Archivio | giugno 22, 2008

Trovato l’interruttore che “spegne” le metastasi e l’attività dell’Hiv: lo ha scoperto un italiano

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ROMA (22 giugno) – Esiste un interruttore unico capace di spegnere sia le metastasi tumorali che l’attività del virus Hiv. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori italiani coordinati da Cesare Peschle dell’Istituto superiore di sanità (Iss), con uno studio pubblicato dalla rivista Nature Cell Biology. L’interruttore in questione è un piccolo frammento di Rna chiamato miR-146a, che regola l’attività di un recettore fondamentale per diversi processi all’interno della cellula. Secondo Peschle, le prime terapie che sfruttano il micro Rna sono vicine: «Siamo tutti stupiti dall’estrema maneggevolezza e dalla scarsa tossicità di questi composti – conferma il ricercatore – Penso che potranno avere un’applicazione molto più rapida dei farmaci tradizionali, proprio per queste caratteristiche, nel giro di qualche anno».

«Questo recettore è coinvolto nelle funzioni più disparate – spiega Peschle – in particolare nella produzione delle piastrine, ma anche nella formazione delle metastasi tumorali e nell’ingresso del virus Hiv nei linfociti, un processo fondamentale nello sviluppo del virus». I ricercatori hanno verificato su colture cellulari che la produzione di piastrine può essere stimolata inibendo l’azione del micro-Rna studiato con un farmaco specifico chiamato “antagomir”. Il passo successivo sarà cercare di verificare sia in vivo che in vitro che è possibile anche ottenere l’effetto opposto. «Alcuni indagini preliminari ci inducono a utilizzare il miR-146a al fine di sopprimere il recettore per inibire la metastatizzazione dei tumori maligni e l’infezione dei T linfociti da parte di HIV – anticipa Peschle – Sarà questo, infatti, l’oggetto degli studi successivi».

I micro Rna sono piccoli frammenti di circa 20-25 nucleotidi presenti nelle cellule in migliaia di tipi diversi. La loro scoperta è molto recente, risale infatti al 2001, e molte delle loro funzioni sono ancora sconosciute. «Gli studi sui microRNA, che esercitano la funzione di interruttori molecolari nei circuiti alla base delle funzioni cellulari normali e patologiche, sono studi che potranno davvero rivoluzionare il modo di sviluppare le future terapie per i tumori – spiega Enrico Garaci, presidente dell’Iss – Il nostro istituto ha avuto il merito di iniziare queste ricerche quando ancora nella comunità scientifica c’erano molte perplessità sulla possibilità reale di una terapia molecolare mirata, mediante microRNA. Studi come questo dimostrano che si tratta invece di una frontiera estremamente interessante da esplorare ancora, soprattutto per la scarsa tossicità delle terapie che ne potranno derivare».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=26394&sez=HOME_SCIENZA

Vivienne Westwood porta i rom in passerella a Milano. Ed è subito polemica

ROMA (22 giugno) – Chi si aspetta uno stile silenzioso e senza sorprese cambi passerella. Non c’è traccia nel Dna di Vivienne Westwood di quella pesante, soffocante e sbiadita normalità. Sarà per l’aria rivoluzionaria respirata accanto ai Sex Pistols al fianco del marito-manager della band punk britannica, o per quell’inconsueta quanto invidiabile voglia di non ripetersi. Fatto sta che madame Viv non si arrende e dopo essersi battuta per i diritti civili aderendo alla campagna Liberty creando t-shirt da collezione con lo slogan I am not a terrorist, please don’t arrest me, a Milano ha portato alla settimana della moda i rom. Non solo la loro cultura tradotta in abiti per la collezione uomo primavera-estate 2009, ma proprio loro. Sfilano modelli dalla pelle ambrata, tatuaggi, sorrisi incastonati in dentature d’oro, catenoni e stampe floreali, cachemire indiano, camicie a righe e pantaloni stretti e tirati. Resuscitato il tartan westwoodiano di due icone come Cary Grant e Clark Gable, regalato all’icona del fashion newyorkese Carrie di Sex and City l’abito (sfortunato) per convolare a nozze con l’amato Big, madame Viv è scesa in strada, ha respirato le atmosfere dei vicoli metropolitani senza casa e si è lasciata affascinare dalla cultura dei nomadi. Cosa non gradita a tutti.

Le polemiche. «Credo che la stilista abbia un’ idea dei rom che non corrisponde più alla realtà – ha detto l’assessore milanese Tiziana Maiolo per anni impegnata in azioni di integrazione – Se vuole l’accompagno io in un campo nomadi». Per l’assessore la «Westwood è disinformata e nostalgica perché i rom non sono più quelli – ha detto l’assessore – ora è gente che non vuole più lavorare, manda i bambini a chiedere l’elemosina, e vive di furti: io per anni mi sono occupata della loro integrazione e alla fine ho capito che vogliono fare la loro vita ma senza rispettare alcuna regola, quindi, se è così, devono andarsene dalle nostre citta». Madame Viv spiega che la sua collezione «è un omaggio a una minoranza etnica di cui la gente conosce poco, con una storia e una cultura antiche».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=26390&sez=HOME_PIACERI

Immigrato trovato morto in un camion nel porto di Venezia. Due cadaveri scaricati in autostrada dopo il viaggio

I VIAGGI DELLA DISPERAZIONE

Nel rimorchio c’erano altre 5 persone. I sanitari li hanno soccorsi e ricoverati all’ospedale
L’uomo, sui 30 anni, potrebbe essere rimasto vittima degli stenti e del forte caldo

Immigrato trovato morto in un camion nel porto di Venezia

L’equipaggio è stato attirato dalle richieste di aiuto che venivano dall’interno del mezzo

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Immigrato trovato morto in un camion nel porto di VeneziaLa nave su cui è stato ritrovato il container (Foto Interpress)

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VENEZIA – L’equipaggio è stato attirato dalle richieste di aiuto dei sopravvissuti che venivano dall’interno di un tir. L’ennesima tragedia della disperazione si è consumata su una nave proveniente dalla Grecia, arrivata al porto di Venezia. Nel rimorchio di un camion – non in un container come si era creduto in un primo momento – c’era il corpo senza vita di un immigrato, insieme ad altri cinque stranieri, tutti in cattive condizioni di salute. Gli uomini sarebbero di origine meriorientale. Ormai quasi completamente disidratati, i cinque sopravvissuti avevano con sé solo alcune bottiglie vuote.

La nave era salpata dal porto di Igoumenitsa. Dopo la scoperta, a Venezia, i migranti sono stati soccorsi dai sanitari e ricoverati all’ospedale di Mestre, dove dopo essere stati rifocillati sono stati dimessi. Adesso sono stati affidati ai servizi sociali del Comune. Tra loro nessuna donna o bambino. Il colloquio con il magistrato chiarirà la dinamica del viaggio e se il loro obiettivo era l’Italia. Probabilmente, i sei si erano introdotti nel mezzo, che trasportava abbigliamento, nel porto di Patrasso.

Quanto alla vittima, potrebbe essere di nazionalità irachena, anche se non si conosce ancora con esattezza la sua provenienza. L’uomo, che dovrebbe avere intorno ai trent’anni, è deceduto probabilmente a causa degli stenti patiti per la permanenza nel tir imbarcato sulla nave, aggravati dal grande caldo di questi giorni. Sulla vicenda sta indagando la polizia.


22 giugno 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/cronaca/sbarchi-immigrati/trovato-morto/trovato-morto.html

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Due cadaveri scaricati in autostrada dopo il viaggio

Non hanno resistito agli stenti: si segue la pista della tratta di schiavi
Proseguono senza sosta gli sbarchi a Lampedusa e in Sardegna

ROMA (22 giugno) – Giornata drammatica sul fronte immigrazione. Un clandestino è stato trovato morto in un container nel porto di Venezia, mentre due cadaveri sono stati rinvenuti su una bretella autostradale in provincia di Vercelli: la polizia segue la pista della tratta di clandestini. Il tutto mentre proseguono gli sbarchi di immigrati a Lampedusa e sulle coste nel sud della Sardegna.

Un clandestino trovato morto in un container. Un immigrato è stato trovato morto oggi all’interno di un container nel porto di Venezia. Con lui, nel cassone, c’erano altri stranieri, in pessime condizioni di salute, che sono stati soccorsi dai sanitari. L’uomo è deceduto probabilmente a causa degli stenti patiti per la permanenza nel container, visto il grande caldo di questi giorni.

Due cadaveri a nel Vercellese. Giallo in provincia di Vercelli, dove stamattina i cadaveri di due persone, presumibilmente straniere, sono stati trovati nei pressi di una piazzola della bretella autostradale che collega la A26 alla A4. A scoprirli, all’altezza del comune di Sali, a quattro chilometri dal capoluogo, è stato un camionista. I due cadaveri, in avanzato stato di decomposizione, si trovavano in una scarpata e avevano addosso soltanto gli slip. La polizia pensa che possa trattarsi di due clandestini morti per gli stenti di un lungo viaggio e poi scaricati lungo l’autostrada: tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è infatti anche quella della tratta di clandestini. I corpi, che non presentano segni evidenti di violenza, non sono stati occultati, ma ricomposti in modo ordinato subito oltre il guard-rail. Particolari che potrebbero escludere altre piste, tra cui quella del regolamento dei conti.

Sbarchi di clandestini a Lampedusa e a Malta. Ancora sbarchi di clandestini nel Canale di Sicilia. Un gommone con 61 immigrati, tra cui quattro donne, è stato soccorso da una motovedetta della Guardia costiera a 35 miglia a sud-est di Lampedusa. Erano stati gli stessi extracomunitari a lanciare l’sos con un telefono satellitare. Altri 27 somali, tra cui otto donne, sono stati invece raggiunti al largo delle coste libiche da una motovedetta maltese, dopo la segnalazione di un peschereccio che aveva incrociato il barcone a 98 miglia a sud di Malta.

Nuovi arrivi in Sardegna. Nuovi arrivi di immigrati clandestini, quasi tutti algerini, anche sulle coste sud-occidentali della Sardegna, con Guardia di finanza, Capitaneria di porto e carabinieri impegnati a soccorrere e fermare complessivamente 94 persone che sono state trasferite nel Centro di pronto soccorso e accoglienza di Elmas, ormai oltre i limiti della capienza. Il primo gruppo di clandestini (38, tutti maschi tra i 25 e i 30 anni) è stato avvistato alle 17 di ieri su tre barchini a 30 miglia dalle coste sud dell’isola. Sono intervenute due unità della Guardia costiera e pattugliatori del reparto aeronavale della Guardia di Finanza che hanno soccorso gli immigrati e li hanno poi trasportati al Cpsa di Elmas. Un secondo gruppo di 33 clandestini è stato fermato dai carabinieri della compagnia di Carbonia dopo che era sbarcati alle 3 della scorsa notte sulle spiagge tra Porto Pino e Capo Teulada. Poco prima delle 5, altri nove sono stati bloccati nell’area del polignono militare di Teulada. Alla stessa ora la motonave estone Karmes ha avvistato a 25 miglia da Capo Teulada un barchino con a bordo 14 persone. Il gruppo è stato poi soccorso da un pattugliatore della Gdf a due miglia dalla costa e sbarcato pochi minuti dopo le 9 a Sant’Antioco, per essere poi trasferito Centro di Elmas.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=26388&sez=HOME_INITALIA

MUTUI: ADUSBEF, DAL 2005 IMPORTO MEDIO RATE CRESCIUTO DEL 55%

https://i2.wp.com/www.liceoberchet.it/netday00/arte/images/Grosz_i_ladri.jpgGrosz – I ladri

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COME LE BANCHE RUBANO I NOSTRI SOLDI

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Impennata del peso dei mutui sui conti delle famiglie: secondo una nota di Adusbef, dal 2005 ad oggi “le rate sono aumentate in media del 55%. Chi pagava una rata di 700 euro al mese paga oggi 1.135 euro. Come fanno i banchieri ad affermare che le rate sono gestibili?” Il presidente dell’Adusbef e senatore dell’Idv Elio Lannutti in una nota fa il punto sull’andamento dei mutui a tasso variabile.
Secondo le ultime stime dell’associazione, si registra inoltre un forte incremento dei pignoramenti. La variazione piu’ alta, +41%,a L’Aquila che passa dagli 89 pignoramenti del 2006 a 125 del 2007. A Lecce l’aumento e’ del 35% con 965 pignoramenti nel 2007 a fronte di 715 dell’anno precedente.
Milano sale a 2.297 da 1.883.

Adusbef sottolinea che “il cartello bancario europeo manovra lo strumento dell’Euribor a proprio piacimento.
L’Euribor (Euro Interbank Offered Rate)”, sottolinea una nota e’ un tasso di riferimento privato, definito dalla Fbe (Federazione bancaria europea) che rappresenta 4.500 banche di 24 membri oltre l’Islanda, la Norvegia e la Svizzera”.


Adusbef rileva
che nonostante “la Bce non tocchi il tasso ufficiale di riferimento dal 13 giugno del 2007 (fermo al 4 per cento), l’Euribor e’ cresciuto comunque. In particolare, nell’ultimo anno, l’Euribor a 3 mesi e’ lievitato del 20,38 per cento (dal 4,126 al 4,967 per cento”). Ed e’ stato sufficiente il preannuncio di Trichet (giovedi’ 5 giugno) di un eventuale aumento dello 0,25 per cento del tasso BCE (dal 4 al 4,25 ) a luglio 2008, perche’ le 44 banche private che definiscono l’Euribor abbiano ritoccato il tasso da subito: dal 4 al 6 giugno, in due giorni cioe’, l’Euribor a 3 mesi e’ passato dal 4,864 a quasi il 5 per cento”. (AGI) – Roma, 21 giu. –

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fonte: http://www.agi.it/news/notizie/200806211648-cro-rt11054-art.html

La procura di Roma riapre l’inchiesta su Ustica dopo le dichiarazioni di Cossiga: furono i francesi

ROMA 21 giugno – La procura di Roma ha riaperto l’inchiesta sulla strage di Ustica, dopo aver convocato e sentito come testimoni il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga e Giuliano Amato, ai tempi sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

L’iniziativa dei pm Maria Monteleone e Erminio Amelio fa seguito alle dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga secondo il quale ad abbattere il DC 9 dell’Itavia il 27 giugno del 1980 sarebbe stato un missile «a risonanza e non ad impatto» lanciato da un aereo della Marina militare francese. La apertura della nuova indagine – di cui ha dato notizia il Tg3, dopo l’archiviazione disposta del giudice istruttore Rosario Priore – verificherà anche attraverso una rogatoria con la Francia, fatta anche per identificare i responsabili militari transalpini, le dichiarazioni di Cossiga.

Quest’ultimo nel febbraio dello scorso anno spiegò a vari emittenti, radiofoniche e televisive che «furono i nostri servizi segreti che, quando io ero Presidente della Repubblica, informarono l’allora Sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non ci sarebbe nulla dell’aereo». Cossiga spiegò ai media che «i francesi sapevano che sarebbe passato l’aereo di Gheddafi. La verità è che Gheddafi si salvò perché il Sismi, il generale Santovito, appresa l’informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro. I francesi questo lo sapevano e videro un aereo dall’altra parte di quello italiano e si nascosero dietro per non farsi prendere dal radar».

Nel gennaio dello scorso anno la prima sezione penale della Cassazione chiuse definitivamente una vicenda giudiziaria parallela a quella della strage, ovvero il processo ai generali dell’aeronautica sui cosiddetti depistaggi. La suprema corte dichiarò inammissibile il ricorso avanzato del Procuratore generale della Corte d’Appello di Roma che aveva chiesto una riformulazione della sentenza d’assoluzione, che avrebbe lasciato uno spiraglio per il risarcimento. I generali dell’Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, accusati di aver omesso al governo informazioni sul disastro avvenuto 26 anni fa, furono assolti, in maniera definitiva «perché il fatto non sussiste».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=26351&sez=HOME_INITALIA

Parisi e la crisi del Pd: «Bisogna cambiare leader»

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«Veltroni sembra Totò quando lo schiaffeggiano: pensa che le sberle degli elettori siano per Prodi»

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Arturo Parisi

ROMA — Arturo Parisi va avanti nella sua battaglia. Anche dopo il diverbio con Veltroni. E dopo le accuse che gli hanno lanciato, eccezion fatta per Marini che lo ha riconosciuto come un avversario interno autorevole benché «ruvido». Quindi Parisi non lascia. Anzi raddoppia e chiede le dimissioni del segretario.

Professore, la vicenda dell’altro ieri è chiusa?
«Quel che è avvenuto è gravissimo, ma era esattamente quello che purtroppo mi attendevo, però, per “tranquillizzarli”, voglio dire che non mi arrenderò: continuerò la mia battaglia per la legalità nel partito. Il Pd è stato attraverso l’Ulivo l’obiettivo della mia vita. No. Non facciano conto sulla mia resa».

Che cosa avrebbe voluto sentire da Veltroni?
«Mi auguravo che, invece di assumere nientemeno che a spartiacque la lettera di Berlusconi a Schifani, confermando la subalternità del governo ombra al calendario e all’agenda del governo sole, ci annunciasse che la campagna elettorale era finita e con essa l’inevitabile menzogna che è implicita nella propaganda, e che era iniziata finalmente la stagione della verità, il momento di prendere sul serio la risposta degli elettori».

E invece niente.
«Dicono che seppure dopo due mesi questa volta Veltroni abbia riconosciuto la sconfitta. Quale riconoscimento? Al massimo la sua è stata l’inevitabile presa d’atto della sconfitta elettorale. Nulla ci ha detto invece sulla sconfitta politica, niente su Roma, sulla Sicilia, sulle altre amministrative, che dalla Sardegna alla Val d’Aosta sono state anch’esse un disastro: ci ha detto di più sulla sconfitta delle amministrative del 2007. Mi sembrava di essere nella gag di Totò».

Scusi!?

«Sì, quella in cui un signore schiaffeggia Totò chiamandolo Pasquale, e più lo schiaffeggia e più Totò ride. Tanto che quello gli chiede: “Ma come, più io ti meno più tu ridi?” E Totò gli risponde: “E che sò Pasquale io? Volevo vedere dove andavi a finire”. Veltroni è così: pensa che gli schiaffi che gli han dato gli elettori siano sempre diretti al governo Prodi. E in questo modo siamo arrivati al ridicolo di un Pd che continua a presentarsi come partito a vocazione maggioritaria, mentre in Sicilia prende il 12,5 per cento».

Che avrebbe detto se avesse preso la parola all’Assemblea?
«Avrei detto che il problema non è la sconfitta elettorale. Quella era inevitabile. E’ stata scelta a tavolino nel momento in cui abbiamo deciso di alleggerirci dall’ossessione della quantità delle risposte. Ma il fatto è che non l’abbiamo sostituita con la qualità della proposta».

Si riferisce alla separazione dal Prc?
«Si, per la quantità, alla separazione consensuale con Bertinotti. Ma senza la qualità Veltroni non ha vinto e non vincerà domani né dopodomani. E’ questo che fa delle elezioni un fallimento totale».

Non le sembra di essere troppo duro, Professore?
«Serio, non duro. Sì. Lo riconosco. Ho difficoltà a riconoscermi nel clima zuccheroso, buonista e sorridente che ha da sempre caratterizzato la leadership veltroniana. Non avevamo bisogno di Tremonti per riconoscere che il tempo presente è dominato dalla paura. Questo Veltroni ieri lo ha riconosciuto. Quello che tarda a comprendere sono gli elettori che quando ci vedono sorridere non riescono proprio a capire cosa abbiamo da ridere. Ci sono state stagioni nella quali “pensare positivo” era di moda, e bastava copiare alla lettera gli slogan e le forme della propaganda americana. Questa è invece una stagione nella quale c’è bisogno di una guida e di un pensiero che sia almeno serio, se non forte, e comunque nostro».

E quale «pensiero serio» formulerebbe su questo Pd?
«Diciamo che questa è la premessa che mi costringe a riconoscere che purtroppo la formula che finora ho usato non è più sufficiente. Mi illudevo di poter distinguere la leadership dal leader e perciò chiedevo a Veltroni di cambiare linea. Sono passati due mesi pieni e di fronte ai ripetuti avvertimenti che ci vengono dagli elettori e dall’interno del partito la linea non è cambiata. E’ evidente allora che a questo punto bisogna cambiare leader».

Che le importa di chiedere che Veltroni se ne vada, visto che dicono che lei uscirà dal Pd e fonderà un suo movimento?
«Si illudono: devono provare a cacciarmi. Non sarò io ad andarmene. So che è questo il loro sogno. Troverò il modo di tenerli svegli. E’ bene che ricordino che il Pd è stato per me (come per molti) il mio partito molto prima che per loro».

Quindi, cambiare leader. Non lo chiede nessuno, però.
«La passione per il Pd mi impone come dovere morale di dire in pubblico quello che quasi tutti dicono in privato. Anche a costo di fare la parte del bambino che dice “il re è nudo”. Quello che mi scandalizza di più è la slealtà verso Veltroni: preferiscono tutti tirare di fioretto, ferirlo di punta, mettendo nel conto che l’avversario si dissangui a poco a poco. Ma così si dissanguano anche il Pd e la democrazia italiana. E’ per questo che son stato d’accordo con Veltroni che voleva aprire la fase congressuale. Apriamola, dissi, per capire chi siamo e dove andiamo. Purtroppo, però, il rifiuto è stato corale. In molti preferiscono lavorare a sfiancare il partito e il suo leader senza assumersene la responsabilità. Più tempo passa, più credo nella regola secondo la quale chi perde va via, senza tragedie, per evitare che la crisi di una leadership si trasformi nella crisi del partito».

Maria Teresa Meli
22 giugno 2008

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fonte: http://www.corriere.it/politica/08_giugno_22/parisi_intervista_22b495e6-4029-11dd-8fe9-00144f02aabc.shtml

IRAN – Professore molesta studentessa: entrambi finiscono in prigione

Dopo la denuncia, i compagni hanno filmato il docente con lei. Le autorità: «Mostrare cserti atti è peggio che commetterli»

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Un’immagine del video

Con i capelli neri non velati e il collo nudo in vista, al posto del chador prescritto, una ragazza scappa da un’aula universitaria. La telecamera la riprende per un istante. In primo piano, un uomo dagli occhiali spessi, con il colletto della camicia sollevato e sbottonato, all’inizio fa finta di niente. Poi guarda fisso dentro la telecamera, sembra accorgersi improvvisamente che la scena è stata ripresa, cerca di scappare, ma un gruppo di ragazzi lo afferra per la camicia e blocca l’uscita.

La ragazza è una studentessa dell’università di Zanjan, provincia rurale situata 300 km a nord-ovest di Teheran. Ha denunciato di aver subito molestie sessuali da parte di quell’uomo, Hassan Madadi, un vicerettore dell’università, oltretutto incaricato della «moralizzazione » dell’ateneo. Il vicerettore è stato sospeso e, secondo l’agenzia ufficiale iraniana Fars, arrestato. Ma la stessa sorte è toccata alla ragazza, il cui nome non è stato divulgato. Non sono chiare le accuse contro di lei, ma il procuratore locale avrebbe detto che rendere pubblica l’esistenza di certi crimini è peggio che commetterli.

In Iran i rapporti sessuali tra coppie non sposate sono illegali. Le pene: dalle frustate alla forca. Il video è stato girato sabato 14 giugno. Diffuso su YouTube, in una settimana è stato visto 400.000 volte. Gli autori sono studenti. Hanno fatto irruzione in aula durante un incontro tra il vicerettore e la ragazza, convocata, pare, per discutere la sua condotta poco etica. Dalle riprese non è certa la dinamica degli eventi. Gli studenti sostengono di aver sorpreso Madadi mentre si spogliava. Diversi siti web iraniani dicono che la ragazza aveva già denunciato all’Associazione islamica studentesca i tentativi del vicerettore di costringerla ad avere rapporti e che esisterebbe una registrazione audio delle avances. Ma sui blog c’è pure chi sospetta che sia «tutto un complotto contro il poveruomo. La ragazza potrebbe averlo sedotto» (Mike, Los Angeles Times) o forse era consenziente (Hassani, Global Voices). Gli studenti hanno consegnato l’uomo alle autorità. E in serata e nei due giorni successivi, in migliaia hanno bloccato il campus con un sit-in davanti alla palestra, rifiutando di entrare in aula nonostante gli esami in corso. Nei video diffusi sul web, centinaia di studentesse, chador nero e zainetto in spalla, protestano mano nella mano con i colleghi maschi. Hanno chiesto il licenziamento del vicerettore e di altri dirigenti e le scuse del ministero dell’Istruzione. Quest’ultimo li costringe a rispettare un rigidissimo codice di abbigliamento e comportamento, oltre a reprimere le libertà politiche, ma già in passato studenti di altre università hanno denunciato molestie da parte di professori. Le proteste si sono fermate dopo che il rettore Alireza Nedaf ha annunciato la sospensione di Madadi e promesso che il caso verrà esaminato da un comitato composto anche da studenti. «Se vi è stata corruzione, c’è la volontà di appoggiare gli studenti nell’eliminarla», ha detto. Ma il ministro della Scienza Mohammadi Mehdi Zahedi ha condannato il video- denuncia, accusando gli studenti di «diffondere immagini pornografiche». «Questo tipo di azioni — ha detto — sono contrarie all’etica islamica».

Viviana Mazza
22 giugno 2008

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fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_giugno_22/iran_prof_moleste_video_84b8ad96-402d-11dd-8fe9-00144f02aabc.shtml