‘Solo repressione contro i disperati’. Ong bocciano il pacchetto sicurezza

Parlano i responsabili di diverse organizzazioni che lavorano in tutto il mondo per aiutare i più poveri e i più deboli. Giudizi duri: “Inefficace e controproducente”

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“Impossibile allungare a 18 mesi la permanenza nei Cpta già oggi invivibili”
“Il reato di immigrazione clandestina manderà in crisi il sistema carcerario”

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di CARLO CIAVONI

<B>'Solo repressione contro i disperati'<br>Ong bocciano il pacchetto sicurezza</B>
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ROMA – Sono circa duecento le Ong italiane, oltre duemila i volontari che vi lavorano, 3500 gli operatori umanitari impegnati a tempo pieno in circa quattromila progetti di cooperazione in ogni angolo della Terra, per uno sforzo finanziario che supera i 350 milioni di euro ogni anno. Il pacchetto sicurezza varato dal governo l’altro ieri non poteva non suscitare reazioni preoccupate tra chi quotidianamente ha a che fare con la disperazione, le speranze e il desiderio d’integrazione di gente in cerca di soluzioni per una vita decorosa e a riparo da soprusi e violenze.

I responsabili di Medici Senza Frontiere ricordano il “Rapporto sui Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza” con il quale MSF denunciava le condizioni inaccettabili di questi centri, all’interno dei quali si verificavano abusi da parte delle forze dell’ordine, utilizzo incongruo di psicofarmaci, episodi di autolesionismo e, in generale, un’assoluta incapacità di garantire standard minimi di accoglienza. “Oggi – dice Loris De Filippi, responsabile dei progetti di MSF – si teme che queste condizioni, con l’estensione a 18 mesi del periodo massimo di permanenza all’interno dei CPTA, non possano che peggiorare”. L’Ong, che lavora in oltre 65 paesi del mondo gestendo circa 380 progetti in diversi contesti, dalle catastrofi naturali, alle guerre civili, alle epidemie, ha recentemente pubblicato il rapporto “Una stagione all’inferno” sulle inaccettabili condizioni di vita e di lavoro degli stranieri impiegati come stagionali nell’agricoltura nel Sud Italia”. E non solo.

Laura Boldrini, porta voce dell’UNHCR – l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – si dice “molto preoccupata per l’ipotesi di espulsione per chi chiede lo status di rifugiato, dopo il primo diniego da parte della commissione che esamina la prima domanda. Se dovesse passare questo principio, ci sarebbe un peggioramento anche rispetto alla Bossi-Fini. In Italia – aggiunge Boldrini – nel 2007 hanno fatto richiesta d’asilo 14 mila persone, settemila delle quali arrivate via mare. Il 10% ha ottenuto lo status di rifugiato, secondo la convenzione di Ginevra, mentre oltre il 50% ha ottenuto la protezione umanitaria. Dunque, le autorità italiane hanno accertato che più del 60% di chi chiede asilo politico dice la verità, non viene qui ad imbrogliare nessuno. Ecco dove nasce la nostra preoccupazione: nasce dal fatto che se si restringono i termini del ricorso e del riesame, si rischia di cacciare persone che, al contrario, avrebbero tutto il diritto di essere considerati profughi”.


Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid,
commenta: “Come si può pensare che i provvedimenti previsti nel ‘pacchetto sicurezzà abbiano una qualche efficacia? Le persone che si vorrebbero tenere lontane dal nostro paese fuggono nella maggior parte dei casi dalla povertà, quando non da guerra e persecuzioni. Non sarà certo il reato di ‘immigrazione clandestina’ a tenerle lontane. L’Italia deve invece mostrare lungimiranza e fare seriamente la sua parte nel combattere la povertà nel mondo. Ad esempio adeguando le proprie quote di aiuto allo sviluppo ai livelli europei, piuttosto che spendere ancora di più in strutture dalla dubbia efficacia come i Cpt. In quanto Ong che basa la propria azione sul rispetto dei diritti umani – ha aggiunto De Ponte – siamo inoltre preoccupati per quei provvedimenti contenuti nel ‘pacchetto sicurezzà che mettono in discussione il principio di uguaglianza di fronte alla legge che dovrebbe essere riconosciuto a ogni essere umano, come la possibilità di detenere per lungo tempo uno straniero solo su base amministrativa e senza l’intervento di un giudice”.

Damiano Rizzi, presidente di Soleterre:
“È per lo meno controproducente affrontare l’immigrazione considerando solo la dimensione repressiva e della devianza delle persone che arrivano da altri paese. I dati oggettivi dicono che queste persone sono una risorsa per la società italiana. Ne sono un esempio le 400 mila badandi che chiedono di essere regolarizzate. Aggiungo un altro dato, tanto per fare un altro esempio: senza le rimesse della comunità salvadoregna, la povertà di quel paese sarebbe aggravata di sette volte”.

Carlo Garbagnati, vice presidente di Emergency, mostra invece scetticismo sulla possibilità che il ‘pacchettò trovi applicazione così com’è. “Tutti gli interessati hanno capito – ha detto Garbagnati – che è assai improbabile l’applicazione concreta di alcuni proncipi espressi nelle misure del governo. Se non altro perché coinvolge le badanti, pilastri irrinunciabili dell’organizzazione quotidiana per centinaia di migliaia di famiglie, senza contare poi il problema gravissimo della capienza delle carceri italiane. Ma al di là della concreta difficoltà, c’è un ragionamento di merito che va fatto, una valutazione sul principio secondo il quale il problema della sicurezza faccia corto circuito con l’immigrazione. Con una semplificazione ulteriore, per cui i principali responsabili di questo deficit di sicurezza siano gli zingari. Insomma, ci sono sintomi preoccupanti”.


23 maggio 2008

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fonte:http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-5/ong-contrarie/ong-contrarie.html

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