Caro-petrolio, proteste in tutta Europa

Per lo sciopero dei tir finisce la benzina - foto Ansa - 220*220 - 11-12-07
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Una giornata di petrolio in frenata, che l’ha riportato sotto i 135 dollari al barile, non tranquillizza nessuno. Le proteste contro il caro-carburanti montano in tutta Europa. Francia, Portogallo, ma soprattutto Spagna rischiano la paralisi, con centinaia di Tir che, in colonne chilometriche, assediano le principali città. E in Italia, il settore dell’autotrasporto ha già annunciato uno sciopero dal 30 giugno al 4 luglio, come deciso dalla Conftrasporto, in assenza di interventi immediati per calmierare il prezzo del gasolio. In un anno, il costo di un pieno di gasolio è aumentato del 30,8%, ovvero di 175 euro. Il governo sta predisponendo un piano da proporre a Tremonti che preveda un blocco delle accise per tutto il 2008, come anticipato dal sottosegretario allo sviluppo economico Ugo Martinat e proposto agli autotrasportatori nell’incontro di ieri con il governo.

Conftrasporto, tra gli interventi possibili, punta alla messa a disposizione delle risorse promesse e a tutt’oggi non rese disponibili, alla clausola per il recupero, attraverso l’introduzione di norme antidumping, delle continue variazioni alle quali la voce gasolio è sottoposta, al ripristino delle risorse per lo sviluppo delle autostrade del mare e all’avvio concreto dei controlli anti-abusivi. Temi sui quali Conftrasporto si ritrova con le altre federazioni del settore con le quali ha già condiviso le richieste presentate al governo.

Sempre a proposito di interventi, è stato fissato per giovedì un incontro tra il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia e gli assessori regionali con delega alla pesca, altro settore fortemente colpito. La flotta peschereccia nel porto di Fiumicino è al dodicesimo giorno di fermo. Rimangono chiuse quindi tutte le attività di pescheria, mentre diversi ristoranti i tutte le coste italiane sono costretti a non servire pesce in tavola o a servirsi solo di quello import, ad esempio via Olanda e Croazia.

Le proposte della Commissione europea
per venire in aiuto al settore della pesca, ormai in ginocchio in tutta Europa, sono invece attese per la prossima settimana. Ieri, intanto, per il prezzo del petrolio si è registrata una battuta d’arresto, considerata «fisiologica», dopo i 139 dollari toccati venerdì scorso. Del resto, il presidente algerino dell’Opec, Chakib Khelil, insiste sul fatto che è la bolla speculativa a spingere al rialzo i prezzi. Senza il dollaro debole e i problemi geopolitici, il greggio non supererebbe i 70 dollari al barile.

Una bolla nera che si alimenta
anche dell’incognita sulle riserve. Che però, secondo la Royal society of chemistry, ovvero l’associazione dei chimici britannici e la più grande organizzazione europea per gli studi del settore, sarebbero tuttaltro che in via di esaurimento: i giacimenti petroliferi mondiali sarebbero grandi il doppio di quello che compagnie estrattive e paesi produttori vanno dicendo. Un accordo non scritto, sottostimando le effettive riserve disponibili, mantiene alti i prezzi dell’oro nero e confonde le previsioni su quando, effettivamente, finirà l’era degli idrocarburi. Comunque, gli esperti lo danno a 150 dollari entro l’estate. Tanto che il governo dell’Arabia Saudita (il paese più influente dell’Opec) ha proposto la convocazione di un vertice tra i paesi produttori e quelli consumatori per discutere le contromisure. E le proteste esplodono ormai da oltre un mese in tutto il mondo. Se i pescatori francesi hanno sciolto lo sciopero che per tre settimane ha bloccato i porti del paese, adesso sono i camionisti (francesi, ma anche spagnoli e portoghesi) a protestare: in mezza Europa i Tir stanno formando code chilometriche, viaggiando lentamente verso le principali città, con l’obiettivo – degli spagnoli in particolare – di bloccare le forniture ai supermercati.

Di almeno 80 arresti e 40 feriti,
infine, il bilancio degli scontri di domenica scorsa a Il Cairo, tra polizia e manifestanti: una protesta esplosa in realtà contro il caro-alimentari, legato a doppio filo al caro-petrolio. Con l’impennata dei costi delle farine registrata a livello mondiale, è diminuita la quantità di pane a basso costo immesso sul mercato: i panettieri hanno trovato molto più conveniente vendere le farine al mercato nero piuttosto che usarle per panificare.

Pubblicato il: 10.06.08
Modificato il: 10.06.08 alle ore 15.17

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