Archivio | giugno 3, 2008

Nell’anniversario di Tiananmen, le ‘Madri’ chiedono la verita’

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Photographer: Stuart Franklin Magnum
Source: life.com

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Dissidenti e attivisti per i diritti umani hanno chiesto alle autorità cinesi di dire la verità sui fatti di piazza Tiananmen e di liberare le persone ancora detenute nel 19esimo anniversario della repressione del movimento democratico degli studenti. La scadenza del “6.4”, come viene chiamata dai cinesi, quest’anno si è svolta in sordina, stretta fra le severe misure di sicurezza varate in vista delle Olimpiadi di agosto e il lutto nazionale per il terremoto del Sichuan.

Ding Zilin, 63 anni, fondatrice dell’associazione delle Madri di Tiananmen, ha dichiarato di sentirsi “incoraggiata” dalla reazione popolare alla devastazione del terremoto (le vittime sono state almeno 70mila), nella quale i cinesi hanno mostrato “amore e rispetto” per la vita” umana indicando che esiste una “speranza per il futuro”.

Le Madri hanno rinunciato quest’anno a diffondere la loro consueta lettera aperta alle autorità cinesi, ma in sito web creato per l’occasione (www.tiananmenmother.org), hanno chiesto loro di dire quante furono le vittime dell’ intervento militare contro gli studenti che occupavano la piazza centrale di Pechino. Invocare il “segreto di Stato” come ha fatto fino ad oggi il governo, affermano le Madri, “non ha alcun fondamento legislativo” e Pechino dovrebbe compiere “un atto di coraggio e di responsabilità”.

I fatti del 1989 portarono alla caduta dell’ allora segretario comunista Zhao Ziyang che aveva disapprovato l’ intervento dell’ esercito. In seguito furono bollati come un “moto controrivoluzionario” dal Partito Comunista Cinese. Le Madri stesse hanno identificato 189 vittime della repressione, tra cui 71 studenti. Secondo le dichiarazioni informali di alcune delle persone che allora avevano la responsabilità dell’ordine pubblico nella capitale, ricordano le madri, sarebbero morte in tutto 200 persone, per la maggior parte militari, e tra le quali c’erano solo 36 studenti.

Ieri, il gruppo umanitario di Hong Kong ‘Centro per l’ informazione sui diritti umani e la democrazia’, animato dal reduce di Tiananmen Frank Lu, ha citato un testimone secondo il quale Yang Shangkun, che allora era il vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese e che fu favorevole all’ intervento militare, avrebbe affermato che le vittime furono circa 600. Nel corso degli anni, gli analisti hanno usato con frequenza l’ espressione “centinaia, forse migliaia” di morti. Sul loro sito, le Madri di piazza Tiananmen hanno pubblicato anche una mappa dei luoghi nei quali i militari spararono sulla folla. Molte delle violenze, infatti, avvennero prima che i soldati arrivassero sulla piazza occupata dai giovani. I militari venivano da fuori Pechino e centinaia di persone solidali con gli studenti cercarono di fermarli prima che raggiungessero Tiananmen.

Human Rights Watch: Pechino rilasci i detenuti di Tiananmen

Circa 130 persone sono ancora in carcere per aver partecipato alla protesta di piazza Tiananmen del 1989 in Cina. La Human Rights Watch, gruppo per la difesa dei diritti umani che ha sede a New York, ha chiesto che il regime cinese rilasci questi detenuti come prova dell’impegno promesso verso la tutela dei diritti dell’uomo in vista dei Giochi Olimpici.

“Il governo cinese dovrebbe mostrare al pubblico delle Olimpiadi la sua serietà verso i diritti umani rilasciano i detenuti di Tiananmen”, ha detto durante una conferenza stampa Sophie Richardson, vice-direttore del gruppo in Asia.

Laogai Research Foundation

Human Rights in China

Cina. Traffici di morte (da ‘Tempi dispari’)

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Catherine Bauknight
Tiananmen Square
Photograph

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fonte: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=82355

Combatte i “fannulloni”, processata: otto anni nella palude della giustizia

di Massimo Martinelli


ROMA (3 giugno) – Certe volte, cercandole in giro per lo Stivale, si trovano persone che hanno intrecciato il loro destino con molte delle cose che in Italia non funzionano. Come la Giustizia, il lassimo nella Pubblica amministrazione, la propensione a sprecare soldi dello Stato, l’attaccamento ai privilegi di casta e altro ancora.

Una di queste, neanche fosse una beffa del destino, si chiama come un’avvocatessa famosa che nelle aule di tribunale magari saprebbe come farsi rispettare. Invece Michelina Grillo, 51 anni, nubile, senza figli, una vita dedicata a crescere due nipoti orfani, è la protagonista di una di quelle storie che abbattono la fiducia della gente nella giustizia. Anche nella giustizia intesa nel senso kantiano del termine, che possa garantire regole civili di convivenza, diversa dalla giustizia dei tribunali, spesso fatta di cavilli, interpretazioni, paradossi. Anche perché, a conti fatti, questa signora ha pagato esclusivamente la sua volontà ferrea di far fuzionare al meglio l’ufficio pubblico che era chiamata a dirigere. Di questi tempi, con il ministro Brunetta che ha dichiarato guerra ai cosiddetti “fannulloni”, sarebbe stata celebrata. Invece ci ha perso la salute. La Grillo, che non è parente della omonima leader dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, viene da Crotone ma ha conosciuto il purgatorio a Belluno dove è finita sotto processo, trasferita, vessata e, infine, assolta perché ha cercato di far funzionare l’ufficio che era stata chiamata a dirigere, quello del Territorio di Belluno, cioè l’ex Catasto.

L’inizio della storia è datato febbraio ’99, la fine è recente: 20 maggio 2008, quando nella cancelleria del tribunale di Belluno viene depositata una sentenza che cancella anni e anni di persecuzione giudiziaria. Ma andiamo con ordine: Michelina Grillo arriva all’Ufficio del Territorio di Belluno nei primi mesi del ’99, con una missione aziendale precisa: accorpare tre uffici diversi e razionalizzare il lavoro dei circa settanta impiegati e funzionari che trova alle sue dipendenze. Alcuni gradiscono poco la ventata di novità introdotta dalla donna-manager. Forse i contrasti aumentano perchè la Grillo è forestiera, addirittura calabrese di nascita; oppure semplicemente scatta una sorta di difesa per i piccoli privilegi che ognuno si era ritagliato sul posto di lavoro. I primi mesi sono durissimi: in procura, a Belluno, arrivano otto esposti anonimi sulla Grillo.

La accusano di vessare i dipendenti,
di tiranneggiarli, di annientarli psicologicamente. In altre parole, di ”mobbizzarli”, sottoponendoli a comportamenti inutilmente severi e persecutori. I sindacati, neanche a dirlo, si schierano compatti dalla parte degli impiegati e per farla breve, nel giro di qualche tempo, la Grillo si ritrova sotto inchiesta con una trentina di impiegati (stavolta non più anonimi) che la accusano soprattutto di una cosa: manda troppe visite del medico fiscale a casa quando le assenze per malattia si fanno frequenti. Alcuni di loro, condiscono gli esposti con altre “durissime” accuse. Del tipo: “La Grillo non saluta per prima quando incrocia i dipendenti nei corridoi”; oppure “la Grillo ha provocato una malattia al dipendente costringendolo a lavorare al freddo, a finestra aperta”; o anche, “la Grillo pretende di essere informata quando i dipendenti si assentano dal posto di lavoro”. Erano queste, all’incirca, le cose che vengono contestate alla capoufficio di Belluno. Così, mentre i dipendenti la irridono bombardando la sua segreteria di segnalazioni sulla necessità di assentarsi dal posto di lavoro per andare in bagno, la Grillo si vede recapitare una richiesta di rinvio a giudizio per lesioni personali e maltrattamenti. E il pm che si occupa della vicenda, senza nemmeno interrogarla, chiede al gip di emettere un provvedimento di sospensione cautelare dalle funzioni che, però, non viene accolta.

La Grillo deve cercarsi un’avvocato e, almeno a questo punto, la fortuna gli strizza l’occhio: finisce nello studio di Maurizio Paniz, che accetta di difenderla insieme alla collega Raffaella Mario: «L’hanno definita il mio angelo custode – ricorda oggi la Grillo – Per tutto il processo non mi hanno chiesto un euro, anticipando tutte le spese legali. E adesso manderanno la parcella all’Ufficio del Territorio, perchè la legge prevede che le spese legali sostenute da un dipendente pubblico accusato e poi scagionato deve essere lo Stato a sostenerle».

Il processo dura decine di udienze, fino a quando il capo della Procura di Belluno, Domenico Labozzetta decide di presentarsi di persona in aula per chiedere l’assoluzione della Grillo. Che arriva puntualmente, poche settimane dopo. Nessuno dei dipendenti che avevano denunciato la Grillo viene creduto, nonostante le perizie degli psicologi nominati dal pm che segnalano sospette sindromi depressive provocate dalle presunte prepotenze della Grillo. Perizie che, per inciso, avrebbe pagato la stessa capoufficio se fosse stata condannata. La parcella gliela avevano già mandata: 80mila euro. Li pagherà lo Stato anche quelli, cioè i contribuenti.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=25303&sez=HOME_INITALIA

Senza scatole né latte. Il rifiuto non c’è più

di Giovanna Nigi

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oggetti di plastica fatti con il riciclo dei rifiuti, foto Ansa

imballaggi riciclati
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È esistito un tempo in cui i prodotti venivano venduti sfusi, avvolti ognuno in una sua carta specifica, carta paglia per la pasta, il pane, il riso, o carta da zucchero, di un bel colore azzurrino, che per molti anni servì anche a definire quella particolare tonalità di azzurro: color carta da zucchero. Era il tempo in cui le esigenze erano più piccoline, e non ci si vergognava a comprare dal tabaccaio una o due sigarette alla volta.

Un tempo più parco e meno folle, a cui ripensare come modello, in questi periodi di acquisti più oculati. Finalmente -sarà per la crisi economica o per la rinnovata coscienza ecologica?- abbiamo capito che la mole di rifiuti che produciamo è decisamente folle, e che i veri responsabili di un incremento così massiccio e di una politica del consumo tanto dissennata sono gli imballaggi. Il cammino verso uno smaltimento dei rifiuti differenziati passa necessariamente attraverso la riduzione di essi. Sono gli involucri, dalle buste in cellophane alle scatole, alle bottiglie alle “vaschette”, ai contenitori di plastica, a pesare più di ogni altra cosa sulla quantità di rifiuti che produciamo ogni giorno. E a far lievitare sensibilmente il prezzo di qualsiasi prodotto.

Progetti all’insegna di “sfuso è bello” sono nati un po’ dappertutto, in Italia, dai detersivi alla pasta, alla frutta secca. Il problema è rappresentato dal rischio che tali apprezzabili iniziative restino casi isolati: un’inversione di tendenza in questo senso infatti è utile solamente se i cambiamenti di rotta avvengono su larga scala e a livello nazionale.

I problemi con cui ci si scontra sono essenzialmente quelli della pubblicità: le aziende, infatti, non di rado “remano contro”. Se per i consumatori l’abolizione dell’involucro si traduce immediatamente in un doppio vantaggio, economico ed ecologico, lo stesso non si può dire per le aziende che confezionano il prodotto e che tendono a renderlo immediatamente riconoscibile: l’involucro che paghiamo caro a tutti i livelli, è anche un potente veicolo pubblicitario a bassissimo costo (e siamo noi a dovercene fare carico!).

Si potrebbe intervenire sul volume e sul colore, tanto per cominciare, tenendo presente che gli imballaggi più colorati sono anche i più inquinanti, anche se per catturare l’attenzione si fa a gara a usare tutta la gamma di colori disponibili inclusi i fluorescenti.

Certamente non si tratta di un’impresa facile, anche se tentativi in questo senso sono stati fatti un po’ dovunque: in Svezia ogni azienda ha dovuto organizzare un settore riservato esclusivamente all’abbassamento dei consumi energetici,e alla riduzione degli sprechi e degli imballaggi.

In Svizzera si sono mossi diversamente, attraverso una marca da bollo applicata sui sacchetti della spazzatura: si paga a seconda dei chili di rifiuto prodotti. Ai consumatori conviene quindi ridurre i rifiuti il più possibile per arrivare a ottimizzare la capienza del sacchetto, e questo ha portato alcune aziende a mettere in commercio confezioni più sottili e più facilmente deformabili.

In Inghilterra i corn-flakes hanno rinunciato alla classica scatola per essere venduti in sacchetti biodegradabili.

Con la campagna “Disimballiamoci” Legambiente ha dichiarato guerra a tutti gli imballi superflui che finiscono direttamente nel cestino della spazzatura, alcuni addirittura appena aperti, come le scatole che contengono maionese, detersivi, dentifrici, i cartoni che tengono insieme le scatolette di tonno, la confezione di plastica da sei bottiglie di plastica, o le vaschette per l’ insalata, la carne e mille altri prodotti. «L’idea è quella più semplice», dicono a Legambiente, «comprare sfuso, alla spina, un po’ per volta è senza esagerare e soprattutto senza sprecare plastica, lacci, scatole».

Alcuni alimenti e prodotti si possono acquistare alla spina, usando contenitori riciclabili che di volta in volta si portano a casa, si svuotano, si riempiono di nuovo. Mancano le confezioni imbellettate dalla pubblicità ma per il resto è conveniente, comodo e ecologico. Il consumatore trae due volte vantaggio da questo approccio: un risparmio economico (che va dal 20% al 70% del prezzo), e un risparmio virtuoso in termini di impatto ambientale, grazie all’uso ragionato e intelligente delle proprie facoltà di spesa e di scelta.

Pensateci prima di fare acquisti e mettete la vostra spesa nelle borse di tela invece che in quelle di quelle di plastica, rifiutate la miriade di buste e bustine che ogni negoziante distribuisce in quantità, tante cose entrano nella borsa, riflettete sul tempo che impiega la natura per smaltire certi rifiuti: 1.000 anni per smaltire un sacchetto di plastica, 450 per un pannolino, 5 per una gomma da masticare.

È necessario cercare di eliminare il superfluo, di riutilizzare per quanto possibile e trovare degli usi alternativi per i materiali. Per i detersivi è stato un vero successo e i progetti vanno avanti con Coop, Auchan e Crai.

In vendita sfusi anche pasta, latte, caffè, dentifricio e altro. Provate il prodotto e giudicate voi stessi.

Per finire un consiglio agli amanti dei “veggenti letterari”: non dimenticate di rileggere “Le città invisibili” di Italo Calvino proprio a proposito dei rifiuti…è una lettura stupefacente!

I link:
www.osservatorionazionalerifiuti.it
www.legambientecampania.it
www.ministerosalute.it
www.ilterritorio.it
www.ciclodeirifiuti.regionemarche.it

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Pubblicato il: 03.06.08
Modificato il: 03.06.08 alle ore 14.20

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fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=75971

Berlusconi fa marcia indietro: «Clandestinità non sia reato»

CRONACHE MARZIANE..

Lega all’attacco:https://i1.wp.com/www.griffinator.co.uk/Images/zombie%20jim.jpg così delude gli elettori

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È arrivato il patatrac. Dopo giorni di polemiche sul reato di clandestinità che il governo ha inserito nel disegno di legge sull’immigrazione, e dopo le critiche fioccate da mezzo mondo, Berlusconi esce allo scoperto. Finora il premier si era guardato bene dall’esprimere valutazioni sul nuovo reato. Ma, fiutato il clima, forse ha capito che conveniva fare marcia indietro. E così, durante una conferenza stampa tenuta insieme al presidente francese Sarkozy, si è lasciato andare: «Personalmente penso che non si può perseguire qualcuno per la permanenza non regolare nel nostro paese condannandolo con una pena, ma questa può essere una aggravante se commette un reato».

Apriti cielo. La Lega non ci può credere. Il primo a non trattenere la sorpresa è l’europarlamentare Mario Borghezio: «Rinunciare all’impostazione data dal ministro Maroni e dall’intero governo, dietro ai tentativi di intimidazione che sono arrivati soprattutto dall’estero – ha detto – sarebbe un cedimento molto difficile da far comprendere ai nostri elettori. Il presidente del Consiglio – ha proseguito – che è una persona che conosce bene il mondo e l’Europa, dovrebbe maggiormente tenere in considerazione il fatto che paesi di sicura tradizione democratica e assolutamente non sospettabili di xenofobia e di razzismo, come ad esempio Francia e Gran Bretagna, se lo tengono ben saldo» il reato di clandestinità. Fa marcia indietro, si fa per dire, anche il ministro Calderoli che ora dice: «Francamente quando abbiamo pensato al reato di clandestinità il nostro obiettivo non è mai stato metterli in carcere ma cercare di risolvere meglio il problema, accelerando le espulsioni».

E ora che il capo ha spianato la strada, qualcun altro si affaccia timidamente allo scoperto. Come se finora avessero paura delle “belve” leghiste. Maurizio Lupi, vice presidente della Camera spiega che «la prima strada individuata dal governo era il reato, ma chi decide è il Parlamento e se Berlusconi indica questa altra strada, bene». Anche il sottosegretario al vicinale Alfredo Mantovano di An: «La circostanza che il Consiglio dei ministri abbia deciso di inserire l’ipotesi di reato di clandestinità nel disegno di legge e non nel decreto – ricorda – è segno che il governo intende affrontare la pienezza del dibattito parlamentare senza condizionarlo con disposizioni che abbiano un effetto immediato». Ci tiene invece a chiarire che non si tratta di «una marcia indietro» il ministro della Difesa La Russa: «Deciderà serenamente il Parlamento, io non mi scandalizzerei se si decidesse per l’aggravante, ma come raggiungere al meglio lo scopo che ci siamo prefissi lo decideranno le Camere».

Soddisfatto il segretario del Pd
Walter Veltroni, secondo il quale «Berlusconi, con le sue parole di oggi, dà ragione a quanto ha detto l’opposizione, e alle altre voci critiche che si erano levate, e contemporaneamente dà torto a quanti nella sua maggioranza si erano intestarditi in questa formulazione».

Pubblicato il: 03.06.08
Modificato il: 03.06.08 alle ore 18.44

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=75981

E’ morta Stefania Sabbadini: una vita di lotta contro l’anoressia

ROMA (2 giugno) – Vent’anni di lotta contro il male che l’affliggeva e la pubblicazione di un libro autobiografico, Trenta chili, per raccontare la sua vita devastata dall’anoressia. Stefania Sabbadini, 39 anni, è deceduta ieri per arresto cardiaco. Il suo cuore si è fermato proprio quando era riuscita a vincere la battaglia contro la malattia. Nelle pagine scritte per raccontare i lunghi momenti di lotta, oggi rimane la sua testimonianza di dolore, di paura, ma soprattutto la sua prova di grande coraggio, il suo modo di guardare il mondo da bambina, da ragazza e poi da donna, sempre lottando.

‘Trenta chili‘ è una storia vera di anoressia raccontata dalla protagonista, Stefania, a quattro mani con Luana De Vita, una psicologa dell’equipe che l’ha seguita. Stefania Sabbadini era nata a Roma nel 1969 e si era laureata in Scienze biologiche (indirizzo Scienze dell’alimentazione). Stava terminando il secondo anno del corso di laurea in Scienze Infermieristiche e voleva aprire una casa famiglia per aiutare le ragazze affette da disturbi alimentari. Un passo alla volta verso una vita nuova che però il suo corpo, troppo provato dalla malattia, non le ha più permesso di compiere.

«La cosa più tragica è che ci siano così tante ragazze talmente disperate da voler solo morire, ma purtroppo care amiche vi dico per esperienza che quella morte tanto agognata non arriva mai perché, a dispetto di tutte le teorie scientifiche, per quanti livelli di stenti possiate raggiungere, il nostro corpo continua nostro malgrado a sopravviverci, lasciandoci solo le conseguenze disastrose e dolorosissime di questa vita…se poi vita è!». Queste le parole che Stefania aveva indirizzato con una lettera aperta al fotografo Oliviero Toscani, promotore della campagna “No anorexia” con delle foto che mostravano il corpo nudo di una giovane modella francese malata. «Non gridate allo scandalo per quella foto – aveva scritto Stefania – ma gridate perché finalmente questa situazione venga cambiata e perché si faccia finalmente qualcosa per aiutare e prevenire, qualcosa di concreto per noi malate di paura di vivere e di amare».

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Stefania Sabbadini, Luana De Vita
Trenta chili
(Nutrimenti – collana: Igloo); pp. 124 € 10.00.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=25269&sez=HOME_PERSONE

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VOGLIO MORIRE STO MALISSIMO

DA UN SITO PRO-ANA

Saturday, September 24, 2005

ma vaffankulo ma possibile ke non me ne va una bene???ma porcazozza io ora sono qua a massacrarmi ke non voglio mangiare ke mi voglioannullare xkè mi odio e mi detesto e vicino al mio ragzzzo cè la sua ex perfetta in tutto e xtutto exdi+tutto equello ke volevo essere io,magra xfetta..e io aqua a rodermi l’anima a rimuginare su me stessa e sui mie sbagli..ke vorrei annientarmi..cazzo ma xkè nessuno mi capisce..voglio morire..ho in progetto di farlo tanto nn gliene fregherebbe nulla a nessuno sono imperfetta sono un peso xtutti,nessuno sentirebbe la mia mancanza anzi sarebbe una liberazione..dò solo pensieri e preoccupazioni..sto malissimo dannazione staserà salterò la cena anke se avrei preferito saltare dal balcone del5piano…ma prima voglio soffrire un bel pò,voglio sentire il dolore,poi la farò finita…ora non ne voglio sapere di mangiare xniente al mondo vaffankulo il cibo!!!è il mio nemico numero uno..voglio tornare pro-ana…e mntre scrivo ciò piango..mille lacrime rigano il mio viso ma fanno+male quelle che stanno rigando il mio cuore e la mia anima..lacrime unvisibile ke nessuno può vedere…aiuto….aiutatemi porcamiseria..tiratemi fuori mi sto annientando da sola con le mie mani possibile ke nessuno e ne rende conto?xkè dovete aspettare le tragedie xaccorgervi ke qualcuno sta male???dovete aspettare la mia morte per accorgervi che stavo male?è questo ke volete???

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fonte: http://dentroimieisilenzi.blogspot.com/2005/09/voglio-morire-sto-malissimo.html

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fonte:  http://sweet-veronica-stickers.splinder.com/post/12872025/Contro+l%27anoressia!