Archivio | aprile 22, 2008

Per quel che vale – Riflessioni di Vauro

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E’ molto più grave perdere se hai una storia alle spalle

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di Vauro Senesi

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Non ho ricette. Non ne avevo prima della scomparsa della sinistra parlamentare. Quindi non ho nemmeno le comode recriminazioni del “l’avevo detto”, “l’avevo capito”, dietro le quali nascondere il mio pezzetto di personale responsabilità. Nel corso di una trasmissione televisiva, alla quale collaboro in qualità di vignettista, ho detto che sono del partito che considera gli italiani “cretini”. Si è immediatamente sollevata l’indignazione  degli elettori del centrodestra e dei loro neo e neorieletti rappresentanti, a quanto pare identificatisi spontaneamente come destinatari dell’insulto. Io sono italiano e quindi è ovvio che l’insulto, o constatazione che sia, riguarda pure me e quelli come me che non hanno certo votato Berlusconi e Bossi.

Non vorrei che questo venisse interpretato come una sorta di scuse a chi si è sentito offeso tra gli euforici elettori dello schieramento vittorioso. Anche perché, sentendosi loro gli unici ed esclusivi obiettivi dell’appellativo hanno dimostrato di meritarlo ampiamente. Ma non voglio perdere tempo a parlare della loro cretineria. Preferisco di parlare della mia, della nostra (se questa parola ha ancora un senso), di chi, come me, si è illuso che le idee rappresentino dei valori di per sé, senza che sia necessario praticarle nel concreto, tradurle in comportamenti, in modi di essere più che parlare. E se è il caso, di trovare le parole nell’esperienza reale, non nei corridoi di partito, di palazzo, o di salotto televisivo.

Pensavamo che la nostra storia ci avrebbe comunque portato avanti, o almeno non avrebbe consentito di cancellarci, e intanto perdevamo memoria di quella stessa storia: di come e di chi, per tentativi, errori, orrori e successi, l’aveva costruita. E più la memoria si sbiadiva e più alcuni se ne facevano alibi per sostenere di non esservi mai appartenuti, mentre altri invece se ne litigavano l’eredità rivendicandone i simboli e ignorandone la sostanza. La memoria intanto perdeva sempre più respiro.

Gli ultimi ansiti si vanno spendendo ora nella patetica rissa tra sconfitti, nei regolamenti di conti tra chi solo ieri se ne spacciava come detentore e tra chi ne dichiarava orgogliosamente il moderno superamento. C’è più cretinismo in chi perde avendo delle ragioni, che in chi vince avendone molte di meno.

L’ho detto, non ho ricette, non so come, se e quando potrà rinascere una sinistra italiana. Posso solo frugare nei cassetti della memoria. Ne tiro fuori una poesia, nemmeno tanto ingiallita dal tempo. E’ di Pier Paolo Pasolini, forse nemmeno nelle sue parole si troveranno soluzioni politiche alla crisi che ci sta travolgendo, ma chi vuole, potrà coglierne il senso.

Eccola:

“Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l’analfabeta una bufala o un cane.

Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli”.

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fonte: DNEWS, 22 aprile

milano@dnews.eu

Morti bianche, la strage continua: Sei vittime in un solo giorno

L’episodio più grave nel Padovano: due fratelli folgorati

Incidenti anche a Frosinone, Taranto Monfalcone e nel Ferrarese

<B>Morti bianche, la strage continua<br>Cinque vittime in un solo giorno</B>
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ROMA – Ancora morti bianche, ancora gravissimi incidenti sul lavoro. Una giornata tragica, quella di oggi. Le vittime sono state cinque. Due fratelli sono rimasti folgorati in provincia di Padova mentre pulivano la cisterna di una betoniera. A Frosinone un operaio è morto cadendo da un tetto. Nel Ferrarese un altro è stato investito da un Eurostar, mentre a Monfalcone un lavoratore è rimasto schiacciato in un macchinario. Altre due persone sono rimaste gravemente ferite a La Spezia e nel Comasco.

L’incidente a Este.
L’episodio più grave si è verificato questo pomeriggio a Este, in provincia di Padova. Stefano Trovò, 42 anni, titolare di una ditta di trasporti, e suo fratello Diego, 34 anni, sono stati colpiti da una scarica elettrica alla “Eurosfusi”, un’azienda di Schiavonia d’Este (Padova).

A quanto pare, stavano lavorando alla pulizia della cisterna di una betoniera quando hanno toccato i cavi della linea a media tensione con una lunga spazzola idraulica. I due sono stati scagliati a metri di distanza e sono morti sul colpo. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco, i carabinieri e i tecnici dello Spisal, il servizio di prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro.

Dramma a Frosinone.
Un altro incidente mortale è avvenuto in un cantiere a Villa Santo Stefano, nei pressi di Frosinone. Giulio D’Agostino, un operaio di 44 anni che lavorava in una ditta specializzata nell’installazione di pannelli isolanti, è morto sul colpo cadendo da un’altezza di oltre otto metri. Stava lavorando con altri colleghi alla ristrutturazione del tetto di un’abitazione quando è precipitato. Secondo il segretario generale Fillea-Cgil, Luciano Piroli, “è scivolato mentre cercava di salire o scendere da una piccola scala di ferro posizionata sull’ultima rampa del ponteggio del cantiere che porta al tetto”. Il cantiere è stato sequestrato e sono stati avviati accertamenti per verificare se l’azienda edile avesse rispettato tutte le norme di sicurezza.


Ferrara, operaio bosniaco investito da un Eurostar.
Stava attraversando i binari e non si è accorto del treno in arrivo. Adis Masinovic, un operaio bosniaco di 21 anni residente nella provincia di Treviso, è morto dopo essere stato investito da un Eurostar nei pressi della stazione di Coronella, tra Bologna e Ferrara. L’operaio lavorava in un cantiere limitrofo alla ferrovia per la costruzione di un sovrappasso.

L’uomo, che era al secondo giorno di lavoro, stava trasportando una saldatrice e ha attraversato i binari quando è arrivato il treno. Sono in corso indagini della magistratura e della polizia scientifica per accertare l’accaduto. Al più presto verrà fatto il punto con i tecnici dell’ispettorato del lavoro e della medicina del lavoro per valutare le eventuali irregolarità nel cantiere.

Il traffico ferroviario è stato bloccato per un paio d’ore, ed è ripreso regolarmente solo alle 11.45. I treni a lunga percorrenza hanno accumulato ritardi attorno ai 90 minuti, mentre si sono trovate soluzioni alternative per i treni regionali, anche con l’ausilio di autobus.

Muore schiacciato a Monfalcone. Un operaio croato di 41 anni è morto poco prima delle 18 nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone (Gorizia). Secondo una prima ricostruzione, è rimasto schiacciato da un macchinario.

L’uomo lavorava per una ditta croata che opera per il consorzio triestino Mistral. I colleghi di lavoro sono sotto shock e alcuni di loro sono stati portati in osservazione in ospedale. Dopo l’incidente, l’operaio è stato subito assistito dal presidio medico del cantiere, dai Vigili del Fuoco presenti all’interno dello stabilimento e dai sanitari del 118 giunti sul posto, che hanno cercato di rianimarlo invano per oltre mezz’ora. Le maestranze hanno proclamato uno sciopero subito dopo aver saputo dell’incidente.

Taranto, muore cadendo da una passerella. Gjoni Arian, 47 ani, origini albanesi, è morto cadendo da 15 metri d’altezza nel reparto zincatura a caldo
dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. Il lavoratore, in Italia con regolare permesso, era dipendente della Pedretti, un’impresa appaltatrice dello stabilimento siderurgico. Arian è caduto mentre, insieme col suo caposquadra, si stata occupando dell’assemblaggio di strutture metalliche su una passerella.

La Spezia e Como, due feriti gravi.
Rischia di perdere un braccio un operaio spezzino di 40 anni, dipendente di una ditta privata che sta effettuando lavori edili di risistemazione del manto stradale al molo Fornelli del Porto della Spezia. L’uomo è finito col braccio in una pompa di cemento mentre stava lavorando sulla banchina dello scalo. Soccorso dai colleghi, è stato poi trasportato in gravi condizioni in elicottero prima all’ospedale San Martino di Genova e poi al San Paolo di Savona, nel disperato tentativo di salvargli l’arto.

E’ invece ricoverato a Como un operaio di 46 anni rimasto schiacciato da un muletto in movimento a Senna Comasco. I medici sono stati costretti ad amputargli una gamba, mentre stanno valutando come procedere sull’altra, anch’essa in pessime condizioni.

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(22 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/operaio-morto-frosinone/operaio-morto-frosinone/operaio-morto-frosinone.html

Iraq, il Pentagono sotto accusa “Assolda gli esperti di guerra in tv”

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In un’inchiesta del NYT, durissime accuse all’amministrazione Usa
“Con favori e privilegi arruolavano analisti per mettere in buona luce la guerra in Iraq”

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NEW YORK – Analisti militari a libro paga del Pentagono o dell’industria della difesa, informazione manipolata per mettere in buona luce, di fronte all’opinione pubblica, la politica della Casa Bianca contro il terrorismo e la guerra in Iraq. Questa l’accusa, pesante, lanciata dal New York Times contro l’amministrazione Usa e il sistema dei media. Secondo il quotidiano, il Pentagono aveva messo in piedi una vera e propria strategia mediatica per conferire popolarità alla guerra contro Saddam: far parlare, nei principali network, analisti all’apparenza indipendenti, ma in realtà fortemente influenzati e influenzabili. A loro venivano concessi colloqui privati, viaggi, accesso a informazioni riservate.

“Dichiarazioni e interviste mostrano come l’amministrazione Bush abbia usato il suo controllo sull’accesso alle informazioni per trasformare gli analisti in una sorta di cavallo di troia (…) uno strumento per dirigere la copertura dei problemi del terrorismo dall’interno”, scrive il NYT.

Un piano semplice e dettagliato. “Torie Clarke, l’ex responsabile delle pubbliche relazioni – scrive il NYT – creò all’interno del Pentagono un sistema di reclutamento di ‘personaggi influenti chiave’ per sostenere le priorità di Rumsfeld (l’ex segretario di Stato alla Difesa, ndr)”. Personaggi scelti soprattutto tra “analisti” ed “esperti” in quanto, vista la loro naturale autorevolezza, “erano tenuti in maggior conto dei giornalisti” da parte dei telespettatori. Da lì, accusa il giornale, l’idea di utilizzarli per rendere “più popolare l’idea della guerra”.


Una denuncia alla quale il Pentagono replica sostenendo che ci si preoccupava solo di dare agli analisti notizie accurate. In realtà, secondo quanto ricostruito dal quotidiano, alcuni commentatori avevano anche stretti rapporti con società direttamente implicate nello sforzo bellico, ma assai raramente chi ascoltava veniva informato di questo non secondario particolare.

Un caso citato dal giornale risale al 2005. Quando cioè il Pentagono raccolse un gruppo di militari in pensione, e li portò in Iraq sull’aereo normalmente usato dal vicepresidente Dick Cheney. Poi, molti di loro comparvero in tv, presentati come analisti. Uno di essi, nel servizio del NYT ammette di aver ricevuto palesi pressioni. Altro episodio documentato dal giornale è quello legato alla cosiddetta “rivolta dei generali”. Nell’aprile del 2006 un gruppo di alti ufficiali in congedo iniziò a criticare Rumsfeld e a chiederne esplicitamente le dimissioni. Il 14 aprile, lo stesso capo del Pentagono ordinò ai suoi collaboratori “di convocare gli analisti la settimana dopo per istruirli”.

Quattro giorni dopo, secondo la ricostruzione del NYT, “diciassette di loro erano davanti allo stesso Rumsfeld e al generale Peter Pace, allora capo delle forze armate Usa”. Il giornale denuncia infine che, vista l’efficacia del sistema, anche l’ex ministro della Giustizia, Alberto Gonzales, preoccupato “delle polemiche sulle intercettazioni senza autorizzazioni sul territorio Usa”, iniziò a “usare gli analisti” per migliorare la sua immagine.

(20 aprile 2008)

http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/esteri/iraq-124/analisti-prezzolati/analisti-prezzolati.html?ref=search

ISOLE A SINISTRA – Rifondazione non deve litigare e dividersi, bensì ragionare e pensare al futuro. Ma senza imbrogliare.

https://i1.wp.com/www.inpuntadipenna.com/wp-uploads/2006/11/bertinotti.jpg “Il comunismo? Solo una tendenza culturale..”

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di Ramon Mantovani

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Due anni di governo hanno cambiato tutto e gli elettori hanno dato un giudizio definitivo su una linea di unità della sinistra che si è rivelata fallimentare e completamente separata dal paese reale.

Presentare il dibattito interno a Rifondazione come una resa dei conti o, peggio ancora, come un golpe per eleggere un segretario invece che un altro è una caricatura vergognosa. Che lo presenti così il Corriere della Sera (che però fa già il tifo per Vendola) o la Repubblica è del tutto normale. Che lo faccia una parte di Rifondazione è irresponsabile e disarmante. Ed è questo che inquina il dibattito, erige steccati e provoca divisioni che rischiano di distruggere tutto e di disperdere un patrimonio collettivo.

Questo è il momento di parlar chiaro. Dovrebbe esserlo sempre, ma questo lo è ancor di più.

Sui motivi che ci hanno portato a questa sconfitta terribile ho già scritto.

Voglio, ora, dire cosa è successo negli ultimi giorni di campagna elettorale e dopo, perchè è fondamentale per capire cosa è successo, dopo, nel Comitato Politico Nazionale del partito.

Il gruppo dirigente del PRC negli ultimi mesi si è retto su un preciso accordo: parlare di “soggetto unitario e plurale della sinistra” e non entrare nel merito di “partito unico” o “soggetto unico”, di “federazione” o altro, per evitare di dividersi, perché la divisione c’è sempre stata, anche se male occultata. Io mi sono chiamato fuori da questo accordo perché lo consideravo un minimo comun denominatore totalmente inadeguato ed anche perché ero e sono convinto che il problema fosse il governo, il come ci eravamo stati e come ci aveva cambiati, e non la suggestione di un’unità a sinistra impossibile perché senza fondamenta. Ma questo non conta, è un’altra storia. Addirittura Giordano aveva proposto di applicare una moratoria, in campagna elettorale, su questo tema.

Guardate un po’ qui: “Quella comunista in futuro sara’ soltanto ‘una tendenza culturale’ all’interno della Sinistra arcobaleno. Lo ribadisce il presidente della Camera Fausto Bertinotti spiegando di immaginare ‘un soggetto unico, democratico e partecipato, fondato come un’organizzazione politica unitaria con le sue regole, una sua democrazia, un suo gruppo dirigente”. E ancora: “Mentana prova quindi a chiedere se la Sinistra arcobaleno diventerà un vero e proprio partito. Bertinotti spiega: “E’ un processo irreversibile. Se fosse solo un cartello elettorale sarebbe un’esperienza abortita”.

Si tratta di dichiarazioni fatte in televisione ampiamente riprese il giorno seguente da tutti gli organi di stampa. Nel contempo si prepara un appello, di insigni personalità, che il giorno dopo delle elezioni avrebbe chiesto ai partiti di rimettersi alle decisioni di una “costituente” da convocare immediatamente. In altre parole si punta a costituire subito un contenitore unico e a lasciare ai partiti la scelta di dichiararsi superati in questa nuova sinistra o quella di mettersi contro la volontà del “popolo”. E’ così, che sempre negli stessi giorni, il PdCI prepara l’appello per l’unità dei comunisti, che ha visto la luce dopo le elezioni. E’ negli stessi giorni che la parola “irreversibile” riecheggia continuamente nelle dichiarazioni, nei comizi e negli interventi televisivi di Bertinotti come di altri numerosi candidati. Perfino il giorno dei risultati elettorali Bertinotti dichiara: “Sconfitta la Sinistra Arcobaleno, deve rinascere la Sinistra Arcobaleno”. Il percorso passa per “una Costituente partecipata e democratica”.

Scusate la puntigliosità, ma è bene mettere i puntini sulle i, visto che ora si nega che si sia proposto il superamento di Rifondazione Comunista.

Giordano ne ha fatto un punto d’onore. Anche se c’è questa notizia del 14 aprile: “Dopo questo voto la Sinistra Arcobaleno dove andra’? Verso il partito unico o sara’ solo un cartello elettorale? A questa domanda del Tg3 Franco Giordano, segretario del Prc, ha negato l’ipotesi del cartello elettorale. ‘Certamente – ha detto – cartello elettorale no. Il futuro e’ quello del soggetto politico unico”. Che Giordano sia stato più prudente di Bertinotti, Migliore, Vendola e Gianni nelle dichiarazioni è vero. Ma il combinato disposto delle dichiarazioni di tutti dicono una cosa sola e chiara.

Insomma, di fronte a tutto ciò era evidente che l’unità fragile del gruppo dirigente si sarebbe dissolta come neve al sole.

Se Giordano si fosse dimesso subito, non avesse parlato di rimessa in discussione del gruppo dirigente al congresso, non avesse proposto il Comitato Politico Nazionale quindici giorni dopo il voto, ma sarebbe meglio dire una settimana dopo l’assemblea indetta da Ginsborg a Firenze, forse si sarebbe partiti con il piede giusto per fare una discussione più serena, nonostante la catastrofe elettorale. Ma non è stato così.

Le richieste di dimissioni vere, di garanzie che non si facessero, fuori dal partito, altri atti irreversibili, sono state presentate da Giordano e da altri come un “golpe”, come la ricerca di capri espiatori, e il CPN come la notte dei lunghi coltelli, con grande gioia dei mass media, i cui rappresentanti per malizia o ignoranza non sanno che parlare di leader, di scontri personali e di manovre di palazzo.

Al CPN Giordano ha fatto ciò che i numeri lo avrebbero costretto comunque a fare: a presentare le dimissioni della Segreteria e a passare la mano ad un organismo di gestione unitaria del partito. Ed è stato lui a volere che quell’organismo venisse eletto sulla base dei voti presi da documenti politici contrapposti.

Sulla politica Giordano come gli altri, tranne Alfonso Gianni che ha coerentemente riproposto il superamento di Rifondazione, firmatari del documento che ha poi raccolto 70 voti, hanno tentato di dare ad intendere che si era voluta una resa dei conti ingiustificata visto che nessuno voleva sciogliere il partito, che la proposta del documento dei 98 voti (che io ho contribuito a scrivere) proponeva un ritorno alla rifondazione del 91 e che era un cartello confuso che avrebbe cancellato la migliore storia di Rifondazione.

In particolare Vendola, Giordano ed altri hanno molto insistito su questo presunto ritorno al passato. Evidentemente si vorrebbe che al congresso si discutesse dividendoci fra innovatori e conservatori. E, peggio ancora, fra eredi del PCI o di DP o di chissà che altro. O fra tifosi di Vendola o di Ferrero.

Li capisco. Le responsabilità della linea che ci ha fatto rimanere al governo a tutti i costi, di aver puntato tutto sul progetto fallimentare della Sinistra Arcobaleno passerebbero in secondo piano.

Ma, per quel che potrò, farò di tutto per impedire che si svolga un congresso in questo modo.

Anche perché penso che gli errori di questi ultimi due anni hanno veramente compromesso la partecipazione di Rifondazione al movimento contro la globalizzazione e alle lotte nel nostro paese. Perché penso che la nonviolenza (sulla quale ho scritto a suo tempo come è testimoniato dal blog) è stata ridotta ad una litania moderata. Perché penso che non si possa dire di “criticare il potere” per poi puntare tutto sulla presenza nel governo.

Se serve, io non ho nessun imbarazzo a dire che voglio ripartire dalla Rifondazione che seppe rompere con Prodi nel 98 e che stette alla pari, e rispettata, di comitati ed associazioni nel movimento a Praga come a Genova e in ogni social forum di tutti quegli anni.

Proprio in ragione di quelle scelte di movimento, che modestamente ho contribuito davvero a determinare, mi sono opposto ad un’idea politicista dell’unità della sinistra o dei comunisti.

Proprio per coerenza con le innovazioni che ho condiviso non credo che l’assemblea di Firenze, che rispetto e guardo con interesse, sia il punto da cui ripartire. Un’assemblea dove Ginsborg, che ne è il promotore, ha detto: “La sinistra puo’ rinascere ripartendo e recuperando quel patrimonio ideale politico e umano che ha contraddistinto Riccardo Lombardi e Vittorio Foa”. E dove Tortorella, intervistato, ha aggiunto: “E’ vero ricominciamo da tre – dice Tortorella – e ricominciamo dall’idea socialista su cui si fece il congresso fondativo del partito socialista del 1892″.

Insomma superare la scissione di Livorno del 1921?

“Esattamente”, conclude Tortorella per il quale la linea tracciata è il “socialismo del 21° secolo di Fausto Bertinotti”. Sarebbe questa, ahimè, l’ulteriore innovazione! Un’assemblea dove la partecipazione è ridotta all’applausometro per i presunti futuri leader.

Ricostruiamola sì la sinistra, valorizzando le esperienze e le culture di lotta e di movimento invece che le adunate di ex che gridano unità e che negli anni 90, come Luciana Castellina o il Manifesto sempre pronti a dare lezioni, hanno promosso scissioni per votare (insieme a Vendola) il governo Dini.

E per farlo bene rimettiamo in sesto il nostro partito, e discutiamo di cosa è successo in questi due anni invece che di leader.

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martedì 22 Aprile 2008

fonte:http://bellaciao.org/it/spip.php?article18961

Moratti: “Non partecipo al 25 Aprile”. A Roma una grande manifestazione antifascista per fermare le destre

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Per la prima volta un sindaco di Milano non partecipa alle celebrazioni: “Sarò via anche il 1° maggio”. Anpi: “Assenza che ci rammarica”

Tam-tam sul sito Indymedia. “Il manifesto”: venerdì tutti a Porta San Paolo a Roma

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di Giovanna Casadio

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ROMA – A memoria, non si ricorda che il sindaco di Milano, capitale della Resistenza, abbia dato forfait alla manifestazione del 25 aprile. Niente corteo per Letizia Moratti, benché da candidato sindaco nel 2006 se ne fece un gran pezzo spingendo la carrozzella del padre partigiano, né discorso dal palco da dove, lo scorso anno, aveva concluso con un “Viva la Resistenza”. Fu fischiata ma anche abbracciata da Fausto Bertinotti, il leader comunista presidente della Camera. Un anno fa. Ora il sindaco Moratti fa sapere: “Non sarò a Milano, ma la giunta sarà rappresentata alle celebrazioni della Liberazione”. Non è la stessa cosa, ma Moratti è “fuori città”, anche il primo Maggio. L’Anpi, l’associazione dei partigiani, con un comunicato si dice “rammaricata”.

E la polemica a Milano monta anche sul volantino per la Liberazione in cui si parla di “rischi” che l’Italia attuale corre per “la tenuta del sistema democratico”. La Uil dissente, il segretario della Lombardia Walter Galbusera osserva: “Non è un giudizio politico corretto”. Un 25 aprile che per la Sinistra, ormai extraparlamentare, e per il Pd sconfitto da Berlusconi e dalla Lega, si carica di significato.

A Roma, s’intreccia con la vigilia del ballottaggio tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Il manifesto rilancerà l’appello di Valentino Parlato: “Tutti a Porta San Paolo, il 25 aprile per una manifestazione tutt’altro che rituale visto il voto che ci sarà due giorni dopo”. Mentre lo spareggio per il Campidoglio tiene con il fiato sospeso il centrosinistra, si mobilitano anche i centri sociali. Da Indymedia parte un tam-tam. Assemblea al centro “Cortocircuito” ieri con Francesco Caruso, il no-global ex deputato del Prc e Andrea Alzetta alias Tarzan. La parola d’ordine, preparando la partecipazione dei movimenti alla manifestazione di Roma, è: “Ricominciamo da qui, ora e sempre Resistenza”. Qualcosa di simile al 25 aprile del 1994, dopo la prima vittoria di Berlusconi.

Quattordici anni fa, il manifesto aveva chiamato alla mobilitazione a Milano; adesso, a Roma. Alberto Asor Rosa tuttavia pensa che non ci sarà “quella gigantesca presenza del ’94. Oggi lo spirito è più ripiegato, deluso frustrato”. Non c’è stato neppure il tempo per prepararlo un grande appuntamento. A dare la misura, c’è la stanchezza di Bertinotti, che ha deciso di non partecipare a nessuno degli appuntamenti, almeno finora. La resa dei conti a Rifondazione nel comitato politico, ha lasciato i segni. Paolo Ferrero, che ha battuto il segretario Franco Giordano, sarà a Milano “la manifestazione storicamente più importante”. Da lui parte l’invito a mobilitarsi contro una “destra razzista, che ricorda i movimenti filonazisti degli Anni Venti: noi siamo abituati a un 25 aprile contro la nostalgia del fascismo”, però questa volta è peggio, sostiene, è in atto “una rivoluzione conservatrice”, con rigurgiti “pericolosi”. Non si può non esserci, aggiunge Giovanni Berlinguer di Sd: “Ho letto delle posizioni del Pdl e della Lega che chiedono di cancellare dai libri di storia la Resistenza, questo mi indigna. Essere in piazza per la Liberazione è un modo per riaprire una strada che sul piano parlamentare è stata bloccata”. Ad Alghero, dove il sindaco ha vietato di cantare “Bella ciao” ci sarà un “contro corteo” ed è scontro tra il primo cittadino forzista Marco Tedde, Antonello Cabras per il Pd e la Sinistra.

Manifestazioni in tutt’Italia,
Il presidente Giorgio Napolitano sarà a Genova, dopo la cerimonia all’altare della Patria a Roma con i ministri Parisi e Amato, dove sarà anche Walter Veltroni. Rutelli forse concluderà con un comizio la sua campagna il 25 aprile, Veltroni sarà con lui. Gianni Cuperlo alla Risiera di San Sabba. Rosy Bindi a Sant’Anna di Stazzema. Al corteo romano dell’Anpi, saranno presenti molti leader del centrosinistra e sindacalisti. Giordano osserva che è la prima occasione, con il primo Maggio, per “ridare vita e forza alla sinistra. Fini ha detto che il 13 e 14 aprile è stata la liberazione dell’Italia. No. Dopo un voto tanto drammaticamente spostato a destra, va ricordato che la nostra Liberazione è il 25 aprile e non bisogna consegnare Roma alla destra di Alemanno”. Ugualmente, Giovanni Russo Spena chiama alla mobilitazione in nome dei valori fondanti della democrazia.

(22 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/25-aprile/25-aprile/25-aprile.html

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25 aprile in piazza. L’Udc: libertà di voto

"Non partecipo al 25 Aprile"<br>Alghero, vietata Bella Ciao in corteo</B>

La manifestazione del ’94 dopo la prima vittoria di Berlusconi

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Un «fronte democratico» per dire no ad Alemanno e Storace in Campidoglio. Tutti insieme, da Rutelli ai centri sociali, sì anche dalla comunità ebraica. Appelli al voto di Ingrao e Veltroni
di Giacomo Russo Spena

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A Roma questo 25 aprile non sarà uguale agli altri. Si sfilerà per difendere la democrazia: due giorni dopo si andrà alle urne per eleggere il sindaco. E la paura che si affermino Alemanno e i suoi alleati fascisti è forte. L’aggressione squadrista avvenuta l’altro ieri, in pieno giorno, al Circolo omosex Mario Mieli è un presagio di un cupo futuro. Anche perché l’Udc, possibile ago della bilancia nel ballottaggio, ha lasciato libertà di voto ai suoi elettori.

Il 25 mattina a Porta San Paolo ci sarà un fronte unico «democratico» che andrà da Rutelli ai centri sociali. Gli organizzatori tengono però a precisare che non sarà una manifestazione elettorale, anche se nel segreto dell’urna saranno pochi quelli che alla fine non voteranno «contro Alemanno». Come nel ’93, quando la sfida tra Rutelli e Fini, allora segretario del Msi, mobilitò tutti: una scelta di parte per bloccare l’avanzata della xenofobia.
«Se Roma si chiude nell’arroccamento di questa destra non si potrà neanche più discutere – afferma Patrizia Sentinelli, coordinatrice romana della campagna elettorale della SinArc – Rischiamo qualcosa di spaventoso, di chiudere l’esperienza democratica vissuta in questi anni». Il centrosinistra abbandona il suo politically correct: «I romani devono sapere con chi è alleato Alemanno». Il riferimento è a La Destra di Storace e Romagnoli («un signore quarantenne – sentenzia Sentinelli – che ha fatto impallidire il parlamento di Strasburgo con le dichiarazioni che negavano l’Olocausto»). Anche il Pd, come aveva già fatto lo stesso Rutelli, molla la prudenza riscoprendo il sopito animo antifascista: «Alemanno nel 2003 – ricorda Riccardo Milana, coordinatore romano del piddì – sosteneva che il fascismo non fu solo leggi razziali e non può essere definito il male assoluto, nè tantomeno An può apparire come un partito antifascista».

Intanto fioccano gli appelli in sostegno di Rutelli. Walter Veltroni ha scritto una lettera ai romani: «Al ballottaggio di domenica 27 e lunedì 28 aprile lei – si legge – avrà la possibilità di decidere chi sarà il prossimo sindaco di questa nostra meravigliosa città. Io le chiedo di andare a votare Rutelli». Pietro Ingrao ha dato il suo sostegno «da vecchio e testardo militante», «chiedendo un contributo» simile. «E’ il compito alto e grave – dice – che sta ora dinanzi alle forze democratiche e di sinistra, e che non ci consente soste». Il 25 in piazza ci saranno anche Sinistra Critica, che martedì deciderà se appoggiare o meno Rutelli, e Franco Grillini. Che oggi incontrerà l’ex sindaco: «Sono ottimista», dice. Poi ricorda come questo 25 aprile sia «una risposta all’assalto al Mieli» e debba avere tra i contenuti «la lotta all’omofobia». Sfileranno infatti anche l’Arcigay Roma e le altre associazioni lgbt. «Invitiamo a votare al ballottaggio i candidati Zingaretti e Rutelli», dice Fabrizio Marrazzo dell’Arcigay, che al primo turno aveva invece strizzato l’occhio al laico Grillini.

Aumentano così di ora in ora le adesioni al corteo che negli ultimi anni non ha fatto registrare punte elevatissime di partecipazione. Venerdì prossimo l’obiettivo è arrivare almeno al triplo. «Quest’anno mi aspetto molta più gente» afferma Ernesto Nassi dell’Anpi, associazione che sta pensando, come di consueto, all’organizzazione della manifestazione. «Chi è democratico sente il clima pesante che si respira nella città – continua Nassi – Poi la lotta partigiana sta tornando nel cuore della gente. E dei giovani». Non a caso dopo l’apertura dell’Anpi ci saranno gli studenti. Coloro che da anni subiscono continue provocazioni e scorribande delle organizzazioni giovanili dei partiti d’estrema destra. In piazza anche la comunità ebraica e la galassia dei centri sociali, non tutta compatta nell’appoggiare Rutelli. C’è chi parla di «quadro preoccupante nel caso arrivassero assessori nazisti con la vittoria di Alemanno», assicurando il voto al «democratico», e chi non gli dà «carta bianca». «In piazza ci saremo – dice Emiliano del Blocco precario Metropolitano – per la memoria e per l’attualizzazione dell’antifascismo. Ma pur sapendo del rischio Alemanno vorrei prima di decidere un confronto col centrosinistra. Per qualificare l’eventuale voto antifa».

E in serata arriva la notizia che l’Udc romana ha deciso di sospendere le primarie previste per oggi e di dare «libertà di voto ai propri elettori»: «Sia Rutelli che Alemanno – dice Ciocchetti, candidato sindaco dell’Udc – non hanno caratteristiche politiche tali da permettere un apparentamento». «È una buona notizia», commenta Rutelli. Ma anche un gran rischio.

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fonte:http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/19-Aprile-2008/art21.html

Ad Alghero Forza Italia vieta Bella Ciao

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Il partigiano Fantini, torturato ed ucciso (da: PARLA UNO SCOMODO PARTIGIANO)

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di Davide Madeddu

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Bella ciao? Ad Alghero è cancellata dalle canzoni previste per il 25 aprile. La banda musicale, infatti, non suonerà la canzone simbolo della festa della Liberazione perché il sindaco del centro catalano «non vuole». È la nuova polemica che contrappone il centro sinistra al centro destra in occasione della festa della liberazione d’Italia. In compenso la banda musicale potrà suonare solamente l’Inno di Mameli. Per ascoltare o cantare Bella Ciao si dovrà attendere il corteo “laico” che seguirà la manifestazione.

A far scoppiare il caso le dichiarazioni del sindaco di Forza Italia Marco Tedde. «Nel nostro Comune la canzone Bella Ciao non èprevista nel cerimoniale della Festa della Liberazione da qualche anno: da quando, cioé, l’Amministrazione ha deciso di attribuire solennità alla celebrazione, sulla scorta dell’insegnamento del Presidente Ciampi che, dal 25 aprile 2003, decise di tenere la cerimonia nel cortile del Quirinale, dando alla ricorrenza valore nazionale e lasciando fuori dalla porta dispute e contrasti. Ebbene al Quirinale, in questo come in altri contesti, non si suona Bella Ciao ma solo l’Inno di Mameli».

Una decisione non nuova, come spiega anche Francesco Carboni, ex parlamentare diessino. «Purtroppo non è una novità – dice – meno male che dietro il corteo istituzionale c’è quello “laico” che, benché senza musica canta Bella Ciao». E mentre il primo cittadino di Forza Italia spiega che «la Liberazione, il ricordo del 25 aprile, deve essere una festa unitaria non un momento di contrapposizione e polemiche. Una data che unisce, non che divide», arriva la replica del centro sinistra. Elias Vacca, avvocato di Alghero e parlamentare sino al 29 aprile spiega che «è una festa che appartiene a tutta l’Italia, non solo ai comunisti». Quanto alle divisioni ventilate dal sindaco aggiunge: «Divide gli antifascisti dai fascisti».

Dopo le esternazioni pubbliche del primo cittadino arriva una vera e propria pioggia di reazioni. Dall’associazione Articolo 21, al Partito Democratico. «L’unico a provocare una divisione, con il suo comportamento, è il sindaco di Alghero. Non è certo vietando alla banda musicale l’esecuzione della canzone Bella ciao che si può pensare di poter risolvere risolvere i problemi legati alla discussione e al dialogo politico».

Questa la presa di posizione del segretario regionale del Partito Democratico Antonello Cabras sulle dichiarazioni del sindaco di Alghero che citando la canzone popolare Bella ciao, parla di elemento destinato a provocare divisioni. E contrapposizioni tra le persone. E per questo motivo da non eseguire durante il corteo del 25 aprile. «Non è vietando una canzone che fa parte del patrimonio culturale, popolare e musicale di tutta l’Italia che si risolvono i problemi. Bella Ciao, la canzone che viene musicata e cantata durante i festeggiamenti per la liberazione dell’Italia non appartiene a una sola parte politica ma a tutta l’Italia. Con il suo comportamento il sindaco di Alghero, anziché invitare al dialogo non fa altro che creare divisioni e contrapposizioni tra le forze politiche e tra le persone». Intanto il Cantiere sociale di Alghero ha deciso di organizzare una manifestazione al canto di “Bella ciao”.
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 resistenza, partigiani, lapide caduti

Lapide che ricorda i partigiani caduti

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Pubblicato il: 21.04.08
Modificato il: 21.04.08 alle ore 20.57

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74841

Il Paradiso sul lago di Garda ed i fiori che non profumano..

a Valeggio sul Mincio

Ecco il viale delle rose visto dall’alto. Siamo a pochi chilometri da Verona: a Valeggio sul Mincio

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Il paradiso esiste: il Parco Giardino Sigurtà tra i 5 più belli al mondo

Vicino al lago di Garda un complesso ecologico unico:
5 grandi fioriture, 18 laghetti e il grande tappeto erboso

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VERONA – In quarant’anni di amorose cure, Carlo Sigurtà, avvalendosi di un secolare diritto di attingere acqua dal Mincio, ha ottenuto il «prodigio» di rendere lussureggiante l’arida vegetazione collinare. Così oggi abbiamo il Parco Giardino Sigurtà, grazie al nipote Enzo che realizzo il prototipo, considerato oggi fra i cinque più straordinari al mondo.

DOVE SI TROVA Il Parco Giardino Sigurtà ha una superficie di 560.000 metri quadrati e si estende ai margini delle colline moreniche, nelle vicinanze del Lago di Garda, a soli otto chilometri da Peschiera, esattamente a Valeggio sul Mincio. Dopo l’apertura al pubblico nel 1978, la conservazione di questo complesso ecologico è stata affidata al rispetto dei visitatori, che lo hanno definito una meraviglia unica al mondo. E vediamo il perché (Guarda il video)

Il viale delle rose

Il viale delle rose
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LE 5 FIORITUREIl Parco grazie alle sue cinque grandi fioriture che si susseguono nelle varie stagioni regala emozioni sempre nuove e diverse: in primavera, ad esempio, con il Viale delle Fontanelle e degli Iris. Quasi un chilometro delle più prestigiose varietà del fiore simbolo di Firenze ammalia con gli sfavillanti colori e per l´inebriante profumo. Per tutto il mese d´aprile non si può mancare all´appuntamento di oltre un milione di tulipani che, non solo in aiuole, nelle aree piantumate dai membri di Tulipani in Circolo, ma lungo tutta la collina che dall´Eremo si dispiegano verso il Grande Tappeto Erboso. Da non perdere a partire da maggio il Viale delle Rose con lo sfondo del Castello Scaligero. A giugno i diciotto laghetti, come quadri di Monet, fanno la parte dei protagonisti con ninfee indigene e quelle tropicali gialle e azzurre. A settembre il Grande Tappeto Erboso si tinge d´azzurro grazie alla fioritura degli aster.

BIKERS Sempre più visitatori lo scelgono anche come luogo ideale per fare sport e mantenersi in forma. I bikers più atletici vi entrano ad esempio per confrontarsi tra loro e «spingere sui pedali» mettendosi alla prova lungo le sue salite. Le famiglie e gli amanti delle tranquille pedalate lo scelgono invece per rilassarsi raggiungendo con calma tutti gli angoli più suggestivi. Pedalando lungo la ciclabile si rimane colpiti dall’assenza di rumori, dal silenzio che domina interrotto solo dal salto dei pesci nel Mincio e dai suoni della natura.

Tronchi smeraldo

Tronchi smeraldo
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COME VISITARLO Alle casse viene consegnata al visitatore una cartina illustrativa dei punti più interessanti, raggiungibili a piedi con due percorsi distinti (rosso e giallo) della durata di circa 50 minuti ciascuno. Chi non desidera visitare il Parco a piedi, potrà usufruire dei trenini che percorrono i sette chilometri dell’Itinerario degli Incanti. E’ possibile inoltre noleggiare biciclette e golf-cart. Vicino ai chioschi sono state allestiste zone adibite al consumo di colazioni al sacco. Sorprendete angolo di pace, dunque, vicino alle nostre metropoli.

Acero giapponese

Acero giapponese
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Per informazioni:
Parco Giardino Sigurtà Valeggio sul Mincio (Verona)
Dall’8 marzo ai primi di novembre 2008.
Ingresso dalle ore 9.00 alle 18.00 (chiusura alle 19)

I prezzi:
Adulti € 9,50
Ragazzi (5-14 anni) € 6,00
Bambini (0-4 anni) omaggio
Oltre i 65 anni € 7,00
Disabili al 100% Omaggio (accompagnatore prezzo ridotto € 7,00)

www.sigurta.it
Tel. + 39 045 6371033

Dentro il parco con il trenino

Dentro il parco con il trenino

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Nino Luca
21 aprile 2008

fonte:http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_21/parco_sigurta_f486bcf4-0f80-11dd-aca8-00144f486ba6.shtml

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lo rivela uno studio della university of virginia

I fiori di città stanno perdendo il profumo

L’inquinamento automobilistico mette a rischio il processo di impollinazione

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Rose in città

MILANO – I fiori di città profumano meno. Molto meno. Colpa dell’inquinamento. La conseguenza, negativa, è che le api rischiano di non riuscire più a impollinare. Lo spiega uno studio della University of Virginia, che ha dimostrato quali siano i diretti effetti dei gas emessi dalle auto sui fiori e sul loro profumo. Secondo la ricerca, il risultato dell’inquinamento metropolitano è quello di mettere a rischio uno dei processi naturali fondamentali: l’impollinazione, appunto.

DISTANZE In primo luogo lo studio ha dimostrato che l’inquinamento atmosferico ha drasticamente diminuito la distanza ‘percorsa’ dal profumo di un fiore. Il professor Jose Fuentes ha calcolato che mentre le molecole del profumo prodotto dai fiori in un ambiente a basso tasso di inquinamento possono viaggiare anche per duemila metri, quelle prodotte in un ambiente ad alto tasso di inquinamento non vanno al di là di poche centinaia di metri. «Tutto ciò – ha detto lo scienziato – rende via via sempre più difficile alle api e agli altri insetti localizzare i fiori». Con tutto ciò che ne consegue in termini di impollinazione.

LEGAME I ricercatori hanno accertato che le molecole ‘profumate’, essendo molto volatili, si legano velocemente con le sostanze inquinanti formate per lo più dai gas di scarico. Questo legame altera immediatamente la loro composizione molecolare, al punto che da un momento all’altro le molecole smettono di ‘profumare’. Tutto ciò ha un effetto diretto sul comportamento degli insetti. Lo studio ha accertato che negli Stati Uniti almeno due milioni e mezzo di api da miele sono misteriosamente scomparse, nell’ambito di quello che è stato chiamato Colony Collapse Disorder (CCD), con migliaia e migliaia di alveari trovati improvvisamente vuoti. Gli scienziati non sono ancora riusciti a capire quale sia esattamente la causa del CCD, ma sono certi che gli effetti dell’inquinamento abbiano una correlazione diretta con questo comportamento anomalo delle api.

21 aprile 2008(ultima modifica: 22 aprile 2008)

fonte:http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_aprile_21/fiori_profumo_studio_00413bfe-0fb4-11dd-aca8-00144f486ba6.shtml