Archivio | aprile 21, 2008

L’orrore in P.zza Alimonda: Carlo era ancora vivo quando hanno infierito su di lui

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Il passamontagna di Carlo Giuliani accusa le forze dell’ordine: chi infierisce su Carlo morente e perche’? 

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L’analisi di foto nuove di P.zza Alimonda (ma conosciute dai magistrati) fa emergere una sconvolgente verità: intorno alle ore 17.30 del 20 Luglio 2001, in presenza di ufficiali di grado elevato della polizia e dei carabinieri, qualcuno infierisce su Carlo Giuliani ferito invece di aiutarlo, senza sapere se sia vivo o morto. Una versione assurda e puerile risale la linea di comando e viene validata in Questura intorno alle 18.00: Carlo sarebbe morto a causa di un sasso. Dura un attimo, l’evidenza la spazza via. Ma quando i primi soccorritori tolgono il passamontagna scoprono una profonda ferita in fronte che viene certamente prodotta mentre la piazza è sotto il controllo delle forze dell’ordine. Inspiegabilmente il passamontagna è integro, e non dovrebbe. Un atto orribile si compie in quella piazza dopo il ferimento. E’ questo orrore che si voleva coprire con l’archiviazione? Spaccare intenzionalmente la testa ad un moribondo invece di soccorrerlo è ancora reato in questo paese?

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Alle ore 17,27 del 20 Luglio 2001 dall’interno di un defender dei carabinieri in P.zza Alimonda, al G8 di Genova, vengono esplosi due colpi di pistola. Uno di questi colpisce al volto Carlo Giuliani, che morirà nei minuti successivi. La sua breve agonia incrocia certamente altri due eventi traumatici diversi: il defender passa per due volte sopra il corpo e qualcosa di appuntito produce una profonda ferita sulla fronte. Altre ferite meno gravi sono riscontrate al volto. In nessuna di queste ferite è presente un edema significativo: scarso sanguinamento e gonfiore assente.
Nell’autopsia queste ferite vengono descritte, ma le parole non rendono giustizia sulla loro gravità.

  • In regione frontale mediana si osserva una ferita lacero contusa di forma irregolarmente stellata inserita in un’area escoriata di circa cm. 3×2. Il fondo della ferita è sottominato con presenza di lacinie connettivali. Ai lati di detta lesione si osservano altre piccole contusioni escoriate a stampo, di forma irregolare.
  • La piramide del naso mostra due contusioni escoriate senza segni di frattura alle ossa proprie sottostanti .
  • La guancia destra evidenzia una soffusione ecchimotica, più evidente a livello zigomatico.

Servono le foto della polizia scientifica per capire davvero di che si tratta.
(ci scusiamo per la crudezza delle foto che vengono pubblicate, con il consenso della famiglia, perchè sono indispensabili per capire la dinamica dei fatti)

Come e quando si sono prodotte queste ferite sul volto di Carlo? Per mano di chi?
L’autopsia non lo dice. Apre la chiosa sulla ferita in fronte che…”prodottasi verosimilmente prima della lesione d’arma da fuoco, senza tuttavia poter escludere che sia stata determinata in un momento successivo”… conclude affermando: “Alla luce di quanto sopra esposto è possibile ritenere che la ferita lacero-contusa presente alla regione frontale del soggetto sia riferibile ad un urto contro un mezzo contundente di forma irregolare e comunque non chiaramente individuabile dalle caratteristiche morfologiche della ferita, senza peraltro escludere che possa essere stata determinata dall’urto contro la superficie stradale”.

Certamente Carlo non è mai entrato in contatto fisico diretto con i carabinieri. Non immediatamente prima dello sparo, non in precedenza. Carlo poi non cade di fronte, ma sul fianco ed è la jeep che investendolo lo mette di schiena. Un’altra cosa certa che risulta dagli atti e dalla documentazione è che Carlo indossava il passamontagna ben prima di afferrare l’estintore, e questo gli viene tolto solo dai primi soccorritori. Teniamolo presente.

Oltre a queste ferite inspiegabili l’autopsia annota anche che: “Nel lume dei bronchi maggiori si rileva sangue fluido”…. “presenza di sangue nelle vie aeree, con segni di aspirazione bronchiale”.
Carlo ha quindi respirato dopo essere stato colpito dal proiettile, e questo è talmente pacifico che nella stessa autopsia (formalmente firmata da Marcello Canale ma materialmente eseguita da Marco Salvi il giorno successivo e consegnata scritta il 5/11/2001) si ritiene che: “le lesioni cranio-encefaliche riscontrate abbiano determinato la morte del soggetto nel lasso di tempo di alcuni minuti,….”
E’ da notare che invece nei primi momenti i periti parlarono di morte immediata, addirittura prima dell’arrotamento da parte del defender.
Uscirono dalla sala dell’autopsia sabato 21 luglio 2001 e con tono apodittico affermarono alla stampa che: “quando la camionetta dei carabinieri è passata su Giuliani, questi era già morto“. A luglio, nelle anticipazioni a voce, era morto sul colpo e a novembre, con la firma in calce, invece sono occorsi alcuni minuti.
Scripta manent.

In quegli stessi minuti che separano lo sparo dalla morte di Carlo, per tutta la durata dell’agonia, una follia nera si abbatte sulla piazza e travolge la truppa e i dirigenti di polizia. Succede qualcosa di orribile di cui fino ad ora avevamo solo tracce o testimonianze frammentarie.
Esiste infatti molto materiale video e fotografico dei momenti dell’arrotamento e dei primi soccorsi prestati dai manifestanti a Carlo, ma poco e di scarsa qualità sui minuti successivi. Ed è proprio nell’arco di tempo che va da un minuto dopo lo sparo all’arrivo dei soccorsi che avvengono i fatti gravi, di cui abbiamo visto l’esito ma non le dinamiche.
E’ verso la fine di questo lasso di tempo (tra le 17,28 e le 17,40 circa) che un vicequestore accuserà un manifestante di aver causato la morte di Carlo Giuliani con un sasso.


Video (avi, 1,38 Mb) tratto da Niente da Archiviare

In effetti, come vedremo, un misterioso sasso comparirà ad un certo punto nella scena.

Dalle finestre sovrastanti Pzza Alimonda alcuni genovesi fotografano lo svolgersi dei fatti dopo l’arrivo della polizia, successivamente le foto verranno sequestrate dagli inquirenti e acquisite agli atti, ai quali sono allegate.
Eccole in fila.
(Ogni foto pesa circa 200 kb e si aprira’ in una finestra separata)

Con la foto B11, questa preziosa sequenza fotografica presa dai balconi di piazza Alimonda si aggancia al video citato sopra. Entra in scena il Vice Questore Aggiunto Lauro e proclama: *sei stato tu con il tuo sasso*.

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Un sasso compare a lato della testa di Carlo tra la foto B1 (sasso assente) e la foto B3 (sasso presente).
Tracce di questo sasso sono visibili in moltissime foto, ma in posizione molto più distante da quella in cui lo troveremo durante i rilievi della scientifica: pochi centimetri dalla testa di Carlo, come potete vedere sotto.

Ecco alcune di queste posizioni:

Questo sasso ha camminato? E’ stato spostato da una posizione ad un’altra?
Il sasso (è uno dei reperti agli atti che corre rischio di distruzione, come conseguenza dell’archiviazione) è importante per molte ragioni. Ha una forma particolare che lo rende distinguibile, è intinto di sangue (ma si intinge in un momento successivo, visto che nelle foto precedenti di sangue non c’è traccia) ed infine, cosa più importante, è la ragione usata dal VQA Lauro in Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul G8 per giustificare la *famosa* frase: sei stato tu col tuo sasso!

In ogni caso la sua comparsa vicino alla testa di Carlo diventa anche un indicatore temporale: un elemento che separa ciò che avviene prima da quello che avviene dopo, da incrociare con le deposizioni e le dichiarazioni dei testimoni oculari.
Il sasso, sia come sia, compare accanto alla testa di Carlo nei primissimi attimi dopo la riconquista della piazza. Nei momenti precedenti quando ci sono i manifestanti (per circa un minuto dopo lo sparo) è lontano, quando ci sono le forze di polizia è vicino ed è sporco di sangue.
Un altro indicatore o “picchetto” temporale è la riconquista della piazza da parte della polizia. La vediamo bene in questa foto (1 minuto e 3/4 secondi dopo lo sparo, secondo i timecode dei filmati).

Grazie ai filmati (e al loro timecode) e alle fotografie, siamo in grado di suddividere la scena di piazza Alimonda con questa sequenza di picchetti temporali:

  1. Lo sparo (17,27)
  2. La riconquista della piazza da parte della polizia (ore 17,28)
  3. La comparsa del sasso vicino alla testa e il pestaggio del fotografo Paoni (nei primissimi attimi successivi alle 17,28 e quindi con Carlo agonico, secondo l’autopsia)
  4. La scena di Lauro: *sei stato tu col tuo sasso* (prima dell’arrivo dei soccorsi)
  5. I soccorsi e i rilievi della scientifica (alle ore 17,40 circa arrivo di volontari del GSF, poi l’auto medica , quindi la scientifica e l’ambulanza che porterà via Carlo attorno alle 19.00, alle 19,10 c’e’ una ultima carica in P.zza Alimonda).

Se collochiamo ogni singola immagine, filmato o frammento di testimonianza dentro questi picchetti otterremo una griglia temporale approssimativa (mancando il timing esatto delle fasi finali), ma sufficente a gettare una luce inquietante sulle responsabilità personali di alti ufficiali di PS e CC presenti in quel settore di Genova al G8.
Quelle di Lauro, come vedremo, non furono parole fuggite di senno.

Analizziamo la sequenza B. (Cliccando sulle foto si aprirà l’originale in una finestra separata)
Questa prima foto mostra la piazza riconquistata da poco. Il sasso è assente, non c’è.
Paoni e il suo collega greco Kontos (camicia chiara) cominciano ad essere malmenati. Paoni ha le mani alzate e integre, ha appena smesso di fotografare.

Entra in scena un ufficiale superiore di P.S., che chiameremo per il momento Mister 17.
Mister 17 ha due segni particolari. Un grado elevato sulla spalla destra (una torre e due stelle = ViceQuestore Aggiunto, l’equivalente di un tenente colonnello) ed un casco diverso da tutti gli altri del reparto: è satinato e non lucido, la visiera è orlata di nero sul lato superiore, ha sulla parte posteriore delle modanature e un segno particolare, una specie di grande numero 17 nero fatto col nastro adesivo, ma potrebbero anche essere tre lati di un quadrato. Quel tipo di casco è chiamato casco ubbot ed è in dotazione ai reparti speciali della polizia, quelli preparati e tirati a lucido espressamente per il G8, oltre che a quasi tutti gli ufficiali superiori.

Le stelle sui gradi si notano meglio nelle foto successive, ma attenzione a non farsi ingannare da quella che sembra la terza stella e che in realtà è il simbolo della PS. Almeno un altro poliziotto, ma senza evidenti gradi sulle spalline, ha quel tipo di casco in questo contesto spazio-temporale.
Troveremo Mister 17 in molte foto successive, sarà presente fino alla fine.
C’è anche un particolare fuori posto: sembra esserci tensione tra un cc e un ps.
Di una tensione tra le forze dell’ordine in Piazza Alimonda nei momenti successivi all’omicidio di Carlo ci aveva detto Bruno Abile (fotografo francese freelance) che ha assistito a tutta la scena:
(ANSA) – PARIGI, 21 LUG – ”…i carabinieri si sono avvicinati e l’hanno (a Carlo) preso a calci. Hanno riempito di botte anche dei fotografi”….. ”due minuti dopo tutto questo, i carabinieri si picchiavano fra loro”.
(ANSA) 21-LUG-01 15:43

Bruno Abile ha sempre confermato queste affermazioni ma i magistrati non hanno mai voluto sentirlo. Le due escoriazioni al naso e l’ecchimosi allo zigomo di Carlo sono probabilmente da attribuire a questi calci. Carlo come abbiamo detto non cade col capo, ma si affloscia sul fianco, è evidente nella documentazione video-fotografica.
Lo hanno calpestato più di una volta? Lo hanno preso a calci di proposito arrivando? L’autopsia comunque ci parla di più ferite, al naso e allo zigomo.

Le foto B2, B3, B4 (queste 3 non sono necessariamente in ordine cronologico) mostrano il pestaggio di Paoni. Quello di Paoni è più di un pestaggio: è un linciaggio e una lezione di vita. Paoni è il fotografo ridotto peggio a Genova, tanto che in commissione parlamentare d’inchiesta si chiedono ripetutamente spiegazioni ai vicequestori aggiunti Lauro e Fiorillo sul trattamento che gli è stato fatto subire. Le risposte sono variate da *non ho visto nulla* (Fiorillo) a *figurarsi se toccavo un fotografo con tutti quelli che c’erano* (Lauro).
E’ interessante a questo proposito sentire come la descrive Paoni (fonte) :
“Stavo fotografando – ha raccontato Paoni – in primo piano il corpo del ragazzo ucciso e sullo sfondo le forze dell’ordine , quando ho visto che i carabinieri si stavano riorganizzando. Immediatamente ho alzato il pass ufficiale e ho urlato “sono un giornalista”. Mi sono saltati addosso egualmente ed hanno iniziato a colpirmi in testa e su tutto il corpo. Istintivamente mi sono aggrappato ad uno dei carabinieri che mi stavano picchiando. Se fossi caduto a terra probabilmente mi avrebbero massacrato. Manganellate e calci ovunque. Si sono accaniti contro la mia mano che teneva stretta una delle due macchine fotografiche che avevo: una Nikon. Sono riusciti a strapparmela, ma non era quella delle mie ultime foto. Infatti avevo una Leica infilata sotto un braccio ed era lì che c’erano gli ultimi scatti al ragazzo morto. Non l’avevano vista. E’ servito a poco. L’ho scoperto dopo che il carabiniere al quale mi ero aggrappato, ad un certo punto mi ha tirato fuori dalla mattanza e mi ha portato sugli scalini della chiesa di piazza Alimonda. Pensavo che fosse finita. E invece no. Qualcuno si era accorto della Leica e dopo un chiarissimo ed urlato “Tira fuori quel rullino o te la facciamo vedere” mi è stata sfilata la pellicola dalla macchina. Quando mi hanno lasciato, mi sono diretto , barcollando, verso il centro della piazza dove avevo visto un’ambulanza. Devo ringraziare il collega Yannis Kontos, fotografo dell’agenzia Gamma, che mi ha soccorso”. Eligio Paoni ha poi raccontato che una volta sull’ambulanza, mentre il mezzo dei soccorritori era in sosta in attesa di un varco per poter partire verso l’ospedale, si è rifatto vivo il carabiniere al quale si era aggrappato. “Qualcuno ha aperto le porte – ha raccontato il collega – e ho riconosciuto il carabiniere. E’ entrato a volto scoperto, mi ha chiesto scusa e cosa potesse fare per me. Gli ho detto che avrei voluto riavere la macchina che mi era stata strappata nel pestaggio. Il carabiniere è uscito ed è tornato poco dopo con ciò che restava della mia Nikon: pochi rottami”.

Pensavo che fosse finita. E invece no. Eligio Paoni racconta di un pestaggio in due tempi. In uno dei due, che possiamo vedere nella foto B2, il fotografo viene preso per la nuca e trascinato sul corpo di Carlo Giuliani. Non è difficile immaginare la natura degli argomenti esposti e in qualche modo solennizzati dalla presenza di Carlo (agonizzante?).
Mister 17 è a pochi metri
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B3: durante il pestaggio di Paoni, che continua sotto l’occhio impassibile di Mister 17, compare il sasso.

La foto B7 è decisamente interessante. Si vede un carabiniere che mette mano all’abbigliamento di Carlo. Sotto gli occhi di un ufficiale (una stella sul casco), un carabiniere acconcia la scena prima che arrivino i soccorsi e siano fatti i rilievi della scientifica.

In B8 (in alto, a sinistra nella foto) si avvicinano alla scena del delitto i primi soccorsi spontanei e la stampa. Forse è in questo momento che viene distrutta la Nikon di Paoni.

In B9 vediamo nitidamente i primi reporter e le telecamere (tra i primi che arrivano ci sono Toni Capuozzo di Terra-Canale 5 e Renato Farina di Libero) . La nikon di Paoni è a terra, fracassata. Il filmato preso dal videoreporter di Canale 5 mostra questi momenti. (10 mega, avi-divx).

Eccoci a B11: Lauro si lancia nella sceneggiata del sasso.

Un vicequestore aggiunto (una torre e 2 stelle) parla al telefonino. I soccorritori stanno esaminando Carlo che non ha più il passamontagna.

Riassumiamo:
Il *tenente colonnello* Mister 17 arriva sulla scena quando il sasso ancora non c’è e vi rimane fino alla fine.

Durante la sua permanenza si infierisce su un moribondo e avvengono pestaggi, danneggiamenti a cose altrui, minacce gravi e infine si modifica la scena di un omicidio prima dell’arrivo della polizia giudiziaria, come si vede anche più chiaramente in quest’altra foto.

1) Osservatore con casco ubbot, forse Mister 17, oppure il secondo poliziotto che è presente con quel casco alla riconquista della piazza.
2) Un poliziotto (riconoscibile) osserva la manipolazione.
3) Un terzo poliziotto, probabilmente un ufficiale con baffi biondi (e forse occhiali) dispensa consigli o comunque indica.

Le manipolazioni avvenute sul corpo di Carlo Giuliani prima dell’arrivo della scientifica sono certamente state più di una, e hanno lasciato diverse tracce. Se ne discute ampiamente in questa scheda.

Paoni riceve un trattamento durissimo, il più duro comminato a Genova ad un fotografo, e le sue pellicole vengono distrutte con metodo e accanimento. Hanno per le forze dell’ordine un interesse non generico.
Negli stessi momenti un sasso che di trova alla sinistra di Carlo, ad una distanza considerevole, si sposta e appare dal lato opposto, a destra accanto alla sua fronte.
Ma c’è un altro elemento molto importante da valutare: il passamontagna.

I primi a togliere il passamontagna sono i soccorritori.
Ce lo dice Fiorillo in commissione parlamentare:
MAURIZIO FIORILLO, Vicequestore aggiunto presso la questura di Napoli.
…Ricordo con tranquillità che indossava il passamontagna nero sfilato dai primi soccorritori...
Ce lo conferma lo stesso Lauro rispondendo a Violante:
ADRIANO LAURO, Vicequestore aggiunto presso la questura di Roma.
… Potrebbe essere stata quella ragazza del GSF, perché quando è intervenuta ha tolto il cappuccio, lo ha alzato e, dopo aver cercato di fare un massaggio, ha chiesto l’ambulanza ..
Precisa Fiorillo:
MAURIZIO FIORILLO, Vicequestore aggiunto presso la questura di Napoli.
… Su come fosse vestita la persona morta, posso dire soltanto come l’ho vista in terra perché da lontano ho notato solo dei movimenti. Indossava un passamontagna nero che copriva il volto; questo è stato tolto da noi quando sono venuti i medici rianimatori. Abbiamo notato immediatamente che aveva un buco in fronte o qualcosa del genere; al momento sulla fronte non c’era molto sangue e, quindi, poteva sembrare opera anche di una pietra. Infatti, ricordo che a terra c’erano delle pietre – a parte l’estintore – ma non ricordo se una di esse fosse insanguinata.
Infine dichiara Lauro alla domanda se uscisse molto sangue dal volto di Carlo:
ADRIANO LAURO, Vicequestore aggiunto presso la questura di Roma.
Tantissimo. Io stavo a dieci metri di distanza e credevo che fosse stata una pietra; infatti, mentre andavo in quella direzione anch’io sono stato colpito da alcune pietre dietro la schiena. Quando ho visto il ragazzo per terra e ho visto un «fuggi fuggi» generale; mi sono avvicinato a quel lago di sangue che usciva e ho visto una pietra, come quella che ha visto il dottor Fiorillo, intrisa di sangue e molto vicina alla tempia; dunque ho pensato che il giovane fosse stato colpito dalla pietra. In parte ero convinto che fosse stata la pietra, in parte credevo che se loro non avessero attaccato, non sarebbe accaduto questo fatto; ecco il senso di quella frase famosa (si riferisce al *sei stato tu col tuo sasso*).

Qualcosa non quadra in queste affermazioni.

Nella foto B1 vediamo Carlo Giuliani che ha smesso di sanguinare e la pietra non è ancora apparsa vicino alla sua fronte. La pietra arriva subito dopo, durante il pestaggio di Paoni, e quindi come può averla vista Lauro nell’immediatezza se ancora non c’era? Ammettiamo pure una dilatazione soggettiva dei tempi o una deformazione del ricordo (Lauro parla a Settembre in Commissione, e deve giustificare molte cose)
Rimane comunque una domanda: chi e come può aver visto la ferita in fronte se i primi soccorritori sfilano il passamontagna dopo il teatrino di Lauro?
Quando Lauro grida *sei stato tu col tuo sasso* i soccorsi non erano ancora arrivati e lui non poteva sapere della ferita in fronte!

Una cosa è certa: Carlo ha indossato il passamontagna (che copriva la fronte) fino ai soccorsi e nessuno lo ha tolto prima. Quindi nessuno avrebbe potuto vedere la grave ferita al centro della fronte fino a quel momento, a meno che non ci fosse una vistosa lacerazione del passamontagna.
Fino all’arrivo dei soccorritori solo due tipi di persone potevano sapere della ferita: chi la produce e chi la vede produrre.

Quando si produce la ferita? Chi o cosa la produce? Perchè questo fatto non è mai stato considerato dai giudici? Nell’autopsia si discute diffusamente di questo aspetto che è assolutamente incongruo per molte ragioni, una delle quali grande come una casa: il passamontagna è integro e non presenta lacerazioni in corrispondenza della ferita. Le prove di questo si hanno esaminando le fotografie della polizia scientifica.

In queste foto la scientifica segnala diligentemente tutti i fori presenti nel passamontagna.
Troviamo dei fori per la respirazione prodotti artigianalmente, troviamo il foro prodotto in uscita da un frammento del proiettile… e stop. Nessun foro si nota o viene segnalato sulla fronte.
Recentemente la famiglia di Carlo è rientrata in possesso del passamontagna che rischiava di essere distrutto. Lo abbiamo esaminato ed è effettivamente integro dove invece avrebbe dovuto essere almeno lacerato o strappato. E’ perfettamente integro: non c’è un filo fuori posto in tutta l’area frontale.

Il tipo di ferita al centro della fronte lascia pochi dubbi sulla violenza del colpo: non è materialmente possibile che una ferita lacero-contusa di questa rilevanza si sia prodotta senza lasciare tracce sul tessuto, se il tessuto copriva la fronte.

L’assenza di lacerazioni sulla zona del passamontagna corrispondente alla fronte porta ad una unica conclusione: quando è avvenuto l’evento traumatico il passamontagna non copriva la fronte, non c’era o più probabilmente era scostato.
Ma questa assenza di lacerazioni nel tessuto permette anche di escludere qualsiasi evento accidentale intercorso tra lo sparo e l’arrivo dei soccorsi.
Qualsiasi altra possibile causa accidentale avrebbe interessato anche il tessuto, sia che si trattasse di una caduta violenta a terra (che comunque non è avvenuta), sia che si trattasse di un urto contro una parte meccanica sotto il pianale del defender (poggiapiedi, coppa dell’olio ecc.), sia infine che si trattasse di un urto contro oggetti volanti non identificati (frammenti del presunto calcinaccio, sassi volanti vari).
Dell’eventualità che la ferita fosse presente *prima* del colpo di pistola non merita neppure discutere: non si trattava di una ferita sanguinante e se prodotta prima dello sparo avrebbe dovuto inondare di sangue il volto, avere un edema, e comunque avrebbe lasciato tracce sul passamontagna.
Niente di accidentale può aver prodotto quella ferita.
Servono almeno 2 mani per fare un’operazione di scostamento e contemporaneamente produrre la ferita, e gli eventi accidentali hanno una mano sola.

Quella ferita viene prodotta tra la riconquista della piazza e l’arrivo dei soccorsi. Nel periodo cioè in cui la piazza è sotto il pieno controllo delle forze dell’ordine.
Il minuto che precede la riconquista della piazza ha infatti un’ampia documentazione fotografica e testimoniale: i manifestanti cercano di soccorrere Carlo, ma nessuno gli toglie o scosta il passamontagna. L’unico che tocca il capo, con una mano sola, è un manifestante inglese che cerca di tamponare il sangue che esce dal volto e poi sente il polso, altri accennano a trascinare Carlo per le gambe, ma desistono per la carica dei poliziotti.

I fatti crudi messi in fila sono questi: quella ferita profonda è stata prodotta intenzionalmente scostando il passamontagna e con certezza nel lasso di tempo che intercorre tra la riconquista della piazza da parte della polizia e l’arrivo dei soccorsi, in concomitanza con il pestaggio di Paoni, con la presenza in Piazza Alimonda di 2 o 3 VQA della Polizia di Stato e, come vedremo tra poco, di un Tenente Colonnello dei Carabinieri e di altri ufficiali inferiori che assistono impassibili a tutto, anche all’aggiustamento della scena di un omicidio prima dell’arrivo degli inquirenti.

Torniamo un momento a Paoni.
Nella foto B1 lo vediamo a mani alzate. Di li a poco inizierà il pestaggio.
Nella sequenza della riconquista della piazza lo vediamo mentre scatta foto sopra il corpo di Carlo.
In concomitanza con la B1 viene scattata, da altra angolazione questa foto:

Vediamo Paoni mentre chiede soccorso rivolto verso P.zza Tommaseo. E’ rivolto all’indietro rispetto a Carlo e urla, facendo un gesto non equivoco con la mano: <<venite!>>. Un cc salta letteralmente il corpo di Carlo per aggredire il fotografo. A chi urla Paoni , visto che l’ambulanza non è ancora stata chiamata e lì non c’è? In Pzza Tommaseo c’è polizia, digos e anche altri carabinieri. Forse si intravede qualche pompiere o protezione civile, qualche tuta arancione. Forse urla al collega greco. Sono i primi momenti concitati e ancora la pietra non è arrivata vicino alla fronte di Carlo.
Non servirà. Chi doveva venire non viene, o non serve, e il pestaggio sarà solenne.
Non esiste, che si sappia, una foto in cui sia riconoscibile il carabinere che lo trascina sopra il corpo di Carlo e successivamente lo raggiunge nell’ambulanza per *scusarsi* e restituire i rottami della nikon. Ma è certo che tanta libertà d’azione non sarebbe stata concessa all’iniziativa di un militare di leva. Come minimo si tratta di un sottufficiale che tra l’altro indossa un corpetto particolare con due righe di anelli sul dorso, e che hanno molti ma non tutti.
Tuttavia questa foto è importante per un’altra ragione: si vede anche la parte posteriore del casco di un ufficiale dei cc.
2 stelloni, cioè Tenente Colonnello. Il Ten. Colonnello Truglio, l’ufficiale dei cc più alto in grado nelle strade durante il G8. Che sia Truglio è certo, dato che è l’unico che ha due stelloni sul casco in tutta Genova ed era presente solo un minuto prima.
Il VQA Lauro dice alla Commissione parlamentare che Truglio era venuto a rinfrancare la truppa durante una pausa e se ne era andato, e che è stata una sorpresa ritrovarselo in coda al plotone durante la ritirata precipitosa da cui nascono i fatti.
Truglio è presente anche al pestaggio e nei momenti in cui compare il sasso, e vede. Ora lo sappiamo con certezza.

Anche altri ufficiali dei carabinieri paracadutisti faranno capolino nei minuti successivi.


La foto rettangolare è tratta dalla biografia dell’allora colonnello
(ora generale) Leonardo Leso, comandante del nucleo logistico-addestrativo
e quindi dei CCIR. Al di la della somiglianza, documenta la divisa degli
ufficiali dei parà che hanno il basco di quel colore.
http://www.nato.int/kfor/kfor/bios/cv/bio_leso.htm

Chi e’ Mister 17?
Vice Questori Aggiunti di PS al G8 ce n’erano naturalmente molti. Il colonnello Tesser presenta alla commissione parlamentare d’inchiesta la lista dei funzionari di Polizia che sono transitati per Pzza Alimonda nel pomeriggio del 20 luglio: 7 ufficiali di vario rango.

dott. Angelo Gaggiano, primo dirigente, grado una torre e 3 stelle, sigla radio G 3
dott. Mondelli, primo dirigente, grado una torre e 3 stelle, sigla radio G 11
dott. Sposi, commissario capo, grado una torre e 1 stella, sigla radio G 167
dott. Fiorillo, vice questore aggiunto, grado una torre e 2 stelle, sigla radio G 84
dott. Fabozzi, vice questore aggiunto, grado una torre e 2 stelle, sigla radio G 110
dott. Carrozzo, commissario capo, grado una torre e 1 stella, sigla radio G 170
dott. Lauro, vice questore aggiunto, grado una torre e 2 stelle, sigla radio G 103

Tre VQA transitati, a detta di Tesser. Di Lauro (col casco normale) sappiamo. Quindi Mister 17 potrebbe essere Fiorillo (che dichiara di aver avuto un casco Ubbot, ovvero proprio il tipo di casco di Mister 17), Fabozzi, oppure anche qualcun altro.
Ci sono filmati che mostrano un VQA con quel segno particolare sul retro del casco Ubbot in P.zza delle Americhe poco prima delle 15.00 (e coincide con la relazione di servizio di Fiorillo, che era li in quel momento assieme a Gaggiano che vedete nella foto con la fascia tricolore) . Questo VQA ha un segno distintivo: la spallina destra coi gradi è assente, mentre è presente la sinistra.

Fabozzi nella relazione di servizio riferirà di essere arrivato in Piazza Alimonda quando erano già presenti i soccorsi medici. Quindi a passamontagna sollevato.
E’ da notare che nelle foto B1 e successive quello che finora abbiamo chiamato Mister 17 ha la spallina destra coi gradi ben visibili. Quindi potrebbero esserci almeno due VQA in divisa e con casco ubbot in P.zza Alimonda .
In uno dei girati del video Solo Limoni si vede Mister 17 (o uno dei due) senza la spallina destra. Forse sono presenti due VQA in divisa in P.zza Alimonda, ed entrambi hanno quel segno sulla parte posteriore del casco ubbot. Oppure ad un certo momento le spalline con i gradi spariscono.


Frame tratti dai girati di Solo Limoni
Versione .mpg da 1,9 Mb

2 o 3 Vice Questori Aggiunti della Polizia di Stato e l’ufficiale dei carabinieri più alto in grado nelle strade di Genova al G8 (Truglio) assistono ai calci di cui ci parla Bruno Abile (e conferma l’autopsia), e agli eventi che produrranno la grave ferita lacero-contusa sulla fronte di Carlo, senza intervenire e senza relazionarne per iscritto.

Quando Lauro urla sei stato tu col tuo sasso non è uscito di senno. Ha un problema grave da risolvere, da giustificare, e non è solo la morte di un manifestante, che anzi dal suo punto di vista (e da quello dei giudici) è persino legittima.
Lui non vuole coprire il colpo di pistola allo zigomo con il sasso. Lui deve giustificare la ferita in fronte con il sasso. Una ferita di cui non avrebbe dovuto sapere, visto che non erano ancora arrivati i soccorsi e un passamontagna integro la ricopriva.
Quello che accade dopo è molto più grave ed inaccettabile dello sparo in faccia ad un ragazzo. E’ incredibile al punto da generare anche una scusa incredibile, ma impellente.
Sparare e uccidere è accettabile dal punto di vista di Lauro, quello che succede dopo non lo è più, deve essere accollato a qualcuno, e capita al primo manifestante che ha la forza di rompere quel silenzio irreale con un grido: ASSASSINO!

 

Sia come sia Lauro non è il solo a parlare di sasso. Nella sua relazione di servizio e in commissione parlamentare ribadisce chiaramente il concetto di NON aver comunicato con la centrale operativa via radio e di essersi relazionato solo con un suo parigrado col telefonino.
La versione del sasso risale però in qualche modo la scala gerarchica e arriva in questura per essere rapidamente spesa come prima giustificazione verso le ore 18.00.
A quell’ora un giornalista di radio popolare arriva in questura dopo che si è sparsa la notizia di un manifestante morto ed assiste ad una conferenza stampa abbastanza informale, in cui l’addetto spiega (in inglese) ai giornalisti esteri che un manifestante è deceduto colpito da una pietra. Terminata la comunicazione in english la conferenza stampa si chiude senza interlocuzione in italiano coi giornalisti italiani. Alcuni dei corrispondenti a questo punto abbozzano una protesta e telefonano a Sgalla (nocchiero mediatico della polizia dell’intero G8), il quale conferma e aggiunge che si stanno facendo accertamenti.
Chi ha fornito la versione dei fatti alla questura?
In Piazza Alimonda un ufficiale di polizia ha validato una versione in cui un sasso giocava un ruolo, se viene spesa in una qualche forma in questura.
Dura pochissimo, poco dopo le 18.00 i lanci di agenzia già parlano della pistola e i giornalisti strappano il foglietto con i primi appunti e li riscrivono, ma la versione del sasso lascia una traccia, un percorso ufficiale. Qualcuno titolato a spendere versioni parla di un sasso. Le notizie di Lauro arrivano in questura di rimbalzo, tramite un collega, e un relata refero non puo essere sufficente per partorire una versione, per quanto settimina, per la stampa estera. Altri ufficiali devono aver confermato.

In quei momenti la scientifica sta facendo i primi rilievi, la ferita in fronte si è palesata pubblicamente ai soccorritori, che ne parlano ai cronisti ansa, e nessuno può giurare su quanto questa abbia contribuito ad accorciare l’agonia di Carlo Giuliani. Su quanto, in definitiva, abbia concorso alla sua morte.

In regione frontale mediana si osserva una ferita lacero contusa di forma irregolarmente stellata inserita in un’area escoriata di circa cm. 3×2. Il fondo della ferita è sottominato con presenza di lacinie connettivali. Ai lati di detta lesione si osservano altre piccole contusioni escoriate a stampo, di forma irregolare recita l’autopsia.

Tecnicamente la cosa più verosimile è che negli attimi immediatamente successivi alla riconquista della piazza da parte delle forze dell’ordine, poco più di un minuto dopo lo sparo, qualcuno afferri la testa di Carlo nell’unico punto non inzuppato di sangue, la sommità del passamontagna. Nel farlo afferri la stoffa, che in questo modo si ritrae scoprendo una porzione di qualche centimetro di fronte, e infine sferri un paio di colpi più leggeri di assestamento prima di affondare quello che produrrà la ferita grave.
Non sappiamo chi è stato. Sappiamo però come si chiamano i suoi superiori (che hanno visto) e anche chi gli paga lo stipendio: lo stato italiano.

SEGUE PARTE SECONDA >>>

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fonte:http://www.piazzacarlogiuliani.org/pillolarossa/modules.php?name=News&file=article&sid=110

 

Paraguay, vince Lugo: cade l’ultima oligarchia

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Svolta politica in Paraguay: con oltre dieci punti percentuali di vantaggio, l’ex vescovo cattolico Fernando Lugo ha vinto le elezioni presidenziali, sconfiggendo Blanca Ovelar, la candidata del partito al governo dal 1947, il Partito Colorado. Lugo ha ottenuto il 40,8 per cento delle preferenze – pari a circa 705mila voti – contro il 30,7 per cento della Ovelar, che ha raccolto 530mila preferenze. La terza forza emersa è quella guidata dal generale in pensione Lino Oviedo, che ha raccolto il 21,9 per cento dei voti. Alle urne si è recato il 66 per cento dei circa 2,8 milioni di aventi diritto.

Il primo a riconoscere la vittoria di Lugo è stato Oviedo, che si è impegnato a fare la sua parte per garantire la stabilità del paese. Solo successivamente è intervenuta pubblicamente la Ovelar, che ha parlato di «un giorno speciale in cui, grazie alla democrazia, siamo stati tutti uguali». Lugo ha salutato i suoi sostenitori sottolineando l’importanza storica delle elezioni e lanciando un appello affinché i paraguayani non lo lascino solo nel difficile compito che lo attende a partire da agosto. «Il Paraguay – ha aggiunto – ha diritto a migliori orizzonti. Lo abbiamo sentito nel dolore, nelle lacrime di tanti madri, nella disillusione di tanti giovani e nelle sofferenze di tanti bambini».

Del resto, il programma di Lugo non lasciava dubbi sull’intenzione di sradicare quella che era definita un’oligarchia medievale: cambiare il paese riorganizzandolo dal basso con la riforma agraria; spogliare il latifondo, umanizzare il lavoro delle campagne impedendo alla soia transgenica di estirpare i contadini trasformando colture di grano, cotone, frutta e caffè in uno sterminato deserto verde. Proprietà immense di pochi.

Ecco perché la vittoria ha suscitato l’inquietudine che non agita solo i notabili di Asuncion: allarma anche gli Stati Uniti, che hanno riaperto una base militare quasi dimenticata. Guardano al “cono sud” come a una polveriera che incombe sugli affari di Wall Street adesso che il Brasile ha scoperto un mare di petrolio. Il Brasile é grande vicino scomodo storicamente del Paraguay. La prima urgenza di Lugo sarà trattare la commercializzazione della centrale elettrica di Itaipù, sul confine segnato dal fiume Paranà. È una delle sette meraviglie del mondo, si dice sempre così. Ma la meraviglia è come viene regolata la divisione dell’energia prodotta. Nel trattato dei generali Medici e Stroessner. Erano capi di stato quando nel 1973 hanno stabilito di ripartirsi al 50 per cento l’elettricità di Itaipù ma se uno dei due paesi consuma meno dell’altro, l’eccedenza non può essere venduta a un paese terzo. Obbligo di cederla al partner a prezzi di costo di produzione. Spiccioli. Accordo capestro. Il Paraguay consuma dal 2 al 5% dell’elettricità, mentre al Brasile va il 90% e il popolo degli stracci perde 3 miliardi e 600 milioni di dollari e altri 600 milioni con la diga condivisa con l’argentina a Yacreta e congelata dallo stesso trattato.

Il Paraguay resta in fondo al mondo per un elenco infinito di ritardi. Paese senza catasto: impossibile risalire alle proprietà dentro le scatole cinesi dei notai. Paese della febbre gialla, lo Stato trascura ogni vaccinazione: medici e farmaci arrivano solo nei giorni che precedono le elezioni. E spariscono. Insomma, un paese che Lugo vuole ora rendere normale.

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https://i1.wp.com/www.worldpress.org/images/20070222-lugo.jpg

Pubblicato il: 20.04.08
Modificato il: 21.04.08 alle ore 10.45

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74822

Ma i rifiuti dove li metto? Guida alla raccolta differenziata

di Giovanna Nigi

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Perchè non ricicli i rifiuti? E’ una domanda che fino a poco tempo fa scatenava il più delle volte sguardi di compatimento e risatine di sufficienza. Oggi risulta chiaro a tutti che non possiamo continuare a produrre rifiuti nella maniera irresponsabile con cui l’abbiamo fatto finora. Urge informazione, il più possibile capillare ed estesa a tutti gli ambienti, a partire dalla scuola. E occorre mobilitazione, da parte di tutti, nessuno escluso. Si tratta di un’emergenza che è esplosa con la situazione in Campania, regione capro-espiatorio di una politica planetaria poco lungimirante che non ha mai fatto i conti con la realtà: le nostre risorse sono limitate, i nostri spazi pure. Tutto qua.

Eppure siamo stati abituati tutti, come se fossimo stati bambini capricciosi da non irritare Perchè non ricicli i rifiuti? La raccolta differenziata è ormai una necessità improrogabile. «Ma i rifiuti dove li metto?». Guida alla divisione dei sacchetti a nessun costo, a non rinunciare mai a niente, ad andare al lavoro ognuno solo nella sua automobile, a consumare e produrre rifiuti all’infinito. Il nostro pianeta non ne può più. E, anche se in orribile ritardo, si incomincia a riciclare. Perché si deve, non c’è più tempo.

La raccolta differenziata risponde a due esigenze: la suddivisione dei rifiuti per tipi di materiali, affinché possano essere avviati al riciclaggio, e la raccolta di rifiuti inquinanti o pericolosi, che richiedono uno speciale processo di smaltimento. Aziende specializzate si occupano del riciclo e della trasformazione. Molti dei rifiuti che finiscono nella pattumiera, infatti, possono essere trattati per produrre nuovi materiali: dai giornali vecchi si può produrre carta riciclata, a costi minori e senza bisogno di tagliare alberi. Così si ottiene nuovo vetro dalla fusione delle bottiglie vuote, oppure si può fare dell’ ottimo concime utilizzando gli scarti alimentari. Per questo è necessario separare i rifiuti, e capire dove e come inserirli negli appositi contenitori.

Tramontato definitivamente (o quasi) l’antico cassonetto verde tuttofare, ne sono sorti altri, di colori diversi, riservati a materiali diversi. Ad esempio molti degli oggetti di uso comune che contengono sostanze inquinanti e pericolose per la salute come farmaci scaduti, vecchi frigoriferi, pile, lampade al neon e televisori, devono essere smaltiti in maniera diversa. Di conseguenza, attraverso il decreto Ronchi, la legge italiana ha imposto ai comuni di incrementare la quantità di rifiuti raccolti in modo differenziato. Sono previsti anche sconti, in vari comuni, per le famiglie che svolgano in casa propria il compostaggio,ossia la raccolta differenziata dei rifiuti organici (ortaggi e frutta, avanzi di cucina, tagli di erba o potature di piante, ecc.) utilizzandoli per produrre compost da usare come concime.

Uno dei problemi che spesso ci si trova ad affrontare, quando pieni di buona volontà scendiamo sotto casa con i nostri sacchetti differenziati, è: dove metto questo? E quest’altro, lo posso inserire sporco così com’è o devo prima lavarlo? Le aziende municipali che trattano la spazzatura mettono generalmente degli adesivi sui cassonetti, che spiegano a cosa siano adibiti, ma spesso si rovinano facilmente o vengono rimossi dai vandali: E allora, come capire cosa va messo e dove? Un consiglio utile è quello di andare sul link dell’azienda ecologica della propria città, come abbiamo fatto noi, e dove in genere si trovano avvertenze di questo tipo:

Contenitori per vetro e plastica:

COSA INSERIRE:
– bottiglie, vasetti e barattoli di vetro
– bottiglie, vasetti e barattoli di plastica
– buste e sacchetti di plastica
– lattine per bevande
– vaschette e fogli in alluminio
– scatolame di metallo per alimenti
– tappi a vite e a corona di metallo
– bombolette spray
– gusci e barre di polistirolo

COME:
– vuotare completamente e sciacquare
bottiglie e contenitori
– schiacciare bottiglie e contenitori in plastica

ATTENZIONE!
NON INSERIRE:

– ceramica e porcellana
– lampadine e lampade al neon
– piatti, bicchieri e posate di plastica
– contenitori per solventi e vernici etichettati Tossici e/o Infiammabili
– oggetti in vetro, plastica, metallo diversi dai contenitori (giocattoli, apparecchiature elettriche, lastre di vetro, ecc.)

Bastano piccole quantità di questi rifiuti per rendere tutto il resto non riciclabile.

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Cassonetti adibiti alla raccolta della carta:

COSA INSERIRE:
– imballaggi di carta, cartone e cartoncino
– giornali, riviste, quaderni
– depliant, volantini, manifesti
– cartoni per bevande in tetra pak

COME:
– piegare e ridurre il volume dei cartoni
– togliere eventuali involucri o sacchetti di plastica
– sciacquare e schiacciare i cartoni per bevande in tetra pak

ATTENZIONE!
NON INSERIRE:

– carta o cartone sporchi di cibo o di altre sostanze
– carta oleata o plastificata
– piatti e bicchieri di plastica
– buste o sacchetti di plastica

Bastano piccole quantità di questi rifiuti per rendere tutto il resto non riciclabile.

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Cassonetti per la raccolta generica:

COSA INSERIRE:
– tutti i materiali non riciclabili
– avanzi di cibo, di frutta e verdura
– foglie e fiori
– carta e cartone sporchi di cibo, carta oleata o plastificata
– plastiche non riciclabili: giocattoli, piatti, bicchieri e posate
– pannolini e assorbenti igienici

COME:
– ridurre il più possibile il volume dei rifiuti
– raccogliere i rifiuti in un sacchetto ben chiuso

ATTENZIONE!
NON INSERIRE:

– materiali riciclabili (vetro, plastica,metallo, carta)
– sostanze liquide
– materiali impropri o pericolosi
– pile scariche e batterie d’auto
– sostanze tossiche
– calcinacci, pneumatici
– rifiuti ingombranti anche se smontati

Gli altri rifiuti, quelli pericolosi, vanno trattati così:

  • Pile scariche
    Negli appositi contenitori presso le sedi dei Municipi, le scuole, le sedi di zona delle aziende adibite ai rifiuti .
  • Farmaci scaduti
    Nei contenitori bianchi presso le farmacie, le ASL e le sedi di zona.
  • Consumabili da stampa
    Cartucce di toner, nastri stampanti, unità tamburo per fotocopiatrici, ecc. presso le Isole Ecologiche, i Centri di Raccolta o le sedi di zona..
  • Batterie auto al piombo
    Vanno smaltite dall’officina che effettua la sostituzione. In caso di riparazioni fai-da-te vanno portate alle Isole Ecologiche, ai Centri di Raccolta o alle sedi di zona .
  • Indumenti usati e accessori di abbigliamento
    Nei contenitori stradali gialli.

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Detto questo, si evince che: piatti e posate di plastica, giocattoli di plastica, e altri rifiuti di plastica non sono riciclabili e sono condannati, pertanto, a restare nell’ambiente, insieme a noi, ai nostri figli e ai nostri nipoti per secoli. Se ne possiamo fare a meno… E pensare che è la plastica è stata definita perfino in un impeto di modernismo accecante «La materia che la natura ha dimenticato di creare»…

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Link utili:

“no incenitori”,

“sos consumatori”,

“istruzioni per la raccolta differenziata”,

“rifutilab”

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fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74794

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Scuola a Napoli, temi choc: «La Camorra ci protegge»

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«C’è gente che odia la camorra, io invece no, anzi a volte penso che senza la camorra non potremmo stare»

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NAPOLI – «La camorra ci protegge, e se qualcuno vuole farci male i clan ci difendono». Parole scritte, secondo quanto pubblica il quotidiano Il Mattino, in un tema in classe da una alunna di 13 anni della scuola «Salvo D’Acquisto» di Miano, periferia nord del capoluogo campano. «Quando esco – scrive un coetaneo – vedo nel mio quartiere grandi mappaglie di persone che spacciano, ma a noi della zona ci proteggono». Temi scritti nella stessa scuola in cui è stato realizzato un fotoromanzo anticamorra. «Nel mio quartiere vedo di tutto, come droga, spacciatori ecc., ma non mi spavento. Noi cittadini siamo abituati – scrive un terzo alunno – C’è gente che odia la camorra, io invece no, anzi a volte penso che senza la camorra non potremmo stare, perché ci protegge tutti, pure il fatto che che tutti pagano il pizzo non è giusto, ma chi paga resta protetto». «Se qualcuno di un’altra zona avesse l’intenzione di farci del male o di ricattarci – scrive ancora la tredicenne – loro ci difendono, ma se c’è tra loro una discussione non guardano in faccia proprio a nessuno e ci vanno di mezzo persone innocenti».

LA DROGA Temi che mostrano, fra l’altro, una vera conoscenza del fenomeno: «La camorra a Miano c’è e noi la conosciamo bene – scrive un altro ragazzino – perché si svolge tutto davanti a noi, come per esempio a spacciare la droga che è una cosa che noi vediamo tutti i giorni. Molti ragazzi cominciano a spacciare a 13 anni, diventano più importanti, e una volta che ci sei entrato non ne esci più e se provi a uscirne vieni ucciso».

IL RETTORE Padre Fabrizio Valletti, rettore gesuita della chiesa Santa Maria della Speranza di Scampia, commenta così questi temi: «Non mi meraviglia. Sono elaborati del vissuto giovanile. Il sistema criminale di cui parliamo fornisce risposte concrete, spesso garantisce stabilitá economica e punti di riferimento territoriali. Bisogna partire da queste analisi, per moltiplicare punti di aggregazione e centri di formazione permanenti nelle aree di periferia». L’istituto per la verità è lo stesso dove i ragazzi hanno realizzato un fotoromanzo anticamorra per dire no alla criminalità e alle violenze striscianti che spesso subiscono solo perché studiano nel quartiere.

21 aprile 2008

fonte:http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_21/temi_camorra_5ee6d12e-0f7c-11dd-aca8-00144f486ba6.shtml

Lo zaino di scuola è troppo pesante: condannato ministero dell’Istruzione

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Reggio Calabria, il giudice di pace ha condannato il Miur a pagare 500 euro più  refusione delle spese di lite a un ragazzino di 11 anni affetto da mal di schiena per l’eccessivo carico di libri

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Studenti a scuola Reggio Calabria, 21 aprile 2008 – L’eccessivo peso dei libri scolastici è stato “causa del disagio e della postura scorretta assunta” per un alunno di una scuola media di Reggio Calabria.
Così afferma la sentenza di un giudice di Pace, Francesco Palermo, il quale, accogliendo la richiesta dei genitori dell’alunno, ha riconosciuto la responsabilità del istituto scolastico e condannato il Ministero dell’Istruzione a risarcire un danno di 500 euro oltre alla refusione delle spese di lite.

La sentenza è riassunta oggi da Gazzetta del Sud, che racconta la vicenda dalla quale è nata. Cioè da quando G.A, undici anni,alunno di una scuola media di Reggio, a causa della sua corporatura esile non riesce più a sopportare “il grave peso dei libri riposti nel proprio zainetto nei due lunghi chilometri percorsi giornalmente da casa a scuola. E le conseguenze arrivano ben presto: dolori alla schiena, l’assunzione di posture scomposte e curve”.

I genitori del minore, spiega la Gazzetta,”decidono di convenire in giudizio il ministero dell’Istruzione e la scuola facendo leva sull’inadempimento degli obblighi contrattuali gravanti sull’Istituto e sugli insegnanti per la violazione del principio del ‘neminem laedere’ e il mancato rispetto della nota specifica del consiglio superiore della Sanità”.

Il giudice di pace ha dato ragione ai genitori dell’alunno. In particolare, ha scritto nella sentenza, “i docenti del minore hanno orientato la loro scelta su testi che per il loro numero e il loro peso hanno cagionato il danno”.

fonte:http://qn.quotidiano.net/2008/04/21/82299-zaino_scuola_troppo_pesante.shtml

STATO DI POLIZIA? – Maroni: sì alle ronde contro i criminali

L’intervista Il ministro dell’Interno in pectore

Maroni: sì alle ronde contro i criminali

«E sugli immigrati clandestini pulizia e polizia»

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Roberto Maroni (Ap)

MILANO — «Ha visto? Anche a Bologna le fanno. Certo, viste dai Tg, quelle sembrano ronde buone. Ma sono uguali alle nostre». È il ministro dell’Interno in pectore, Roberto Maroni, a rilanciare la vecchia idea del Carroccio, la vigilanza dei volontari contro la criminalità.

È questa la strada seguire?
«Sì. Ho visto con piacere e anche con un po’ di compiacimento che Cofferati ha istituito di fatto e legalizzato le ronde».

Serve una legge che dia ai Comuni la legittimità a costituirle?
«Ma no, non serve, le ronde sono già legali. Si fanno già da anni in diverse città. A Milano, per esempio, ci sono i City Angels».

I compiti di polizia non dovrebbero essere di competenza delle forze dell’ordine?
«Infatti le ronde non hanno poteri di polizia giudiziaria, ma di prevenzione ».

Non sono incostituzionali, come sostiene l’ex procuratore antimafia Pierluigi Vigna?
«Questi sono cavilli, ai quali antepongo la vita delle persone. Quando uno viene ammazzato, il problema non si risolve più».

C’è un’emergenza criminalità?
«Sì. Collegata all’immigrazione, spesso clandestina. Prodi ha perso le elezioni su questo e sulle tasse. Noi le abbiamo vinte sulla sicurezza e sul federalismo fiscale».

Amato dice che gli stupri sono diminuiti. E che i patti per la sicurezza nelle città funzionano.
«Ma sono aumentati gli altri reati. I patti non hanno funzionato bene dappertutto e sono insufficienti, anche se bisogna proseguire su questa via».

Che provvedimenti prenderà il governo Berlusconi sulla sicurezza?
«Più rigore contro l’immigrazione clandestina. Serve più pulizia e polizia ».

Non si rischia di esagerare?
«Non vogliamo militarizzare il territorio, ma controllarlo. Coinvolgendo le autonomie locali».

Cioè i sindaci.
«Ha visto il patto siglato dai primi cittadini a Parma? Ecco, quello è l’esempio migliore».

Ora c’è il fenomeno del sindaco- sceriffo di sinistra.
«Non ci sorprende, abbiamo sempre anticipato i tempi».

Fassino chiede il dialogo.
«E noi dialogheremo. Altri hanno interposto barriere ideologiche. Dandoci dei razzisti, degli xenofobi e dei baluba».

È pensabile che il testo sulla sicurezza venga condiviso anche dalla sinistra?
«La mia preoccupazione non è avere un ampio consenso, ma trovare le misure adeguate. Se la sinistra ci sta, bene. Altrimenti abbiamo i numeri per fare da soli».

La Bossi-Fini, si dice, funziona male. Discrimina gli immigrati che lavorano e non fa andare via i criminali.
«È un problema essenzialmente di applicazione. Bisogna attuarla con rigore, come la legge Biagi».

C’è chi invoca una Bossi-Bossi.
«No, la legge ha tutti gli strumenti adeguati per contrastare l’immigrazione clandestina. Semmai si può aggiornare con le novità intervenute dopo il varo».

L’ingresso dei romeni.
«Esatto. Bisogna trovare una soluzione per loro.
Con un provvedimento ad hoc, visto che sono comunitari ».

Lusetti vi accusa: avete aperto voi le frontiere dal 1˚ gennaio 2007 ai comunitari e quindi ai romeni, a differenza di altre nazioni.
«A Lusetti dico che la campagna elettorale è finita. Non ci venga a fare la morale».

Ma è vero o no che avete fatto entrare i romeni?
«È vero che successivamente alla loro entrata, Prodi non ha messo gli argini necessari. E ha fatto decadere due decreti sicurezza. È un governo che ha pasticciato, balbettando su questo tema e dando risposte emotive ».

Veltroni dice che per voi quando certi episodi accadono a Milano è colpa del governo, quando accadono a Roma, è colpa del sindaco.
«Non voglio infierire su uno sconfitto, ma Veltroni ha perso un’altra occasione per stare zitto. Diciamo che è sempre colpa del governo, ma sono situazioni diverse: in un’area degradata come quella dove è successo lo stupro a Roma, la responsabilità è dell’amministrazione».

Rutelli propone il braccialetto elettronico per le donne.
«Non gli crede nessuno. Alle donne i braccialetti piacciono, ma Rutelli poteva svegliarsi prima. Per due anni ha fatto tutto il contrario, ha approvato anche l’indulto. C’è anche un problema di credibilità».


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Castelli dice che i carcerati sono pochi e devono aumentare.
«Ha ragione. Ma bisogna agire innanzitutto sul piano della prevenzione. E poi, certo, anche su quello della certezza della pena».

Alessandro Trocino

21 aprile 2008

fonte:http://www.corriere.it/politica/08_aprile_21/trocino_94996cb4-0f63-11dd-aca8-00144f486ba6.shtml