Archivio | giugno 25, 2008

LA TRAGICA MORTE DI IVAN

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Martedì 24 giugno 2008, trova la morte Ivan Ciffary, giovane operaio, il secondo, nel cantiere della riconversione a carbone della centrale Torrevaldaliga Nord – enel.

Un’altra vittima delle speculazioni irrispettose delle persone, delle comunità.

Per i signori del profitto si tratta senz’altro di morti accettabili, quantitativamente preventivate, sin dall’inizio.

Ma per noi non è lo stesso, questo è stato sempre chiaro. Verrà il momento delle valutazioni e delle riflessioni che questo gravissimo avvenimento ci costringe a fare.

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“La tragica morte di Ivan.”

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Eventi di questo tipo impongono che si ascolti in silenzio quello che la  vita ha da insegnarci. Se parole devono essere spese, debbono dimostrare  di essere utili per migliorare la nostra condizione.

In primo luogo, e sopra ogni altra cosa, esprimiamo tutto il nostro  grande, profondo cordoglio, viva partecipazione al dolore della famiglia  e dei cari di Ivan, uno di noi. 24 anni di vita, di mestiere operaio, uomo come noi, la vita stroncata come sappiamo.
In questo momento di raccoglimento, e rabbia, dobbiamo fare i conti con  i pericoli che su tutti noi incombono.

Decenni di vuote chiacchiere in favore della sicurezza sul lavoro,  mentre nei cantieri l’unico valore è: il profitto dei padroni. Da questo assunto loro non retrocedono, salvo riempirsi la bocca di falsità in occasione di simili eventi luttuosi. Ma alla prova dei fatti, sembra che non faccia poi tanto scandalo la morte in cantiere, per i signori della speculazione: l’uomo, vivo o morto, è solo ridotto a un numero. Un valore meramente quantitativo che entra in un bilancio, previsto sin dall’inizio.
Per noi questi numeri restano cifre di un pensiero inaccettabile, disumano e disumanizzante. Da combattere.

Intanto, in noi, si fa strada una consapevolezza tanto amara da non poter essere digerita: daremmo qualsiasi cosa per poter sperare che altre morti legate a TVN siano evitabili. Ma è una speranza vana.
Sulla nostra testa pende un destino ineluttabile, che non è quello della morte naturale. E’ quello della morte, della sofferenza per le patologie legate all’inquinamento, riguardo al quale il nostro territorio non teme confronti. Altre morti verranno entro pochi anni, grazie al carbone di TVN.
E’ scienza, è statistica, di nuovo: numeri per descrivere le patologie e le morti che l’inquinamento da carbone ci regalerà. Tanto è vero che sulle carte sono già quantificate anche in termini di risarcimenti economici.

Tanto per rinfrescare la memoria a tutti, le stime di externe.info (EU) parlano di centinaia di milioni di euro per le spese mediche nei 25 anni di esercizio della centrale a carbone. Del resto, come si motivano i milioni che enel scucirà all’amministrazione Moscherini e alle altre? Semplice: si pretende di aver comprato la nostra salute.

Come accade per tutte le lotterie, quella di morte di TVN non ci dice in anticipo chi sarà sorteggiato. Ci dà invece la certezza che tanti e tanti di noi e dei nostri figli dovranno soffrire e morire per le conseguenze dell’inquinamento da carbone: tutti parteciperemo all’estrazione.

Queste morti resteranno dolore privato delle famiglie colpite, perché giornali e necrologi pubblici non parlano dei morti per l’inquinamento, delle stragi lente. Porto, le vecchie centrali ad olio combustibile, TVS, Montalto di Castro, cementifici, etc: abbiamo già dato. E invece, su tutto questo si va ad aggiungere il carbone, col suo carico insostenibile.
Se non saremo tutti noi a gridare che vogliamo sì lavoro, ma pulito e non al prezzo della vita o della salute, rischiamo di conoscere da vicino il cordoglio che oggi colpisce terribilmente i cari di Ivan. La causa sembra diversa, ma in realtà è sempre la stessa: il profitto dei potenti. Ivan siamo noi.

Se ci uniamo per fermare il carbone possiamo lasciarci alle spalle rischi tragici che non vogliamo. Ricordiamo che la nostra vita non è di destra, né di sinistra o di centro: questo dolore e queste
preoccupazioni ci riguardano tutti.

Comitato dei cittadini liberi- nocoke Alto Lazio

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fonte: gentile segnalazione di Val

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Morti bianchi, vittima un operaio in un cantiere Enel a Civitavecchia

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A Civitavecchia nel cantiere per la riconversione della centrale di Torrevaldaliga Nord, un dipendente della ditta Pichler, Ivan Ciffary, 24 anni, di nazionalità slovacca, addetto al montaggio del nastro trasporto carbone, è precipitato da un’altezza stimabile in 15-20 metri ed è deceduto sul colpo.
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Sono state immediatamente avvertite le autorità di Polizia, il Sindaco e i sindacati dei lavoratori e l’ad di Enel Fulvio Conti ha chiesto subito di effettuare i necessari accertamenti all’Organismo di vigilanza per la sicurezza.
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I sindacati hanno deciso subito otto ore di sciopero a partire dal primo dal primo turno di lavoro in cantiere previsto per le 6 del mattino. Lo hanno annunciato i sindacati di categoria e confederali di Cgil, Cisl e Uil radunati sul luogo dell’incidente a Torrevaldaliga Nord. «Allo sciopero – proseguono i sindacati – prenderanno parte tutte le categorie sindacali: metalmeccanici, edili, servizi, elettrici, trasporti. Fuori ai cancelli del cantiere, dove si raduneranno gli operai è prevista un’assemblea sindacale».

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L’Enel spiega in una nota che il direttore della divisione ingegneria e innovazione di Enel, Livio Vido, si è recato sul posto ed ha convocato il capo centrale, il capo cantiere, il responsabile della sicurezza e il titolare della ditta Pichler per raccogliere tutti gli elementi necessari ad una prima ricostruzione della dinamica dei fatti. Enel ha poi avviato un’indagine interna per accertare eventuali responsabilità.

Pubblicato il: 24.06.08
Modificato il: 25.06.08 alle ore 14.40

fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76569

Il Csm stoppa il blocca processi: “Si tratta di un’amnistia occulta”

Presentata la bozza di parere della Sesta Commissione
“Rischiano la paralisi circa la metà dei procedimenti in corso”

“Viola l’articolo 111 della Costituzione, il principio della ragionevole durata”

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Il Csm stoppa il blocca processi Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino

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ROMA – Viola il principio della ragionevole durata del processo e i diritti dell’imputato. “E’, di fatto, un’amnistia occulta”. Non lascia dubbi la bozza di parere che è stata presentata oggi alla Sesta Commissione del Csm dai relatori Livio Pepino e Fabio Roia. La norma varata dal governo che sospende i processi per reati puniti con meno di dieci anni di reclusione va contro l’articolo 111 della Costituzione. “Farà fermare oltre la metà dei processi in corso – scrivono i relatori – e riguarderà un numero ingente di dibattimenti, secondo alcune stime più della metà di quelli in corso”. In pratica, continuano i due, “la sua struttura la fa apparire una sorta di amnistia occulta applicata al di fuori della procedura prevista dalla Costituzione”. Pepino e Roia, inoltre, avvertono anche che la norma “oltre a ledere in modo assai grave gli interessi e le aspettative delle parti offese, può violare anche diritti dell’imputato”.

E’ severo il giudizio del Csm. La norma che presenta “profili di irragionevolezza”, stabilisce in modo “casuale e arbitrario” lo spartiacque temporale tra processi che devono essere sospesi e quelli che invece devono proseguire, rischia di provocare “effetti gravemente negativi” sulla funzionalità del servizio giustizia. ed inoltre stabilisce “non ragionevolmente” la scelta dei reati per i quali va disposta la sospensione dei procedimenti, visto che tra di loro ci sono “numerosi delitti” che “determinano particolare allarme sociale”. Per questo, per i consiglieri di palazzo dei Marescialli, bloccare i processi è una scelta “incongrua” rispetto all’esigenza che si pone, quella di assicurare “priorità assoluta” ad alcuni procedimenti.

l testo dei relatori, nove pagine, contiene anche alcuni apprezzamenti sul decreto sicurezza. I relatori, mostrano di apprezzare le norme che rendono piu’ incisiva la confisca dei beni mafiosi e gli emendamenti che puniscono chi affitta una abitazione a immigrati clandestini, solo se dalla transazione deriva un ”ingiusto profitto”.

Del documento hanno cominciato a discutere i sei componenti della commissione . Non tutti si sono ancora espressi, anche se la maggioranza sembra d’accordo sul testo preparato dai relatori, che domani dovrebbe ottenere il primo via libera per essere poi discusso in plenum la prossima settimana.

25 giugno 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/giustizia-3/decisione-csm/decisione-csm.html

NUCLEARE – MORDECHAI VANUNU HA BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO: UNA LETTERA

DI MORDECHAI VANUNU

Lettera inviata a The People’s Voice e ad altri siti il 4 Giugno 2008. N.d.r.

Cari Editori,

Sono Mordechai Vanunu, colui che ha detto la verità sul programma israeliano per le armi nucleari nel 1986, e ho pagato con 18 anni della mia vita in una prigione israeliana. Sono stato rilasciato nell’aprile 2004, ma Israele mi ha negato i miei diritti umani di libertà di parola e di libertà di movimento non permettendomi dal 1986 sino ad oggi nel 2008 di lasciare il paese.

L’8 luglio 2008 ritornerò in un tribunale per appellarmi contro una nuova sentenza a sei mesi di prigione per aver parlato a dei media stranieri dopo il mio rilascio nel 2004. Chiedo che i media riportino il mio caso e gli sforzi degli avvocati e dei cittadini norvegesi per garantirmi asilo politico.

Israele afferma che detengo ancora un segreto sul loro impianto nucleare sotterraneo– un posto in cui non sono stato in 23 anni e in cui non sono nemmeno mai stati gli ispettori internazionali per l’energia atomica.

Ho detto tutto ciò che sapevo sul programma israeliano per le armi nucleari nel 1986 perché ascoltai la voce della mia coscienza e volevo evitare guerre nucleari. Dal 2004 ho parlato con migliaia di turisti e pellegrini a Gerusalemme est e registrato ore di video disponibili sul Web.

Israele è stato fondato a condizione del sostegno alla Dichiarazione Universale dell’Onu sui Diritti Umani. Io chiedo al mondo che richieda ad Israele di onorarla e non solo in questo caso.

Ognuno ha il diritto di lasciare qualunque paese, incluso il proprio, e di ritornare al proprio paese–articolo 13-2.

Ognuno ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione; questo diritto include la libertà di mantenere opinioni senza alcuna interferenza e di ricercare, ricevere e comunicare informazioni ed idee attraverso qualunque media indipendentemente dalle frontiere–articolo 19.

VANUNU MORDECHAI J C.

RAPITO A ROMA GIOVEDI’ 30 SETTEMBRE 1986.

DOPO 18 ANNI IN UNA PRIGIONE ISRAELIANA

VMJC


[Lo scoop del Sunday Times ottenuto grazie alle rivelazioni d Vanunu e (destra) Vanunu che viene portato in carcere mostrando un scritta in cui rivela di essere stato rapito a Roma.]

Titolo originale: ” Vanunu’s Letter, He Needs Our Help Before July 8 “

Fonte: http://www.thepeoplesvoice.org/
Link
04.06.2008

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fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4697

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Intervista esclusiva

Mordechai Vanunu: “E’ perchè Israele possiede la bomba atomica che può praticare l’apartheid senza timore”

di Silvia Cattori*

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Nel 1986, Mordechai Vanunu, ingegnere presso il centro di Dimona, rivelò al Sunday Times, l’esistenza del programma nucleare militare israeliano. Rapito in Italia dal Mossad subito dopo aver preso contatto con giornalisti britannici e prima che il loro articolo fosse pubblicato, fu processato a porte chiuse (in Israele) e condannato a 18 anni di prigione. Sebbene gli sia vietato di contattare la stampa, ha risposto alle domande di Silvia Cattori che lo ha intervistato per il Réseau Voltaire.
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13 gennaio 2006

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 Palestine/Israël

Thèmes
 Questions nucléaires
 Résistance en Palestine

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Mordechai Vanunu
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Silvia Cattori: Quale era il suo lavoro in Israele prima che agenti del Mossad la rapissero a Roma nell’ottobre 1986?

Mordechai Vanunu: Da nove anni lavoravo al centro di ricerche in armamenti di Dimona, nella regione di Beer Sheva. Poco prima di lasciare quel lavoro, nel 1986, avevo scattato delle fotografie all’interno dell’impianto per mostrare al mondo che Israele nascondeva un segreto nucleare. Il mio lavoro a Dimona consisteva nel produrre elementi radioattivi utilizzabili per fabbricare bombe atomiche. Sapevo esattamente quali quantità di materia fissile venivano prodotte, quali materiali erano utilizzati e quali tipi di bombe venivano fabbricate.

Silvia Cattori: Rivelare al mondo – da solo – che il suo paese deteneva segretamente l’arma nucleare…, non significava correre un grandissimo rischio?

Mordechai Vanunu: Se decisi di farlo, fu perchè le autorità israeliane mentivano. Si profondevano, ripetendo che i responsabili politici israeliani non avevano nessuna intenzione di dotarsi di armi nucleari. In realtà, producevano molte sostanze radioattive che potevano servire a un solo fine: fabbricare bombe nucleari. Si trattava di quantità importanti: ho calcolato che all’epoca – nel 1986! – avevano già 200 bombe atomiche. Avevano anche cominciato a produrre bombe all’idrogeno, molto potenti. Per questo decisi di far sapere al mondo intero ciò che tramavano nel più grande segreto. E inoltre, volevo anche impedire che gli israeliani utilizzassero le bombe atomiche, al fine di evitare una guerra nucleare in Medioriente. Volevo dare un contributo per portare la pace in questa regione. Dal momento che Israele deteneva già armi superpotenti, esso poteva fare la pace: non doveva più temere una qualche minaccia palestinese, nè araba, perchè possedeva tutto l’armamento necessario alla propria sopravvivenza.

Silvia Cattori: Lei era preoccupato della sicurezza dell’intera regione?

Mordechai Vanunu: Si, assolutamente. Certo, non è per il popolo israeliano che ho fatto ciò che ho fatto. Gli israeliani avevano eletto quel governo e quel governo aveva deciso di dotarli di armi nucleari. Lei sa, tutti gli israeliani seguono molto da vicino la politica del governo israeliano…. Ma, per quanto mi riguarda, io ragionavo dal punto di vista dell’umanità, dal punto di vista di un essere umano, di tutti gli esseri umani che vivono in Medioriente, ed anche, di tutti gli esseri umani che vivono nel mondo intero. Perchè ciò che Israele aveva fatto, anche molti altri paesi avrebbero potuto fare. Per questo decisi, nell’interesse dell’umanità, di far conoscere al mondo intero il pericolo che rappresentavano le armi nucleari segrete di Israele. Nel 1986, si era in piena guerra fredda e le armi nucleari proliferavano. Si stavano diffondendo in diversi paesi ancora non nucleari, come l’Africa del Sud, ed altri. Il pericolo rappresentato dalle armi nucleari era reale. Oggi questo pericolo è diminuito.

Silvia Cattori: Era consapevole del pericolo a cui lei si esponeva? Perchè proprio lei, in particolare, doveva correre un così grande rischio, e nessun altro?

Mordechai Vanunu: Certo, sapevo cosa rischiavo. Ma quello che io potevo fare, nessun altro avrebbe potuto farlo. Sapevo che avrei dovuto vedermela con il governo israeliano. Non è come se io fossi stato uno che se la prendeva con interessi privati; sapevo che me la prendevo direttamente con il governo israeliano e con lo stato ebraico israeliano. Sapevo quindi che potevano punirmi, che potevano uccidermi, fare di me assolutamente tutto ciò che volevano. Ma sentivo la responsabilità di dire la verità al mondo. Nessun altro all’infuori di me era in grado di farlo: era dunque mio dovere farlo. Qualunque fosse stato il rischio.

Silvia Cattori: La sua famiglia, in quel momento, l’ha sostenuta?

Morechai Vanunu: I membri della mia famiglia sono stati incapaci di capire la mia decisione. Per loro, la cosa più sconvolgente fu scoprire che mi ero convertito al cristianesimo. Per loro: questo era più dannoso, più doloroso dell’aver rivelato i segreti nucleari d’Israele… Io li rispetto, essi a loro volta rispettano la mia vita. Siamo rimasti in buoni termini, ma non ci frequentiamo più.

Silvia Cattori: Lei si sente solo?

Mordechai Vanunu: Si. Certo, sono solo, qui nella cattedrale di San Giorgio. Ma ho molti amici che mi sostengono.

Silvia Cattori: In quali condizioni lei è stato processato e imprigionato?

Mordechai Vanunu: Il mio processo si è tenuto nel segreto più assoluto. Ero solo, col mio avvocato. Sono stato condannato per spionaggio e tradimento. Le autorità israeliane si sono vendicate di me tenendomi isolato in cella durante tutta la durata del processo. Non autorizzavano nessuno a vedermi o a parlarmi, e mi proibivano di rivolgermi ai media. Hanno pubblicato molta disinformazione a mio riguardo. Il governo israeliano ha utilizzato tutto il suo potere mediatico per fare un lavaggio di cervello all’opinione pubblica. Per fare un lavaggio di cervello anche ai giudici, al punto di convincerli della necessità di mettermi in prigione. Così il mio processo è stato tenuto segreto e i media non hanno potuto accedere alla verità; non hanno potuto ascoltarmi. La gente era convinta che io fossi un traditore, una spia, un criminale. Non ci fu nemmeno un atomo di giustizia in quel processo. Ma non c’è stato solo il processo: la cosa più crudele fu l’isolamento, in prigione. Non mi hanno punito solo con la prigione, ma anche isolandomi totalmente, spiandomi in permanenza, per mezzo di cattivi trattamenti particolarmente malvagi e crudeli: hanno tentato di farmi perdere la calma, hanno tentato di farmi pentire di ciò che avevo fatto. Sono stato segregato, per 18 anni, di cui 11 e mezzo in isolamento totale. Il primo anno, hanno collocato delle videocamere nella mia cella. Hanno lasciato la luce accesa tre anni di fila! Le loro spie mi picchiavano di continuo, mi impedivano di dormire. Sono stato sottomesso ad un trattamento barbaro; hanno tentato di spezzarmi. Il mio obiettivo era di tenere duro, di sopravvivere. E ci sono riuscito! ….

Silvia Cattori: Per fortuna, lei non è stato impiccato alto e corto, come pure avrebbe voluto l’allora Ministro della Giustizia, Tommy Lapid. Lei ha tenuto duro, ed è stato rilasciato il 21 aprile 2004. Aveva da poco compiuto 50 anni.

Mordechai Vanunu: Se mi hanno rilasciato, è solo perchè avevo scontato i 18 anni di prigione a cui mi avevano condannato. Volevano uccidermi. Ma, in fin dei conti, il governo israeliano ha deciso di non farne nulla.

Silvia Cattori: Nell’aprile 2004, le televisioni hanno mostrato la sua uscita dalla prigione. Il mondo ha allora scoperto quello che le era successo. Lei è apparso davanti alle telecamere felice, determinato, combattivo: l’opposto di un uomo spezzato…

Mordechai Vanunu: Uscire dalla prigione, andare a parlare al mondo intero, festeggiare tutto ciò… dopo 18 anni di prigionia, di interdizione di tutto: … fu un grande momento…

Silvia Cattori: I suoi carcerieri non sono dunque riusciti a spezzarla mentalmente?

Modechai Vanunu: No; assolutamente. Il mio obiettivo era uscire, e parlare al mondo intero, di far capire alle autorità israeliane che avevano fallito. Il mio scopo era sopravvivere, e questa è stata la mia vittoria contro tutte queste organizzazioni di spionaggio. Sono riusciti a rapirmi, a trascinarmi davanti al loro tribunale, a tenermi in prigione, in segregazione, per 18 anni… ma io sono sopravvissuto a tutto ciò. Ho sofferto, certo; ma sono sopravvissuto. Malgrado tutti i loro crimini, sono sempre vivo, e godo addirittura di ottima salute! Sono forte di costituzione; è senz’altro grazie a ciò che ho superato la prova.

Silvia Cattori: Cosa l’ha aiutata a tenere duro?

Mordechai Vanunu: La mia fermezza. La convinzione che avevo avuto ragione di fare quello che avevo fatto. La volontà di far loro capire che, qualunque cosa facessero per punirmi, io avrei continuato a restare in vita.

Silvia Cattori: Qual’è il più grande ostacolo che lei deve affrontare, attualmente?

Mordechai Vanunu: Mi si proibisce di lasciare Israele. Sono stato liberato dalla prigione, ma qui in Israele, sono in una grande prigione. Vorrei lasciare questo paese, andarmene a godere della libertà nel vasto mondo. Ne ho abbastanza del potere israeliano. L’esercito può venirmi ad arrestare in ogni momento, può punirmi. Sento di essere alla loro mercé. Vorrei tanto vivere lontano da qui, molto lontano da qui…

Silvia Cattori: Quando Israele le permetterà di lasciare il paese?

Mordechai Vanunu: Non ne so nulla. Mi hanno proibito di lasciare Israele per un anno. L’anno è trascorso, hanno rinnovato l’interdizione per un altro anno, che terminerà il prossimo aprile. Possono ancora prolungare l’interdizione tanto quanto gli farà piacere….

Silvia Cattori: Come vede lei il Trattato di non proliferazione nucleare nel momento in cui, nel caso di Israele, si tollera “l’ambiguità nucleare”, mentre si mette costantemente sotto torchio l’Iran – un paese che, da parte sua, si sottomette alle ispezioni?

Mordechai Vanunu: Tutti i paesi dovrebbero aprire le porte alle ispezioni internazionali e dire la verità su quello che stanno facendo, segretamente, in tutti gli impianti nucleari di cui dispongono. Israele non ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare. Circa 180 paesi l’hanno fatto, tra cui tutti i paesi arabi. L’Egitto, la Siria, il Libano, l’Irak, la Giordania…: tutti i paesi vicini di Israele hanno aperto le frontiere alle ispezioni dell’AIEA. Israele è il peggiore esempio. E’ l’unico paese che si è rifiutato di firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero cominciare per risolvere il caso di Israele; Israele deve essere considerato alla pari di qualsiasi altro paese. Dobbiamo farla finita con l’ipocrisia, e costringere Israele a firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Bisogna imporre a Israele che lasci libero accesso agli ispettori dell’AIEA al centro di Dimona.

Silvia Cattori: L’Iran, che pure tiene fede ai suoi obblighi e accetta le ispezioni dell’ONU, viene tuttavia minacciato di sanzioni. Israele, che si è dotato dell’arma nucleare e rifiuta qualsiasi ispezione dell’AIEA, non è oggetto di alcuna azione penale. Perchè questi “due pesi e due misure” da parte degli Stati Uniti, ma anche dell’Europa?

Mordechai Vanunu: Certo; ma è ancora peggio di quello che dite: non solo non se la si prende con Israele, ma lo si aiuta in segreto. C’è una cooperazione segreta tra Israele e la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti. Questi paesi hanno deciso di contribuire alla potenza nucleare d’Israele per fare di questo paese uno stato coloniale nel mondo arabo. Aiutano Israele, perchè vogliono che questo paese sia al loro servizio, in quanto paese colonialista che controlli in Medioriente, il che permette loro di impossessarsi delle ricchezze petrolifere e tenere gli arabi nel sottosviluppo e coinvolgerli in conflitti fratricidi. Questa è la ragione principale di una simile cooperazione.

Silvia Cattori: L’Iran non è allora una minaccia, come affermano Israele e gli Stati Uniti?

Mordechai Vanunu: Essendo sottoposto al controllo degli ispettori dell’AIEA, l’Iran non rappresenta alcun pericolo. Gli esperti occidentali sanno perfettamente quale è la natura del programma nucleare iraniano. Al contrario di Israele, che non lascia nessuno accedere alle sue istallazioni nucleari. Questa è la ragione per cui l’Iran ha deciso di proseguire nel suo programma e dire al mondo intero: “Non potete esigere da noi più trasparenza, mentre continuate a chiudere gli occhi su quanto succede in Israele!” Tutti gli arabi vedono, da quarant’anni, che Israele ha delle bombe atomiche e che nessuno fa nulla contro questa situazione. Fintantoché il mondo continuerà ad ignorare le armi atomiche di Israele, non si potrà permettere di dire alcunché all’Iran. Se il mondo è veramente preoccupato, e vuole sinceramente mettere un termine alla proliferazione nucleare, che cominci dall’inizio, vale a dire: da Israele!…

Silvia Cattori: Lei deve sentirsi irritato, quando sente dire a Israele, il quale non è in regola, che è pronto a bombardare l’Iran, che, da parte sua, fino a questo momento, non è assolutamente contravvenuto a nessuna regola!

Mordechai Vanunu: Si; questo mi fa perdere la calma. Non abbiamo nulla da rimproverare all’Iran: prima di fare alcunché contro un qualsiasi altro paese, ci si deve occupare del caso israeliano. Se qualcuno vuole prendersela con l’Iran, deve preliminarmente prendersela con Israele. Il mondo non può ignorare ciò che fa Israele, in questo campo, da più di quarant’anni. Gli Stati Uniti dovrebbero obbligare Israele a firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Ed è anche l’ora per l’Europa di riconoscere ufficialmente che Israele possiede bombe atomiche. L’insieme del mondo arabo dovrebbe essere estremamente preoccupato sentendo tutti questi discorsi che incriminano l’Iran, privo di armi atomiche, e che continuano ad ignorare Israele.

Silvia Cattori: Quali stati hanno cooperato con Israele?

Mordechai Vanunu: Israele ha aiutato la Francia e la Gran Bretagna nella loro campagna contro l’Egitto, nel 1956. Dopo l’operazione di Suez, la Francia e la Gran Bretagna hanno iniziato a cooperare al programma nucleare israeliano, per ringraziare Israele del sostegno ricevuto da esso, durante quella guerra.

Silvia Cattori: L’Africa del Sud non ha forse aiutato Israele, fino al 1991?

Mordechai Vanunu: Effettivamente è in Africa del Sud, nel deserto, che Israele ha effettuato i suoi test nucleari…

Silvia Cattori: Negli anni sessanta, il presidente Kennedy avrebbe richiesto, sembra, che ci fossero delle ispezioni a Dimona, in Israele. Lei vede qualche legame tra questa richiesta e il suo assassinio?

Mordechai Vanunu: Ritengo che all’epoca di Kennedy, gli Stati Uniti si opponessero al programma nucleare israeliano. Kennedy ha cercato di fermare Israele, in questo campo, ma il suo assassinio non gli ha lasciato il tempo… Secondo me, il movente dell’assassinio di Kennedy è legato alla diffusione di armi nucleari in Israele e in altri paesi. Coloro che lo hanno assassinato erano favorevoli alla disseminazione nucleare. Grazie all’eliminazione dell’importuno Kennedy, la proliferazione ha potuto continuare. Di fatto, i presidenti Johnson e Nixon [succeduti a Kennedy, ndt] non ci vedevano alcun inconveniente: hanno lasciato fare Israele. Constatiamo semplicemente che, dopo l’assassinio di Kennedy, c’è stato effettivamente un cambiamento in questo senso….

Silvia Cattori: La sua denuncia non ha impedito a Israele di fare un tabù su questo punto: è riuscito a non inimicarsi le grandi potenze. La sua strategia dell’opacità si sarebbe dunque dimostrata efficace?

Mordechai Vanunu: Bisogna ben riconoscere che è così. Israele è un caso da manuale. Come può un piccolo paese sfidare il mondo intero e portare avanti una politica aggressiva senza minimamente preoccuparsi degli altri? Gli israeliani sono riusciti a farlo nel passato, certo…. Ma oggi il mondo è cambiato. La guerra fredda è finita, il comunismo è stato sconfitto, il mondo si orienta verso la pace: lo si vede, le armi nucleari non aiuteranno in nulla Israele. Ora che Israele deve mostrare che desidera la pace, e in quale modo intende contribuirvi, per questo paese, quale utilità potrebbero avere le armi nucleari? La politica nucleare israeliana era possibile nel contesto della guerra fredda. Ma oggi dobbiamo ottenere da Israele che adotti una nuova politica, che dimostri al mondo intero che vuole la pace e riconosca che nonha nessun bisogno di armi atomiche.

Silvia Cattori: Negli anni Cinquanta, Israele disponeva già di un armamento considerevole. Che ragione aveva allora di dotarsi di armi nucleari?

Mordechai Vanunu: Un paese piccolo come Israele non ha alcuna ragione valida di possedere un numero così enorme di armi atomiche. E’ come se il programma di armamento nucleare d’Israele gli avesse montato la testa. Non è possibile assolutamente utilizzare l’arma atomica nella regione: una bomba atomica usata contro la Siria, l’Egitto o la Giordania avrebbe effetti radioattivi e renderebbe la vita impossibile anche in Israele. Una bomba danneggerebbe lo stesso Israele. Fin qui, gli israeliani non hanno nemmeno il diritto di discutere di questa questione solo tra di loro. Eppure questo problema occupa tutti quanti. Aspettiamo la risposta di Israele su questo punto.

Silvia Cattori: Per Israele, non si tratta forse di un’arma che gli permette di mantenere lo Statu quo? Di uno strumento di ricatto politico? Per poter discutere da pari a pari con i grandi – Stati Uniti in testa – e non concedere nulla agli arabi, che Israele ha spoliato e che sono deboli militarmente?

Mordechai Vanunu: Si. E’ proprio così. Israele utilizza la potenza delle sue armi nucleari per imporre le sue politiche. Israele ha molto potere, schiaccia l’insieme dei suoi vicini con la sua arroganza. Gli Stati Uniti – nemmeno loro! – sono in grado di dire agli Israeliani quello che devono fare. Oggi l’Europa vede fino a che punto Israele è potente. Anche senza utilizzare la bomba atomica, anche senza brandire la minaccia di farlo, gli israeliani possono imporre il loro potere, possono fare assolutamente ciò che vogliono: possono erigere la loro muraglia, possono costruire colonie in Palestina…, nessuno è in grado di dir loro che non hanno il diritto di farlo, perchè sono estremamente potenti.
Ecco il risultato dell’uso che loro fanno delle armi atomiche per ricattare politicamente. Possono utilizzare les bombe atomiche contro qualsiasi paese che si impegnasse a fermare la loro politica aggressiva nei riguardi dei palestinesi. Questa è la situazione oggi. Il mondo intero lo sa, tutti lo sanno. E c’è un’altra ragione per cui né gli Stati Uniti, né l’Europa fanno assolutamente nulla: è perchè sanno a che punto Israele è potente. Di conseguenza, il miglior modo di contrastare Israele consiste nel far sapere al mondo la verità e nello studiare quello che succede riguardo al suo armamento atomico, finchè non sarà costretto a rinunciarci.

Silvia Cattori: Nel 1973, Israele pensò di ricorrere all’arma nucleare contro i suoi vicini arabi?

Mordechai Vanunu: Si. Nel 1973, Israele era pronto ad usare l’arma atomica contro la Siria. E contro l’Egitto.

Silvia Cattori: Lei ha sofferto enormemente per aver rivelato un segreto di stato. In fin dei conti, per quale risultato?

Mordechai Vanunu: Prima di tutto, il mondo ha ora la prova che Israele possiede bombe atomiche. D’ora in avanti, nessuno può ignorare la verità riguardante il progetto nucleare di Israele. In seguito, Israele si è venuto a trovare nell’impossibilità totale di ricorrere a queste armi. Un altro risultato della mia azione è che il mondo ha preso coscienza di ciò che questo piccolo stato ebraico ha fatto, nel più grande segreto. E così il mondo ha scoperto, anche, su quali menzogne e su quale disinformazione questo stato è stato edificato. Sapere che uno stato così piccolo è stato capace di costruire segretamente 200 bombe atomiche ha messo in allerta l’opinione pubblica mondiale sul suo comportamento. La paura che un altro piccolo paese possa fare la stessa cosa e fabbricarsi delle armi atomiche ha incitato il mondo a riflettere al modo di fermare la proliferazione nucleare e impedire a Israele di aiutare altri paesi a utilizzare queste armi in avvenire. Quando il mondo ha scoperto quello che Israele è riuscito a fare nel più grande segreto, la paura della proliferazione nucleare si è manifestata. Il mondo ha preso coscienza del potere di Israele e ha cominciato a esercitare pressioni su questo paese per costringerlo a fare la pace con i palestinesi e gli arabi. Israele non aveva più alcuna ragione di affermare che temeva i suoi vicini arabi, dal momento che disponeva, dalla fine degli anni Cinquanta, di armi sufficienti per garantirsi la sicurezza.

Silvia Cattori: Per quali ragioni Israele continua a perseguitarla?

Mordechai Vanunu: Quello che io ho fatto è esattamente il contrario di ogni atteggiamento politico israeliano! Gli israeliani hanno dovuto cambiare i loro piani. La politica nucleare segreta di Israele è l’opera di Shimon Peres. Ed ecco che questa politica consistente a fabbricare clandestinamente delle armi atomiche è crollata! A causa di questa rivelazione, Israele ha dovuto prendere un’altra direzione, definire nuovi piani e quello a cui assistiamo oggi è la conseguenza delle mie rivelazioni. Hanno dovuto inventare nuovi tipi di armi. Oggi, costruiscono la loro muraglia, i loro posti di blocco, le loro colonie e si sono dati da fare per rendere la loro società ebrea più religiosa, più nazionalista, più razzista. Tutto ciò, invece di andare nell’altra direzione, invece di capire che non c’è altra soluzione che la pace, invece di riconoscere uguali diritti ai palestinesi e invece di mettere fine al conflitto. Israele non vuole mettere fine al conflitto. Ciò che Israele vuole è continuare a costruire la sua muraglia e le sue colonie!…

Silvia Cattori: Lei ha realizzato un’impresa notevole!

Mordechai Vanunu: Come essere umano ho fatto qualcosa per la sicurezza e il rispetto dell’umanità. Qualsiasi paese ha il dovere di rispettarci, tutti noi, in quanto esseri umani, quale sia la nostra religione, che si sia ebrei, cristiani, musulmani, buddisti… Israele ha un grosso problema: questo paese non rispetta gli esseri umani. Ciò che questo paese ha potuto fare, perchè non considera gli altri esseri umani come uguali, è assolutamente terribile. Il risultato è devastante, per l’immagine di Israele; lo stato di Israele non è assolutamente una democrazia. Lo stato ebraico è razzista. Il mondo dovrebbe sapere che Israele mette in pratica una politica di apartheid: se siete ebreo, avete il diritto di andare dove volete e di fare ciò che vi pare; se non siete ebreo, non avete alcun diritto. Questo razzismo è il vero problema di Israele. Israele è del tutto incapace di dimostrare che è una democrazia. Nessuno può accettare questo stato razzista; Nè gli Stati Uniti, nè i paesi europei. Le armi nucleari israeliane, quelle, potrebbero, al limite, accettarle…. Ma come potrebbero giustificare questo stato di apartheid fascista?

Silvia Cattori: Si direbbe che lei si rifiuta di riconoscere la legittimità di questo stato.

Mordechai Vanunu: Certamente. É proprio quello che ho detto, quando sono uscito di prigione: non dobbiamo accettare questo stato ebraico. Lo stato ebraico di Israele è esattamente il contrario della democrazia; abbiamo bisogno di uno stato per tutti i suoi cittadini, senza riguardo alla loro fede religiosa. La soluzione è uno stato unico, per tutti i suoi abitanti, di qualsiasi religione siano, come avviene nelle democrazie quali la Francia o la Svizzera, e non uno stato solo per gli ebrei. Uno stato ebraico non ha nessuna ragione di esistere. Gli ebrei non hanno bisogno di un regime fondamentalista come quello che regna in Iran. Le persone hanno bisogno di una vera democrazia che rispetta gli esseri umani. Oggi in Medioriente, abbiamo due stati fondamentalisti: l’Iran e Israele. Ma Israele è molto avanti, in materia di fondamentalismo, anche rispetto all’Iran!…

Silvia Cattori: Secondo lei, Israele è dunque una minaccia più grande dell’Iran? …

Mordechai Vanunu: Certamente: sappiamo quello che gli israeliani fanno subire ai palestinesi, da più di 50 anni! E’ di gran lunga il momento, per il mondo, di ricordarsene e di preoccuparsi dell’olocausto palestinese. I palestinesi hanno sofferto tanto, e da tanto tempo, a causa di tutta questa oppressione! Gli ebrei non li rispettano assolutamente, non li considerano come esseri umani; non riconoscono loro nessun diritto, e continuano a perseguitarli, a mettere in pericolo la loro vita attuale, e di conseguenza anche il loro avvenire.

Silvia Cattori: Cosa dice, lei, al mio paese, la Svizzera, che è depositario delle Convenzioni di Ginevra?

Mordechai Vanunu: La Svizzera dovrebbe condannare con molta chiarezza e a voce molto alta la politica razzista di Israele; vale a dire tutte le violazioni dei diritti dei palestinesi, siano essi musulmani, siano essi cristiani. Tutti i paesi dovrebbero esigere dal governo israeliano il rispetto dei non-ebrei, in quanto esseri umani. Di fatto, io non ho il diritto di parlarvi, non sono autorizzato a parlare con stranieri; se lo faccio lo stesso, ciò avviene a mio rischio e pericolo. Israele ha utilizzato i risarcimenti dell’Olocausto per fabbricare armi, per distruggere le case e i beni dei palestinesi. Sarei molto contento se il vostro paese mi desse un passaporto e mi aiutasse a lasciare questo paese, Israele. La vita è molto dura, qui. Se siete ebreo, non avete nessun problema; se invece non lo siete [o non lo siete più], venite trattato senza il minimo rispetto.

 Silvia Cattori
giornalista svizzera.
Articoli di questo autore

Intervista a cura di Silvia Cattori, giornalista svizzera. Ottobre 2005.

Traduttore Mauro Manno

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Voltairenet.org

fonte: http://www.voltairenet.org/article133657.html

Il cinema italiano non abita piu’ qui: abolito il tax credit

federico fellini - roma

La protesta dei produttori di cinema: “Nessun film italiano ai Festival”

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ROMA – Una decisione clamorosa: nessun film italiano nei festival cinematografici nazionali. A partire dal più antico e prestigioso, ovvero la Mostra di Venezia, la cui edizione 2008 apre i battenti il prossimo 27 agosto. Artefici della decisione, le associazioni industriali che fanno capo alla settima arte: Anica, Agis e Api. Furiose con la decisione del governo di abolire il tax credit, ovvero il credito d’imposta, per il settore.

E se le cose non cambiano, spiegano gli imprenditori, nessuna ellicola made in italy sarà presente in Laguna, o alla Festa di Roma, o al Festival di Torino. La decisione è stata presa dalle tre associazioni, al termine di una riunione che si è svolta oggi a Roma. Con appello a tutto il mondo dell’industria culturale a unirsi alla loro iniziativa.

“Deve essere chiaro a tutti – si legge in una loro nota congiunta – che il governo, venendo meno a impegni precisi, ha deciso di infliggere un colpo mortale al cinema italiano nel momento in cui dimostra appieno, anche a livello internazionale, la sua vitalità artistica e industriale. Ulteriori azioni saranno decise al più presto”.

E ancora: “Le rappresentanze dell’industria cinematografica italiana, Anica, Api, Agis sono unite nel manifestare lo sgomento per l’eliminazione delle misure di incentivo fiscale per il cinema decisa dal governo, in incomprensibile contraddizione con la dichiarata volontà di abbandonare le politiche assistenzialistiche del passato per dar vita a un circolo virtuoso di nuovi investimenti, nuova occupazione, nuovi film”. Un’abolizione del tax credit, proseguono, che avviene “nonostante le più ampie rassicurazioni al riguardo fornite dal Ministro Bondi”.

Dunque, “viene abrogata una legge decisiva per il futuro del nostro cinema. E’ incredibile che tale abrogazione passi attraverso il divieto di presentazione di emendamenti di parlamentari della maggioranza stessa che, tra l’altro, avevano individuato con precisione l’adeguata copertura finanziaria. Tutto il cinema italiano è mobilitato contro questo atto devastante”. Vedremo se, e come, il governo risponderà.


25 giugno 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/economia/conti-pubblici-74/cinema-rivolta/cinema-rivolta.html

Napoli, tutti in coda in tangenziale continua la protesta di Chiaiano

Lunghe file di auto per la manifestazione contro l’apertura della discarica
“Solidarietà con Agnano e Bagnoli dove sarà realizzato l’inceneritore”

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Napoli, tutti in coda in tangenziale continua la protesta di Chiaiano

La tangenziale di Napoli durante la manifestazione contro la discarica di Chiaiano

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NAPOLI – Continuano le proteste contro la futura discarica di Chiaiano, mentre si registrano ancora roghi di rifiuti a Napoli e in provincia.

Un centinaio di auto condotte dai cittadini di Marano, Mugnano e Chiaiano sono entrate stamane nella tangenziale di Napoli, percorrendola a bassa velocità per circa 15 chilometri, creando enormi disagi agli altri automobilisti. La protesta è nata contro la decisione del governo di aprire al discarica in una delle 13 cave di Chiaiano.

Il corteo era composto da 139 auto “tante quanti – ha spiegato Antonio, uno dei componenti del comitato – sono gli autocompattatori che ogni giorno passeranno da Chiaiano e Marano”, per recarsi alla cava. Le vetture sono entrate dallo svincolo di Arco Felice, alle porte di Napoli hanno percorso una quindicina di chilometri scortate dalla polizia stradale poi, senza mai lasciare l’autostrada cittadina, hanno imboccato lo svincolo dell’Arenella ed hanno compiuto il percorso all’inverso.

Il ‘muro’ di auto era scortato, in testa e in coda, dalla polizia stradale. Le altre auto sono state tenute ad una distanza di circa 7-800 metri dalle vetture condotte dai manifestanti. La protesta ha avuto inizio alle ore 10,30 e secondo quanto riferito dalla Tangenziale di Napoli spa, si è conclusa alle ore 12,10.

“E’ una forma di protesta – ha aggiunto il rappresentante del comitato – che è stata organizzata anche in segno di solidarietà con le popolazioni di Agnano e Bagnoli dove sarà realizzato l’inceneritore. Con noi oggi anche rappresentanti delle amministrazioni comunali toccate dalla discarica, a dimostrazione della forte unità della protesta”.

Ieri alcuni rappresentanti dei comitati del ‘no’ avevano occupato la sede della ottava municipalità, che per oggi pomeriggio ha convocato un consiglio straordinario. Sempre nella giornata di ieri, la Camera ha approvato il decreto sui rifiuti: le misure contenute vanno dalla superprocura al rimborso da parte della Campania di parte dei soldi spesi per l’emergenza le misure contenute.

Intanto si segnalano ancora roghi di spazzatura: una cinquantina di interventi dei pompieri sono stati effettuati nel corso della notte a Napoli e in provincia. Un lavoro, quello dei vigili del fuoco, sul fronte degli incendi di rifiuti che va avanti ormai da tempo con una media di interventi che spesso supera i 100 nel corso delle 24 ore, considerato che molti roghi di spazzatura vengono appiccati anche in pieno giorno.


25 giugno 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/rifiuti-12/proteste-chiaiano/proteste-chiaiano.html

Cuba, torna Fidel Castro: «Bene le riforme di Raul. Continuare così»

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«Passo il tempo rielaborando articoli di stampa». Ma non solo». Con un comunicato ufficiale letto dalla televisione cubana e ripreso da tutti gli organi di stampa spagnoli, il leader Maximo Fidel Castro torna in pista e racconta la sua vita da “pensionato”.

Lasciato il potere per problemi di salute che gli impediscono di apparire in pubblico ormai da quasi due anni, Fidel ha però moltiplicato gli incontri con i rappresentanti stranieri in visita nell’Isola, quattro in una settimana, dopo un periodo in cui sembrava sparito totalmente dalla scena.

Nessuno «strappo» con il Governo guidato dal fratello Raul, ha tenuto a precisare anche martedì a mezzo veline dopo il clamore suscitato dalla sua reazione negativa all’annuncio dell’Ue della revoca delle sanzioni.

L’ultimo incontro, dopo i due con Hugo Chavez e quello con il presidente uruguaiano Tabare Vasques, Fidel lo ha avuto con un dirigente del Partito comunista cinese. È stato invitato alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino – «salute permettendo»- ha riferito la tv di Cuba. I due hanno inoltre discusso – aggiunge il comunicato – «i rapporti bilaterali, le provocazioni occidentali in Tibet, la situazione a Taiwan, la grossolana manipolazione della questione dei diritti umani contro il socialismo, la crisi alimentare e la società dell’informazione».

Fidel ha poi lodato il lavoro del fratello: «Ha apprezzato gli sforzi della dirigenza della Rivoluzione – scrive nel comunicato – e in particolare del compagno Raul, su questioni come l’unità, la produttività del lavoro e gli aumenti della produzione agricola e del risparmio, che hanno una grande importanza e ha spiegato di «cooperare» con il governo e il partito che non guida più ma solo come consigliere esterno che mette a disposizione il suo tempo libero.

«Che cosa faccio io? Coopero mettendo insieme notizie e dati, e facendo analisi sui problemi internazionali più acuti che vanno all’attenzione della direzione del partito e dello Stato» ha spiegato il leader. «Dispongo di tempo per raccogliere una grande quantità di informazioni, cosa a cui dedico quasi tutte le ore del giorno».

Pubblicato il: 25.06.08
Modificato il: 25.06.08 alle ore 16.11

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76589

UNA BIMBA CHIEDE AIUTO: “Papà picchia la mamma, io piango”

La piccola, figlia di una coppia di tunisini, ha scritto il suo messaggio su un foglietto e l’ha appeso sull’uscio. L’uomo è finito in carcere: oltretutto violava il divieto di dimora in casa

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Donna che subisce violenza Trapani, 25 giugno 2008 – “Papà picchia sempre la mamma e io piango per lei”. È la drammatica richiesta d’aiuto, scritta in stampatello vicino alla porta di casa dalla figlia della giovane tunisina che veniva percossa e violentata dal convivente, spesso anche davanti ai due figlioletti.

Per il connazionale della donna è così scattato l’arresto da parte degli agenti della Squadra mobile di Trapani che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip Piero Grillo per i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni, violenza privata e sessuale.

Il nuovo provvedimento restrittivo è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari in considerazione delle reiterate violazioni del divieto di dimora nella città di Trapani cui il tunisino era stato sottoposto lo scorso mese di aprile. La Sezione specializzata sulle violenze sui minori aveva rilevato uno scenario familiare drammatico, caratterizzato da continue prevaricazioni e violenze, cui erano costretti a assistere i due minori. Peraltro, l’uomo sottraeva alla convivente somme di danaro per comprare alcolici.

Adesso si trova rinchiuso nella casa circondariale di Trapani.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/06/25/99653-papa_picchia_mamma_piango.shtml