Archivio | giugno 13, 2008

Sacconi: troppi scioperi, una norma per ridurli

MA VI ACCORGETE DI COME L’ITALIA VADA SOMIGLIANDO SEMPRE PIU’ AD UNA DITTATURA SUDAMERICANA? SE E’ QUESTO IL DISEGNO, CI STANNO RIUSCENDO MOLTO BENE..

mauro

http://tkfiles.storage.live.com/y1p0A6Y9m8dgeSbbFnHzlISVwEzh_HIys_7EwrW-3FPDAO0uHEh0y30fkuKjab4kM--sS0NjLlh8tE

In Italia si fanno troppi scioperi, bisogna trovare una norma per ridurli. A parlare non è Confindustria, non è Federmeccanica. È invece il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, colui che deve mediare fra sindacati e imprese e che fa capire in modo inequivocabile da che parte sta.

Dopo l’idea di combattere le morti bianche sburocrattizzando il testo unico di Damiano a favore delle imprese, ne spara un’altra.

Ad un convegno organizzato dalla Cisl e dal “Riformista” annuncia che sta studiando una normativa che riduca gli scioperi, trasformando l’Autorità di garanzia degli scioperi (molto spesso criticata dai sindacati per l’eccessiva ristrettezza nel concedere il diritto costituzionale a scioperare) in una sorta di «autorità per il lavoro».

Serve, spiega, «una convocazione più responsabile dello sciopero» perchè «in Italia occorre ridurre questa propensione, sperando che le parti si diano delle regole per cui non siano minoranze esigue a creare interruzioni in dispregio delle regole».

Sacconi spera che «le parti sociali ne parlino e magari ci sollecitino uno strumento che dovrebbe essere rivolto a relazioni industriali più consapevoli della rappresentatività dei diversi attori e che lasciano il conflitto all’ultima ratio nei loro rapporti».

Poi arriva il contentino. E’ giunta l’ora che «i lavoratori partecipino non solo ai profili negativi del rischio d’impresa ma anche a quelli positivi», ossia gli utili. «Noi- ricorda- abbiamo compiuto l’atto fondamentale che è stato quello di detassare i premi e gli incentivi perchè questa è la premessa per la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese».
Pubblicato il: 13.06.08
Modificato il: 13.06.08 alle ore 20.52

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76264

Città e discariche militarizzate: È la risposta alle «emergenze»

La Russa: 2.500 militari per le strade

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emergenza rifiuti, protesta a Napoli, foto Ansa

Allo stato d’emergenza il governo risponde con l’esercito. Discariche e città metropolitane grazie a due decreti approvati venerdì dal governo diventeranno maxi laboratori per le nuove politiche securitarie che altereranno la nostra tradizionale idea di sicurezza. Dallo stato d’emergenza allo stato d’eccezione. L’eccezione di cui parliamo si materializzerà tra poco tempo, quando al fianco alla figura dell’agente di polizia troveremo un soldato dell’esercito che con “il sorriso” ci dirà come comportarci. Immagini già viste a Belfast, a Belgrado o a Santiago del Cilile negli anni Settanta…

Il ministro della difesa Ignazio La Russa da Bruxelles, al termine del Consiglio dei ministri della Difesa Ue, ha detto con la sua tradizionale ironia tragicomica che «sarebbe un peccato non sfruttare le capacità acquisite dai militari di ritorno dalle missioni di pace». «Un emendamento che abbiamo scritto a quattro mani, io e il ministro Maroni, oggi è stato accolto in Consiglio dei ministri», ha annunciato La Russa. «Quindi, nei prossimi giorni verrà presentato questo emendamento al decreto sulla sicurezza che consentirà al ministro dell’Interno di potersi avvalere, se lo riterrà, di un contingente massimo di 2.500 uomini», ha continuato il ministro parlando intanto di un periodo di sei mesi per sperimentare questi “pattuglioni”.

La Russa ha sottolineato che l’esperienza guadagnata dai nostri militari all’estero, dove spesso svolgono compiti di polizia come in Kosovo o in Afghanistan, sarà preziosa per il lavoro di pattugliamento e perlustrazione che verrà avviato insieme a Polizia e Carabinieri. «È un sacrificio delle Forze Armate, che non abbondano di personale, a favore delle Forze dell’ordine, ma che facciamo molto, molto volentieri e che aumenta i meriti dei nostri soldati», ha sottolineato La Russa.

Tempi difficili anche per chi protesta contro l’apertura delle discariche in Campania. Infatti nel nuovo decreto sicurezza le discariche diventano luoghi d’interesse strategico che possono essere difesi con l’uso dell’esercito. L’impiego delle forze armate per la conduzione tecnica ed operativa degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti, l’obbligo di completare l’inceneritore di Acerra, forze armate parificate ad agenti di pubblica sicurezza. Queste alcune delle novità introdotte dal decreto legge sull’emergenza rifiuti in Campania approvato venerdì dal Consiglio dei ministri.

Il decreto, su proposta del premier Silvio Berlusconi e del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, completa, rileva Palazzo Chigi, «il quadro delle iniziative tese ad assicurare lo smaltimento dei rifiuti in Campania ed il superamento dell’emergenza in atto».

Viene anche introdotta una nuova disciplina tecnica relativa alla lavorazione dei rifiuti negli impianti di selezione e trattamento meccanico che consente di evitarne il fermo. E la qualificazione delle modalità di impiego delle forze armate, parificate ad agenti di pubblica sicurezza, «assicura la massima efficacia delle operazioni in condizioni di sicurezza».

Il governo ha scelto quindi di utilizzare il pugno di ferro verso chi protesta contro l’apertura di discariche e chi delinque nelle città . Proprio qui nasce il problema. Cosa vuol dire delinquere nelle città? essere clandestino o manifestare contro qualche sopruso?.

Per capire la portata del decreto bisogna aspettare la pubblicazione del testo unico sulla sicurezza. Il governo potrà veramente concedre di usare le armi contro le manifestazioni di protesta o contro clandestini che non hanno il permesso di soggiorno? Per quanto riguarda il decreto specifico sulla questione dell’uso delle forze armate per l’emergenza rifiuti, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha poi precisato che il decreto verrà trasformato in un emendamento a quello sull’emergenza rifiuti già approvato a Napoli alcune settimane fa. I due testi verranno dunque unificati e trasformati in legge in modo contestuale.

Dall’opposizione arrivano forti critiche. Per il ministro ombra della Difesa Roberta Pinotti «Siamo contrari alla militarizzazione del territorio, noi non possiamo che ribadire il nostro fermo no». «Noi siamo contrari alla militarizzazione del territorio – sottolinea Pinotti- per garantire la sicurezza nelle città esistono le forze dell’ordine, che magari vanno potenziate». Il personale militare «è stato addestrato per affrontare il ruolo specifico di un esercito professionale, per lo più impegnato in missioni internazionali – conclude la ministro ombra della difesa – e dunque utilizzarlo nelle aree urbane sarebbe sbagliato e costituirebbe anche uno spreco di risorse».

Pubblicato il: 13.06.08
Modificato il: 13.06.08 alle ore 20.53

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76266

L’auto che va ad acqua? Si può fare

Motore elettrico, con 1 litro si viaggia un’ora a 80 km /h. Chiesto il brevetto per avviare lo sviluppo (Guarda il video)

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Il sistema Genepax (dal sito della società)

OSAKA – Ah, se le auto potessero viaggiare ad acqua invece che a benzina benzina! In molti ci hanno pensato, specie di questi tempi, con i prezzi dei carburanti schizzati a livelli sempre più alti. Detto e fatto. La società giapponese Genepax ha depositato la domanda per ottenere il brevetto di un motore elettrico alimentato ad acqua. Qualsiasi tipo di acqua: dolce, salata o piovana. Se una inovazione del genere diventasse una realtà produttiva e di consumo sarebbe una vera rivoluzione. E in tempi di prezzi alle stelle per il petrolio una notizia come questa, naturalmente, ha una risonanza mondiale. Anche se dall’ideazione alla sua traduzione industriale il cammino è ancora lungo.

UN LITRO – Kiyoshi Hirasawa, amministratore delegato della Genepax, in un’intervista a una tv locale giapponese ha detto che il motore, con un solo litro di acqua, sarebbe in grado di far viaggiare un’auto per circa un’ora alla velocità di 80 km all’ora. «Non c’è bisogno di costruire un’infrastruttura per ricaricare le batterie, come avviene di solito per la maggior parte delle auto elettriche», ha aggiunto Hirasawa. Il motore funziona grazie a un generatore che la scompone l’acqua e la utilizza per creare energia elettrica. Hirasawa ha ammesso però che l’applicazione pratica non è nel futuro immediato e spera che il brevetto sia di interesse delle grandi case automobilistiche giapponesi. Serve ancora una fase di sviluppo e bisogna sperare che almeno uno dei grandi produttori creda in questa prospettiva. Anche perché al momento i progetti fanno in direzione opposta: motori a cellule di idrogeno che producono acqua nel processo, e non che la consumano. Lì i produttori hanno investito ingenti capitali. Avranno il coraggio di puntare e scommettere su un motore che utilizza il carburante più diffuso sul pianeta?

13 giugno 2008

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fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_giugno_13/auto_acqua_giappone_13212016-3932-11dd-acb4-00144f02aabc.shtml

Siamo tutti Pino Maniaci!

Riceviamo dall’Associazione Antimafia Rita Atria e prontamente rilanciamo:

“Abbiamo atteso ben una settimana sperando che le testate nazionali si accorgessero di una iniziativa a favore di un loro collega che da mesi ormai vive sotto scorta. A dare visibilità alla notizia solo qualche testata locale, il Giornale di Sicilia, Radio Alcamo, Repubblica Palermo, Radio Libera di Torino, LA7 e Radio 2 con Caterpillar e pochissimi altri. Così abbiamo pensato di mettervi al corrente direttamente dell’iniziativa “SIAMO TUTTI PINO MANIACI” inviandovi il comunicato stampa scritto il 7 giugno. Se condividete l’iniziativa vi chiediamo cortesemente di diffondere questa email.”

info: http://www.ritaatria.it/SiamoTutti-Pino-Maniaci.aspx
video: http://www.ritaatria.it/Telejato.aspx

L’INIZIATIVA:

SE VUOI DARE LA TUA DISPONIBILITA’ A PARTECIPARE

SEI PROMOTORE DELL’INIZIATIVA.

“SIAMO TUTTI PINO MANIACI”

Ad un gruppo di cittadini è venuta questa idea, ci è sembrata magnifica e ci auguriamo lo sia anche per te.
La mafia si può combattere in tanti modi. Pino Maniaci e quindi la redazione di Telejato (Partinico – Palermo) la combattono così: trasmettendo con coraggio i loro TG.
Questo a Pino è costato e gli costa, soprattutto in termini di sicurezza (vive sotto scorta).
Oggi anche la sua famiglia è oggetto di “attenzioni” da parte della mafia di Partinico e non possiamo di certo rimanere indifferenti a tutto ciò.
L’informazione riguarda tutti noi e abbiamo deciso di dimostrarlo attraverso l’iniziativa “SIAMO TUTTI PINO MANIACI”, almeno per un giorno.
Si tratta di una iniziativa che darà il via ad un network tra Telejato, Associazioni, testate giornalistiche, movimenti, artisti, cittadini comuni, etc … affinché si tenga viva l’attenzione su una realtà che non desideriamo si unisca alle cose da “ricordare” ma piuttosto alle cose da difendere.
Perché la lotta di Telejato sia la nostra lotta e continui con sempre  più forza, chiediamo, a tutti di ESSERCI. E di esserci in tanti!

L’INIZIATIVA
In cosa consiste?
Nel condurre noi il tg che solitamente svolge Pino Maniaci alle ore  14.15 leggendo le notizie che avremo in quel giorno.
In che modo?
Come preferiamo. Se vogliamo travestendoci anche come  lui. Baffi ed occhiali.
Come fare per aderire all’iniziativa?
registrarsi all’indirizzo web: http://www.ritaatria.it/SiamoTutti-Pino-Maniaci.aspx


Per info: 347.262.27.46; 349.47.86.108.

COMITATO PROMOTORE “SIAMO TUTTI PINO MANIACI”

COMUNICATO STAMPA – SIAMO TUTTI PINO MANIACI – 7 GIUGNO 2008

Grande partecipazione dei promotori dell’iniziativa.

Presenti oggi presso la sede della piccola ma grande televisione di Pino Maniaci Telejato  cittadini, Associazioni, Organizzazioni sindacali, Organizzazioni laiche ed ecclesiali
Grande assente la stampa ed i media. Presente solo  La Repubblica e Radio Alcamo.  Non ne chiederemo  la motivazione, troveremmo tutte le giustificazioni prive di qualsiasi fondamento.
La conferenza stampa ripresa integralmente e che sarà inserita su You tube  e all’interno dei siti che la potranno ospitare, è stata ugualmente decisamente  un successo.
Ogni promotore ha dichiarato la propria motivazione a far parte dell’iniziativa “Siamo tutti Pino Maniaci”.
E’ stata descritta l’iniziativa che avrà inizio il giorno 9 giugno 2008 alle ore 14,15 con il primo conduttore Salvatore Como – Segretario Provinciale Sindacato Polizia – S.I.A.P.
Momenti anche commoventi nel corso della lettura delle lettere di Luigi Ciotti e Rita Borsellino.
L’iniziativa ha consolidato, inoltre, anche un altro e fondamentale punto. Telejato , è realmente la nostra televisione.
Quella televisione che da ora in poi sarà utilizzata non più soltanto dai Partinicesi ma da tutti i cittadini Siciliani  in nome proprio della libertà d’informazione e contro le mafie.
Infatti, i conduttori che leggeranno i TG,  saranno a loro volta intervistati da Pino Maniaci ed avranno la possibilità di parlare degli argomenti di propria competenza e responsabilità.
Riteniamo, questa, una conquista di democrazia partecipativa senza precedenti.
Tra i promotori dell’iniziativa anche il Sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia.
Promuovere l’iniziativa “Siamo tutti Pino Maniaci” significa entrare a fare parte di  un  “popolo che intende essere presente” , non soltanto più  virtualmente, nelle lotte alla mafia e per la libertà della vera informazione.
E’ possibile iscriversi e  vedere i moltissimi promotori dell’iniziativa entrando anche nel sito
http://www.telejato.it/, collegato direttamente con la pagina web “Siamo Tutti Pino Maniaci”

IL COMITATO PROMOTORE “SIAMO TUTTI PINO MANIACI”

INFORTUNI: CROLLA IMPALCATURA A SETTIMO MILANESE, DUE MORTI E UN FERITO

Milano, 13 giu. – (Adnkronos) – E’ di due morti e di un ferito grave il bilancio di un incidente sul lavoro a Settimo Milanese, alle porte di Milano. L’impalcatura di uno stabile in costruzione e’ crollata e i tre operai, tutti stranieri, sono caduti da un’altezza di circa 20 metri. Il ferito e’ ricoverato in coma all’Humanitas di Rozzano.

fonte: adnkronos

FONTE IMMAGINE: ernestoscontento

La notizia è scarna (è un'”ultim’ora”) ma non per questo meno agghiacciante.

QUO USQUE TANDEM, CONFINDUSTRIA??? NONCHE’ TUTTE LE ALTRE ORGANIZZAZIONI DI “IMPRENDITORI”, GOVERNO, E SINDACATI???

Se 48 ore vi sembran poche…

La nuova direttiva Ue prevede fino a 65 ore di lavoro settimanali

Mentre in Italia si rischia lo stravolgimento delle normative che regolano contratti e tutele per i lavoratori, in Europa le cose non vanno poi molto diversamente  I ministri del Lavoro dei 27 Stati membri, riunitisi ieri in Lussemburgo, hanno raggiunto un accordo che permette di superare il tetto massimo delle 48 ore lavorative settimanali.
Con il parere favorevole di quasi tutti i Paesi, compresa l’Italia, e la sola esclusione di Spagna, Belgio, Grecia, Ungheria e Cipro che si sono astenuti, è stata varata la direttiva che permette di applicare deroghe alla settimana lavorativa di 48 ore, arrivando a 60 ore di lavoro a settimana e addirittura a 65 ore nel caso dei lavori a chiamata.

La nuova legislazione europea rivede la direttiva del ’93 sull’orario di lavoro che fissava il limite a 48 ore e che però già permetteva ampie libertà ai singoli Stati. Per cui, soprattutto in Gran Bretagna, molte aziende facevano firmare ai dipendenti una liberatoria dagli obblighi della direttiva, possibilità che rimane anche nella nuova direttiva che fissa il tetto di 60 ore, a meno che accordi tra le parti sociali non prevedano altri limiti. Praticamente i lavoratori dipendenti rischieranno di non essere più tutelati e di venire invece costretti dalle aziende a turni massacranti.
Eppure la commissione europea si dice soddisfatta dell’accordo, che dovrà però passare ora al vaglio dell’Europarlamento, dove la sinistra promette di dare battaglia.

«E’ l’ennesimo colpo di piccone ai diritti sociali in Europa» è il commento di Dino Tibaldi, responsabile Lavoro del Pdci, ad un accordo che «decreta la fine delle 48 ore settimanali di lavoro conquistate dall’organizzazione internazionale del lavoro nel 1917. Non stupisce l’entusiasmo di Confindustria e di Sacconi per tale accordo. Per contrastare tutto ciò è necessaria una stagione di mobilitazione come avvenuto sulla Bolkestein, affinché l’accordo non venga ratificato dal Parlamento europeo. Si tratta di una direttiva inaccettabile che, oltre a peggiorare le condizioni di lavoro, è una mina contrattuale che se applicata porterà acqua al mulino di chi punta al superamento del contratto di lavoro, non solo per quanto riguarda i salari anche per le regole e normative sull’orario di lavoro».

In compenso nella direttiva varata dai ministri del Welfare europei viene stabilita parità di trattamento per i lavoratori temporanei e quelli a tempo indeterminato per quanto riguarda la retribuzione, il congedo e la maternità.
Il testo prevede per gli 8 milioni di lavoratori di agenzie interinali in Europa gli stessi diritti degli occupati a tempo indeterminato, ma anche in questo caso saranno comunque ammesse deroghe attraverso accordi tra le parti sociali nazionali e settoriali.

11.6.08, fonte: http://www.larinascita.org/

VITA e lavoro

Riportiamo due articoli tratti da vita.it

Sicurezza sul lavoro, i numeri veri dell’emergenza
di Maurizio Regosa (m.regosa@vita.it)
12/06/2008

Il rapporto per i Diritti globali 2008 appena pubblicato contiene un capitolo su questo dramma. All’indomani dell’ennesima strage è molto utile rileggerlo. Ecco che cosa spiega

Nel 2007 sono stati 1260. Quattro morti al giorno. Ogni sei ore una vittima. Per il 2008 è presto fare i bilanci, ma tragedie come quella di ieri a Mineo fanno capire che la questione sicurezza sul lavoro è un’emrgenza nazionale. Una «strage» titolano oggi molti giornali, una «battaglia» che fa più vittime delle guerre guerreggiate. «Dal  2003 al 2007 i morti sul lavoro in Italia sono stati almeno  6.654. Nello  stesso periodo, in Iraq sono rimasti uccisi 4.213 soldati  della coalizione internazionale. Vale a  dire che un muratore, un metalmeccanico o un  agricoltore del  nostro Paese ha molte più probabilità di morire di  un soldato  attivo in una zona di guerra», commenta il Rapporto sui diritti globali 2008, appena pubblicato dall’Associazione SocietàINformazione.
Se i caduti del 2007 sono stati 1260 (dei quali 295 nell’edilizia e 1130 nell’industria e nei servizi), il numero degli incidenti sul lavoro (quelli denunciati, ovviamente) sfiora quasi il milione: 913.500 (poco di meno del 2006 anno in cui se ne verificarono 928.158, con 1341 morti).

Costi umani, costi sociali
È inutile precisare un costo umano cosa sia. Diverso per quello sociale, cui si pensa meno. L’Inail lo ha quantificato in 45 miliardi e mezzo nel 2005 (il che vuol dire il 3,21% del Pil). Cifra cui gli esperti sono arrivati sommando gli 11.760 miliardi di costi assicurativi, i 14.377 miliardi per gli interventi e i dispositivi di prevenzione e i 19.307 per altre spese legate ai danni da lavoro (dal tempo impiegato per soccorrere le vittime ai guasti delle macchine alla perdita d’immagine). Se si sommassero le spese medico-cliniche, quelle sanitarie, quelle per la riabilitazione, gli indennizzi per invalidità temporanea e le pensioni d’invalidità, si avrebbe una dimensione realistica dell’impatto economico della sicurezza trascurata.

Il quadro legislativo
«Dobbiamo realizzare un’impresa tra Stato, Regioni e parti sociali per stabilire azioni concrete che servano a creare un ambiente sicuro. Le regole da sole non bastano», ha detto stamani il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, annunciando il varo di un Piano straordinario. Ha ragione. Come pure non hanno torto i sindacati che sollecitano più controlli. Ma certo dalle regole non si può prescindere. E il quadro legislativo, modificato dal governo Prodi, alcune norme le fissa, rafforzando le sanzioni ma non solo (estendendo il campo di applicazione a tutte le tipologie contrattuali). Il Testo unico approvato nell’aprile 2008 oltre introdurre temi come la formazione e alla prevenzione, disciplina fra l’altro il sistema degli appalti, facendo formale divieto di procedere a gare al massimo ribasso (a scapito della sicurezza), introducendo il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e creando un fondo presso l’Inail per sostenere le piccole e medie imprese.

Deregulation & sicurezza

Un piano straordinario, dunque, annuncia Sacconi. Naturalmente occorre aspettarne i contenuti, ma una cosa va probabilmente sottolineata: più deregulation non può voler dire meno sicurezza. Proprio ieri, i giornali riportavano l’intenzione del governo di riformare il mercato del lavoro, procedendo in due direzioni: deregolamentare e semplificare. Tra gli esempi di pratiche burocratiche, il Sole 24Ore citava «il superamento dei libri paga e matricola». Documenti che, secondo la Finanziaria 2007, i «datori di lavoro soggetti all’obbligo dell’assicurazione infortuni sul lavoro e contro le malattie devono tenere».
Va bene quindi deregolamentare, ma con la necessaria cautela e senza sfruttare le emergenze, sottolineano quanti hanno notato che l’articolo 18 del Decreto per i rifiuti campani – 23 maggio 2008 – prevede alcune deroghe. Fra le leggi elencate, vi è anche quella che riguarda la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Incidenti sul lavoro: Anmil critica il sindacato
di Redazione (redazione@vita.it)
12/06/2008

Così Pietro Mercandelli: Politici e sindacati dicono «inutili parole di cordoglio e beffarde buone intenzioni»

“Quella di Mineo è la quinta grande tragedia sul lavoro nell’arco di un anno e mezzo, un altro episodio che richiamerà l’attenzione della politica e del mondo dell’informazione, ma al quale non faranno seguito azioni concrete” commenta Pietro Mercandelli, Presidente dell’Associazione nazionale fra mutilati ed invalidi del lavoro (ANMIL), in riferimento alla morte dei sei operai in provincia di Catania e aggiunge “ma i morti di oggi sono addirittura otto”.
“A novembre del 2006 – ricorda Mercandelli – 4 lavoratori morti a Campello sul Clitumno nell’esplosione della Umbria olii, a luglio del 2007, 5 morti per un’esplosione nello stabilimento Molino Cordero di Fossano (CN), a dicembre del 2007, 7 morti alla ThyssenKrupp di Torino e poi i 5 morti di Molfetta con una modalità tragicamente analoga a quella di Mineo. E inoltre, anche oggi, come tutti i giorni, un lento ma inesorabile stillicidio di morti sul lavoro con un operaio travolto da un camion pirata sulla A1, all’altezza di Moden e, un agricoltore schiacciato dal suo trattore in provincia di Alessandria”.
“Tutto questo – sottolinea il Presidente dell’ANMIL – mentre da parte delle forze politiche e sociali, dai partiti ai sindacati alle organizzazioni imprenditoriali, vengono spese le consuete ed inutili parole di cordoglio e manifestate inutili e beffarde buone intenzioni”.
“Ancora una volta tutti spendono parole di esecrazione e di condanna – denuncia Mercandelli – ma il sindacato che puntualmente ad ogni tragedia chiede interventi esemplari, non c’è sui posti di lavoro? E gli imprenditori che tendono sempre a minimizzare la tragedia dei morti e degli infortuni sul lavoro e chiedono in continuazione interventi sul costo del lavoro, ma in questi casi mettono la testa sotto la sabbia aspettando che passi la bufera, dove sono?”.
“Il Ministro Sacconi – conclude il Presidente dell’ANMIL – ha annunciato l’urgente convocazione delle parti sociali, quelle stesse che si indignano o si assentano, ma che da decenni sfuggono alle rispettive responsabilità: nel frattempo, noi vittime del lavoro, ci chiediamo fino a quando dovremo ancora sopportare questa indegna rappresentazione teatrale e quante stelle al merito dovrà ancora consegnare il Presidente Napolitano prima che la sua Italia assuma un pieno senso di responsabilità da Lui più volte chiesto?”.

immagine tratta da http://zonaliberata.ilcannocchiale.it

Maturità, su YouTube il manuale del copione

Il video su Youtube che mostra come copiare alla maturità

Tesine all’asta su eBay. Anche le mamme vendono

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di Laura Bogliolo

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ROMA (12 giugno) – Corsi a distanza per imparare a copiare all’esame di maturità. Vademecum online per non farsi «beccare» mentre si usano i cellulari, tesine all’asta su eBay e, a sorpresa, vendute online da una mamma che spera anche di fare affari. Internet scatenato in attesa dell’esame di Stato.

Trucchi per copiare su YouTube. La colonna sonora è quella di Mission Impossible. Sullo schermo non c’è un atletico Tom Cruise avvolto in una divisa total dark, ma Cagnoleo, un trentaduenne che ha realizzato in un video su YouTube Il corso di preparazione all’esame di maturità, o meglio, sei trucchi per copiare. E per ognuno c’è una dettagliata scheda tecnica con tempo di preparazione, rischio, efficacia e note. Inserire bigliettini in una penna bic porta via «tre minuti», ma l’escamotage è noto e il rischio di essere scoperti è notevole. Si passa alla consultazione del libro in bagno consigliato «solo se il professore è permissivo». Immancabile l’uso del cellulare per navigare sul web e trovare la traduzione delle versioni di latino. In questo caso, visto l’assoluto divieto di portare cellulari all’esame, il rischio, sottolinea Cagnoleo, è massimo. Il Bignami si nasconde facilmente, ma, spiega l’autore del video, «non si trova mai quello che si cerca». Il trucco per copiare più impegnativo è quello degli appunti scritti sul vocabolario. Serve «un pomeriggio di preparazione» e si raccomanda di scrivere a matita con un tratto leggero. Infine i bigliettini: Cagnoleo, scatenato, insegna come nasconderli nell’orologio, dietro l’orecchio e nei pantaloni. Lo studio vero viene considerato «ormai in disuso» e l’augurio finale è «come nella vita… che vinca il più furbo».

Penna magica e scarpe a strappo. Sopravvive l’intramontabile penna magica, sempre più tecnologica, in vendita online a 15 euro, presente anche su MySpace al motto di “basta studiare, sistemi per copiare senza farsi sgamare”. Nel video su YouTube, dettagliatissimo, si insegna: scrivere il bigliettino con l’inchiostro trasparente, aiutarsi illuminando ciò che si scrive con penna ad ultra violetti. Il foglio, completamente bianco, potrà essere letto all’esame illuminandolo con la penna ultra violetti. Lo studente che si fa chiamare Farghetto Scosso, regista e attore, si riprende dalla sua tana tecnologica. Schermo del pc alle spalle e tanti foglietti con gli appunti da nascondere. Il metodo più infallibile secondo Farghetto è il bigliettino inserito nella fessura a strappo delle scarpe da ginnastica. Superato invece quello del foglietto dentro il cappello. Gli appunti mini formato inseriti tra le frange di una sciarpa, assicura Farghetto, sono il metodo migliore. La disperazione porta anche a scrivere gli appunti tra un dito e l’altro e all’inserimento di cartoncini neri all’interno delle lenti di occhiali scuri.

Dal righello alla Coca Cola. Alextamox mostra in un video il trucco del righello con gli appunti scritti nel retro dello strumento e plastificati. Per i più tecnologici c’è lo scanner dell’etichetta della Coca Cola. Una volta resa digitale, le scritte stampate dall’azienda vengono sostituite con gli appunti.

La maglietta-bigliettino. Da Scuolazoo, famoso per aver raccolto video sulle bravate degli studendi a scuola, arriva addirittura la maglietta-bigliettino “ognuna – si legge nel sito – con impresso tutto ciò che serve sapere, nei vari indirizzi di studio, per superare le prove scritte senza preoccupazioni”. C’è chi ci tiene a mettere su YouTube le bravate all’esame di maturità e riprende con il cellulare l’amico che ha nascosto bigliettini sulla caviglia.  E chi invece suggerisce il rito, pericoloso, del post-esame: bruciare la tesina e calpestare le sue ceneri.

Aste su e-Bay. ll martello virtuale è infuocato. Continua a battere all’asta tesi e tesine per ogni materia. Su e-Bay i prezzi vanno dai 9 ai 50 euro. Ci sono le immagini delle tesine per rassicurare l’acquirente, informazioni sugli indici e la fatidica frase “garanzia di serietà e professionalità”. Per una tesina pluridisciplinare per geometri si paga 14 euro: si passa da Seneca e Pirandello alla relatività di Einstein. Per una sulla televisione per i periti industriali si paga 49 euro.

La mamma venditrice. E poi, a sorpresa, c’è la mamma. La mamma che si mette in affari, che vende online la tesina per liceo scientifico fatta dal figlio grazie alla quale «ha superato brillantemente l’esame» lo scorso anno. «L’abbiamo preparata insieme – racconta la mamma – e ci dava soddisfazione venderla online». Solo per soddisfazione? «Beh, anche per fare qualche soldino». Per 100 euro la tesina potrebbe essere nostra. «Ma ormai è troppo tardi – spiega la signora – mi ero raccomandata… mio figlio doveva mettere online l’annuncio ad aprile… sai quanti soldi avremmo fatto!».

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Berlusconi si inchina a Bush: stop a caveat in Afghanistan

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L’Italia ha intenzione di togliere i caveat (quelle eccezioni che noi, Germania, Spagna e Francia hanno imposto alla Nato e che negano la possibilità di impiegare i contingenti di questi paesi fuori dai loro settori abituali) sull’Afghanistan e di questo si è parlato durante l’incontro con George W. Bush.

L’Italia ha intenzione di «mantenere le truppe in tutti i fronti aperti, come Kosovo e Libano», anche perché «è convinta che in tutti questi paesi», Iraq compreso, «bisogna far rinascere la democrazia».

Il premier ha ringraziato Bush per «l’apprezzamento che ci ha rivolto per l’impegno italiano» e ha ricordato che «sono 40 mila i soldati impegnati in missioni all’estero».

«Continueremo – ha poi sottolineato Berlusconi – convinti come siamo dell’importanza di far nascere in Iraq, per esempio una democrazia, per l’importanza che il paese ha in quella zona.

Continueremo su tutti gli altri fronti, continueremo gli accordi in Libano, siamo forti sostenitori del processo in Israele, siamo schierati sulla politica di tutto l’Occidente verso questi paesi che speriamo possano trovare la pace».

E in cambio? Si sperava nell’ingresso nel gruppo cosiddetto 5+1 che sta trattando con l’Iran sul nucleare. Ma neanche questo.

«Sto considerando seriamente questa situazione», si è limitato a dire Bush. Niente di più.

Per il resto totale sintonia sulla politica estera. Con Berlusconi che riparla anche di Iraq. «Abbiamo 40 mila soldati in missione all’estero e con il turn over riusciamo a mantenere forti presenze che ci vedono ai primi posti. Continueremo convinti dell’importanza di far nascere davvero, per esempio in Iraq una democrazia, per l’importanza che il Paese ha in quella zona. E continueremo su tutti gli altri fronti, siamo forti sostenitori accordi in Libano, in Israele e schierati sulla politica di tutto l’Occidente per questi Paesi, che speriamo possano diventare vere e proprie democrazie».

In mattinata il colloquio di Bush con Napolitano è durato 40 minuti, nello studio alla Vetrata del Quirinale. Il capo dello Stato ha espresso al presidente Usa la convinzione che, nella nuova situazione creatasi con le elezioni di aprile, si consoliderà la condivisione degli indirizzi fondamentali della politica estera, anche grazie ad un clima più costruttivo nella vita politica italiana. Al termine i due presidenti, accompagnati dalle rispettive delegazioni, si sono recati nella sala degli Specchi dove si tiene il pranzo offerto dalla presidenza della Repubblica.

Pubblicato il: 12.06.08
Modificato il: 12.06.08 alle ore 21.16

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76225