziella Marota, la mamma di Andrea Gagliardoni, morto il 20 giugno 2006 presso la ditta Asoplast di Ortezzano mentre stava svolgendo il suo lavoro di semplice operaio.
Una macchina tampografica gli ha schiacciato il cranio nel giro di pochi secondi. Da quel giorno la mia vita è cambiata: vivo nel dolore e nell’angoscia, ma da questo dolore e angoscia è scaturita una grande rabbia che mi ha permesso di portare avanti questa lotta contro le “morti bianche”. Veramente non ho ancora capito perchè vengono definite con questo aggettivo.

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Venerdì 4 aprile 2008 si è tenuta presso il tribunale di Fermo (AP) la prima udienza preliminare: imputati per omicidio colposo l’amministatore delegato dell’Asoplast Giuseppe Bonifazi e l’amministratore delegato della ditta Mag System Srl con sede in Schio, Mario Guglielmi, costruttrice della suddetta macchina modello T A 1000/S C/8.
Il primo per non aver messo a disposizione del lavoratore un’ attrezzatura idonea, e per aver disattivato l’unico sistema di sicurezza per velocizzare la produzione.
Il secondo per aver costruito ed apposto il marchio CE ad una macchina non conforme ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dall’ allegato 1 del D.P.R. 459/96, delle norme UNI e comunque inadeguate ai fini della sicurezza.

Con questi capi di imputazione mi aspettavo una condanna che fungesse da deterrente per quegli imprenditori che agiscono ancora nell’illegalità, mettendo a repentaglio la vita umana, la vita degli operai naturalmente.
Ma tutto il processo si è risolto in pochi minuti. Gli imputati hanno chiesto il patteggiamento e il PM Bartolozzi ha ritenuto congrua la pena di otto mesi di condizionale per entrambi gli imputati.
Ma Andrea non c’è più, gli hanno troncato la vita sul nascere….. aveva solo 23 anni.

Oggi ancora più di prima urlo tutto il mio dolore e la mia rabbia contro questa sentenza scandalosa e irriverente nei confronti di tutti i martiri del lavoro.Continuerò imperterrita la mia lotta, sperando che qualcosa cambi.”

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Graziella Marota, mamma di Andrea

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fonte:http://www.beppegrillo.it/2008/04/sono_graziella.html

http://www.associazioneproandrea.it/

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Xu, una cittadina cinese non prevista dalla legge

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XU YONGHZEN non era prevista dalla legge. Tutto qua. Così come ci sono fatti che la legge non prevede come reati, allo stesso modo esistono individui che la legge non prevede come tali. Ma va a spiegarglielo. Perché questi soggetti imprevisti insistono nel comportarsi come i loro simili: mangiano, dormono, lavorano, a volte si ammalano. Xu – che ha 43 anni e vive a Siracusa – infatti si è ammalata. Oltretutto per colpa sua. Ha ecceduto.

Ma non nel mangiare, nel bere, tantomeno nell’uso di sostanze stupefacenti. Ha ecceduto in maternità. Quando ancora viveva nel suo paese, la Cina, ha generato due figli, uno in più di quelli consentiti dal governo. D’altra parte rientra nell’ordine naturale delle cose che un individuo “non previsto” generi suoi simili: figli “non previsti”. Solo che la Cina punisce severamente questi eccessi. Per non parlare dei casi di recidiva: quando Xu è rimata incinta per la terza volta, è stata obbligata ad abortire. Poi, per risolvere definitivamente il problema, le è stata messa una spirale. Stavano per arrestarla, in modo da farle capire definitivamente come ci si comporta, quando ha deciso di fuggire.

Era l’aprile del 2004. Prima in treno a Mosca, grazie a un visto turistico per la Russia. Poi l’Ucraina e, dopo due anni, la Repubblica ceca. Una vita di stenti, di lavori precari. Infine la decisione di trasferirsi in l’Italia, Reggio Emilia, ospite di un amico, e quindi Siracusa dove un connazionale le ha offerto un posto da commessa in un negozio di abbigliamento.

In Sicilia Xu si è sentita male,
è andata dal medico e ha avuto conferma dell’efficacia della politica cinese per il controllo delle nascite: ha scoperto che la spirale – era stata inserita, come si legge nel referto medico, “senza filo di riferimento” – in quei tre anni le aveva provocato una grave infezione. Per rimuoverla, ha stabilito il ginecologo, è necessario un intervento. Routine per una paziente italiana, alta chirurgia legale per una clandestina cinese.

E’ stato allora che Xu, assistita dall’avvocato Aldo Valtimora, ha pensato di presentare domanda di asilo politico. Riteneva che la sua situazione somigliasse molto a quella di chi ha il diritto, riconosciuto dall’articolo 10 della Costituzione, d’essere ospitato nel nostro paese. Pensava che l’essere stata obbligata ad abortire e a mettere la spirale potesse essere considerato una forma di tortura. Per non parlare del rischio del carcere.

Purtroppo la commissione che valuta le domande di asilo politico non è stata dello stesso avviso. E, benché Xu avesse prodotto la documentazione medica, non ha concesso neanche la protezione umanitaria. Niente.

Il caso non era previsto. Né è prevista la possibilità che uno straniero colpito da ordine di espulsione possa essere ricoverato in un ospedale, se non in caso di assoluta urgenza, di imminente pericolo di vita. I farmaci contro l’infezione, quelli sì, ma l’operazione no. Lo Stato italiano, in definitiva, ritiene che Xu, una volta rientrata nel suo paese, verrà adeguatamente curata. E che quelli che le hanno messo a forza la spirale, non vedano l’ora di rimuovergliela.

Lei non ne è affatto convinta, ed è in effetti difficile darle torto. Contro l’ordine di espulsione ha presentato un ricorso al tribunale civile. L’udienza si terrò tra una settimana. Quel giorno si saprà se – almeno per via giudiziaria – la cittadina cinese Xu Yonghzen può essere prevista dallo Stato italiano come essere umano.

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(glialtrinoi@repubblica.it)

(20 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2005/b/rubriche/glialtrinoi/cittadina-cinese/cittadina-cinese.html

Bloggers Unite For Human Rights

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While the words might change from country to country and are sometimes taken for granted, human rights represent one of the universally agreed upon ideas — that all people are born with basic rights and freedoms that include life, liberty, and justice. This year marks the 60th anniversary of the Universal Declaration of Human Rights adopted by the United Nations.

Bloggers Unite For Human Rights challenges bloggers everywhere to help elevate human rights by drawing attention to the challenges and successes of human rights issues on May 15. What those topics may include — the wrongful imprisonment of journalists covering assemblies, governments that ignore the plight of citizens, and censorship of the Internet. What is important is that on one day, thousands of bloggers unite and share their unified support of human rights everywhere.

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JOIN THE DISCUSSION

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Want to hear what people are saying about Bloggers Unite? Would you like to chime in and make a suggestion for the next Bloggers Unite challenge? The Bloggers Unite discussion group from BlogCatalog is a great way for members to share stories, ideas, and give feedback to keep the Bloggers Unite movement going strong! Even if you don’t have a blog of your own you can sign up for a guest account and join the conversation.

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Rich

Three Resources For Human Rights

Posted by Rich

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FONTE:http://unite.blogcatalog.com/

Prepariamo il 25 aprile

Quest’anno, come sempre, molte sono le iniziative in programma per ricordare il 25 aprile: già nel sito dell’ANPI abbondano le segnalazioni… Una in particolare, che non ho trovato lì ma da Franca, mi ha colpito.

Il sito delle MONDINE ha lanciato l’iniziativa 250 bloggers per il 25 aprile (il logo è presente già da qualche tempo nella colonna di destra… ma solo perché a sinistra non c’è colonna!): si tratta di, appunto, inserire logo o banner nel proprio sito, fare un pezzo sul 25 aprile e segnalare il tutto alle Mondine appunto: in realtà l’obiettivo è già raggiunto e sarete… “solo” in più! Scherzo ovviamente: siamo tutti benvenuti. Soprattutto in quest’occasione, in cui abbiamo poco da festeggiare… e tanto da ricordare, non solo perché venga tramandato nel modo giusto, ma perché non resti solo una memoria del passato. La Resistenza all’egoismo, al particolarismo, al nazionalismo, al razzismo e alla non libertà è un valore attuale oggi quanto lo era allora.

Mi piace quindi, sollecitata dalle Mondine, ricordare la “mia” mondina: la zia di mio padre, grazie alla quale ho avuto un racconto di prima mano di quel mondo e di quella realtà.

Ciao zia Luisa, mi ricordo di te, della tua forza, della tua dolcezza, della tua umiltà, del tuo non voler mai essere di peso o di disturbo…e della tua dignità. Umile ma non succube, sempre.

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Vi segnalo inoltre – informazioni più precise sempre dalle mondine – questa iniziativa:

7000 partigiani che cantano

Al Museo Cervi aspettano 7000 partigiani che cantano. Ora più che mai!

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Li aspettano già dalla mattina: verso le 11,00 ci sarà l’arrivo delle biciclettate dai Comuni limitrofi. Ci saranno torta fritta e salumi ad aspettarli…

– ore 12,00 – si accendono le griglie
– ore 16,00 inizio concerti

SETTEMILA PARTIGIANI CHE CANTANO
con
LA CASA DEL VENTO
– CISCO
– FIAMMA FUMANA E LE MONDINE DI NOVI

Per tutta la durata della la festa, sin dal mattino, funzioneranno Bar, grigliate di carne, torta fritta e salumi e tutte le bancarelle presenti
Ingresso libero e gratuito.

ore 22,00 LA FESTA CONTINUA AL FUORI ORARIO
con il concerto dei

KINNARA
nel meraviglioso tributo a Fabrizio De Andrè
per continuare con i balli di Marco Pipitone  e Francesco Pini

Per cenare al punto ristoro prenota allo 0522.671970
Possibilità di dormire in palestra. Prenotazioni allo 0522.671970
Ingresso libero   – Consumazione obbligatoria € 10

Per chi volesse altre informazioni, c’è il sito del Fuori Orario e ci siamo noi: se avete dubbi, domande, problemi logistici non esitate a chiederci. Siamo qui per voi!

Indicazioni su come arrivare a Casa Cervi anche qui

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pagina delle adesioni

Siamo molto orgogliosi della parole di William Michelini, Presidente ANPI Regionale Emilia-Romagna e Vice Presidente ANPI Nazionale:

Sono tantissime le iniziative che ogni anno si organizzano per ricordare il 25 aprile. Ma è forse la prima volta che il giorno della Liberazione diventa il protagonista in un mondo, quello di internet e dei blog, a cui noi partigiani siamo così poco avvezzi.
Una presenza e una testimonianza virtuale la vostra, ma che sono sicuro si trasformerà in presenza reale, a Casa Cervi come nelle piazze di ogni città, il 25 aprile e in ogni altra occasione in cui si parlerà di Resistenza. Tenendo ben presente che il nostro e il vostro compito non è solo quello di ricordare il passato, bensì quello di impegnarci affinché il significato delle parole “Libertà” e “Democrazia”, valori per i quali noi abbiamo combattuto, non rimangano, appunto, solo parole: perché, come qualcuno di voi ha scritto, la Resistenza è presente e speranza di futuro.

William Michelini
Presidente ANPI Regionale Emilia-Romagna

Io a Casa Cervi il 25 aprile ci sarò: e voi?

Papa all’Onu, luci e ombre

Benedetto XVI un discorso “soffice” nei toni, fermo nei contenuti, con accenti pesanti e leggeri. Ma non è stata una Ratisbona Due…

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Benedetto XVI all’Onu. Un discorso molto ampio, che però ha toccato in maniera “soffice” alcuni temi, mentre si è molto ampliato su altri. Non c’è stato, come si temeva da parte di qualcuno, una nuova Ratisbona. Ve ne proponiamo qui alcuni spunti, che ci hanno colpito. In primo luogo il ruolo delle Nazioni Unite. Giovanni Paolo II ci era sembrato, in varie occasioni, più deciso nel dire che era ormai tempo che l’Onu diventasse un vero governo mondiale, superando i suoi limiti. Benedetto XVI ci è sembrato più sfumato: “…in un tempo in cui sperimentiamo l’ovvio paradosso di un consenso multilaterale che continua ad essere in crisi a causa della sua subordinazione alle decisioni di pochi, mentre i problemi del mondo esigono interventi nella forma di azione collettiva da parte della comunità internazionale. Certo, questioni di sicurezza, obiettivi di sviluppo, riduzione delle ineguaglianze locali e globali, protezione dell”ambiente, delle risorse e del clima, richiedono che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta”.

Anche sulle sperequazioni fra Nord e Sud del mondo ci si poteva forse attendere qualche espressioni più dura, magari anche una citazione di quelle già usate nelle sue encicliche e in discorsi diversi. Il papa ne ha parlato così: “Penso in particolar modo a quei Paesi dell”Africa e di altre parti del mondo che rimangono ai margini di un autentico sviluppo integrale, e sono perciò a rischio di sperimentare solo gli effetti negativi della globalizzazione.

Un altro argomento che non è stato sviluppato in maniera molto ampia, e sul quale invece in altre occasioni Benedetto XVI ha espresso opinioni di grande vigore e nettezza è quello ecologico, così come lo stile di vita del mondo ricco, e le sue ricadute sul futuro del pianeta. Chiaro invece il riferimento all’ingerenza umanitaria, concetto nato sotto il regno del suo predecessore, e che papa Ratzinger ha citato come “diritto di proteggere”, portandolo in realtà al ruolo di dovere. “Solo di recente questo principio è stato definito, ma era già implicitamente presente alle origini delle Nazioni Unite ed è ora divenuto sempre più caratteristica dell”attività dell”Organizzazione. Ogni Stato ha il dovere primario di proteggere la propria popolazione da violazioni gravi e continue dei diritti umani, come pure dalle conseguenze delle crisi umanitarie, provocate sia dalla natura che dall”uomo. Se gli Stati non sono in grado di garantire simile protezione, la comunità internazionale deve intervenire con i mezzi giuridici previsti dalla Carta delle Nazioni Unite e da altri strumenti internazionali. L”azione della comunità internazionale e delle sue istituzioni, supposto il rispetto dei principi che sono alla base dell’ordine internazionale, non deve mai essere interpretata come un”imposizione indesiderata e una limitazione di sovranità. Al contrario, è l”indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale. Ciò di cui vi è bisogno e una ricerca più profonda di modi di prevenire e controllare i conflitti, esplorando ogni possibile via diplomatica e prestando attenzione ed incoraggiamento anche ai più flebili segni di dialogo o di desiderio di riconciliazione”. In queste parole si può leggere un’eco della polemica della Santa Sede all’epoca della guerra contro Saddam Hussein, guerra a cui Ratzinger era contrario, come Giovanni Paolo II.

Mi sembra di capire invece che il nucleo centrale dell’intervento sia stata la difesa dei diritti umani “naturali” contro la creazione di “nuovi diritti” creati dalle legislazioni dei singoli stati, e la riaffermazione della priorità dei principi etici in campo scientifico. Riporto alcuni brani che riguardano questi temi. “Tali regole non limitano la libertà; al contrario, la promuovono, quando proibiscono comportamenti e atti che operano contro il bene comune, ne ostacolano l”effettivo esercizio e perciò compromettono la dignità di ogni persona umana. Nel nome della libertà deve esserci una correlazione fra diritti e doveri, con cui ogni persona è chiamata ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte, fatte in conseguenza dell”entrata in rapporto con gli altri. Qui il nostro pensiero si rivolge al modo in cui i risultati delle scoperte della ricerca scientifica e tecnologica sono stati talvolta applicati. Nonostante gli enormi benefici che l”umanità può trarne, alcuni aspetti di tale applicazione rappresentano una chiara violazione dell”ordine della creazione, sino al punto in cui non soltanto viene contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa persona umana e la famiglia vengono derubate della loro identità naturale. Allo stesso modo, l”azione internazionale volta a preservare l’ambiente e a proteggere le varie forme di vita sulla terra non deve garantire soltanto un uso razionale della tecnologia e della scienza, ma deve anche riscoprire l”autentica immagine della creazione. Questo non richiede mai una scelta da farsi tra scienza ed etica: piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici”.

Sui diritti umani naturali: “Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell”uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l”interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti. Non si deve tuttavia permettere che tale ampia varietà di punti di vista oscuri il fatto che non solo i diritti sono universali, ma lo è anche la persona umana, soggetto di questi diritti”.

I nuovi diritti: “Oggi però occorre raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione e di comprometterne l”intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari. La Dichiarazione fu adottata come “comune concezione da perseguire” (preambolo) e non può essere applicata per parti staccate, secondo tendenze o scelte selettive che corrono semplicemente il rischio di contraddire l”unità della persona umana e perciò l”indivisibilità dei diritti umani. L’esperienza ci insegna che spesso la legalità prevale sulla giustizia quando l”insistenza sui diritti umani li fa apparire come l”esclusivo risultato di provvedimenti legislativi o di decisioni normative prese dalle varie agenzie di coloro che sono al potere. Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che è il loro fondamento e scopo…Il discernimento, dunque, mostra come l”affidare in maniera esclusiva ai singoli Stati, con le loro leggi ed istituzioni, la responsabilità ultima di venire incontro alle aspirazioni di persone, comunità e popoli interi può talvolta avere delle conseguenze che escludono la possibilità di un ordine sociale rispettoso della dignità e dei diritti della persona. D”altra parte, una visione della vita saldamente ancorata alla dimensione religiosa può aiutare a conseguire tali fini, dato che il riconoscimento del valore trascendente di ogni uomo e ogni donna favorisce la conversione del cuore, che poi porta ad un impegno di resistere alla violenza, al terrorismo ed alla guerra e di promuovere la giustizia e la pace”.

Infine, la forte affermazione che la religione non può essere solo un fatto privato e personale, ma che la sua manifestazione pubblica (non solo come culto) è un elemento che arricchisce la convivenza umana, sociale e politica: “Ovviamente i diritti umani debbono includere il diritto di libertà religiosa, compreso come espressione di una dimensione che è al tempo stesso individuale e comunitaria, una visione che manifesta l”unità della persona, pur distinguendo chiaramente fra la dimensione di cittadino e quella di credente…. È perciò inconcepibile che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti. I diritti collegati con la religione sono quanto mai bisognosi di essere protetti se vengono considerati in conflitto con l”ideologia secolare prevalente o con posizioni di una maggioranza religiosa di natura esclusiva. Non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell”ordine sociale”.

fonte:http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=101&ID_sezione=396&sezione=