Archivio | giugno 29, 2008

¡À CENA CON L@S ZAPATISTAS!

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Cena messicana a sostegno alla carovana europea in Chiapas, estate 2008

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VENERDÌ 4 LUGLIO ’08, DALLE 20:00

IDEA’L, v.le Piemonte 10, Magenta, [MI]

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Sottoscrizione popolare per le Giunte di Buon governo
Ass Joe Strummer Magenta – Comp@s Rebeldes del Magentino
Cena messicana a sostegno alla carovana europea in Chiapas, estate 2008

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–Menù–

Caffè zapatista
Vino Rebelde

Para empezar:
Peperoni Ribelli -peperoncini ripieni di formaggio fritti- ; Salsa Guacamole con Tacos de Los Altos

Piatto Unico:
Riso Basmati al vapore de La Selva; Tortillas insurgentes con chili di carne e\o frijoles refritos

Postres:
Budino de la Dignidad (Budini di Mais)

Bebidas:
Vino Rebelde (Gutturnio doc) ¼, Agua Para Tod@s (del Sindaco)

€ 15,00

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CAMPAGNA ¡L@s zapatistas no estan sol@s!
* Per sostenere l’autonomia zapatista, i movimenti sociali “in basso a sinistra” in
Messico e nel mondo.
* Per fermare le aggressioni e la guerra del governo messicano contro le comunità
indigene del Chiapas.
* Per diffondere le denuncie di violenze perpetrate contro le comunità zapatiste.
* Per convergere nell’estate 2008 in molt@ da tutta Italia e da tutta Europa in Chiapas in
solidarietà con gli zapatisti

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Stravolgere i codici, riscrivere le leggi. Su misura. È questo il programma di Silvio Berlusconi per l’autunno

Regista sarà Pecorella. Oggi mente giuridica del centrodestra. E ieri era pure Comunista…

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Altro che legittimo sospetto. I propositi della maggioranza berlusconiana sono ben più ampi: a settembre gli avvocati-parlamentari del centrodestra cominceranno a rovesciare sul tavolo una serie di proposte sulla giustizia capaci di cambiare i connotati al codice penale e a quello di procedura penale. Il disegno di legge più ampio (45 articoli) è quello firmato da Giancarlo Pittelli, deputato, avvocato, di Forza Italia, che prevede (tra l’altro) d’informare immediatamente mafiosi e criminali che è stata aperta un’indagine su di loro; e impone all’accusa di dimostrare ogni volta da capo, nei processi di mafia, l’esistenza dell’organizzazione mafiosa, senza utilizzare le sentenze precedenti…

Contro lo stravolgimento del processo penale, i movimenti hanno indetto una manifestazione nazionale a Roma: un girotondo dei girotondi, per sabato 14 settembre. Per quella data, sarà già cominciata alla Camera la battaglia per l’approvazione definitiva della legge che reintroduce nel nostro ordinamento il «legittimo sospetto» come motivo per strappare il processo al suo giudice naturale. Una misura, dicono gli inquilini della Casa delle libertà, utile a impedire che i cittadini siano vessati da «giudici di sinistra» (attenzione: non da giudici non imparziali, di destra o di sinistra che siano, ma da giudici «di sinistra»). Significa allora che chi è di destra avrà il diritto a essere giudicato da un giudice di destra? E chi è di sinistra potrà scegliersi un giudice di sinistra? Sarebbe, evidentemente, la fine della giustizia, dell’accertamento dei fatti (i reati contestati ci sono o non ci sono?), sostituito con il legittimo sospetto che ogni giudizio sia frutto di pregiudizio, anzi di un complotto politico.

Gianobifronte. Primo officiante della celebrazione autunnale del funerale della giustizia italiana sarà Gaetano Pecorella, che dovrà guidare il dibattito sul «legittimo sospetto» in quanto presidente della commissione Giustizia della Camera dei deputati. Pecorella è anche difensore di Silvio Berlusconi, e proprio nel processo di Milano che potrebbe essere subito spostare a Brescia dalla Cassazione (e quindi inghiottito dalla prescrizione) non appena il «legittimo sospetto» diventerà legge dello Stato. Insomma, Pecorella è un Giano Bifronte: avvocato nelle aule di Tribunale e al tempo stesso legislatore che confeziona e spinge in Parlamento le leggi utili a ottenere successi professionali in Tribunale.

L’opposizione ha chiesto che, almeno questa volta, Pecorella si astenga dal presiedere la commissione. «Non solo è l’avvocato dell’Imputato e contemporaneamente è colui che pensa e scrive le leggi utili a risolvere i problemi processuali dell’Imputato stesso, che è anche suo Capo politico», argomenta il senatore Nando dalla Chiesa, «ma questa volta dovrebbe perfino stabilire le procedure di approvazione parlamentare di una di quelle leggi. Dovrà selezionare e stabilire le priorità nell’ordine del giorno, decretare il numero e gli orari delle sedute, decidere a colpi di maggioranza le interpretazioni del regolamento: e questo in una situazione in cui la legge deve passare prima che inizino a Milano le requisitorie finali dell’accusa contro il suo cliente e i suoi coimputati».

Pecorella ha già promesso che (alla Camera) non tollererà manovre ostruzionistiche per rallentare l’approvazione della legge. Proprio lui che (in Tribunale) è ricorso a ogni tipo di ostruzionismo per rallentare il processo. Ma Pecorella è un uomo che viene da lontano. Intelligente, ambizioso, preparatissimo, alla fine degli anni Sessanta diventa assistente universitario di Giandomenico Pisapia, che in futuro sarà il padre del nuovo codice di procedura penale. Accanto a lui sono Ennio Amodio e Oreste Dominioni. Tutti e tre sono destinati a diventare avvocati della famiglia Berlusconi, ma nel Sessantotto, giovani promesse del Foro milanese, sentono il vento della rivolta e si schierano a sinistra. Gaetano è, tra loro, il più deciso, il più impegnato, il più estremista.

Entra a far parte del gruppo dirigente informale del Movimento studentesco dell’università statale, quindici-venti persone tra cui Mario Capanna, Salvatore Toscano, Alfonso Gianni, Popi Saracino… «Non avevamo una sede, di giorno ci trovavamo in università, la sera ci riunivamo a casa di qualcuno di noi», ricorda Luciano Pettinari, oggi dirigente della sinistra Ds. «Il Movimento studentesco aveva un gruppo molto agguerrito di avvocati», racconta Alfonso Gianni, oggi braccio destro di Fausto Bertinotti, «c’erano Giuliano Spazzali, Marco Janni, Francesco Fenghi, Michele Pepe… Ma Pecorella era il più autorevole. E il più impegnato. Il suo apporto non era soltanto tecnico, Gaetano era un vero militante politico».

Dominioni e Amodio, suoi colleghi nello studio Pisapia, ottengono una cattedra universitaria. Pecorella invece non vince il concorso e si deve accontentare di fare il professore incaricato alla facoltà di Scienze politiche. Non gli va bene neppure in politica: per due volte si presenta alle elezioni, nelle liste dei gruppi extraparlamentari (Sinistra unita, Democrazia proletaria), ma è sempre il primo dei non eletti. Resta l’esponente più autorevole del «collettivo avvocati» del Movimento studentesco. Anche il più estremista: teorizza (nei suoi interventi nell’aula magna dell’università, ma anche sulla rivista Qualegiustizia) che la giustizia è di classe e che quella «del sistema è una specie come un’altra di violenza»; Pecorella critica «il giurista mezzo di conservazione» che «rifiuta la violenza di piazza» ma ammette «la violenza esercitata dallo Stato».

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Bruno Tassan Din, l’uomo della P2 al «Corriere della sera»,
con il suo avvocato Gaetano Pecorella

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Da Capanna a Tassan Din. La violenza di piazza la conosce bene: il Movimento studentesco ha costituito «squadre di autodifesa» con il compito dichiarato di difendere i cortei studenteschi dagli attacchi della polizia e dei gruppi fascisti. I «giornali borghesi» chiamano «Katanga» i giovani che ne fanno parte. Armi ammesse: sassi, biglie di ferro, spranghe, chiavi inglesi, bottiglie molotov. Pecorella consiglia come impostare la difesa dei «compagni» arrestati o denunciati per violenze o per porto di «armi improprie». Un piccolo «arsenale» di queste è sempre pronto – nel caso di attacchi della polizia o dei fascisti – nei sotterranei della Statale: nei locali detti dell’Interfacoltà, di cui responsabile è proprio il professor Pecorella.

In due casi il «compagno avvocato» fa qualcosa di più: avverte in anticipo i militanti del Movimento che sono in arrivo guai penali. Il primo caso è quello del Rapporto Mazza, il cosiddetto «Rapportone»: un dossier del questore di Milano, calcando i toni ed esagerando il pericolo, denuncia l’esistenza in città, dentro il Movimento studentesco, di strutture armate. I dirigenti dell’Ms vengono a conoscenza in anticipo del contenuto del rapporto e per qualche tempo i «compagni» i cui nomi sono contenuti nel dossier cambiano aria. Poi l’inchiesta giudiziaria sul caso si chiude senza conseguenze.

Il secondo caso è ancor più clamoroso. Vengono emessi mandati di cattura nei confronti di tre dirigenti del Movimento, Mario Capanna, Fabio Guzzini e Giuseppe Liverani, accusati di aver organizzato una occupazione (peraltro pacifica) del rettorato dell’università statale. Capanna e Guzzini non si fanno trovare a casa e si danno alla latitanza. Liverani è arrestato, ma soltanto perché è bloccato in caserma, dove stava facendo il servizio militare di leva. La spiegazione che gira nell’Ms è che nei due casi sia stato Pecorella, forte di buone entrature a palazzo di Giustizia (qualche «toga rossa»?), a sapere in anticipo del «Rapportone» e dei mandati di cattura e ad avvertire gli interessati.

Legge ancella della politica. La svolta nella vita di Pecorella, avvocato rosso, avviene qualche anno dopo, quando assume la difesa di Bruno Tassan Din, amministratore delegato della Rizzoli-Corriere della sera, che si era di fatto impossessato dell’azienda per conto della P2 di Licio Gelli e Umberto Ortolani.

Pecorella difende gli interessi dell’uomo della P2 nelle aule di Tribunale, ma anche fuori: in visita al viceprefetto di Milano, gli cade dalla tasca un nastro magnetico su cui è registrata una telefonata di Gelli, con il risultato di bloccare la trattativa avviata dal costruttore Giuseppe Cabassi per l’acquisto del Corriere della sera, che sarebbe stato subito strappato dalle mani di Tassan Din. Per questa vicenda, l’Ordine degli avvocati di Milano apre un procedimento disciplinare per stabilire se siano state violate le regole deontologiche, ma il procedimento si conclude con un nulla di fatto. Pecorella, ormai brillante e ricercato professionista, prosegue tranquillo la sua carriera. Fino agli anni Novanta, quando incontra un altro iscritto alla P2, Silvio Berlusconi, di cui diventa prima avvocato, poi parlamentare, e infine presidente della commissione Giustizia della Camera. «Mi hanno offerto un posto, ma resto indipendente, continuo a combattere le mie battaglie», confida, appena eletto deputato, a un amico, stupito di vederlo schierato con Forza Italia. Per qualche mese si permette di fare il battitore libero, di firmare anche leggi proposte dalla sinistra. Ben presto però diventa in tutto allineato e coperto al suo partito.

Nel frattempo ha assunto anche la difesa di Delfo Zorzi, il fascista accusato (e poi condannato in primo grado) di essere l’esecutore materiale della strage di piazza Fontana. Proprio lui che negli anni Settanta, nel primo processo per la strage, era stato uno degli avvocati di parte civile contro i fascisti.

Voltagabbana? Cinico e ambizioso affascinato dal potere e dalla ricchezza? Oppure spirito libero, capace di cambiare idea? Certo Pecorella ha mutato tante cose, nella sua vita, ma una continuità, teorica e di comportamento, gli va riconosciuta: tratta la legge sempre come ancella della politica, strumento da piegare in nome di interessi superiori. Ieri quelli «rivoluzionari», «di classe». Oggi quelli del nuovo potere, incarnato dal suo più importante cliente, che è anche – scherzi del destino – il suo leader politico.

di Gianni Barbacetto

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fonte: http://gigionetworking.wordpress.com/stravolgere-i-codici-riscrivere-le-leggi-su-misura-e-questo-il-programma-di-silvio-berlusconi-per-l%E2%80%99autunno-regista-sara-pecorella-oggi-mente-giuridica-del-centrodestra-e-ieri-era-pure-comunis/

IRAQ: I bambini vittime delle “armi speciali”

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Vi fa orrore? Si? Speriamo sia vero..

I bimbi nati a Fallujah presentano malattie e malformazioni di una gravità senza precedenti

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di Ali al-Fadhily e Dahr Jamail

FALLUJAH, 13 giugno 2008 (IPS)

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I nuovi casi, e il numero di morti tra i bambini, sono aumentati dopo l’utilizzo delle “armi speciali” in due massicci bombardamenti contro Fallujah nel 2004.

Dopo averlo inizialmente negato, nel novembre 2005 il Pentagono ha ammesso che l’anno prima a Fallujah era stato effettivamente utilizzato fosforo bianco, un’arma incendiaria il cui uso è vietato dalla Convenzione di Ginevra.

E sempre a Fallujah è stato fatto anche ampio uso di munizioni all’uranio impoverito (DU), che contengono scorie a basso livello di radioattività. Il Pentagono ha ammesso di aver impiegato 1.200 tonnellate di DU in Iraq fino ad oggi.

Molti medici ritengono che il DU sia la causa di un grave aumento nell’incidenza di cancro in Iraq, e anche tra i veterani Usa che hanno prestato servizio nella guerra del Golfo del 1991 e nella recente occupazione.

”Abbiamo visto tutti i colori dell’arcobaleno sprigionati dall’esplosione delle granate e dei missili americani”, ha raccontato all’IPS Ali Sarhan, un insegnante di 50 anni che ha vissuto entrambi gli assedi Usa del 2004. “Ho visto i corpi diventare ossa e carbonizzarsi all’istante, subito dopo l’esposizione alle bombe che poi abbiamo scoperto essere al fosforo”.

”La cosa più preoccupante è che molte delle nostre donne hanno perso i loro figli appena nati, e molti bambini presentavano malformazioni alla nascita”.

”Avevo due figli con danni al cervello dalla nascita”, ha detto all’IPS Hayfa’ Shukur, 28 anni. “Mio marito è stato preso dagli americani a novembre 2004, e così ho dovuto occuparmi dei figli da sola, portandoli in ospedali e cliniche private. Poi sono morti. Ho speso tutti i nostri risparmi e ho chiesto in prestito notevoli somme di denaro”.

Shuku racconta che secondo i medici è stato l’uso di armi vietate ad aver provocato i danni cerebrali dei suoi e poi la loro morte, “ma nessuno di loro ha avuto il coraggio di metterlo per iscritto”.

”Molti bambini sono nati con malformazioni congenite”, ha spiegato all’IPS un pediatra che ha preferito restare anonimo.”Può trattarsi di difetti al cuore, labbro leporino (cheiloschisi), palato spaccato (palatoschisi), sindrome di down, e difetti agli arti”.

Inoltre, ha aggiunto, “Posso dire che dopo il massacro del novembre 2004 a Fallujah si sono presentati problemi di ogni tipo legati all’inquinamento tossico”.

Molti medici riferiscono
di casi e di esempi analoghi, ma le indicazioni sono incerte, in mancanza di uno studio o di un qualsiasi dato ufficiale disponibile.

L’amministrazione del Policlinico di Fallujah non ha voluto fornire statistiche sui bambini malformi, ma un medico si è offerto di parlare in condizioni di anonimato – per timori di ritorsioni in caso di critiche verso l’amministrazione.

”L’esposizione della madre
a sostanze tossiche o a materiale radioattivo può portare all’aborto spontaneo o all’aborto dopo il quinto mese, e a malformazioni congenite”, ha spiegato il medico all’IPS. Ci sono stati molti di questi casi, e il governo “non fa niente per contenere il danno, o per offrire una qualsiasi assistenza all’ospedale”.

“Questi episodi richiedono un forte impegno internazionale per fornire le più alte e le più recenti tecnologie che noi non potremo avere per i prossimi cento anni”, ha aggiunto.

Il 31 marzo scorso, il Comitato internazionale della Croce Rossa (ICRC) ha espresso preoccupazione per la mancanza di attrezzature mediche negli ospedali di Baghdad e Basra.

“Gli ospedali hanno impiegato le loro scorte mediche vitali, ma servono ulteriori forniture per fronteggiare l’afflusso dei feriti. L’accesso all’acqua resta problematico in alcune aree”, si legge in una dichiarazione dell’ICRC.

Lo scorso febbraio,
un funzionario del ministero della salute iracheno avrebbe dichiarato che il settore della sanità è sottoposto a “forti pressioni”, con dozzine di medici uccisi, un esodo del personale medico, scarse infrastrutture, e carenza di medicinali.

“Siamo in una situazione in cui ci manca praticamente di tutto”, ha detto il funzionario; “non abbiamo sufficienti dottori né medicine, e quasi tutte le nostre attrezzature mediche sono obsolete”.

”Abbiamo avuto molti casi di lesioni alla spina dorsale e alla testa, ma non abbiamo potuto fare nulla, perché mancavano gli specialisti e i farmaci”, ha aggiunto. “Il fluido endovenoso, che è una cosa basilare, non è sempre disponibile”. È dal 1986 che non si costruiscono nuovi ospedali, ha segnalato il funzionario.

Il ministro della salute iracheno
Salih al-Hassnawi ha sottolineato la grave carenza di medicine in una conferenza stampa ad Arbil, nella regione del Kurdistan, il 22 febbraio scorso. “Il ministero della sanità iracheno soffre di una grave carenza di medicinali… Abbiamo deciso di importarli immediatamente per rispondere ai bisogni impellenti”.

Secondo Al-Hassnawi,
il budget di quest’anno per la salute prevede che la spesa totale per medicine, attrezzature mediche e ambulanze ammonterebbe in media a 22 dollari per ogni cittadino.

Ma per il numero indefinito di neonati
e di famiglie che hanno già subito le conseguenze della prima devastazione è troppo tardi. Ed è troppo poco per soddisfare i bisogni specifici dei neonati sopravvissuti con malformazioni.

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fonte: http://ipsnotizie.it/nota.php?idnews=1219

Brunetta – Quando il caldo dà alla testa..

Fantozzi

BRUNETTA REVOLUTION

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di Paola Pilati
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Nullafacenti nei sottoscala. Carceri private negli ex villaggi vacanze. Class action contro i disservizi pubblici. Sono le promesse del ministro. Che sogna stipendi secondo il gradimento degli utenti. Colloquio con Renato Brunetta

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Renato Brunetta
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Premio. Punizione. Stigmatizzazione. Licenziamento. Il bastone e la carota che il ministro Renato Brunetta ha issato come uno stemma araldico sul pennone del ministero della Funzione Pubblica, diventando il ministro più popolare del governo, avrà nella pratica questa progressione. Dove la carota sono soldi e possibilità di carriera per chi produce di più e dà una mano a tagliare i costi della burocrazia (intascando una parte di quei risparmi); il bastone si sostanzia nella prospettiva di provvedimenti disciplinari che il ministro divulga così: “Sei un nullafacente? Ti mando in un sottoscala. Hai imbrogliato l’amministrazione? Ti licenzio. Non hai dato al cittadino un servizio come si deve? Perdi il posto”. Chi zoppica quanto a rendimento, chi fa il furbo e timbra il cartellino ma poi se ne va, chi marca visita e si dà malato con certificato medico falso, ma anche chi non vede e non denuncia, ora sa che Brunetta non farà sconti: nella sua legge delega la parola licenziamento compare implacabile come l’ombra di Banquo per Macbeth.

Non rischia di essere un’arma caricata a salve, ministro? Finora i licenziati della pubblica amministrazione hanno trovato spesso giudici che li hanno rimessi al loro posto…
“Ma io sto facendo una rivoluzione, punto a cambiare una mentalità, a introdurre un mutamento culturale, a innescare un meccanismo di controllo nei cittadini. Finora nel settore pubblico se volevi lavorare, facevi; se no, nessuno ti diceva nulla. Era un optional. C’era una connivenza generalizzata. Non c’era un padrone e non c’era un mercato. Io voglio darglieli”.

Come?
“Consentendo al cittadino che subisce un disservizio di andare da un’associazione dei consumatori e avviare una class action. Che non si risolverà con una sanzione pecuniaria, come nel privato, ma con la rimozione del responsabile. Ho bisogno di una Tac e la tipologia dice che deve essere fatta in una settimana, ma c’è una fila d’attesa di sei mesi? Oggi sei impotente. Con la norma sulla class action vai, denunci e non spendi nulla. E nell’arco di 20 giorni si verificano le responsabilità. Metteremo in piedi un meccanismo straordinario. Se non hai dato la lista d’attesa nei tempi prescritti, perdi il posto. Le sanzioni ci sono, ma nessuno le rispetta: ora basta accettare tutto”.

Per una simile rivoluzione lei si è dato un anno di tempo. Non è poco?
“No. Se non ci riesco me ne vado. Ma anche se questa rivoluzione per ora è solo di comunicazione e c’è chi mi sfotte – ‘Ti credi Napoleone’, ‘Fai la Cuccarini del governo’ – penso di aver toccato un nervo scoperto, trasversale, né di destra né di sinistra. Dico le cose che la gente voleva sentirsi dire, e cioè che è un suo diritto andare in un ospedale senza cicche per terra, e in una scuola che funzioni. Da luglio partirà un monitoraggio di customer satisfaction per campione in tutto il territorio nazionale, fatto dai migliori centri di ascolto, per sentire le opinioni della gente”.

Adesso le fanno la ‘ola’, assaporano il giustizialismo; ma quando sarà il momento dei sacrifici veri, non teme che il corpaccione pubblico le si rivolti contro?
“Il paese ha bisogno di servizi pubblici – sanità, scuola, sicurezza – efficienti. L’assenteismo e gli scandali che emergono nel pubblico non ci sono nel privato. Perché? Perché lì c’è un padrone. Io voglio introdurre le regole del privato nel pubblico”.

Vuol dire anche far entrare soggetti privati nel servizi pubblici?
“Penso che alcuni servizi pubblici possano essere anche forniti dai privati. Per esempio le carceri: abbiamo tanti villaggi turistici dismessi, riconvertiamoli affidandoli a controllori privati”.

Quali altri?
“Tutti, anche la scuola: mettiamo in concorrenza la pubblica e la privata, introduciamo regole di mercato. Oggi, chi manda un figlio alla scuola privata, paga due volte, con le tasse e con la retta. Domani, diamo sgravi fiscali a chi utilizza la scuola privata. Così sarà il mercato a decidere quale delle due deve chiudere”.

Nel suo disegno di legge delega si prevedono incentivi al personale molto selettivi e non più a pioggia, progressione di carriera con corsi e concorsi, premi di produttività. Quale sarà la parte di stipendio legata alla performance? “Si seguirà il criterio che c’è nel privato. Anche se mi piacerebbe che fosse tutta variabile. E che misurasse non solo la produttività, ma anche la soddisfazione del cittadino. Per esempio, un Comune potrebbe pagare meglio un servizio di vigili che funziona e meno per le pompe funebri insoddisfacenti”.

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Come si misurerà quanto la gente produce?

“Niente impianti barocchi. La chiave di volta sono: il capo che verifica, i clienti che giudicano, i colleghi…”.

Incentiva alla delazione?
“No, ma se un collega per colpa tua non incassa il premio, reagirà”.

Tre milioni e 600 mila dipendenti pubblici: troppi?
“No, dipende da quello che gli fai fare. Noi siamo ancora un paese sovietico, dove il peso del pubblico è molto alto; non ho nulla contro la quantità, ma vorrei che ci fosse anche la qualità”.

Come conta allora di fare i 20 miliardi di risparmi promessi in tre anni?
“Lavorando meglio. E facendo felici i cittadini. Se la scuola producesse anche attività extrascolastiche, lei non sarebbe felice anche di pagare più tasse?”.

Non servono tagli?
“Una sperimentazione della Regione Lazio ha dimostrato che, solo incrociando i dati a disposizione, la spesa per farmaci si può ridurre del 20 per cento. Con una spesa sanitaria nazionale di 100 miliardi l’anno, se solo elimini il 10 per cento di sprechi fai 10 miliardi di risparmio: pari a due rinnovi di contratto per tutto il pubblico impiego”.

Ma nella scuola ridurrete il personale.
“Parificando i docenti alla media europea. Chi sostiene che è un taglio, è snob, come dice Tremonti”.

Sarà snob, ma avete bloccato la stabilizzazione dei precari.
“Erano 300 mila polpette avvelenate lasciate dal passato governo. Nella PA si entrerà solo per concorso. E voglio vedere chi dice di no a questo sistema”.

Il sindacato dovrà fare un passo indietro?
“Dovrà fare il sindacato, non il padrone. Cioè fare dei buoni contratti. Ma non potrà più contare sul fatto che i capi del personale dei ministeri siano iscritti alle centrali sindacali. D’ora in poi, vietato: si è mai visto un direttore del personale della Fiat iscritto a rotazione alla Cigl, Cisl e Uil? E cambierà vento anche all’Aran, l’agenzia che fa i contratti pubblici, fino a oggi lottizzata da uomini emanazione del sindacato”.

Lei promette dirigenti-manager: ma oggi la nomina è politica…
“Sì, ma io non amo le nomine politiche. Amo lo spoil system per il gabinetto del ministro, non per i dirigenti. Infatti sto mettendo in piedi un sistema per la formazione di dirigenti ad altissimo livello, che nell’arco di un po’ di anni dia luogo a un drappello di top manager pubblici”.

Come prevede che andrà lo spoil system del suo governo? Sanguinoso?
“I bravi penso saranno tutti confermati, c’è bisogno di continuità. Quelli smaccatamente di origine politica…”.

Ha lanciato una crociata per la trasparenza, pubblicando le retribuzioni dei suoi dirigenti. Poi è andato a caccia delle consulenze. Non teme di cadere nella gogna mediatica?
“Ho scoperto che sulle consulenze il 70 per cento delle amministrazioni tenute a renderle pubbliche non l’ha fatto. Adesso mettiamo in Rete l’elenco degli inadempienti. E la cosa buffa è che i cittadini che non trovano il proprio comune nell’elenco, protestano, si scandalizzano e ci scrivono: si forma un sistema di controllo e di trasparenza straordinario. Da venerdì 27 pubblicheremo i dati dei distacchi sindacali”.

D’accordo anche sulla pubblicazione dei redditi dei cittadini?
“L’iniziativa in sé è positiva, ma non come è stato fatto, senza accordo con il Garante della privacy. I redditi dei cittadini italiani sono nei libroni che pubblicano gli enti locali e che sono a disposizione nelle case comunali, dove si possono consultare”.

Ma lei non si batteva per l’eliminazione della carta?
“Certo, compresa l’eliminazione della pubblicazione dei bandi e degli appalti su giornali e quotidiani, cosa che ha fatto strillare gli editori, che si battono per un privilegio medievale”.

Tutto via Internet, è la sua ricetta. Chi pagherà i grandi investimenti nella banda larga? “La banda larga è un bene pubblico: non si fa con il mercato. Se ne occuperà Scajola. Soldi pubblici, ma anche privati”.

Prelude a uno scorporo della rete Telecom?
“Nessuno scorporo, non serve. Basta la gestione separata per stabilire i costi di terminazione e perché tutti quelli che vogliono l’accesso non vengano frenati e paghino per l’utilizzo. Poi voglio dare il via alle ‘reti amiche'”.

Cioè?
“Postazioni Internet ‘pay-per-use’ nelle tabaccherie, le farmacie, i carabinieri, le ferrovie… Per consentire al cittadino di dialogare con la pubblica amministrazione per pagare il bollo auto, fare il versamento per la colf”.

Non teme che l’apparato reagisca come il personaggio dello scrivano di Melville, Bartleby, cioè rispondendo alle sue innovazioni “Preferirei di no”?
“Io preferisco il contabile di Moby Dick, che ripartisce le quote di prodotto della pesca e la prima va alle vedove, ma poi dà una quota alta al fiocinatore Queequeg, di colore, animista, ma bravo. Io voglio pagare bene i fiocinatori”.

27 giugno 2008

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fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2030906

Cassazione, se i nomadi sono ladri è legittima la discriminazione

Le motivazioni della sentenza con cui nel dicembre scorso la Suprema corte ha annullato la condanna al leghista Tosi

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Cassazione, se i nomadi sono ladri è legittima la discriminazione ROMA – “La discriminazione per l’altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l’altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso”. Questa la motivazione con cui lo scorso dicembre la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per “propaganda di idee discriminatorie” all’attuale sindaco di Verona, il leghista Fabio Tosi. All’epoca dei fatti contestatigli – una petizione e manifesti del 2001 contro i campi nomadi abusivi – Tosi era capogruppo della Lega Nord nel consiglio regionale veneto e durante una riunione aveva detto tra l’altro che “gli zingari dovevano essere mandati via perché dove arrivavano c’erano furti”. Anche su questo elemento si basava l’accusa del pm veronese Guido Papalia.

In sostanza la Suprema corte sostiene che quando si tratta di temi caldi come quello della sicurezza dei cittadini bisogna fare attenzione a non accusare i politici di commettere incitamento all’odio razziale quando intendono prendere iniziative discriminatorie non in nome della diversità razziale ma a fronte dei “comportamenti criminali” di determinati gruppi.

“La discriminazione – secondo la Cassazione – si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti. La discriminazione per l’altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l’altrui criminosità”.

“In definitiva – conclude Piazza Cavour condividendo la linea difensiva di Tosi – un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso”.

29 giugno 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-10/cassazione-tosi/cassazione-tosi.html