Archivio | giugno 26, 2008

L’ultimo gol di Lucarelli per Livorno: ‘salva’ dal lastrico 200 famiglie di camalli

Costo dell’operazione: 2 milioni di euro, il denaro necessario per rilevare il 67% di Unicoop impresa, storica azienda degli scaricatori di porto labronici. La presiede il padre del centravanti, Maurizio

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Cristiano Lucarelli

Livorno, 26 giugno 2008 – Questa è una bella storia, parla di calcio e di valori autentici. Non è un caso che il protagonista sia Cristiano Lucarelli, 32 anni, livornese, attaccante del Parma dopo essere stato il simbolo della squadra toscana che aveva lasciato per passare allo Shakthar Donetsk, multinazione ucraina dalla quale è stato coperto di euro, prima di rientrare in Italia nel gennaio scorso, ingaggiato dal club emiliano.

I tifosi livornesi avevano accusato Lucarelli di essersi venduto ai neocapitalisti ucraini, tradendo la città e la squadra, amaramente retrocessa in serie B. Il gocatore aveva risposto: reinvestirò il mio denaro per aiutare la mia gente. E’ stato di parola. Prima ha fondato il Corriere di Livorno, adesso è pronto a rilevare il 67% del capitale di Unicoop impresa, compagnia di scaricatori del porto di Livorno presieduta dal padre, Maurizio Lucarelli e in preda ad una grave crisi.

Con questo intervento – costo iniziale: 2 milioni di euro – Cristiano salverà duecento famiglie dal lastrico. “Lo facco per mio padre, che lavora lì da 33 anni, per dare continuità alla sua storia – ha dichiarato stamane il centravanti in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport – Credo nelle possibilità di rilancio dell’azienda. Fin da piccolo ho vissuto con i camalli. Potrei essere figlio di ognuno degli operai che lavorano al porto. Papà è stato eletto presidente il giorno dopo una mia doppietta in Livorno-Fiorentina 2-0: all’unanimità”.

Il termine camallo significa scaricatore delle navi nei porti di Genova e Savona. E’ un termine dialettale ligure che deriva dall’arabo “hamal”, dromedario, animale da soma. Lucarelli, dopo essere stato il primo calciatore-editore, ora diventa il primo calciatore-camallo. Si conferma una persona per bene e un uomo capace di sentimenti veri. Al punto che potrebbe addirittura rappacificarsi con Aldo Spinelli, presidente del Livorno, imprenditore portuale. “Uno con la sua esperienza potrebbe solo aiutarmi. E così non litigheremo mai più”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/06/26/99947-ultimo_lucarelli_livorno.shtml

Guantanamo, Amnesty porta una cella in tour

 Amnesty International protesta Washington
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Amnesty International ha lanciato giovedì un nuovo appello al governo degli Stati Uniti per la chiusura del carcere di Guantanamo. Non si è trattato però del solito comunicato scritto. L´associazione internazionale di difesa dei diritti umani ha inscenato una protesta alquanto originale. Nel cuore di Washington, a poca distanza dalla Casa Bianca, ha esposto una copia di una delle celle del carcere statunitense, alte tre metri e larghe due, per chiedere la chiusura del controverso carcere per terroristi.

«È un modo per far vedere agli americani
l´ingiustizia in taglia reale» ha dichiarato Gwen Fitzgerald, portavoce di Amnesty International. «I visitatori della cella potranno sentire sulla propria pelle la sensazione di stare 22 ore al giorno rinchiusi dentro una botte d´avorio», ha spiegato Larry Cox della sezione americana dell´associazione. «Speriamo che con questo tipo di azioni la gente si renda veramente conto di quello che è stato il governo Bush e con quale efferatezza ha trattato i prigionieri di Guantanamo – conclude Cox – il carcere deve chiudere».

L’iniziativa è stata lanciata alla vigilia della giornata internazionale per il sostegno alle vittime della tortura. I visitatori possono registrare, quando sono all’interno, un messaggio per il presidente americano George W. Bush che Amnesty International porrà successivamente sul suo sito. La mostra è itinerante: dopo una settimana a Washington sarà spostata in altre città americane.

Per avere un’idea di cosa si vede dall’interno della cella clicca qui.
Per andare sul sito dedicato e sul blog della cella di Guantanamo, clicca qui.
Per vedere molte altre fotografie sulla cella di Guantanamo a Washington, clicca qui.

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Pubblicato il: 26.06.08
Modificato il: 26.06.08 alle ore 20.25

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76615

Saccà-Berlusconi, nuove telefonate: Depositate novemila intercettazioni

Saccà-Berlusconi, nuove telefonate Depositate novemila intercettazioni

Agostino Saccà, direttore sospeso di Rai fiction

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ROMA – Giancarlo Innocenzi, membro dell’Autorità garante delle Comunicazioni, parla al telefono con Silvio Berlusconi: “Non è possibile che il produttore di fiction Valsecchi ha 50 milioni di euro. Qui si tratta di fare un contratto quadro per lo meno di 30 milioni di euro all’anno per tre anni anche a Guido De Angelis…”, entrambi produttori di serie televisive per Mediaset. Silvio Berlusconi ascolta e mette in pratica il suggerimento. L’Espresso pubblica le intercettazioni che smontano la teoria di Berlusconi sul suo totale disinteresse nella gestione di Mediaset.

Il Cavaliere: “Antonella sta diventa pericolosa”. Novemila sono le telefonate depositate nell’inchiesta napoletana per corruzione contro il Cavaliere e il direttore sospeso di Rai fiction Agostino Saccà. Dopo la conversazione tra il funzionario Rai e Berlusconi in cui l’allora direttore magnificava le qualità politiche del presidente (“E’ stupendo, perché c’era un bisogno e lei lo copre anche emotivamente”), compare un’altra inedita intercettazione del 12 settembre 2007. Silvio Berlusconi, allora capo dell’opposizione, parlando al telefono con Saccà, dice: “Quella pazza della Antonella Troise (una soubrette, ndr), si è messa in testa che io le ho bloccato la sua carriera artistica. È andata a dire delle cose pazzesche in giro. Sta diventando pericolosa. Ti chiedo questa cortesia, di farle una telefonata. Dille che c’è qualcosa “. E Saccà risponde ossequente: “La chiamo”.

Le rivelazioni del settimanale. Nell’edizione in edicola domani, l’Espresso pubblica un ampio servizio sulle intercettazioni che svela le telefonate a Saccà di Letizia Moratti, il sindaco di Milano, pronta a raccomandare la moglie del suo braccio destro Paolo Glisenti; di Giuliano Urbani impegnato a sponsorizzare il via libera ai pagamenti di una miniserie prodotto dalla sua compagna Ida Di Benedetto, e di Luca Barbareschi, neodeputato del Popolo delle Libertà che chiede con insistenza all’allora direttore Rai fiction il finanziamento di un lavoro realizzato dalla sua casa di produzione.

Se passa il ddl, buio sulle intercettazioni. Suggerimenti, raccomandazioni, sottobosco di rapporti tra potere politico e Rai svelati grazie a quelle intercettazioni che se fosse approvato il disegno di legge presentato dal governo resterebbero nel buio di qualche archivio della procura.

IL TESTO DEL DDL

Con la nuova normativa, i controlli telefonici sarebbero utilizzabili solo per i reati che prevedono una pena superiore ai 10 anni di detenzione. Unica deroga riguarderà i reati contro la pubblica amministrazione che abbiano una pena massima non inferiore ai cinque anni.

L’avvocato del Cavaliere annuncia querele
. La pubblicazione de l’Espresso è uno “sconcio giudiziario” ha detto Federico Teschini, uno dei legali di Agostino Saccà. Niccolò Ghedini, parlamentare del Pdl e avvocato di Berlusconi, annuncia che denuncerà il settimanale: “Quanto accaduto – ha detto il legale – dimostra ulteriormente l’urgenza delle nuove norme in tema di pubblicazione delle intercettazioni”. E Luca Barbareschi, indignato per la pubblicazione dell’estratto della sua conversazione con Saccà precisa: “Erano normali trattative che i produttori fanno per avere il giusto ritorno economico. Ho diritto di fare le mie trattative private senza che nessuno mi ascolti”.

Una commissione d’inchiesta Rai. Non commenta la pubblicazione de l’Espresso invece il direttore generale generale della Rai Claudio Cappon: “Non entro nel merito, ma ribadisco che una struttura interna dell’azienda si sta occupando della vicenda”. Propio in questi giorni, la Rai ha ricevuto dalla procura di Napoli nuovo materiale sulle intercettazioni che riguardano il direttore fiction sospeso in attesa che il giudice decida se rinviare a giudizio il funzionario Rai.

26 giugno 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/berlusconi-intercetta/nuove-intercettazioni/nuove-intercettazioni.html

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esclusivo/da domani su l’Espresso

Le intercettazioni: leggi e ascolta

Gli audio e i testi delle telefonate tra Silvio Berlusconi e i suoi uomini sulle attrici e la spallata al governo Prodi

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12 settembre 2007 – ore 15:18
Berlusconi chiama il direttore di RaiFiction Agostino Saccà
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26 ottobre 2007 – ore 11:56
Berlusconi chiama il produttore televisivo Guido De Angelis
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30 ottobre 2007 – ore 17:40
Berlusconi chiama Saccà
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4 novembre 2007 – ore 17:11
Berlusconi chiama De Angelis
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5 novembre 2007 – ore 18:47
Berlusconi chiama De Angelis
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6 novembre 2007 –  ore 17:06
Guido De Angelis racconta il viaggio con Berlusconi
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6 novembre 2007 – ore 17:52
Guido De Angelis racconta il viaggio con Berlusconi
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2 agosto 2007 – ore 15:37
Il membro AGCom Giancarlo Innocenzi chiama Saccà e parlano dell’ex senatore Willer Bordon e di sua moglie, l’attrice Rosa Ferraiolo
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24 ottobre 2007 – 16:33
De Angelis chiama Innocenzi
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26 giugno 2008

Maroni: «Anche i bambini rom schedati con le impronte». Polemica con L’Unicef

 bambini rom

Anche i bambini. Nei campi nomadi tutti, proprio tutti dovranno sottoporsi alla schedatura delle impronte digitali. Come se fossero in carcere. Ed è difficile riuscire a spiegare, come tenta il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che «non si tratta di una schedatura etnica».

Il titolare del Viminale parla davanti alla commissione Affari Costituzionali della Camera e ribadisce che a tutti gli abitanti dei campi nomadi, compresi i minori, saranno prese le impronte digitali per il censimento dei residenti nei campi, ma assicura che «non si tratta di una schedatura etnica, bensì di una ulteriore garanzia per la tutela dei loro diritti e per garantire a chi ha il diritto di stare in Italia migliori condizioni di vita».

Il ministro ha però rassicurato (sic) che le forze dell’ordine quando andranno nei campi per effettuare il censimento saranno accompagnate dal personale della Croce Rossa italiana e dai servizi sociali dei Comuni. «Prenderemo le impronte anche dei minori, in deroga alle attuali norme, proprio per evitare fenomeni come l’accattonaggio. Non sarà certo una schedatura etnica – ha ripetuto il ministro – ma un censimento vero e proprio per garantire a chi ha il diritto di rimanere di poter vivere in condizioni decenti. E mandare invece a casa chi non ha il diritto di stare in Italia». Maroni nell’occasione ha spiegato che solo a Roma ci sono «almeno 50 campi dentro il Grande Raccordo Anulare».

Bernardini (Radicali-Pd): per i “pianisti” era umiliante… Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani, deputata radicale-PD e membro della Commissione Giustizia alla Camera ricorda: «Quando la delegazione radicale all’interno del PD ha proposto per i “pianisti” di superare il problema facendo votare con un sistema basato sulle impronte digitali dei deputati, ci si è risposto che sarebbe stato umiliante costringere un parlamentare a compiere un atto generalmente riservato ai delinquenti. Ora veniamo a sapere dal ministro Maroni che per il censimento dei rom, bambini compresi, occorre rilevare le impronte digitali e che questo non sarebbe nè degradante, nè rivelerebbe un atteggiamento xenofobo. I soliti due pesi e due misure della casta».

Maroni: no alla sanatoria per le badanti Maroni poi ribadisce la sua contrarietà ad ogni forma di regolarizzazione degli immigrati entrati clandestinamente, anche se dovesse riguardare solo le badanti di disabili o persone anziane: «Sono e resto contrario a qualsiasi forma di sanatoria generalizzata. In Consiglio dei Ministri la questione non è ancora stata discussa, quando lo sarà manterrò la mia posizione», dice commentando le ipotesi di un piano dei ministri Carfagna e Sacconi in questo senso. «Per me il principio è semplice: o si è entrati regolarmente, o si è clandestini – spiega il ministro al termine dell’audizione alla Camera – e faccio fatica a comprendere categorie intermedie come il “quasi clandestino” o il “clandestino meritevole”. Perchè una badante di una persona di 70 anni sì e quella di una persona di 69 no? Perchè una badante sì e un muratore che mantiene 3 figli col suo lavoro no?». Maroni sottolinea che «è vero che si fa fatica a trovare badanti regolari, ma non è impossibile. E allora respingo la doppia morale di chi chiede allo Stato intransigenza ma poi per i suoi interessi chiude tutti e due gli occhi».
Pubblicato il: 25.06.08
Modificato il: 25.06.08 alle ore 20.54

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76599

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Impronte nomadi, Garante privacy: “Rischio discriminazione”

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Pizzetti scrive ai prefetti di Roma, Milano e Napoli per avere spiegazioni
Finocchiaro: “E se invece che bambini rom scrivessimo bambini ebrei?”

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ROMA – Prendere le impronte ai minorenni rom può essere una pericolosa “discriminazione”. Lo dice il Garante per la privacy Francesco Pizzetti che stamani ha riunito l’organismo di controllo, ha valutato notizie e dichiarazioni che circolano da ieri, e ha deciso di convocare i supercommissari per l’emergenza rom, cioè i prefetti di Roma, Milano e Napoli. Milano, soprattutto, dove il prefetto Gian Valerio Lombardi ha avviato da un paio di settimane la schedatura dei rom che vivono in campi rom per avere la lista dei nomadi che possono sostare nei campi.

Il Garante per la protezione dei dati personali
ritiene che la rilevazione delle impronte digitali anche dei minori, “pur nell’ambito dell’attività di identificazione e di censimento delle comunità di nomadi”, potrebbe coinvolgere “delicati problemi di discriminazione che possono toccare anche la dignità delle persone e specialmente dei minori”. Ecco perché è necessario ascoltare i tre supercommissari che da settimane stanno eseguendo la direttiva del ministro Roberto Maroni. I dubbi del Garante riguardano in generale l’attività di acquisizione dei dati personali nei campi rom nei confronti di adulti e minorenni. Pizzetti ha già scritto ai tre prefetti chiedendo di sapere e capire le modalità di acquisizione, tempi di conservazione e finalità della raccolta dei dati. E’ un censimento o una schedatura? La differenza lessicale è minima. Quella sostanziale può essere un abisso.

Anche stamani, dopo averlo spiegato per la prima volta ieri davanti al Parlamento tracciando le linee programmatiche del suo dicastero, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha ripetuto che il governo andrà avanti fino in fondo sul tema della sicurezza, in particolare sui nomadi: “Non ci faremo impressionare o fuorviare da chi esprime giudizi e conosce poco questa terribile realtà che fa dell’Italia uno dei Paesi più arretrati al mondo”. Identificare, per altri schedare, e prendere le impronte ai minori è – secondo il ministro – “una norma che punta al superamento dell’emergenza nomadi”, una realtà per cui “i bambini vivono nei campi in mezzo ai topi”.

Il nesso causa-effetto tra topi e impronte digitali sfugge un po’. Maroni lo spiega così: sapere chi sono i minori rom, quanti sono, dove vivono e con chi
è il fondamento “per rispettare il loro diritto all’infanzia” e dire basta ad abusi e sfruttamenti, anche quelli a cui li sottopongono i genitori. Un altro intendimento del ministro, infatti, è quello di togliere la patria potestà a chi manda i figli a rubare o a chiedere l’elemosina. Anche solo a vendere rose. “Del resto – ha aggiunto Maroni – nel 2007 l’allora ministro Rosi Bindi disse che occorreva difendere i minori anche ricorrendo alla rilevazione delle impronte digitali”.

Le spiegazioni del titolare del Viminale
non convincono. I diritti dell’infanzia prima di tutto. “Ma cosa succederebbe se invece che bambini rom scrivessimo bambini ebrei?” è la provocazione di Anna Finocchiaro. “Quali sarebbero le reazioni e le considerazioni? – aggiunge la presidente dei senatori del Pd – Credo proprio che il ministro Maroni debba riflettere bene prima di fare certi annunci”. Fare liste è sempre pericoloso. Chi garantisce sull’uso legittimo di quelle liste? Contrari in blocco i Radicali: “Censimento è una cosa, prendere le impronte un’altra. Non ci stiamo” dice Rita Bernardini.

Con Maroni si schiera compatto il Pdl, da Maurizio Gasparri (An) a Gabriella Carlucci (Fi), vicepresidente della Commissione Infanzia. D’accordo anche un tecnico come Simonetta Matone, ex presidente del Tribunale dei minori di Roma e ora capo di gabinetto alle Pari Opportunità. Quattro eurodeputati di Rifondazione comunista interrogano la Ue sulle ultime iniziative del governo italiano. Le suore missionarie comboniane consegnano addirittura un comunicato per dire che “lungi dal servire e difendere i piccoli zingari, la proposta ha il sapore del razzismo etnico, una sorta di moderna stella gialla che classifica da subito come delinquenti i bambini zingari”.

Polemica a distanza tra Maroni e Unicef.
Il ministro accusa, in generale ma tra questi anche l’Unicef, i soliti ben pensanti che si scandalizzano per le impronte ma lasciano i bambini rom a vivere tra i topi. Secca la replica di Vincenzo Spadafora, presidente di Unicef Italia: “Non si può, per proteggere i bambini, violare i loro diritti fondamentali. Non dobbiamo criminalizzare le vittime. Dobbiamo invece colpire chi abusa e sfrutta i bambini”.

26 giugno 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-9/impronte-26giu/impronte-26giu.html

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Unicef: ”Preoccupante la proposta di ‘schedare’ i bimbi rom”. Maroni: ”Andremo avanti”

‘Ci auguriamo sia una provocazione senza seguito”

E il Garante della privacy avverte: ”Dal censimento possibili problemi di discriminazione”. Ma il titolare del Viminale, ideatore della proposta, insiste: ”Voglio affermare i diritti dei bambini di vivere una vita normale. Per fare questo occorre identificare tutti i minori anche prendendo le impronte digitali”

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(Infophoto)

Roma, 26 giu. (Adnkronos/Ign) – Piovono critiche sulla proposta del ministro dell’Interno Roberto Maroni di avviare un censimento dei bambini presenti nei campi rom mediante le impronte digitali. Dall’Unicef il presidente per l’Italia Vincenzo Spadafora esprime ”stupore e grave preoccupazione”.

Ci auguriamo – aggiungeche si tratti di una proposta provocatoria destinata a non avere seguito. Verrebbe da proporgli, per rispettare il diritto all’uguaglianza di tutti i bambini, di schedare allo stesso modo i bimbi italiani”.

”I bambini rom – sottolinea Spadafora – non sono diversi dagli altri bambini (tra l’altro molti di loro sono cittadini italiani a tutti gli effetti), ma soprattutto – evidenzia il presidente dell’Unicef – i bambini non possono e non devono essere trattati come gli adulti”.

”Auspichiamo – afferma quindi il presidente Unicef – che il governo italiano affronti le tematiche relative alla sicurezza senza trascurare i diritti dei bambini, tra cui quelli di essere tutelati e non essere discriminati, come ricorda la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dall’Italia”.

Ma il ministro dell’Interno insiste. Il governo “vuole portare fino in fondo” la propria azione e non si farà “fuorviare o impressionare dai giudizi di chi conosce poco questa terribile realtà, che fa dell’Italia, da questo punto di vista, uno dei Paesi più arretrati al mondo”.

Quindi spiega Maroni chiarendo il senso della proposta: “Io voglio affermare i diritti dell’infanzia, dei bambini di vivere una vita normale in condizioni decenti, senza essere inviati all’accattonaggio o peggio ancora. Per fare questo, come disse il ministro Rosy Bindi nel luglio 2007 occorre identificare tutti i minori anche prendendo le impronte digitale. Oggi evidentemente Rosy Bindi ha cambiato idea, io ho preso spunto da questa iniziativa per fare esattamente questo”.

“Io – aggiunge il titolare del Viminalerifiuto l’idea che un Paese civile possa accettare di vedere minori che vivono dividendo lo spazio con i topi: questo avviene nei campi nomadi. Tutti coloro che hanno protestato dall’Unicef in giù dicano se sono d’accordo nel consentire che oggi in Italia, nei campi nomadi, i minori convivano con i topi. Sono questi i diritti dell’infanzia?”. Il ministro dell’Interno annuncia quindi l’intenzione di “continuare su questa strada perché è la strada giusta per garantire i diritti ai minori“.

Tuttavia a esprimere riserve sull’iniziativa anticipata dal titolare del Viminale è anche il Garante della privacy che in una nota fa sapere di aver ”deliberato di chiedere informazioni alle Autorità competenti” sul ”ricorso a forme di rilevazione anche biometriche (impronte digitali) estese pure ai minori, per finalità di identificazione o di censimento di comunità di nomadi, rilevando che tali modalità potrebbero coinvolgere delicati problemi di discriminazione, che possono toccare anche la dignità delle persone e specialmente dei minori”.

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fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=1.0.2288332531

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