Archivio | giugno 24, 2008

Di Pietro: se Pd supporta Berlusconi si apre grave problema di alleanza

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Il leader dell’Idv attacca i democratici dopo il no all’autorizzazione a procedere per Di Girolamo e la disponibilità a una “legge per l’immunità al premier”

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ROMA – “Problema gravissimo di alleanze con il Partito democratico”. Ne è convinto Antonio Di Pietro che chiede un chiarimento immediato dopo il no all’autorizzazione a procedere per il senatore Nicola Di Girolamo e la disponibilità a una “legge per dare l’immunità al premier” da parte dei democratici. “Noi dell’Italia dei valori abbiamo chiesto agli elettori di votarci per essere alternativi a Berlusconi – ha detto Di Pietro – Se il Partito democratico vuole fare da supporto a Berlusconi, noi non possiamo essere loro alleati. Si apre un problema delicatissimo sulle alleanze. Ci vuole un chiarimento subito”.

Di Pietro si riferisce in particolare al comportamento di oggi del Partito democratico che, al Senato, è stato artefice di “due fatti gravi”. Il primo è nelle parole di Anna Finocchiaro che ha aperto al disegno di legge per la sospensione dei procedimenti per le più alte cariche dello Stato: “Nessuna pregiudiziale di principio sul cosiddetto lodo Schifani”, ha detto il capogruppo dei senatori del Pd. L’altro è il no unanime (quindi anche con il voto del Pd) della giunta per le immunità alla richiesta di arresti domiciliari nei confronti di Di Girolamo (indagato per aver fornito dati falsi sulla sua residenza in Belgio per potersi candidare nelle liste riservate agli italiani all’estero).

“E’ incredibile” ha proseguito il leader dell’Italia dei valori parlando proprio di questo caso, “che al Senato sia stata negata l’autorizzazione ad arrestare una persona che è diventata parlamentare dando false generalità, e questa autorizzazione è stata negata anche grazie ai compagni del Pd che hanno detto che bisogna arrestare solo per reati gravi. Per noi diventare parlamentare dichiarando false generalità è più grave che immigrare clandestinamente. Se può essere arrestato il clandestino, allora può essere arrestato anche l’altro”.

Di Pietro ha però definito “ancora più grave dire che sono d’accordo a fare una legge sull’immunità, anzi l’impunità, per Berlusconi”. A questo punto, ha concluso “si pone un problema gravissimo di alleanze. Il Pd dica se vuole fare da ruota di scorta a Berlusconi. Perché negare ai magistrati di fare il proprio dovere di fronte a parlamentari che danno false generalità e essere disponibili a concedere l’immunità, questa è una scelta di campo che il Pd e i suoi dirigenti devono spiegare agli elettori”.

24 giugno 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/pd-idv/pd-idv/pd-idv.html

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Alfano: «Ora il lodo Schifani»
Il Pd: nessuna pregiudiziale di principio

Il ministro della Giustizia: lo vareremo al prossimo consiglio dei ministri

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ROMA – Dopo la «salvapremier» il governo punta ad un altro provvedimento che desta polemiche. E lo fa con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, durante l’audizione presso la commissione Giustizia del Senato. «Al prossimo Consiglio dei Ministri, – anticipa il Guardasigilli – ci sarà l’annunciato provvedimento per bloccare i processi penali per le più alte cariche dello Stato».

FINOCCHIARO – «Sul lodo Schifani o Maccanico io non ho nessuna pregiudiziale di principio. Nel senso che un sistema di immunità per le alte cariche esiste anche in altri Paesi europei». Lo dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, conversando con i giornalisti al Senato, sottolineando che però «il problema qui è che lo propone il presidente del Consiglio in carica per un procedimento a proprio carico. Diciamo che c’è una ineleganza, una inopportunità che io non fatico a vedere. Mi chiedo se altri fatichino a vederla».

SENATO: SI’ A DECRETO SICUREZZA – Intanto il Senato ha votato a favore del decreto sicurezza che contiene anche il cosidetto emendamento «salvapremier» che sospende i processi. L’aula di Palazzo Madama ha licenziato il provvedimento con i voti del solo Pdl (e degli alleati Lega e Mpa). Il testo è stato licenziato con 166 voti a favore, 123 contrari e un astenuto (il senatore a vita, Francesco Cossiga).

LA NORMA BLOCCA-PROCESSI Il punto più contestato dell’intero decreto è quello riguardante la sospensione dei processi. Come largamente annunciato, il Partito democratico ha votato contro le nuove misure. Due in particolare i punti di disaccordo: l’aggravante della clandestinità, che comporta pene maggiori nel caso di reati commessi da stranieri non in regola con il permesso di soggiorno, e, appunto, la norma che sospende i processi.

«STOPPA-PROCESSI NEL MIRINO» La Finocchiaro, la presidente del gruppo del Pd, ha fatto notare che il testo «ha in sè parti che condividiamo», come ad esempio quelle sul gratuito patrocinio e sui testimoni di giustizia. «Ma questo testo – ha sottolineato – ha in sè due norme che consideriamo sbagliate, pericolose, violative della Costituzione e dell’ordinamento comunitario». Quanto alla disposizione che sospende i processi, il Pd la considera un qualcosa che «viola il principio del diritto di difesa, quello di pari trattamento, quello della ragionevole durata del processo e che colpirà innanzitutto gli imputati innocenti, che hanno tutto l’interesse a una rapida definizione del processo, le parti civili, specie quelle più deboli economicamente».

LA PROTESTA – E contro il decreto hanno votato anche l’Italia dei valori e l’Udc. I dipietristi, al momento del voto in aula, hanno inalzato cartelli con le scritte «Vergogna» e «Il caimano è tornato».

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24 giugno 2008

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fonte: http://www.corriere.it/politica/08_giugno_24/senato_via_libera_decreto_sicurezza_2d8972c6-41d6-11dd-b0b2-00144f02aabc.shtml

Il Cile in difesa delle balene: moratoria a tempo indeterminato contro la loro caccia

SANTIAGO DEL CILE (24 giugno) – La battaglia sembra essere stata vinta questa volta dalle balene che fino a qualche giorno fa erano state accusate da Giappone, Norvegia e Islanda di rubare cibo alle popolazioni povere. La 60esima assemblea della Commissione Baleniera Internazionale (Cbi), è iniziata con ottimismo.

La moratoria. Il Cile, paese che ospita il summit, ha annunciato l’estensione a tempo indeterminato della moratoria nella caccia alle balene la cui durata era prevista fino al 2025. Il paese ha firmato un decreto che dichiara 43 specie di balene patrimonio naturale del Cile, ed un progetto di legge che dichiara il paese definitivamente libero dalla caccia ai cetacei, creando una riserva naturale nel suo territorio marittimo. «Il Cile possiede il 50 per cento delle specie conosciute di cetacei – ha affermato la ministra dell’ambiente cilena, Ana Lya Uriarte – motivo per cui questa iniziativa implica un compromesso con la conservazione».

La commissione. Al summit a Quintay partecipano i delegati di 80 paesi di tutto il mondo.

Balene affamano i poveri. I giganti buoni sono stati accusati da Giappone, Norvegia e Islanda di rubare cibo ai paesi poveri.

Accuse al Giappone.
Tensioni si erano registrate alla vigilia del summit tra Australia e Giappone che rivendica la caccia alle balene come una legittima attività commerciale. La delegazione di Sidney, guidata dal ministro dell’Ambiente Peter Garrett, si adopererà per la continuazione del divieto di caccia e proporrà una serie di riforme. Contro il Giappone si schiera anche Greenpeace, che chiede alle autorità nipponiche di liberare due attivisti giapponesi arrestati lo scorso 20 giugno con l’accusa di aver rubato una scatola di carne di balena «che era stata presentata pubblicamente – spiega il responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia Alessandro Giannì – come prova di un contrabbando che coinvolge il Governo giapponese».

I rischi del riscaldamento globale. Tra i punti affrontati durante il summit la denuncia del Wwf sul riscaldamento globale che restringe sempre più i pascoli delle balene antartiche.

Le aree protette. La Commissione affronterà anche la questione della creazione di due aree protette, i cosiddetti santuari delle balene, al largo delle coste del Sud America.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=26496&sez=HOME_PIACERI

Senato, passa il “salva-premier” Via libera al decreto sicurezza

L’Aula vota il provvedimento che contiene la contesta norma
L’ex ministro leghista Castelli: “Sì alla tregua con la magistratura”

Il Guardasigiolli Alfano: “Nel prossimo cdm il disegno di legge
sulla sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato”

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Senato, passa il "salva-premier" Via libera al decreto sicurezzaSilvio Berlusconi

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ROMA – Via libera del Senato al decreto sicurezza. L’Aula di Palazzo Madama approva il testo che stabilisce l’uso dell’esercito nelle città e contiene la contestata norma “salva-premier” (166 voti favorevoli, 123 contrari e 1 astrenuto). Quell’emendamento che prevede il blocco dei processi per i reati che non creano allarme sociale commessi fino al giugno 2002, tra cui quello Mills in cui è imputato il premier Silvio Berlusconi, per dare priorità a quelli per fatti gravi e gravissimi e in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. L’Udc, l’Idv e Pd hanno votato contro. “Siamo contrari all’aggravante di clandestinità e alla norma che sospende i processi. Ritiratela da questo decreto. Non è questione di antiberlusconismo, il dialogo deve avere principi e regole condivisi” dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo dei Democratici. L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che non ha partecipato al voto, attacca “quelle lobby politico-eversive che sono l’Associazione nazionale magistrati e il Consiglio superiore della magistratura”. Rivendica l’approvazione del decreto Maurizio Gasparri: “Votiamo con orgoglio un provvedimento che dà più sicurezza gli italiani e più trasparenza alla giustizia” dice il capogruppo del Pdl. Di tutt’altro avviso il partito di Antonio Di Pietro i cui senatori parlano di un ritorno della P2, alzano cartelli con su scritto “E’ tornato il caimano”. Il testo passa ora passa all’esame della Camera.

Castelli: “Sì alla tregua”. “Rinunciare all’emendamento blocca-processi per avere una tregua subito”. L’ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli accoglie così la proposta dell’Anm che mira a stoppare il duro scontro con il governo sull’emendamento “salva-premier” (“no alle sospensioni, si all’immunità” dice il presidente Cascini a Repubblica). Un’apertura che resta isolata. E così, dopo il voto, Castelli getta la spugna: “La mia era solo una proposta di buon senso, mi sembrava che potesse essere utile per svelenire il clima. Ma mi pare che non sia andata”.

Alfano. Dal suo canto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, annuncia che sarà portato al prossimo cdm l’annunciato disegno di legge sulla “sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato. “Le legittime polemiche non blocchino il processo riformatore, che in questa legislatura ha concrete chances di realizzazione” dice il Guardasigilli.

Csm. E’ possibile che giovedì dal Csm arrivi
la prima risposta alle accuse che Berlusconi, ha rivolto ai giudici milanesi del processo Mills. Per quel giorno infatti la prima commissione potrebbe votare il testo della risoluzione ‘a tutela’ delle toghe. “E’ possibile ma non sicuro”, si limita a dire il presidente Antonio Patrono, togato di magistratura indipendente.

24 giugno 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/giustizia-2/tregua-castelli/tregua-castelli.html

Disastri naturali in Cina e Birmania “220mila morti”: come lo tsunami

Si aggravano i bilanci del terremoto in Sichuan e del ciclone Nargis in maggio
E le vittime sommate arrivano alla stessa cifra della catastrofe del 2004

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come lo tsunami

Il terremoto in Sichuan, Cina

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ROMA – Crescono, in modo tragico, i bilanci delle due catastrofi che hanno colpito il mese scorso l’Estremo Oriente: le ultime stime portano a 138mila le vittime del ciclone Nargis, che ha devastato la Birmania il 2 maggio scorso, e a 80mila i morti per il terremoto che ha fatto tremare la Cina esattamente dieci giorni dopo. Cifre che sommate arrivano quasi allo stesso, devastante bilancio dello tsunami che nel 2004 si abbattè sull’Oceano Indiano, uccidendo 220mila persone.

Le ultime stime relative a Nargis in Birmania, aggravano di almeno 10mila unità il precedente bilancio: il ciclone, secondo quanto riferito dalla giunta militare, avrebbe ucciso oltre 84mila persone mentre ancora 54mila risultano disperse. I dati sono stati riferiti dal vice-ministro degli Esteri della giunta che ha preso il potere nel Paese, Kyaw Thu, nel corso di una riunione cui hanno partecipato rappresentanti del governo locale, delle Nazioni Unite e dell’Asean, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico di cui fa parte la stessa Birmania. I feriti sono circa ventimila. L’Onu stima che poco meno di due milioni e mezzo di sfollati e senzatetto necessitino con urgenza di aiuti, ma le restrizioni imposte dai militari birmani hanno finora rallentato pesantemente le operazioni di assistenza.

Anche in Cina, il terremoto del Sichuan ha provocato un disastro le cui dimensioni si rivelano sempre più gravi, giorno dopo giorno. Saranno 80mila i morti, secondo le ultime previsioni fatte dal vice-premier cinese Hui Liangyu: al momento il bilancio è di 69.181 morti, con 374.171 feriti e 18.498 dispersi. Il terremoto che ha colpito il Paese il 12 maggio scorso è stato del grado 7,9 della scala Richter ed ha raso al suo interi paesi intorno all’epicentro, individuato nella prefettura di Wenchuan.

24 giugno 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/esteri/birmania-ciclone-1/birmania-vittime/birmania-vittime.html

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Una giornata lungo il fiume della speranza raccontata da un volontario di Msf
Villaggi decimati, continue richieste di soccorso. E guai se la barca resta senz’olio

“Io, medico straniero in Birmania tra i sopravvissuti alla tragedia”

<b>Il ritorno delle popolazioni del delta dell’Irrawaddy ai villaggi d’origine

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Quello che segue è il racconto di un operatore di Medici Senza Frontiere impegnato nei soccorsi alle popolazioni sopravvissute al ciclone che ha devastato il Myanmar. È il resoconto di una giornata trascorsa lungo un fiume.

di MICHEL PEREMANS


LABUTTA (Myanmar) – Ci proviamo, non abbiamo altra scelta. Domani andremo in barca con l’équipe mobile, per la prima volta operatori internazionali si uniranno a soccorritori birmani per consultazioni mediche e distribuzione di viveri e medicinali. Resta il dubbio su come reagiranno le autorità. Aspettiamo in ufficio finché la barca non è del tutto carica. Solo allora andiamo al porto. Una volta lì, saliremo a bordo cercando di non dare nell’occhio. Ma non è facile per due come noi, pallidi europei, in mezzo a centinaia di asiatici. Tuttavia, saliamo a bordo, al momento non sembra ci siano problemi. La nostra équipe è composta da due medici, due infermieri e otto logisti.

Trasportiamo riso, fagioli, olio e scatolette di pesce. Ce n’è abbastanza per nutrire tremila persone per una settimana. Abbiamo anche centinaia di contenitori per l’acqua e teli di plastica stivati sotto coperta. Facciamo rotta verso una zona che non è ancora stata visitata da nessuna delle nostre équipe. Sebbene i militari abbiano distribuito del cibo nella stessa area una settimana fa, i bisogni saranno probabilmente ancora enormi, come ci hanno riferito gli abitanti dei villaggi che hanno viaggiato fino a Labutta per chiedere aiuto.

Tutto intorno è solo un complicato labirinto di corsi d’acqua. Il comandante della barca è costretto a fermarsi spesso, per chiedere indicazioni ai pescatori che incontriamo lungo il tragitto. Lungo il fiume, villaggi devastati, di tanto in tanto si vedono cadaveri ancora lì lungo la riva, nell’acqua, confusi con rami e pezzi di legno, affiorano carcasse gonfie di maiali e bufali.

Dopo oltre tre ore, raggiungiamo la piccola città di Myit Pauk. Dei 1600 abitanti, 200 non sono sopravvissuti al ciclone, due terzi del bestiame è annegato e il 60% delle imbarcazioni sono affondate. Le case ancora in piedi sono irreparabilmente danneggiate. Facciamo una rapida stima di ciò di cui c’è bisogno: occorrono soprattutto attrezzi per ricostruire le case e dunque distribuiamo kit essenziali e altro materiale che viene trasportato a riva. Tre compomenti dell’équipe restano sul posto per distribuire il tutto. Li riprenderemo sulla via del ritorno.
Viaggiamo un’altra mezz’ora finché raggiungiamo Daunt Chaung. La tempesta ha colpito questo villaggio provocando danni indescrivibili. La città è praticamente rasa al suolo e solo 60 dei 327 abitanti sono sopravvissuti alla tempesta. Un medico e un infermiere allestiscono una clinica mobile, ma non c’è nessuno che presenti problemi medici seri. Nel frattempo, cominciamo a distribuire generi di prima necessità e controlliamo il sistema idrico. La fonte d’acqua del villaggio è stata contaminata dalle inondazioni.

Consegniamo loro anche del gasolio per azionare la pompa, per svuotare la fonte e quindi pulirla. Ascoltiamo le loro storie. Myang, un uomo di 30 anni, racconta: “Pioveva fortissimo. Mia moglie e io eravamo a casa. Ma il vento era così potente che abbiamo deciso di andare a casa di una mia zia, perché abbiamo capito che la nostra abitazione non avrebbe retto alla violenza di quella tempesta. Anche altre persone si sono radunate nella casa di mia zia per cercare riparo, eravamo una quarantina. Verso le 10 di sera l’acqua ha cominciato a salire velocemente. Ci siamo sentiti come topi in trappola e abbiamo deciso di abbandonare anche quella casa. Una volta fuori, abbiamo visto la palizzata di fronte a noi spaccarsi. Così, c’era una sola cosa da fare: tuffarsi in acqua e nuotare. Nel frattempo, la casa di mia zia è crollata dietro di noi. C’erano solo alcuni grandi alberi che affioravano e ai quali potevamo aggrapparci. Solo al mattino dopo abbiamo potuto renderci conto della dimensione del disastro. Abbiamo visto galleggiare attorno a noi corpi umani e di animali ovunque. Solo chi, come noi, era riuscito ad aggrapparsi agli alberi, era sopravvissuto”.

Un uomo ci raggiunge. Viene da un villaggio lungo la costa, a 45 minuti di barca da Daunt Chaung. È venuto a chiederci di aiutare il suo villaggio, Myat Ke, che – dice – “è stato completamente dimenticato: le barche passano, ma non si fermano mai”. Racconta che solo 25 delle 75 famiglie del villaggio sono sopravvissute, in tutto appena 56 persone. Saliamo sulla sua barca con uno dei nostri medici. Portiamo cibo, farmaci e teli di plastica. Dopo 20 minuti, il motore comincia a singhiozzare. Manca l’olio. Galleggiamo sul fiume, trasportati dalla corrente, mentre comincia a piovere intensamente, con il vento che soffia forte. Riusciamo comunque a raggiungere la riva. In un’insenatura, vediamo due case mezze distrutte in mezzo ai detriti. C’è anche una barca. Chiediamo se hanno dell’olio per il motore, ma ci rispondono che non possono aiutarci in nessun modo, possono solo darci un po’ d’olio preso dal suo motore. Abbiamo perso un sacco di tempo, temiamo che i nostri colleghi comincino a preoccuparsi non vedendoci tornare. Ma decidiamo di proseguire.

“Dieci membri della mia famiglia sono morti”, ci racconta Bobo, l’uomo che è venuto a cercarci. “Mia moglie, i miei genitori e uno dei miei fratelli sono sopravvissuti, ma tutte le mie sorelle e i loro bambini sono morti”. Non vuole dire di più. Un altro abitante del villaggio, salito con noi sulla barca, dice: “Ho perso tutta la mia famiglia. Mia moglie, la mia bambina di tre anni, i miei genitori, i miei fratelli e mia sorella. I loro corpi non sono stati ritrovati. Ufficialmente, sono dispersi. Ho perso ogni speranza”.
Gli abitanti di Myat Ke ci stanno aspettando lungo la riva del fiume. Ci sono circa 50 tra donne, uomini e bambini. Tuttavia, non tutti i sopravvissuti sono lì. Alcuni sono andati nell’entroterra in cerca di legna per ricostruire le loro case. Osservandolo, è difficile chiamare “villaggio” questo Myat. Solo due capanne sono ancora in piedi. Nei giorni successivi al ciclone diverse persone, compresi alcuni bambini, sono morti di diarrea. “Abbiamo perso tutto”, dice Bobo. “Avevamo quasi 100 bufali, ne sono sono sopravvissuti solo due al ciclone. Non sappiamo come andare avanti”.

5 giugno 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/esteri/birmania-ciclone-1/birmania-dal-vero/birmania-dal-vero.html

Associated Press? Da oggi per noi non esiste più

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…E guai a chi diffonde notizie

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di Debora Billi per Crisis

18 giugno 2008

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Quando ho letto questa storia ho pensato fosse candid camera, tanto mi pareva impossibile. Invece, lo sforzo per legare le mani all’informazione su Internet pare non avere confini di fantasia.

L’Associated Press, forse la più autorevole agenzia di stampa del mondo, ha deciso che per citarla si deve pagare: esattamente 12,50 dollari tra 5 e 25 parole. Qui il listino. Il tariffario è riservato esplicitamente a blogs e siti Internet.

La cosa sconvolgente è che vale per tutti: se la tredicenne sul suo diario online vuole linkare l’ultima notizia sui Tokio Hotel, ebbene cacci il grano. In genere si usa che si paghi per il republishing commerciale, ovvero su sito a pagamento o giornale in vendita.

Inutile dire che la cosa ha scatenato furibonde reazioni. Boingboing, il più letto blog del mondo (fa le scarpe a parecchie autorevoli testate) afferma:

Benvenuti in un mondo dove non potrai criticare la stampa, perché ti si chiederà di pagare anche per sole 5 parole di ciò che pubblica.

Un altro celebre blogger, Ace of Spades, fa una controproposta e ironizza:

Non linkerò mai più alcun articolo di AP, e neppure mi prenderò la briga di citarli. Se AP vuole un link da me, la mia tariffa è di 25$ a link.

La cosa più divertente è che tali autorevolissimi e prestigiosissimi media non si fanno alcuno scrupolo di scopiazzare a destra e a manca i blogger che sudano sette camicie per trovare e riportare notizie ignorate dalla stampa. Spesso parola per parola, con la massima sfacciataggine e senza neppure un ba di ringraziamento. Bisognerebbe cominciare a far causa a tutti.

Ma evitiamo per carità di patria. Bazzecole, in fondo, in un Paese dove è appena passata una legge per mandare i giornalisti in galera.

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fonte: http://crisis.blogosfere.it/

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Clima, allarme dagli scienziati: “Entro l’estate Polo senza ghiaccio”/Crisi Artica: a qualcuno piace caldo?

Il National Geographic sta seguendo il lavoro di un gruppo di ricercatori canadesi su un rompighiaccio

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di ANTONIO CIANCIULLO

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Ormai per il completo scioglimento estivo del Polo Nord è scattato il conto alla rovescia. Il problema è che non sappiamo come funziona l’orologio che scandisce il battito del tempo che porta all’estinzione dell’orso polare e del suo mondo. Stando alle stime ufficiali dell’Intergovernamental Panel on Climate Change servirebbero ancora una ventina di anni. Ma ormai è una rincorsa tra calcoli sempre più pessimisti.

L’ultima, allarmata valutazione è del National Geographic che sta seguendo, con un gruppo di ricercatori canadesi a bordo di un rompighiaccio, una missione scientifica in Artide. Secondo le valutazioni di questi ricercatori, i ghiacci che si trovano nelle immediate vicinanze del Polo Nord sarebbero molto giovani e dunque meno resistenti allo scioglimento: già al culmine di questa estate potremmo avere un Polo Nord libero dai ghiacci.

La previsione disegna lo scenario di un’accelerazione molto drastica e contrasta con la maggior parte delle analisi finora accreditate. Tuttavia il trend è ormai netto e indiscutibile. Dal 1979 il Polo Nord perde quasi l’1 per cento dei ghiacci estivi all’anno e il ritmo di fusione sta accelerando. Anche nella parte occidentale dell’Antartide lo strato di ghiaccio si sta assottigliando di 3-4 metri ogni anno. E la Groenlandia perde 220 chilometri cubi di ghiaccio l’anno. Nel 1996 il valore misurato era pari a 90 chilometri cubici per anno. Nel 2000 era salito a 140. Ora è arrivato a 220.
In sostanza è aumentato di due volte e mezzo in dieci anni. Il dato, come sempre accade nei santuari dell’estremo freddo, ha un valore di sintesi: ci sono aree in cui i ghiacciai continuano a crescere e altre in cui collassano. Ma quello che conta è l’effetto complessivo e questo effetto è ormai chiaro.

In sostanza l’eccezione che aveva meravigliato il mondo nel 2000, diventerà la regola. Nell’agosto di otto anni fa il rompighiaccio russo Yamal arrivò al Polo Nord e non trovò il ghiaccio. Il mitico passaggio di Nord Ovest era libero. Da allora, ogni estate il ritiro dei ghiacci è stato sempre più veloce. Per la scomparsa totale durante l’estate è solo questione di tempo. Forse molto poco tempo.

Un fenomeno che, come ormai è stato detto con chiarezza nell’ultimo rapporto Ipcc, va messo in relazione soprattutto con l’uso dei combustibili fossili che hanno alterato la composizione dell’atmosfera. Il metano in poco più di due secoli è passato da una concentrazione di 715 parti per miliardo a 1774. L’anidride carbonica nell’era preindustriale si misurava in 270-280 parti per milione: oggi sono già 385.

Arrivare al raddoppio
dell’anidride carbonica, cioè a quota 550, comporterebbe un aumento della temperatura valutabile in 3 gradi. E’ un traguardo disastroso per l’equilibrio degli ecosistemi su cui si basa la stabilità delle nostre società. E purtroppo è un traguardo vicino.

23 giugno 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/ambiente/polo-nord-ghiacci/polo-nord-ghiacci/polo-nord-ghiacci.html

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Crisi Artica: a qualcuno piace caldo?

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di Pietro Cambi

12 giugno 2008

plar barbecueL’artico, come volevasi dimostrare, quest’anno si sta scongelando ad una velocità record che ha appena eguagliato e superato quella già eccezionale del 2007. Noi l’avevamo già fatto presente , ovviamente, evidenziando la possibilità che gli orsi polari fossero a rischio.  I bianchi plantigradi infatti, amano cacciare le foche appostandosi vicino ai punti dove riemergono per riposare e respirare.

La disintegrazione della banchisa li può lasciare alla deriva su iceberg sempre piu’ piccoli, senza cibo, visto che le foche, potendo scegliere, si guardano bene dal riemergere sui blocchi di ghiaccio già occupati da carnivori biancoimpellicciati.

Alla fine, se le zone di acqua libera sono troppo ampie, i bestioni, pur se ottimi nuotatori, possono affogare, magari dopo nuotate di decine di miglia, spinti dalla disperazione e dalla fame.

E’ quello che è gia’ successo negli anni passati ma quest’anno la situazione si prospetta tragica con un serio rischio per la specie.

Serio rischio per la specie?

Naaaaa! nessuno rischio, tanto che negli Stati Uniti è stato vergognosamente appena deciso di NON inserirli tra le specie a rischio, con una argomentazione quantomeno risibile ( per non piangere).

Il motivo è semplice : il loro habitat, ovvero le distese di (ex) ghiaccio della banchisa è estremamente promettente dal punto di vista delle potenziali risorse petrolifere.

Infatti già la Russia ha già rivendicato le acque intorno al Polo come territoriali, per la stessa ragione.

SE la specie fosse dichiarata in pericolo ci potrebbe essere il rischio che i vincoli ambientali compromettano le ricerche petrolifere.

Un incubo, per un paese come gli Stati Uniti, alla disperata ricerca di nuovi giacimenti.

QUINDI, cari orsi, farete bene ad imparare a nuotare o magari ad abituarvi al nuovo paesaggio.

Sempre che i Russi siano d’accordo ovviamente.

Il disgelo da queste parti sembra scongelare anche le tensioni da guerra fredda. nel senso che, intanto, si sta passando alla pace tiepidatentando di trovare un accordo, estremamente difficile vista la posta in gioco. Gli orsi, sembra evidente, dovranno adattarsi. Se ci riescono, ovviamente.

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fonte: http://crisis.blogosfere.it/2008/06/crisi-artica-a-qualcuno-piace-caldo.html

Bimbo rom salva un ragazzino dall’annegamento

Il bimbo, di soli 9 anni, si è accorto che il 12enne si è improvvisamente trovato in difficoltà: era già con la testa sott’acqua, annaspava e non riusciva a risalire. Ha trovato il coraggio di tuffarsi e di riportarlo in superficie

Gente in piscina

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Pavia, 23 giugno 2008 – Un bambino rom di 9 anni ha salvato un dodicenne, che stava per annegare in una piscina di Pavia.Il fatto e’ successo sabato mattina, alla piscina del Chiozzo, alla periferia di Pavia, ma se ne e’ avuta notizia solo questa sera.

Per cause ancora da accertare, il ragazzino, che stava nuotando, si e’ improvvisamente trovato in difficolta’: era gia’ con la testa sott’acqua, annaspava e non riusciva a risalire, quando il bambino di 9 anni, che aveva visto la scena, ha trovato il coraggio di tuffarsi e di riportarlo in superficie, salvandolo.

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fonte: http://qn.quotidiano.net/2008/06/23/99218-bimbo_salva_ragazzino_dall_annegamento.shtml